L'opera di Carlo Emilio Gadda, figura centrale della letteratura italiana del Novecento, si rivela un terreno fertile per esplorare le intersezioni tra darwinismo, teoria evoluzionistica e riflessioni filosofiche sugli istinti e la psiche umana. Lungi dall'essere un dato accidentale, la comprensione evoluzionistica della realtà permea profondamente il suo pensiero, costituendo un pilastro della sua epistemologia. Gadda, da darwiniano convinto, modula le proprie categorie filosofiche attraverso una visione dinamica del reale, sfidando le restrizioni imposte dal contesto filosofico italiano del suo tempo, spesso refrattario all'approccio scientifico nelle scienze umane.

La Ricezione del Darwinismo nella Cultura Italiana e l'Epistemologia Gaddiana
La cultura italiana del primo Novecento, caratterizzata da un rifiuto dell'impianto positivista e da una certa avversione verso l'applicazione di metodologie scientifiche alla filosofia e alle scienze umane, ha spesso trascurato o frainteso il contributo del darwinismo. Gadda, tuttavia, si discosta da questa tendenza, dimostrando una costante fiducia in un certo materialismo scientifico di matrice positivista, pur criticando le sue versioni più meccanicistiche e semplificatrici. La sua prospettiva metodologica risuona con quella di filosofi tardo-ottocenteschi come Enrico Morselli, Salvatore Tommasi e Giuseppe Sergi, che lottarono per evitare il riassorbimento del sapere filosofico nella retorica e nella filologia, ricercando un solido puntello metodologico nel richiamo a pensatori come Darwin, Haeckel e Claude Bernard.
Un dialogo a parte merita il complesso rapporto di Gadda con Pietro Martinetti, suo relatore di tesi. È probabile che Gadda abbia elaborato parte della sua "Teoria della conoscenza" (1929), in particolare le sezioni sul realismo e sull'empiriocriticismo, sulla base delle considerazioni di Martinetti, che vedeva nell'empiriocriticismo "il solo indirizzo veramente vitale e fiorente della filosofia materialistica attuale". Entrambi condividevano una critica al "materialismo volgare" e a quelle correnti filosofiche che, come nel caso di Mach, rischiavano di svuotare il reale a favore di un soggettivismo idealistico. Tuttavia, è altrettanto probabile che Gadda non abbia condiviso appieno le posizioni di Martinetti, specialmente il suo latente spiritualismo religioso.
Le Fonti Darwiniane di Gadda: Tra Letture Occasionali e Presupposti Fondamentali
La ricezione di Darwin da parte di Gadda, come per molti altri autori, appare spesso occasionale, mediata da fonti eterogenee e mai rigorosamente sistematizzata. Più che uno studio approfondito delle opere originali, si tratta di una sorta di presupposto di base nella sua comprensione del mondo naturale e umano. Tra i riferimenti possibili spiccano gli studi sull'intelligenza animale di Tito Vignoli, la frenologia di Franz Joseph Gall, la psicologia sperimentale di Gustav Theodor Fechner e le ricerche sugli antesignani di Freud, come Josef Breuer e Jean-Martin Charcot.

La biblioteca di Gadda conserva tracce di letture sull'evoluzionismo sociale, in particolare le opere di Herbert Spencer ("L'evoluzione della morale", "Le basi della morale", "Primi principi"), che potrebbero avergli fornito l'idea di un evoluzionismo psicologico e della trasmissione di peculiarità "etniche" e familiari. Interessante è anche la presenza di Henri Bergson, sebbene "L'evoluzione creatrice" in originale sia rimasto intonso, la traduzione italiana è datata 1936. Gadda, tuttavia, mostra di averlo letto, come testimoniano riferimenti espliciti. Tra le acquisizioni più tarde, si segnalano libri come "Herder précurseur de Darwin?" di Max Rouché e "L’evoluzione della specie umana" di Theodosius Dobzhansky.
Il Darwinismo come Chiave Interpretativa del Reale in Gadda
Nonostante la parzialità delle sue letture, Gadda integra il darwinismo nel suo sistema di pensiero come caratteristica intrinseca della realtà. Nella "Meditazione", fa riferimento al processo evolutivo come parte della "datità del reale", includendo la teoria dell'evoluzione umana quando "suffragata da dati e teste di morto e ossi, ecc., o dall’osservazione storico biologica". In "I miti del somaro", dedica un tributo esplicito a Carlo Darwin, salutando il suo nome come un "eponimo d'una illuminazione positiva".
