L'Archetypal Branding: Costruire Identità Forti per Connettere con il Pubblico

Nel panorama professionale contemporaneo, la capacità di riconoscere e valorizzare le diverse personalità del team rappresenta un vantaggio competitivo fondamentale per qualsiasi organizzazione. Gli archetipi junghiani sono certamente una teoria conosciuta nel mondo HR, ma troppo spesso rimangono confinati nei manuali di psicologia organizzativa senza trovare applicazione pratica nella gestione quotidiana dei collaboratori. Gli archetipi junghiani, sviluppati dal celebre psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung, offrono una chiave di lettura universale per comprendere i pattern comportamentali che guidano le azioni umane. Questo articolo si propone di esplorare in profondità il concetto di archetipi, il loro impiego nell'archetypal branding e le loro implicazioni pratiche in diversi ambiti, dalla psicologia alla comunicazione aziendale, fino alla narrativa.

Illustrazione dei 12 archetipi junghiani

Cosa Sono gli Archetipi e Perché Sono Importanti nel Lavoro

Le domande di sempre. Le risposte di Copy42. Se sei qui significa che ti interessa conoscere meglio un tema che ci sta molto a cuore: questo spazio è dedicato all’archetypal branding. Qui trovi le risposte alle domande che potrebbero sorgerti nel momento in cui approcci questo argomento. Il tema è ampio e non abbiamo la presunzione di esaurirlo nel poco spazio a nostra disposizione. Qui trovi un primo approccio all’archetypal branding e qualche chicca ripresa da Riccardo Donato - esperto di brand identity e archetypal branding.

Possiamo immaginarlo come un “modello di personalità” che incarna attributi universali, che fanno parte dell’immaginario collettivo. Non serve studiarli per fare la loro conoscenza: gli archetipi vivono nel nostro inconscio.

Secondo Jung, il termine indica i simboli innati e predeterminati dell’inconscio umano, soprattutto collettivo ed è il prodotto delle esperienze primordiali dell’umanità relative agli aspetti fondamentali della vita. La parola “archetipo” deriva dal greco antico ed è un termine composto da arché “inizio, principio originario” + typos “modello, marchio, esemplare” e significa “immagine” - la "forma inerente gli inizi". Riprendendo e ampliando il concetto di inconscio già elaborato dal suo maestro, Jung lo chiama "inconscio collettivo", che non deriva da esperienze e acquisizioni personali, ed è innato. Questo inconscio profondo è il cosiddetto “inconscio collettivo”, psichico comune di natura soprapersonale presente in ciascuno. Questi pattern universali che guidano il comportamento umano sono stati studiati in molteplici discipline. Oltre alla psicologia junghiana, sistemi archetipici si ritrovano nei tarocchi, nell'enneagramma, nei miti antichi, nella narrativa e in varie tradizioni spirituali.

Diagramma che mostra le origini della parola

La Teoria degli Archetipi di Jung

Carl Gustav Jung è il padre della psicologia archetipica moderna. Egli ha elaborato la Teoria degli Archetipi, che si basa sull'idea che esistano modelli universali di comportamento umano e di personalità, innati e condivisi da tutta l'umanità. Questi archetipi sono immagini e simboli universali che popolano l'inconscio collettivo e sono, quindi, comuni a tutte le culture. Sebbene risalgano a migliaia di anni fa - alle origini del pensiero umano - sono ancora attuali e ci offrono una preziosa lettura dell'essere umano.

Jung ha distinto due categorie principali di archetipi:

  • Archetipi Strutturali della Psiche: Questi sono i fondamenti della psiche umana e includono:

    • L'Ombra: Rappresenta gli aspetti repressi, inaccettati o negati della nostra personalità.
    • L'Anima/Animus: L'Anima è l'aspetto femminile nell'uomo, mentre l'Animus è l'aspetto maschile nella donna. Rappresentano l'integrazione delle qualità del sesso opposto.
    • Il Sé: È il centro ordinatore della psiche totale, l'integrazione di tutte le parti della personalità, l'obiettivo ultimo dello sviluppo psicologico.
    • La Persona: È la maschera sociale che indossiamo nel mondo esterno, il modo in cui ci presentiamo agli altri, che può o meno coincidere con il nostro vero sé.
  • Archetipi Universali: Sono i modelli di comportamento e di personalità che emergono nelle narrazioni, nei miti e nelle fiabe di tutte le culture. Tra i più noti vi sono:

