La Pausa Estiva in Psicoterapia: Gestire Frustrazione e Dubbi

Buongiorno. Sto effettuando un percorso di psicoanalisi da circa due anni. La pausa estiva continua ad essere un periodo in cui la negatività e molte frustrazioni prendono possesso della mia mente. Posto che potrei sentire la mia terapeuta, e che sicuramente al rientro ci sarà occasione di parlarne, avete degli spunti utili da condividere con me a riguardo? Questa è la quarta pausa lunga dalla terapia, e devo dire che sono state tutte molto sofferte. Questo sta iniziando a farmi dubitare del percorso.

Paziente che riflette durante una pausa estiva

La pausa estiva in psicoterapia, in particolare in un percorso di psicoanalisi, rappresenta un momento cruciale e spesso delicato. Per molti pazienti, l'interruzione del consueto appuntamento settimanale con il terapeuta può innescare una serie di emozioni complesse, tra cui frustrazione, ansia, senso di abbandono e, come nel suo caso, dubbi sull'efficacia del percorso stesso. È fondamentale comprendere che queste reazioni, sebbene dolorose, non sono necessariamente un segno di fallimento terapeutico, ma piuttosto un'opportunità per approfondire aspetti importanti del proprio mondo interiore.

La Natura della Pausa Terapeutica

La psicoterapia è un percorso che segue una routine predeterminata: si concorda preventivamente un giorno ed un orario per la seduta, avviando così un’abitudine rassicurante tale da creare una base sicura, un costante punto di riferimento. L’interruzione di questa routine, come avviene durante la pausa estiva, può essere vissuta come uno stress significativo per il paziente. Questo periodo, che solitamente dura circa un mese e mezzo, è necessario anche al terapeuta per recuperare le energie dopo un anno di lavoro emotivamente e intellettualmente intenso, e va a modificare in modo significativo il setting terapeutico.

Quell’appuntamento consueto, tanto benefico, viene a mancare e si vive l’esperienza della separazione con tutti i sentimenti che ne derivano: frustrazione, tristezza, rabbia, senso di abbandono. Si può avere l’impressione che l’altro si sottragga proprio nel momento del bisogno. È per questo motivo che una buona prassi prevede che paziente e terapeuta discutano approfonditamente questo argomento in anticipo, preparando preventivamente il terreno. Parlare in anticipo del futuro momento di pausa dalla psicoterapia può aiutare a definirne meglio i contorni e a non trovarsi impreparati quando, inevitabilmente, si dovranno comunicare al paziente le “ferie”. In alcuni casi, una soluzione è rappresentata dalla possibilità, concessa dal terapeuta, di chiamarlo in un momento di crisi, in modo da fornire un supporto, seppure a distanza.

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L'Emergere di Emozioni Antiche e Nuove

Le pause lunghe dalla terapia possono far emergere sensazioni di solitudine e incertezza riguardo al percorso terapeutico. Questo è particolarmente vero quando si è abituati a confrontarsi regolarmente con la propria terapeuta. Il suo disagio, quindi, ha tutta l'aria di essere un lavoro terapeutico ben avviato. La separazione è un tema che torna e ritorna nella storia di ogni persona, facendo emergere emozioni antiche e nuove e obbligando a porsi numerose domande, come quelle che la stanno interrogando in questo momento. La vicinanza e la lontananza assumono diversi significati, e quanto lei riporta è un ottimo punto di partenza da approfondire con la sua terapeuta affinché insieme possiate collocare il significato di questo momento all'interno della sua storia personale.

Potrebbe essere utile ripercorrere la sua storia personale e individuare, se ci sono, altri momenti in cui si è sentita sovrastata da negatività e frustrazione a causa della mancanza di qualcuno per lei importante. Le pause rappresentano dei momenti che possono riattivare dinamiche legate a difficoltà nelle separazioni. È importante imparare a gestire i distacchi dall'altro. Rifletta su quanto ha elaborato durante le sedute precedenti e sui vissuti emotivi provati durante l'interruzione della terapia. Quando tornerà in terapia, questo sarà un ottimo materiale su cui discutere con il suo psicoterapeuta.

Il Dubbio come Parte Integrante del Percorso

È probabile che il sentimento di dubbio o addirittura di rifiuto nei confronti del percorso faccia parte di lei, del suo modo di vivere determinate situazioni, relazioni, distanze e vicinanze. Potremmo dire che lei è anche questa cosa, oltre che sicuramente molto altro. In una prospettiva esistenzialista, questa è una parte di sé che potrebbe rivelarsi anche una risorsa. L'invito è di utilizzare questo tempo di attesa provando ad imparare a convivere con questo lato contrastato di sé, accettarlo e, perché no, in qualche modo amarlo.

Il suo o la sua analista avrà sicuramente, nel corso di questi primi due anni di analisi, raccolto e rilanciato spunti interessanti sul tema separazione/distacco, sia in termini transferali rispetto al percorso psicoanalitico, sia in termini esistenziali rispetto a quanto accade già nella sua vita. Dunque, ogni consiglio sul tema probabilmente finirebbe per risultare una sovrapposizione.

