La società contemporanea, specialmente quella occidentale, si trova ad affrontare una profonda trasformazione che ha ridefinito le strutture valoriali e le modalità di relazione. In questo scenario postmoderno, i grandi sistemi di riferimento ideologici e religiosi che hanno guidato le generazioni precedenti hanno lasciato il posto a frammenti di ideologie, incapaci di offrire un orientamento chiaro nella complessa giungla sociale. Il pluralismo ideologico si fa sfuggente, la confusione regna sovrana, e le scale di valori in circolazione sono numerose e disparate.
L'Incertezza delle Relazioni nell'Era Postmoderna
Sia gli adulti che i giovani sono afflitti da un'ossessione per l'incertezza e la vulnerabilità delle relazioni, sia affettive che sociali. Questa precarietà esistenziale spiega la continua ricerca di spazi privati e il fenomeno del "tribalismo" giovanile, con la conseguente necessità di supporti emotivi e di gruppi circoscritti. In questa prospettiva, si compie una scelta selettiva delle innumerevoli offerte che la società propone, guidati principalmente dagli interessi personali. La fiducia viene riposta nell'amico, nella famiglia, nell'ambiente circostante, mentre si manifesta una crescente distanza dalle istituzioni sociali e un rifiuto delle chiese tradizionali. In un mondo percepito come complesso e conflittuale, emerge un bisogno profondo di senso, di orientamento e di luce.

La Nostalgia del Mistero Ostacolata dal Consumismo e dal Narcisismo
Si osserva nella società odierna una curiosità quasi morbosa per tutto ciò che è esoterico, paranormale e misterioso. Tuttavia, questa nostalgia del Mistero, inteso come realtà sacra, viene significativamente ostacolata dalla società dei consumi e da un pervasivo narcisismo autoreferenziale. Gli altri sono generalmente accolti, a condizione che non portino problemi; non vi è alcun desiderio di affacciarsi sul mistero personale dell'altro, né di approfondire il proprio. Si preferisce vivere alla giornata, intrattenendo relazioni gratificanti ma superficiali. Il dolore e la realtà della morte vengono attivamente evitati e socialmente emarginati, esperienze che per secoli hanno aperto all'uomo l'interrogativo sull'aldilà e sul Mistero trascendente.
Un Dio Addomesticato per Giovani Incerti
La maggior parte dei giovani, di per sé, non rifiuta Dio e crede in Lui. Tuttavia, lo preferiscono in una forma familiare, vicina, addomesticata, emotivamente gratificante. Si predilige un'immagine di Dio come forza cosmica manipolabile, piuttosto che un "Tu" con cui instaurare un dialogo responsabile ed esigente. Per gli adolescenti e i giovani, risulta estremamente difficile comprendere che la fede implica realtà come il deserto, la sete, il rischio, la notte oscura, o quel "Mysterium tremendum et fascinosum" che ha caratterizzato la ricerca religiosa umana attraverso i tempi.
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Il Riflusso della Passione nell'Era Digitale
Il XX secolo è stato un secolo di grandi passioni, animate da idee, progetti, cause e dalla ricerca incessante di bellezza, libertà e amore. Oggi, al contrario, si vive un "riflusso della passione". Molti adolescenti e giovani crescono con la convinzione che le cose, e purtroppo anche le persone, funzionino e agiscano semplicemente premendo un interruttore. Nell'era digitale, è possibile cancellare un pensiero fuori posto, una pagina, un racconto, un'immagine, o un'intera biblioteca con un semplice tasto, senza che ciò generi particolari problemi. Si vive la vita con pochi principi e poche convinzioni, evitando che gli eventi, il vissuto e le esperienze lascino un'impronta duratura.
