Le Teorie Psicoanalitiche del Gruppo: Un Viaggio Esplorativo nel Complesso Tessuto delle Dinamiche Collettive

La psicoanalisi, un campo di indagine profondo sulla psiche umana, ha da tempo esteso il suo raggio d'azione oltre la tradizionale relazione duale, immergendosi nelle complesse e affascinanti dinamiche dei gruppi. Le teorie psicoanalitiche di gruppo rappresentano un'evoluzione cruciale, offrendo prospettive uniche sull'interazione tra individuo e collettività, e su come questi legami plasmino la nostra realtà psichica. Fin dalle sue origini, la psicoanalisi ha riconosciuto l'influenza pervasiva del contesto sociale sull'individuo. Freud stesso, attraverso opere come "Totem e tabù", "L'avvenire di un'illusione" e "L'uomo Mosè", ha esplorato le connessioni tra le strutture sociali e la psiche, suggerendo l'esistenza di un inconscio collettivo e l'impatto dei legami gruppali sulla formazione dell'identità. Tuttavia, è nel secondo dopoguerra che la psicoanalisi di gruppo ha iniziato a consolidarsi come disciplina autonoma, con lo sviluppo di concettualizzazioni specifiche e modelli interpretativi distinti.

Illustrazione concettuale di un gruppo di persone che interagiscono

L'Evoluzione Storica e le Fondamenta Teoriche

L'idea di applicare il metodo psicoanalitico ai gruppi non è stata priva di dibattiti e scetticismo. La questione centrale riguardava la legittimità stessa di una "psicoanalisi di gruppo" distinta dalla psicoterapia di gruppo. Per potersi definire psicoanalisi, era necessario dimostrare l'esistenza di un inconscio di gruppo, con i suoi oggetti e le sue funzioni specifiche, analogamente a quanto teorizzato per l'inconscio individuale. Questa sfida ha stimolato un ricco dibattito scientifico, portando alla formulazione di teorie sempre più sofisticate.

Siegmund H. Foulkes è una figura pionieristica in questo campo. La sua ipotesi di base suggerisce che la perdita dei confini, sia essa temuta, fantasmatica o avvertita inconsciamente, possa generare identificazioni multiple o difese paranoidi. Queste ultime, percepite come pericolosamente lesive per l'Io, emergono con particolare virulenza in personalità non sufficientemente strutturate e con una tendenza alla regressione, aggravata dalla gravità della loro psicopatologia. Foulkes considerava il ritmo e la velocità dei movimenti di un gruppo come fenomeni cruciali da studiare.

Wilfred R. Bion, altro nome fondamentale, ha introdotto concetti come la "mentalità di gruppo", la "cultura di gruppo", il "gruppo di lavoro" e gli "assunti di base". Quest'ultimi descrivono dinamiche inconsce e irrazionali che guidano il comportamento del gruppo. Bion ipotizza quattro assunti di base:

  1. Dipendenza: Il gruppo si riunisce come se dipendesse da un leader o da un'entità salvifica per evitare la distruzione.
  2. Attacco-Fuga: Il gruppo si mobilita per attaccare un pericolo percepito o fuggire da una minaccia di annientamento.
  3. Accoppiamento: Il gruppo si focalizza sull'unione di due membri, sperando che da questa unione nasca un salvatore che possa preservare il gruppo.

La ricerca più recente ha esplorato l'esistenza di un quarto assunto di base, ampliando ulteriormente la comprensione delle dinamiche inconsce.

Schema dei quattro assunti di base di Bion

Il Concetto di Campo Psicoanalitico

Un concetto chiave che ha profondamente influenzato la psicoanalisi di gruppo è quello di "campo". Originariamente introdotto da Madeleine e Willy Baranger, il concetto di campo bi-personale ha ampliato la prospettiva kleiniana, integrandola con la psicologia della Gestalt e la filosofia dell'uomo "in situazione" di Merleau-Ponty. I Baranger hanno definito la situazione analitica come un campo con una propria struttura spaziale e temporale, orientata da linee di forza e dinamiche specifiche, con leggi di sviluppo e obiettivi propri. Sottolineano che il campo non è la somma delle situazioni interne dei partecipanti, ma un "terzo elemento" con qualità e dinamiche indipendenti.

