La Luce e l'Onda: L'Arte di Accendere il Desiderio nella Scuola

L'adolescenza rappresenta un crocevia fondamentale nel percorso di formazione di un individuo, un periodo in cui la dialettica tra la domanda dell'Altro e l'emergere del desiderio del soggetto assume un'importanza cruciale. Massimo Recalcati, psicoanalista di fama internazionale e autore di numerose opere, tra cui "Il complesso di Telemaco" e "L'ora di lezione", ci offre una prospettiva profonda e sfaccettata su queste dinamiche, analizzando le sfide che la scuola contemporanea affronta nel nutrire e non soffocare il desiderio dei giovani.

L'Adolescenza: Tra Domanda dell'Altro e Desiderio del Soggetto

La parola "adolescenza" porta con sé un'etimologia suggestiva: "acquisire il proprio odore". Questo significa, secondo Recalcati, che l'adolescenza è il tempo in cui il desiderio del soggetto inizia a manifestarsi come eterogeneo rispetto alle aspettative e alle richieste imposte dall'Altro, che sia esso la famiglia, la società o le istituzioni educative. Spesso, tuttavia, il desiderio viene percepito dagli adolescenti non come una spinta autentica, ma come un ulteriore "dovere", una prestazione da esibire per conformarsi alle aspettative.

Adolescenti che guardano fuori da una finestra

Questo fenomeno, come sottolinea Recalcati, è una distorsione della domanda. Lacan ci insegna a distinguere il piano della domanda da quello del desiderio. L'adolescenza è il momento in cui il desiderio del soggetto si oppone alla domanda dell'Altro. Se "avere un desiderio" diventa un imperativo imposto dall'esterno, esso cessa di essere desiderio autentico e si trasforma in un obbligo, una performance. Esempi illustri di questo paradosso si ritrovano nella didattica: opere come "I Promessi Sposi" o la "Divina Commedia", quando proposte come oggetti della domanda, possono non riuscire ad accendere il desiderio. Molti, infatti, le riscoprono e le amano solo una volta che la pressione della domanda scolastica è venuta meno.

Recalcati distingue nettamente il "dovere" come imposizione, persino il "dover avere un desiderio", dal "vero dovere" lacaniano, che è il desiderio stesso. Il desiderio, inteso come vero dovere, si contrappone a ogni tipo di domanda. Paradossalmente, un certo grado di apatia o rigetto del sapere da parte di alcuni adolescenti potrebbe nascondere un desiderio più autentico rispetto al conformismo di chi si adegua passivamente alle aspettative. Il desiderio, per sua natura, implica invenzione, un processo che non può essere imposto come un obbligo.

La Ripetizione come Sfondo per l'Invenzione

Anna Stefi solleva una questione pertinente: se il desiderio possa accendersi nonostante il dispositivo scolastico, ma anche, in certa misura, grazie alla "strettoia del dovere". L'esperienza di un insegnante che costringeva a memorizzare un gran numero di poesie di Leopardi, inizialmente vissuta come tortura, si rivela poi fondamentale per l'amore per la poesia.

Recalcati accoglie questa osservazione, sostituendo il termine "fatica" - una cifra della psicopatologia adolescenziale odierna - con "ripetizione". La ripetizione è un elemento intrinseco alla didattica, sia per l'insegnante che deve riproporre contenuti, sia per l'allievo sottoposto alla legge della ripetizione. L'adolescente, che spesso rifiuta la ripetizione in favore del nuovo, deve imparare che la ripetizione non è nemica dell'invenzione, ma il suo sfondo necessario. Non si tratta di un'emancipazione dalla ripetizione, ma di una sua "piccola torsione".

Libri impilati su una scrivania

L'esempio delle poesie di Leopardi rientra in quello che Pennac definisce "il grande fiume della lingua", un'immersione nel linguaggio, un "bagno del linguaggio" in termini lacaniani. L'immersione è necessaria, ma il soggetto emerge solo quando qualcosa prende forma da questa ripetizione, nei modi più imprevedibili. L'effetto soggetto, l'emergere dalla ripetizione, è il cuore di ogni didattica efficace. La ripetizione ha un duplice volto: da un lato consuma, dall'altro genera differenza, non è ostile alla singolarità. Come in un percorso analitico, un aspetto burocratico e ripetitivo può condurre a un improvviso "effetto soggetto". La formazione è, dunque, un equilibrio tra ripetizione e invenzione.

L'Effetto Maestro e l'Erotizzazione del Sapere

La questione centrale rimane il rapporto tra il dispositivo scolastico e quello che Recalcati chiama "l'effetto maestro", ovvero l'erotizzazione del sapere, l'innamoramento platonico per la conoscenza. Questo non è mera suggestione, ma un processo che genera transfert e movimento nel soggetto, conferendogli la forza dell'amante. Il maestro, in questa prospettiva, agisce come un magnete che attrae "amanti del sapere".

