Narciso ed Eco nella Musica Italiana: Riflessi Sonori e Echi Temporali

Il mito di Narciso è indubbiamente uno dei racconti più noti e affascinanti del pantheon greco-romano, capace di attraversare i secoli e di manifestarsi in innumerevoli forme artistiche. Tuttavia, spesso la sua figura luminosa e tragica oscura un altro personaggio altrettanto significativo, ma più sfuggente: Eco. Entrambi i miti, sebbene distinti, esplorano il concetto di riflesso, ma con una differenza fondamentale. Se lo specchio di Narciso riflette immagini concrete nello spazio, lo specchio di Eco opera nel regno dei suoni, dei rumori e delle voci, diventando così uno specchio del tempo.

Come un neonato, attraverso le interazioni e gli scambi con la figura materna, costruisce la propria esperienza del tempo e della propria esistenza, così l’eco in musica dà origine a un susseguirsi di suoni infiniti, interminabili e senza fine che definiscono il tempo e il suo ritmo. Mentre Narciso, consumato dalla propria vanità, muore risucchiato dal suo riflesso, il mito di Eco suggerisce una conclusione, lasciando percepire una minaccia imminente, ma mai in modo così esplicito da impedire il tentativo di negarla. Questo articolo si propone di intraprendere un viaggio tra l'antico e il presente, un itinerario nella musica italiana contemporanea alla ricerca delle tracce di questa mitologia, principalmente ellenica e romana, che permea la cultura italiana, la letteratura, l'arte, l'opera lirica e persino il nostro modo di esprimere concetti astratti.

L'Eredità Mitologica nella Canzone Italiana

L'influenza della mitologia classica sulla cultura italiana è un dato di fatto ampiamente riconosciuto. Come sottolineato da Innocenzo Mazzini, esistono innumerevoli modi di dire basati sui miti antichi, nei quali "i personaggi mitici solitamente diventano un concetto, un sentimento, uno stato d’animo, una categoria sociale, una professione, una realtà materiale del tutto diversi". Questo stesso punto di vista informa l'analisi delle canzoni qui presentate, mettendo in evidenza il nesso tra le caratteristiche delle storie mitologiche e la loro risonanza nella modernità, nonché le intenzioni degli autori nello scegliere determinati personaggi per i loro brani. Mariangela Galatea Vaglio, in un articolo del 2014, ha evidenziato come l'antico sia ormai poco presente nelle canzoni degli artisti contemporanei italiani. Tuttavia, il termine "mitologia", secondo l'Enciclopedia Treccani, indica "il complesso dei miti di un popolo, cioè delle narrazioni fantastiche tradizionali di gesta compiute da figure divine o antenati, diffuse, almeno in origine, oralmente". La canzone, con il suo potere di trasmissione di versi e di stimolo sul piano mnemonico, porta avanti, in qualche modo, la tradizione orale su cui si è sempre basata la sopravvivenza dei miti antichi. Ma in quali forme si manifesta questa eredità?

Rappresentazione antica del mito di Narciso

Narciso: Bellezza, Vanità e Riflessi Distorti

La storia di Narciso è universalmente nota. Figlio del dio delle acque Ceiso e della ninfa Liriope, la sua straordinaria bellezza non si tradusse in un'apertura verso gli altri, ma in una chiusura ostinata. Superbo del proprio aspetto fino all'alterigia, Narciso divenne l'oggetto dei desideri amorosi della ninfa Eco. Eco, consumatasi letteralmente e invano di passione per lui, finì per morire, lasciando sulla terra solo la propria voce - l'eco, appunto - e le ossa, che la leggenda vuole trasformate in pietra. Gli dèi, per punire la sua presunzione, fecero sì che Narciso si innamorasse perdutamente della sua stessa immagine riflessa in una fonte. Un giorno, nel tentativo disperato di afferrare quel riflesso irraggiungibile, cadde nell'acqua e il suo corpo fu trasformato nel fiore giallo che porta ancora il suo nome.

