Lo schermo cinematografico, più del palcoscenico teatrale, offre allo spettatore uno spazio fittizio che ha tutte le caratteristiche della realtà. Il cinema presenta, il teatro rappresenta. Si tratta di un sentimento di realtà affettiva, non tangibile, che rammenta quella sperimentata nei sogni. Questa profonda connessione tra il mondo visivo del cinema e la nostra psiche è stata oggetto di studio e riflessione da parte di numerosi teorici e praticanti della psicoanalisi, dando vita a un fertile dialogo tra queste due discipline. La Società Psicoanalitica Italiana, in particolare, ha spesso esplorato questo legame, come dimostrano iniziative come la rassegna "Cinema e Psicoanalisi" curata dal Centro di Psicoanalisi di Palermo.

Le Radici Psicologiche della Percezione Cinematografica
Gli studi sulla percezione cinematografica si sviluppano per tutto il Novecento, intrecciandosi con diverse discipline della psicologia. Le radici affondano nella scuola della Gestalt e nella psicoanalisi, per poi evolversi a tutto campo. La psicofisiologia della percezione cinematografica svolge attualmente ricerche che vanno dallo studio dei neuroni specializzati nell’analisi delle singole caratteristiche di movimento degli stimoli visivi, fino alla registrazione dei movimenti oculari dello spettatore. Per i ricercatori il film è divenuto uno strumento scientifico per studiare la mente umana; come fecero numerosi grandi psicologi del passato (Lorenz, Von Fritsch, Spitz, Pavlov, Kohler, ecc.) che ricorsero al cinema sia per illustrare le loro scoperte, sia per individuare i "dati" delle ricerche.
La rappresentazione cinematografica del tempo e dello spazio colloca lo spettatore in un mondo immaginario, fuori dalla realtà e dalla vita umana. L’evoluzione storica del linguaggio cinematografico (ritmo, tipo di inquadrature, montaggio, colore, sonorizzazione, elettronica, ecc.) modifica, nel tempo, le abilità percettive dello spettatore. Il cervello di uno spettatore odierno è anatomicamente identico a quello di chi guardava, alla fine dell’ottocento, i film di Méliès; ma il contesto storico e tecnologico è diverso, quindi è diverso il cinema. Anche le funzioni cerebrali preposte alla percezione cinematografica si storicizzano; gli spettatori contemporanei possiedono delle abilità percettive, alimentate anche dalla televisione e dalle nuove reti mediatiche, differenti dai loro predecessori e sono costretti a frequenti e faticosi adattamenti; mentre, per i nuovi nati, proprio in virtù della storicizzazione delle funzioni cerebrali, il contesto percettivo cinematografico e non diventa un dato accettato e consueto. E’ uno dei modi in cui il cinema modifica la storia umana.
Queste osservazioni derivano, soprattutto, dalle ricerche di Alexander R. Luria e Lev S.Vygotskij; entrambi, non a caso, iscritti, a suo tempo, alla Società Psicoanalitica Moscovita. Luria e Vygotskij hanno sottolineato come il contesto storico e culturale influenzi profondamente la nostra percezione e cognizione, anche di fronte a stimoli visivi complessi come quelli offerti dal cinema. La loro opera evidenzia come le funzioni cerebrali, pur mantenendo la loro struttura anatomica, si adattino e si modifichino in risposta alle esperienze mediate dalla tecnologia e dalla cultura.
