Lacan, l'Irrruzione della Parola Senza Pudore e la Schizofrenia: Uno Sguardo Psicoanalitico

La psicopatologia, nella sua complessa esplorazione della mente umana, ha a lungo dibattuto sul ruolo e sulla collocazione di emozioni come la vergogna. Tradizionalmente, il campo delle emozioni in questo ambito è stato spesso ristretto a una dicotomia tra depressione ed euforia maniacale, relegando fenomeni più sfumati a un ruolo secondario o a una mera conseguenza di disturbi conclamati. Tuttavia, un'analisi più approfondita, influenzata anche dal pensiero di Jacques Lacan, rivela come la vergogna, lungi dall'essere un'emozione marginale, sia profondamente intrecciata con la struttura del Sé, la relazione con l'Altro e, in particolare, con la comprensione di stati mentali complessi come la schizofrenia, dove l'irruzione della parola senza pudore può rappresentare una manifestazione drammatica di un profondo disagio.

La Vergogna nella Psicopatologia: Oltre la Bipartizione Emotiva

Il primo ostacolo nell'inquadrare la vergogna in psicopatologia risiede nella tradizionale tendenza a semplificare il variegato panorama emotivo. Per lungo tempo, le emozioni sono state nettamente divise tra stati depressivi e stati maniacali. Questa dicotomia semplificatrice, tuttavia, tende a trascurare la ricchezza e la complessità dell'esperienza affettiva umana. Inoltre, la psicoanalisi, in particolare nelle sue prime formulazioni, ha spesso ricondotto ogni affetto sotto l'ampio e iperinclusivo ombrello dell'ansia. In questa prospettiva, la vergogna è stata interpretata come una forma di ansia derivante dalla difficoltà nel resistere a una spinta esibizionistica, una visione che, sebbene parzialmente corretta, non coglie appieno la sua profondità e le sue implicazioni. La convenzionalità dei nostri schemi emotivi diventa evidente non appena si varcano i confini geografici e culturali della nostra società, rivelando la natura costruita delle nostre categorie.

Il secondo dato rilevante è la tendenza a considerare la vergogna primariamente come un'emozione conseguente a un disturbo mentale grave. In modo riduttivo, la vergogna è stata spesso identificata con il sentimento di chi si rende conto di essere stato malato o folle. Un esempio lampante di questa visione si trova in importanti testi sulla psicosi maniaco-depressiva, i quali dedicano alla vergogna solo brevi accenni, descrivendola come un sentimento intenso ma sempre conseguente al disturbo o alle condotte che ne derivano. Le persone affette da tali disturbi si vergognano, si legge, di essere state folli, di aver delirato, di essersi comportate in modo strano o eccessivo, di aver perso il controllo, di essere state violente, degli eccessi sessuali, di aver causato disastri economici, o di essere state ricoverate in istituti psichiatrici.

Il paradigma di riferimento classico per comprendere la vergogna in relazione alla follia è rappresentato dalla vicenda di Aiace, narrata nella tragedia di Sofocle. Aiace, tuttavia, non è solo l'eroe che si uccide per la vergogna di essere caduto preda della follia. La sua follia è preceduta da un evento scatenante che infligge una ferita profonda al suo narcisismo: il mancato riconoscimento del suo valore, espresso nel fatto di non essere stato giudicato degno delle armi di Achille, assegnate invece a Odisseo. Questo affronto spalanca sotto gli occhi dell'eroe l'abisso che separa il suo Sé dall'Ideale dell'Io, innescando un profondo sentimento di vergogna che diviene il motore dell'intera tragedia.

Statua di Aiace

Dare un Nome all'Ineffabile: La Vergogna come Esperienza Liminale

Dare un nome a un'esperienza, come sottolineato da Bion, risponde all'esigenza di evitare la dispersione dei fenomeni osservati, legandoli provvisoriamente tra loro. Le parole sono strumenti indispensabili per padroneggiare le esperienze, permettendo sia di nominare ciò che accade, sia di agire su di esso. Mettere in parole un'esperienza è già un modo per trasformarla. Nel caso della vergogna, cosa tiene insieme questa parola? Quali significati si celano sotto il suo ombrello semantico? Verso quali aree dell'esperienza si estende?