La Tirannia del Desiderio e l'Illusione dell'Onnipotenza
Si cerca in ogni modo di evitare rinunce e grandi sacrifici, di non porsi limiti, di non incasellarsi in un credo determinato, preservando la libertà di abbandonare qualsiasi impegno per cedere all'immediatezza dei bisogni e dei desideri. L'obiettivo principale sembra essere quello di "saper scivolare, galleggiare, volare", senza legarsi, né lasciarsi entusiasmare dalla passione. Per anni si vive con l'illusione che l'esistenza possa essere programmata e diretta con facilità, tenendo in mano un immaginario e onnipotente telecomando: "Qualsiasi delirio di grandezza: agire a distanza sul mondo, vincere la forza di gravità, sperimentare l'onnipotenza del pensiero, può essere soddisfatto schiacciando un bottone, attraversando una cellula fotoelettrica".
La scienza e la tecnologia, poste al servizio del consumismo, alimentano questo desiderio di onnipotenza. Come afferma Pascal Bruckner, il progresso rinfocola la nostra febbre. La tecnica ci mantiene nella "religione dell'avidità", facendo sì che ciò che è possibile diventi desiderabile, e ciò che è desiderabile divenga necessario. Si desidera tutto e il suo contrario: essere protetti senza alcuna proibizione o obbligo, essere assistiti affettuosamente ma senza importuni, essere disponibili senza offrire la propria disponibilità.

La Dissoluzione dell'Io e la Fragilità delle Relazioni
Il dominio del capriccio polverizza il principio dell'alterità e indebolisce le fondamenta del soggetto, poiché non si pongono limiti alla valanga dei desideri. Come ben esprime J.A. Marina, "L'Io si sta trasformando in un 'complesso indefinito'. Ovunque si va delineando la scomparsa della nuda realtà, avviene una specie di desostanziazione, che è la caratteristica della postmodernità. Il nostro modo di vivere, che non riesce a comprendere altri valori che non siano quelli della soddisfazione immediata, favorisce una dissoluzione dell'Io - l'Io dissoluto - per dirla con un termine un po' anacronistico".
La rinuncia all'onnipotenza infantile avviene solo quando si acquisisce la capacità di accettare le frustrazioni derivanti dalla finitudine esistenziale e dai suoi inevitabili limiti, senza che tali frustrazioni scatenino aggressività distruttiva verso gli altri o verso se stessi. Crescere e maturare implica la serena accettazione che il proprio desiderio possa essere ostacolato, negato, o ridotto nelle sue aspirazioni.
Il Neonato Narcisismo e la Ricerca di Autenticità
Già nel 1983, Gilles Lipovetsky parlava di "neonarcisismo" come il nuovo spirito del tempo, in cui solo la sfera del privato sembra poter sopravvivere nel maremoto di apatia frivola che invade ogni ambito. La preoccupazione dell'individuo si concentra sul proprio io e sui suoi andirivieni psicologici. Lo sviluppo psichico si trasforma in una sorta di "nuova bulimia": psicoanalisi, yoga, zen, espressione corporea, dinamica di gruppo, meditazione trascendentale, tutto contribuisce a una spinta narcisista, rinchiudendo il soggetto in una circolarità retta unicamente dall'autoseduzione del desiderio. In questo modo, la ricerca di autenticità mette da parte la reciprocità, e la conoscenza ossessiva di sé esclude il riconoscimento dell'altro, relegato nell'ombra nel processo di umanizzazione.
L'esperienza degli ultimi anni ha confermato le acute riflessioni di Lipovetsky. La distorsione narcisista della personalità è una sindrome tipica del nostro tempo postmoderno, per la quale si paga un prezzo elevato: vulnerabilità, abbandono, solitudine, vuoto, mancanza di senso, inflazione dell'io e dei suoi bisogni, paura dell'alterità, fragilità nelle relazioni, rifiuto istintivo dei limiti imposti dalla finitudine esistenziale. Si chiudono gli occhi di fronte alla realtà e alla sua ineludibile opacità, vivendo all'interno di una "nuvola" carica di senso di onnipotenza.

