La maggior parte di noi ama avere successo nelle nostre relazioni personali, tuttavia, la nostra attitudine è fondamentale per questo scopo. Il comportamento umano è un fenomeno complesso, un insieme di atteggiamenti messi in atto dal soggetto in determinate situazioni, in contatto con l’ambiente e le persone. Diventa disfunzionale quando è frequente in più situazioni diverse, quando la sua intensità supera la norma sociale, o quando perdura per troppo tempo. Questi comportamenti disfunzionali spesso utilizzano modalità comunicative altrettanto disfunzionali, come quelle aggressive o passive.
La Critica Costante e l'Indignazione: Un Freno alle Relazioni Sane
Uno dei comportamenti più alienanti è l'indignarsi e avere un'opinione (negativa) su tutto. L'indignazione può essere vista come la maschera dell'impotente, di colui che si è arreso alla sgradevolezza della vita che ha costruito. Questa frustrazione viene riversata sugli altri, generando tossicità e colpendo indifferentemente la società, le mode o i personaggi pubblici. Nella vita di coppia, questa impotenza può essere scaricata sul partner, considerato intimamente causa dell'insoddisfazione. L'indignarsi costantemente e l'additare tutto non eleva nessuno. Ci si potrebbe chiedere quale contributo si dia al mondo con questo atteggiamento. Al mondo non servono altri critici o giudici severi, ma persone che sappiano dare il buon esempio. Se ci si ritiene in grado di farlo, è fondamentale prendere in mano le redini della propria vita e trasformarla nel posto migliore in cui si merita di stare. Se si pensa di non poterlo fare, è probabile che le esperienze passate abbiano indotto questa convinzione, ma in realtà si possiede molto più potere di quanto si immagini. Pertanto, non ci si deve limitare all'indignazione, ma agire sulla propria vita. Più che sui comportamenti altrui, che siano del vicino di casa, del collega, della società o di personaggi pubblici, è più produttivo concentrarsi sulla propria condotta. Se si ritiene che il mondo non vada bene così com'è, si può iniziare dal proprio "orticello" per renderlo meraviglioso. Non è necessario avere un'opinione su tutto, specialmente quando si è imparato a vedere il mondo in chiave negativa. Rabbia, rancore ed esperienze di vita pregresse che richiamano impotenza e ingiustizia possono aprire le porte a opinioni negative generalizzate. Alcune persone confondono la libertà di opinione con la voglia di insultare, con il bullismo e con la valvola di sfogo alle frustrazioni personali. Eppure, c'è un netto confine tra offendere e dire la propria. È possibile imparare a esprimersi senza ferire o screditare. Anche se qualcosa ci indigna o vogliamo esprimere la nostra opinione sui fatti di attualità, possiamo farlo in modo intelligente e non in modalità "selvaggia". Siamo esseri più evoluti di così. Chi offende pesantemente qualcuno non sta esercitando la sua "libertà di opinione", sta solo palesando la sua inadeguatezza e la sua incapacità di rapportarsi al prossimo.

Il Peso dell'Ansia e la Trappola del Vittimismo
Un altro comportamento che può allontanare le persone è mettere ansia e vivere male. Questo "difetto" è spesso appreso da chi è stato costretto a sacrificare tutto il sacrificabile. Crescendo, alcuni hanno imparato la pressione di dover fare tutto e subito, un apprendimento così potente da entrare a far parte della propria personalità. Purtroppo, questo apprendimento mina la salute di chi lo vive: qualsiasi cosa da fare può diventare fonte di stress. L'impellenza vissuta in prima persona viene trasferita anche sugli altri. Da un lato, c'è una persona quasi incapace di rilassarsi, che anticipa eventuali imprevisti e si prospetta il peggio, come la vita le ha insegnato. Dall'altro, c'è una persona che assorbe e subisce tutte queste pressioni, che possono trasformarsi in ansia. Essere una persona che mette ansia non è desiderabile. È fondamentale imparare a rilassarsi, a evocare una buona dose di calma. Il tempo troverà comunque il modo di scorrere senza che ce ne rendiamo conto, quindi tanto vale rallentare e concentrarsi sul presente.