    • La Grande Madre: Incarna il nutrimento, la protezione, la fertilità e la cura, ma può anche manifestarsi come tirannica o divorante.
    • Il Padre: Rappresenta l'autorità, la struttura, la legge, la disciplina e la protezione, ma può anche essere percepito come oppressivo o distante.
    • Il Bambino Divino: Simboleggia il potenziale, la purezza, la speranza, la rinnovazione e l'innocenza.
    • Il Vecchio Saggio: Incarna la saggezza, la conoscenza, la guida spirituale e l'esperienza accumulata.
    • Il Trickster (o Burlone): È una figura ambigua e sovversiva che sfida le convenzioni, porta al cambiamento attraverso il caos, l'inganno e l'umorismo.

L'Archetypal Branding: Costruire un'Identità Solida e Coerente

Quando parliamo di archetypal branding intendiamo il lavoro di costruzione dell’identità del brand che passa attraverso l’identificazione con uno o più archetipi - considera che in tutto ce ne sono 12. Ognuno ha le sue luci e le sue ombre, aspetti positivi e negativi. La scelta del modello a cui rifarsi dipende unicamente da quale rappresenta al meglio i tratti del brand/azienda, ne incarna i valori e i desideri e ne giustifica i comportamenti. Il lavoro da fare è estremamente sofisticato, ma necessario a strutturare una personalità solida, coerente e credibile. Lo scopo? Avvicinare il brand alle persone: facciamo assumere al prodotto/servizio attributi “umani” che siano anche considerati “desiderabili” dal suo pubblico di riferimento. Per questo, per lavorare sugli archetipi, bisogna prima conoscere molto bene il nostro target. Il fine è creare un legame emotivo tra brand e consumatore. Un legame duraturo, che non finisce nel momento dell’acquisto.

Schema che illustra il processo di archetypal branding

I 12 Archetipi nel Branding

Esistono 12 archetipi principali, ognuno con le proprie caratteristiche, motivazioni e desideri. Questi archetipi possono essere raggruppati in quattro categorie, basate sulle motivazioni e i desideri che li muovono, secondo il sistema sviluppato da Carol S. Pearson, e ampiamente utilizzato nel branding:

1. Categoria del Cambiamento (Sfida e Trasformazione):

  • Eroe: Forte, potente, dinamico. Vuole costruire un mondo migliore, dimostrare il proprio valore con coraggio e determinazione. Supera ostacoli grazie a resilienza e auto-disciplina, impara dai fallimenti e lotta contro le ingiustizie. È ideale per settori sportivi, automotive e abbigliamento tecnico.
    • Esempi: BMW, FedEx, Nike.

L’Archetipo dell'Eroe: La Psicologia di Carl Jung

  • Ribelle (o Fuorilegge): Sovversivo, anticonformista, non ha paura di trasgredire per vincere le proprie sfide. Cerca la rivoluzione, l'emancipazione e la libertà d'azione. È informale, determinato, talvolta aggressivo. Adatto a settori come automotive alternativo, moda, attrezzi da lavoro.

    • Esempi: Harley-Davidson, Virgin, Mini.
  • Mago: Ama l’innovazione, usa l’immaginazione per trasformare e innovare prodotti e servizi. È un visionario, uno scienziato che trasforma la realtà attraverso la conoscenza e la volontà. Il suo orizzonte è un futuro migliore. Perfetto per tecnologia, entertainment, bellezza.

    • Esempi: Apple, MasterCard, Disney.

2. Categoria dell'Appartenenza (Connessione e Piacere):

  • Uomo Comune (o Cittadino): Amichevole, vuole essere utile, ama le cose concrete e sa rendere speciale la semplicità. La sua parola d’ordine è normalità, ricerca l'uguaglianza e l'autenticità. Cerca di evitare gli eccessi e l'individualità per appartenere a un gruppo. Adatto a brand che puntano sulla familiarità, la concretezza e l'accessibilità. Il tone of voice non deve mai essere elitario o arrogante.