Un dizionario dei sinonimi può aiutare a esplorare gli ambiti principali in cui si articola la nozione di vergogna. Il bisogno di nascondersi, la qualità relazionale della vergogna (sia nel suo versante privato-protettivo, sia in quello espositivo-accusatorio) e la sua qualità somatica e sessuale emergono come organizzatori dei principali gruppi di significati.

La Vergogna come Pudore e Identità (Ego-Poietica)

In una delle sue estensioni semantiche, la vergogna traspare nella sua qualità relazionale, ma nel suo versante protettivo o ego-poietico. La vergogna-pudore svolge una funzione evolutiva fondamentale, proteggendo la separatezza e l'individualità del singolo. In questa accezione, la vergogna è un'emozione che fonda l'intersoggettività, per cui, come ha scritto Kinston, "il prezzo della individuazione è la vergogna". Del resto, Straus aveva già distinto un aspetto esistenziale-protettivo (proprio della vergogna-pudore) da una vergogna-onta. Mentre la vergogna-pudore difende il Sé da un'intrusione nella propria intimità, nella vergogna-onta il centro di gravità si sposta verso il mondo esterno, acquisendo un'importanza cruciale il giudizio altrui.

La Vergogna come Svelamento e Smascheramento

La difficoltà nell'esprimere la vergogna linguisticamente è in parte dovuta alle caratteristiche del nostro linguaggio, che appare più incline a dare voce alla colpa che a questo vissuto più magmatico e ineffabile. Oltre al linguaggio, altri elementi rendono arduo l'uso del canale verbale per esprimere la vergogna, che si trova al centro di un vero e proprio paradosso: è un sentimento che concerne la sfera della massima privatezza, ma possiede una fondamentale componente relazionale-sociale. La vergogna è un affetto instabile, aleatorio, volatile, più difficile da cogliere rispetto alla tristezza o all'euforia. È un'emozione episodica, che raramente persiste e tende a convertirsi in altri affetti, come la colpa o la rabbia. Non è un sentimento in cui si possa sostare a lungo, rendendo difficile sia il suo vissuto che il suo ascolto.

La difficoltà a mettere la vergogna in parole deriva dal suo legame con lo svelamento (quando la persona è violata nella sua intimità contro la sua volontà) o con lo smascheramento (quando la persona è vista per ciò che è realmente). Quest'ultimo aspetto è tipico dell'angoscia melanconica, dove il soggetto si percepisce come falsità, inconsistenza, apparenza, e si rivela nella sua "vera, vergognosa realtà".

Un volto nascosto dietro le mani

La vergogna tende a migrare con disinvoltura tra mente e corpo. Quando il corpo diventa il supporto della vergogna, esso stesso diventa un oggetto da nascondere. La mimica della vergogna si manifesta in un ripiegamento su sé stessi, in un atteggiamento vergognoso accompagnato dal silenzio della parola: chinare il capo, curvarsi, abbassare gli occhi. Di fronte alla vergogna, si chiudono gli occhi, compiendo un gesto quasi magico per cui chi non guarda immagina di non poter essere visto. Anche nella tradizione filosofica, da Hegel a Kierkegaard, la vergogna è vista principalmente come vergogna del corpo.

