Le Nuove Melanconie: L'Ombra della Pulsione di Morte nella Società Contemporanea

La società odierna si trova ad affrontare una crescente tendenza al ritiro sociale e all'introversione melanconica, fenomeni che Massimo Recalcati indaga nel suo recente libro, "Le Nuove Melanconie". L'opera analizza come, nel contesto delle trasformazioni sociali e della psicologia delle masse, emerga con prepotenza la figura inquietante della pulsione di morte, un concetto freudiano che la psicoanalisi del dopoguerra aveva tentato di superare. Recalcati ci pone di fronte a interrogativi scomodi: gli esseri umani preferiscono le tenebre alla luce? La schiavitù alla libertà? La vita morta alla vita viva?

Massimo Recalcati in conferenza

Il Muro come Simbolo del Nostro Tempo

Il muro si erge come un simbolo emblematico della contemporaneità, rappresentando la chiusura della vita nei confronti della vita stessa. Questa tendenza neo-melanconica si manifesta come un rifiuto della trascendenza dell'esistenza, un desiderio di confinare l'esperienza entro confini sicuri ma limitanti. La pulsione securitaria, in questo senso, mira a trasformare ogni confine da luogo vitale di scambio a bastione invalicabile, un porto chiuso protetto da filo spinato. Questo scenario evoca la sagoma perturbante della pulsione di morte, che, secondo Recalcati, ritorna prepotentemente sulla scena della vita individuale e collettiva, sfidando la volontà della psicoanalisi di superarla.

L'Odio come Passione Dominante dell'Epoca

Recalcati afferma che nessun'altra epoca è stata così dominata dalla passione dell'odio come quella attuale. Sebbene il male non sia un fenomeno nuovo, la sua pervasività oggi sembra acuita da uno sconforto collettivo di fronte alle atrocità della storia, dalle quali non sembra si sia imparato nulla. L'uomo, pur evolvendosi, tende a ripetere il male, un tentativo di separazione tra un "interno" piacevole e un "esterno" spiacevole, attraverso i movimenti ripetitivi di assimilare il buono e espellere il cattivo. Questa espulsione mira a far esistere il male come qualcosa di esterno e estraneo al soggetto, tracciando un confortante confine tra il dentro e il fuori. Rigettare, dire no, sputare sono azioni d'importanza vitale, secondo Recalcati che riprende Freud, poiché rendono possibile la soggettivazione dell'essere, il suo affermarsi come altro rispetto all'oggetto. Si tratta della "orma essenziale e originaria della negazione che precede ogni affermazione".

Freud : Pulsione di morte - Introduzione

Le Pulsioni: Un Motore Endogeno Ineludibile

Tuttavia, il piccolo umano che cerca di tenere fuori di sé l'indigesto scoprirà presto che non tutti gli stimoli spiacevoli provengono dall'esterno. Molte di queste sollecitazioni, più propriamente definite "pulsioni", sono endogene, cioè interne all'essere umano, e pertanto non è possibile scacciarle. Le pulsioni sono intrinseche alla condizione umana e vanificano ogni tentativo di raggiungere uno stato di quiete e appagamento assoluti. Seguendo la tesi di Recalcati, questa scoperta ci porta non solo a comprendere che l'odio precede l'amore, ma anche che odio e amore sono due spinte che cercano di rendere possibile l'impossibile: incorporare l'oggetto piacevole, avvicinare l'amato e respingere l'odiato. L'oggetto amato, tuttavia, non può mai essere del tutto assimilato senza la perdita del proprio statuto di soggetto.

L'Altro: Indispensabile e Scomodo

Se separarsi dall'Altro, "sputare", è una manovra essenziale per la costituzione della soggettività, la scoperta dell'impossibilità di assorbire completamente l'oggetto amato può rivelarsi altrettanto sconvolgente. L'Altro risulta ingovernabile, imprevedibile, minacciosamente distante. Soprattutto, l'amato ha aperto una mancanza dolorosa nel soggetto, un vuoto che egli tenterà per sempre di colmare, benché invano. Proprio per questo Recalcati sottolinea come, per la vita umana, l'esistenza dell'Altro sia al tempo stesso indispensabile e scomoda. Indispensabile in quanto il neonato non sopravvive se non grazie a qualcuno che lo accudisce e dona senso ai suoi pianti; scomoda proprio perché ingovernabile. Il bambino non può prevedere o gestire l'andirivieni materno, non può diventare tutt'uno con il seno che lo nutre. Ne consegue che, se "la parte assimilabile dell’oggetto è quella amata, la parte inassimilabile diventa l’oggetto d’odio".

