La questione della femminilità, della sua definizione e del suo significato, ha rappresentato per Sigmund Freud un terreno di indagine complesso e, per certi versi, elusivo. Nelle sue stesse parole, pronunciate nel 1932: “Questo è tutto quello che avevo da dirvi sulla femminilità. È certo incompleto e frammentario e non sempre suona gentile […]. Se volete saperne di più, interrogate la vostra esperienza, o rivolgetevi ai poeti, oppure attendete che la scienza possa darci ragguagli più approfonditi”. Questo invito a rivolgersi alla poesia, all’esperienza personale e alla scienza, risuona ancora oggi come una potente esortazione a un’esplorazione multidimensionale dell’identità e della psiche umana.

La Dimensione Simbolica e le Narrazioni Collettive
Volgendoci ai “poeti”, ovvero alla dimensione simbolica dell’arte e alle grandi narrazioni che nutrono l’immaginario collettivo, incontriamo la figura femminile intessuta in trame antiche e potenti. La riflessione antropologica ha da sempre evidenziato come la donna sia stata spesso l’oggetto di scambio per eccellenza, un fulcro attorno al quale gli uomini hanno costruito alleanze e gettato le fondamenta dell’organizzazione sociale e culturale. Tuttavia, questa figura è stata anche connotata come inquietante, un segno ambivalente di vita e morte, intrinsecamente legata alla sfera incontrollabile e misteriosa della natura. L’uomo, nel corso della storia del pensiero occidentale, da Platone a Hegel, ha cercato di affrancarsi da questa ambivalenza attraverso il controllo e il dominio, come sottolineato da pensatrici come Luce Irigaray.
Freud e il Concetto di "Maschile e Femminile" nella Scienza
Tornando all’invito freudiano di rivolgersi alla scienza, è illuminante una nota aggiunta successivamente ai "Tre Saggi sulla teoria sessuale". Freud ammette che i concetti di "maschile e femminile", pur sembrando chiari all'opinione comune, appartengono nella scienza ai "concetti più confusi" e necessitano di una suddivisione in almeno tre direzioni. Sebbene riconosca che il significato più utilizzabile in psicoanalisi sia la coppia attività/passività, Freud non esita ad affermare che “non si riscontra una virilità pura né in senso psicologico né in senso biologico”. Aggiungiamo noi, né in senso sociologico, soprattutto oggi, in un’epoca in cui le rigide norme socioculturali che pretendevano di circoscrivere nettamente gli ambiti di attività maschili e femminili sono state ampiamente messe in discussione.
Nonostante le perplessità e le cautele che accompagnarono Freud nell’elaborazione della sua ipotesi teorica sul femminile, egli riconobbe, nel 1931, con sorpresa, la scoperta di "una antica era preedipica nella femmina", riferendosi a civiltà minoico-micenee precedenti quella greca. Ciononostante, nel dibattito psicoanalitico degli anni ’30, Freud rimase sostanzialmente fedele alle sue posizioni: monismo sessuale fallico, complesso di castrazione, invidia del pene, debolezza del Super-Io, masochismo e narcisismo. Secondo questa prospettiva, la prima fase dello sviluppo psicosessuale è identica in entrambi i sessi: la bambina è inizialmente simile a un maschietto, fino alla scoperta della differenza anatomica. Questa scoperta, considerata "fatale", determinerebbe il destino femminile: lo sviluppo della femminilità deriverebbe da essa, manifestandosi primariamente nell'eterosessualità edipica, sotto il segno della mortificazione per una mancanza e dell'invidia per ciò che non si possiede.
Le Allieve di Freud e le Prime Critiche
Alcune allieve di Freud, come Lamp-de-Groot, Bonaparte e Deutsch, si mostrarono più "realiste del re". Laddove Freud descriveva il "masochismo femminile" sia negli uomini che nelle donne, riferendosi a una fantasia infantile legata al padre, queste analiste ne accentuarono il collegamento con la sessualità femminile. Helene Deutsch arrivò ad affermare che il parto rappresentasse per la donna l'apice della gratificazione erotica e del piacere masochistico.