    • Esempi: IKEA, The Body Shop, Visa. (Nota: Nel testo fornito, questo archetipo non aveva esempi specifici, ma è un archetipo chiave nel branding).
  • Amante: È passionale, ama essere desiderato, cerca l'intimità, la bellezza e il piacere sensuale. Cerca tutto ciò che può aumentare la sua capacità di attrarre gli altri. Deve essere imperniata sulla seduzione, sull’eleganza e sul coinvolgimento sensoriale. Ideale per settori del viaggio, del food & wine, del beauty e del luxury.

    • Esempi: Victoria’s Secret, Alfa Romeo, Nespresso.
  • Burlone (o Trickster): Spontaneo, stimola l’allegria, diverte e fa sentire bene. Irriverente, satirico e dissacrante, il suo motto è carpe diem. Ama vivere il momento presente e creare un'atmosfera di allegria. Ha un cuore giovane e una natura fanciullesca. Adatto a settori che vogliono trasmettere socialità, condivisione e positività.

    • Esempi: M&M’s, Fanta, Pepsi.

3. Categoria della Stabilità (Ordine e Struttura):

  • Sovrano: È un leader, autorevole, detta le regole e non scende mai a compromessi. Cerca il controllo, si caratterizza per una personalità dominante e comunica in maniera autoritaria. Punta alla prosperità e al successo, per garantirle anche ai "sudditi". Comunica un senso di status, potere e successo. Ideale per brand automotive e luxury.

    • Esempi: Mercedes-Benz, American Express, Rolex.
  • Angelo Custode (o Curatore): Punta alla sicurezza, all’equilibrio, all’armonia. Si prende cura di noi, trasmette un senso di fiducia, protezione, assistenza e sicurezza. È collegato all’idea dell’intimità e del calore familiare. È l'archetipo della cura e del supporto.

    • Esempi: Volvo, Save the Children, Pampers, Barilla, Amnesty International.
  • Creatore: Ambisce alla creazione di qualcosa di nuovo, originale e duraturo. È esso stesso cambiamento, asseconda le proprie visioni ed è anticonformista. È un innovatore, ma non perde di vista concretezza e stabilità. Per questo archetipo è necessario esaltare il processo creativo ed ispirare l’espressione del sé. Ideale per settori del design, dell’IT, del marketing.

    • Esempi: Lego, MAC Cosmetics, Canon.

4. Categoria dell'Indipendenza (Libertà e Conoscenza):

  • Innocente: È semplice, puro, autentico, coerente. Agisce con naturalezza, desidera la felicità e cerca l'armonia per sé e per gli altri. Ritiene fondamentale sentirsi in armonia con gli altri e desidera che la sua bellezza interiore sia riconosciuta. Adatto a prodotti che evocano purezza, semplicità, freschezza.

    • Esempi: Dove, Mulino Bianco, Coca-Cola.
  • Saggio: Possiede una grande conoscenza e la condivide. È riflessivo, imperturbabile, rifugge la superficialità. Comunica in maniera forbita e autorevole, lontano da messaggi semplici e banalizzati, con informazioni verificate. Ideale per settori della consulenza, dell'informazione e dell'educazione.

    • Esempi: Philips, Google, CNN.

Infografica che riassume i 12 archetipi e i loro domini

  • Esploratore: È autonomo, ambizioso e istintivo. Vuole esplorare il mondo per provare sempre nuove esperienze, ti sfida a provare qualcosa di nuovo. È mosso dalla curiosità e dal desiderio di indipendenza e scoperta, teme la noia e la routine. Adatto a brand che promuovono avventura, libertà e scoperta.
    • Esempi: The North Face, Levi’s, National Geographic.

L'Importanza di Conoscere il Proprio Target

Il fine ultimo dell'archetypal branding è creare un legame emotivo tra brand e consumatore. Un legame duraturo, che non finisce nel momento dell’acquisto. Per questo, per lavorare sugli archetipi, bisogna prima conoscere molto bene il nostro target. Comprendere gli archetipi dominanti nel pubblico di riferimento permette di creare messaggi e prodotti che risuonano a un livello profondo, soddisfacendo bisogni e desideri inespressi.

Archetipi e Coaching: Uno Strumento per la Crescita Personale

Chi lavora con me sa che come coach amo usare strumenti diversi per stimolare i miei clienti a conoscersi meglio e acquisire una maggiore consapevolezza di sé. Mi sono avvicinata al mondo degli archetipi quasi all’inizio della mia carriera da coach e ho iniziato a testarne l’efficacia, essendo una persona curiosa che trae piacere dallo studio e dall’approfondimento di temi apparentemente non collegati fra loro come: crescita personale, creatività, leadership, talenti, meditazione, yoga, intuizione, neuroscienze, epigenetica, numerologia - e potrei continuare ancora per molto.

