SPDC: Un Nuovo Paradigma per la Cura Psichiatrica Ospedaliera e la Gestione delle Relazioni

Il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) rappresenta un punto nevralgico nell'assistenza alla salute mentale, offrendo un ambiente di cura intensiva per individui che attraversano fasi acute di disagio psichico. Tradizionalmente, questi reparti hanno dovuto affrontare sfide complesse, spesso ricorrendo a pratiche di contenimento per garantire la sicurezza dei pazienti e del personale. Tuttavia, negli ultimi anni, si è assistito a un'evoluzione significativa nel pensiero e nella pratica psichiatrica, con un crescente movimento volto a superare la contenzione meccanica e a promuovere modelli di cura che valorizzano la relazione terapeutica e l'autonomia del paziente. Questo articolo esplora le implicazioni di questo cambiamento, analizzando approcci innovativi come lo "SPDC No Restraint", il modello HIC (High-Care Intensive Care) e gli interventi I.R.O.N., con un focus particolare sulle dinamiche relazionali che sono al centro di queste trasformazioni.

Il Ruolo Fondamentale della Relazione Terapeutica negli SPDC

Paziente e terapeuta in colloquio

Al cuore di ogni approccio terapeutico efficace in psichiatria vi è la relazione terapeutica. Essa si fonda sulla capacità del team di cura di entrare in sintonia con il paziente, di comprenderne la storia, il contesto familiare e sociale, e di stabilire un legame di fiducia. Questa connessione profonda non solo facilita la prevenzione delle crisi, ma supporta attivamente il processo di recupero del paziente. Nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, dove la fragilità è spesso al suo apice, la costruzione di relazioni interpersonali di qualità diventa uno strumento essenziale per il benessere.

Un team multiprofessionale, composto da medici psichiatri, infermieri, psicologi, educatori professionali, tecnici della riabilitazione psichiatrica e personale di vigilanza, lavora in sinergia per garantire le cure più efficaci. L'assegnazione di un medico di reparto di riferimento per ogni paziente, unitamente all'importanza attribuita ai momenti informali di interazione, contribuisce a creare un ambiente accogliente e supportivo. Attività psico-educazionali di gruppo, laboratori creativi come pittura, ascolto musicale e proiezioni cinematografiche, pur non essendo sempre disponibili in tutti i reparti a causa di limitazioni di risorse, svolgono un ruolo cruciale nel mantenere il contatto con la realtà e nel promuovere un atteggiamento propositivo verso le proprie difficoltà. Queste modalità terapeutiche permettono di vivere le emozioni in modo tutelato, sviluppando un contatto attivo con la situazione di disagio e facilitando i rapporti interpersonali. L'obiettivo primario dell'équipe è incoraggiare e sviluppare le risorse personali dei pazienti, aiutandoli a ristabilire un contatto positivo con la realtà e ad attivare una riflessione sulla crisi che stanno attraversando.

Superare la Contenzione: L'Approccio "No Restraint"

Mani che si tengono, simbolo di supporto

La contenzione fisica, intesa come l'impiego di mezzi per limitare la libertà di movimento di un paziente, è stata a lungo una pratica diffusa nei reparti psichiatrici. Tuttavia, un crescente corpo di evidenze scientifiche e un mutato paradigma etico hanno portato a riconsiderare questa metodologia. Lo "SPDC No Restraint" rappresenta un approccio terapeutico alternativo che mira a ridurre o eliminare l'uso della contenzione fisica, promuovendo un modello di cura centrato sulla relazione e sul recupero del paziente.

Questo modello, sviluppato originariamente in Inghilterra, si basa sulla convinzione che ogni atto di coercizione sia dannoso per il recupero dell'utente del servizio. L'obiettivo è un cambiamento fondamentale nella pratica e nella cultura dei reparti, spostando l'attenzione dal contenimento alla promozione del benessere e dell'autonomia. Le contenzioni fisiche e chimiche dovrebbero essere considerate solo come ultima risorsa, dopo aver esaurito tutte le altre opzioni. L'implementazione di questo modello prevede interventi chiave come sessioni di "coinvolgimento" con i pazienti, revisioni sistematiche delle pratiche restrittive per eliminare "regole generali" non giustificate, consegne positive tra il personale, promozione di comunità sane all'interno del reparto, giornate significative individualizzate e sessioni di debriefing per utenti e personale.