Il vittimismo è un'altra dinamica relazionale dannosa. Tutti attraversiamo momenti bui nella vita. C'è chi, però, ha imparato a vedere il mondo solo sotto una lente nera e si comporta come se fosse una perpetua vittima del partner, dei figli, del capo, dei genitori, del destino. Probabilmente queste persone sono state veramente vittimizzate o hanno subito gravi perdite e fatto enormi sacrifici. Tuttavia, ognuno è chiamato ad andare oltre. È crudele, ma per quanto si sia perso ieri, la vita va avanti oggi. Non ci si deve sposare al dolore, né rimanere prigionieri di ciò che si è vissuto ieri. Nel passato si potrebbe essere stati vittime di un evento o di una serie di abusi, ma oggi si ha la responsabilità di prendersi in carico il proprio benessere.
Monotonia, Rabbia e Sarcasmo Difensivo: Scudi che Feriscono
Dedicarci troppo a poche cose, ovvero essere monotematici e ossessivi, può risultare estremamente noioso per chi ascolta. Parlare sempre e solo di un argomento, ripeterlo fino allo sfinimento dell'interlocutore, è un comportamento che allontana. Se si tende a parlare sempre degli stessi argomenti (come un rapporto sentimentale problematico o il comportamento assurdo di qualcuno), è necessario arricchire la propria vita. Ci si può promettere di fare un'attività diversa a settimana, come una passeggiata in un nuovo parco, la visita a un museo o una corsa al mare. Se si hanno tratti ossessivi, arricchire la propria vita con cose nuove farà bene sia a sé stessi che alle relazioni che si instaureranno.
La rabbia che ferisce è un altro comportamento distruttivo. Chi ha imparato a fare a pugni con il mondo, sa bene che spesso è la vita a picchiare più forte. Così, dinanzi alle avversità, si ha una soglia di sopportazione molto bassa: dentro di sé si prospetta già il peggio. Questo approccio alla vita si traduce in irritabilità, intolleranza e rabbia facile. Se si è una persona che "scatta" per un nulla, è importante sapere che la propria rabbia cronica può finire per ferire le persone che più si amano. Se in passato si sono subiti tanti torti e ingiustizie, non è detto che debba succedere ancora. Sicuramente nella vita di oggi ci sono tante cose in grado di regalare calma e serenità, e se ancora non le si vedono, si ha solo bisogno di nuovi occhi per guardare.
Il sarcasmo difensivo, sebbene di moda, può essere molto caustico e ledere l'autostima di chi si ha di fronte. Non ha niente a che vedere con l'ironia; infatti, se questa è guidata dalla complicità e dalla condivisione, il sarcasmo è guidato dal disprezzo e dall'umiliazione. Molte persone si nascondono dietro al sarcasmo per proteggersi, perché, in definitiva, hanno paura di essere ferite. Allora feriscono per non apparire deboli. Sono le classiche persone che, anche se la relazione va bene, decidono di lasciare l'altro per non essere lasciati. Lavorare sull'intimità, sulla capacità di sentirsi accanto a qualcuno, sul proprio senso di appartenenza, è la cura migliore all'eccesso di sarcasmo. Le persone saranno più disposte a sostenere e stare vicine se si eliminano ogni scudo e si getta via la maschera.

L'Accondiscendenza e la Difficoltà di Dire "No"
L'accondiscendenza meriterebbe un trattamento a parte. È bello essere disponibili, ma con dei limiti. Alcune persone, fin da bambine, hanno imparato a dire sempre «sì» pur di farsi accettare. Queste persone finiscono per far parte di una coppia o di una comitiva solo per quello che sono in grado di fare e di offrire. Così facendo, corrono il rischio di non conoscere mai il vero amore incondizionato. Imparare a dire, in modo assertivo, un «no» sentito e definitivo, senza paura o imbarazzo, sarà un salto evolutivo che consentirà di circondarsi di chi saprà apprezzare per ciò che si è e non per ciò che si dà.
Disturbi del Comportamento: Quando le Difficoltà Diventano Patologiche
Il comportamento diventa disfunzionale quando è frequente in più situazioni diverse dove non ci si aspetta determinati comportamenti, quando l'intensità è superiore alla norma sociale, o quando perdura troppo a lungo. Questi comportamenti utilizzano modalità comunicative altrettanto disfunzionali (aggressive o passive). Si parla di disturbo del comportamento quando un individuo, in particolare un bambino, ha difficoltà nel controllo e nella gestione delle proprie emozioni, presenta manifestazioni intense di comportamenti disadattivi con incapacità ad adattarsi alle regole date dall’ambiente sociale, assenza di empatia, e in età scolare, bassa prestazione scolastica o fallimento rispetto alle proprie capacità intellettive, elevata conflittualità sia fisica che verbale con la propria famiglia, emarginazione o appartenenza a gruppi devianti in ambito sociale (adolescenza), infine, un forte bisogno di soddisfare le proprie esigenze egoisticamente.
