Jacques Lacan, una figura titanica nel panorama della psicoanalisi del XX secolo, continua a esercitare un fascino enigmatico e a stimolare un dibattito acceso. La sua opera, caratterizzata da un pensiero audacemente oscuro e da un procedere per folgorazioni, sfida le categorie convenzionali di causa-effetto, invitando a un'esplorazione profonda dei meandri della psiche umana. Questo articolo si propone di addentrarsi nella complessità del suo pensiero, cercando di illuminare le zone d'ombra e di rendere accessibili i concetti fondamentali che hanno rivoluzionato la comprensione dell'inconscio e del linguaggio.

La Vita Quotidiana di un Pensatore Rivoluzionario
La figura di Jacques Lacan emerge non solo attraverso i suoi scritti e seminari, ma anche attraverso i racconti di coloro che gli furono più vicini. Catherine Millot, allieva e compagna di Lacan, nel suo "Vita con Lacan" (2017), offre un ritratto inedito dell'analista francese, catturato nella sua quotidianità. Dallo studio parigino nel settimo arrondissement alla casa di Guitrancourt, la vita di Lacan era segnata da un'energia irrefrenabile. Le sue corse folli in macchina, dettate dall'insofferenza per le code e dalla tendenza a superare i limiti, e i suoi bagni in piscina, intrapresi indipendentemente dalla stagione, rivelano un temperamento passionale e un'incessante spinta verso il limite. Questi aspetti personali, lungi dall'essere aneddotici, gettano luce sul fondamento del suo lavoro: un movimento inesorabile verso lo sconosciuto, una forza che si protende senza sosta fino al confine dell'ignoto.
L'Insegnamento: La Parola che Interroga i Muri
Nel 1971, già affermato a livello mondiale come erede di Sigmund Freud, ma anche al centro di accese critiche e persino scomunicato dall'IPA (International Psychoanalytical Association), Jacques Lacan tenne una serie di conferenze all'Ospedale Sainte-Anne di Parigi. Questo luogo aveva un significato particolare per Lacan, poiché vi aveva iniziato la sua carriera medica come psichiatra negli anni Venti. L'ospedale, dedicato alle cure psichiatriche fin dal 1863, aveva accolto figure come Antonin Artaud e Paul Celan, testimoniando la sua importanza nel panorama della salute mentale.
L'opera di Lacan è quasi esclusivamente orale, incentrata sui suoi seminari, che attiravano migliaia di studenti, intellettuali e curiosi da tutto il mondo. Pur essendo consapevole dell'insufficienza della parola e dell'impossibilità di trasmettere integralmente i segreti dell'esistenza psichica umana attraverso i suoi significati, Lacan persisteva. La raccolta di questi interventi, intitolata emblematicamente "Io parlo ai muri", riflette la natura ermetica e talvolta impenetrabile del suo pensiero. Questo titolo, nella sua icasticità, rende l'idea di una parola che indaga gli spazi più reconditi dello spirito, quelli dell'inconscio, risultando per sua stessa natura inafferrabile e inspiegabile. È una dichiarazione di poetica che accetta le difficoltà, assumendone il valore per superare la limitatezza del dire.

La Sfida al Limite del Linguaggio
Nell'incontro tenutosi nella cappella dell'ospedale Sainte-Anne, Lacan affrontò il paradosso della sua stessa opera. Consapevole dell'insufficienza della parola, si interrogava sulla ragione di tale ostinazione nel voler forzare i limiti del linguaggio di fronte a un'impresa che si preannunciava impossibile. Queste domande racchiudono il senso profondo della sua opera: una sfida lanciata all'impossibile, un superamento del monito di Wittgenstein su ciò di cui si dovrebbe tacere. Nel suo desiderio di sondare l'insondabile, l'opera di Lacan si ricollega al magistero di Freud, auspicando un "ritorno a Freud", ma in un certo senso lo oltrepassa. Lo studio dell'inconscio, infatti, trascende i confini della psicoanalisi per incrociarsi proficuamente con la letteratura, la filosofia e la matematica.
Come il suo maestro Alexandre Kojève, le cui lezioni su Hegel ebbero un impatto fondamentale sulla cultura del secondo Novecento, Lacan riponeva una fiducia immensa nell'ambito seminariale. Questo spazio diventava la prova estrema dell'uso della parola e l'unico mezzo per diffondere idee difficilmente catturabili sulla pagina scritta. L'insegnamento, quindi, riveste un ruolo centrale, non riducibile alla mera trasmissione del sapere, ma intriso di una relazione decisiva con l'ascoltatore, chiamato a collaborare attivamente alla costruzione della conoscenza. "Mi sforzo," diceva Lacan, "affinché non abbiate un accesso troppo facile al sapere, così che voi dobbiate metterne del vostro."