Morgan, nella sua canzone "Storia d’amore e di vanità" (dall'album "Il suono della vanità", 2004), ripercorre le tappe della vicenda tramandata, dall'incontro con Eco alla metamorfosi di lei in sasso dolente e di lui in fiore. Tuttavia, il mito viene rovesciato. Come lo stesso autore ammette, il racconto mitologico è un pretesto per parlare, in chiave catartica e terapeutica, della sua esperienza personale, riflesso di una storia d'amore tormentata e dolorosa.

Una rilettura differente è proposta dai Marlene Kuntz in "La lira di Narciso" (dall'album "Bianco sporco", 2005). La loro interpretazione si avvicina a quella di Pausania il Periegeta, scrittore e geografo greco del secondo secolo d.C., che, ritenendo inverosimile che qualcuno non potesse riconoscere il proprio riflesso, ipotizzò che Narciso avesse una gemella di altrettanta bellezza, della quale, sfortunatamente, si era innamorato. Morta la sorella, il fratello-amante avrebbe trovato conforto nel rispecchiarsi in una fonte, cercando il riflesso del suo unico e splendido amore. La canzone cattura questa malinconia: "Non ci sei più. / Nell'acqua ciò che è intorno a me / si specchia con me / riflesso in un'immagine / che si anima di quello che anima me".

Carmen Consoli, invece, in "Parole di burro" (dall'album "Stato di necessità", 2000), presenta un Narciso moderno, dove "superbia, focalizzazione sull'aspetto fisico e l'egoismo diventano gli unici elementi riconoscibili della figura mitologica". La seduzione si trasforma in un'arma consapevole maschile nelle parole della donna sedotta, distanziandosi dalla bellezza imposta passivamente, ma con immodestia, dall'emblema dell'uomo vanesio. Le sue parole dipingono un quadro vivido: "Narciso, parole di burro / nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni / Narciso, sublime apparenza / ricoprimi di eleganti premure e sontuosità, ispirami / raccontami le storie che ami inventare, spaventami".

Orfeo ed Euridice: L'Amore, la Perdita e la Speranza

L'ispirazione letteraria e l'influenza della mitologia classica sono particolarmente evidenti nella produzione di Carmen Consoli. Oltre a "Parole di burro", merita attenzione la canzone "Orfeo" (sempre presente in "Stato di necessità", 2000). Questo brano ritraccia il mito dell'amore sfortunato del figlio della musa Calliope, celebrato per le sue doti musicali e canore, e della ninfa Euridice. Euridice muore tragicamente, morsa da un serpente, nel tentativo di sfuggire ad Aristeo, anch'egli follemente innamorato di lei. Straziato dalla perdita, Orfeo decide di scendere nell'Ade per recuperare la sua sposa e convincere gli dei degli inferi a lasciargli riportare con sé Euridice. Viene posto di fronte a una condizione, così narrata da Ovidio nelle Metamorfosi: "Né la regale sposa, né colui che governa l’abisso, opposero rifiuto all’infelice che li pregava e richiamarono Euridice. Costei che si trovava tra le ombre dei morti da poco tempo, si avanzò, camminando a passo lento per causa della ferita. Il tracio Orfeo la riebbe, a patto che non si voltasse indietro a guardarla prima di essere uscito dalla valle infernale".

Orfeo si incammina verso l'uscita degli inferi tenendo per mano la sua sposa. Ma, temendo che si tratti di un'ombra e non della sua amata, si volta e la perde definitivamente.

Tornando alla canzone di Carmen Consoli, "Orfeo", malgrado il titolo, ha come protagonista Euridice, che parla in prima persona: "Sei venuto a convincermi / o a biasimarmi per ciò che non ho ancora imparato / sei venuto a riprendermi / Orfeo malato, dai forza e coraggio al tuo canto eccelso / portami con te non voltarti / conducimi alla luce del giorno / portami con te non lasciarmi / io sono bendata ma sento già il calore / […] Sei venuto a riprendermi / eroe distratto da voci che inducono in tentazione / portami con te non ascoltarle / conducimi alla luce del giorno / […] il varco è vicino ed io sento già il tepore". Pur definito come "eroe distratto", Orfeo resta un eroe. Euridice si abbandona a lui, ne attende l'azione liberatrice ed è, quindi, un personaggio ancora passivo, sebbene ora dotato di parola, non più una statua muta. La cantante si richiama alla speranza della donna di essere portata in salvo, al suo affidarsi totalmente al suo amato, e non lascia spazio al dramma finale, poiché il brano si chiude con i versi: "Ho bisogno di svegliarmi / è il momento di svegliarmi / ritorno alla vita".

