La Complessa Realtà della Depressione: Oltre l'Invidia e la Tristezza Stereotipata

La depressione è una condizione complessa e multiforme, che può manifestarsi in modi diversi, andando ben oltre l’immagine stereotipata che spesso si ha di questa malattia. L'idea comune che le persone depresse siano semplicemente "invidiosi" o costantemente tristi è una semplificazione dannosa che non coglie la profondità e la varietà delle esperienze depressive. Questa visione riduttiva non solo impedisce una corretta comprensione della patologia, ma contribuisce anche allo stigma, ostacolando chi ne soffre nel cercare l'aiuto di cui ha disperatamente bisogno.

Distimia: Un'Ombra Persistente sul Tono dell'Umore

Una forma di depressione meno drammatica ma insidiosa è la distimia, nota anche come disturbo distimico. La distimia è un disturbo del tono dell’umore, caratterizzato da una forma lieve ma tendente alla cronicità di depressione ed una conseguente compromissione delle relazioni sociali e dell’attività lavorativa. Non si tratta di episodi depressivi maggiori, ma di un umore cronicamente basso, un senso di malessere persistente che accompagna la persona per gran parte della sua vita.

Illustrazione di una persona con un'espressione pensierosa e malinconica, circondata da nuvole grigie

La distimia può colpire a qualsiasi età e senza distinzione di sesso. È possibile avere un esordio precoce, vale a dire prima dei 21 anni, o tardivo, quindi dopo quest’età. È un disturbo piuttosto comune nella popolazione generale, interessando all’incirca il 3-5% delle persone. Nei bambini il disturbo distimico ha le medesime manifestazioni in entrambi i sessi, determinando spesso delle interferenze negative anche nelle prestazioni scolastiche e nelle interazioni sociali. Si assiste infatti a comportamenti che vanno dall’irritabilità all’eccentricità, umore flesso, pessimismo, bassa autostima e capacità sociali limitate.

Rispetto a un soggetto depresso, il distimico ha una maggiore capacità di reazione. Generalmente riesce ad espletare le proprie funzioni lavorative e ad avere rapporti sociali, ma in modo nettamente diminuito e con uno sforzo notevole anche nelle cose più normali, di cui le persone con le quali si relaziona, spesso anche i familiari stessi, ben difficilmente si rendono conto. L’atteggiamento quasi perennemente cupo, triste e taciturno, le difficoltà avvertite come insormontabili possono facilmente causare stizza, se non rabbia, nel prossimo che considera il distimico un fastidioso pessimista che assume volontariamente questo atteggiamento per cause che non vuole esprimere.

La diagnosi di distimia si può effettuare quando siano presenti almeno due tra i sintomi classici della depressione, quali scarso appetito o iperfagia, insonnia o ipersonnia, scarsa energia o astenia; bassa autostima; difficoltà nel prendere decisioni o di concentrazione; sentimenti e vissuti di disperazione. La differenza fra disturbo distimico e disturbo depressivo minore è legata principalmente alla natura episodica dei sintomi del secondo. Non sempre alla distimia si possono associare abuso e/o dipendenza da sostanze psicoattive.

Una terapia cognitivo-comportamentale è l’approccio migliore alla distimia, sulla quale invece i farmaci sono meno efficaci che nella depressione maggiore.

La Depressione Maggiore: Un Abisso di Sofferenza

La depressione maggiore, invece, rappresenta un disturbo dell'umore più grave, caratterizzato da episodi depressivi intensi che compromettono significativamente la vita di chi ne soffre. Quando pensiamo alla depressione, ciò che ci viene in mente è quasi sempre un’immagine di profonda tristezza, di un buio che avvolge la mente e l’anima, un senso di disperazione costante e di abbattimento che sembra inghiottire chi ne soffre. Questo tipo di depressione esiste, ed è indubbiamente reale e devastante per chi ne soffre.