Se stai vivendo un momento in cui senti di voler capire meglio chi sei e cosa desideri, gli archetipi di Jung possono offrirti una mappa chiara. In questo articolo scoprirai cosa sono, perché il coaching li utilizza e cosa rivela l’Archetipo del Cercatore: uno dei più potenti nei momenti di transizione.

Archetipi e Coaching: Una Chiave per la Consapevolezza

Gli archetipi rappresentano dei modelli di comportamento e dei modi di essere che esprimono aspetti della personalità. Ogni stadio della vita, ogni passaggio cruciale, è scandito dall’attivazione di precisi archetipi e ogni archetipo ha precise caratteristiche ed è collegato a specifiche aree di sviluppo, emozioni, impulsi, azioni.

Come tutti i concetti, è caratterizzato da una dualità. Ovvero ogni archetipo è collegato sia ad aspetti positivi che ad aspetti negativi della personalità. Dipende da noi acquisire consapevolezza di quali archetipi dominano il nostro presente e quali sono mancanti. È anche importante comprendere quali aspetti positivi di ogni archetipo abbiamo bisogno di integrare o mantenere e quali invece trasformare o risolvere perché rappresentano un ostacolo al vivere una vita magnifica e appagante.

Gli archetipi sono utili nel coaching perché aiutano a stimolare i clienti con una lettura più approfondita della realtà. La loro descrizione e le immagini ad essi associati li distacca dalla realtà a cui sono abituati e li porta in una dimensione nuova in cui si osservano da una prospettiva più ricca e profonda come se fossero testimoni esterni di sé stessi. Comprendere quali archetipi sono dominanti nel loro presente li fa cogliere nel profondo bisogni e zone d’ombra e gli permette di capire come realizzare ciò che desiderano.

Illustrazione di una persona che si guarda in uno specchio, con riflessi di diversi archetipi

L'Archetipo del Cercatore: Un Viaggio Interiore

L’archetipo del Cercatore è la parte della nostra personalità che mette in discussione il conosciuto. Quella che ama la libertà e la conoscenza. È il viaggiatore dentro di noi, il nemico delle costrizioni e dell’abitudine. Esso è mosso dalla curiosità ed è costantemente rivolto verso l’alto, verso la verità, l’idealismo, i misteri e l’assoluto, in quanto cercatore interiore. Si attiva sotto forma di un’inspiegabile insofferenza o insoddisfazione verso il conosciuto, il solito, l’ordinario; alimentata da un desiderio di qualcosa di nuovo. È lo spirito della ricerca che ci scuote quando cominciamo a chiederci: “La mia vita mi risuona nel profondo? C’è qualcos’altro di me che non sto considerando? È questa la vita che desidero? Qual è il mio scopo?”

Le ombre dell’archetipo del cercatore includono una ricerca senza fine quando scatta in noi una fame incessante di sapere, conoscenza, crescita e cambiamento. Questo può portare a immergersi in tante cose - una dietro l’altra - senza darci il tempo di assimilare e apprendere fino in fondo quanto studiato, confondendo il continuo fare per ricerca interiore e cercando di placare le nostre ansie per la paura di andare più in profondità. Un altro pericolo è quello di perdere la misura di ciò che stiamo facendo, sovraccaricarci nel tentativo di realizzare ciò che pensiamo ci migliorerà e perdere il contatto con le necessità del nostro corpo, della nostra mente e delle altre parti di noi che hanno bisogno di essere nutrite per stare bene. Un’altra zona d’ombra è rappresentata dalla presunzione che ci porta a sentirci superiori a chi non sembra seguire lo stesso percorso di crescita.

Il cercatore ci rivela che sentiamo il bisogno di attivare una ricerca di noi più profonda. È importante soddisfare questo bisogno senza cadere nelle sue zone d’ombra che ci allontanerebbero dal nostro scopo ultimo. Ogni archetipo rappresenta una fase della vita e un traguardo specifico. In particolare, il cercatore si colloca nella fase in cui arriviamo a costruire il nostro senso di identità grazie all’integrazione tra due archetipi: cercatore e amante. Ciò avviene rispondendo alle domande: “Chi sono? Cosa voglio? Qual è il mio scopo?” E quando riconosciamo che siamo ciò che amiamo e amiamo ciò che siamo. Il nostro compito ultimo è integrare nel corso della nostra vita tutti gli aspetti positivi degli archetipi e risolvere quelli negativi per arrivare a vivere una vita piena, appagante e felice.