Altri allievi, tuttavia, contestarono le opinioni del maestro. La questione centrale verteva sul considerare la femminilità come una formazione reattiva costruita su un fondamento maschile. Questo dibattito, tuttavia, ampliò la visione dell'esperienza femminile della propria anatomia, non solo come "mancanza", ma anche come "presenza" di qualcosa di oscuro e difficile da rappresentare. Il desiderio del pene, oltre che espressione di invidia, poteva anche configurarsi come una difesa o un desiderio propriamente femminile.

La Rivisitazione del Dibattito sul Femminile negli Anni '60 e '70
Il dibattito sul femminile si riaprì con vigore circa trent’anni dopo, tra gli anni ’60 e ’70. La "scienza" psicoanalitica, evolvendosi dal suo iniziale monismo dottrinale, si era ormai arricchita dell' "esperienza" dei suoi ricercatori. In questo periodo, il termine "esperienza" assume il significato di cornice che indirizza lo sguardo, marcata dalla nostra condizione umana, di soggetti sessuati e inseriti in specifiche tradizioni culturali.
La teoria freudiana sul femminile venne quindi inquadrata, declinata e interrogata da differenti prospettive, arricchendosi di molteplici contributi. La Psicoanalisi Nord-Americana, attenta alla dimensione sociale e alle istanze del femminismo, e influenzata dall'Ego-Psychology, accentuò l'esistenza di una fonte originaria della femminilità, considerata aconflittuale e precedente alla percezione della differenza sessuale. Da questa impostazione emerse il nuovo concetto di Gender Identity, definito da Stoller come la consapevolezza di appartenere a un sesso piuttosto che a un altro, che si costituirebbe a partire da uno stadio primario e aconflittuale.
La Psicoanalisi Francese e la Lettura Lacaniana
Grande vitalità nel nuovo dibattito fu introdotta dalla psicoanalisi francese, caratterizzata da una tradizione più interdisciplinare e da una passione per l'approfondimento metapsicologico, vivacizzata dalla lettura lacaniana di Freud. Il volume collettaneo "Ricerche psicoanalitiche sulla sessualità femminile", curato da Chasseguet-Smirgel nel 1964, divenne un punto di riferimento imprescindibile.
Il costrutto teorico dell'"invidia del pene", già ipotizzato da Jones, Horney e Klein, venne riletto da tutti gli autori non come organizzatore della femminilità, bensì come meccanismo difensivo. Si prospettarono nuove possibili funzioni per questo meccanismo: protezione contro un pene minaccioso (Luquet-Parat), salvaguardia contro la madre orale divorante o anale controllante (Chasseguet-Smirgel), o ancora espressione del desiderio di riparare la madre e di rimanere il suo oggetto di desiderio (McDougall).
Il narcisismo e il masochismo femminili furono riposizionati da Grunberger dal vertice delle relazioni d'oggetto, nel legame pre-edipico madre-figlia. Chasseguet-Smirgel teorizzò uno "specifico senso di colpa femminile", connesso alla componente istintuale sadico-anale dello sviluppo psicosessuale. Nelle bambine, al momento del passaggio dalla madre al padre come oggetto d'investimento libidico, il desiderio di incorporare il pene paterno si accompagnava a una componente aggressiva difficilmente integrabile, che andava soggetta a rimozione e controinvestimento.
La Complessità del Pensiero Francese Contemporaneo
Il pensiero francese contemporaneo complessifica e rilancia la difficoltà di definire il femminile, partendo dalla sua stessa accezione semantica. Si interroga il femminile e la sua trasmissione nella preistoria della relazione con la madre, in quella dimensione arcaica segnata dall'onnipotenza materna e dall'impatto di questa presenza sul bambino. Si assume come fondamento della sessualità infantile il rapporto con chi "si prende cura", poiché l'Io-corpo si costituisce anche nell'incontro con l'oggetto di accudimento.
L'orientamento teorico generale, pur con accenti diversi, è sotto il segno della "sessualizzazione dell'arcaico", per usare un'espressione di Godfrind. È stato Laplanche, con la teoria della "seduzione generalizzata" (1987), a proporre con forza una visione non desessualizzata delle cure che l'adulto presta al bambino, cure che veicolano un messaggio sessuale e sessuato in cui la tenerezza è infiltrata dalla fantasmatica sessuale inconscia dei genitori.