Al contrario, Euridice, cantata da Roberto Vecchioni nel 1993 (album "Blumùn"), narra le riflessioni di Orfeo sulla missione salvifica nei confronti della sua amata, descritta nella sua bellezza, giovinezza e nel suo essere vittima di un destino crudele. Tuttavia, il cantautore milanese stravolge il senso della storia: il voltarsi di Orfeo, prima di arrivare alle porte degli inferi, non è dettato dalla diffidenza o dalla paura di non avere veramente sua moglie con sé, bensì da una scelta cosciente, basata sulla consapevolezza di non poterla mai più riavere così come la conosceva.

Rappresentazione di Orfeo ed Euridice

Ulisse: L'Astuzia, la Conoscenza e il Viaggio Infinito

La vicenda di Ulisse è indissolubilmente legata al suo viaggio, l'Odissea, che in dodici tappe lo porta a contatto con diversi personaggi, dai Ciclopi a Eolo, dalle Sirene alla maga Circe. Una volta tornato a Itaca, troverà sua moglie, Penelope, insidiata dai Proci, che attende pazientemente il ritorno del marito dopo un peregrinare durato vent'anni. I concetti racchiusi nella figura di Ulisse sono molteplici: da un lato l'astuzia, dall'altro la sete di conoscenza, propri di un eroe "multiforme", polytropos come lo definisce Omero, dotato di mille volti.

Ulisse e le Sirene, Mosaico pavimentale romano del II secolo d.C.

Lucio Dalla, nel brano "Ulisse ricoperto di sale" (dall'album "Anidride solforosa", 1975), incentra l'intero testo sul tema del ritorno. Il cantante paragona il suo ritorno da un passato difficile, che lo ha cambiato, all'epopea di Ulisse: "È vero la vita è sempre un lungo, lungo ritorno / […] che sono tornato per trovare, / trovare come una volta / dentro a questa casa la mia forza / come Ulisse che torna dal mare / […] io sono Ulisse al ritorno / Ulisse coperto di sale! / Ulisse al principio del giorno!". Nel paragonarsi ad "Ulisse coperto di sale", il cantautore investe il sale del senso di un trascorso pieno di ostacoli, sofferenze, mancanze e speranze disattese. Qui è chiaro l'uso strumentale non tanto della storia di Ulisse, quanto della sua stigmatizzazione come viaggiatore, nei disperati tentativi di tornare a casa.

Facendo un salto di oltre vent'anni, nel 1997, La Premiata Forneria Marconi pubblica l'album tematico "Ulisse". Sebbene i titoli dei brani siano evocativi - "Il cavallo di legno", "Ulisse", "Il mio nome è nessuno" - la figura del saggio/sfortunato navigatore viene sfruttata solo in maniera evocativa come specchio di vicende umane e quotidiane. La comprensione dei testi si basa su una conoscenza pregressa della storia di Odisseo. In "Il mio nome è nessuno", la canzone si richiama all'episodio della prigionia di Ulisse e dei suoi compagni nella grotta di Polifemo, una situazione dalla quale l'eroe riesce a scappare grazie alla sua astuzia. Ulisse fa ubriacare il ciclope, gli dice di chiamarsi Nessuno, poi, una volta il gigante addormentato, lo acceca con un enorme bastone e fugge dalla grotta aggrappato al ventre delle pecore.

Nel brano che dà il titolo all'album, "Ulisse", i riferimenti alle vicende esatte dell'eroe greco vengono trasfigurate nel ritratto di un personaggio inquieto, che naviga verso il tramonto alla ricerca di qualcosa di non ben definito: "E l'anima mia soffre / vuole uscire andare perché / nessuno può capire un porto / se non sa il mare che cos'è / e a casa non ritornerei con le nuvole sogno di andare via / dai palazzi di vergogna dalle strade di ipocrisia".