La Ricerca che Conta in un Percorso di Crescita Personale

Per spiegare la ricerca interiore che vale la pena fare, è utile citare il passo tratto da “Un Corso in Miracoli”: “Cerca e troverai” non significa che devi cercare ciecamente e disperatamente qualcosa che non puoi riconoscere. Un cercare significativo è intrapreso consciamente, consciamente organizzato e consciamente diretto. L’obiettivo deve essere formulato chiaramente ed essere tenuto a mente. Imparare e voler imparare sono inseparabili. Impari meglio quando credi che ciò che stai cercando di imparare ha un valore per te… Occupare la mente con problemi fatti apposta per essere insolubili è uno strumento prediletto dell’ego per impedire il processo di apprendimento. In tutte queste tattiche diversive, la domanda che non viene mai posta da chi le persegue è: “A quale scopo?” Questa è la domanda che tu devi imparare a fare riguardo a qualunque cosa. “Qual è lo scopo?” Qualunque esso sia, dirigerà i tuoi sforzi automaticamente.

Archetipi nel Lavoro e nella Gestione dei Team

Nel mondo del lavoro, gli archetipi junghiani offrono una lente preziosa per comprendere le dinamiche di gruppo, le leadership e i pattern comunicativi. La capacità di riconoscere e valorizzare le diverse personalità del team rappresenta un vantaggio competitivo fondamentale per qualsiasi organizzazione.

Illustrazione di un team diversificato che collabora

Dinamiche di Leadership e Collaborazione

Gli archetipi determinano profondamente le modalità con cui gli individui esercitano e percepiscono la leadership. C'è chi sostiene che un Sovrano sia naturalmente portato per la leadership direttiva e strutturata, e chi invece argomenta che questa sia una semplificazione pericolosa che rischia di creare bias nei processi di selezione. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.

Un metodo che funziona concretamente include l’educazione dei membri del team sui loro tipi di personalità junghiani e i loro pattern comportamentali. Non si tratta di etichettare le persone. Ad esempio, durante un processo di ristrutturazione aziendale, un leader con forte energia archetipica da Eroe potrebbe eccellere nel motivare il team attraverso la sfida, mentre un leader Angelo Custode potrebbe essere più efficace nel gestire le ansie e le preoccupazioni del personale durante il cambiamento.

Identificare i pattern comunicativi non è sempre immediato nell'operatività quotidiana. C'è chi punta tutto sulla mediazione diplomatica e chi invece va dritto al sodo con l'approccio "tagliamo la testa al toro".

Riconoscere gli Archetipi sul Posto di Lavoro

Identificare gli archetipi richiede un metodo che vada oltre le impressioni a prima vista. È possibile sviluppare griglie di osservazione comportamentale basate sui trigger emotivi specifici di ciascun archetipo. Gli indicatori emergono spontaneamente ed è possibile imparare a leggerli. Un Esploratore mostrerà irrequietezza fisica se lo fai sedere per due ore in una sala riunioni senza finestre a discutere di procedure. Un Sovrano manifesterà disagio quando parli di autorità frammentata tra cinque co-founder che non si parlano. C'è chi critica questi approcci definendoli "pseudoscienza applicata alle risorse umane" e chi invece li considera strumenti validissimi per andare oltre il CV.

La Composizione Ideale del Team

Da una parte stanno i sostenitori del mix perfetto: Creatori che generano idee, Maghi che visualizzano la strategia, Eroi che implementano senza paura, Saggi che analizzano tutto con occhio critico. Sulla carta funziona magnificamente. Dall'altra parte ci sono i fautori dell'omogeneità: "Dammi cinque Eroi e ti consegno il progetto in metà tempo". E spesso hanno ragione, soprattutto quando i tempi sono stretti e la direzione è chiara. La verità? Dipende dal contesto, dai tempi, dal tipo di progetto, dalla maturità dell'organizzazione. Un team di sviluppo software per una startup in bootstrap probabilmente ha bisogno di tanta energia da Eroe e Mago.