La persona depressa si sente profondamente triste, abbattuta; sperimenta per la maggior parte del giorno un intenso senso di sconforto e solitudine, prova impotenza e stanchezza fisica e mentale. Molto spesso passa parecchio tempo prima che si attivi per avere un consulto, prima che diventi consapevole di essere malata di depressione. Spesso accade che rifiuti la diagnosi, le terapie ed ogni altro aiuto. La persona depressa sente di camminare avvolta nel buio; sente di stare in uno spazio dove non c’è posto per i propositi di cambiamento funzionale o per la speranza, per la pace interiore. È come se vivesse in uno stato di totale e perenne cecità, non riesce a vedere più niente. Questo scenario depressivo può essere intriso da una fortissima agitazione, rabbia, angoscia, e conoscere contestualmente stati di forte rallentamento fisico o psichico: “non ce la faccio”. Tutti questi vissuti si faranno sempre più spazio nella vita di quella persona, in maniera subdola, cronicizzandosi giorno dopo giorno, ed impedendo di costruire scenari alternativi che contemplino la “possibilità” che le cose cambino, migliorino…

La persona depressa pensa che la vita non possa essere bella, mai più e che, forse, non lo sia mai stata: “Sarebbe meglio sparire o, meglio ancora, non essere mai nati”. Si sente spenta e inconsistente, non c’è più spazio nel suo mondo fisico per le cose piacevoli e neanche nella sua mente (cambia persino la loro capacità di percepire il gusto o l’odore dei cibi, tutto perde colore e spessore). Ha perso la capacità di pensare il piacere, di concepire la vita dentro e al di fuori di sé: “Alle volte, quando mi sveglio durante il giorno o in piena notte, non so… ho la forte sensazione fisica che vi sia solo buio tutt’intorno e che non esista nulla al di fuori di me, di questa profonda angoscia che mi stringe, della solitudine di questo insopportabile dolore o dello schifoso tepore del lenzuolo che mi avvolge… alle volte, penso di dover guardare fuori dalla finestra per capire se c’è ancora qualcosa, che esistono gli altri, il mondo… ma poi penso che non ce ne sia bisogno perché so che non c’è niente, non sento più la vita, non la sento più dentro.”

La persona depressa si sente sola, inadeguata, fallita, incapace di vivere e, spesso, colpevole dei suoi stessi mali. Il depresso non sopporta gli altri, nessuno, perché non si sente compreso, perché sente che gli altri, spesso, non camminano al suo fianco, ma viaggiano ad una velocità troppo elevata, e richiedono energie che egli sente di non possedere. Gli altri, spesso, proprio perché incapaci di sentire profondamente, e disperati, perché sperimentano impotenza, insistono con atteggiamenti coercitivi ed usano violenza (verbale ed alle volte anche fisica) ed abusano… Questi ostaggi della depressione, parenti, amanti, amici, in equilibrio fra la condizione di carnefici e vittime inconsapevoli, continuano imperterriti con atteggiamenti e richieste che non possono essere accolti né tanto meno soddisfatti dal depresso, senza comprendere che sarebbe come chiedere ad una persona con un gesso alla gamba di correre alle olimpiadi e di vincerle… L’effetto sulla persona depressa è deleterio e spesso causa di aggravamento della patologia. Il depresso sperimenta contemporaneamente colpa ed odio verso gli altri e, quasi sempre, ripugnanza verso se stesso.

Diagramma che illustra i sintomi della depressione maggiore, con aree come umore, energia, sonno, appetito, concentrazione, autostima e pensieri suicidi

Oltre la Tristezza: Le Manifestazioni Atipiche della Depressione

Non sempre la depressione si manifesta attraverso un comportamento chiaramente distaccato o cupo. Ci sono situazioni in cui le persone che ne soffrono riescono a mantenere una facciata di normalità, continuano a lavorare, a socializzare, a mantenere apparentemente intatti i rapporti sociali e familiari, pur sentendosi svuotate e distanti dentro. Altre volte, la depressione può manifestarsi sotto forma di irritabilità, ansia o nervosismo, caratteristiche che difficilmente vengono associate a questa patologia. Chi soffre di depressione può apparire agitato, impaziente, costantemente preoccupato per cose che, a uno sguardo esterno, potrebbero sembrare insignificanti.