Uno studio del 2022 ha valutato l'implementazione di un programma basato su "No Force First" in 44 reparti del Regno Unito, analizzando oltre 13.000 incidenti di violenza e aggressione. I risultati sono stati incoraggianti, mostrando una riduzione significativa del 17% nell'incidenza della contenzione fisica, unitamente a riduzioni nei tassi di danno subito e di aggressione/violenza. Tuttavia, non si è osservata una riduzione significativa nell'uso di farmaci durante la contenzione, e la prevalenza di contenzione fisica e danni è rimasta più alta nei reparti di disabilità intellettiva forense rispetto a quelli di salute mentale forense. L'assalto fisico, in particolare se diretto al personale, è emerso come un fattore di rischio più prevalente per l'uso della contenzione.

In Italia, la riduzione della contenzione sta mostrando risultati promettenti, sebbene con significative differenze regionali. Uno studio ha rivelato che, tra 24 SPDC appartenenti al "Club SPDC No Restraint", una maggioranza (14, ovvero il 58%) ha registrato zero episodi di contenzione nel 2022. I restanti 10 reparti hanno avuto una mediana di 4,5 contenzioni. Si stima che nel 2022 le contenzioni in Italia siano ammontate a circa 12.000 all'anno, con Lombardia e Lazio in testa. Un dato preoccupante è la difficoltà di accesso a dati aggiornati e pubblici sulla contenzione a livello nazionale, nonostante gli investimenti stanziati dal Ministero della Salute. È interessante notare che la maggior parte degli SPDC che adottano il modello No Restraint si trova in città di dimensioni medio-piccole, con una minore presenza nelle aree metropolitane. Le unità che applicano il modello tendono a disporre di procedure strutturate, specialmente nella gestione del rischio e nella valutazione degli esiti, evidenziando il ruolo cruciale dei protocolli organizzativi.

Il Modello HIC (High-Care Intensive Care): Un Approccio Olandese Innovativo

Diagramma che illustra la struttura di un reparto HIC

Un altro modello innovativo che sta guadagnando terreno è l'High-Care Intensive Care (HIC), sviluppato nei Paesi Bassi con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'assistenza psichiatrica e, in particolare, di ridurre l'uso di misure coercitive come l'isolamento e la medicazione forzata. Questo modello, ampiamente adottato nella salute mentale olandese dal 2012, combina una nuova organizzazione dell'assistenza con un approccio clinico integrato, che unisce i modelli medico e di recupero.

Il modello HIC si concentra sul contatto umano, sulla prevenzione delle crisi e sulla continuità delle cure tra i trattamenti ambulatoriali e i reparti di degenza acuta. All'interno di un reparto HIC, si distingue tra una funzione "high-care" (HC) e una "intensive-care" (IC). Le sezioni IC sono specificamente progettate per fornire assistenza uno-a-uno e per evitare l'isolamento del paziente il più a lungo possibile. Studi condotti hanno dimostrato che una maggiore aderenza al modello HIC è associata a una minore incidenza di isolamento e medicazione forzata, senza che si verifichi una sostituzione tra queste due forme di coercizione. Questo suggerisce che l'approccio integrato del modello HIC sia efficace nel gestire situazioni critiche senza ricorrere a misure restrittive.

Interventi I.R.O.N.: Un'Innovazione Italiana Ispirata al Modello Safewards

Il reparto di Psichiatria di Trento (SPDC) rappresenta un esempio virtuoso in Italia nell'adozione di un approccio "no restraint" e "recovery-oriented". Operando con una politica delle porte aperte, i professionisti di questo reparto si impegnano ad assumere il punto di vista del paziente come persona prima ancora che come malato, lasciandogli la libertà e la responsabilità di prendere decisioni riguardo alla propria vita. Questo approccio privilegia il contenimento relazionale e mira a stimolare al massimo la responsabilità dei pazienti, evitando, ove possibile, il ricorso alla contenzione fisica.

Nel 2022, a Trento sono stati istituiti gli Interventi Relazionali prolungati ad Orientamento No restraint (I.R.O.N.). Questi interventi vengono attuati in situazioni di agitazione psicomotoria dei pazienti e hanno l'obiettivo di de-escalare la tensione e risolvere la crisi. Si basano sull'utilizzo di "interventi gentili", ma allo stesso tempo "interventi di ferro", che richiedono determinazione, pazienza e un investimento significativo di "tempo relazionale" da parte del team di lavoro. Gli interventi I.R.O.N. si ispirano esplicitamente al Modello Safewards, sviluppato nel Regno Unito nel 2013. Il Modello Safewards consiste in dieci interventi basati sull'evidenza, volti a ridurre il conflitto e le pratiche restrittive negli ambienti psichiatrici ospedalieri, promuovendo un cambiamento culturale e migliorando il clima del reparto.

