Etica e Deontologia per Psicologi: Navigare tra Valori e Regolamentazione

La professione dello psicologo si trova a un crocevia fondamentale, dove la salvaguardia del benessere individuale e collettivo si intreccia indissolubilmente con un quadro normativo e deontologico complesso. Comprendere appieno la deontologia professionale, intesa come il dominio di interfaccia fra i valori etici e la cornice giuridica in cui essi si iscrivono, è essenziale per ogni professionista che si accinge a esplorare questo territorio, talvolta problematico, enigmatico e di incerta definizione.

Le Fondamenta Etiche: Un Viaggio nella Storia e nella Filosofia

Per addentrarsi nel cuore dell'etica professionale, è necessario un passo indietro nel tempo, per comprendere le radici filosofiche che ne hanno plasmato il significato. Il termine "etica" fu introdotto da Aristotele per indicare quella branca della filosofia dedicata allo studio dei criteri che guidano l'uomo nella valutazione dei propri comportamenti e delle proprie scelte in funzione del proprio agire. L'atto morale che ne deriva è il risultato di un'interazione tra il comportamento e i valori che lo orientano.

In questa prospettiva, il pensiero di Socrate assume particolare rilievo. Egli definiva l'etica come un "agire secondo retta via" e dedicò la sua vita alla ricerca della virtù, "Aretè", intesa come una sintesi esistenziale di onestà, giustizia, benevolenza e generosità. Socrate esortava a porre al primo posto la bellezza interiore della "psiche" e a sviluppare un "retto sentire", un sentimento maturo che non si preoccupa delle proprie prestazioni sociali o del successo materiale, ma che si concentra sulla cura dell'interiorità. Egli non solo affermava la necessità di occuparsi dell'anima per renderla il più possibile buona, pulita, onesta, trasparente, vera, bella e buona, ma parlava anche di istruzione ed educazione come strumenti per educare a un pensiero e a un comportamento etico, costruendo una virtù al servizio dell'anima. Analoghe visioni si ritrovano negli insegnamenti del Buddha, di Confucio e di Gesù Cristo, evidenziando come il concetto di etica sia intrinsecamente legato a un sistema valoriale individuale, alla crescita interiore e all'applicazione dei principi di giustizia nella realtà.

Statua di Socrate

Deontologia: Il Nocciolo Duro della Professione

La deontologia, in questo contesto, rappresenta il "nocciolo" duro e irrinunciabile della professione psicologica. Essa si configura come l'insieme dei valori, dei principi e delle buone consuetudini che diventano regole condivise da un gruppo professionale e alle quali ogni professionista dovrebbe ispirarsi nell'esercizio del proprio mandato. In sintesi, le regole di condotta da rispettare nell'esercizio dell'attività professionale. Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, aggiornato e commentato in un'ottica di pluralità prospettica, si propone di offrire una guida esaustiva. Questo approccio si espande sia verso le radici filosofiche e giuridiche del Codice, sia orizzontalmente, per coglierne l'apertura a nuovi domini, come la ricerca sperimentale e l'esercizio della professione e della ricerca sul web. Il volume in questione riproduce e commenta, oltre al Codice degli psicologi, anche il Codice Etico per la Ricerca della Associazione Italiana di Psicologia (AIP).

La Complessità della Pratica Quotidiana: Dilemmi e Sfide

Tuttavia, qualsiasi codice deontologico, per quanto ben strutturato, non può esaurire la complessità e la varietà dei dilemmi che emergono nella pratica quotidiana. Su un terreno in continua trasformazione, psicologi e psicoterapeuti si confrontano costantemente con questioni etiche complesse per le quali non esiste una risposta univoca o immediata. I dilemmi e le scelte che il professionista affronta nella pratica quotidiana si dipanano all'interno del paradigma teorico e pratico prescelto, attraverso la propria formazione e il confronto con la comunità professionale.

