Le prime incursioni del pensiero psicoanalitico freudiano in Australia rappresentano un capitolo affascinante e spesso trascurato nella storia della sua diffusione globale. Già nel 1911, ben prima che in molte altre nazioni, un gruppo di studio psicoanalitico a Sydney invitò Sigmund Freud, Carl Jung e Havelock Ellis a presentare lavori al Congresso Medico Australasiatico. Questo invito precoce sottolinea un interesse precoce e un'apertura verso le nuove idee psicologiche, nonostante il progresso psichiatrico australiano fosse allora considerato lento. La corrispondenza e la presentazione di lavori da parte di Freud e Jung rivelano le loro iniziali interazioni e le divergenze che avrebbero presto portato alla loro separazione. L'analisi dei documenti del congresso suggerisce che la psichiatria australiana, pur con i suoi limiti, era informata sugli sviluppi recenti, predisponendo il terreno sia per trattamenti biologici che per l'istituzione della psicoanalisi nel continente.

Le Origini del Pensiero Psicoanalitico e le Prime Interferenze con il Pensiero Australiano
L'eco delle teorie freudiane iniziò a farsi sentire in Australia in un periodo in cui il mondo stava ancora "a malapena prendendo coscienza della nuova psicologia di Freud". L'invito del 1911 da parte di un gruppo di studio psicoanalitico di Sydney a presentare lavori al Congresso Medico Australasiatico è una testimonianza significativa di questo interesse precoce. Sigmund Freud, Carl Jung e Havelock Ellis furono tutti invitati, dimostrando una volontà di esplorare le frontiere della psicologia umana.
La dinamica tra Freud e Jung è evidente fin da questo periodo. Le rispettive relazioni inviate per il congresso rivelano un "sparring" tra i due, preludio alla loro futura separazione scientifica. Questo scambio, sebbene non portò a una presentazione congiunta, fu cruciale per la diffusione iniziale delle idee psicoanalitiche in Australia.
L'analisi dei lavori presentati al congresso rivela un quadro complesso. Se da un lato la psichiatria australiana mostrava segni di "lento progresso", dall'altro era "ben informata sugli sviluppi recenti". Questo indica una capacità di recepire e integrare nuove conoscenze, anche se l'adozione pratica poteva essere più graduale. Tale apertura si sarebbe manifestata sia nell'adozione di trattamenti biologici, sia nell'istituzione della psicoanalisi come disciplina.
La Teoria dell'Orda Primitiva: Un Punto di Contesa e Fraintendimento
Una delle prime aree di dibattito e potenziale fraintendimento riguardò la teoria dell'orda primitiva di Freud, esposta in "Totem e tabù" (1913). Freud si basò sull'ipotesi darwiniana della gelosia dei gorilla, suggerendo che il maschio umano primordiale, simile a queste scimmie antropomorfe, impedisse la promiscuità sessuale, scacciando i maschi più giovani e costringendoli a formare altre orde. Freud citava un paragrafo discusso di Darwin da "L'origine dell'uomo", dove si ipotizzava che l'uomo originariamente vivesse in piccole società, con un maschio dominante che difendeva gelosamente le sue femmine, o vivesse da solo con più femmine, come il gorilla, dove si osserva un solo maschio per gruppo.

Da questa analogia, Freud deduceva che l'uomo primordiale vivesse in piccole orde dominate dalla gelosia del maschio più anziano e forte, che impediva la promiscuità sessuale. Immaginava una sorta di padre onnipotente e geloso che sopprimeva i propri figli, i quali poi si alleavano per ucciderlo, dando origine al senso di colpa e, successivamente, al totem come garante della stabilità sociale.
Tuttavia, questa congettura freudiana presentava diverse problematiche. In primo luogo, si basava su un'unica passione, la gelosia, come unica fonte di condotta, un'eccessiva semplificazione. In secondo luogo, legava un ragionamento biologico a uno psicologico-religioso (il senso di colpa) di dubbia plausibilità. In terzo luogo, Freud si fidava di studi etologici, come quello del dottor Savage sui gorilla, citato di sfuggita da Darwin quasi settant'anni prima, e ipotizzava un'analogia uomo-gorilla non verificata.
