La storia degli ospedali psichiatrici in Italia è un capitolo complesso e spesso doloroso, le cui pagine dedicate al superamento di tali strutture raccontano di decenni di ritardo, specialmente in regioni come la Calabria. L'intuizione dello psichiatra Franco Basaglia, sancita dalla legge 180 del 1978, impose la chiusura dei manicomi, promuovendo un nuovo approccio alla salute mentale. Questa riforma, pur non essendo ancora pienamente attuata, ha segnato un punto di svolta fondamentale, allontanando la condanna all'isolamento, alla coercizione e alla contenzione fisica per le persone affette da patologie psichiatriche.
Un tempo, i manicomi erano luoghi di emarginazione, confini oltre i quali venivano relegate non solo persone bisognose di cure, ma anche individui con disagi, dipendenze, i più soli, le mogli adultere o presunte tali, giovani donne criminalizzate per scelte di vita, e persone con gravi forme di disabilità. Le famiglie, spesso spinte dalla vergogna, preferivano abbandonare questi individui, alimentando la categoria dei "folli" le cui maglie erano così larghe da inglobare chiunque fosse portatore di uno stigma o semplicemente ai margini della società. Il manicomio diveniva così un "non luogo", uno spazio destinato a custodire storie dolorose, vite interrotte e sogni sospesi.
Le Origini e l'Evoluzione dei Manicomi in Italia
La storia degli ospedali psichiatrici in Italia affonda le sue radici nel XV secolo. Inizialmente, la loro istituzione era legata a ordini monastici, amministrazioni provinciali o all'iniziativa di medici illustri. Dal 1728, gli ordini ecclesiastici assunsero un ruolo sempre più rilevante nella loro richiesta. Esempi significativi includono l'ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma, formatosi intorno al 1550, gli ospedali psichiatrici di Torino gestiti dalla confraternita del Santo Volto, e l'ospedale psichiatrico di Lucca, aperto nel 1773 come "Spedale dei Pazzi".
La necessità di regolamentare queste strutture divenne pressante nel XIX secolo, a causa del crescente numero di malati. Sebbene le autorizzazioni fossero formalmente richieste, le ammissioni d'urgenza con successiva regolarizzazione erano una pratica diffusa. Fu solo nel 1902 che Giolitti presentò un disegno di legge per regolamentare le strutture. La legge n. 36 del 14 febbraio 1904, nota come legge Giolitti, stabilì criteri di internamento basati sulla "pericolosità sociale" e sul "pubblico scandalo", privando di fatto il malato di ogni diritto una volta ricoverato.

Il XX secolo vide emergere movimenti e figure che iniziarono a mettere in discussione il modello manicomiale. Nel 1924, venne istituita la Lega Italiana di Igiene e Profilassi Mentale, con l'obiettivo di cambiare la visione e la funzione dei manicomi. Ernesto Ciarla introdusse i Dispensari per una cura precoce, mentre negli anni '60, Franco Basaglia iniziò a promuovere il movimento che avrebbe portato alla chiusura dei manicomi. L'esperienza di Gorizia, e successivamente di Parma, divenne un modello di trasformazione, con l'obiettivo di passare da logiche esclusivamente custodiali a un approccio terapeutico e riabilitativo.
La Storia dei Manicomi in Calabria: Girifalco e Reggio Calabria
La storia dei manicomi calabresi è strettamente legata a due strutture emblematiche: il manicomio di Girifalco, nel catanzarese, e quello di Reggio Calabria.
Girifalco: L'Archivio della Follia Calabrese
La storia del manicomio di Girifalco inizia nel 1878, quando l'antico convento dei Riformati fu messo a disposizione dal Comune per l'istituzione manicomiale in Calabria. Nel corso della sua lunga esistenza, arrivò a ospitare oltre 1000 degenti, prevalentemente uomini. Nel 1927, mutò denominazione in ospedale psichiatrico provinciale di Catanzaro. Girifalco divenne noto come "il paese dei pazzi", una memoria forte e ancora viva nel borgo. La sua storia riflette le luci e le ombre del percorso nazionale verso il superamento dei manicomi, caratterizzato da sfide e difficoltà.
Tra i punti luce, va ricordata l'esperienza "open door" di cui Girifalco fu antesignano, permettendo ai ricoverati di uscire e interagire con la comunità. Molti ricordano ancora oggi i degenti come ospiti durante le occasioni di festa. All'interno della struttura, si sviluppò una sorta di autogestione, con attività produttive come la panificazione, la rilegatura di libri e la lavorazione di materiali, che offrivano anche servizi all'esterno.
Vivere in manicomio senza motivo per 35 anni
La storia del manicomio di Girifalco è stata raccontata nel documentario "Sanusegredieris", il cui titolo richiama le parole che si leggevano all'ingresso della struttura, "Uscirai sano". Questo progetto è stato promosso dall'amministrazione comunale per preservare la memoria storica del legame tra il manicomio e il territorio.
Reggio Calabria: Dal Progetto di Colonia Agricola al "Lager"
A Reggio Calabria, la storia manicomiale approdò nel 1914 con l'istituzione di un altro manicomio provinciale, che nel 1932 divenne Ospedale psichiatrico provinciale e nel 1967 ospedale neuropsichiatrico. Inizialmente previsto in via Borrace, il progetto fu interrotto dal sisma del 1908, e la nuova collocazione fu la zona panoramica dei piani di Modena.
L'istituto entrò in funzione nel 1932 e fu chiuso agli inizi degli anni Novanta, dopo circa sessanta anni di attività. Tuttavia, il progetto iniziale di colonia agricola per la rieducazione lasciò il posto a un "lager" dove venivano rinchiusi non solo malati mentali, ma anche persone disabili, abbandonate ed emarginate. Un'umanità sofferente di cui si prese cura anche don Italo Calabrò, con l'aiuto di giovani volontari.

