L'interesse verso approcci terapeutici che si discostano dalla medicina convenzionale è una realtà in crescita nel panorama sanitario globale. In questo contesto, la figura del Dott. John, operante in Calabria nel campo della psichiatria con un'attenzione particolare alla medicina naturale, si inserisce in un dibattito più ampio sull'integrazione tra discipline mediche e sul riconoscimento delle medicine complementari.
La Nascita e l'Evoluzione delle Medicine Complementari
Il primo ente statale a livello occidentale a occuparsi di terapie diverse da quelle convenzionali fu l'Office of Alternative Medicine, istituito nel 1992 presso i National Institutes of Health (NIH) statunitensi. Pochi anni dopo, questo ufficio si trasformò nel National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM). L'acronimo CAM (Complementary and Alternative Medicine) divenne così sinonimo di quelle che in Europa venivano definite medicine non convenzionali.
Dall'ultimo decennio del XX secolo, nei principali Paesi industrializzati si è assistito a una crescente diffusione dell'uso delle medicine complementari. Negli Stati Uniti, tra il 1990 e il 1997, l'uso di tali terapie è passato dal 33,8% al 42,1% della popolazione. All'inizio del XXI secolo, queste cifre sono ulteriormente aumentate, come evidenziato da studi che hanno rilevato che nel 2002 circa il 36% degli adulti statunitensi aveva utilizzato almeno una terapia CAM.

In Italia, le statistiche presentano un quadro differente. Un'indagine dell'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) alla fine del XX secolo registrava un utilizzo del 15,5%, che, in un successivo monitoraggio del 2005, era sceso al 13,6%. Questi dati suggeriscono che l'Italia si collocasse in una posizione meno elevata rispetto ad altre nazioni occidentali ricche per quanto concerne l'utilizzo delle medicine complementari, presentando anche un divario sorprendente rispetto a Paesi affini. Tuttavia, è fondamentale considerare che nelle statistiche statunitensi viene incluso anche il ricorso alla preghiera, sia per sé che per gli altri. Se si esclude la preghiera, il tasso di utilizzazione negli Stati Uniti scende al 36%. Per converso, le indagini ISTAT per l'Italia sono state criticate per la loro restrittività, poiché prendono in esame solo le principali medicine complementari: agopuntura, omeopatia, fitoterapia e trattamenti manuali.
Preferenze e Caratteristiche Socio-culturali degli Utenti di CAM in Italia
Al di là delle statistiche discordanti, è interessante analizzare la distribuzione delle preferenze e le caratteristiche socio-culturali degli italiani che ricorrono alle medicine complementari. Secondo l'indagine ISTAT del 2007, l'omeopatia è la medicina complementare di gran lunga preferita in Italia, con il 7% degli utilizzatori, seguita dai trattamenti manuali (6,4%), dalla fitoterapia (3,7%) e dall'agopuntura (1,8%).
In Occidente, si osserva una prevalenza di donne rispetto agli uomini nell'uso delle medicine complementari. In Italia, le donne rappresentano 4,7 milioni di utilizzatrici, pari al 15,8%, a fronte di 3,162 milioni di uomini, pari all'11,2%. Questa differenza è ancora più marcata nella fascia d'età tra i 35 e i 44 anni, dove oltre il 20% delle donne ha fatto ricorso a rimedi non convenzionali, contro il 14,6% dei coetanei uomini. Un dato significativo riguarda anche la popolazione pediatrica: quasi il 10% dei bambini e ragazzi fino a 14 anni viene curato con terapie complementari, di cui circa l'8% con l'omeopatia.
Dal punto di vista socio-culturale, coloro che utilizzano le medicine complementari sono in prevalenza laureati e diplomati, dirigenti, imprenditori, liberi professionisti e impiegati. La percentuale di operai e pensionati che ricorrono a queste terapie è più modesta.
La Distribuzione Geografica e il Grado di Soddisfazione
Si rileva un netto divario tra le regioni centro-settentrionali e quelle meridionali per quanto concerne l'utilizzo delle CAM. Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta, Veneto e Friuli presentano percentuali di utenti ben superiori al 20% della popolazione. In particolare, la provincia di Bolzano supera il 34% di utilizzatori, mostrando una crescita lineare rispetto al passato e controtendenza rispetto al resto d'Italia, che ha registrato una flessione nei primi anni del XXI secolo. Anche Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna si avvicinano al 20%; seguono, con distanze maggiori, Toscana (15,5%), Umbria (14,1%), Marche (13,8%), Lazio (12,2%) e Sardegna (11,6%).
Il grado di soddisfazione degli utilizzatori delle medicine complementari è generalmente elevato. Gli utenti pienamente soddisfatti delle terapie utilizzate variano dal 61,1% per l'agopuntura al 70,3% per la fitoterapia, al 71,3% per l'omeopatia, fino al 77,9% per i trattamenti manuali. Se si sommano anche coloro che si dichiarano parzialmente soddisfatti, le percentuali aumentano considerevolmente: agopuntura 79,8%, fitoterapia 91,5%, omeopatia 92,5%, trattamenti manuali 96%. Un'analisi più dettagliata rivela che l'aumentare dell'età e la diminuzione del livello di istruzione sono correlati con un aumento del grado di insoddisfazione.