Un tema centrale del pensiero darwiniano, ripreso da Gadda, è il rapporto tra ontogenesi e filogenesi, ovvero il fatto che "la fase intrauterina della vita sarebbe già contrassegnata dall’insorgere di causali bio-psichiche degli stadî a venire". Questa idea, fondamentale in Darwin e affrontata soprattutto ne "The Descent of Man" (1871), viene definita da Gadda "banale" nel racconto "Tigre nel parco" (1936), pur in un periodo in cui la discussione sulla genetica e sulla nuova sintesi evoluzionistica in Italia era ancora agli albori. La biblioteca gaddiana conserva infatti la traduzione italiana di "Embriologia e genetica" di Thomas Hunt Morgan (1941), e riferimenti espliciti in "Eros e Priapo" (scritto tra il '44 e il '45) mostrano come Gadda avesse esteso la sua conoscenza scientifica oltre le teorizzazioni di inizio secolo, quasi anticipando un "egoismo genetico" alla Richard Dawkins.
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Gadda, Freud e la Critica alla "Repulsione" per le Scienze Biologiche
Nel saggio "Psicanalisi e letteratura" (1949), Gadda si scaglia contro un'accademia refrattaria al darwinismo per l'incapacità di accettare le possibili matrici organiche e materiali dello spirito e della psiche umana. In questo contesto, affianca Freud a Darwin, aggiungendo la "teoria delle localizzazioni cerebrali affacciata da Gall e copiosamente derisa". Gadda critica la "repulsione" della cultura italiana verso le scienze biologiche, mediche e cliniche, sottolineando la mancanza di un "sottofondo logico e riflessivo" e la predilezione per un approccio sentimentale e "amatorio-sessuologico".
Un altro aspetto della teoria darwiniana che Gadda anticipa è il rapporto tra organo e funzione. Mentre la biologia di inizio Ottocento tendeva a un rapporto biunivoco, Gadda intuisce la maggiore complessità, riconoscendo che "la gran parte degli organi esercit[a] nello stesso tempo funzioni assai disparate" e che "una stessa funzione [viene] esercitata contemporaneamente da più sottosistemi dell’organismo, del tutto distinti". Questa intuizione sulla ridondanza e la subottimalità dei sistemi organici, dovuta al procedere dell'evoluzione per tentativi, si lega al concetto di "deformazione" che Gadda applica sia al dominio naturale che a quello tecnico ed espressivo, anticipando il parallelismo tra evoluzione organica e tecnologica.
La Psicoanalisi Freudiana: Istinti, Pulsioni e la Struttura della Psiche
Sigmund Freud, figura centrale della psicoanalisi, rivoluziona la comprensione della psiche umana introducendo concetti come l'inconscio, le pulsioni e l'interpretazione dei sogni. Nato nel 1856 in Moravia e operante a Vienna, Freud, laureato in fisiologia e specializzato in neurologia, si reca a Parigi dove incontra Jean Martin Charcot, che studiava l'isteria. Freud fonda la Società Psicoanalitica Internazionale nel 1910, ma presto alcuni collaboratori, come Gustav Jung e Alfred Adler, si distaccano per sviluppare teorie autonome.

Freud è considerato uno dei "maestri del sospetto", al pari di Marx e Nietzsche, poiché sospetta della coscienza, vedendola come un riflesso distorto di tendenze e pulsioni inconsce. Ridimensiona quindi il ruolo della coscienza e della ragione, descrivendo l'Io come un campo di battaglia tra forze che spesso sfuggono al controllo cosciente. La psicoanalisi, definita come scienza naturale, introduce nuovi vocaboli come nevrosi, inconscio, sessualità e interpretazione dei sogni, proponendo una visione dell'uomo spesso sconvolgente e radicale, affermando che gran parte della vita psichica si svolge nell'inconscio.