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La Pausa come Opportunità Terapeutica

Sebbene l'interruzione estiva della psicoterapia possa avere una deriva oscura, legata ai sentimenti negativi provati dal paziente, essa può essere letta anche come un'immensa opportunità terapeutica. Parlare di come il paziente vive questa esperienza può, infatti, dischiudere contenuti che non emergono durante le sedute di psicoterapia individuale, portandoli alla coscienza e rendendoli, quindi, materia di possibile elaborazione. Il paziente, alle prese con il turbamento dovuto al distacco, può entrare in contatto con tutti quei contenuti relativi al tema della dipendenza/indipendenza, della mancanza e dell’abbandono.

Possono emergere, in questo modo, ricordi sepolti provenienti dall'infanzia, quando da bambini si soffriva la solitudine dell'assenza o si è subita una perdita mai realmente superata, se non attraverso il meccanismo della rimozione e della negazione. È compito del terapeuta, allora, aiutare il paziente a comprendere le radici del turbamento provato, in modo spesso inconscio. In una situazione come questa, infatti, il paziente tende a vivere il momento in modo poco lucido poiché le sue emozioni sono inquinate dalle proiezioni: il senso di rabbia e tristezza che viene rovesciato sul terapeuta non è altro che il portato dei vissuti passati.

Inoltre, più questa momentanea separazione viene vissuta male, più il paziente tende a rimuovere e scindere per proteggersi da ciò che lo fa soffrire, innalzando difese sempre più impenetrabili. È il terapeuta che deve rendersi conto della cosa, facendola diventare oggetto di dialogo e, quindi, di riflessione comune. In tal modo, non solo si ha l'occasione di entrare in contatto con i contenuti rimossi, ma anche di porre il paziente di fronte alle distorsioni messe in atto nella relazione. Diviene, allora, importante analizzare anche i sogni del paziente, legati alle emozioni provate: navi che partono, il terapeuta che va via… immagini che riproducono nel chiuso della mente lo sconvolgimento in atto nell'universo emotivo di chi vede la propria terapia interrompersi in modo imprevisto. La discussione sull'interruzione momentanea della terapia, inoltre, rappresenta anche un vero e proprio momento diagnostico durante il quale il terapeuta attento può raccogliere elementi importanti per il proprio intervento.

Gestire la Pausa: Strategie Utili

Durante questa pausa estiva, potrebbe considerare alcune attività che possono aiutarla a gestire meglio i suoi sentimenti. Ad esempio, potrebbe esplorare nuovi hobby o interessi, dedicarsi alla lettura di libri che la ispirano, praticare tecniche di rilassamento come la meditazione o lo yoga, o stabilire contatti sociali con amici o familiari che la supportano. È importante mantenere uno stile di vita equilibrato e prendersi cura di sé stessa durante questo periodo di transizione.

Inoltre, potrebbe riflettere su quanto ha imparato durante la sua terapia finora e su come può applicare queste conoscenze nella sua vita quotidiana. Identifichi i modelli di pensiero o comportamento che potrebbe voler esplorare ulteriormente con il suo terapeuta una volta che la terapia riprenderà e prenda nota di eventuali domande o argomenti che desidera affrontare.

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Cerchi anche di mantenere una routine stabile; stabilire delle attività quotidiane può offrire struttura e conforto. È importante ricordare che le sensazioni che sta vivendo possono essere un'opportunità per esplorare aspetti profondi di sé al ritorno in terapia.

La Comunicazione con il Terapeuta

È positivo che lei stia considerando di parlare con la sua terapeuta riguardo a questi sentimenti una volta che la terapia riprenderà. È importante mantenere una comunicazione aperta e trasparente con il suo terapeuta e condividere le sue preoccupazioni e dubbi. La terapia è un processo complesso e può comportare alti e bassi, momenti di chiarezza e momenti di confusione. È normale che lei possa dubitare del percorso durante periodi di difficoltà, ma è anche importante ricordare i progressi che ha fatto fino ad oggi e il lavoro che ha svolto con il suo terapeuta.

Il fatto di poterla chiamare al bisogno è un buon palliativo, un punto di partenza, ma rimanda senza risolvere probabilmente ciò che le genera l'assenza. Non si preoccupi, non dubiti del suo percorso. Si senta libera di condividere con la sua terapeuta i vissuti di cui parla. Lo psicologo resta sempre a disposizione del paziente per eventuali emergenze e chiarimenti e per questo motivo, se avverte un disagio eccessivo, non esiti nel contattare il suo terapeuta per parlarne con lui in qualsiasi momento.

Il Fine Ultimo: Interiorizzare il Terapeuta

In ultimo, osserviamo come, in alcuni casi, la pausa estiva dalla psicoterapia, con il venir meno degli appuntamenti cadenzati, rappresenti di per sé un momento di metabolizzazione dei processi in atto. Il paziente reagisce alla perdita attraverso quello che può essere considerato uno dei sistemi di difesa più sani: l'identificazione. Possiamo dire che il paziente interiorizza la figura del terapeuta. Ciò sta a significare che egli può arrivare a toccare quello che è l'obiettivo ultimo della terapia: sviluppare un modo di pensare più complesso e meno giudicante, accorgersi che la terapia fa parte integrante della propria identità e, in ultimo, assumersi la responsabilità della cura di sé stesso.

In conclusione, sia gentile con se stesso e si conceda il tempo di esplorare i suoi sentimenti in modo compassionevole. La terapia è un processo di crescita e cambiamento che richiede impegno e pazienza, e lei sta facendo progressi anche solo nel chiedere aiuto e cercare supporto. Resti fiducioso nel suo percorso e continui a lavorare verso il suo benessere emotivo.

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