La Solidarietà Strumentalizzata e la Difficoltà dell'Alterità
Sebbene esista una certa predisposizione alla solidarietà, spesso l'atto di generosità è orientato alla ricerca di un tornaconto personale, alimentando così l'autostima narcisista e la supervalutazione dell'io. L'impegno per gli altri poggia su una base fragile, poiché la ricerca di gratificazione strumentalizza l'altro e le sue possibili richieste. Il narcisista, legato ai propri desideri e bisogni, incontra grandi difficoltà ad aprirsi gratuitamente a qualcuno che non possa controllare e porre al servizio dei propri interessi. Non è capace di discernere l'alterità, né di percepirla come un'opportunità di maturazione. Tende a manipolare la realtà dell'altro per adeguarla ai propri desideri, per convertirla in uno strumento utile al proprio egocentrismo.
La Sfida dell'Autentica Esperienza di Dio
Aprirsi all'autentica esperienza di Dio suppone invece l'abbattimento radicale di quei muri e di quelle difese che caratterizzano un giovane ossessionato dal proprio io. Il Dio di Gesù Cristo è un Dio sorprendente e sconcertante, che rompe i nostri schemi e i nostri progetti. Gesù stesso lo sperimentò nella solitudine del Getsemani, di fronte alla morte imminente: "Andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu" (Mc 14, 35-36). Il Dio della salvezza e della misericordia continua a essere un Mistero: "I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore -. Come il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri" (Is 55, 8-9). Dio interviene nella storia misteriosamente, offre la salvezza, ma non ci esime dal peso dei limiti della nostra esistenza.
In che modo un giovane, in un contesto di narcisismo edonista, potrà aprirsi in maniera conseguente e definitiva all'esperienza di un Dio che risponde a Mosè: "Quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere" (Es 33, 22-23)?

Giovani d'Oggi: Tra Realismo e Nuove Ricerche Spirituali
All'inizio del nuovo secolo, nelle società europee occidentali, la maggior parte dei giovani è segnata dal realismo, dal pragmatismo e dall'utilitarismo. Non credono nelle utopie, non si fidano di alcuna rivoluzione e non si entusiasmano facilmente. Nella loro vita prevalgono l'atomizzazione, la simultaneità e la superficialità. Si sono assestati nella quotidianità, privi di grandi convinzioni. Sono permissivi, tolleranti, relativisti, amano giocare con molteplici scelte e sanno mettere insieme identità contraddittorie. Si sentono liberi, consumisti, generosi, autentici. Non accettano l'ingiustizia e desiderano essere solidali, puntando su cause nobili, ma manca loro l'esercizio della disciplina. Sono cresciuti senza essere educati al significato del concetto di limite, che per loro risulta inconcepibile. Famiglia e amicizia sono collocate ai primi posti nella loro gerarchia di valori, mentre religione e politica occupano gli ultimi. Il divertimento sembra essere il loro rifugio e la notte il loro paradiso.
Esistono, tuttavia, nuove possibilità e vissuti in ambito giovanile che possono facilitare l'apertura all'esperienza religiosa. Dal 1990 in poi, si intravedono tendenze che indicano un cambiamento significativo: sono in ascesa i valori postmaterialisti. Si desidera e si cerca più umanizzazione, personalizzazione, partecipazione nella vita pubblica, libertà di espressione, un ambiente umano e naturale più bello ed ecologico.
Le maggiori priorità degli ultimi anni, che caratterizzeranno il futuro immediato, rispondono a uno schema di valori postmaterialisti: la vita semplice e naturale, la vita familiare, la realizzazione personale dell'individuo. Si ripone meno fiducia nello sviluppo scientifico e tecnologico e meno importanza al denaro in quanto tale. Dati recenti suggeriscono un declino del materialismo grezzo, con gli interessi prioritari che si collocano ai gradini superiori della scala dei bisogni: nell'area dello spirituale, del simbolico e dell'estetico.