Il campo analitico, secondo i Baranger, si articola su tre livelli: il primo riguarda gli aspetti formali e il contratto (setting), il secondo gli aspetti dinamici del contenuto manifesto e dell'interazione verbale, e il terzo l'integrazione e l'insight rispetto alla fantasia inconscia bi-personale. Quest'ultima, costituita dall'incrocio delle identificazioni proiettive dei membri della coppia analitica, rappresenta un aspetto cruciale della loro teoria.

Tuttavia, la visione contemporanea tende a valorizzare la capacità del concetto di campo di cogliere anche gli elementi più sfuggenti e difficili da determinare. Carla De Toffoli osserva che il modello di campo può essere utile quando "accade qualcosa che esorbita dagli abituali parametri spazio-temporali, che travalica i confini individuali, che non è contenibile nelle categorie conosciute".

Francesco Corrao ha ulteriormente sviluppato la nozione di campo, considerandola in termini di trasformazioni ed evoluzioni, non confinata da piani di osservazione fattuali ma riferita a movimenti fenomenologici invisibili ma deducibili. Per Corrao, il campo è descrivibile dalle sue trasformazioni, con elementi stabili e altri che mutano momento per momento, influenzando il paziente, l'analista e la qualità della loro relazione. La sua visione del campo si avvicina all'idea di un "pool trans-personale" di idee, sentimenti ed emozioni presenti in una coppia o in un gruppo.

G. Civitarese. La teoria del campo analitico: nuovi sviluppi in psicoanalisi

Dalla Psiche Individuale alla Psiche di Gruppo: Funzioni e Trasformazioni

René Kaës, figura di spicco nella psicoanalisi francese, ha contribuito in modo significativo alla comprensione dell'apparato psichico di gruppo. Egli sostiene che il gruppo attiva processi psichici e dimensioni della soggettività che non sono messi in movimento, o lo sono in maniera differente, dal setting psicoanalitico individuale. Il setting di gruppo e quello tradizionale selezionano configurazioni distinte della vita psichica. Kaës teorizza l'esistenza di un "apparato psichico gruppale", distinto e irriducibile all'apparato psichico individuale, che svolge un lavoro psichico specifico: produce e tratta la realtà psichica del gruppo e nel gruppo.

All'interno di questa prospettiva, emerge il concetto di Funzione Gamma, elaborato da Franco Corrao e sviluppato da altri, tra cui G. Corrente. La Funzione Gamma comprende una serie di fattori, tra cui la "rêverie di gruppo", che si attua attraverso un setting circolare a conduzione unica ed è fondamentale per la nascita di questa funzione. Le trasformazioni Gamma, che Corrente ha definito come proprie del gruppo e che possono manifestarsi in "allucinosi", alimentano costantemente la Funzione Alfa individuale, supportandone la crescita e la riparazione. La Funzione Alfa, analoga alla funzione Gamma a livello individuale, ha il compito di trasformare le sensazioni ed emozioni inconsce in pensieri. In sintesi, la psiche di gruppo possiede una struttura propria, simile a quella individuale, con un proprio inconscio, conscio e preconscio, e funzioni essenziali come la Funzione Gamma.

Diagramma che illustra la relazione tra Funzione Alfa e Funzione Gamma

La Clinica Psicoanalitica di Gruppo: Applicazioni e Modelli

Le teorie psicoanalitiche di gruppo trovano applicazione in contesti clinici diversificati. Per i pazienti con gravi patologie, come psicosi, disturbi borderline, dipendenze o effetti di traumi precoci, la psicoanalisi di gruppo può rappresentare un'alternativa preziosa alla relazione duale. Questi pazienti spesso necessitano di linguaggi e strutture comunicative più complesse, simili a quelle della libera associazione tipica delle terapie di gruppo o alla mediazione corporea dello psicodramma analitico.

Lo psicodramma analitico, ad esempio, si concentra sulla qualità intersoggettiva dei legami tra individuo e gruppo, utilizzando la messa in scena del fantasma per esplorare identificazioni attuali e rimosse, memorie implicite e significanti. Diventa così un luogo di trasformazione della narrazione, aprendo la via a nuovi pensieri, sentimenti e desideri.

La psicoanalisi multifamiliare (GPMF), teorizzata da Juan David Garcia Badaracco, rappresenta un altro modello innovativo. Questo approccio parte dalla constatazione che la sofferenza intensa e la "follia" si esprimono al meglio nel contesto più naturale possibile: un insieme composto da famiglie o parti di famiglie, pazienti e operatori afferenti a un servizio specifico.