Tuttavia, questa dimensione erotica, pur contrastando il dispositivo, non potrebbe esistere senza di esso. Il dispositivo istituzionale, con le sue regole e strutture, canalizza questa forza verso il sapere, impedendo che degeneri in suggestione settaria o che il maestro diventi un guru. Il sapere psicoanalitico, ad esempio, tocca direttamente la vita degli adolescenti, mantenendo così la sua forza aggregativa. Quando, invece, il sapere viene presentato come astratto e distante dalla vita, la reazione nichilista è comune: "il sapere è contro la vita, non è utile".

La vera scommessa della scuola è dimostrare che ogni sapere, non solo quello psicoanalitico, riguarda lo studente. Ogni individuo seleziona i saperi che risuonano con la propria singolarità. L'enciclopedismo sterile, che annulla la specificità del desiderio, è dannoso. Il compito del docente è quello di testimoniare la vitalità del sapere, di trasmettere un sapere vivo, anche attraverso il tran-tran della ripetizione. È innegabile che argomenti come l'amore, il sesso e le dinamiche affettive siano intrinsecamente più affascinanti per gli adolescenti, ma l'obiettivo finale dell'insegnante è spostare il transfert su un sapere più ampio, che vada oltre la psicoanalisi stessa.

La Caduta degli Orizzonti Collettivi e il Nichilismo Contemporaneo

Recalcati osserva una differenza generazionale nel rapporto con le istituzioni e il sapere. Il nichilismo della sua generazione mirava a "abbattere il dispositivo" per rivendicare una libertà di apprendimento, spesso senza comprendere che tale libertà dipende dall'esistenza stessa dell'istituzione. Il rifiuto dei "padri" e dei "maestri" era guidato da una spinta a decostruire le gerarchie e le imposizioni, confidando nella libertà che ne sarebbe scaturita.

Oggi, invece, la sfiducia sembra più pervasiva e meno ideologica. La critica al dispositivo non nasce dall'esigenza di sprigionare il desiderio, ma da un senso di inutilità generalizzato: "non serve a niente". Questo nichilismo contemporaneo è caratterizzato da una mancanza di orizzonte temporale, una perdita della profondità storica e una disperazione che sfocia nel cinismo. La generazione precedente aveva un ampio orizzonte valoriale e la convinzione di poter trasformare il mondo. Questa dimensione è oggi quasi del tutto assente.

Il corpo e la psicoanalisi - Massimo Recalcati

La soluzione, tuttavia, non risiede nella restaurazione di un passato idealizzato, né nel recupero nostalgico di modelli educativi superati. Il compito attuale è più sottile e complesso: accendere il desiderio dei ragazzi.

Il Desiderio come Incontro Singolare e la "Grazia" della Formazione

Nonostante le obiezioni di pensatori come Deleuze, Recalcati insiste sul fatto che il desiderio, una volta messo in moto, genera concatenamenti e legami sociali, possedendo quindi una dimensione collettiva. Tuttavia, nella pratica educativa, l'attenzione deve focalizzarsi sull'"uno per uno", sull'incontro singolare.

La tendenza attuale degli adolescenti a delegare le scelte agli adulti, a chiedere "scegli per me, dimmi cosa devo fare", è vista da Recalcati come un effetto dell'ostruzione del passaggio dalla domanda al desiderio, una forma di infantilizzazione indotta dal discorso sociale. L'adolescente rimane fissato alla dialettica della domanda, negandola o invocandola costantemente. La centralità della domanda è legata al tema della prestazione, sempre conformistica e in risposta all'Altro. Il desiderio, al contrario, è azione, non prestazione.

La separazione dall'Altro, il vero nodo evolutivo dell'adolescenza, non si realizza negando la domanda, ma introducendo un "oggetto proprio" irriducibile, il proprio desiderio, che diventa l'oggetto separatore.

Per favorire questo processo, gli adulti devono attuare un "movimento di sottrazione". Non si tratta solo di custodire il proprio "segreto", ma di smettere di tradurre eccessivamente per i ragazzi, di rendersi in qualche modo indisponibili, lasciando che incontrino nell'adulto una dimensione di "muro", non di autorità, ma di enigma. La fatica per gli educatori risiede nel sopportare di "non essere amati".

Recalcati critica la "patologia del voler essere amati" che affligge l'educatore ipermoderno. Un buon formatore deve amare "chi impara", non "di essere amato". La vera soddisfazione è vedere una vita mettersi in movimento. Per fare ciò, è essenziale custodire l'"asimmetria". La simmetrizzazione, il tentativo di farsi amici e dissolvere ogni segreto, nega questa asimmetria. L'asimmetria autentica non è solo formale (differenza di ruoli), ma è l'asimmetria dell'incontro: incontrare qualcosa che non si comprende appieno, ma che tocca profondamente. Questo incontro, questa "salvezza immotivata", è un atto di "grazia" che mette l'individuo di fronte alla responsabilità di farsene qualcosa.

