Anoressia: Comprendere il Percorso per Riconquistare un Rapporto Sano con il Cibo

L'anoressia nervosa è un disturbo alimentare complesso che può portare a una significativa perdita di peso e a gravi problemi di salute. Le persone che soffrono di disturbi alimentari come anoressia e bulimia o anoressia atipica hanno uno dei tassi di mortalità più alti tra le patologie psichiatriche. Periodi prolungati di assunzione nutrizionale inadeguata o sbilanciata determinano lo sviluppo della sindrome da fame e delle sue conseguenze intrinseche tra cui perdita di produttività e isolamento sociale.

Diagramma che illustra i sintomi fisici e psicologici dell'anoressia

La Natura Complessa dell'Anoressia Nervosa

L'anoressia, o anoressia nervosa, è un disturbo del comportamento alimentare che colpisce in particolare le giovani donne ed è finalizzato al raggiungimento e al mantenimento di un peso significativamente inferiore a quello normale. Il termine “anoressia” (che significa letteralmente “perdita dell’appetito”) è in realtà inappropriato, perché le persone che ne soffrono vorrebbero mangiare, ma rifiutano il cibo per paura di ingrassare. Questa paura, che diviene il punto centrale della loro vita, deriva da un’alterazione dell’immagine del proprio corpo, che viene percepito come troppo grasso anche se è sottopeso o in una condizione di magrezza patologica.

Non è facile definire la soglia di peso che permette di diagnosticare l’anoressia. In linea di massima si adotta il criterio di un peso corporeo inferiore di oltre il 15% al peso normale per età e sesso oppure un Indice di Massa Corporea (IMC) uguale o inferiore a 17 (calcolato come rapporto tra il peso in chilogrammi e il quadrato dell’altezza in metri). La gravità del quadro anoressico è maggiore a mano a mano che l’IMC si abbassa.

Due Tipi di Anoressia Nervosa

Si distinguono principalmente due tipi di anoressia nervosa:

  • Anoressia restrittiva: l’alimentazione è ipocalorica, vengono evitati tutti i cibi che fanno ingrassare e l’obiettivo di avere un peso inferiore alla norma viene raggiunto con un rigido controllo alimentare e, talvolta, con la pratica di uno strenuo esercizio fisico.
  • Anoressia con abbuffate e/o condotte di eliminazione: caratterizzato dall’alternanza di episodi di iperalimentazione compulsiva (le cosiddette “abbuffate”) e di strategie compensative per eliminare le calorie ingerite (come il vomito autoindotto e l’assunzione di lassativi e diuretici).

Infografica che confronta l'anoressia restrittiva e quella con abbuffate/condotte di eliminazione

Sintomi e Segnali di Allarme

Quando si è affetti da anoressia, tutta la vita ruota intorno a quanto si mangia e quanto si pesa. Si è talmente convinti di essere grassi, che si può non mangiare a sufficienza. A volte, si mangiano grosse quantità di cibo in una volta sola per poi indursi il vomito. Anche se si diventa troppo magri, si desidera esserlo ancora di più. È possibile:

  • lamentarsi di essere sovrappeso, anche se si è già molto magri
  • pensare continuamente al cibo
  • pesare il cibo e contare le calorie
  • ammassare, nascondere o gettare via il cibo
  • saltare i pasti
  • fingere di mangiare o mentire sulle quantità ingerite
  • fare molta più attività fisica del normale
  • indossare capi d’abbigliamento voluminosi o a strati
  • pesarsi molte volte al giorno
  • sentirsi in pace con se stessi in base a quanto magri si pensa di essere

Tra i comportamenti più indicativi, nei soggetti anoressici si riconosce un'ossessione per la bilancia, la tendenza a mangiare da soli, il consumo di piccole quantità di cibo e la scelta esclusiva di alimenti ipocalorici.

Le Regole dell'Anoressia: Restrizione Dietetica Cognitiva

La restrizione alimentare è uno dei principali fattori di mantenimento di un disturbo alimentare. Le persone con Anoressia Nervosa tendono ad auto-imporre una dieta caratterizzata da regole alimentari multiple, severe e altamente specifiche, con l’obiettivo di ridurre ciò che mangiano. Di conseguenza, l’alimentazione diventa stereotipata ed inflessibile, rendendo il momento del pasto un’esperienza ansiogena e dominata dai sensi di colpa.