I disturbi del comportamento prevedono la presenza di atteggiamenti quali aggressività, impulsività, oppositività e iperattività; tali atteggiamenti delineano il comportamento dei bambini in età evolutiva. A volte, questi comportamenti si possono osservare solo in pochi episodi sporadici, altre volte introducono la futura presenza di disturbi psicopatologici.
I disturbi del comportamento possono essere classificati come:
- Il disturbo della condotta (DC)
- Il disturbo oppositivo-provocatorio (DOP)
- Il disturbo esplosivo intermittente (IED)
- Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)
Questi disturbi tendono a manifestarsi in età infantile o in adolescenza. Il sesso maschile è più colpito rispetto a quello femminile. Un esordio precoce provoca una prognosi peggiore, con un elevato rischio di presentare in età adulta un disturbo di entità maggiore o correlati all’abuso di sostanze.
Le cause di un disturbo del comportamento possono essere di diversa natura: genetica (fattore con un maggiore peso nel determinare il disturbo), emotiva, ambientale, neurobiologica e psicologica.
Il disturbo della condotta è dato da un comportamento violento e aggressivo nei confronti degli altri e delle regole morali e sociali. Tale disturbo può avere cause neurobiologiche, derivate da disfunzioni cerebrali che coinvolgono le relazioni sociali. Spesso le cause possono essere di tipo psicologico e ambientale: il bambino ha subito violenze fisiche e psicologiche e il suo comportamento è scaturito da frustrazione e rabbia.
Il disturbo oppositivo-provocatorio presenta un bambino con un comportamento negativista, ostile e provocatorio (si dimostra dispettoso, irrispettoso delle regole, arrabbiato e rancoroso, etc.). I fattori di rischio che influenzano l’insorgenza del DOP riguardano specialmente l’ambito familiare con abuso o trascuratezza, ricevere una disciplina particolarmente drastica, instabilità familiare, cambiamenti stressanti che causano la perdita di un senso unitario del bambino.
Il disturbo esplosivo intermittente è un disturbo caratterizzato da espressioni estreme di rabbia incontrollabile ed esagerate rispetto al contesto situazionale in cui avviene. Le esplosioni di rabbia sono spesso di breve durata con diversi sintomi corporei. Chi soffre di tale disturbo percepisce un cambiamento a livello corporeo e umorale prima di una reazione esplosiva. Le cause di tale disturbo sembrano essere di tipo sia biologico che ambientale. Solitamente, da bambini hanno vissuto situazioni familiari in cui esplosioni di rabbia associate ad abusi fisici e verbali sono all’ordine del giorno.
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dall’incapacità di mantenere un’attenzione prolungata e dall’incapacità di controllare un comportamento impulsivo. L’ADHD incide sui principali ambiti di vita del bambino, danneggiando il normale sviluppo psicologico. I bambini manifestano sintomi meno marcati, ovvero, irrequietezza interna, tensione, nervosismo. Le cause sono di tipo neurobiologico e non psicologico o ambientale.
Le manifestazioni del disturbo del comportamento variano da persona a persona, tenuto conto del tipo di temperamento in associazione al carattere che il bambino possiede. Tali manifestazioni comportamentali determinano la sperimentazione del frequente rifiuto, isolamento sociale e fallimenti scolastici. Pertanto, se non adeguatamente supportati, il bambino rischia di aggregarsi con gruppi in cui tali comportamenti impulsivi, e talvolta aggressivi, vengono condivisi.
ADHD nell'Adulto: Informazioni Generali
Interventi e Supporto per i Disturbi del Comportamento
L'intervento nei bambini con questi disturbi è di tipo multimodale: emotivo, educativo e cognitivo-comportamentale. Bisogna intervenire con e attraverso la famiglia, la scuola e gli operatori educativi. Gli interventi vengono pianificati diversamente a seconda del disturbo presente e delle caratteristiche del bambino. L'obiettivo principale è quello di intervenire centrando il focus sulle risorse del bambino e sui fattori protettivi di chi gli sta intorno.
Questi interventi devono supportare il bambino nel passaggio da una eteroregolazione a una autoregolazione. Ecco alcune strategie utili:
- Scegliere obiettivi raggiungibili: Aiutare il bambino a lavorare con tempi stabiliti, pianificando e organizzando il lavoro.
- Informare il bambino sul suo comportamento: È utile informare il bambino sul suo comportamento e su come sta svolgendo il compito assegnato.