La Depressione Irritabile: Rabbia e Frustrazione Come Volti della Sofferenza

La depressione irritabile non è solo una questione di cattivo umore o di avere una giornata storta. È una condizione che colpisce profondamente la qualità della vita di chi ne soffre e delle persone che gli stanno accanto. Riconoscere questi segni è il primo passo per comprendere che l’irritabilità persistente può essere più di una semplice reazione allo stress quotidiano. In realtà, potrebbe trattarsi di un sintomo di depressione che richiede attenzione e intervento. La difficoltà, però, sta proprio nel capire quando questa irritabilità non è solo temporanea ma fa parte di un quadro depressivo più ampio.

I sintomi principali della depressione irritabile ruotano attorno a un senso pervasivo di irritabilità, frustrazione e rabbia:

  • Sensazione costante di nervosismo e impazienza: La persona potrebbe sentirsi sempre sull’orlo di una crisi, come se qualcosa di piccolo potesse farla esplodere. Anche situazioni banali, come il traffico o una fila al supermercato, possono provocare una reazione eccessiva.
  • Frustrazione per piccoli inconvenienti: Un altro indicatore chiave è la frequente frustrazione per cose che, in circostanze normali, non avrebbero un grande impatto emotivo. La persona può perdere la pazienza facilmente, reagire con rabbia o sarcasmo a piccoli inconvenienti, e sentirsi sopraffatta da situazioni che in passato avrebbe gestito senza problemi.
  • Comportamenti impulsivi o esplosivi: L’irritabilità può anche portare a comportamenti impulsivi o esplosivi. La persona potrebbe reagire in modo sproporzionato a un conflitto o a una critica, alzando la voce, lanciando oggetti o lasciando una conversazione di punto in bianco. Queste reazioni impulsive non sono necessariamente dirette verso gli altri; spesso, chi soffre di depressione irritabile può rivolgere la propria rabbia contro se stesso, con atti di autolesionismo o abitudini distruttive, come l’abuso di alcol o droghe.
  • Difficoltà nei rapporti interpersonali: Le difficoltà nei rapporti interpersonali sono un altro segnale della depressione irritabile. Le persone che ne soffrono possono sembrare sempre tese o distanti, e questo può generare conflitti con amici, familiari o colleghi. Possono essere percepite come ostili, scontrose o fredde, anche se non è nelle loro intenzioni esserlo. Questo isolamento emotivo può aggravare ulteriormente il loro stato, poiché la mancanza di comprensione da parte degli altri alimenta il sentimento di solitudine e incomprensione.
  • Sintomi fisici correlati: Un aspetto meno noto ma ugualmente importante è il fatto che la depressione irritabile può accompagnarsi a sintomi fisici, come tensione muscolare, mal di testa frequenti o disturbi gastrointestinali. Questi sintomi fisici non hanno una causa medica chiara e possono peggiorare con lo stress emotivo, creando un circolo vizioso in cui la sofferenza mentale si riflette nel corpo e viceversa.
  • Problemi di sonno: Un altro segno distintivo della depressione irritabile è la difficoltà a dormire, che può manifestarsi sia come insonnia sia come sonno non riposante. Chi ne soffre può avere problemi ad addormentarsi a causa di pensieri ossessivi o preoccupazioni che non riescono a essere messe a tacere. Anche quando riesce a dormire, può svegliarsi frequentemente durante la notte o sentirsi ancora stanco al mattino.
  • Difficoltà di concentrazione e perdita di interesse: La difficoltà di concentrazione e la perdita di interesse per attività che prima erano fonte di piacere o soddisfazione sono altri segnali che possono accompagnare la depressione irritabile. La persona può trovarsi a non riuscire a mantenere l’attenzione su un compito o a sentirsi demotivata anche davanti a ciò che un tempo le dava gioia. Questa mancanza di concentrazione può influire negativamente sul rendimento lavorativo o scolastico, creando ulteriori fonti di stress e frustrazione.

