Anoressia Nervosa: Uno Sguardo Approfondito sui Disturbi Alimentari e le Differenze di Genere

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DAN) rappresentano una complessa realtà clinica che incide profondamente sulla salute e sul benessere degli individui nelle società moderne. Caratterizzati da comportamenti alimentari disfunzionali e da una marcata preoccupazione per il peso e la forma del corpo, questi disturbi manifestano caratteristiche in continua evoluzione e portano all'emergere di nuovi trend che richiedono una costante ridefinizione concettuale. La letteratura scientifica, pur vasta, ha a lungo sofferto di un’asimmetria di genere, focalizzandosi prevalentemente su campioni femminili e alimentando una visione fuorviante che li considera una patologia quasi esclusivamente femminile. Tuttavia, ricerche più recenti hanno iniziato a mettere in luce la complessità e la specificità dei DAN nella popolazione maschile, evidenziando la necessità di un approccio più inclusivo e gender-aware.

La Prospettiva di Genere nei Disturbi Alimentari

Donne e uomini che affrontano sfide legate all'alimentazione

L'asimmetria di genere nella ricerca sui disturbi alimentari è un tema cruciale. Per anni, la maggior parte degli studi si è concentrata sui campioni femminili, perpetuando la credenza che questi disturbi fossero di esclusiva pertinenza delle donne. Questa visione pregiudiziale, ancora diffusa tra i pazienti maschi e i clinici, rappresenta un ostacolo significativo per una corretta inquadratura diagnostica e per un’adeguata pianificazione del trattamento. Nonostante negli ultimi anni diverse indagini abbiano iniziato ad approfondire la problematica anche nella popolazione maschile, i DAN vengono ancora prevalentemente considerati come una patologia del genere femminile, attestando una prospettiva "femminocentrica". Infatti, i DAN nel genere maschile sono stati definiti sotto-diagnosticati, scarsamente trattati e poco compresi. Di conseguenza, i sintomi sono stati spesso trascurati o evidenziati solo se particolarmente severi e invalidanti.

Il tardivo riconoscimento del problema alimentare negli uomini, così come nelle donne, presenta un alto potenziale di rischio. Al contrario, una diagnosi precoce e un conseguente intervento appropriato giocano spesso un ruolo cruciale sul decorso e sugli esiti di questi disturbi, potenzialmente pericolosi per la vita degli individui. Gli uomini affetti da una patologia alimentare arrivano di frequente ai Servizi con un’alta percentuale di alterazioni fisiche causate da un avanzato stato di malnutrizione. Ciò è il risultato sia di un ritardo nella ricerca di assistenza medica da parte dei pazienti, sia di uno scarso o non tempestivo riconoscimento della patologia da parte dei curanti.

La mancanza di parametri definiti rende controversa la collocazione diagnostica dei casi maschili, che rischiano di essere ricondotti a una secondarietà o ad altre patologie psichiatriche. È anche per questo motivo che oggi, nel dibattito sui DA, intorno ai criteri del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (arrivato nel 2013 alla quinta edizione, DSM-5), si evidenzia fra i clinici un emergente bisogno di elementi valutativi chiari e strutturali comprendenti il genere maschile, che permettano di formulare una diagnosi più accurata. Una corretta diagnosi descrittiva dei vari modi in cui si declinano i DA al maschile è particolarmente importante nella pratica clinica in quanto può orientare l’équipe curante verso la terapia più adeguata a quel tipo di paziente.

Evoluzione della Classificazione Diagnostica: dal DSM-IV al DSM-5

Confronto tra le edizioni del DSM per i disturbi alimentari

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) ha subito nel tempo importanti revisioni che hanno influenzato la comprensione e la classificazione dei disturbi alimentari. Il passaggio dal DSM-IV al DSM-5 ha apportato specifici cambiamenti volti a promuovere un inquadramento più accurato, specialmente per il genere maschile. L'eliminazione del criterio di amenorrea per l'anoressia nervosa (variabile genere-specifica) e la riformulazione della categoria "Eating Disorder Not Otherwise Specified" (EDNOS) hanno permesso una maggiore accuratezza diagnostica per l'anoressia e una minore frequenza di diagnosi residuali nella popolazione maschile. La classificazione EDNOS, infatti, costituiva un gruppo eterogeneo e non ben definito di disturbi alimentari, che includeva forme parziali di anoressia e bulimia nervose, la cui aspecificità ha fatto sì che in passato gli studi di prevalenza abbiano spesso fornito poche informazioni descrittive sulle caratteristiche dei DA nella popolazione generale.

