Il Sonno della Ragione e i Mostri dell'Inconscio: Da Goya a Freud

L'arte e il sogno hanno sempre intrecciato un legame profondo, un rapporto che si trasforma nel tempo con l'avanzare della conoscenza scientifica. William Shakespeare, nel suo Macbeth, descriveva il sonno come "innocente… morte della vita d’ogni giorno, bagno ristoratore del faticoso affanno, balsamo alla dolente anima, piatto forte alla mensa della grande natura, nutrimento principale nel banchetto della vita". Questa visione poetica trova un'eco nella scienza moderna: le sperimentazioni degli anni Ottanta hanno infatti confermato che la privazione del sonno può essere letale. Durante il riposo notturno, il nostro cervello è un cantiere attivo, impegnato nella costruzione di nuove sinapsi e nell'elaborazione delle innumerevoli informazioni accumulate durante il giorno.

Il cervello umano durante il sonno

Il cervello, pur essendo un organo di straordinaria complessità, non può immagazzinare ogni singolo dato nella sua forma originaria. Nel sonno, esso le sistema, le adatta, le scarta o le archivia, creando nuove connessioni neuronali. Le funzioni del sonno sono molteplici e vitali: apprendimento, conservazione dell'energia, plasticità neuronale, omeostasi sinaptica e, non da ultimo, la pulizia e la rimozione delle scorie tossiche attraverso il sistema linfatico. La deprivazione del sonno profondo impedisce questo processo di detossificazione, con conseguenze negative per l'organismo.

È nel sonno che l'inconscio trova libero sfogo, manifestandosi attraverso i sogni. Tutti sogniamo, anche se spesso non ne conserviamo memoria o li cancelliamo inconsapevolmente. Il mondo onirico rappresenta una dimensione parallela alla realtà, un regno privo di freni inibitori e vincoli. Se per Shakespeare i sogni erano premonitori, rivelatori di verità nascoste e finestre sull'universo interiore, l'epoca rinascimentale e barocca tendeva a interpretarli in chiave profetica o come manifestazioni di un aldilà. Nell'accezione profana, il sogno sublimava il vissuto quotidiano, rivelando dimensioni erotiche e le molteplici sfaccettature dell'animo umano.

Shakespeare stesso, tuttavia, contribuì a spostare l'attenzione dal divino all'umano, avvicinando il sogno all'essenza delle passioni individuali. Questa visione preludeva all'interpretazione più scientifica che si sarebbe sviluppata a partire dal Romanticismo, per poi giungere con Sigmund Freud e Carl Gustav Jung. Non era più la divinità a parlare nei sogni, ma l'anima umana, indicando un percorso interiore. L'Ottocento vide il sogno riaffermarsi come protagonista, dopo essere stato marginalizzato dall'Illuminismo a favore della ragione. Artisti, filosofi e scienziati iniziarono a esplorare il lato poetico, oscuro ed evasivo del sogno, riconoscendolo come parte integrante di una realtà complessa e non più idealizzata.

L'Interpretazione Scientifica del Sogno: Da Freud alla Psicoanalisi Contemporanea

Fino all'avvento di Sigmund Freud, il sogno era rimasto avvolto nel mistero e nella magia. Con la pubblicazione de L'interpretazione dei sogni (Die Traumdeutung) nel 1889, e successivamente con gli studi di Carl Gustav Jung, si aprì una nuova era di interpretazione scientifica, conoscitiva e terapeutica dei sogni.

Per Freud, i sogni erano l'espressione diretta dell'inconscio. Durante il sonno, i desideri infantili rimossi e inconsci premevano per emergere alla coscienza, trovando sfogo nelle immagini oniriche. In questo modo, i sogni svolgevano una duplice funzione: proteggere il sonno e preservare la coscienza del sognatore. L'approccio freudiano richiedeva un metodo scientifico per comprendere l'inconscio e trattare i disturbi psichici. Il sogno doveva essere scomposto e analizzato nelle sue singole componenti, ognuna delle quali poteva rivelare, attraverso il lavoro interpretativo, i pensieri reconditi del sognatore.

Illustrazione del concetto freudiano di interpretazione dei sogni

Un esempio affascinante di questa esplorazione è "Il sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio" (1944) di Salvador Dalí, un'opera che indaga il tema attraverso immagini evocative e simboliche.