Nonostante queste fragilità, l'idea dell'orda primitiva basata sulla gelosia maschile e sul possesso delle femmine divenne ampiamente accettata come tesi darwiniana, creando un fraintendimento. Ulteriori passi di Darwin, invece, suggeriscono una posizione più favorevole a un'ipotesi matriarcale piuttosto che patriarcale. Darwin stesso era cauto nell'ipotizzare teorie fantasiose senza prove empiriche, limitandosi al mondo animale e non potendo facilmente paragonarlo all'agire umano. Egli osservava che la gelosia è presente in alcuni tipi di scimmie, ma ipotizzava che nel passaggio all'uomo si sarebbe sviluppata la promiscuità.
La Cautela di Darwin e le Interpretazioni Successive
La lettera di Darwin a un interlocutore anonimo (probabilmente riferendosi a un dibattito in corso) è emblematica della sua cautela: "Non credo che siano state pubblicate prove di una ripugnanza istintiva all'accoppiamento stretto con gli animali. Indirettamente, il fine dev'essere, credo, in gran parte raggiunto dall'allontanamento dei giovani maschi e dalla loro espulsione dal branco nei mammiferi sociali da parte dei vecchi maschi." Darwin riconosceva l'importanza dell'espulsione dei giovani maschi come meccanismo sociale, ma non necessariamente come prova di una gelosia primaria e dominante.
Ripassiamo. 5 minuti con Darwin e la selezione naturale
La frase di Darwin, tradotta nella versione italiana, recita: "Guardando indietro nel corso del tempo, e tenendo conto delle abitudini sociali dell’uomo di oggi, l’ipotesi più probabile è che egli vivesse originariamente in piccole comunità, ognuno con una sola moglie, o con molte se molto potente, gelosamente custodite dagli altri uomini". Questo passo, centrale per Freud, sembrava avvalorare una concezione patriarcalistica. Tuttavia, Darwin stava svolgendo congetture basate sull'analogia con le scimmie, senza decidere quale primate fosse l'antenato dell'uomo. La sua conclusione era più sfumata: "Pertanto, se guardiamo abbastanza indietro nel flusso del tempo, è estremamente improbabile che uomini e donne primordiali vivessero promiscuamente insieme. A giudicare dalle abitudini sociali dell'uomo così come esiste oggi, e dal fatto che la maggior parte dei selvaggi sono poligami, la visione più probabile è che l'uomo primordiale vivesse originariamente in piccole comunità, ognuna con quante mogli poteva sostenere e ottenere, che avrebbe gelosamente custodito contro tutti gli altri uomini."
È importante notare che la semplificazione e il fraintendimento della teoria di Darwin, ridotta alla sola "forza fisica come unico strumento di lotta per la sopravvivenza", sono successivi. Darwin era molto cauto nel dedurre teorie da pochi fatti osservati. La varietà umana non permetteva un'ipotesi univoca sulla gelosia come atteggiamento universale. Inoltre, per Darwin, la forza non era l'unico movente della selezione naturale e sessuale; le femmine spesso sceglievano il maschio in base alla capacità di caccia, al cibo fornito, alla proprietà, alla fedeltà, al rango e alla bellezza.
L'Influenza di Altri Pensatori: McLennan, Maine e Atkinson
La discussione sulla tesi patriarcale, basata sulla forza e gelosia maschile, è ulteriormente complicata dall'influenza di altri studiosi come John McLennan, Henry Sumner Maine e James George Frazer (sebbene quest'ultimo non sia esplicitamente citato nel testo fornito, è fondamentale nel contesto delle "Social Origins").
John McLennan, nel suo "Primitive Marriage", sosteneva che la forma più primitiva di organizzazione sociale fosse caratterizzata da una comunità di uomini con uguali diritti e vincolati dal sistema totemico, con eredità in linea materna. McLennan collegava il tabù dell'incesto alla pratica dell'esogamia e intuiva una lotta tra fratelli per il potere dovuta alla scarsità di femmine. Egli ipotizzava che inizialmente i rapporti sessuali tra consanguinei fossero comuni, ma che la caccia e l'infanticidio femminile nelle prime comunità nomadi avessero portato alla scarsità di femmine. Questa scarsità avrebbe favorito la pratica del "ratto" (rapimento di donne da altre tribù), che col tempo sarebbe diventata una legge, proibendo i rapporti sessuali con le femmine della propria tribù.