La psicoanalisi distingue l'inconscio in preconscio (fatti psichici latenti ma suscettibili di diventare coscienti) e inconscio vero e proprio (fatti psichici incoscienti incapaci di riemergere autonomamente alla coscienza). Per decifrare l'inconscio, Freud propone metodi come l'ipnosi, l'interpretazione dei sogni, le libere associazioni e i lapsus. Il sogno, in particolare, è visto come "realizzazione velata di desideri inibiti", distinguendo un contenuto manifesto (le immagini ricordate) da un contenuto latente (il significato simbolico).
La struttura della psiche umana, secondo Freud, è tripartita:
- Es (Id): Rappresenta l'inconscio, la regione psichica estranea all'Io, il "campo delle idee che rimangono fuori dalla coscienza".
- Super-io (Ueberich/Super-ego): Una forma di controllo che giudica e punisce l'Io se opera in vista del piacere; è l'Io ideale.
- Io (Ich/Ego): La parte della psiche che stabilisce un rapporto con il mondo esterno, mediando tra Es e Super-io, in un equilibrio precario e instabile.

Freud rivoluziona anche la visione dell'infanzia, incentrandola sulla sessualità. Il bambino non è più visto come un innocente cherubino, ma come un essere dotato di sentimenti e interessi sessuali fin dalla prima infanzia. La libido, definita come "un certo importo di energia che preme verso una determinata direzione", è la forza motrice di questi desideri, che si manifestano attraverso varie fasi: orale, anale, il complesso edipico, e fasi successive legate alla socializzazione e all'adolescenza. Il conflitto irrisolvibile tra il principio di piacere (dominante nell'Es) e il principio di realtà (che regola l'Io) porta alla rimozione delle pulsioni inaccettabili, che si manifestano poi come nevrosi.
Eros e Thanatos: Le Pulsioni Fondamentali
Per Freud, l'uomo non è solo sessualità, ma è regolato da due pulsioni fondamentali:
- Eros (Lebenstrieb): La pulsione di amore, che spinge verso il piacere e la vita, la conservazione e l'unione.
- Thanatos (Todestrieb): La pulsione di morte, che spinge all'autodistruzione, alla disgregazione e al ritorno allo stato inorganico.
Queste due pulsioni sono in un'irriducibile opposizione dualistica. La civiltà, secondo Freud, rappresenta una fonte di sofferenza perché impone la repressione di queste pulsioni per garantire la convivenza. Gli uomini sono costretti a rinunciare alla felicità immediata (rimozione) e la loro libido viene impiegata in attività socialmente utili (sublimazione). L'etica, in questo senso, è lo sforzo della civiltà di controllare le pulsioni aggressive, mentre il conformismo di massa e la spersonalizzazione generano disagio e condotte deviate.
Il Darwinismo nell'Ipotesi dell'Orda Primitiva di Freud
Freud, in "Totem e tabù" (1913), ricorre all'ipotesi darwiniana della gelosia del maschio nelle scimmie antropomorfe per formulare la sua teoria dell'orda primitiva. Ipotizza che l'uomo primordiale vivesse in piccole orde, dove il maschio dominante impediva la promiscuità sessuale, scacciando i figli più giovani. Da questa gelosia ancestrale e dall'uccisione del padre da parte dei figli, emergerebbe il senso di colpa che porterebbe alla formazione del totem e alla stabilizzazione sociale.
Tuttavia, questa interpretazione freudiana è stata oggetto di critiche. Si sottolinea che Freud parte da un'unica emozione (la gelosia) come fonte di ogni condotta, aggancia il suo ragionamento biologico a un'ipotesi psicologico-religiosa poco plausibile (il senso di colpa) e si basa su studi etologici discutibili e citati en passant da Darwin. Inoltre, l'analogia tra uomo e gorilla è tutta da verificare.

Ulteriori passi di Darwin, infatti, sembrano suggerire un'ipotesi più matriarcale che patriarcale, con una maggiore propensione alla promiscuità sessuale nelle prime comunità umane. Darwin stesso, pur riconoscendo la gelosia in alcuni primati, era cauto nel trarre conclusioni universali sull'agire umano basandosi esclusivamente sul mondo animale. La sua opera suggerisce che, a un certo punto della scala evolutiva, si sarebbe sviluppata la promiscuità, piuttosto che un rigido controllo patriarcale basato sulla forza e sulla gelosia.