La nuova prospettiva sul materno e sulla "rêverie" materna, non solo quale contenimento e attivatore della vita psichica, ma anche come attivatore di una pulsionalità che introduce alla sessualizzazione, apre un altro percorso d'indagine: quello sul "sessuale femminile". Come sostiene Giuffrida, questa dimensione è stata rimossa o oscurata in psicoanalisi dal "materno" e dall'idealizzazione del seno che nutre. Si tratta di una dimensione "ombra", sia nell'esperienza individuale delle donne sia nell'indagine psicoanalitica, molto probabilmente a causa dell'inquietudine suscitata da fantasmi di derive incestuose e dall'eccesso pulsionale proprio della sessualità femminile.
Il Vertice K e la "Roccia Basilare" nella Terapia
Nel contesto terapeutico, il concetto di "roccia basilare" assume un significato particolare, legato al limite intrinseco della comprensione e dell'intervento. Il "vertice K", descritto come la posizione che il terapeuta assume quando il suo obiettivo prioritario è la conoscenza, rappresenta la sua "casa base". Da questa posizione, il terapeuta deve sempre poter tornare per comprendere se, come e quando deve adattare il suo approccio ai bisogni extra-cognitivi del paziente.

Freud stesso riconobbe che in alcuni casi il terapeuta è costretto ad assumere funzioni pedagogiche o di consigliere, agendo come figura materna o paterna. Anche in questi ruoli, la produzione di conoscenza è subordinata a finalità di contenimento e responsabilizzazione.
L'Empatia e l'Analisi: Due Versanti della Conoscenza Terapeutica
Sul versante sintetico del vertice K, il terapeuta si pone come osservatore empatico. L'empatia, intesa come "introspezione vicaria" (Kohut), implica un tipo di percezione basato sull'identificazione, sul "mettersi nei panni dell'altro". Questa percezione diventa risposta nel momento in cui il terapeuta fa sentire all'altro ciò che percepisce, attraverso la risonanza.
Sul versante analitico, invece, il terapeuta prende le distanze da ciò che ha sentito e ne fa oggetto di esame. L'esperienza diventa materiale da confrontare con altri casi, per coglierne il senso più profondo, l'origine, il collegamento con bisogni, desideri e conflitti. L'obiettivo non è solo comprendere, ma anche spiegare, trovare motivi e cause.
L'Incontro con la "Roccia Basilare" del Biologico
Elvio Fachinelli, nel suo testo "Claustrofilia", rilegge "Analisi terminabile e interminabile" di Freud, focalizzandosi sulla durata del trattamento psicoanalitico. Fachinelli osserva come Freud, pur essendo un "paladino della coscienza" che cerca di ricondurre l'incomprensibile entro una logica mentale, si arresti dove il campo psichico incontra la "roccia basilare" sottostante del campo biologico.
Fachinelli evidenzia i paradossi temporali dell'analisi, come la contrapposizione tra il tempo finito della seduta e l'indefinito percorso del trattamento, e l'impossibilità di realizzare pienamente la libertà della consegna delle libere associazioni, a causa del terrore del vuoto e della tendenza a riempirlo con meccanismi difensivi.
L'Area Perinatale e la "Co-Identità"
Esaminando i sogni e gli eventi che si verificano durante alcuni trattamenti, Fachinelli si imbatte in un'area della mente caratterizzata da indistinzioni nel rapporto madre-figlio e dal collegamento con la "scena primaria". Quest'area, che egli definisce "perinatale", è segnata da fenomeni di grande risonanza percettiva e da rapporti di "co-identità", che richiamano una sorta di "stare con-simile" piuttosto che una fusionalità.
La ricerca di una "co-identità" sembra legata all'area in cui madre e bambino coesistono in una sorta di "essere due in uno o uno in due", rappresentato dall'unità duale della situazione gestazionale. Questa situazione si esprime nella ricerca esasperata di un'"identità-partecipazione" con la madre-analista, rivelando la sua frustrazione quando si scontra con l'esistenza di altri.
Chi è Jean Laplanche? Capire la psicoanalisi con Sartre e Hegel | Rafael Holmberg @ UCL
La Morte, il Femminile e la "Roccia Basilare" dell'Angoscia
Cristiana Cimino, nel suo libro "Tra la vita e la morte. La psicoanalisi scomoda", propone una lettura originale e inquieta di Freud, focalizzandosi sulla morte e sul femminile. Cimino sottolinea come la morte sia un "territorio proibito" per Freud, così come il femminile, definita da lui stesso un "continente nero".