La Vergogna come Affetto Ubiquitario e Familiare

La vergogna è un affetto ubiquitario, poco riconducibile a un contesto specifico. È come l'aria che respiriamo: se ci si fa caso, la si ritrova ovunque. Fa parte di una famiglia di emozioni che include pudore, umiliazione, senso di inferiorità, mortificazione, imbarazzo. La difficoltà nell'approcciare la vergogna dipende dal fatto che essa fa parte del "chiaroscuro della natura umana", come notava Max Scheler. La vergogna è inscritta nella storia evolutiva di ciascuno di noi, attingendo liberamente a un "archivio" delle nostre imperfezioni, a partire dal peccato originale. In questo archivio, un posto particolare è occupato dalle esperienze traumatiche, in cui il soggetto vive un'impotenza e una mancanza di risorse di fronte a stimoli troppo intensi per essere psichicamente elaborati.

La Vergogna e la Vulnerabilità Schizofrenica: Tra Svelamento e Disintegrazione del Sé

La difficoltà nel riconoscere, ascoltare e parlare della vergogna si manifesta anche in ambito psicopatologico. L'area degli affetti è stata spesso monopolizzata dalla depressione e dalla mania, ma la vergogna, pur partendo da una posizione di trascuratezza, si dimostra tangenzialmente legata a gran parte della psicopatologia, emergendo al centro dell'attenzione in molti quadri clinici. L'ascolto dello psicopatologo si è affinato nel cogliere le tracce di questo sentimento recondito.

Gli psichiatri sono tradizionalmente chiamati a intervenire quando i problemi si sono già manifestati in forma di sintomi conclamati. L'impatto con il sintomo occupa gran parte dell'attenzione, rischiando di oscurare il percorso che ha condotto ad esso. Rispetto all'area della vulnerabilità schizofrenica o endotimica, lo psichiatra interviene spesso quando la vulnerabilità ha già dato luogo all'emergenza sintomatologica. Un modello riduzionistico rende difficile ripercorrere a ritroso il percorso che ha condotto al sintomo. In queste condizioni, la psichiatria è costretta a utilizzare interpretazioni e ipotesi ex-post: "se ora vedo questo fenomeno, posso pensare che si sia prima verificato un altro fenomeno che lo ha reso possibile". Lo psichiatra si trova in una condizione analoga a quella degli storici o degli antropologi, intervenendo "dopo il fatto", ricostruendo percorsi interrotti o eventi a partire dalle tracce rimaste. Il destino della coppia terapeutica sembra essere quello di occuparsi di fenomeni vissuti e solo in seguito, faticosamente, compresi.

Pirandello scriveva: "Chi veda soltanto una coda, facendo astrazione dal mostro a cui essa appartiene, potrà stimarla per sé stessa mostruosa". Per questo motivo, è necessario spostare l'attenzione dalla vergogna come affetto alle vicissitudini della vergogna, seguendo le orme che essa lascia. La vergogna è un sentimento difficilmente elaborabile, legato all'ordine dello scarto e dello scacco piuttosto che della trasgressione. Consiste in una constatazione dolorosa del proprio essere, un disvelamento di come si è. Se la colpa implica la categoria della riparazione, la vergogna appare una condizione senza via d'uscita, legata al "come si è fatti", di cui si può essere solo testimoni. L'affiorare della vergogna svolge una funzione-segnale, indicando un'alterazione del senso della propria identità, un'offesa all'equilibrio narcisistico, una percezione dello scarto tra Io e Ideale dell'Io.

Disturbi dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici (DSM-5)

Le Strategie di Difesa di Fronte alla Vergogna: Tra Ritiro e Attacco

La "bussola della vergogna", descritta da Nathanson e qui integrata, permette di orientarsi nei complessi percorsi che hanno la vergogna come origine.