Immagine di un gruppo di persone che partecipano a una seduta di psicodramma

Il Setting e le Sue Specificità

Il setting, la cornice strutturale della terapia, assume caratteristiche peculiari nella psicoanalisi di gruppo. Mentre nelle terapie individuali si parla di setting "istituzionale" (luogo, orario, pagamento) come cornice "non-processo" che funge da deposito per aspetti psicotici, nella terapia di gruppo il setting è più flessibile e dinamico. Nel piccolo gruppo psicoanalitico, ad esempio, i pazienti si riuniscono in cerchio e comunicano verbalmente secondo la regola delle libere associazioni. Chi prende la parola è considerato il "leader" del momento, mosso da un bisogno comunicativo legato alla sua carica emotiva.

Le regole fondamentali della pratica psicoanalitica di gruppo includono la non conoscenza pregressa tra i partecipanti e l'astensione dal frequentarsi al di fuori delle sedute. Il gruppo è spesso "aperto", permettendo l'ingresso di nuovi membri selezionati e l'uscita di coloro che hanno concluso il loro percorso terapeutico. Questo dispositivo favorisce l'elaborazione delle ansie di integrazione e separazione, concedendo a ciascuno il tempo necessario per riflettere e partecipare ai movimenti collettivi.

Un aspetto interessante è la divisione della seduta in tempi successivi: ascolto e scambio associativo preliminare, gioco (inteso come "gioco di rappresentazione"), e discussione gruppale. Due analisti si alternano nelle funzioni di animazione e osservazione. Il discorso del gruppo, inteso come discorso dell'inconscio, si distingue da quello individuale per la creazione di una rete di significati inconscia che si costruisce attraverso le catene di associazioni, anche quando le parole dei partecipanti non sembrano avere legami diretti.

La Cura nella Psicoanalisi di Gruppo

La psicoanalisi di gruppo offre molteplici vie di cura, sia per il gruppo nel suo complesso che per i singoli partecipanti. Essa mira alla cura della "psiche di gruppo" nella sua interezza, condizione essenziale per la cura di ogni individuo. Si interviene sulla "gruppalità interna" di ogni persona e sulla "gruppalità" che si realizza nel gruppo terapeutico, migliorando così il rapporto dell'individuo con tutti i gruppi reali della sua vita.

Un modo per scoprire e curare i "gruppi malati" dei pazienti è attraverso l'evidenziazione e la rendita di presenza dei "gruppi assenti" nel gruppo terapeutico. Spesso, le sofferenze individuali sono legate a dinamiche di gruppi interni malati e nascosti, la cui consapevolezza porta alla comprensione che i sintomi appartengono alla sfera gruppale.

Inoltre, la psicoanalisi di gruppo offre l'esperienza formativa di fenomeni mitici collettivi, come un "andata all'inferno e ritorno". In certi momenti, il gruppo può manifestare la sua parte psicotica, con deliri e micro-allucinazioni collettive. Se l'analista non si spaventa, questa esperienza di perdita temporanea dei confini e dell'identità può portare a un recupero più arricchito e forte. L'analista vigila affinché questo processo si svolga positivamente, intervenendo con interpretazioni individuali se necessario per facilitare il rientro del soggetto in sé.

Infine, un ulteriore livello di cura è rappresentato dalla ricerca dell'immunità di gregge, intesa non come slogan ma come ricerca scientifica mirata a creare un gruppo unito e completo, capace di integrare anche aspetti contraddittori senza degenerare in discriminazioni, aggressioni o espulsioni. Il metodo squisitamente psicoanalitico, applicato nel gruppo, permette ai partecipanti di entrare in contatto con l'inconscio altrui, rivelando le parti nascoste delle relazioni emotive e offrendo una comprensione più profonda e completa.

La psicoanalisi di gruppo, con le sue molteplici teorie e applicazioni cliniche, continua a evolversi, offrendo strumenti preziosi per comprendere e affrontare la complessità dell'esperienza umana nel suo intreccio con le dinamiche collettive. Essa ci ricorda che la nostra psiche non è un'entità isolata, ma un tessuto vibrante, costantemente modellato dagli innumerevoli legami che ci connettono agli altri.

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