L'autunno del 1902 segna un momento cruciale nella storia della psicologia: Sigmund Freud, figura pionieristica della psicoanalisi, inviò una cartolina a quattro colleghi - Alfred Adler, Max Kahane, Rudolf Reitler e Wilhelm Stekel - invitandoli a casa sua per discutere del suo lavoro. Questo invito diede vita alla "Società Psicologica del Mercoledì", un gruppo di medici, letterati e artisti che si riuniva regolarmente per esplorare le complesse dinamiche della psiche umana. Tra questi fondatori, Alfred Adler emerse come una figura di spicco, destinato a sviluppare un proprio sistema teorico che, pur partendo da basi comuni, si sarebbe progressivamente discostato da quello di Freud, portando a una rottura e alla nascita della Psicologia Individuale.

La Nascita di un Circolo: L'Invito di Freud e la Cartolina Contestata
La genesi della Società Psicologica del Mercoledì è documentata da una cartolina inviata da Freud a Adler, datata 2 novembre 1902. Questo biglietto, riportato e analizzato nel materiale fornito, non solo colloca l'avvio del gruppo nel novembre 1902, ma solleva anche interrogativi sulla reale sequenza degli inviti e sulla loro autenticità. Wilhelm Stekel, uno dei membri originari e autore di un resoconto autobiografico, cita l'invito a Adler come prova della sua partecipazione. Tuttavia, un'analisi approfondita del testo dell'invito suggerisce che Adler potrebbe essere stato contattato in un secondo momento, quasi "a giochi fatti", rispetto agli altri tre colleghi. Questa discrepanza potrebbe spiegare perché solo la cartolina inviata ad Adler sia giunta fino a noi, mentre le altre sembrano essere andate perdute.
L'ipotesi che Freud abbia prima raggiunto un accordo con Kahane, Reitler e Stekel, magari di persona, e solo successivamente abbia inviato una cartolina ad Adler, non è da scartare. Questo scenario è reso più plausibile considerando la natura dei rapporti di Freud con questi colleghi all'epoca. Mentre Kahane e Reitler conoscevano Freud fin dagli ultimi anni dell'Ottocento, avendo seguito le sue lezioni universitarie, Stekel, pur entrando in contatto con Freud solo nel 1901, divenne rapidamente un fervente sostenitore e, secondo alcune testimonianze, persino l'ideatore della Società del Mercoledì. Il rapporto di Freud con Adler, in quel periodo, appare meno profondo e probabilmente meno antico, il che potrebbe aver giustificato un approccio comunicativo differente.

Le Fondamenta Comuni e le Prime Divergenze: La Teoria della Libido e la "Protesta Virile"
Nonostante le iniziali divergenze sulla modalità di invito, Adler partecipò attivamente al gruppo freudiano per circa nove anni. In questo periodo, il suo pensiero, pur muovendosi inizialmente sulle orme della psicoanalisi, iniziò a delineare traiettorie autonome. Mentre Freud poneva l'accento sulla rimozione come meccanismo psichico centrale e sulla teoria della libido come forza motrice primaria dello sviluppo umano, Adler sviluppò concetti distinti.
Adler, a differenza di Freud, sosteneva che l'uomo non "vuole vedere" ciò che è rimosso, suggerendo una maggiore agency e una scelta attiva nel processo di negazione. Inoltre, contrapponeva alla teoria freudiana della libido la sua concezione della "protesta virile". Questo concetto descriveva la reazione compensatoria di individui, specialmente uomini, che, mascherando sentimenti di inferiorità e insicurezza, cercavano di affermare la propria superiorità e potere. Per Adler, la perversione non era il "negativo della nevrosi" come ipotizzato da Freud, ma piuttosto un'altra forma di nevrosi, indicando una visione più sfumata delle dinamiche psicopatologiche.
Un punto di frizione significativo emerse nel 1908, quando Adler presentò il suo articolo "L'istinto aggressivo nella vita e nella nevrosi". In un momento in cui Freud riteneva lo sviluppo sessuale precoce il determinante principale della formazione del carattere, Adler propose che le pulsioni sessuali e aggressive fossero "due istinti originariamente separati che si fondono in seguito". Questa idea, che anticipava la successiva elaborazione freudiana delle pulsioni di vita e di morte, segnò un ulteriore allontanamento dalla dottrina ortodossa.
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La Nascita della Psicologia Individuale: L'Enfasi sul Contesto Sociale e il Sentimento di Inferiorità
Le divergenze teoriche divennero incolmabili, portando nel 1911 alla rottura definitiva tra Adler e Freud. Adler, insieme a un gruppo di seguaci, fondò la "Società di Psicologia Individuale Comparata", successivamente nota semplicemente come Psicologia Individuale. Il termine "individuale", affiancato alla qualifica meno consueta di "comparata", sottolineava l'idea di un'individualità psichica intrinsecamente sociale, inseparabile dal suo contesto comunitario. "Non è possibile studiare un essere umano in condizioni di isolamento, ma solo all'interno del suo contesto sociale," affermava Adler, ponendo le basi per un approccio che privilegiava le dinamiche interpersonali e ambientali rispetto alle sole pulsioni interne.