- Stabilire tempi di lavoro e pause: Definire chiaramente quando si lavora e come sono distribuite le pause, possibilmente decidendole con il bambino.
- Stabilire regole chiare e conseguenze: Stabilire chiaramente delle regole e quali sono le conseguenze a non rispettarle. Le regole devono essere positive, semplici e chiare, poche ma efficaci, scritte o disegnate con dei colori.
- Gratificare i successi: Bisogna gratificare il bambino in modo istantaneo e non a lungo termine. Gratificare i successi anziché punire gli insuccessi.
- Affidare incarichi positivi: Affidare degli incarichi positivi al bambino cosicché possa avere un'immagine di sé positiva e collaboratrice.
- Essere coerenti: Essere coerenti nel tempo, per non confondere il bambino.
- Trovare aree di interesse: Trovare un'area di interesse del bambino e chiedergli un aiuto.
- Motivare all'aiuto dei pari: Motivare il bambino all’aiuto dei pari.
Come già detto, gli approcci messi in atto sono di tipo multimodali e tengono conto dei contesti di vita del bambino: l’ambiente familiare, le relazioni sociali e la scuola. L’intervento più efficace sembra essere quello cognitivo-comportamentale, poiché lo scopo è quello di modificare gli stimoli e le risposte dell’ambiente per favorire un’efficacia a lungo termine nei comportamenti e atteggiamenti del bambino. Per fare in modo che tale intervento sia efficace, è necessario che tutte le figure che circondano il bambino lavorino in modo coordinato e coerente, formando una rete collaborativa.
"Cambiando l’atteggiamento interno delle loro menti, gli esseri umani possono cambiare gli aspetti esteriori della loro vita." - William James
Comportamenti Scomodi e Percezione Distorta della Realtà
Ognuno di noi ha un modo personale di stare a contatto con il mondo, un proprio modo di vivere, comportarsi, pensare, stare con gli altri, affrontare le esperienze della vita. L’insieme di queste caratteristiche definisce la personalità dell’individuo, che è il risultato della combinazione di fattori genetici (cioè ereditari) e ambientali (per esempio, rapporto con i genitori, ambiente sociale e culturale di appartenenza). Chi soffre di uno di questi disturbi ha una visione di sé e dell’altro distorta, poco aderente alla realtà, disfunzionale, e ha abitudini, comportamenti ed esperienze interiori che si discostano molto da quelle delle altre persone. Nella maggior parte dei casi, sono i familiari a rivolgersi a uno specialista per capire cosa accade al proprio caro o per avere dei consigli su come affrontare la situazione; più raramente, è la persona stessa a chiedere aiuto.
A volte, senza saperlo, assumiamo comportamenti scomodi che non ci appartengono, lo facciamo solo perché pensiamo che sia giusto usarli per interagire. Oppure, addirittura, il nostro percorso evolutivo ci ha portato a sviluppare atteggiamenti che finiscono per interferire con le relazioni che vorremmo instaurare. Ognuno di noi è il risultato di un’intricata rete di fattori causa-effetto. Ciò significa che siamo il frutto di quello che abbiamo appreso con le nostre esperienze passate, dall’infanzia a oggi. È chiaro che chi è cresciuto in un ambiente ostile, chi è stato escluso, schernito o addirittura bullizzato, ha imparato a rappresentarsi un mondo svilente, duro, con il quale fare a pugni ogni giorno o dal quale sentirsi schiacciato ogni giorno. Al contrario, chi è cresciuto in un ambiente supportivo, è stato sempre coinvolto nelle attività di gruppo scolastiche e in famiglia sentiva che la sua opinione aveva un peso, ha imparato a rappresentarsi un mondo accogliente, nel quale poter agire in piena libertà. Un mondo che non schiaccia, che sicuramente a volte colpisce ma nel quale ci si può esprimere. Eppure, il mondo in cui viviamo è uno solo. Sono le esperienze che facciamo a renderlo diverso. La persona dello "scenario uno" (mondo ostile) difficilmente riuscirà nella sua vita a sperimentare ciò che vive la persona dello scenario due (mondo complicato ma da esplorare senza paura). Non è un peccato che esperienze pregresse debbano condizionare a vita il modo in cui percepiamo il mondo? La nostra visione delle cose è indotta dalle esperienze che facciamo, allora cambiando tipo di esperienza "sarebbe" possibile cambiare anche visione! Esatto! Ma dico "sarebbe" perché c’è una grossa trappola: la nostra visione delle cose ci guida nelle scelte inconsapevoli di fare nuove esperienze! Si tratta di un tranello bello e buono! Un cane che gira su se stesso tentando di mordersi la sua stessa coda. Ma cosa c’entra tutto questo con i comportamenti che allontanano gli altri da noi? Quando nella nostra vita collezioniamo determinate esperienze sgradevoli o addirittura devastanti, esse si riflettono in noi condizionandoci in diversi aspetti e modi di fare. Alcuni dei quali sono capaci di allontanare gli altri oppure gettare le basi per relazioni tossiche.