Tuttavia, l'atteggiamento della psicoanalisi contemporanea nei confronti del sogno ha subito un'evoluzione. Oggi, in gran parte, il sogno non viene più sezionato minuziosamente, ma interpretato in modo più globale. Viene inteso e utilizzato come una metafora, uno spunto che permette di cogliere la dimensione psichica attuale del sognatore e la sua struttura difensiva. Questo cambiamento riflette una tendenza più ampia della psicoanalisi a dare maggiore spazio all'Io e meno all'inconscio. È in questa chiave che si inserisce il legame tra i sogni e l'arte contemporanea, dove gli artisti esprimono attraverso le loro opere desideri, paure, speranze e il disagio di una realtà sempre più virtuale.

Esistono tuttavia diverse prospettive scientifiche sull'interpretazione dei sogni. Mentre per i seguaci di Freud i sogni sono messaggi criptati da decodificare, altri studiosi hanno posizioni differenti. Lo scienziato J. Allan Hobson considera l'interpretazione dei sogni una perdita di tempo. Francis Crick, premio Nobel, suggerisce che i sogni servano a rimuovere le informazioni inutili, affermando che "i sogni servono a dimenticare". Il ricercatore Owen Flanagan, invece, sostiene che i sogni non abbiano alcuna funzione specifica.

Francisco Goya: Il Sonno della Ragione e la Nascita dei Mostri

In questo contesto di esplorazione del mondo onirico, emerge la figura di Francisco Goya, pittore e incisore spagnolo della seconda metà del Settecento. Nel 1797, Goya realizza "Il sonno della ragione genera mostri", un'incisione all'acquaforte e acquatinta che fa parte della raccolta Los Caprichos (I Capricci), pubblicata nel 1799. Quest'opera, composta da ottanta incisioni, ritrae vizi e miserie umane, soggetti fantastici e grotteschi con un intento allegorico, umoristico e satirico.

Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri

Goya realizzò due schizzi preparatori prima della versione definitiva. Il primo, senza titolo, raffigurava una figura che dormiva su una scrivania, accompagnato dalla dicitura "Idioma universal. Dibujado y grabado por Francisco de Goya. Año 1797", ovvero "Linguaggio universale. Disegnato e inciso da Francisco de Goya. Anno 1797". L'ultimo disegno mostrava una figura addormentata, con la testa china su un tavolo, osservata da creature spaventose.

Come suggerisce il titolo, l'opera è divisa in due parti: il sonno e i mostri. Con il sonno, la ragione scompare, lasciando la mente del dormiente popolata da figure negative. Goya sostiene che, se la ragione non controlla l'immaginazione, quest'ultima genererà illusioni mostruose. Al contrario, quando la ragione veglia sull'immaginazione, essa diventa una risorsa preziosa.

Nella cultura medievale, rapaci notturni come i gufi erano spesso associati al malaugurio. Tuttavia, esistono anche interpretazioni positive, come quella dell'antica Grecia, dove la civetta era simbolo di Atena, intelligenza e saggezza. Anche la lince, nota per la sua vista acuta, ha assunto significati diversi nel tempo. Nella Divina Commedia, Dante incontra la lonza (lince) come una delle tre bestie che gli ostacolano il cammino.

GENTE MANGIATA E ROMANTICISMO - vita di Goya

Nel 1792, una misteriosa malattia segnò una svolta nella vita di Goya, influenzando il suo stile e i temi trattati, anche in relazione ai mutamenti politici in Europa. L'artista iniziò ad abbracciare l'esplorazione del lato più oscuro, doloroso e tormentato dell'animo umano. Le prime opere di questa "maniera scura" furono i Cuadritos, undici opere che raffigurano scene cupe e tragiche, come assalti di briganti, interni di manicomi e naufragi, illustrando gli istinti e le pulsioni violente dell'animo umano.

A questa fase seguirono Los Caprichos e I disastri della guerra, dove Goya denunciava la brutalità del conflitto, ritraendo l'uomo impotente di fronte alla crudeltà del destino. Anche i mostri di Goya hanno trovato eco nella cultura popolare, come dimostra il film d'animazione Monsters & Co. (2001) della Pixar, dove i mostri, inizialmente temuti, diventano amici e figure comiche.

Nell'intenzione originale di Goya, la serie dei Caprichos doveva intitolarsi I Sogni. Il frontespizio previsto era proprio "Il sonno della ragione genera mostri". Goya stesso sintetizzò il significato dell'opera con le parole: "La fantasia abbandonata dalla ragione produce mostri impossibili: unita ad essa, è la madre delle arti e l’origine delle meraviglie" (Manoscritto del Prado) e "Copertina per quest’opera: quando gli uomini non sentono il grido della ragione, tutto diventa visioni" (Manoscritto della biblioteca nazionale).