Un concetto cardine della psicologia adleriana è il "sentimento di inferiorità". Adler lo considerava una condizione naturale dell'infanzia, derivante dalla dipendenza del bambino dagli adulti e dalla sua organica fragilità. Questa esperienza di inferiorità, tuttavia, poteva fungere da potente motore per il miglioramento e il raggiungimento di obiettivi. Se, tuttavia, questo sentimento diventava opprimente, poteva degenerare in un "complesso di inferiorità", portando a meccanismi di compensazione patologici. Come reazione a tale complesso, alcuni individui potevano sviluppare un "complesso di superiorità", manifestando arroganza e dominanza per mascherare le proprie insicurezze.
Contrariamente all'enfasi freudiana sulla sessualità, Adler focalizzò la sua attenzione sulla "protesta virile" come reazione compensatoria, specialmente nelle donne, alla loro posizione subordinata nella società. Questa protesta si manifestava attraverso l'adozione di comportamenti ritenuti "maschili", visti come metafora di forza e affermazione.
L'Interesse Sociale, lo Stile di Vita e la Visione Ottimistica dell'Uomo
Altro pilastro della Psicologia Individuale è l'"interesse sociale" (Gemeinschaftsgefühl). Questo concetto, innato nell'essere umano, rappresenta la capacità di cooperare e contribuire al benessere della collettività. L'interesse sociale indirizza la "volontà di potenza" (l'aspirazione innata alla superiorità, al perfezionamento e alla sicurezza) verso obiettivi costruttivi e altruistici. Adler vedeva la vita come un movimento teleologicamente orientato verso la meta, un superamento costante delle resistenze ambientali, simile ai concetti evoluzionistici di Darwin e Lamarck.

Adler introdusse anche il concetto di "stile di vita" (Lebensstil), inteso come l'insieme unico e irripetibile di abitudini, attitudini e strategie che un individuo sviluppa per affrontare le sfide della vita. Lo stile di vita è un modello organizzativo iperstrutturato che dirige l'attività psichica, influenzando pensieri, emozioni e comportamenti. È una sorta di "matrice" che determina le risposte agli stimoli e che, attraverso le "finzioni" (modelli interpretativi soggettivi che facilitano l'adattamento alla realtà), si autoavvera, guidando l'individuo verso la sua meta.
A differenza della visione tendenzialmente pessimistica di Freud, Adler era un ottimista. Credeva fermamente nella capacità dell'uomo di migliorarsi e di contribuire positivamente alla società. La sua attenzione si spostò dalle cause determinanti del comportamento allo scopo per cui esso è concepito. Comprendere la meta di un individuo, secondo Adler, permetteva di prevederne le azioni.
Le Origini e le Esperienze Formative: Un Confronto tra Freud e Adler
Le biografie di Freud e Adler presentano paralleli e divergenze significative che hanno plasmato le loro rispettive teorie. Entrambi erano figli di mercanti ebrei del ceto inferiore, una condizione che potrebbe aver influenzato la loro sensibilità verso le dinamiche sociali e le lotte per l'affermazione. Tuttavia, mentre Freud si sentiva emotivamente legato al ceto medio-alto e alle sue nevrosi, Adler mantenne sempre un forte legame con il ceto inferiore e medio, riflettendo questo nella sua pratica clinica.