Questa concezione della formazione, basata sul trauma, sulla discontinuità e sull'evento imprevisto, si contrappone al modello dominante della scala, della progressione lineare e teleologica. La formazione autentica accade "in mare aperto", dove gli inciampi e persino le bocciature diventano passaggi di soggettivazione se accompagnati da un maestro che cammina accanto, senza giudicare dall'alto.

Il Maestro Autentico: Luce e Onda

Nel suo libro "La luce e l’onda. Cosa significa insegnare?", Recalcati definisce il maestro autentico attraverso le metafore della luce e della radura. Il maestro non è colui che possiede la verità, ma chi "porta alla luce", chi "allarga l'orizzonte" e apre uno spazio di senso inedito. La scuola, quando funziona come "radura", diventa uno spazio che si apre nel fitto del bosco dell'opacità quotidiana.

Recalcati distingue i "buoni" dai "cattivi maestri". Il cattivo maestro "ignora e non sa di ignorare", è un "Socrate alla rovescia" che impone la sua verità, generando dogmatismo. È la maestra del fuoco della sua infanzia, che riduceva gli allievi a "zucche vuote". Il maestro autentico, invece, "non testimonia la proprietà della verità ma la ricerca della verità". Mette in gioco il proprio desiderio e la propria mancanza.

Un faro che illumina il mare

La seconda grande immagine è quella dell'onda. L'apprendimento vero non avviene nella "piscina" protetta, ma nel mare aperto, quando il maestro "ci spinge verso l'onda". L'urto con la realtà costringe l'allievo a inventare un proprio stile, a rielaborare il sapere ricevuto. Ogni maestro, dunque, deve essere anche "difficile", nel senso pasoliniano del termine: non proteggere l'allievo, ma metterlo alla prova, esporlo al rischio del non sapere.

Il desiderio di insegnare è una condizione irrinunciabile per chi entra in aula. Un insegnante che non è mosso da questo desiderio non dovrebbe insegnare. Il buon maestro è colui che, mentre insegna, "non vorrebbe essere in nessun altro luogo", che vive la scuola non come un ripiego, ma come uno spazio di apprendimento continuo. Il vero lascito dei maestri non sono le nozioni, ma lo "stile", la forma singolare di attraversare il sapere che continua a bruciare nell'esistenza degli allievi.

La Cura Umana: Dal Nome al Numero

In un contesto più ampio, la riflessione di Recalcati si estende al concetto di "cura umana", come evidenziato in occasione del World Cancer Day 2023. La cura si distingue quando non si dimentica la differenza tra il corpo e il numero, quando si cura "chi non fa del nome un numero". La cura va sempre particolarizzata, resa sensibile all'incontro con il paziente, altrimenti rischia di diventare disumana.

Mani che si stringono

La lezione della maternità è fondamentale: ogni figlio è unico, insostituibile, al di là del numero. "Uno per Uno" è il principio universale che si radica nel particolare. La parola e l'ascolto sono strumenti primari di cura. Offrire ascolto, dare valore alla parola dell'altro attraverso il silenzio, è un atto di cura profonda. L'imperativo biblico "Eccomi!" rappresenta la capacità di donare la propria presenza come forma di cura, la risposta capace di dissolvere l'angoscia di fronte al dolore.

Anche di fronte all'inguaribile, la cura umana continua attraverso le cure palliative. La fondazione Francesca Rava, ad esempio, promuove webinar sulla salute mentale degli adolescenti, un tema di estrema attualità e preoccupazione, soprattutto dopo la pandemia, che ha visto un aumento esponenziale di suicidi, autolesionismo, ansia sociale e disturbi alimentari.

L'Istituto Pediatrico Recalcati, pur non essendo esplicitamente menzionato nel testo fornito, si inserisce in questo quadro come potenziale luogo di applicazione di questi principi. La sua missione, se orientata secondo la visione di Recalcati, dovrebbe mirare a preservare la singolarità di ogni piccolo paziente, distinguendo il nome dal numero, offrendo un ascolto attento e una cura che riconosca l'unicità di ogni storia.

La UOS Malattie Neuromuscolari dell'età evolutiva, descritta nel testo, incarna l'approccio che Recalcati promuove: un team multiprofessionale che assicura diagnosi precoce, equo accesso alle cure innovative, piani terapeutici personalizzati e l'adozione dei più avanzati standard di cura e assistenza, promuovendo la diffusione di questi nelle strutture regionali. L'enfasi sulla collaborazione e sulla valutazione multidisciplinare evidenzia un impegno verso una cura che non si limita all'aspetto puramente medico, ma abbraccia la complessità dell'individuo.

Infine, la figura di Recalcati stesso, che da bambino "bocciato" è diventato un pensatore influente sull'educazione, dimostra come le ferite del passato, se rielaborate, possano diventare la base per una visione più profonda e trasformativa dell'insegnamento e della cura. La sua opera ci invita a considerare la scuola non come un mero apparato di controllo, ma come uno spazio vitale per l'accensione del desiderio, un luogo dove la luce e l'onda della conoscenza possono plasmare le vite dei giovani.

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