La Verità come Impossibile Raggiungibile
La parola, per Lacan, è lo strumento fondamentale del suo insegnamento, nonostante la verità sia, per sua stessa natura, impossibile. "Io dico sempre la verità: non tutta! Perché a dirla tutta non ci si arriva. Dirla tutta è impossibile materialmente: sono le parole che mancano! È proprio per questo 'impossibile' che la verità tocca il reale." In questo senso, la parola assume un valore e un'importanza ancora maggiori in un pensiero che considera l'inconscio come un linguaggio. Questa è la novità assoluta del pensiero lacaniano: riprendendo la distinzione saussuriana tra langue (il linguaggio come sistema) e parole (la sua espressione), Lacan, nel suo saggio "Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicanalisi", espone come il linguaggio venga legittimato solo dall'incontro con l'altro: "non v'è parola senza risposta, anche se non incontra che il silenzio, purché abbia un uditore."
JACQUES LACAN inconscio come linguaggio
Il Nodo Borromeo e la Lacerazione Finale
Negli ultimi anni della sua vita, Lacan divenne ostaggio della sua ossessione per il nodo Borromeo, riempiendo il suo studio e la sua camera da letto di corde e studiandone le implicazioni. I suoi seminari iniziarono a scivolare verso un silenzio che contrastava con la teatralità dei periodi precedenti. Questa fase finale della vita di Lacan fu attraversata da una lacerazione insanabile: da un lato, lo studio della topologia dei nodi borromei lo allontanava dalle discipline umanistiche; dall'altro, avvertiva radicalmente il suo isolamento e la sua "afasia simbolica". Questa condizione trovava un'eco nell'opera di James Joyce, in particolare nel "Finnegans Wake", a cui Lacan dedicherà importanti analisi nei suoi ultimi seminari ("Il sinthomo" e "Ancora"), ritrovando in Joyce lo stesso rigore e coraggio che avevano rinnovato la clinica.
La sua personalità, descritta già a diciassette anni come un rifiuto assoluto di farsi "riempire la testa", lo trasformò in una sorta di Edipo moderno, il cui desiderio di sapere diventava desiderio di conoscersi. Il nodo Borromeo, soprannominato "nodo Bo", con un gioco di parole, rimandava al "neud-bo" e al "mont Nébo", il monte da cui Mosè ebbe la visione della Terra Promessa. Lacan tentò di scalare questa montagna per tutta la vita, in una lotta con il reale che terminò nel 1981. La morte, causata da un cancro all'intestino, non lo spaventò mai. Considerandola una tendenza ultima a ritrovare la quiete definitiva, decise di non opporre resistenza. La sua morte si pone all'ombra di Edipo a Colono, lasciando al mondo una domanda che trova risposta solo nel mutismo della fase finale della sua esistenza, ricordando il protagonista di un racconto di Maurice Blanchot che, in attesa della scarica di un plotone d'esecuzione, comprende l'infinito.
"…o peggio": L'Uno e l'Equivoco Fondatore
Il Seminario XIX di Jacques Lacan, "…o peggio" (1971-1972), affronta temi cruciali come l'origine di ogni fondamento: l'Uno. Come si origina l'Uno dal nulla? Come si passa dallo Zero all'Uno? Lacan ci avverte sulla pericolosità delle confusioni a proposito dell'Uno, ammonendo di non considerarlo troppo fondamentale, poiché scambiarlo per un ente porta dritti verso "…il peggio". Anziché indagare il fondamento in quanto essere, Lacan si pone sulle tracce della sua esistenza "al di qua di ogni essere". Gioca con i termini "fonder" e "fondre", sostenendo che "per fondare, bisogna fondere". Gli equivoci, infatti, sono ciò che fondano e fondono, e l'interesse del significante risiede proprio negli equivoci che da esso possono scaturire.