Il Dibattito tra Finalismo e Naturalismo: San Tommaso d'Aquino e Freud
Gaetano Masciullo, nel suo saggio "Cristianità n. Naturalismo o finalismo?", propone un confronto tra l'approccio di San Tommaso d'Aquino alla psicologia e quello di Sigmund Freud, sostenendo la modernità del pensiero tomista. Mentre Freud pone le pulsioni ("Trieb") al centro della vita psichica, distinguendole dagli istinti ("Instinkt") per la loro natura meno legata alla biologia e più plastica, San Tommaso distingue tra "appetitus rationalis" (volontà) e "appetitus sensitivus" (passioni).
Per San Tommaso, le passioni sono sempre legate a un oggetto esterno ben definito e implicano una relazione. Possono essere controllate dalla volontà, ma anche esercitare su di essa forti impulsi. Le passioni si dividono in "concupiscibile" (orientato al bene, con l'amore come passione principale) e "irascibile" (orientato a combattere gli ostacoli al bene, con l'ira come passione principale). A differenza di Freud, per cui amore e morte sono in opposizione dualistica, San Tommaso vede amore e ira in una relazione di dipendenza dall'amore, con tutte le passioni dirette verso oggetti buoni.
Freud critica la psicologia del suo tempo per la sua incapacità di andare oltre la superficie dei processi psichici, ma la sua nozione di pulsione, pur mirando a superare il dualismo cartesiano, viene vista come una riduzione delle emozioni. San Tommaso, invece, pur riconoscendo la passività della natura delle passioni, non le considera negative in sé stesse, ma buone se soggette alla volontà e dirette verso il bene.
I punti di incontro tra i due pensatori includono la condivisione dell'idea che pulsioni/passioni siano comuni a uomini e animali e che assumano forme diverse negli esseri umani in relazione con la razionalità. Tuttavia, il principale disaccordo risiede nella concezione del "sé inferiore": per Freud, le pulsioni sono fondamentali e spesso conflittuali con la razionalità; per San Tommaso, le passioni sono orientate verso il bene e possono essere guidate dalla volontà.

Masciullo suggerisce che Freud, confondendo l'effetto con la causa, abbia fatto dell'ira una delle principali pulsioni (Todestrieb), mentre San Tommaso vede un'evoluzione del pensiero freudiano, da una struttura monistica iniziale a una dualistica con l'introduzione della pulsione di morte. La descrizione freudiana delle pulsioni, secondo Masciullo, risulta meno accurata di quella tomista delle passioni, a causa di un metodo di ragionamento più ristretto che parte dall'effetto per arrivare alla causa.
La Teoria dell'Evoluzione e le sue Implicazioni Filosofiche
La teoria evoluzionistica di Darwin ha profondamente influenzato il pensiero occidentale, ridefinendo la posizione dell'uomo all'interno dell'ordine naturale e minando le fondamenta del dualismo cartesiano. L'assunzione di una prospettiva evoluzionistica comporta un abbandono di ogni visione antropocentrica e un riconoscimento dell'immanenza dei processi naturali.
L'eredità di Darwin si estende ben oltre la biologia, permeando la filosofia, la letteratura e le scienze umane. La sua enfasi sulla lotta per la sopravvivenza, sull'adattamento e sulla selezione naturale è stata interpretata in modi diversi, a volte ridotta a un semplice "darwinismo sociale" che giustificava disuguaglianze e competizione sfrenata. Tuttavia, una lettura più attenta rivela la complessità del pensiero darwiniano, che riconosce anche la cooperazione, la socialità e la varietà dei fattori che guidano l'evoluzione.
La riflessione di Gadda, che integra il darwinismo nella sua visione del mondo, dimostra come la scienza possa dialogare con la filosofia e la letteratura, arricchendo la comprensione della natura umana e del suo posto nell'universo. La sua opera invita a considerare la realtà nella sua complessità dinamica, accettando le ridondanze, le imperfezioni e le incessanti trasformazioni che caratterizzano sia il mondo organico che quello culturale. In questo senso, Gadda si pone come un precursore di approcci transdisciplinari, anticipando la necessità di integrare diverse forme di sapere per cogliere appieno la ricchezza del reale.
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