La persona con Anoressia non percepisce la dieta come qualcosa di dannoso perché:

  • stare a dieta è associato alla propria forza di volontà, autodeterminazione e potere;
  • stare a dieta fornisce una forte sensazione di controllo.

Le Regole Fondamentali

Le regole che guidano la restrizione dietetica cognitiva includono:

  • Cosa posso mangiare (o cosa non posso mangiare): le persone che soffrono di anoressia sono fermamente convinte che esistano cibi buoni (dietetici) e cibi cattivi (ingrassanti). Per questo motivo hanno una lista molto lunga di cibi che vengono evitati nelle loro diete, tra cui i cibi dal contenuto calorico incerto. In realtà, non esistono cibi “buoni o cattivi”, dipende molto dalla quantità.
  • Quando posso mangiare (o quando non posso mangiare): non c’è nessuna significativa differenza nell’assorbimento energetico dei pasti durante il giorno. La persona anoressica è convinta che dopo una determinata ora (per esempio, dopo le 21) non si debba più mangiare, perché non si avrebbe a disposizione il tempo per smaltire ciò che si è ingerito. L’alimentazione posticipata, quindi, fa sì che si posticipino la cena o il pranzo fino ad un’ora oltre la quale ormai non è più possibile mangiare, poiché anche questa è un’altra regola da rispettare!
  • Quanto mangiare: ogni giorno viene stabilito anche quanto mangiare, in termini di calorie, apporto di grassi, dimensione delle porzioni, numero di elementi (per esempio, tot numero di biscotti). In verità la giusta quantità di cibo da assumere è quella che permette di mantenere un peso stabile e sano, e che segue linee guida nutrizionali condivise.
  • Mangiare meno di chiunque altro: la persona anoressica teme di mangiare di fronte agli altri; questa regola emerge dalla convinzione che, le persone, notando che sta mangiando, giudicheranno questo fatto come una prova di debolezza, di mancanza di volontà o di ingordigia. Questo tipo di regola interferisce negativamente con il funzionamento sociale perché porta ad evitare quei luoghi in cui gli altri possono osservarci nell’atto del mangiare (per esempio, un ristorante).
  • Mangiare solo dopo essersi guadagnato il diritto: inoltre, la persona anoressica mangia solo se è necessario oppure dopo esserselo guadagnato in seguito ad un allenamento intenso.

Disturbi Alimentari: Anoressia, Bulimia, Binge-eating. | #TELOSPIEGO

I Rituali Alimentari nell'Anoressia

I rituali alimentari sono comportamenti rigidi, ripetitivi e sistematici legati alla preparazione, manipolazione o consumo del cibo, comunemente osservati nelle persone che soffrono di anoressia nervosa. La parola “rituale” sottolinea la natura sistematica e rigida di questi comportamenti. I rituali alimentari non sono semplicemente abitudini o preferenze personali, ma vere e proprie sequenze comportamentali percepite come indispensabili per mantenere un senso di controllo o ridurre l’ansia. Qualsiasi deviazione o interruzione nel rituale può causare intenso disagio psicologico, senso di colpa o panico.

I rituali alimentari emergono come una risposta complessa alle dinamiche psicologiche e fisiologiche che caratterizzano l’anoressia, tra cui:

  • Necessità di controllo: Uno dei tratti distintivi dell’anoressia nervosa è il desiderio estremo di controllo, che si manifesta principalmente attraverso l’alimentazione. In una situazione percepita come imprevedibile o minacciosa, il controllo sul cibo diventa un modo per riaffermare un senso di padronanza su sé stessi e sulla propria vita.
  • Riduzione dell’ansia: Per molte persone, il cibo è fonte di stress, colpa e paura, spesso legata all’aumento di peso o alla sensazione di “sporcare” il corpo con ciò che viene ingerito. I rituali alimentari forniscono una struttura prevedibile che riduce l’incertezza e abbassa i livelli di ansia.
  • Simbolismo e significato: i rituali alimentari acquisiscono un valore simbolico profondo, rappresentando spesso il tentativo di purificazione, autoprotezione o disciplina.
  • Rinforzo psicologico: Come avviene in molti comportamenti ritualistici, il rispetto delle regole autoimposte offre una sensazione di successo e sollievo temporaneo, che rinforza ulteriormente il comportamento.
  • Evitamento emotivo: i rituali alimentari aiutano a distogliere l’attenzione dalle emozioni difficili o dai conflitti psicologici sottostanti.
  • Influenza della malnutrizione: la malnutrizione stessa, caratteristica dell’anoressia nervosa, contribuisce al mantenimento dei rituali alimentari. Il deficit calorico altera il funzionamento cognitivo ed emotivo, rendendo la persona più incline al pensiero ossessivo e alle compulsioni.
  • Comportamento adattivo degenerato: In alcune persone, i rituali alimentari possono iniziare come tentativi razionali di migliorare l’alimentazione o perdere peso.

Esempi di Rituali Alimentari

I rituali alimentari nell’anoressia nervosa sono estremamente variegati e personalizzati, poiché ogni individuo sviluppa comportamenti che riflettono la propria storia, ansie e tentativi di controllo. Alcuni esempi includono:

  • Meticolosità estrema nella preparazione: Dedicare una quantità sproporzionata di tempo alla preparazione del cibo, seguendo regole autoimposte estremamente rigide (es. tagliare gli alimenti in pezzi perfettamente uniformi).
  • Separazione rigorosa degli alimenti: Evitare qualsiasi contatto tra cibi diversi sul piatto.
  • Evitamento di condimenti e aggiunte: Rifiutare condimenti come olio, burro o salse, motivati dalla convinzione che siano calorici o “impuri”.
  • Masticazione prolungata e lenta: Masticare ogni boccone decine di volte prima di deglutire, percepito come una forma di “penitenza”.
  • Ordine rigido nel consumo: Consumare il cibo seguendo un ordine predeterminato (es. sempre le verdure per prime).
  • Quantità ridotte e calcolate con precisione: Utilizzare bilance, misurini o altri strumenti per assicurarsi che ogni porzione rispetti un limite calorico prestabilito.
  • Esclusione di gruppi alimentari interi: Eliminare completamente determinati gruppi alimentari (es. carboidrati, grassi) basandosi su paure irrazionali.
  • Restrizioni autoimposte estreme: Limitare ulteriormente la dieta con regole arbitrarie (es. consumare solo determinati cibi in specifici momenti della giornata).
  • Isolamento sociale durante i pasti: Preferire mangiare da soli per evitare di essere osservati o giudicati.
  • Controllo dell’ambiente fisico: Consumare il pasto in un ambiente controllato, scegliendo la disposizione degli utensili, del cibo, l’illuminazione o la musica.
  • Tempi rigidi: Seguire orari precisi per i pasti, evitando di mangiare fuori da questi momenti stabiliti.
  • Pianificazione anticipata dettagliata: Pianificare i pasti e i rituali alimentari con giorni di anticipo.

Schema che illustra la ciclicità dei rituali alimentari nell'anoressia

Le Conseguenze Fisiche dell'Anoressia

Anoressia non significa solo essere troppo magri. Se si perde troppo peso, si può danneggiare tutto il corpo. L'anoressia può causare:

  • Nelle donne, blocco del ciclo mestruale
  • Nelle donne, crescita di peli su viso e corpo
  • Gonfiore o meteorismo
  • Mal di pancia
  • Stipsi (stitichezza)
  • Depressione

Se ci si induce troppo il vomito, l’acido gastrico danneggerà i denti. Se l’anoressia peggiora molto, può incidere sull’equilibrio chimico dell’organismo provocando un assottigliamento delle ossa, gravi problemi cardiaci o perfino la morte. Le complicanze mediche dell’anoressia, anch’esse legate al grave stato di denutrizione, sono soprattutto anomalie dell’ematopoiesi (leucopenia e linfocitosi relativa), osteoporosi con conseguente fragilità ossea (causata dal ridotto apporto di calcio e dalla ridotta produzione di estrogeni) e, nei casi più avanzati, problemi cardiovascolari (aritmie cardiache e fibrillazione ventricolare).

Chi Può Ammalarsi di Anoressia?