Il DSM-5 riconosce attualmente tre principali forme di DA: l'anoressia nervosa (AN), la bulimia nervosa (BN) e il binge eating disorder (BED). Quest'ultimo, presente solo nell'appendice B del DSM-IV, è caratterizzato dalla presenza di abbuffate almeno una volta alla settimana per tre mesi (nell'appendice era richiesta la presenza di due volte a settimana per sei mesi), senza inappropriate condotte di compensazione. Oltre all'assenza di condotte di compensazione, una differenza sostanziale tra il BED e la BN è rappresentata dal minore interesse mostrato dal soggetto nei confronti del peso e della forma del corpo.

Diagnosi e Fenomenologia dei Disturbi Alimentari negli Uomini

La diagnosi di DA negli uomini è stata a lungo ostacolata dalla scarsa adeguatezza dei principali criteri classificatori impiegati, pensati primariamente per identificare il disturbo nelle donne. Nel caso dell'AN, il criterio di amenorrea (assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi), indicatore di uno stato di malnutrizione prolungato nella donna, non aveva un valido corrispettivo per il genere maschile dal punto di vista delle alterazioni neuroendocrine. Anche il Body Mass Index (BMI) non risulta essere un indicatore attendibile per i maschi. Infatti, se tale indice riflette nelle femmine la severità dei comportamenti alimentari disfunzionali finalizzati al decremento ponderale, negli uomini anche una condizione di normopeso può celare un disturbo alimentare. Questo potrebbe essere motivato dal fatto che la preoccupazione e l'insoddisfazione corporea risultano meno rigide nei maschi, poiché l'attenzione è primariamente rivolta alla forma corporea e all'aumento della massa muscolare rispetto alla magrezza. Per questo motivo, diversi ricercatori ritengono utile considerare altri indici antropometrici oltre al BMI, anche se le dimensioni esplorate da alcune scale di valutazione risultano ugualmente inefficaci per riconoscere l'AN nei maschi.

A livello fenomenologico, i maschi tendono a occultare il disturbo dietro regimi alimentari rigidi, associati a intense pratiche sportive. Sono spesso coinvolti in attività fisiche che enfatizzano la muscolosità e sono più inclini, rispetto alle femmine, all'esercizio fisico eccessivo, tanto che i DA vengono spesso associati ai disturbi di "dismorfismo muscolare" o "vigoressia". Queste considerazioni sono in linea con una serie di ricerche che attestano tra i giovani atleti una maggiore prevalenza di disturbi alimentari. Inoltre, i ragazzi ricorrono al vomito, ai farmaci diuretici e ai lassativi in misura minore rispetto alle donne (25% vs 50%), prediligendo come pratiche compensatorie in caso di abbuffate l'esercizio fisico o il digiuno nei giorni successivi. Tutti questi fattori possono ostacolare il riconoscimento della gravità del disturbo nell'uomo da parte del curante, o ritardare la richiesta di aiuto da parte del paziente stesso che, infatti, giunge spesso all'osservazione clinica in avanzato stato di malnutrizione. Un ulteriore elemento che può interferire con la diagnosi è la proroga nella richiesta di cure da parte dei maschi con AN a causa della vergogna associata allo stigma culturale di avere una malattia considerata tipicamente femminile.

Prevalenza dei Disturbi Alimentari: Uno Sguardo Epidemiologico

Grafico a torta che mostra la prevalenza dei diversi disturbi alimentari

Secondo un'indagine del 2008 condotta dal National Institute of Mental Health, circa un milione di persone di genere maschile nel mondo soffre di un disturbo alimentare, dato che secondo alcuni ricercatori risulterebbe ugualmente sottostimato. È necessario considerare che gli studi sui DA nei maschi sono limitati in confronto a quelli condotti sulle femmine. Secondo alcuni, la prevalenza rispetto al genere si attesta su rapporti maschi/femmine di tipo 1:11, mentre altri riportano stime 1:4, con una prevalenza lifetime per gli uomini sulla popolazione generale dello 0,3% per l'AN, dello 0,5% per la BN e del 2,0% per il BED. Studi epidemiologici riportano variazioni più ampie per l'AN (da 1:3 a 1:12) e per la BN (da 1:3 a 1:18), mentre si riscontrano risultati più omogenei riguardo al BED (da 1:2 a 1:6).

A questo proposito, diversi studi hanno comparato le stime di prevalenza dei DA tra la nuova edizione del Manuale Diagnostico (DSM-5) e la precedente (DSM-IV), rilevando come, in seguito alla nuova classificazione del BED nel DSM-5, sia stata riscontrata una maggiore prevalenza di individui con diagnosi franca di DA, in particolare di AN e BED. Tuttavia, la minor frequenza di episodi di abbuffate secondo la nuova diagnosi BED ha prodotto solo un minimo effetto sulle variazioni nelle rilevazioni di prevalenza lifetime nei maschi adulti (dal 2,0% al 2,1% negli Stati Uniti). Per quanto riguarda la BN, alcune ricerche suggeriscono che la prevalenza lifetime del disturbo tra gli uomini nella popolazione clinica supera il 10%. Tuttavia, i sintomi bulimici risultano fortemente sotto-diagnosticati tra gli uomini, anche a causa delle difficoltà che spesso i maschi incontrano nel riconoscere il proprio comportamento alimentare come problematico.

