Il discorso quotidiano, intriso di processi metaforici non controllati, tende a disperdere il significato, frammentando la nostra stessa esistenza in un continuo abbattimento del soggetto. Questa dispersione investe anche il regno animale, che, pur entrando e uscendo dal nostro discorso letterario e simbolico, diviene spesso spettro, una traccia inconsistente del corpo reale. Come sottolinea Georges Bataille, l'uomo tende a relegare l'animale in un "altrove", in un nascondimento, persino quando ne fa oggetto di arte e letteratura.
Nella storia della prima psicoanalisi infantile, l'opera di Melanie Klein offre un esempio eloquente di questa trasfigurazione dell'animale. Klein introduce la figura del "Beisser", un mostro mordace e crudele, dotato di unghie, artigli e denti affilati. Questo animale fantastico assume un'importanza fondamentale poiché, configurandosi come trasfigurazione delle figure genitoriali introiettate, rappresenta la forma originaria del Super-io.
L'Animale come Proiezione delle Angosce Primordiali
Klein postula la presenza di un Io rudimentale fin dall'inizio della vita postnatale, dotato di una conoscenza inconscia di un oggetto di bontà assoluta: il seno materno. Questo oggetto ideale, fonte di soddisfacimento illimitato, è percepito come un'eredità filogenetica, un bisogno di idealizzazione che persiste anche in condizioni di allattamento ottimali. Tuttavia, il bambino vive la privazione orale come un'inflizione deliberata da parte delle figure circostanti. Il seno inesauribile e buono si trasforma in un seno avaro, che genera angoscia, odio e invidia.
Secondo Joan Riviere, il senso di vuoto interno e la mancata gratificazione orale sono il punto di partenza degli immaginari assalti alla madre. L'idealizzazione del seno buono non fa che intensificare l'odio e la paura verso il seno percepito come cattivo. Klein ribadisce che avidità, odio, angoscia persecutoria e invidia, in quanto espressione di impulsi sadico-orali e sadico-anali distruttivi, entrano in azione fin dalla nascita.
La Scena Primaria e la Figura Parentale Combinata
Freud stesso aveva intuito che i bambini possiedono fin dall'inizio idee confuse sul coito, la nascita e gli organi genitali. Klein, approfondendo questo aspetto, sostiene l'esistenza di un sapere inconscio filogenetico riguardo alla "scena primaria" e allo scambio di piaceri orali tra i genitori. La "figura parentale combinata" è la fantasia del bambino secondo cui i genitori, percepiti nell'atto di avere un rapporto sessuale, si torturano reciprocamente con denti, unghie, genitali e escrementi trasformati in armi minacciose. Il coito dei genitori appare al bambino come una proiezione del proprio sadismo. Come scrive Klein, "Il bambino - in genere non disponendo di altre armi che i denti e le unghie usa come armi questi mezzi primitivi".
A questi si aggiungono il pene "mordace" con le sue urine ustionanti e corrosive, e l'ano con le sue feci esplosive. Questi elementi evocano nel bambino un patrimonio innato di immagini di mostri, diavoli, streghe, animali feroci dai denti aguzzi e artigli laceranti, creature che probabilmente minacciavano l'umanità in epoche preistoriche.

La Posizione Schizo-Paranoide e il "Beisser"
Nella prima fase dello sviluppo, definita da Klein "posizione schizo-paranoide" (primi 3-5 mesi di vita) o "stadio sadico orale", il piacere della suzione insoddisfatto scatena un sadismo prevalentemente orale, identificato con l'istinto di morte. Questo istinto è diretto a derubare, guastare e distruggere il seno deprivante, e successivamente l'interno del corpo materno, dove si annidano coloro che hanno allontanato il seno: il padre e gli altri bambini.
Il bambino concentra i suoi poteri distruttivi sul pene, che si trasforma in una bestia feroce divoratrice, un vampiro, un pipistrello, il becco di un uccello orrendo che perfora e divora la madre dall'interno, o un moscone che punge. Richard, il piccolo paziente analizzato da Klein, quando si arrabbia, desidera mordere, muove la mascella e digrigna i denti, diventando un'avida stella marina piena di denti aguzzi.