Henry Sumner Maine, nel suo "Ancient Law" (1861), postulava che le comunità si reggessero principalmente sull'organizzazione della famiglia patriarcale, con il maschio al centro del potere. Le sue ricerche comparativistiche lo portavano a riconoscere la centralità del diritto patriarcale, dove la proprietà passava di padre in figlio e la società era basata sulla famiglia. L'autorità paterna era il fulcro, e la donna subordinata. La teoria di Maine, inizialmente influenzata dalle concezioni positivistiche e da un realismo politico hobbesiano, criticava la mancanza di storicità del modello hobbesiano, suggerendo che gli uomini avessero sempre vissuto in gruppi familiari guidati da un capo. Maine rifiutava l'idea di un abisso tra uomo primitivo e uomo sociale, credendo in una cooperazione intrinseca, simile all'idea aristotelica dell'uomo come animale politico.
Freud, nel suo "Totem e tabù", si confronta con queste teorie, spesso attraverso fonti secondarie. Dichiara un debito nei confronti di Atkinson, che avrebbe riconosciuto l'esogamia forzata per i giovani maschi derivante dalle condizioni dell'orda primitiva darwiniana. Tuttavia, l'idea sembra arrivare ad Atkinson tramite Maine, che Freud non cita direttamente. Le tesi di McLennan giungono a Freud attraverso la lettura di Lang e Atkinson. Freud tenta di smantellare le teorie di McLennan, considerato un avversario della teoria patriarcale, ma le sue citazioni sono spesso di seconda mano. Freud concorda con Atkinson nel ritenere che McLennan non spieghi adeguatamente il problema dell'incesto con la sua ipotesi del ratto, pur riconoscendogli il merito di aver individuato l'importanza di questo e altri problemi come l'esogamia e il totemismo.
La critica di Freud a McLennan verte sul fatto che quest'ultimo non spiegherebbe "perché agli uomini della tribù fossero proibiti i matrimoni con le poche donne del loro sangue". Freud ipotizza che nel bambino e nel suo inconscio permangano tracce psichiche dell'evoluzione sociale, dove totemismo e paura degli animali porterebbero alla formazione del tabù dell'incesto, diversamente da quanto spiegato da McLennan.
La Diffusione della Psicoanalisi in Australia: Pionieri e Sfide
L'interesse per la psicoanalisi in Australia non fu un fenomeno isolato, ma parte di un movimento globale di ricezione e adattamento delle idee freudiane. Nonostante le iniziali resistenze, alcuni pionieri australiani giocarono un ruolo fondamentale nella sua introduzione e diffusione.
I Primi Passi a Sydney e Melbourne
A Sydney, l'interesse per la psicoanalisi emerse già nel 1909, quando il Dr. Donald Fraser, un ex ministro presbiteriano che aveva tenuto conferenze sulla psicoanalisi, scrisse a Freud informandolo di un gruppo di persone che studiavano con fervore il suo lavoro. Fraser stesso dovette dimettersi dalla Chiesa a causa delle sue "viste freudiane", evidenziando le prime tensioni tra le nuove teorie e le istituzioni consolidate.
Il Dr. Andrew Davidson, psichiatra e ex Sovrintendente del Callan Park Mental Hospital, fece un passo significativo invitando Freud, Jung e Havelock Ellis a presentare lavori al Congresso Medico Australasiatico del 1911. Sebbene nessuno dei tre potesse partecipare di persona, Freud inviò un suo paper intitolato "On Psychoanalysis". In questo scritto, Freud definiva la psicoanalisi come una "notevole combinazione", non un prodotto della speculazione, ma "il risultato dell'esperienza", aperto a chiunque volesse verificarne le tesi e contribuire al suo sviluppo.

Ernest Jones, figura chiave nella diffusione della psicoanalisi a livello internazionale e primo biografo di Freud, presentò a sua volta un paper al Congresso Medico Australasiatico del 1914, consolidando ulteriormente il legame tra la psicoanalisi e la comunità medica australiana.
Tra le figure australiane che abbracciarono la sfida di sviluppare la psicoanalisi nel paese, spiccano il Dr. Roy Winn a Sydney e il Dr. Paul Dane a Melbourne.
Roy Winn, tornato in Australia nel 1918 dopo la Prima Guerra Mondiale, fu il primo a praticare la psicoanalisi nel paese. Dopo un periodo di analisi e studio a Londra, tornò a Sydney nel 1922. Nel 1931 iniziò la sua pratica psicoanalitica, che continuò per trent'anni, spesso in isolamento. Winn fu eletto membro associato della British Psychoanalytical Society nel 1935, ma la sua formazione, seppur intensa, non fu considerata sufficiente per diventare un "training analyst".