Epidemiologia in Adolescenza

Gli studi presi in considerazione attestano che AN e BN nella popolazione maschile costituiscono il 5-10% di tutti i casi. Tuttavia, la prevalenza risulta superiore in specifici sottogruppi, come gli atleti adolescenti, dove i tassi possono avvicinarsi a quelli osservati nelle femmine. La pubertà e l'adolescenza rappresentano periodi critici per l'insorgenza dei DA, in cui l'individuazione precoce e la prevenzione assumono un'importanza primaria. In questa fascia d'età, l'influenza reciproca tra vulnerabilità psicologica e fattori socioculturali diventa particolarmente evidente.

Nuovi Trend e Sfide nella Ricerca sui Disturbi Alimentari

Disturbi alimentari in aumento, l'appello dei genitori: "Mancano strutture, attese si allungano"

Negli ultimi dieci anni, la definizione dei disturbi alimentari è stata messa in discussione e la sua concettualizzazione si è notevolmente modificata, culminando nella riclassificazione in Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione nella quinta edizione del DSM-5, riconfermata anche nell’undicesima edizione della Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati (ICD-11). Sono stati riconosciuti e classificati per la prima volta come disordini ben definiti il BED e il Disturbo Evitante Restrittivo dell’Assunzione di Cibo (ARFID), i primi due DAN che non contano tra i propri criteri diagnostici la preoccupazione per l’immagine corporea.

Tuttavia, non tutte le forme sintomatiche dei DAN si inseriscono perfettamente nella classificazione del DSM-5. Questo ha portato la ricerca a individuare e investire sempre maggiore attenzione sulle cosiddette sindromi parziali, subcliniche, sottosoglia o atipiche dei disturbi alimentari. Tra i quadri che presentano maggiore difficoltà di inquadramento ricordiamo: la Food Addiction (FA), l’Ortoressia Nervosa (ON), la Muscle Dysmorphia (MD) e la Drunkoressia.

La Food Addiction è una condizione di comportamento alimentare caratterizzata da eccessiva e incontrollata assunzione di cibo e atteggiamenti simil-craving per il cibo, tipicamente per alimenti altamente palatabili. Per "diagnosticare" la FA, è stata sviluppata la YFAS. La FA è più frequente nei soggetti affetti da obesità, ma non è stato dimostrato che ne sia un fattore di rischio. La questione se la FA sia una dipendenza da nutrienti, o se sia l'atto del mangiare ad attivare il sistema del reward, o ancora se sia un sottotipo severo di BED, ha importanti conseguenze sulla prevenzione e il trattamento.

L'Ortoressia Nervosa, coniata nel 1997, indica una condizione di attenzione ossessiva sulle pratiche alimentari ritenute migliori per promuovere il benessere, da cui deriva disagio clinicamente significativo. Sebbene l'ON sia stata oggetto di numerosi studi, molti temi rimangono oggetto di dibattito, come la sua inclusione tra i DAN o tra i disturbi correlati al Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). Per questo, nel 2016 è stata costituita la ON-Task Force per la definizione di criteri diagnostici e strumenti di valutazione più accurati.

La Muscle Dysmorphia, conosciuta anche come "complesso di Adone" o "vigoressia", fu descritta per la prima volta nel 1993 con il nome di "anoressia inversa". I soggetti "vigoressici" mostrano un vissuto alterato della propria immagine corporea "opposto" a quello tipico dell'anoressia.

L'Impatto della Pandemia e il Ruolo delle Nuove Tecnologie

La pandemia da SARS-CoV-2 ha esposto i sistemi sanitari a un forte stress, costituendo una sfida assistenziale peculiare per i disturbi alimentari. Le restrizioni, l'isolamento sociale, l'ansia e l'incertezza per il futuro hanno pesantemente influenzato l'esordio e le manifestazioni cliniche dei DAN, con ricadute nei prossimi anni che imporranno un riadattamento dei sistemi assistenziali.

Accanto al tema delle nuove diagnosi e all'impatto della pandemia, si impone una riflessione costruttiva sull'importanza delle nuove tecnologie. Da un lato, è necessario valutare come realtà ormai quotidiane come i social network e i mass media interagiscano e modifichino l'epidemiologia dei DAN, il loro esordio e il loro fenotipo. Dall'altro, tecnologie come l'intelligenza artificiale e il machine learning dovranno essere sempre più integrate all'interno della ricerca clinica e dei percorsi diagnostico-terapeutici per rimanere al passo con le sfide odierne. Questi strumenti potrebbero offrire nuove prospettive per la diagnosi precoce, la personalizzazione dei trattamenti e la comprensione dei complessi meccanismi eziologici dei disturbi alimentari.

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