Si riscontra tra i giovani l'esistenza di esperienze umane significative, come l'essere affascinati dalla grandezza e dalla bellezza della natura e del mondo, che rompono la routine quotidiana e aprono alla dimensione religiosa. Forse sorprenderà l'interesse che suscita in alcuni giovani la questione dell'"aldilà" come apertura verso l'infinito e rifiuto della finitezza. Negli ambienti dei giovani cristiani impegnati, si scopre un desiderio di radicalità evangelica e carismatica, una ricerca di semplicità e chiarezza, un desiderio di vivere in comunità fraterne e accoglienti, un'inclinazione verso la spiritualità, sebbene a volte imprecisa e confusa con connotazioni psicologiche. Si notano anche attitudini alla compassione e alla solidarietà, sensibilità per l'esperienza estetica e simbolica.
La Morte come Catalizzatore di Senso
Come aprire gli occhi, la mente e il cuore alla realtà che sta oltre l'io narcisista, bloccato nei propri bisogni, desideri e interessi, in una quotidianità priva di orizzonte trascendente? È precisamente il confronto con la morte che, alla fine, rende coscienti dei confini della vita e dell'inquietante esperienza della finitudine. È ormai un luogo comune affermare che la società attuale si difende dallo "spettacolo della morte". In altre epoche e in altre culture, la morte era ed è integrata nella vita quotidiana. Nel nostro contesto sociale, i servizi che circondano questa esperienza estrema sono migliorati considerevolmente: assicurazioni, unità specializzate negli ospedali, cimiteri, camere ardenti, possibilità di cremazione. Senza dubbio, la morte sta diventando una realtà praticamente occultata. Se ne prende coscienza solo quando tocca un amico o un familiare prossimo; altrimenti, tutto si riduce alla presenza obbligata a qualche funerale, agli annunci mortuari sui giornali, alla fredda e anonima lista dei morti per incidenti stradali, o alla visione di immagini televisive che appaiono sempre più virtuali, simili a quelle cinematografiche.
D'altra parte, la maggior parte dei giovani tende a vivere l'esistenza come una evidenza, qualcosa di scontato. La morte appare quindi come una sorpresa imprevista che pone interrogativi alla vita quotidiana e al suo significato. La morte obbliga al realismo: l'esperienza della vita contiene…

Il Narcisismo nel Ministero Pastorale: Un Pericolo Silente
Il ministero pastorale, pur mirando a una leadership spirituale, può essere minacciato da tendenze narcisistiche. L'amore di sé, quando eccede il sano riconoscimento, può trasformarsi in un'ossessione che allontana dal vero scopo del servizio. Il pastore narcisista tende a far ruotare la conversazione attorno a sé, diventando l'eroe delle proprie narrazioni, anche quelle più banali. Se criticato, risponde con rabbia o si difende appellandosi al proprio impegno e sacrificio. A differenza della saggezza che accoglie la correzione, il pastore narcisista la rifiuta, danneggiando sé stesso e gli altri. Modella la follia invece dell'umiltà, utilizzando le Scritture come scudo contro ogni rimprovero.
Questo spirito di autoconservazione, che si preoccupa poco degli effetti a lungo termine delle proprie azioni, è l'atteggiamento di un pastore narcisista che pensa solo al proprio giorno, al proprio ministero e alla propria gloria. Non pianifica per le generazioni future, potendo spendere i risparmi di una chiesa per il proprio ministero, vedere il budget come un conto personale, o utilizzare la chiesa per promuovere la propria reputazione esterna. Tale onestà, seppur apprezzata, rivela un cuore che si preoccupa poco delle "pecore di Dio" e molto delle dimensioni della propria "stalla".
L'uso delle strutture ecclesiastiche per scopi personali è un altro segnale. Il pastore narcisista può usare la disciplina della chiesa per liberarsi di persone "problematiche" o i periodi sabbatici della leadership come mezzo per allontanare anziani o diaconi non conformi. L'uso di materiale per sermoni altrui, giustificato dalla necessità del ministero moderno, può nascondere il desiderio di apparire migliori di quanto si è, invece di affidarsi alla propria identità in Cristo e al duro lavoro di studio delle Scritture.