Riconoscere e Affrontare i Comportamenti Problematici
I disturbi del comportamento racchiudono una vasta gamma di condotte disfunzionali sul piano sociale che tendono a manifestarsi con episodi di aggressività, impulsività, iperattività o altro, con una certa intensità, frequenza e durata. Si tratta di comportamenti ritenuti socialmente non adeguati in quanto prevedono una continua violazione delle regole. In genere si iniziano a notare durante l’infanzia o l’adolescenza, quindi nei periodi della crescita e dello sviluppo. Nei bambini l’aggressività, impulsività, iperattività, la sfida possono essere condotte periodiche, sporadiche, che si manifestano come episodi isolati, ma in certi casi potrebbero proseguire in maniera costante e necessitare quindi di analisi più approfondite per comprendere se si tratti di disturbi più gravi. Solitamente un bambino con disturbi comportamentali presenta delle difficoltà di autoregolazione, facendo quindi molta fatica a comprendere e rispettare le regole. Le cause di tali comportamenti sono più di una e comprendono fattori genetici, sociali e ambientali. Il disturbo del comportamento è un’esternalizzazione di un disagio interno nell’ambiente esterno attraverso atteggiamenti sociali non appropriati da parte dell’individuo che prova delle difficoltà.

Le difficoltà nella regolazione del comportamento possono insorgere fin dall’infanzia, nei primi anni di scuola o in età prescolare. In questi casi è importante riconoscerli e analizzarli in maniera approfondita al fine di correggerli o contenerli, prevenendo un peggioramento con la crescita. Non è sempre facile per un genitore riconoscere un disturbo del comportamento, specialmente nei bambini più piccoli, in quanto potrebbero verificarsi episodi sporadici difficili da interpretare. In caso venissero notati comportamenti disfunzionali, la cosa migliore da fare è rivolgersi a degli specialisti in grado di analizzare la situazione. Il trattamento prevede una valutazione psicologica, una prima diagnosi ed in seguito una pianificazione degli interventi necessari (in base anche alla gravità).
Disturbi del Comportamento negli Adulti
Quando si parla di disturbi del comportamento negli adulti si fa riferimento a quell’insieme di comportamenti disfunzionali che hanno un impatto negativo nella loro vita personale e sociale. Tra i principali disturbi del comportamento degli adulti ci sono i disturbi della condotta, il disturbo oppositivo provocatorio della tarda adolescenza e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Inoltre, sono considerati disturbi del comportamento negli adulti anche tutti i cosiddetti disturbi di personalità.
I disturbi del comportamento negli adulti sono spesso diagnosticati sulla base delle manifestazioni comportamentali che causano problemi nei loro ambienti familiari e lavorativi. Spesso i disturbi del comportamento negli adulti causano alterazioni nella sfera affettiva, cognitiva e sociale e necessitano di un trattamento psicoterapeutico.
I disturbi comportamentali negli adulti presentano principalmente sintomi emotivi e fisici riconducibili a quadri più complessi ed articolati di disordine mentale, demenza o disturbi di personalità. Se queste condizioni non vengono trattate, possono progredire fino all’età adulta andando a compromettere l’area affettiva, cognitiva e sociale della personalità. I disturbi del comportamento negli adulti spesso hanno come conseguenza la difficoltà a mantenere il posto di lavoro, l’instabilità nelle relazioni interpersonali e l’incapacità di assumersi le responsabilità tipiche dell’età. Alcuni disturbi comportamentali degli adulti non sono legati a condizioni pregresse infantili ma a condizioni successive come eventi traumatici, abuso di sostanze, bassa autostima o coinvolgimento in attività criminali.
Il disturbo della condotta è un tipo di disturbo del comportamento che si manifesta tipicamente durante l’età infantile e si manifesta attraverso atti di disobbedienza, trasgressione delle regole e scarsa attenzione per i diritti degli altri. Negli adulti il disturbo della condotta inizia a presentarsi nella tarda adolescenza con comportamenti che sfidano le regole, condotte antisociali e la mancanza di empatia. Con il passare del tempo gli adulti potrebbero attuare condotte criminali come rubare, minacciare, violare le proprietà private, manifestare violenza fisica o aggressività verbale in forme spesso esagerate e prive di reali motivazioni.