Gestire i Diversi Archetipi

In teoria, ogni archetipo dovrebbe essere gestito in modo diverso. Un bravo manager deve adattarsi come un camaleonte: feedback empatici per l'Angelo Custode, sfide dirette per l'Eroe, libertà creativa per il Creatore. La realtà, come sempre, sta nel mezzo con un pizzico di pragmatismo. Non si tratta di cambiare personalità ogni volta che entri nell'ufficio di un collaboratore diverso. Ad esempio, se devi comunicare una decisione difficile a un Innocente, probabilmente eviterai l'approccio "deal with it" che potresti usare con un Ribelle. Non perché l'Innocente sia più fragile, ma perché riceverà meglio il messaggio se glielo spieghi in termini di benefici per il team e visione a lungo termine.

Sistemi di Valutazione e Feedback Personalizzati

Immagina di dover valutare un Creatore e un Sovrano che lavorano nello stesso team. Il Creatore ha generato tre idee innovative che potrebbero rivoluzionare il prodotto, ma ha sforato tutte le deadline e ha lasciato a metà due progetti "noiosi". Chi ha performato meglio? Con i KPI tradizionali, vince il Sovrano a mani basse. Alcune aziende stanno sperimentando sistemi di valutazione "archetipici": indicatori di qualità e soddisfazione clienti per l'Innocente, metriche di supporto al team per l'Angelo Custode, capacità di superare sfide difficili per l'Eroe. Altre aziende preferiscono mantenere KPI standard per tutti, ma personalizzano il processo di feedback e i piani di sviluppo.

Gli archetipi junghiani funzionano meglio come bussola che come regolamento. Ti aiutano a capire le dinamiche, a prevedere le reazioni, a ottimizzare l'allocazione delle responsabilità.

Archetipi nella Narrativa: Costruire Personaggi Coinvolgenti

La costruzione dei personaggi di un romanzo è sempre costituita da archetipi. Per tale motivo, rimango sempre sorpresa quando gli autori dicono che hanno difficoltà ad applicare nei loro romanzi gli archetipi descritti da Christopher Voegler nel suo celebre libro “Il viaggio dell’eroe”. Una delle obiezioni che sento con maggiore frequenza, è la seguente: è più facile utilizzare gli archetipi quando si sta scrivendo un romanzo fantasy, o comunque ambientato in un mondo immaginario. Se invece parliamo del mondo in cui viviamo, diventa più difficile, perché non abbiamo a che fare con mostri e supereroi, ma con persone comuni, che devono essere caratterizzate in ogni minimo dettaglio, devono avere una personalità definita e molteplici sfumature caratteriale.

Ciascuno di noi ha un ruolo narrativo nelle esistenze delle persone che hanno a che fare con lui. Possiamo essere mentori, ombre, mutaforme. Possiamo mutare il nostro ruolo con il passare del tempo.

Sequenza di immagini rappresentanti i vari archetipi narrativi

L'Eroe: Il Motore della Storia

L'Eroe è colui che muove la storia e compie il viaggio che lo porterà a evolvere. Spesso mostra riluttanza a mettersi in gioco; talvolta è addirittura obbligato dal mentore, dall’antagonista o da altri archetipi narrativi. Ha in genere un punto debole su cui può essere colpito, e deve confrontarsi con una serie di prove (che possono essere fisiche o psicologiche), prima di raggiungere la trasformazione e guadagnare adeguata ricompensa. Nella maggior parte dei casi è il protagonista della storia. Nei chick-lit, l’eroina è sempre una donna in carriera un po’ sfigata che si innamora del collega molto “phygo” e inizialmente stronzo, o del capo, altrettanto stronzo. Esempi? “Il diario di Bridget Jones”. Oppure, “Guida astrologica per cuori infranti”. Però l’eroe, o l’eroina, possono anche vestire dei panni meno rosei, basti pensare a tutti i film e i romanzi che negli ultimi anni hanno affrontato il tema del precariato. Mi viene in mente, per esempio, “Tutta la vita davanti”, film di Paolo Virzì del 2008.