Il Cinema Moderno e il Primato della Consapevolezza
Il Cinema moderno, dal dopoguerra agli anni Ottanta, propone, tramite molteplici tendenze, il primato della consapevolezza. È il trionfo del film d’autore e il pozzo senza fondo da cui, essenzialmente la psicoanalisi amante del cinema continua a estrarre tesori. Alfred Hitchcock e Orson Welles sono figure seminali, quasi dei padrini simbolici, che hanno esplorato le profondità della psiche umana attraverso le loro opere. A loro si affiancano movimenti e correnti come il Neorealismo italiano, la Nouvelle Vague francese e tutti i "Nuovi Cinema" degli anni Sessanta e Settanta. Troppi i grandi autori per citarli tutti; ma, dal versante psicoanalitico, è doveroso ricordare almeno personaggi come François Truffaut, Ingmar Bergman, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Andrej Tarkovskij, Woody Allen, Bernardo Bertolucci e così via. Questi registi, con le loro visioni uniche e spesso introspettive, hanno offerto materiale prezioso per l'analisi psicoanalitica, esplorando temi come l'inconscio, i desideri repressi, le nevrosi e le dinamiche relazionali complesse.

Il Cinema Contemporaneo: Il Primato delle Sensazioni
Originatosi negli anni Ottanta, il cinema contemporaneo si caratterizza per il primato delle sensazioni. È il cinema degli effetti speciali, delle grandi multisale, della tecnologia che non ha bisogno di una realtà da filmare per produrre un mondo di immagini completamente autosufficiente. Questo tipo di cinema, pur basandosi su tecniche visive avanzate, continua a esercitare un profondo impatto sulla psiche dello spettatore, stimolando risposte emotive intense e spesso immediate. Sebbene l'enfasi si sia spostata verso l'esperienza sensoriale e lo spettacolo visivo, le dinamiche psicologiche fondamentali che governano la nostra interazione con il mezzo cinematografico rimangono in gran parte le stesse.
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Meccanismi Psicoanalitici nell'Esperienza Cinematografica
Appartiene alla psicoanalisi l’iniziativa storica di studiare gli aspetti emozionali del cinema. Nella psicoanalisi è noto che l’angoscia può essere determinata, anche in forma improvvisa, da conflitti inconsci. L’individuo, colpito da questa paura apparentemente immotivata, teme addirittura di morire, o di impazzire. Fra coloro che soffrono di questi disturbi, c’è chi li avverte con maggior frequenza durante le proiezioni cinematografiche. Sia nei casi limite, sia in tutti gli spettatori, la vicenda cinematografica realizza la sua influenza psichica attraverso due meccanismi fondamentali: la "proiezione" e l'"identificazione".
Da una parte la "proiezione", ovvero quel processo per cui si attribuiscono agli attori idee e aspirazioni che sono nostre, anche se non realizzate. Dall’altra parte la "identificazione", con cui lo spettatore assimila l’aspetto e i sentimenti dei protagonisti dello schermo. Questi meccanismi permettono allo spettatore di entrare in connessione emotiva con i personaggi e le vicende narrate, creando un legame profondo che va oltre la semplice osservazione.
Gli effetti sul pubblico di questi meccanismi psicodinamici sono essenzialmente due: la catarsi e la suggestione.
Il termine catarsi è una parola greca che significa "purificazione". In psicoterapia, il metodo catartico persegue, appunto, l’effetto di una "purificazione" attraverso una adeguata scarica, o abreazione, degli affetti patogeni. Il cinema, attraverso la rappresentazione di conflitti e passioni, può offrire uno sfogo emotivo controllato, permettendo allo spettatore di elaborare e liberare tensioni interne in un contesto sicuro.
Per suggestione si intende, invece, il processo mediante cui una persona viene influenzata al punto da accettare altrui idee, credenze o modi di pensiero. È stato osservato come l’elemento suggestivo sia una componente essenziale del fenomeno ipnotico. La forza suggestiva del film viene esaltata dalla situazione della sala; al buio, come durante il sonno, quando il contatto fisico con l’ambiente è limitato e la persona si trova in una situazione comoda e confortevole.