Chiunque può ammalarsi di anoressia. Ha inizio con maggiore probabilità nell’adolescenza o nella prima età adulta. È molto più comune tra le ragazze e le donne. Le persone affette da anoressia sono spesso in grado di nasconderla ai propri cari. Questo significa che familiari e amici potrebbero non saperne nulla finché diventa molto grave e potenzialmente letale. Conoscere i sintomi dell’anoressia può aiutare a riconoscerli nei propri cari.

Fattori di Rischio

L'incidenza dell’anoressia nervosa è progressivamente aumentata durante il secolo scorso. Nella popolazione generale degli Stati Uniti sono stati rilevati tassi di prevalenza dello 0,9% per l’anoressia. Nelle donne, la prevalenza del disturbo è di circa 10 volte superiore rispetto agli uomini. Anche in Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la prevalenza riportata dai diversi studi va dallo 0,2 allo 0,8%. La massima incidenza si registra nelle ragazze tra i 15 e i 19 anni. In rari casi l’esordio è in età infantile o dopo la menopausa.

  • Fattori socio-culturali: La spiegazione di questo incremento va ricercata nell’influenza di fattori culturali: in tutti i Paesi che adottano il cosiddetto “modello occidentale” i criteri estetici enfatizzano sempre di più la magrezza. Le persone particolarmente vulnerabili in termini di autostima e di identità sociale possono reagire a queste pressioni culturali modificando in modo disfunzionale le proprie abitudini alimentari. Inoltre, le atlete di certe discipline sportive, le danzatrici e le modelle hanno un rischio maggiore di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare di questo tipo.
  • Predisposizione genetica: Oltre a questi fattori culturali hanno un peso anche la predisposizione genetica (l’ereditabilità dell’anoressia è stata stimata attorno al 58%).
  • Fattori psicologici: Infine, anche la dipendenza psicologica dalle figure genitoriali, in particolare dalla madre, può giocare un ruolo. Secondo recenti studi, le adolescenti che hanno una forma di attaccamento insicuro riferiscono livelli anormali di preoccupazione per il loro aspetto fisico.

Come Viene Diagnosticata l'Anoressia?

I medici misureranno altezza e peso per stabilire se si pesa troppo poco in base all’altezza. Inoltre, chiederanno come ci si sente circa il proprio corpo e il proprio peso. Se l’anoressia sembra probabile, i medici effettueranno un esame obiettivo. Richiederanno esami delle urine e del sangue per verificare la presenza di problemi dovuti all’anoressia. Inoltre, è possibile che venga eseguito un esame per verificare l’assottigliamento delle ossa e per rilevare alterazioni del ritmo cardiaco.

Il Percorso di Cura: Riconquistare il Peso e la Salute

Il percorso di cura per affrontare l’anoressia prevede diversi passaggi che devono portare al graduale ripristino di un peso corporeo adeguato. Tuttavia rimettere peso dopo l'anoressia non è un compito facile e richiede molta pazienza, impegno e un approccio integrato tra medici, psicologi e nutrizionisti esperti nel trattamento dei DCA. Ricominciare a mangiare dopo l’anoressia è infatti un processo che va ben oltre la semplice assunzione di nutrienti essenziali.

Riprendere Peso Dopo l'Anoressia

Il disturbo ha un impatto significativo sul metabolismo, sui livelli ormonali e sul funzionamento generale di tutti gli organi del corpo che rendono più difficile il recupero del peso e della massa muscolare persa. Diventa importante in primo luogo risvegliare il metabolismo dopo l’anoressia tenendo conto del fatto che il corpo ha rallentato il consumo calorico imparando a conservare energia come risposta alla restrizione calorica prolungata. Questo rallentamento può continuare anche quando si ricomincia a mangiare rendendo più difficile ingrassare velocemente dopo l'anoressia. Il processo di recupero dall'anoressia prevede di seguire un piano alimentare personalizzato che favorisca il recupero della massa muscolare persa e il risveglio del metabolismo senza trascurare l'importanza del supporto psicologico. Affrontare la paura di ingrassare e accettare i cambiamenti del proprio corpo sono aspetti altrettanto importanti per arrivare ad una guarigione completa.