La documentazione presente presso l'archivio di stato di Reggio Calabria permette di ricostruire la storia del manicomio reggino, testimoniando come il disagio psichico fosse vissuto dai familiari. Le carte relative al progetto iniziale rivelano l'intento di accogliere e rieducare, non di internare e isolare.
Il Superamento dei Manicomi e la Legge Basaglia
La legge 180 del 1978, nota come Legge Basaglia, rappresentò una svolta epocale nella storia della psichiatria italiana. Il suo obiettivo principale fu la chiusura dei manicomi, la disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (TSO) e l'istituzione dei Centri di Salute Mentale (CSM) territoriali.
Nonostante la legge fosse promulgata nel 1978, la sua piena attuazione in Calabria richiese tempo. I manicomi di Girifalco e Reggio Calabria furono chiusi molti anni dopo, a dimostrazione dei notevoli ritardi regionali. La legge 20 del 1981 rappresentò un tentativo della Regione di dotarsi di una normativa ad hoc, ma i tempi di superamento delle strutture custodialistiche si rivelarono lunghi e complicati.
Il fine della riforma fu quello di difendere la dignità e i diritti delle persone malate, abbandonando le logiche esclusivamente custodiali. L'approccio alla malattia mentale si propose di riguardare le persone effettivamente affette da queste patologie psichiatriche, piuttosto che basarsi su pregiudizi e ignoranza.
Le REMS: Nuove Strutture per la Salute Mentale
Con l'abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) nel 2013, sostituiti da proroghe fino al 2014 e 2015, le REMS (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza) sono diventate le nuove strutture deputate alla gestione dei cosiddetti "folli rei", persone macchiatesi di un reato e affette da patologie psichiatriche. Le REMS sono strutture gestite dal Dipartimento Salute Mentale e dall'ASP territorialmente competente, istituite per porre fine al cosiddetto "ergastolo bianco" che condannava queste persone a periodi di internamento superiori alla pena comminata.
In Calabria, il percorso di transizione verso le REMS ha richiesto tempo. Non essendoci mai stato un OPG in Calabria, i cittadini calabresi autori di reato ritenuti socialmente pericolosi afferivano in massima parte all'OPG di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, l'ultimo manicomio criminale ad essere chiuso in Italia.
La Chiusura dell'Ospedale Psichiatrico di Reggio Calabria e le Sue Conseguenze
Il 9 luglio 1990 segnò un momento cruciale con l'inizio dello svuotamento dell'Ospedale Psichiatrico di Reggio Calabria e il conseguente trasferimento dei malati in comunità-alloggio appositamente attrezzate. Questo evento, sebbene rappresentasse un grande passo di civiltà, non segnò la fine delle problematiche legate alla salute mentale nella regione.
Nonostante la legge Basaglia e la chiusura delle strutture manicomiali, il "vento del cambiamento" sembra essersi arrestato in Calabria. La Regione e le Aziende Sanitarie territoriali non hanno dato un seguito adeguato all'obiettivo della territorializzazione delle strutture. La conseguenza è che molte strutture psichiatriche esistenti nel reggino sono ad un passo dalla chiusura, mentre non sono stati avviati i necessari servizi sul territorio, come centri diurni e assistenza domiciliare.

Attualmente, oltre 900 pazienti psichiatrici calabresi vengono assistiti fuori regione, con un costo di circa 50 milioni di euro per la Regione Calabria. Questo sradicamento sociale ha un impatto devastante sui pazienti e sulle loro famiglie.
La Sfida della Salute Mentale Oggi
La psichiatria, come esercitata in un territorio, costituisce la cartina al tornasole della politica, della pubblica amministrazione e della società civile. Laddove queste compiono il proprio dovere, la psichiatria funziona adeguatamente. Laddove l'assistenza psichiatrica risulta malata, sussistono mancanze ed ignobili speculazioni, ciò è un segnale inequivocabile di come siano gravemente infetti la politica e la pubblica amministrazione, specialmente quando la società civile resta ingabbiata e non riesce ad incidere sul sistema.
La follia è una condizione umana, presente in noi come lo è la ragione. Una società civile dovrebbe accettare entrambe. Il problema sorge quando la psichiatria, invece di promuovere l'inclusione, viene incaricata di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. La memoria storica degli ospedali psichiatrici, con le loro pagine di sofferenza e le lentezze del superamento, ci ricorda l'importanza di garantire un'assistenza psichiatrica realmente al servizio della persona, basata sul rispetto della dignità, sui diritti e sull'inclusione sociale.
La storia dell'ospedale psichiatrico di Reggio Calabria, con le sue luci e ombre, i suoi successi e le sue contraddizioni, ci invita a una riflessione profonda sul presente e sul futuro della salute mentale. È fondamentale che le istituzioni e la società civile collaborino per costruire un sistema di cura che non lasci indietro nessuno, garantendo percorsi di recupero e integrazione che rispondano alle esigenze reali delle persone e ai principi di una società veramente civile.
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