L'incisione fu poi posta al centro dell'opera come tavola numero 43. Questo spostamento segna uno spartiacque tra l'esercizio lucido della razionalità e gli effetti del suo assopimento, che genera gli incubi rappresentati nelle tavole successive. In questa parte dell'opera, Goya si abbandona alla pura immaginazione, interpretando i capricci secondo l'accezione italiana di pure costruzioni della mente irrazionale. Folletti, streghe e spiriti maligni popolano le immagini, evocando ricordi del suo viaggio in Italia.

Le suggestioni di artisti come Salvator Rosa, con le sue riunioni di streghe, e Magnasco, con i suoi soggetti esoterici, sembrano riaffiorare. Il soggiorno di Goya in Italia, tra il 1770 e il 1771, lo mise in contatto con un ambiente artistico fecondo. La contemporanea presenza a Roma del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli, la cui pittura è pervasa da un profondo onirismo, suggerisce una sensibilità affine e una possibile conoscenza reciproca. Entrambi frequentavano il "Caffè degli inglesi", un ritrovo artistico, e conobbero Giovanni Battista Piranesi, le cui carceri, evocate da sogni febbricitanti, affascinarono profondamente artisti come Coleridge e De Quincey.

Roma, con le sue rovine e il senso di un passato irraggiungibile, divenne un luogo emblematico per lo struggimento romantico, un crocevia fondamentale per la diffusione del Romanticismo in Europa. Se l'Illuminismo pensava, il Romanticismo sentiva, e questa dicotomia si riflette nelle due sezioni dei Caprichos.

La malattia che colpì Goya nel 1793, con sintomi come ronzio alla testa, sordità, spossatezza e perdita dell'equilibrio, lo costrinse a interrompere la pittura e a ritirarsi in Andalusia. Sebbene l'infermità creasse notevoli difficoltà, rendendolo sordo, lo liberò anche dagli impegni lavorativi, permettendogli di essere padrone del suo tempo e della sua pittura. Goya non voleva più essere "un semplice esecutore". Le prime serie di Caprichos, dipinte ad olio su latta tra il 1793 e il 1794, iniziarono a mostrare soggetti angosciosi accanto a scene più gradevoli. Il dipinto dell'interno di un manicomio è particolarmente indicativo del suo stato d'animo.

La sordità di Goya potrebbe aver creato una frattura insanabile tra la realtà esteriore e quella interiore. I Caprichos divennero uno spartiacque nella sua arte, segnando l'ingresso della follia e dell'allucinazione nei suoi soggetti. Queste opere, frutto di pulsioni inconsce ed energie animiche, assunsero forme allucinate e mostruose, sentite da Goya come drammaticamente reali, sebbene forse incomprensibili e misteriose anche per lui. La sua capacità tecnica, in particolare l'uso dell'acquatinta, portò la stampa a un livello di completezza quasi pittorica, influenzando artisti come Picasso. I mostri di Goya, superando il Romanticismo, anticipano le angosciose e allucinate creazioni di Francis Bacon.

La Lente di Freud sull'Arte e il Sogno

Il legame tra arte e inconscio è stato ulteriormente esplorato attraverso la lente della psicoanalisi. La mostra "La lente di Freud. Una galleria dell’inconscio" ha proposto un viaggio attraverso artisti e opere che hanno segnato la storia dell'arte e della cultura europea, da Pieter Bruegel il Vecchio, interprete di "diavolerie" e curiosità dell'ignoto, fino a Goya e alla sua esplorazione del sogno e della ragione.

Confronto tra opere di Goya e artisti influenzati

Le opere di Max Klinger e Alfred Kubin, debitori del "notturno goyesco", evidenziano come l'esperienza onirica non sia puramente estetica, ma profondamente legata all'inconscio. La "Lente di Freud" solleva interrogativi sui rapporti tra l'immaginario dell'artista e la rottura dell'ordine simbolico, invitando a liberare l'opera da congetture psicologiche troppo stringenti e a riconoscere che il lavoro dell'arte estende i confini dell'esperienza.

L'arte, attraverso la sua capacità di rappresentare sogni, paure, speranze e angosce, diventa uno specchio dell'universo interiore umano. L'interpretazione freudiana dei sogni ha aperto nuove prospettive sulla comprensione della psiche, rivelando come la mente elabori il vissuto in modi inaspettati. L'arte, a sua volta, attinge a questo serbatoio onirico, trasformando le visioni interiori in creazioni visive che continuano a interrogarci sul significato della nostra esistenza e sulla natura stessa della realtà.

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