Come è accaduto in ambito psicologico, anche il citato regista, Sergej M. Ėjzenštejn, ha accostato la situazione cinematografica a uno stato di leggera ipnosi, quando la mente è più ricettiva ai messaggi provenienti dall’esterno. Egli è stato anche tra i primi ad accostare il linguaggio cinematografico al pensiero infantile e primitivo, che tende ad esprimersi per immagini. Anche in ciò collegandosi a Vygotskij e non allontanandosi dalla prospettiva psicoanalitica. Per essa infatti il pensiero per immagini si differenzia dal pensiero realistico o concettuale, collocandosi più vicino alle sorgenti pulsionali dell’individuo.
Nell’ambito dei fenomeni psicodinamici l’aspetto suggestivo induce lo spettatore ad accettare, più facilmente, gli elementi violenti ed erotici proposti dallo schermo. Essi inducono l’effetto definito "catartico"; ovvero, una sorta di appagamento psichico. Sia il sogno, sia il cinema rappresentano, infatti, delle forme di evasione dal mondo reale. Anche la situazione cinematografica, come quella onirica, consente, almeno parzialmente, di allentare la sorveglianza che esercitiamo su noi stessi. Avviene, in sostanza che, per l’effetto catartico, lo spettatore sperimenta un appagamento psichico volto a ristabilire quell’equilibrio che le inconsce pulsioni insoddisfatte tendono ad alterare.
D’altra parte, per l’effetto suggestivo, lo spettatore è anche indotto ad accettare più facilmente quegli elementi violenti ed erotici proposti dallo schermo, la cui ricerca potrebbe conseguentemente ritornare, in forme più o meno accentuate, anche nella vita reale. Queste mobilitazioni affettive, evocate dal cinema, costituiscono, fin dai suoi esordi, un problema a cui la società ha tentato di far fronte con l’istituto della censura. Va osservato che buona parte degli effetti che consentono la catarsi, possono promuovere contemporaneamente la suggestione. Non c’è azione catartica senza una profonda identificazione, ma l’identificazione è anche alla base dell’azione suggestiva.
I film che attirano più pubblico sono, generalmente, quelli in cui compaiono quei fattori nascosti che agiscono negli strati profondi della nostra mente. Il film, entro certi limiti, consente di appagare, in forma innocua, quegli impulsi che la coscienza considera proibiti. Sono soprattutto gli elementi propri della vita istintuale ad essere mobilitati dal film. Ciò spiega perché, nella produzione cinematografica, i temi dell’erotismo e della violenza abbiano un così gran spazio.

Esempi e Riflessioni Contemporanee
L'opera cinematografica ha sempre rivelato una straordinaria capacità creativa nel rappresentare con efficacia situazioni umane di grande complessità emozionale e, a volte, di particolare rilevanza psicopatologica. Film come "Elisa", ispirato a una storia vera di omicidio, o "Il ragazzo e l’airone" (titolo italiano de "E voi come vivrete?" di Miyazaki), che affronta temi esistenziali profondi attraverso una lente quasi onirica, dimostrano la versatilità del cinema nel toccare corde emotive e psicologiche profonde.
La recensione di Amedeo Falci su "Rifkin’s Festival" di Woody Allen, pur criticando l'opera, evidenzia come anche film meno riusciti possano stimolare riflessioni, suggerendo che "Difficile', se non imbarazzante, scrivere di quest’ultimo film del tanto ‘amato’ Woody Allen. ‘Difficile’ commentare un film esile, frettoloso, forse sciatto…". Questo sottolinea come, indipendentemente dalla qualità artistica, il cinema continui a essere un catalizzatore di pensieri e sentimenti.
In conclusione, il cinema non è solo una forma d'arte e di intrattenimento, ma un potente strumento che dialoga costantemente con la nostra interiorità. La psicoanalisi, con la sua attenzione ai processi inconsci e alle dinamiche emotive, offre una lente interpretativa privilegiata per comprendere l'impatto profondo che le immagini in movimento hanno sulla nostra psiche, sia a livello individuale che collettivo. La continua esplorazione di questo legame promette di svelare ulteriori sfumature della complessa relazione tra l'uomo e la settima arte.
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