Al termine di ogni intervento I.R.O.N., le strategie messe in atto vengono documentate in un registro apposito e successivamente condivise con il team di lavoro. Questo processo di documentazione non solo ha un forte valore formativo per il personale, ma ha anche mostrato risultati preliminari promettenti, con un aumento degli interventi I.R.O.N. registrati. Coloro che condividono il loro impegno a vantaggio dei colleghi ricevono a fine anno una "pergamena IRON", un riconoscimento che incentiva la collaborazione e la crescita professionale all'interno del team.

La Gestione Pratica degli Accessi e dei Permessi all'Ospedale San Camillo

Segnaletica stradale per l'Ospedale San Camillo

Per chi necessita di raggiungere il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) presso l'Ospedale San Camillo Forlanini, è importante conoscere le modalità di accesso e i servizi disponibili. L'ospedale è raggiungibile sia con mezzi pubblici che privati, con indicazioni dettagliate fornite per chi proviene dalla città o da fuori.

Come Arrivare:

  • In Autobus: Diverse linee collegano l'ospedale, tra cui le linee n. 8, n. 710, n. 719, n. 786, n. 773, e la linea notturna per il San Camillo. Per l'Archivio Clinico Aziendale (ingresso pedonale via G. Folchi, 15), sono disponibili le linee n. 228, n. 710, n. 774.
  • In Metropolitana: La fermata più vicina è Piramide (linea B). Da lì, è possibile prendere direttamente l'autobus n. 719, oppure il tram 3 seguito dal tram 8. Altre linee utili includono la n. 228, n. 774, linea H, linea C6, n. 96.
  • In Treno: Dalla Stazione Termini, si può prendere l'autobus n. H e n. 96 (notturno). Dalla Stazione Trastevere, sono disponibili gli autobus n. 8, n. 773, n. 774, n. 228, n. 786. Dalla Stazione Ostiense, l'autobus n. 719. Dalla Stazione Tiburtina, si può prendere la metro B (direzione Laurentina) fino alla fermata Piramide, e poi l'autobus n. 719.
  • In Automobile: Dal Grande Raccordo Anulare, provenendo da Est, prendere l'uscita 26 (Pontina) direzione centro. Provenendo da Ovest, prendere l'uscita 30 (autostrada Roma-Fiumicino) direzione centro.

Accessi Carrabili e Parcheggi:

Gli accessi carrabili all'ospedale San Camillo e i parcheggi per gli utenti sono così organizzati:

  • Entrata: Salita San Carlo (via Portuense).
  • Uscita: Circonvallazione Gianicolense, 87; Via B. Ramazzini, 80; Circonvallazione Gianicolense, 87; Salita San Carlo (via Portuense).
  • Parcheggi: Il parcheggio Monaldi (adiacente al padiglione Monaldi) è gratuito.

Per gli utenti diretti ai Pronto Soccorso, gli accessi e le uscite sono specifici, e sono disponibili aree di parcheggio dedicate per il Pronto Soccorso Adulti, Pediatrico e Ostetrico.

Permessi Temporanei per l'Accesso con Autovettura:

È possibile ottenere permessi temporanei per l'accesso con la propria autovettura all'interno dell'ospedale, esclusivamente nei seguenti casi e dietro presentazione del relativo modulo di richiesta:

  • Esigenze di natura sanitaria: Ad esempio, visite ripetute, terapie debilitanti. In questo caso, il modulo dovrà essere compilato, timbrato e firmato dal Responsabile dell'Unità Operativa che ha in carico il paziente.
  • Il modulo di richiesta dovrà essere presentato al personale delle postazioni della vigilanza "Banca chiavi", situata in Piastra (piano terra). Il permesso sarà rilasciato dal medesimo personale previa verifica della regolarità della documentazione.
  • Saranno richiesti il tipo e la targa del mezzo, gli estremi del documento d'identità e il numero di cellulare dell'intestatario del permesso. Il permesso ha validità trimestrale.