  1. Ritiro e Limitazione dell'Autoesposizione: La prima modalità consiste nel ritirarsi, limitare l'autoesposizione, evitare di esporre pensieri e sentimenti, confinandoli in una sfera intima e privata. Una elevata vulnerabilità narcisistica sostiene spesso questa tendenza al ritiro, ricordando le personalità sensitive descritte da Kretschmer.
  2. Attacco Autodiretto: Una seconda modalità consiste nell'attacco autodiretto: criticarsi implacabilmente per mettersi al riparo dalla critica altrui, cercando di esorcizzare questo pericolo nella relazione. L'essere esposti allo sguardo dell'altro, che espropria della soggettività e riduce a oggetto di spettacolo, è un aspetto costitutivo della vergogna. Infliggere attivamente e in anticipo a sé stessi ciò che si teme dall'altro evita che la vergogna si trasformi in onta, riconducendo la ferita narcisistica sotto il proprio controllo. È in questa direzione che "ne ammazza più la vergogna che la colpa", poiché molti suicidi nel corso della depressione hanno più a che vedere con l'insopportabilità della vergogna che con la colpa.
  3. Evitamento-Disconoscimento: Una terza modalità di far fronte alla vergogna è basata sull'evitamento e il disconoscimento. Accantonare o ignorare tutto ciò che sminuisce la propria immagine di sé costituisce un modo per mantenere un'elevata coesione del Sé. Le strategie comportamentali mirate alla perfezione rappresentano spesso modi per mantenersi al di sopra di ogni critica, rendendosi invulnerabili alla vergogna.
  4. Attacco Eterodiretto: La quarta modalità di reagire alla vergogna è basata sull'attacco eterodiretto. Di fronte a situazioni pericolose capaci di innescare sentimenti di vergogna, la vulnerabilità a questa emozione può esprimersi attraverso l'infliggere attivamente (e spesso in anticipo) agli altri quelle ferite narcisistiche che il soggetto teme di ricevere. Questo aspetto si lega alla trasmissione intergenerazionale delle vicende traumatiche, dove un soggetto che ha vissuto esperienze fortemente lesive della propria integrità può tentare di assumerne il controllo replicandole sugli altri, diventando spettatore della loro sofferenza e vergogna. Sulla base del rivolgimento in attivo di un'esperienza passiva, viene attribuita agli altri la causa di un proprio fallimento.

Colpa vs. Vergogna: Due Affetti Distinti, Due Percorsi Clinici

La distinzione tra colpa e vergogna è cruciale per comprendere le dinamiche psicopatologiche e le risposte terapeutiche.

  • Ordine dell'Esperienza: La colpa appartiene all'ordine della trasgressione, mentre la vergogna appartiene all'ordine dello scacco. Se la colpa è un trasgredire, la vergogna è un non essere all'altezza, l'esporre un difetto del Sé incompatibile con la propria immagine ideale. I contenuti attorno ai quali si aggrega l'esperienza di vergogna sono rappresentati dalla triade "debolezza, difettualità e sporcizia", con derivati riferibili a mancanza di controllo, deformità o tradimento delle aspettative sociali.
  • Totalità vs. Specificità: La colpa è un'esperienza circoscritta, focalizzata su azioni specifiche e le loro conseguenze. La vergogna, invece, investe il Sé nella sua totalità.
  • Ricorsività e Contagiosità: La vergogna è un'emozione ricorsiva che si nutre di sé stessa, facilmente contagiosa e potenzialmente estendibile in senso transgenerazionale all'interno dei gruppi familiari.
  • Decorso Temporale: Dal punto di vista temporale, mentre i sentimenti di colpa possono avere un decorso prolungato che testimonia di una loro elaborazione o superamento, la vergogna funziona più per "accessi" improvvisi e intensi.

La comprensione della vergogna, nelle sue molteplici sfaccettature e nelle sue connessioni con la struttura del Sé e la relazione con l'Altro, apre nuove prospettive nell'interpretazione di fenomeni psicopatologici complessi, come quelli osservati nella schizofrenia, dove l'irruzione della parola senza pudore può essere letta come una manifestazione estrema di un Io fragile, esposto e incapace di mediare tra il proprio mondo interno e la realtà esterna attraverso le consuete difese. In questo senso, la vergogna, lungi dall'essere un mero sintomo secondario, si rivela una chiave di lettura fondamentale per comprendere la sofferenza psichica nella sua più profonda intimità.

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