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Autosufficienza e Coalizioni: Le Trappole del Narcisista
Due tratti correlati del pastore narcisista sono un alto grado di autosufficienza e una malsana indipendenza, unite alla costruzione di una piccola coalizione di collaboratori fidati. A differenza di Gesù, che non ha mai agito da solo e ha incoraggiato i suoi discepoli a superarlo nel lavoro, il narcisista tende a fare tutto da solo, impedendo agli altri di servire efficacemente. Il pastore sano, al contrario, è lieto di affidare il ministero agli altri. Mentre Gesù aveva un gruppo selezionato di discepoli, si rese disponibile a tutti. Allo stesso modo, un pastore dovrebbe avere un cuore accogliente.
Tuttavia, il narcisismo può manifestarsi anche nel suo opposto: il pastore che si nasconde dietro il suo entourage. Nelle chiese più grandi, strutture ministeriali possono proteggere un anziano docente dall'essere il consigliere di tutti. Ma nelle chiese più piccole, coloro che aspirano a "fare il grande tempo" possono circondarsi di un gruppo ristretto di discepoli, creando una "camera d'eco". In questo modo, il narcisista non è generalmente disponibile alla congregazione, non sente le grida delle "pecore", non riceve correzione e non equipaggia l'intera chiesa per il ministero.
L'Uso Distorto delle Scritture e l'Eclissi del Vangelo
Infine, il pastore narcisista usa la Scrittura per difendere sé stesso e glorificare il suo ministero. Identificandosi con figure bibliche, crea un parallelo distorto in cui chi mette in dubbio il pastore è equiparato a chi ha messo in dubbio Mosè o Davide. Questo crea un contesto in cui i giovani guardano al pastore non per la predicazione della Parola e la preghiera, ma per la sua posizione d'onore. L'uso del pulpito per porre il pastore al centro del sermone, invece di Cristo, porta inevitabilmente allo smarrimento.
Quando il narcisismo si manifesta in questi modi, non è raro che la Scrittura venga utilizzata per difendere sé stessi e glorificare il proprio ministero. Questo uso del pulpito, se non controllato, rende quasi impossibile correggere il pastore e crea un'intera chiesa che lo sostiene indipendentemente dalla sua visione. L'interpretazione della Scrittura può diventare un mezzo per essere al centro dell'attenzione, invece di proclamare Cristo.

Narcisismo Spirituale e Abuso di Potere
Il narcisismo spirituale e l'abuso di potere sono strettamente connessi. Il primo è spesso la radice interiore e psicologica del secondo: un modo distorto di percepire sé stessi all'interno di un ruolo religioso può generare comportamenti che travalicano i limiti sani dell'autorità spirituale, trasformandola in dominio.
- Carisma trasformatosi in bisogno di riconoscimento: Il leader narcisista parte spesso da un vero carisma, da una chiamata reale o da un'effettiva capacità comunicativa. Tuttavia, con il tempo, il bisogno di essere riconosciuto e confermato nel proprio ruolo cresce fino a diventare totalizzante. Ogni deviazione dalla propria visione è vista come un attacco alla propria persona. Il potere diventa uno strumento difensivo e identitario.
- Sacralizzazione dell'autorità personale: Una caratteristica ricorrente è la sacralizzazione dell'autorità personale. Il leader non parla più come servo della Parola, ma come fonte interpretativa primaria. Ogni parola è caricata di autorità spirituale, ogni decisione ha il peso della volontà divina.
- Eclissi del messaggio evangelico: In definitiva, dove il narcisismo spirituale genera abuso, si verifica un'eclissi della buona notizia evangelica. Il messaggio centrale della grazia, della libertà e della responsabilità personale è soffocato da una logica di sudditanza spirituale.