La Vita all'Interno dell'SPDC: Accoglienza, Cura e Recupero

Personale sanitario che interagisce con un paziente in un ambiente ospedaliero

Il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) è una struttura ospedaliera dedicata alla gestione dei ricoveri ordinari ed in urgenza per disturbi psichici e mentali, sia volontari che obbligatori (Trattamento Sanitario Obbligatorio - TSO). Fa riferimento al Dipartimento di Salute Mentale (DSM) della ASL Roma 1 e si occupa anche dei ricoveri in Day Hospital e delle attività complementari ai Centri di Salute Mentale (CSM) per i pazienti residenti in specifici municipi di Roma Capitale.

Durante il ricovero, vengono attentamente valutate le condizioni fisiche e psichiche dei pazienti attraverso esami diagnostici strumentali, consulenze specialistiche, colloqui individuali e attività di gruppo e riabilitative. Gli orari delle attività e delle visite da parte di familiari e amici vengono costantemente affissi e aggiornati. Il tempo di ricovero varia generalmente da pochi giorni ad alcune settimane, a seconda della specificità del caso.

Il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) è il servizio ospedaliero in cui vengono attuati trattamenti psichiatrici volontari ed obbligatori in condizioni di ricovero. Il numero complessivo dei posti letto è individuato tendenzialmente nella misura di uno ogni 10 mila abitanti e ogni SPDC contiene non più di 16 posti riservati all’emergenza. Nel 2022, il numero dei SPDC attivi in Italia era pari a 329 per un totale di 4803 posti letto per degenze ordinarie (4039 nel pubblico) e 296 (294 nel pubblico) in day hospital. A livello nazionale si registra una linea di tendenza in diminuzione dei trattamenti sanitari obbligatori, sebbene i valori regionali tendano a discostarsi radicalmente dalla media nazionale, con una forbice molto ampia.

Accoglienza e Sicurezza:

All'ingresso in reparto, viene richiesto ai pazienti di lasciare in custodia oggetti potenzialmente pericolosi (lacci delle scarpe, oggetti di vetro, cinture, coltellini, caricabatterie, accendini, ecc.). Tutti gli oggetti trattenuti vengono custoditi in appositi contenitori personalizzati. Si richiede la collaborazione di chi accompagna o visita il paziente nel mostrare tutti gli oggetti che si desidera consegnare. Ai familiari e caregiver si chiede di verificare che le persone abbiano tutto il necessario per una permanenza confortevole. Si consiglia di scegliere abiti comodi (es. tute) ed evitare ciabatte e infradito.

Utilizzo del Cellulare e Altri Servizi:

È consentito l'uso del cellulare personale se utilizzato in maniera adeguata. Gli infermieri si occupano della ricarica dei cellulari, normalmente durante la notte, e i caricabatteria vanno consegnati direttamente agli operatori. È vietato fumare nelle camere e nelle parti comuni. Sono disponibili libri per la lettura, giochi da tavolo e carte. Si ricorda che il reparto non risponde a furti e smarrimenti, pertanto è vivamente sconsigliato tenere con sé oggetti di valore o somme consistenti durante il ricovero.

Supporto Linguistico e Documentazione:

È possibile usufruire del servizio di Mediazione culturale e interpretariato linguistico in caso di pazienti con difficoltà con la lingua italiana. I certificati di degenza saranno consegnati su richiesta al momento della dimissione. La copia della cartella clinica si può richiedere al CUP metropolitano.

L'integrazione con il Centro di Salute Mentale di competenza del paziente è un passaggio fondamentale previsto al momento delle dimissioni, garantendo la continuità assistenziale. Per le dimissioni ospedaliere più complesse e per i ricoveri da Pronto Soccorso che necessitano di un trattamento più intensivo di quello ambulatoriale, è attivo un Day Hospital dedicato. Inoltre, è previsto un servizio specifico per i Disturbi di Personalità, a testimonianza dell'impegno a offrire risposte personalizzate alle diverse esigenze cliniche.

La responsabile SPDC del San Camillo, Dr.ssa Rosa Bandiera, e il referente Day Hospital, Dr. Ingresso, guidano questi servizi con un'attenzione particolare alla qualità dell'assistenza e all'umanizzazione delle cure. Gli orari di visita per i familiari e gli amici sono tutti i giorni dalle ore 15.00 alle 17.00, un momento prezioso per mantenere i legami affettivi e supportare il percorso di recupero.

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