Grafico che mostra le fasi del recupero del peso dopo l'anoressia

Difficoltà nel Recupero del Peso

Le difficoltà nel recupero del peso dopo l'anoressia sono legate alle caratteristiche della persona, al suo complessivo stato di salute e allo stadio della malattia. Il fisico anoressico si trova in uno stato di grave deperimento con una perdita significativa di massa muscolare e grasso corporeo. Ricominciare a mangiare dopo l'anoressia può scatenare una serie di sintomi sgradevoli tra cui gonfiore, dolori addominali e problemi digestivi che possono scoraggiare il processo di recupero. Inoltre la paura di ingrassare troppo velocemente o in modo incontrollato può alimentare resistenze psicologiche rendendo difficile seguire un piano alimentare adeguato.

Una nutrizione regolare e bilanciata è necessaria per apportare un graduale aumento di peso e limitare il fenomeno dell’extreme hunger dopo l’anoressia che consiste nel bisogno corporeo di assumere quantità di cibo molto superiori rispetto a quelle a cui era abituato durante la malattia. Gli effetti della fame sul cervello durante la fase di recupero possono portare ad un aumento dell'appetito che può essere psicologicamente difficile da affrontare.

Le attuali linee guida per la rialimentazione delle persone malnutrite con anoressia femminile ed anoressia maschile raccomandano di iniziare con bassi apporti energetici e di aumentarli con cautela vista la possibilità di incorrere nella sindrome da rialimentazione. Uno studio condotto di recente ha analizzato l’impatto di questo modello di recupero osservando che tra i suoi effetti ci sono una fame prolungata e la necessità di ricorrere a lunghi ricoveri ospedalieri. Di recente sono stati sperimentati protocolli di rialimentazione ad alto contenuto energetico per il ripristino nutrizionale che hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci per adolescenti e giovani adulti con grave malnutrizione. Il modello di rialimentazione più rapida che utilizza protocolli di rialimentazione ad alto contenuto energetico sta diventando una pratica standard per il trattamento dell’anoressia in queste fasce d’età (Salter et al., 2024).

Quanto Tempo Ci Vuole a Riprendere Peso?

Le testimonianze di persone con anoressia rendono evidente la grande differenza individuale nei tempi di recupero. Per qualcuno è possibile ingrassare velocemente dopo l’anoressia mentre per altre persone la ripresa del peso è molto lenta e altalenante. Non è possibile stabilire con esattezza dopo quanto tempo il peso si stabilizza per via delle diverse caratteristiche del metabolismo dopo l’anoressia. I fattori che incidono sui cambiamenti del peso nell’anoressia sono la durata e la gravità del disturbo, l'età, il sesso, il livello di attività fisica e la velocità con cui avviene il recupero della massa muscolare dopo l’anoressia.

In generale il processo di recupero del peso può richiedere diversi mesi o addirittura anni e necessita di un adeguato supporto psicologico che nei giovani pazienti include anche il coinvolgimento della famiglia e in particolare della madre. È difficile segnare un prima e dopo l’anoressia in quanto il recupero spesso non è lineare e può essere accompagnato da periodi di oscillazione o di stallo in cui il peso rimane stabile nonostante l'aumento dell'apporto calorico. Il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi ai cambiamenti e per recuperare la massa muscolare persa.

Uno studio longitudinale condotto su donne adolescenti e adulte ricoverate per il trattamento dei disturbi alimentari ha analizzato il tasso di recupero del peso nei pazienti ricoverati come predittore dell'esito dell'anoressia nervosa. Questa analisi ha esaminato diversi parametri di ripristino del peso come predittori del deterioramento clinico dopo la dimissione tra le pazienti con anoressia nervosa. Dai risultati è emerso che il tasso di aumento di peso durante il trattamento ospedaliero era un predittore significativo di un esito clinico positivo a breve termine dopo la dimissione. Non è ancora chiaro se il tasso di aumento di peso sia la causa diretta di questa più rapida guarigione o se debba semplicemente essere considerato un segnale che indica una maggiore capacità di tollerare l’aumento di peso e di impegnarsi nel processo di recupero da parte delle pazienti in fase di guarigione (Lund et al., 2008).

Come Riprendere Peso Dopo un Dimagrimento?