Il brano "Nessuno" degli Articolo 31, dall'omonimo disco del 1999, riprende in forma stringata la vicenda di Ulisse di fronte a Polifemo, ma avulsa dall'aspetto della furbizia. Il gruppo hip hop milanese sfrutta la frase dell'"Odissea" "io sono nessuno" non tanto per una volontà di salvezza, quanto di rivalsa rispetto agli oppressori del quotidiano: "Io sono Nessuno e rappresento tutti quei Nessuno che mi stanno intorno. / Persi in una routine uguale giorno dopo giorno. / Sconvolti sul limite estremo."

Più complesso, in linea con la sua produzione, è il brano di Francesco Guccini, "Odysseus" (da "Ritratti", 2004). Basato sui testi di Omero, Dante, Foscolo e del poeta greco Kavafis, il testo è quasi didascalico. Rintraccia il peregrinare di Ulisse, le figure che hanno segnato il suo viaggio e tutte le sfumature del navigare dell'eroe: il suo futuro, il suo destino, il modo di "reinventarsi il mito ad ogni incontro". Guccini canta: "E andare verso isole incantate, verso altri amori, verso forze arcane, / compagni persi e navi naufragate per mesi, anni, o soltanto settimane…/ La memoria confonde e dà l'oblio, chi era Nausicaa, e dove le sirene? / Circe e Calypso perse nel brusio di voci che non so legare assieme, / mi sfuggono il timone, vela, remo, la frattura fra inizio ed il finire, / l'urlo dell'accecato Polifemo ed il mio navigare per fuggire". La lettura di Guccini è significativa perché mette in luce la complicità di Odisseo con il destino: non vittima rassegnata di un viaggio infinito, ma capitano alla volta di nuove mete da scoprire. Il cantante lo descrive come un contadino spinto all'avventura, a cercare qualcosa ad ogni costo, fino all'estremo limite dello spazio conosciuto. Interessante è la chiusa della canzone: "La via del mare segna false rotte, / ingannevole in mare ogni tracciato, / solo leggende perse nella notte perenne di chi un giorno mi ha cantato / donandomi però un'eterna vita racchiusa in versi, in ritmi, in una rima".

Caparezza, nel brano "Ulisse" (dall'album "Le dimensioni del mio caos", 2008), sceglie di mettere in risalto un'altra caratteristica del navigatore: la resistenza di fronte alle tentazioni. Attraverso un brano che riproduce anche il rumore del mare solcato da un'imbarcazione e i cori ritmati di incoraggiamento dei rematori, il cantante ricrea la scena dell'incontro con la sua personale sirena, rappresentata dalla sua donna ideale - tutto, fuorché essere angelico, paziente o scontato - che intona suadente: "Lei è identica a te, lei sa come prenderti".

Ulisse e le Sirene cartone animato

Vinicio Capossela, nel disco "Marinai, profeti e balene" (2011), offre una lettura complessa del personaggio di Ulisse, in particolare nei brani "Vinocolo", "Nostos" e "Dimmi Tiresia". In "Vinocolo", è Polifemo a parlare della vicenda che lo vede protagonista con Odisseo, capovolgendo il punto di vista rispetto alla narrazione omerica: "Un nessuno, nessuno da niente / mi ha vinto col vino mi ha vinto col vino / mi ha orbato la luce dell'occhio / e poi si è nascosto in un nome / e io mi aspettavo un eroe / […] «Quando i compagni mi avrai mangiato bevilo, disse, e sarai beato»".

In "Nostos", invece, il cantautore canta le ragioni che hanno spinto Ulisse ad abbandonare la propria casa, indifferente agli affetti, spinto dall'istinto che lo porta verso l'ignoto: "Né pietà di padre, né tenerezza di figlio, né amore di moglie / ma misi me per l'alto mare aperto, oltre il recinto della ragione, / oltre le colonne che reggono il cielo, fino alle isole fortunate, purgatorio del paradiso".