È in questo spazio che la "polpa" succosa e sfumata dell'etica professionale, metaforicamente paragonata alla polpa di una pesca, assume un'importanza cruciale. Questa parte, ricca di domande più che di certezze, si basa sull'esperienza del professionista, sui suoi valori, sulla sua capacità di autoriflessione, sulla sua abilità nel comunicare sentimenti e nel rispettare i limiti personali e altrui. L'etica individuale, in questo senso, è una preziosa risorsa che prescinde dall'atto professionale, riguardando la persona nella sua interezza. Essa è necessaria, ma non sufficiente.

La Responsabilità Sociale dello Psicologo

Lo psicologo, nella sua operatività, è profondamente consapevole della responsabilità sociale che deriva dal suo intervento. La sua capacità di intervenire significativamente nella vita degli altri impone una particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici. L'obiettivo primario è evitare l'uso non appropriato della propria influenza e non sfruttare indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale.

Il Segreto Professionale e la Tutela della Privacy

Uno dei pilastri fondamentali della deontologia psicologica è il segreto professionale. Lo psicologo è tenuto a mantenere la massima riservatezza riguardo a tutto ciò di cui viene a conoscenza in ragione del suo rapporto professionale. Egli si astiene dal rendere testimonianza su fatti appresi in tale veste, potendo derogare a tale obbligo esclusivamente in presenza di un valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione. Nei casi di obbligo di referto o di denuncia, lo psicologo è tenuto a limitare al minimo indispensabile il riferimento a quanto appreso, ai fini della tutela psicologica del soggetto.

La protezione della privacy si estende anche alla custodia e al controllo di appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere. Tale documentazione deve essere conservata per almeno cinque anni successivi alla conclusione del rapporto professionale, salvo diverse disposizioni normative. Lo psicologo deve inoltre provvedere affinché, in caso di sua morte o impedimento, tale protezione sia affidata a un collega o all'Ordine professionale.

Simbolo di un lucchetto con uno stetoscopio

Consenso Informato e Autonomia del Paziente

Il principio del consenso informato è centrale nell'esercizio della professione psicologica. In ogni fase del rapporto professionale, lo psicologo deve fornire all'individuo, al gruppo, all'istituzione o alla comunità informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse, nonché circa il grado e i limiti giuridici della riservatezza. Questo garantisce che chi usufruisce dei suoi servizi possa esprimere un consenso informato, basato su una piena comprensione della natura dell'intervento.

Lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione e all'autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni. Egli ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall'imporre il proprio sistema di valori e non opera discriminazioni basate su religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso, orientamento sessuale o disabilità.

Rapporti con i Colleghi e la Comunità Professionale

I rapporti tra psicologi devono ispirarsi ai principi del rispetto reciproco, della lealtà e della colleganza. Lo psicologo si astiene dal diffondere pubblicamente giudizi negativi sui colleghi relativi alla loro formazione, competenza o ai risultati degli interventi professionali, o comunque giudizi lesivi del loro decoro e della loro reputazione professionale. Costituisce aggravante il fatto che tali giudizi siano finalizzati alla sottrazione di clientela.

Limiti della Competenza e Formazione Continua

Lo psicologo accetta il mandato professionale esclusivamente nei limiti delle proprie competenze. È tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori in cui opera. La violazione dell'obbligo di formazione continua costituisce un illecito disciplinare. Lo psicologo riconosce i limiti della propria competenza e utilizza pertanto solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione.

Pubblicità e Procacciamento della Clientela

La Legge 3/2018 (c.d. "Lorenzin") vieta ai professionisti dell'area sanitaria ogni forma di pubblicità a carattere "suggestivo e promozionale". Tuttavia, è consentita la pubblicità informativa circa i titoli, le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni, secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio. Il messaggio pubblicitario deve essere formulato nel rispetto del decoro professionale, conformemente ai criteri di serietà scientifica e alla tutela dell'immagine della professione. Lo psicologo non assume pubblicamente comportamenti scorretti finalizzati al procacciamento della clientela.

Gestione dei Conflitti e delle Situazioni Delicate

La famiglia, ad esempio, rappresenta un terreno scivoloso e pieno di insidie per lo psicologo. Il suo compito è di riportare la conflittualità distruttiva degli adulti entro i limiti di una "normale" conflittualità, in cui ognuno arrivi a comprendere le ragioni dell'altro e accetti di rinunciare a qualcosa per ottenere qualcos'altro.