Federico Faggin: Cosa succede alla nostra Coscienza dopo la vita? La risposta della scienza COMPLETO
Il Vangelo contro l'Ipocrisia e l'Autocelebrazione
Il Vangelo si pone in netto contrasto con l'atteggiamento ipocrita e autocelebrativo. Gesù biasima gli scribi che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. "Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa".
Gesù non si è mai fermato alle apparenze, né ha dato peso all'esteriorità come criterio di giudizio. Ha sempre vagliato le reali intenzioni e agito di conseguenza. Ai suoi discepoli insegna a non cercare sicurezza in un'immagine religiosa che comunichi potere e prestigio, dietro cui si nasconde il bisogno di essere ammirati per sentirsi a posto, giusti nell'opinione altrui, ma non nella realtà.
A fare da contraltare a questa finzione è la vedova, una donna povera, marginale e inconsapevole di essere riconosciuta per il suo gesto esemplare di profonda fede. Essa è anche vittima dell'atteggiamento falsamente religioso degli scribi, che mantengono il loro status sociale divorando le case di persone come lei, alimentando un sistema oppressivo e ingiusto ammantato di pietà religiosa.
Il narcisismo è all'origine di tre "nemici della compassione": la paura, l'invidia e la vergogna. La tendenza a formare gerarchie, sebbene parte del retaggio evolutivo, assume forme minacciose quando il narcisismo e il desiderio di onnipotenza portano a imputare proprietà animali che ispirano disgusto ad altri gruppi, usandolo come ragione per evitarli. Il "disgusto proiettivo" scaturisce dalle stesse angosce che ispirano il narcisismo infantile. Quando il disgusto si cristallizza in emozioni politiche, viene meno l'empatia e l'equità, la capacità di farsi carico delle necessità di tutti, specialmente dei più fragili.

Dalla Legge alla Tradizione: La Sfida dell'Autenticità
Il Deuteronomio normava gli organismi istituzionali di Israele (giudici, re, sacerdoti, profeti) definendo ambiti di competenza, modi di esercizio del potere e criteri di valutazione. La subordinazione alla legge di ogni autorità pubblica era fondata sulla sua provenienza divina. Questo corpus giuridico, formalmente immutabile, era fondamento e garanzia della libertà. Tuttavia, gli scribi trovarono il modo di adattare le leggi alle circostanze storiche attraverso una tradizione orale. È su questo piano che nasce il conflitto tra le autorità religiose e Gesù, che non abolisce la legge, ma le dà compimento.
Alcune applicazioni pratiche, infatti, tradiscono la giustizia dei principi e la finalità della legge, come permettere di trasformare in offerta sacra le risorse che i figli dovrebbero destinare al sostegno dei genitori. "Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione". Il narcisismo spinge a ignorare la situazione dell'altro, percependo il mondo come uno specchio della propria immagine proiettata.
La Decomposizione della Politica e la Fragilità delle Istituzioni
L'egoismo narcisistico impedisce di stabilire una vera relazione con il mondo, giudicandolo in relazione al proprio benessere. Ciò produce un impoverimento sociale generalizzato e concentra le migliori risorse nelle mani di chi non sa gestirle a vantaggio di tutti. Questo comporta una "decomposizione della politica" perché, venuto meno il confine fra "dentro" e "fuori", fra desiderio e realtà, le leve necessarie a trasformarla diventano inefficaci. Si lavora sulle rappresentazioni, raccontandosi e raccontando.
Dalle relazioni interpersonali, gli effetti negativi di un esercizio narcisistico del potere si ripercuotono sulle istituzioni, rendendole più fragili. Nonostante la sua grandiosa bellezza, il tempio di Gerusalemme non sarà lasciato pietra su pietra. La profezia di Gesù si avvera nel 70 d.C., quando le truppe romane devastano la città, una catastrofe evitabile se il profeta fosse stato ascoltato.

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