Già nel 1930, Roy Winn sosteneva l'importanza della psicoanalisi nella pratica medica, evidenziando come almeno la metà delle malattie trattate dai medici fossero di origine psicologica. I suoi scritti e interventi negli anni '30 suscitarono reazioni polarizzate: da un lato, critiche feroci da parte di alcuni accademici e psichiatri che definivano le sue teorie "balderdash" o "la più grande diffamazione mai pubblicata sulla razza umana" riguardo alla sessualità infantile; dall'altro, la perseveranza di Winn nel difendere la psicoanalisi, nonostante l'opposizione, lo consacrò come un "determinato e convinto pioniere". La sua dedizione lo portò a dimettersi dall'Sydney Hospital quando questo si rifiutò di associarsi alla psicoanalisi, per concentrarsi sulla sua pratica privata. La sua collezione di libri sulla psicoanalisi divenne il nucleo della biblioteca del Sydney Institute, oggi nota come Roy Winn Library.
A Melbourne, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si registrò un crescente interesse per la psicoanalisi, non solo tra gli psichiatri ma anche in una più ampia comunità intellettuale. Un gruppo di psichiatri entusiasti, tra cui i Drs. Paul Dane, Reg. Ellery, Norman Albiston e Albert Phillips, lavorarono attivamente per facilitare la migrazione di psicoanalisti europei in Australia, sostenendo gli sforzi di Ernest Jones e John Rickman.
Nonostante l'interesse, l'ottenimento del supporto governativo per gli analisti europei sfollati fu difficoltoso. Solo un analista, la Dr. Clara Lazar-Geroe, proveniente dall'Ungheria, ottenne il permesso di trasferirsi in Australia nel 1940, stabilendosi a Melbourne.
Clara Lazar-Geroe: Una Figura Centrale nell'Introduzione della Psicoanalisi a Melbourne
L'arrivo della Dr. Clara Geroe a Melbourne nel marzo 1940 segnò un momento cruciale per la psicoanalisi in Australia. Nonostante le sfide linguistiche e culturali iniziali, Geroe, analizzata e supervisionata a Budapest da Michael Balint e attivamente coinvolta negli insegnamenti di Ferenczi, si dedicò con passione alla diffusione delle idee psicoanalitiche. La sua principale area di interesse era la "Child Guidance" e l'analisi di persone non mediche come pedagogisti analitici.

La fondazione del Melbourne Institute of Psychoanalysis nell'ottobre 1940, grazie a una generosa donazione, fu un passo fondamentale per accogliere Geroe. Nonostante le difficoltà iniziali, incluse la resistenza della British Medical Association australiana e la necessità di negoziare l'accettazione delle sue qualifiche mediche, Geroe iniziò a lavorare a Melbourne nel 1941.
Su consiglio del suo analista, Michael Balint, e con l'autorizzazione di Ernest Jones, Geroe fu nominata Training Analyst della British Society, autorizzata a operare a Melbourne come "Branch of the British Society". Il suo obiettivo principale era "popolarizzare la psicoanalisi, diffondere la verità e assistere genitori ed educatori". Organizzò regolarmente seminari per medici, psichiatri, psicologi, educatori e altri professionisti, dove venivano discussi i lavori fondamentali di Freud.
Geroe sviluppò anche seminari per candidati in formazione, sia medici che non medici. Il Dr. Frank Graham fu il primo laureato in medicina a intraprendere la formazione psicoanalitica sotto la sua guida. Nonostante le sfide di lavorare in relativo isolamento e di essere la figura unica responsabile della formazione analitica, Geroe riuscì a esercitare un'influenza positiva, introducendo un modo di pensare psicoanalitico a Melbourne. Fondò una clinica istituzionale per pazienti che non potevano permettersi tariffe private e organizzò seminari per insegnanti, educatori e genitori sui problemi sociali legati ai bambini. La sua Child Guidance Clinic sviluppò una stretta collaborazione con la Children's Court Clinic e influenzò profondamente il Dipartimento di Psichiatria del Royal Children's Hospital.