Il Mentore: La Guida Illuminata

Il mentore per eccellenza è Obi Wan Kenobi: rappresenta la guida che aiuta, allena o istruisce l’eroe. È colui che lo conduce lungo la strada della trasformazione, spingendolo ad agire. Talvolta, muore o scompare prima della prova decisiva, durante la quale il protagonista deve dimostrare di sapersela cavare da solo. Il mentore in ufficio potrebbe essere un collega più anziano e più saggio, qualcuno il cui carattere compensa, in un certo senso, quello dell’eroe, perché riesce a mettere in evidenza le sue debolezze e i suoi limiti. L’assenza di mentore in un contesto professionale può essere una prova che tempra il carattere, che mette a nudo le proprie ferite. Oppure, il mentore può cambiare ruolo, e diventare in certi momenti antagonista. Esserci, e poi sparire. Anche il mentore può compiere un percorso evolutivo, confrontarsi con le proprie ombre, essere il diretto protagonista della sottotrama che lo riguarda. Anzi: questo è addirittura consigliato quando gli si vuole dare delle sfaccettature che aiutino a caratterizzare il personaggio. Occorre infatti ricordarsi che un archetipo non è un cliché, e che ogni personaggio può - anzi, deve!

Il Guardiano della Soglia: L'Ostacolo da Superare

Il Guardiano della soglia è colui che funge da anello di congiunzione fra il mondo ordinario e il mondo straordinario. Può rappresentare un ostacolo per l’eroe, che deve superarlo per poter iniziare la nuova avventura. Alcune volte, può essere percepito come un nemico, ma in un certo senso dona energia all’eroe, che attraverso il confronto o conflitto con lui si mette alla prova, cresce e migliora. Oppure, il suo ruolo può fondersi con quello del mentore. Basti pensare alla medium interpretata da Whoopi Goldberg in Ghost: Oda Mae Brown rappresenta l’unico legame esistente fra il mondo dei vivi e quello dei morti, dunque è un guardiano della soglia a tutti gli effetti. Il portinaio può essere un esempio di guardiano della soglia. Tuttavia, oltre a fondersi con il mentore, il guardiano della soglia può fondersi anche con l’ombra.

Il Messaggero: L'Innesco dell'Avventura

Il Messaggero comunica all’eroe l’inizio dell’avventura. A volte è un personaggio. Un annuncio trovato su un sito. In “Sense8”, il messaggero è Jonas. In “Manifest”, ci sono “chiamate” continue. In Cenerentola, può essere il banditore che dà l’annuncio del ballo. In ogni film o romanzo americano che si rispetti, c’è un messaggero che chiama l’eroe e gli dice: “sei stato licenziato”. Se invece vogliamo generare dei conflitti narrativi, il messaggero può essere un seminatore di discordie. Persone che sparlano, spettegolano. In un chick-lit, per esempio, ci potrebbe essere la classica collega con la minigonna e il rossetto che crea zizzania tra la protagonista e il suo interesse amoroso, oppure, attraverso una conversazione orecchiata alla macchinetta del caffè.

Il Mutaforme: L'Incertezza e la Tensione

L’archetipo del mutaforme si può esprimere in due diversi modi. Può essere un personaggio che cambia il suo ruolo nel corso della storia, che da nemico può diventare amico, o viceversa. Oppure, può essere un personaggio dall’identità indefinita, difficile da focalizzare. A livello narrativo, questo archetipo è particolarmente efficace, perché genera dubbi e alimenta la tensione. Che si tratti di realtà o finzione, comunque, è sempre una bella gatta da pelare, perché mette alla prova l’eroe. Nel mondo del lavoro siamo un po’ tutti mutaforme. Basta pensare, per esempio, ai camerieri: magari in cucina ridono, scherzano, prendono in giro i clienti. Poi, passano attraverso le porte basculanti e all’improvviso si mostrano impettiti e seri: “Cosa desiderate, signori?”. Esiste un’etichetta, che spesso ci impedisce di mostrare del tutto la nostra vera faccia. Talvolta è meglio non farlo, se ci si vuole proteggere da pettegolezzi, maldicenze e cattiverie gratuite. Tuttavia, ci sono persone che del mutaforme hanno proprio l’indole. Non dicono mai cosa pensano davvero. Passano da una parte all’altra, come bandierine. Si schierano con chi conviene. Si fingono amici, e poi ti pugnalano alle spalle.