Durante l’infanzia i bambini tendono a fare capricci e avanzare richieste nella speranza di vedere soddisfatti i loro desideri. Quando però agiscono sistematicamente per ottenere ciò che vogliono inscenando una messa in discussione delle regole e dell’autorità genitoriale, allora è possibile interpretare questi comportamenti come segnali di un disturbo oppositivo provocatorio. Se questi atteggiamenti non vengono trattati durante l’infanzia o sono sottovalutati, è possibile che persistano anche nell’età adulta.
L’ADHD è una complessa condizione che rende il bambino particolarmente incline a distrarsi, mantenersi in movimento ed agire in modo impulsivo. Un’altra forma che può assumere il disturbo del deficit di attenzione e iperattività comprende sintomi come l’isolamento sociale, la scarsa capacità nella gestione dello stress e gli sbalzi d’umore. Il soggetto che durante l’infanzia soffre di questo disturbo può seguire un trattamento multimodale per riuscire a gestire i sintomi ed attenuare l’impatto che hanno nella sua esperienza di vita quotidiana. Se invece l’ADHD viene trascurato nell’età infantile, è possibile che si cronicizzi nel corso dello sviluppo fino a configurarsi come uno tra i più complessi disturbi del comportamento negli adulti. Negli adulti questa condizione infatti compromette la capacità di concentrarsi e di regolare i comportamenti impulsivi, e ciò può avere come conseguenze una marcata difficoltà nelle interazioni sociali e un alto livello di reattività agli stimoli ambientali. Molti studi dimostrano che l’ADHD negli adulti è spesso associato a depressione, ansia e abuso di sostanze.
Quando si parla di disturbi del comportamento negli adulti non si può tralasciare l’importanza che assumono i disturbi di personalità. Nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM) i disturbi di personalità sono classificati sulla base delle caratteristiche comportamentali più evidenti nel soggetto adulto. Per diagnosticare i disturbi del comportamento negli adulti è dunque necessario fare riferimento ai disturbi di personalità che si cominciano a manifestare solo al termine della tarda adolescenza. I bambini con disturbi della condotta non trattati efficacemente, con molte probabilità nell’età adulta vanno incontro allo sviluppo di alcuni disturbi di personalità, in particolare tra questi ci sono il disturbo antisociale di personalità, il disturbo borderline e il disturbo ossessivo compulsivo. Il termine antisociale fa riferimento alla costante e ripetuta trasgressione delle norme da parte di un soggetto.
Il disturbo borderline di personalità è uno dei disturbi del comportamento che si presenta negli adulti con manifestazioni comportamentali ambivalenti e contraddittorie. Il segno distintivo in questo caso è l’impulsività che possiamo trovare nelle scelte avventate e poco ponderate, così come negli atteggiamenti di scarso controllo degli impulsi. Un bambino che abbia sofferto di ADHD potrebbe con buone probabilità sviluppare da adulto un disturbo borderline di personalità. Gli adulti con questi disturbi del comportamento sono poco affidabili nei contesti lavorativi e spesso tendono a cambiare lavoro frequentemente. Anche nelle relazioni interpersonali hanno comportamenti di eccessiva vicinanza che si alternano a condotte di distanza fisica ed emotiva apparentemente senza alcun motivo razionale.
Il disturbo ossessivo di personalità si presenta come un insieme di condotte finalizzate ad esercitare un eccessivo controllo sulle azioni, sui pensieri e sugli affetti. Anche in questo caso è possibile che questi disturbi del comportamento si presentino in quegli adulti che durante l’infanzia hanno dovuto trovare delle strategie per difendersi dallo scarso autocontrollo degli impulsi, come ad esempio in conseguenza ad un disturbo oppositivo provocatorio. In contrapposizione a questi sintomi pregressi nel corso dello sviluppo potrebbe nascere il desiderio dell’ipercontrollo ossessivo in ogni ambito della vita. Il soggetto che soffre di questo disturbo di personalità può cercare costantemente segnali di approvazione, stima e rispetto da parte degli altri. Quando non ottiene questi riscontri potrebbe sviluppare comportamenti aggressivi e indesiderati.
Se si pensa di soffrire di uno dei disturbi descritti o se si pensa che qualcuno vicino a te ne soffra, è consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta.
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