Il Significante come Uno e il Sapere Caduco
Ciò che interessa Lacan in questo seminario è il significante come Uno (S1), il punto di origine della batteria di significanti che costituiscono un essere parlante. Questi significanti padroni determinano la vita di un soggetto, fissandosi nell'inconscio. L'obiettivo di un'analisi è permettere al soggetto di reperirli e farli produrre la propria significazione attraverso un lavoro di amplificazione e riduzione. "Nell’analisi," afferma Lacan, "prevale una cosa, e cioè che c’è un sapere che si trae dal soggetto. Al posto del polo del godimento […] il discorso analitico mette la S barrata. Questo sapere risulta dal vacillamento, dall’atto mancato, dal sogno, dal lavoro dell’analizzante. È questo l’inconscio."
L'inconscio, dunque, non è un sapere propriamente detto, ma un sapere "caduco, rimasuglio di sapere, surrogato di sapere". Questa caratterizzazione è essenziale: se fosse un sapere pienamente accessibile alla coscienza, non sarebbe più l'inconscio freudiano. L'inconscio, infatti, "sogna, fallisce e ride" ("Ça rêve, ça rate, ça rit"). La tesi di Lacan è che "c’è dell'Uno" (il y a de l'un), indicando il suo carattere di sincope, di surrogato, di "pezzo". I significanti Uno, come le fondamenta di un edificio, fissano e stabilizzano una struttura discorsiva. Tuttavia, in psicoanalisi, il fondamento va inteso nella sua natura di equivoco linguistico, o "linguisterico". L'equivoco, non il significato univoco, è ciò che permette al significante radicato nell'inconscio di risuonare.
Il Muro, il Senso e il Reale Oltre il Linguaggio
Nel capitolo "Topologia della parola", Lacan utilizza la metafora del muro, ispirata ai manoscritti di Leonardo Da Vinci. Osservando le macchie, le increspature e le muffe su un muro, si possono scorgere figure, immagini che articolano il desiderio e ne catturano l'erotismo. Questo è il territorio del senso, del compiacimento e dell'alimentazione del desiderio nel suo versante immaginario. Una figura è un'organizzazione di senso operata dal desiderio inconscio a partire da macchie e ombre. Lacan, tuttavia, mette in guardia contro i "sensi confusionali", poiché servono solo a "far risuonare la lira del desiderio".
La psicoanalisi lacaniana si fonda sulla divaricazione saussuriana tra significante e significato. Se il significato è dell'ordine del consensuale e del culturale, il significante è ciò che interrompe la comprensione e obbliga il soggetto a chiedersi "Cosa significa?". "Voi comprendete fintantoché il significante non vi ferma. Ora, comprendere è sempre essere a propria volta compresi negli effetti del discorso." Lacan invita quindi a portare l'attenzione a ciò che si trova "al di là del muro". Qui, però, ci si imbatte nell'impasse: "Al di là del muro, tanto per dirvelo subito, non c’è altro, per quel che ne sappiamo, se non quel reale che si segnala precisamente come impossibile, per l’impossibilità di raggiungerlo al di là del muro."

Non vi è illusione di accedere a un al di là del muro, alla manifestazione del fondamento reale. Con ciò con cui siamo confrontati, in quanto esseri parlanti, è il muro del linguaggio. Cogliere il suo al di là reale richiede un lavoro, quello della scienza e delle matematiche. La scienza moderna, con numeri e formule, ha trovato il modo di avere a che fare con ciò che si cela dietro il muro. Tuttavia, l'assenza di discorso non implica l'assenza di una forma di "contatto", a cui la psicoanalisi mira. Sul muro dell'essere parlante vi è infatti un "clivaggio", una fessura. La psicoanalisi interroga proprio quella faglia, quella divisione del soggetto che non si riconosce completamente nelle immagini che si figurano sul muro.
Lalangue: La Lingua che Affetta il Corpo
È per questo motivo che "l’unico interesse del significante sono gli equivoci che possono scaturirne". Lavorando in negativo, dall'ordine della figura a quello della macchia, della muffa, della fessura, l'interpretazione analitica mette al lavoro l'equivoco significante, toccando indirettamente il punto di origine dell'equivoco stesso: il "c'è dell'Uno" del significante nella sua natura di surrogato, di rimasuglio parziale e informe. In "Ancora", seminario dell'anno successivo, Lacan affermerà che il campo di lavoro di una psicoanalisi è "lalangue", la "lingua" in un senso particolare. "Lalangue" è una fusione equivoca che crea un litorale tra la lallazione e il linguaggio articolato, richiamando anche il pezzo di corpo. È definita come "una lingua fra tante altre non è niente di più che l’integrale degli equivoci che la sua storia vi ha lasciato persistere".