L'Ombra: Il Confronto con Se Stessi

Spesso si tratta dell’antagonista ma, nei romanzi post-moderni, tale figura tende sempre più spesso a staccarsi da un personaggio reale e ad assumere una funzione psicologica, riflettendo traumi e paure mai superati che mettono l’eroe in pericolo. L’ombra può essere distrutta, annullata, oppure semplicemente accettata e compresa come parte integrante del proprio sé. In ogni caso, che si tratti di una persona reale, di una fobia o di un’infrastruttura mentale da demolire, l’incontro/scontro fra l’eroe e la sua ombra costituisce uno dei principali motori della storia. Se desideriamo focalizzarci sulla trama e sugli eventi, potrebbe essere il capo stronzo o il collega che desidera farci le scarpe. Se poi si decide di parlare di mobbing professionale, sfondiamo una porta aperta. L’ombra rimanda sempre a una ferita psicologica del protagonista. Se non ci fosse quella ferita di base, il nostro eroe rimarrebbe del tutto indifferente. Se soffre per questo conflitto, può essere per svariati motivi, che risiedono in lui e nel suo modo di essere. In fondo, tutto ciò che ci urta delle persone, che ci fa impazzire o uscire dai gangheri, ha sempre a che fare con parti di noi che abbiamo rifiutato o che non abbiamo mai voluto comprendere fino in fondo.

L'Imbroglione: La Comicità e il Caos Creativo

L'imbroglione è una delle figure tipiche dei buddy-movies degli anni ottanta. È la spalla comica che crea contrattempi e stimola cambiamenti. È come il matto dei tarocchi: colui che spiazza, confonde, ma può anche offrire al lettore un momento di allegria e distensione prima del climax narrativo. È una macchia di colore sulla tela bianca: disarmante, e immediatamente visibile. Spesso non ha una vera e propria evoluzione, talvolta potrebbe diventare caricaturale, ma dà quella giusta dose di pepe che aiuta certe trame a non diventare deprimenti. Credo che ciascuno di noi abbia un collega che gioca a fare lo scemo, che si diverte a disegnare cazzi sulle scrivanie altrui, o entra in ufficio cantando. In molti chick-lit, questo collega è gay, e aiuta la protagonista a scegliere i vestiti per l’appuntamento con il capo “phygo”.

Domande Frequenti sugli Archetipi

1. Come faccio a capire qual è il mio archetipo dominante?Osserva le situazioni della tua vita in cui ti senti più autentico: spesso è lì che emerge il tuo archetipo principale. Anche le difficoltà ricorrenti possono indicare un archetipo “attivo”. Un coach può aiutarti a interpretare questi segnali.

2. Gli archetipi cambiano nel tempo?Sì. Alcuni archetipi si attivano in fasi di vita diverse o in momenti di transizione. Non resti legato sempre allo stesso modello: evolvi man mano che cresci.

3. Posso avere più archetipi dominanti insieme?Assolutamente sì. Di solito due o tre archetipi collaborano o si alternano, creando un mix unico e personale.

4. Gli archetipi hanno una funzione pratica o sono solo simbolici?Hanno una funzione molto concreta: ti aiutano a chiarire motivazioni, bisogni, strategie di cambiamento e comportamenti ricorrenti. Sono simbolici, ma producono effetti reali nella vita quotidiana.

5. Perché gli archetipi sono utili nel coaching?Perché permettono di osservare te stessa/o da una prospettiva più distaccata e meno giudicante. Questo facilita la consapevolezza e accelera la definizione di obiettivi e azioni.

Se ti affascina l’argomento, ti consigliamo di approfondirlo con la lettura del libro di Riccardo Donato: L’uomo non osi separare ciò che l’Archetypal Branding unisce. Ti guiderà attraverso la costruzione di un’identità forte del brand, capace di creare una connessione duratura con i clienti. Che ti sceglieranno oggi. E ti risceglieranno domani.

Se senti che l’Archetipo del Cercatore sta guidando questo momento della tua vita, possiamo esplorarlo insieme. Prenota una chiamata gratuita di 30 minuti e capiamo come trasformare questo slancio in chiarezza e direzione. Scrivi a Laura Marini Coach per richiedere la scheda dedicata agli archetipi con una descrizione dettagliata di ogni archetipo e il link al test. Dopo aver completato il test, potrai scegliere di acquistare una video sessione di coaching individuale di ora in cui approfondire quanto emerso dal test e riconoscere gli archetipi dominanti in te, le tue zone d’ombra e le qualità degli altri archetipi che hai bisogno di integrare.

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