La gestione di situazioni delicate come la "minaccia di suicidio" richiede un'attenta riflessione. L'espressione stessa "minaccia" solleva interrogativi: chi è la persona minacciata? Sebbene sembri ovvio che sia il soggetto che enuncia il proposito auto-soppressivo, in realtà, chi si sente minacciato non è forse anche lo psicologo stesso? L'insuccesso della propria azione professionale, il fallimento della relazione d'aiuto, l'ombra persecutoria di un coinvolgimento legale qualora il proposito auto-soppressivo trovi conferma in un atto concreto: questi sono i vissuti angosciosi di cui lo psicologo può trovarsi preda.

Quanto siamo eticamente, se non legalmente, responsabili delle condotte di auto-danneggiamento delle persone che assistiamo? Quanto queste persone possono continuare a contare sulla nostra assistenza anche a fronte di loro operazioni relazionali manipolative consapevoli o inconsapevoli? Fin dove siamo obbligati a garantire la nostra assistenza?

Accordi Economici e Clienti Insolenti

Gli accordi economici, in assenza di un tariffario che stabilisca onorari minimi e massimi, sono lasciati alla libera contrattazione tra professionista e cliente. Il mercato, tuttavia, non è del tutto privo di vincoli, alcuni dei quali di incerta definizione. Ad esempio, farsi pagare in anticipo, offrire sconti per "pacchetti" di prestazioni o primi incontri gratuiti, può apparire poco decoroso o non lecito.

Cosa fare con i clienti insolventi? Il professionista che si occupa della salute non può semplicemente cessare di assistere il cliente che non paga, ma al tempo stesso ha diritto all'onorario anche a prescindere dal conseguimento di risultati visibili, trattandosi dell'"obbligazione di mezzi" prevista dal Codice Civile.

Deontologia Psicologi - Segreto professionale, testimonianza, obbligo di referto o denuncia

La Ricerca e la Collaborazione con Altri Professionisti

Nella sua attività di ricerca, lo psicologo è tenuto a informare adeguatamente i soggetti coinvolti per ottenerne il previo consenso informato, anche relativamente al nome, allo status scientifico e professionale del ricercatore e alla sua eventuale istituzione di appartenenza. Egli deve altresì garantire a tali soggetti la piena libertà di concedere, rifiutare o ritirare il consenso. Nel caso in cui la natura della ricerca non consenta di informare preventivamente i soggetti su taluni aspetti, lo psicologo ha l'obbligo di fornire, alla fine della prova, le informazioni dovute e di ottenere l'autorizzazione all'uso dei dati raccolti. Per i soggetti non in grado di esprimere validamente il loro consenso, questo deve essere dato da chi ne esercita la potestà genitoriale o la tutela, e, ove possibile, dai soggetti stessi.

L'insegnamento dell'uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee alla professione stessa costituisce una violazione deontologica grave. Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive, concorrendo all'attribuzione di qualifiche o inducendo a ritenersi autorizzati all'esercizio di attività caratteristiche dello psicologo. Sono specifici della professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) basati sull'applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici. È fatto salvo l'insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio universitari in psicologia e ai tirocinanti.

L'Osservatorio Permanente sul Codice Deontologico

Presso la "Commissione Deontologia" dell'Ordine degli Psicologi è istituito l'"Osservatorio permanente sul Codice Deontologico". Questo organismo ha il compito di raccogliere la giurisprudenza in materia deontologica dei Consigli regionali e provinciali dell'Ordine e ogni altro materiale utile a formulare proposte al Consiglio Nazionale dell'Ordine, anche ai fini della revisione periodica del Codice Deontologico. Tale revisione si attiene alle modalità previste dalla Legge 18 febbraio 1989, n. 56. Il presente Codice deontologico entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla proclamazione dei risultati del referendum di approvazione.

L'integrazione tra il rispetto rigoroso delle norme deontologiche e una profonda riflessione etica individuale è la chiave per un esercizio professionale consapevole, responsabile e pienamente al servizio del benessere della persona e della collettività.

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