Al sadismo orale si accompagna l'attacco con unghie, artigli e zanne taglienti. Leopardi, nella sua opera, evoca figure animalesche che riflettono questa angoscia primordiale. Il pipistrello, in particolare, appare come un simbolo del nascondimento, dell'oscurità e delle forze arimaniche, un animale che nidifica nelle rovine e che evoca il diavolo o forze da brivido.
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Il sadismo orale iniziale si manifesta anche nell'immaginario della nascita, immaginata come uno sventramento del corpo materno. Richard immagina di sventrare e divorare i genitori, così come i bambini dentro la madre si trasformano in topi e vespe per vendicarsi. Il cannibalismo, che chiude questa prima fase, è inteso come avidità e preludio a una seconda fase offensiva, lo stadio sadico uretrale anale e muscolare.
In questa fase, gli escrementi diventano sostanze esplosive, armi, animali pericolosi e velenosi. Latte materno, urina, sperma, vomito, pene e seno si identificano simmetricamente nell'inconscio. Se l'avidità contraddistingue la fase sadica orale, qui emerge l'invidia come avvelenamento del seno per danneggiare e distruggere la madre.
La Ritorsione e la Nascita del Super-io
Alla fine dell'attacco sadico, l'interno della madre è sporco e imbrattato, lei stessa è percepita come un animale lurido e pericoloso. Il pene di Richard è ferito, trasformato in un pettirosso. Secondo la legge del taglione, le aggressioni inferte suscitano nel bambino l'angoscia di una ritorsione da parte dei genitori immaginariamente congiunti. Questa angoscia di ritorsione, di essere divorati dagli stessi oggetti divorati, è all'origine della posizione paranoide. Gli oggetti divorati diventano ora divoratori mostruosi che rappresentano la pulsione di morte.
La prima angoscia persecutoria è la paura della ritorsione paterna, di essere mangiato dal padre come animale totemico, dal suo pene-arma pericolosa e animale terribile che evira. Il pene paterno eviratore viene immaginato come un cane, un serpente, una balena divorante, un coccodrillo. La minaccia paterna si associa a quella materna: la madre è un gigante, un brutto animale, un uccello orribile con il becco spalancato; i seni sono chele di granchio che mordono.
I genitori divorati e incorporati nella fase sadico-orale-cannibalica, trasformati in mostri vendicativi (Beisser), costituiscono il nucleo originario del Super-io. Il Super-io, quindi, non è una figura genitoriale reale, ma un derivato di imago di genitori, della loro configurazione fantastica introiettata come mostri estremamente vendicativi, pericolosi e crudeli.
Il Beisser è un riflesso della nostra stessa aggressività e avidità, dietro cui si cela il seno nel suo sottrarsi. Questo sottrarsi ci rigetta nel terrore della nostra animalità, del cieco mangiare ed essere mangiati, dello sporcarsi ed essere lavati, del trasgredire ed essere aggrediti. È la paura filogenetica di essere divorato, identificata con la colpa di aver già divorato.

La Posizione Depressiva e la Riparazione
Con la "posizione depressiva", secondo Klein, si passa dall'onnipotenza distruttiva all'onnipotenza costruttiva, all'impulso risanatore e riparatore che completa la maturazione psichica. Il Super-io terrificante viene espulso e proiettato su un animale reale, costituendo il nucleo della fobia. Questa fobia si evolve in ripugnanza e pulsioni distruttive verso gli oggetti della stessa, diventando la colpa, la traccia della nostra distruttività.
Il genitore delega la sua figura inquisitoriale alle nostre angosce più profonde, proiettando la sua ombra fino all'età adulta tramite pregiudizi, ansie, paure e stereotipi. Richard, tuttavia, inizia a mostrare segni di riparazione: afferma di mordere solo per gioco, raffigura il padre come un cane che dimena la coda.