Depressione: un video per comprenderla meglio

La "Smiling Depression": Il Sorriso Che Nasconde il Dolore

Sembra assurdo, ma si può anche assistere a una depressione caratterizzata da un quadro apparentemente nei limiti della “normalità”. In questi casi si usa l’espressione “smiling depression”, proprio per indicare l’atteggiamento tipico in questi casi. Con affermazioni come “Sto bene”, “è tutto a posto”, il soggetto mostra un sorriso di circostanza. Parlando in termini tecnici, si tratta sicuramente di una forma di depressione atipica, che consente a chi ne è affetto di portare avanti una vita normale, di apparire sempre soddisfatto e sereno davanti agli altri, mentre internamente si vivono emozioni totalmente opposte.

La Dottoressa Olivia Remes, psicologa dottoranda dell’Università di Cambridge (UK), ha evidenziato come questa condizione possa avere un esordio precoce nella vita della persona e durare anche molto a lungo. Oltre a quelli già citati, ci sono altri motivi (spesso legati a funzionamenti personologici specifici) che rendono questa forma di depressione più pericolosa. Infatti, apparire felici agli altri mentre in realtà si soffre profondamente può essere il sintomo di una grave difficoltà ad accettare di avere un problema. Le persone con una “smiling depression” potrebbero nutrire il timore di essere considerati deboli o vulnerabili se mostrassero all’esterno le proprie difficoltà. Come in molti altri quadri psicopatologici, l’idea di poter avere bisogno di uno psicoterapeuta può apparire esagerata e portare a sentirsi “pazzi”, perciò evitata. Può succedere che queste persone non ne parlino con nessuno, che tendano anzi a rinforzare e mostrare sempre di più il loro lato “smiling”. Il rischio suicidario a cui questa forma di depressione atipica espone è inoltre maggiore rispetto alle forme classiche, perché i soggetti sono comunque in grado di portare avanti attivamente la propria vita quotidiana nelle sue varie sfaccettature. Come (e forse più) nei quadri di depressione classici, anche in questo caso l’intervento tempestivo da parte di specialisti opportunamente formati è decisivo per la prognosi del disturbo. Lo si aiuta a prendere consapevolezza, nel caso specifico della “smiling depression”, del fatto che non è né necessario né utile che la persona si prenda cura di sé completamente da sola. Che non è umanamente possibile farcela da soli e che anche il loro disagio nasconde un profondo malessere.

Le Radici della Depressione: Cause e Meccanismi Sottostanti

La depressione non è semplicemente una questione di "volontà" o di "tristezza passeggera". Le sue origini sono multifattoriali e coinvolgono complesse interazioni tra fattori biologici, psicologici e ambientali.

L'Impotenza Appresa e i Pattern di Pensiero Negativo

Martin Seligman e Steve Maier, intorno alla metà degli anni ’60, misero a punto la teoria dell’impotenza appresa. Partendo da una serie di esperimenti sui cani scoprirono che gli animali ai quali era stato ripetutamente impedito di mettere in atto comportamenti adeguati a sfuggire a stimoli dolorosi, successivamente, quando veniva loro data la possibilità di evitarli, si comportavano continuando a soccombere alla sofferenza, senza neanche provare ad agire per tentare di eluderla: ai cani era stato insegnato ad essere impotenti. In modo simile, Hiroto sottopose ad esperimenti un gruppo di persone, giungendo alle stesse conclusioni. Seligman ed Hiroto provarono che la capacità di reagire di fronte a sconfitte e sofferenze non è un tratto innato ma può essere appreso.