Cimino rilegge gli episodi di svenimento di Freud, suggerendo che essi rappresentino esperienze di avvicinamento al "territorio proibito" della morte e del materno, piuttosto che semplici manifestazioni di angoscia di castrazione. Allo stesso modo, l'episodio di derealizzazione sull'Acropoli non rimanderebbe tanto all'angoscia di aver superato il padre, quanto al "desiderio preistorico" per la madre e alla "gioia eccessiva" suscitata dalla possibilità di "respirare a pieni polmoni il soffio oceanico".
Freud, pur affermando di essere estraneo al sentimento oceanico, mette in atto delle negazioni, accedendo alle sue verità inconsce solo a patto di poterle negare. L'angoscia di morte, la paura dell'abbandono del Super-Io, nascondono un desiderio di fusione definitiva con la "Cosa" materna, unica felicità capace di placare ogni tensione.
Thanatos ed Eros: Un'Unica Pulsione verso l'Unità?
Cimino evidenzia come Thanatos, la pulsione di morte, si riveli essere la versione estremistica di Eros. Non esisterebbe un effettivo dualismo nella nuova economia pulsionale freudiana; se il piacere è riduzione della tensione, la pulsione di morte persegue il piacere più grande, l'annullamento definitivo di ogni eccitazione. Pulsioni di vita e di morte finirebbero per confluire in un'unica pulsione che tende all'unità e alla quiete.
Sabina Spielrein, con il suo saggio "La distruzione come causa del divenire" (1912), era giunta a conclusioni simili. "Al di là del principio di piacere" appare dunque "il luogo dove è collocata la madre", la "divisione originaria dell'esperienza che dà forma a tutto lo psichismo". L'inconscio insiste, mosso dal "desiderio di impossibile ricongiungimento a un Altro assoluto", ovvero un desiderio di "non-vita" che protegge dalla vita esposta e aperta alla variazione.
La Psicoanalisi e la "Roccia Basilare" della Castrazione
Nel suo lavoro sulla fine dell'analisi, Freud si imbatte nell'inerzia della "viscosità della libido" e nella sua fissazione, nell'ostacolo dovuto alla "liquidazione permanente di una richiesta pulsionale". Qualcosa sfugge, non si imbriglia a livello della pulsione, lasciando manifestazioni residue. Freud afferma che le cure si arrestano su "la roccia basilare": la castrazione. Per entrambi i sessi, si presenta un impossibile da trattare riguardo la differenza tra i sessi e il loro possibile incontro.
Lacan, invece, formula le "formule della sessuazione" e dimostra che "non c'è rapporto sessuale". L'analisi può finire, ma occorre verificarlo e dimostrarlo attraverso la "passe". L'analista, attraverso il "soggetto supposto sapere" e l'uso dell'"oggetto a", mira a far uscire il soggetto dal "non volerne sapere", dalla rimozione, disturbando la difesa contro l'orrore di sapere sul godimento opaco che spinge alla ripetizione.
Le Neuroscienze e la "Roccia Basilare" Biologica
Il dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze, pur affrontando la "roccia basilare" biologica, rivela profonde differenze. Le neuroscienze tendono ad assolutizzare l'aspetto anatomo-fisiologico, mentre la psicoanalisi si situa in un'area al limite tra il somatico e lo psichico, utilizzando concetti come l'alfabeto di neuroni φψω di Freud, che indicano una struttura virtuale.

La psicoanalisi non riduce l'eziologia dei disturbi somatici alla sola dimensione psichica, ma cerca di elaborare una teoria che spieghi entrambi i livelli. Il linguaggio, per gli psicoanalisti, è fondamentale, poiché esilia l'uomo dalla mera dimensione biologica, fungendo da mediatore tra corpo e mente.
In conclusione, la "roccia basilare" freudiana, sia essa intesa come limite biologico, castrazione o ineffabilità del femminile, continua a rappresentare un punto cruciale nell'esplorazione della psiche umana. L'eredità di Freud, filtrata attraverso le successive elaborazioni teoriche e le nuove prospettive scientifiche, ci invita a un continuo interrogarsi sulla complessità dell'essere, sulla natura del desiderio e sui misteri dell'identità.
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