Illustrazione concettuale di

La Tentazione dell'Uno Chiuso e la Ripetizione Infernale

Ciò che sembra animare l'uomo non è tanto l'amore, come vorremmo romanticamente credere, ma la passione dell'odio. Questa passione si traduce nel rifiuto ostinato dell'essere "Due" e nel conseguente tentativo di tornare a essere un "Uno", indivisi dalla mancanza che l'esistenza dell'Altro suscita in noi. Il tentativo di ristabilire un Uno chiuso - o, come direbbe proprio la psicoanalisi, non castrato - sembra essere il miraggio che governa la società moderna. Il giornalista Michele Serra coglieva con sarcasmo questo punto, spiegando che per distruggere il pianeta basterebbero una cinquantina di bombe atomiche, eppure ne sono state fabbricate circa quindicimila. La domanda che sorge spontanea è: a che cosa servono le altre quattordicimilanovecentocinquanta? Il costo di questa proiezione paranoica è altissimo, poiché dobbiamo ricordarci sempre che il male non è davvero fuori di noi, ma è quanto più ci appartiene, qualcosa che non possiamo, nemmeno volendo, distruggere. Il male coincide con l'essere dell'uomo in quanto questo è mosso dalla pulsione, e la pulsione è sempre qualcosa che scavalca ogni buon senso, che pretende soddisfacimento immediato.

Oltre il Principio di Piacere: La Pulsione di Morte in Freud

La teorizzazione freudiana del postulato del principio di morte, di quell'"al di là del principio di piacere" (Lustprinzip), è fondamentale per decifrare fenomeni psicopatologici e sociali altrimenti enigmatici. Freud stesso, nelle sue "Voci di enciclopedia: 'Psicoanalisi' e 'Teoria della libido'" (1922), ipotizzava due tipi di pulsioni: quelle che lavorano silenziosamente per condurre l'essere vivente alla morte ("pulsioni di morte"), e le pulsioni libidiche, o di vita ("Eros"), che lavorano per la costruzione. Le pulsioni di morte, rivolte verso l'esterno, si manifesterebbero come tendenze distruttive o aggressive.

Diagramma che illustra il Principio di Piacere e il Principio di Morte

Il Godimento del Male e l'Affermazione Acefala della Vita

Nel terzo capitolo del libro, intitolato "Il godimento del male", Recalcati richiama un concetto essenziale della filosofia di Schopenhauer: la vita tende all'affermazione di sé stessa, alla sua riproduzione "acefala", ossia senza particolari aspirazioni, valori o ideali. Altrettanto spontanea e inquietante è l'associazione con il famoso esperimento "Universo 25" di John B. Calhoun. In questo habitat perfetto per topi, dove cibo, acqua e spazio erano abbondanti e assenti predatori o malattie, l'unica variabile in gioco erano le dinamiche interne. Dopo un primo momento di prosperità, seguì una "fognatura del comportamento" con violenze, lotta per il dominio e collasso della gerarchia sociale. Il ricambio generazionale non era garantito, i giovani non trovavano un posto, venendo a mancare uno scopo sociale. Alcuni topi scelsero l'isolamento totale, dedicandosi solo al nutrimento e alla pulizia. In breve, anche in un mondo artificiale progettato per essere perfetto, l'assenza di uno scopo sociale porta alla supremazia della morte. Tradotto con le parole di Recalcati, la spinta della vita ad autoaffermarsi "implica in realtà la distruzione continua della vita stessa: distruzione dell’altro per preservare sé stessa, distruzione di sé stessa nella ripetizione infinita e inevitabilmente rovinosa dell’esigenza pulsionale".

L'Odio come Tentazione e Vicolo Cieco

Non ci resta scampo, dunque? Recalcati non offre risposte definitive, ma ci invita a considerare l'odio come una vera e propria tentazione: un abbandono pacificante nelle braccia della morte, nell'inerzia. L'odio è una tentazione che serpeggia nell'intimo di ogni essere umano, che attraverso la violenza rifiuta ogni dialogo con l'alterità e chiude bruscamente ogni discorso possibile. O meglio, si illude di farlo. A uno sguardo più accurato, l'odio si rivela per ciò che è: un tentativo illusorio e pericoloso di eliminare l'Altro, di far esistere l'Uno chiuso, perfetto e indipendente. Per questo l'odio è un vicolo cieco, non lascia via di scampo e ci riporta sempre allo stesso punto, attuando una ripetizione infernale di morte e distruzione senza senso. Non c'è antidoto a questa passione, non c'è una cura per qualcosa che è parte strutturale dell'essere umano.

La Clinica Psicoanalitica e la Pulsione di Morte

Recalcati, nel suo precedente lavoro "L'uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica", sottolinea come per Freud la pulsione di morte sia un "antilutto". La morte non viene assunta soggettivamente, ma "agita". Vi sarebbe negli esseri umani la tendenza a godere senza limite, al di là del principio di piacere, al di là della barriera biologica della difesa della vita. Per questa ragione la clinica psicoanalitica non è solo una clinica del soggetto del desiderio, ma è anche e soprattutto una clinica della pulsione di morte.

Copertina del libro

L'opera di Recalcati, attraverso l'analisi di concetti psicoanalitici fondamentali e la loro applicazione al contesto sociale contemporaneo, ci invita a una profonda riflessione sulla natura umana, sulle dinamiche che governano le nostre relazioni e sulla pervasività delle forze oscure che sembrano plasmare il nostro presente. La pulsione di morte, lungi dall'essere un mero artificio teorico, si rivela una forza potente e inquietante che continua a influenzare la nostra esistenza individuale e collettiva.

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