Aaron Beck, intorno alla metà degli anni ’60, affermò che gli individui maggiormente a rischio di depressione sono coloro che riconoscono il proprio valore personale solo se ricevono approvazione dagli altri o quando riescono a raggiungere obiettivi molto alti, o solo se riescono ad ottenere ciò che vogliono subito o se sono capaci di esercitare sempre controllo su tutte le situazioni che vivono. Sulla base di queste credenze, quando queste persone si trovano ad affrontare situazioni difficili in cui sperimentano mancanza di controllo, o comunque scarsa efficacia, ecco che tendono a sviluppare depressione.

La ruminazione può essere definita come una forma circolare di pensiero persistente, passivo, ripetitivo sui sintomi della depressione. Questi pensieri negativi e ripetitivi possono creare un circolo vizioso che alimenta ulteriormente il malessere depressivo.

La Neurobiologia della Depressione: Un Complesso Equilibrio Chimico

La corteccia prefrontale, che dovrebbe aiutarci a regolare l’emotività e l’impulsività innescate dal sistema limbico, non sembra svolgere bene il suo lavoro. L’insorgere della depressione dipende anche dall’azione di un numero molto ampio di neurotrasmettitori, che generalmente vengono rilasciati dal nostro cervello e svolgono diversi tipi di funzioni. Quando alcuni di questi neurotrasmettitori non funzionano come dovrebbero, si possono osservare alcuni sintomi tipici della depressione. Tutti questi neurotrasmettitori sono necessari per il buon funzionamento di decine di circuiti all’interno del nostro cervello e, come se non bastasse, essi interagiscono anche tra loro. Sfortunatamente, la depressione non è solo dovuta a bassi livelli di noradrenalina, serotonina o dopamina, e quindi il problema non si risolve solamente aumentando il livello di tali neurotrasmettitori.

Schema del cervello umano che evidenzia le aree coinvolte nella depressione, come la corteccia prefrontale e il sistema limbico

Percorsi di Guarigione: Terapie e Strategie di Recupero

La depressione, pur essendo una condizione debilitante, è trattabile. Esistono diverse strategie terapeutiche che, spesso in combinazione, possono portare a un significativo miglioramento della qualità della vita.

L'Importanza della Psicoterapia e della Terapia Farmacologica

La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) è uno degli approcci psicoterapeutici più efficaci per la depressione, inclusa la distimia. La TCC aiuta a identificare e modificare i pensieri negativi e i comportamenti disfunzionali che contribuiscono al mantenimento della depressione. Altre forme di psicoterapia, come quella psicodinamica, possono essere utili per esplorare le origini più profonde del malessere e lavorare su schemi relazionali disadattivi.

La terapia farmacologica, che include l'uso di antidepressivi, può essere un supporto fondamentale, soprattutto nei casi di depressione maggiore o quando i sintomi sono particolarmente invalidanti. Gli antidepressivi agiscono sui neurotrasmettitori cerebrali, aiutando a ripristinare un equilibrio chimico alterato. È importante sottolineare che gli antidepressivi non creano dipendenza e non sono una "soluzione magica", ma uno strumento che, affiancato alla psicoterapia, può favorire il recupero.

È fondamentale che la terapia farmacologica sia prescritta e monitorata da un medico specialista (psichiatra o medico curante) dopo un'attenta valutazione. Le principali linee guida internazionali consigliano di affiancare la psicoterapia ad una terapia farmacologica.

Piccoli Cambiamenti, Grandi Impatti: Il Potere delle Abitudini

Piccoli e positivi cambiamenti nella nostra vita possono influire sull’attività dei neurotrasmettitori e causare cambiamenti positivi anche a livello neurale, incidendo sull’attività elettrica del cervello, sulla sua composizione chimica, e addirittura sulla sua capacità di produrre nuovi neuroni. Questi cambiamenti cerebrali alterano la regolazione dei circuiti neurali e portano a ulteriori cambiamenti positivi di vita.