Riprendere peso dopo un forte dimagrimento è un'operazione che richiede un approccio graduale e pianificato. Non si tratta solo di aumentare le calorie ma di trovare il giusto apporto calorico che permetta di recuperare la massa muscolare persa e di stabilizzare il metabolismo. Un piano alimentare ben strutturato e la reintroduzione graduale dell'attività fisica possono aiutare a ristabilire una condizione fisica sana e funzionale. Uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Eating Disorders ha determinato gli esiti del ripristino del peso e delle complicazioni legate alla rialimentazione nei pazienti affetti da anoressia nervosa trattati in un programma integrato per disturbi alimentari in regime di ricovero. La rialimentazione dei pazienti con anoressia mediante un protocollo comportamentale ospedaliero può essere eseguita in modo sicuro e più rapidamente di quanto generalmente riconosciuto, ripristinando il peso della maggior parte dei pazienti al momento della dimissione (Redgrave et al., 2015).

Il Trattamento Multidisciplinare

Per aiutare una persona anoressica che presenta un rischio medico più elevato, spesso si raccomanda il ricovero ospedaliero in un centro di trattamento specialistico multidisciplinare per la stabilizzazione medica, il ripristino nutrizionale e per apportare un cambiamento psicologico.

Il trattamento per l'anoressia prevede diverse fasi:

  • Trattamento per modificare le abitudini alimentari: I medici prescriveranno un consulto con un esperto in salute mentale per la terapia. La terapia per l’anoressia:
    • Si concentra sull’apprendimento di abitudini alimentari sane e sul raggiungimento del peso ideale.
    • Può essere individuale o familiare (la terapia familiare è particolarmente utile per gli adolescenti).
    • Può durare fino a 1 anno successivo al riacquisto di peso.
  • Trattamento per riacquistare peso: Se si è perso molto peso o si è perso peso molto rapidamente, i medici tenteranno di aiutare a riacquistare peso. Ciò può coinvolgere:
    • Un ricovero ospedaliero per accertarsi che si mangi abbastanza.
    • Regolari controlli medici.
    • Visite con un nutrizionista (un operatore sanitario che si concentra sulle abitudini alimentari sane).
    • A volte, il medico prescrive farmaci per trattare ansia e depressione.

La dieta per l'anoressia nervosa NON è finalizzata alla guarigione dal disturbo mentale, ma si tratta comunque di un aspetto necessario alla sopravvivenza del soggetto.

ATTENZIONE! La dieta per l'anoressia nervosa deve possedere alcune caratteristiche fondamentali, che interessano la sfera nutrizionale, organica, psicologico-educativa e comportamentale.

  • Frazionamento dei pasti in porzioni molto piccole e digeribili: Lo stomaco dell’anoressico è spesso di dimensioni e funzionalità ridotta. Ammesso che il soggetto accetti di mangiare, sarebbe utile che non avvertisse sensazioni negative di pienezza gastrica o difficoltà digestiva. È necessario che gli alimenti siano cotti al naturale (lessi, al vapore ecc) e con pochi grassi aggiunti.
  • Atteggiamento non aggressivo: Il pasto dev'essere proposto con delicatezza, senza imposizioni che potrebbero scatenare un rifiuto istantaneo. D'altro canto, spesso gli anoressici hanno un temperamento difficile da gestire.
  • Ricchezza di nutrienti essenziali: Per quanto scarsa, la dieta per l’anoressia dev'essere più ricca possibile di nutrienti essenziali.
  • Inserimento graduale degli alimenti: Spesso, inizialmente risulta più proficuo lasciare che sia l’anoressico a scegliere quali alimenti mangiare.
  • Varietà: La dieta per l’anoressia nervosa dev'essere personalizzata al 100%.
  • Integrazione alimentare: Quando possibile, la dieta per l’anoressia nervosa deve comprendere un piano di integrazione alimentare.

La convivialità è un fattore preventivo verso l'anoressia nervosa. Inoltre, così facendo, l'anoressico non può nascondere i cibi o praticare il vomito autoindotto.

L'Importanza del Supporto Psicologico

Il recupero dall'anoressia non è solo una questione fisica ma richiede un lavoro intenso anche sul piano psicologico. Affrontare la paura di ingrassare, accettare i cambiamenti del proprio corpo e sviluppare un rapporto sano con il cibo sono sfide che non possono essere superate senza un adeguato supporto psicologico.