Ulteriori Sviluppi e la Nascita di una Comunità Psicoanalitica
A Sydney, l'arrivo del Dr. Andrew Peto nel 1949, organizzato da Ernest Jones, diede un nuovo impulso. Peto, membro a pieno titolo delle Società Psicoanalitiche Britannica e di New York, collaborò con Roy Winn per fondare il Sydney Institute of Psychoanalysis, con l'obiettivo di stabilire una formazione psicoanalitica a Sydney. Peto e Winn tennero numerose conferenze, suscitando un notevole interesse. Tuttavia, Peto non ottenne l'accreditamento medico in Australia e tornò a New York nel 1955.
Nonostante questo contrattempo, diversi psichiatri di Sydney iniziarono ad adottare il punto di vista psicoanalitico, tra cui il Dr. (poi Professore) David Maddison e il Dr. John Kerridge. Quest'ultimo fu per molti anni responsabile dell'orientamento psicoanalitico presso il Royal Alexandra Hospital for Children di Sydney.
La prima analista formata da Peto a Sydney fu la Dr. Maida Hall, la prima psichiatra australiana a lavorare con un orientamento kleiniano. Hall ebbe un rapporto teso con il Melbourne Institute, criticando apertamente lo stile e l'egemonia della formazione a Melbourne.
Nel frattempo, a Melbourne, i primi allievi di Geroe, tra cui i Drs. Frank Graham, Harry Southwood e Rose Rothfield, si qualificarono come membri associati entro il 1961. I suoi allievi non medici, tra cui il Professor Ian Waterhouse e Janet Nield, contribuirono a diffondere la pedagogia analitica. Janet Nield, in particolare, svolse un ruolo importante nell'insegnamento e nella supervisione di psichiatri e altri professionisti presso il Royal Alexandra Hospital for Children di Sydney, contribuendo all'influenza psicoanalitica in quell'istituzione.
La storia della ricezione di Freud in Australia è un racconto di pionierismo, perseveranza e graduale integrazione. Dagli inviti pionieristici del 1911 alle sfide affrontate dai primi analisti, il percorso della psicoanalisi nel continente riflette sia le dinamiche globali del movimento freudiano, sia le specifiche condizioni culturali e professionali dell'Australia.
L'Eredità di Freud e la Psicoanalisi Oggi in Australia
Sebbene il testo fornito non entri nei dettagli della psicoanalisi australiana contemporanea, accenna a dibattiti ancora attuali sulla sua influenza e efficacia. L'eredità di Freud è innegabile: le sue idee sui processi psichici inconsci, sull'importanza dell'infanzia e sulla "cura della parola" continuano a influenzare approcci terapeutici diversi, dalla consulenza relazionale alla psichiatria formale.

La domanda se "150 anni dopo, Sigmund Freud sia vivo e vegeto in Australia" è complessa. Sebbene la psicoanalisi classica possa non essere dominante come un tempo, i suoi concetti fondamentali sono stati integrati in molteplici forme di terapia. La discussione sull'influenza di Freud sul trattamento della mente, sul trauma, sull'inconscio e sulla sessualità rimane un terreno fertile per la ricerca e il dibattito.
Le sfide che la psicoanalisi affronta oggi, come la proliferazione di terapisti, la questione dell'efficacia terapeutica e il rischio di patologizzare il comportamento umano, sono temi universali che risuonano anche nel contesto australiano. L'eredità di Freud in Australia, come altrove, è un intreccio complesso di teorie influenti, pratiche terapeutiche in evoluzione e un dibattito continuo sulla sua pertinenza nel XXI secolo.
La legge australiana occidentale, menzionata alla fine del testo fornito, che riguarda la confidenzialità delle confessioni, sebbene non direttamente collegata alla psicoanalisi, riflette un contesto legale e sociale in cui le questioni di privacy e rivelazione sono centrali, temi che in parte si intersecano con la pratica analitica e il suo rapporto con la riservatezza.
In conclusione, la ricezione di Freud in Australia è stata un processo graduale, segnato da un interesse precoce, figure pioniere coraggiose, resistenze istituzionali e una continua evoluzione. Le idee freudiane, pur trasformandosi e adattandosi, continuano a plasmare la comprensione della mente umana e le pratiche terapeutiche nel continente, testimoniando la perdurante, seppur complessa, eredità del padre della psicoanalisi.
tags: #la #ricezione #di #freud #in #australia