Questo segna un punto di divergenza tra Klein e Freud: per Klein, il senso di colpa è collegato alle pulsioni distruttive e non a quelle libidiche incestuose, aprendo il complesso edipico anziché chiuderlo. Con la posizione depressiva, si afferma Klein, si passa dall'onnipotenza distruttiva all'onnipotenza costruttiva, all'impulso risanatore e riparatore che completa la maturazione psichica e permette l'instaurarsi del complesso edipico e della genitalità matura.
Il Pipistrello come Simbolo di Trasformazione
Il pipistrello, con la sua natura notturna e la sua capacità di volare nell'oscurità, può essere interpretato non solo come simbolo di angoscia e minaccia, ma anche come emblema di trasformazione. Nella cultura sciamanica dell'America centrale, il pipistrello rappresenta la necessità di una "morte rituale" di un modello di vita obsoleto, per far spazio a una rinascita. Questo processo, incarnato dal pipistrello, implica il superamento di prove fisiche e psichiche, l'incontro con le paure più profonde e l'acquisizione di umiltà e forza d'animo.
La posizione a testa in giù del pipistrello richiama quella dei neonati che entrano nel mondo dall'utero materno. In quest'ottica, il pipistrello può simboleggiare un movimento della coscienza collettiva, un invito a ripensare le priorità, a rallentare, a vedere nel buio e a contrapporre l'affanno a uno stato meditativo profondo.
Il pipistrello segna la nascita di parti nuove di noi e la morte di vecchi schemi. Ci invita a rallentare, a vedere nel buio, a contrapporre il nostro solito affannarci a uno stato meditativo profondo. Questo sottile spazio tra lo stare fermi e il muoversi dentro non è stasi, ma attività ricettiva, femminile, yin. Questo momento storico, il blocco delle attività, l'interrompersi dei contatti, ci impone di ascoltare, accogliere con più attenzione ciò che viene da noi e dagli altri. Abbiamo l'occasione per nuove intuizioni, per aspettare, per capire più in profondità. Abbiamo tempo.
L'invito è quello di considerare la frustrazione come un'opportunità per ascoltare i bisogni del corpo e dello spirito, conoscersi meglio e migliorare il proprio equilibrio. Scrivere, dedicarsi a un lavoro creativo, dire la verità a se stessi, comunicare l'affetto, guardare veramente gli altri: sono tutti modi per attraversare questo tempo di trasformazione, guidati dalla metafora del pipistrello.
La Metafora come Strumento Psicoanalitico
La metafora, nel modello freudiano, occupa un ruolo centrale nell'articolazione del discorso analitico. Essa si colloca come snodo tra il livello astratto del modello teorico e le procedure cliniche, fungendo da strumento essenziale per la significazione, la manifestazione e il reperimento del senso nel sogno, nel motto di spirito, nell'atto mancato e nel lapsus.
Freud riconobbe nei meccanismi di spostamento, condensazione e simbolizzazione gli elementi costitutivi del lavoro del sogno e della dinamica dell'inconscio. La metafora, in questo contesto, si offre come punto di scambio in cui convergono la concezione del sintomo, del significato, dell'interpretazione, del metodo e, in definitiva, della teoria del cambiamento.
Oggi, il panorama psicoanalitico è cambiato. Nonostante la "crisi dell'interpretazione" e la "morte della metapsicologia", la metafora continua a svolgere il suo ruolo, pur in assenza di una tradizionale giustificazione teorica. È pertanto necessaria l'esplorazione di un differente terreno teorico che possa illuminare e sostenere l'agire clinico, individuando nella metafora un anello importante per la ricostruzione della teoria del cambiamento.
La metafora, intesa non solo come artificio retorico ma come forma di conoscenza e costruzione della realtà, si rivela uno strumento potente per accedere alle profondità dell'inconscio, per comprendere le angosce primordiali e per intraprendere un percorso di trasformazione. Il pipistrello, con la sua ambigua natura, incarna perfettamente questa dualità, rappresentando sia la minaccia dell'ignoto sia la promessa di un rinnovamento radicale.
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