  • Esercizio Fisico: L’esercizio fisico è uno dei modi più diretti e potenti per iniziare il percorso di risalita. Praticamente quasi tutti gli effetti negativi, fisici, mentali e sociali, causati dalla depressione possono essere combattuti facendo esercizio. Da un punto di vista fisico, se da un lato la depressione ci rende letargici e stanchi, rende disorganizzati i ritmi sonno-veglia e riduce l’appetito e lo stimolo di mangiare, dall’altro lato l’esercizio ci dà energia e vitalità, aumenta la qualità del sonno, rendendolo più ristorativo per il cervello e migliora l’appetito, aumentando il piacere di mangiare e lo stato di salute. Da un punto di vista mentale, la depressione rende difficile concentrarsi e peggiora l’umore, mentre l’esercizio fisico ci rende mentalmente acuti e più abili nella pianificazione e nella presa di decisione, oltre a migliorare l’umore, ridurre l’ansia e lo stress e aumentare l’autostima. Infine, da un punto di vista sociale, mentre la depressione ci isola e ci fa sentire sostanzialmente soli, l’esercizio ci incoraggia a uscire e a prendere contatto con il mondo.
  • La Presa di Decisioni: La depressione spesso impedisce di prendere decisioni, perché ogni decisione è vissuta come sbagliata. Prendere decisioni significa porsi degli obiettivi e avere l’intenzione di raggiungerli, processi che compongono lo stesso circuito neurale e che coinvolgono la corteccia prefrontale in modo positivo, riducendo ansia e preoccupazioni. Inoltre, quando prendiamo delle decisioni cambia la percezione che abbiamo del mondo, trovando soluzioni ai nostri problemi e riportando la calma nel nostro sistema limbico. Scegliere attivamente di perseguire uno scopo, piuttosto che affidarsi all’impulso del momento, alle abitudini o a un intervento esterno, è un comportamento particolarmente appagante. Focalizzarsi sui potenziali esiti positivi, piuttosto che su quelli negativi, rende il processo di decisione più arduo. È utile individuare un obiettivo che si vorrebbe realmente realizzare, piuttosto che basare le proprie scelte sull’evitamento di qualcosa che non si desidera. Ad esempio, l’affermazione “Non vorrei trascorrere tutta la giornata in casa”, si potrebbe trasformare in “Vorrei uscire a fare una passeggiata”.
  • La Qualità del Sonno: Una scarsa qualità del sonno è uno dei sintomi più comuni della depressione. Un sonno non ristorativo peggiora l’umore, abbassa la soglia del dolore e interferisce con i processi di apprendimento e memoria. Ci rende anche più impulsivi e meno concentrati. Inoltre, aumenta la pressione del sangue, alimenta lo stress e influisce negativamente sul nostro sistema immunitario. Può portare anche a un aumento del peso corporeo. Migliorare l'igiene del sonno è quindi cruciale.

Korb ci ricorda che siamo in possesso di tutti gli strumenti per poter conoscere e agire sui processi neurali e fisici implicati nell’emergenza e nel mantenimento della depressione. È necessario agire, mettersi in moto per cambiare la condizione in cui ci sentiamo bloccati. Se non troviamo nemmeno una buona ragione per uscire dal letto, semplicemente smettiamo di cercare delle ragioni e usciamo dal letto. Una volta che l’ippocampo riconosce che il contesto è cambiato, stimola la corteccia prefrontale a trovare nuove risposte. Anche soltanto aver riflettuto su questi concetti può essere stato utile ad attivare importanti circuiti neurali.

Infografica sui benefici dell'esercizio fisico per la salute mentale, con icone che rappresentano umore, energia, sonno e concentrazione

Combattere lo Stigma: Consapevolezza e Supporto

In Italia ci sono circa 4 milioni di persone che soffrono di depressione, ma solo un terzo di queste segue un percorso di cura. Come mai? Quando si parla di depressione, come accade per tutte le altre malattie invisibili, spesso ci si scontra con un muro di pregiudizi e di ignoranza che vanno ad accrescere lo stigma legato alle patologie mentali. Molti di questi preconcetti sono così radicati nel nostro tessuto culturale e sociale che le persone depresse spesso non chiedono aiuto perché finiscono con lo stigmatizzare loro stesse. Ora più che mai combattere lo stigma legato alla depressione è importante: l’OMS stima che nei prossimi 20 anni diventerà la malattia più diffusa al mondo.