Il lavoro terapeutico si concentra soprattutto sulla ricostruzione dell'autostima, sull'elaborazione delle emozioni legate alla malattia e sulla prevenzione delle ricadute. La Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT-E) è una forma specifica di terapia cognitivo comportamentale sviluppata per il trattamento dei disturbi dell’alimentazione, che si focalizza sui meccanismi che mantengono il disturbo.

Come Aiutare una Persona Cara

Se un amico o un familiare sta lottando con questa condizione, potresti sentirti impotente o incerto su come offrire il tuo sostegno.

  • Informati sui disturbi alimentari: Più sai cosa sono i DCA, quali sono le cause, i sintomi e le conseguenze, più sarai in grado di capire cosa sta vivendo la persona e quali sono le sue difficoltà.
  • Ascolta con empatia e senza giudizio: La persona potrebbe avere vergogna, senso di colpa o paura di parlare dei suoi problemi alimentari. Esprimi la tua preoccupazione e il tuo affetto: fai sapere alla persona cara che ti importa di lei e che sei preoccupato per la sua salute fisica e mentale. Sii onesto e sincero, ma evita di focalizzarti sul suo peso, sul suo aspetto o sul cibo.
  • Incoraggia la persona a cercare aiuto professionale: I disturbi alimentari sono malattie gravi che richiedono un trattamento adeguato da parte di specialisti qualificati. Puoi suggerire alla persona di rivolgersi al suo medico di famiglia, a un nutrizionista, a uno psicologo o a un centro specializzato in DCA.
  • Sii paziente e positivo: Il recupero da un disturbo alimentare è un percorso lungo e difficile, che comporta alti e bassi, progressi e ricadute. Non aspettarti che la persona cambi da un giorno all’altro o che segua i tuoi consigli senza resistenza.

Non dire frasi come: “Basta mangiare”, “Sei troppo magro/a”, “Ti stai rovinando la vita”, “Non hai niente di cui preoccuparti”, “Sei egoista”, “Non hai forza di volontà”. Non confrontare la persona con altre persone che hanno o non hanno DCA. Non commentare il suo peso, il suo aspetto o il cibo davanti a lei o ad altre persone. Non colpevolizzare.

Se una persona a te cara non vuole mangiare non servirà a nulla perdere la pazienza o forzarla a mangiare o a seguire una dieta. Questo può aumentare la sua resistenza e la sua paura del cibo. Invece, cerca di offrire alla persona delle scelte alimentari varie e bilanciate, senza pressioni o commenti. Inoltre, non trasformare i pasti in momenti di conflitto o di discussione. Allo stesso tempo non ignorare o negare il problema. Se noti che la persona ha dei segni evidenti di DCA, come una perdita o un aumento di peso eccessivi, delle ferite sulle mani o sul viso, delle scuse frequenti per non mangiare o per andare in bagno dopo i pasti, affronta il problema con delicatezza e fermezza.

Il sistema di accudimento, attiva protezione verso la propria prole e attacco verso ogni minaccia esterna alla sua sopravvivenza o salute. Nel caso dell’anoressia nervosa, protezione e attacco sono rivolti entrambi verso il figlio/a. Manca infatti la minaccia esterna che viene identificata nella persona stessa da difendere. Nella maggior parte dei casi, un atteggiamento di critica e un’elevata emotività espressa porta a sviluppare un clima familiare disfunzionale. È importante comprendere che una persona anoressica ha uno scarso controllo sulla sua malattia e che deve essere aiutato per riuscire a sconfiggerla. La ricerca ha evidenziato che l’atteggiamento più utile da adottare e terapeuticamente essenziale, è un’attitudine di accettazione della propria figlia, non criticando il suo comportamento alimentare (Dalle Grave, 2014). È importante inoltre, cercare di convincerla/o a iniziare un trattamento specialistico.

Aiutare una persona cara affetta da anoressia nervosa è un gesto di grande amore e comprensione. Il percorso può essere lungo e impegnativo, ma il tuo sostegno può fare una differenza significativa nella vita della persona amata.

Immagine simbolica di mani che si stringono, rappresentando supporto e recupero

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