Nonostante sia il singolo più datato tra quelli presi in considerazione, "Itaca" di Lucio Dalla (1971) merita un posto d'onore per il suo punto di vista originale: quello della ciurma che accompagna il condottiero nelle sue avventure. L'aspetto corale del brano è dato dal ritornello, cantato a più voci, per dare corpo a quelle figure che restano nell'ombra mentre Ulisse compie il suo glorioso cammino e incontra tutti i meravigliosi e a volte mostruosi personaggi dell'Odissea. Ulisse qui vaga per i suoi capricci, non curandosi eccessivamente dei soldati che sono con lui e che vorrebbero tornare alle loro case, mentre il capitano è impegnato con mostri, imprese magnifiche e "principesse in ogni porto". La rabbia dei marinai è ancora maggiore se si pensa che molti di loro non torneranno mai più dalle loro famiglie, mentre Ulisse rientrerà sano e salvo a Itaca.

Il Mito di Narciso nel Contesto Contemporaneo: Tra Teatro e Musica

La figura di Narciso continua a esercitare un fascino potente, manifestandosi anche in forme artistiche contemporanee che intrecciano teatro e musica. "Bello e impossibile" è una storia tratta proprio dal mito di Narciso, una delle leggende più note. Antonia Brancati raccoglie e interpreta in un intenso monologo tutte le sfaccettature dell'anima tormentata di Narciso, facendole incontrare con il mito del Dorian Gray di Oscar Wilde. Da questo legame nasce un'opera contemporanea di grande impatto emotivo. La regia, curata da Riccardo D’Alessandro, è attenta e minuziosa. Sul palcoscenico, l'interpretazione intensa e "folle" di Pino Cormani è accompagnata dal suono del violino di Leonardo Mazzarotto. Sottolinea il regista: “Parola e musica si mescoleranno, si intrecceranno senza confini trovando un equilibrio sottile che ne caratterizzerà i ritmi".

Rappresentazione teatrale ispirata al mito di Narciso

Secondo Ovidio, Narciso fu punito da Nemesi, dea della vendetta, per aver spezzato il cuore della dea Eco. Quest'ultima fece sì che il giovane si innamorasse della sua immagine riflessa in una fonte. La versione di Pausania narra invece che Narciso avesse una sorella gemella, talmente somigliante a lui che se ne innamorò. Questa morì prematuramente e la leggenda vuole che, quando Narciso, camminando tra i boschi, si imbatté in un ruscello, scambiò il suo riflesso per il volto della sorella amata.

Le note di regia di Riccardo D'Alessandro rivelano la sua profonda fascinazione per il personaggio: “La figura del Narciso mi ha sempre affascinato è per questo che ho deciso di portare in scena il meraviglioso testo della Brancati. Nel monologo troviamo un Narciso estremamente contemporaneo che racconta della sua vita: poetica, stravagante, dolorosa, selvaggia, confusa. Una divinità o solo un 'semplice' uomo, che, come tale, ha delle debolezze, ma che non vuole, o forse in questo caso non deve far emergere. I suoi ricordi, le sue parole sono un flusso di coscienza che lo porteranno a conoscere se stesso".

Il mito di Narciso viene esplorato anche in chiave musicale e concettuale da band contemporanee. I Break Me Down, band alternative metal nata a Milano, nel loro primo album "The Pond" (2019), presentano una canzone omonima che parla appunto del mito di Narciso ai giorni nostri: "vedere il proprio riflesso in questo stagno virtuale, il desiderio di apparire a tutti i costi. Ma alla fine di tutto, di reale non resta nulla". L'idea è quella di trasmettere l'inquietudine universale legata alla ricerca dell'apparenza in un mondo sempre più virtuale. Il videoclip del brano, "By the Fans for the Fans", è un tributo proprio a coloro che hanno sempre sostenuto la band, fans e amici più stretti.

Il gruppo riflette sulla difficoltà di mantenere viva la propria arte in un periodo complesso, segnato dalla pandemia. Nonostante le sfide, continuano a lavorare su nuove canzoni, con la priorità di creare musica originale che probabilmente si discosterà dai lavori precedenti. L'appello finale è un invito a sostenere le band underground, seguendole sui social e acquistando la loro musica o il loro merchandising, un piccolo aiuto che può fare una grande differenza per realtà che spesso si autofinanziano con passione.

Copertina dell'album

Infine, in un evento che intreccia arte, musica e psicanalisi, si esplora il mito di Narciso da Caravaggio a Dalì, da Freud a Jung, dimostrando la perenne attualità e la profondità psicologica di questa figura archetipica, la cui eco risuona ancora potentemente nel nostro tempo.

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