C’è un’idea molto diffusa che depressione sia sinonimo di tristezza e che sia normale essere depressi durante un periodo difficile. Chi è depresso, in realtà, raramente si sente triste. La depressione è molto più simile a una sensazione di totale sconforto, di vuoto interiore e di perdita di interesse per ogni cosa, anche le proprie passioni. Ma soprattutto, questi periodi di disperazione non hanno necessariamente una causa scatenante. È vero che pratiche di self-care e abitudini di vita corrette possono aiutare a prevenire o almeno alleviare qualche sintomo, ma non bisogna mai dimenticare che la depressione non è uno stato d’animo ma una malattia. Le tecniche di auto-aiuto secondo cui vedere il bicchiere mezzo pieno è la panacea di ogni male possono portare più danni che benefici se vengono proposte come unica soluzione al problema.

Uno dei preconcetti più difficili da abbattere è che molti pensano sia facile capire se una persona è depressa semplicemente in base a come si comporta. Eppure basta seguire i media per rendersi conto di quante celebrità dichiarano di convivere con questo problema nonostante in pubblico si mostrino sempre sorridenti e al massimo della forma. Vale anche per noi comuni mortali. Il pregiudizio diffuso che i depressi siano musoni, gobbi e tristi rende ancora più difficile la battaglia per chi invece riesce ad essere produttivo: è come se queste persone dovessero addirittura dimostrare di stare male quando chiedono aiuto! Questo può portarli a sentirsi profondamente inadeguati. La fatica che deriva dal dover essere produttivi nella vita di tutti i giorni mentre si fanno i conti con i demoni della propria mente è già di per sé estenuante. Quando poi ci si paragona a quelli che invece riescono a fare tutto senza problemi, ci si sente deboli e incapaci di stare al mondo.

L’aspetto più pericoloso della depressione ─ e paradossalmente uno dei più sottovalutati ─ è la possibilità che insorgano pensieri di suicidio. Molte persone pensano che il suicidio sia una scelta egoistica e che un tentativo fallito sia una mera ricerca di attenzioni. Alcuni addirittura ritengono che non abbia senso cercare di salvare chi ha deciso che non vuole più vivere. Il problema di fondo è questo: chi comincia a pensare al suicidio non vuole porre fine alla sua esistenza, ma al suo dolore. Chi pensa a una soluzione così estrema non ha smesso di amare la vita, ma ha perso ogni speranza che le cose possano migliorare. Nessuno parlerebbe di una cosa del genere a cuor leggero, tantomeno solo per attirare l’attenzione. È importante esserci sempre, non sottovalutare le richieste di aiuto di chi sceglie di confidarsi su una questione tanto delicata.

La depressione è una malattia importante che crea nella persona diverse difficoltà in vari ambiti di vita, pertanto necessita di interventi da parte di professionisti. Nel 2020 è stimato dall'Organizzazione Mondiale di Sanità che sarà una delle malattie più diffuse al mondo. Chi è accanto, nel frattempo vive altresì uno stress importante, e nel tempo potrebbe risentirne a qualche livello. Esistono studi scientifici che appunto trattano questo problema del caregiver, cioè di colui che sta accanto ad una persona che ha bisogno di accudimento ed aiuto, ed è stato appunto visto che queste persone sono a rischio di ammalarsi anche loro. La soluzione è prendersi cura di sé ed agire in prevenzione attraverso spazi di ascolto in cui scaricare le emozioni negative e le tensioni. D'altra parte è fondamentale che la persona depressa sia trattata per tornare a svolgere le attività di un tempo, recuperare le relazioni o prevenire le ricadute.

Ricordati sempre che c’è una via d’uscita: uno psicoterapeuta potrà aiutarti a ritrovare te stesso e la serenità che hai perso.

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