Lalangue è un luogo di impasti e disimpasti tra simbolico e reale, dove il significante affetta il corpo, dove carne e parola si mescolano e si fondono. "Siamo affetti da lalingua innanzitutto in quanto essa comporta degli effetti che sono affetti. Se si può dire che l’inconscio è strutturato come un linguaggio, è nella misura in cui gli effetti di lalingua, già lì come sapere, vanno ben oltre tutto ciò che l’essere parlante ha la possibilità di enunciare." L'Uno della psicoanalisi non è l'Uno dell'essere, della forma, della rappresentazione, ma bensì il "c'è d'l'uno", informe, in tutta la sua equivocità, punto di insorgenza di ciò che sarà figurato. L'obiettivo di un'analisi è seguire le tracce del significante come Uno per metterlo "spalle al muro". Questa "etica del ben dire" è ciò che una psicoanalisi può "permettere di sperare": mettere in chiaro l'inconscio e "ritrovarcisi".
Lacan nel Contesto Contemporaneo: Il Reale, il Sintomo e il Desiderio
Jacques Lacan, insieme a Freud e Jung, rappresenta una delle figure più interessanti della psicoanalisi contemporanea. Il suo lavoro e la sua personalità interpretano e incarnano le pulsioni di una società che, per molti versi, Lacan stesso ci aiuta a decifrare. In un'epoca in cui le ragioni dell'inconscio sono più che mai sotto i riflettori, conoscere Lacan significa dialogare con un amico che sorprende sempre per la sua intelligenza e perspicacia.
Il libro "Il sintomo di Lacan. Dieci incontri con il reale" di Alex Pagliardini esplora la psicoanalisi lacaniana come un'indagine sul reale, piuttosto che sul linguaggio o sull'interpretazione. Lacan ci ha fatto comprendere che si diventa umani quando nel corpo di un piccolo mammifero entra il Simbolico, dando inizio a una lotta "all'ultimo sangue" tra simbolico e corpo. Il reale del corpo è una condizione da conquistare, poiché il corpo umano, in quanto corpo simbolico/pulsionale, non è mai soltanto corpo.
Pagliardini sottolinea tre vettori decisivi nel pensiero di Lacan:
- La dimostrazione che l'Io è una "iattanza" e che l'Altro (l'alterità, la differenza) è un'impostura.
- L'affermazione che la materialità dell'inconscio risiede nel "fuori senso", e la messa a punto di una pratica clinica "tarata" su questa realtà.
- L'intreccio, non dialettico, tra linguaggio e pulsione, simbolico e corpo, significante e godimento, in cui il linguaggio viene degradato a "fracasso" o "rumore".
Il libro affronta il concetto di sintomo non come manifestazione di una malattia, ma come risposta a una causa, il trauma. Il trauma, per Lacan, non è un evento accaduto, ma "quel che sta sempre accadendo", l'incidenza de lalangue sul vivente. L'analisi mira a separare il trauma in sé dalle sue manifestazioni empiriche e fantasmatiche, permettendo un nuovo rapporto con esso.
Un altro incontro con il reale è quello dello sguardo, non inteso come videosorveglianza, ma come uno sguardo interiore che ci portiamo dentro. L'oggetto sguardo è un "taglio" nel campo dell'Altro, una spaccatura nel campo visivo in cui il soggetto è implicato. L'oggetto piccolo a, per Lacan, è un sembiante che presenta il reale nel simbolico, non il reale in sé.

La Psicoanalisi e la Morale della Psicoterapia
Pagliardini muove critiche severe alle psicoterapie, considerate incapaci di toccare il reale dei pazienti. La psicoanalisi, al contrario, ha come etica il "trattare il reale", mentre la morale della psicoterapia è "evitare il reale". Frequentare e installarsi nel fuori senso è la logica di un'analisi; dare senso al fuori senso è la logica di una psicoterapia, che viene così equiparata a forme moderne di religione. Per Pagliardini, "fuori senso c’è qualcosa di inestinguibile da frequentare".
L'approccio lacaniano, con la sua enfasi sul reale, sull'inconscio come linguaggio, e sulla centralità dell'equivoco significante, continua a offrire strumenti potenti per comprendere la complessità dell'esistenza umana e le sue più recondite dinamiche. Comprendere Lacan significa, in ultima analisi, accettare la sfida di non comprendere completamente, di abitare il paradosso e di confrontarsi con l'impossibile che, proprio per questo, ci avvicina al reale.
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