Una differenza cruciale risiede nelle esperienze infantili. Freud, contrariamente ad Adler, non riuscì mai ad accettare pienamente il complesso edipico, forse a causa di una situazione familiare opposta. Adler, figlio di un mercante, si sentiva rifiutato dalla madre (con cui viveva una rivalità) e protetto dal padre. Questa dinamica familiare lo portò a dare maggiore importanza alla posizione del bambino rispetto ai fratelli e alle sorelle, piuttosto che al rapporto con i genitori. La sua giovinezza fu segnata da sofferenze fisiche, come rachitismo e convulsioni, esperienze che contribuirono a forgiare in lui un profondo senso di inferiorità organica, ma che allo stesso tempo alimentarono la sua resilienza e la sua ricerca di compensazione.
Mentre Freud parlava di "rimozione" e poneva l'accento sulle pulsioni sessuali, Adler sosteneva che l'uomo "non vuole vedere" il rimosso e enfatizzava il ruolo delle motivazioni sociali e della ricerca di superiorità. La sua visione dell'uomo era più concreta e pratica, orientata alla conoscenza diretta dell'individuo nel suo ambiente. Era un uomo attivo, sebbene ipersensibile, dotato di una straordinaria capacità intuitiva di comprensione pratica. Nonostante non fosse un grande conversatore, era in grado di cogliere rapidamente i disturbi di un soggetto, anticiparne il comportamento e stabilire un contatto empatico con chiunque, anche con le persone più difficili.
Eredità e Influenza: Oltre la Rottura
Nonostante la rottura, il contributo di Adler alla psicologia è inestimabile. La sua Psicologia Individuale ha influenzato profondamente lo sviluppo della psicoterapia, ponendo le basi per approcci terapeutici successivi come la terapia cognitivo-comportamentale e la psicologia umanistica. Dopo la sua morte, la diffusione del suo metodo è proseguita attraverso i suoi figli, Kurt e Alexandra, e discepoli come Rudolf Dreikurs, Viktor Frankl, Rollo May, Abraham Maslow e Albert Ellis. La sua influenza è evidente anche in autori considerati neofreudiani come Karen Horney, Harry Stack Sullivan ed Erich Fromm.
Adler fu un pioniere della terapia di gruppo, applicando i principi della Psicologia Individuale nei consultori scolastici. Tutta la sua opera è intrinsecamente una psicologia sociale, con un forte interesse per le tematiche sociali e politiche che precedette il suo pensiero psicologico. Egli cercò di spiegare i fenomeni del comportamento di gruppo attraverso l'aspirazione alla superiorità, il sentimento sociale e le interpretazioni soggettive della situazione.
La sua enfasi sulla creatività del Sé, la sua visione teleologica della vita e la sua convinzione nella capacità umana di auto-miglioramento continuano a risuonare nella psicologia contemporanea, offrendo una prospettiva complementare e, per molti versi, ottimistica rispetto alle fondamenta poste da Sigmund Freud. La divergenza tra i due giganti del pensiero psicologico non ha indebolito il campo, ma lo ha arricchito, offrendo strumenti concettuali diversi per comprendere la complessità dell'animo umano.
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