Integrazione Terapeutica: Un Fenomeno Globale e Italiano
Tre persone su quattro che si sono rivolte alle terapie complementari non le hanno utilizzate in maniera esclusiva, ma le hanno integrate con farmaci di sintesi. Solo il 17% degli intervistati ha dichiarato di aver usato esclusivamente rimedi omeopatici o fitoterapici. Anche in questo caso, si nota una differenza tra Nord e Sud: al Nord è maggiore la tendenza all'integrazione rispetto al Sud. In Veneto o in Emilia-Romagna, solo il 13% degli utilizzatori di medicine complementari lo fa in modo esclusivo, mentre in Molise tale percentuale sale al 36% e in Campania quasi al 24%.
L'integrazione tra diversi sistemi medici è un fenomeno in atto da decenni nei due più grandi Paesi asiatici, Cina e India, dove è regolamentata e attivamente promossa da ordinamenti e politiche statali. In India, sono registrati 250.000 medici omeopati e 11.000 letti negli ospedali pubblici sono riservati alle cure omeopatiche. Circa il 10% degli indiani, ovvero 100 milioni di persone, si affida esclusivamente alle cure omeopatiche per la propria salute. Questo ricorso alle cure della tradizione indiana, o all'omeopatia europea introdotta in India nel XIX secolo, non è solo legato a ristrettezze di bilancio statale, ma è un fenomeno in crescita anche tra le classi abbienti.

La Cina, dagli anni Ottanta del XX secolo, è promotrice della diffusione mondiale della medicina tradizionale cinese. All'interno del Paese, la medicina cinese e quella occidentale sono oggetto di attive politiche di integrazione nel servizio sanitario nazionale, nella ricerca scientifica e nell'insegnamento universitario.
Negli Stati Uniti, una quota crescente di ospedali offre terapie complementari, e sono sempre più numerosi i medici che utilizzano le CAM nella loro pratica. Le più importanti università del Paese si sono unite nel Consortium of Academic Health Centers for Integrative Medicine. Dal 1998, il National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM) presso i NIH ha visto aumentare il suo budget annuale da 2 a oltre 120 milioni di dollari per il 2009, con investimenti totali dei NIH nel campo delle CAM che superano i 300 milioni di dollari. Oltre un terzo di questa cifra è destinato al settore dell'oncologia.
L'Eccellenza dell'Oncologia Integrata
Rilevante è l'esperienza nel campo dell'oncologia integrata. Centri oncologici di eccellenza, come il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e il Dana-Farber Cancer Institute della Harvard University, hanno attivato, dalla fine degli anni Novanta, servizi di medicina integrata rivolti ai pazienti. In questi centri operano congiuntamente medici esperti in medicine complementari (agopuntura, fitoterapia, omeopatia), psicologi psicoterapeuti, dietisti, musicoterapeuti, esperti in massaggio orientale (tuina e shiatsu) e maestri di tecniche meditative e di ginnastiche energetiche orientali (qigong, taiji quan).
I centri ospedalieri di oncologia integrata fungono contemporaneamente da centri di ricerca e di formazione. Le terapie complementari e alternative vengono sottoposte a un'accurata verifica scientifica, tramite l'esame della letteratura e studi clinici controllati. Il crescente successo dell'oncologia integrata ha portato alla nascita, nel 2004, della Society for Integrative Oncology (SIO), che nel 2007 ha redatto linee guida per il corretto uso delle CAM in oncologia.
LA REGOLAZIONE NEUROENDOCRINA | La Psiconeuroendocrinoimmunologia con la Dott.ssa Giusy Messina
La Toscana all'Avanguardia in Italia
In Italia, sono circa duecento i centri pubblici che offrono prestazioni di medicina complementare, di cui una sessantina solo in Toscana. Questa regione si è distinta per l'integrazione delle CAM nel servizio sanitario regionale. Con il Piano Sanitario Regionale 2005-2007, la Regione Toscana ha deciso di integrare nel servizio sanitario agopuntura, omeopatia e fitoterapia, considerate terapie con sufficiente evidenza scientifica.
A partire dal 2006, i cittadini toscani possono accedere direttamente ai servizi di medicina complementare, erogati al pari di altre prestazioni mediche. L'autorità regionale ha inoltre previsto l'inserimento di un rappresentante delle medicine complementari in ogni Azienda Sanitaria e nel Consiglio Sanitario Regionale. È stata istituita una rete di medicina integrata con tre centri di riferimento regionali: a Firenze per l'agopuntura e la medicina cinese, a Empoli per la fitoterapia, a Lucca per l'omeopatia. Nella primavera del 2008 è stato annunciato il varo del primo ospedale di medicina integrata in Europa, a Pitigliano (Grosseto), un'esperienza pilota significativa.
Oltre alla Toscana, riferimenti e programmi di attività relativi alle medicine complementari si trovano nei Piani Sanitari Regionali di Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio. In quasi tutte le altre regioni sono attivi osservatori, commissioni o altre strutture istituzionali di riferimento. Rilevante è stata anche l'approvazione, nel 2004, di un documento sulle CAM nei corsi di laurea dell'area sanitaria da parte della conferenza dei presidi delle facoltà di Medicina.
Ostacoli Epistemologici e Culturali all'Integrazione
Nonostante la tendenza all'integrazione sia ben operante su scala mondiale e nazionale, non pochi e non piccoli sono gli ostacoli che si oppongono a tale processo. Per quanto riguarda gli ostacoli di tipo epistemologico, il modello biomedico riduzionista, a cui si ispira la medicina convenzionale, può costituire un limite invalicabile per medicine e approcci terapeutici che si ispirano a modelli olistici. Si rischia di trovarsi nella condizione descritta da Thomas S. Kuhn a proposito dell'incomunicabilità tra paradigmi scientifici.
Riguardo agli ostacoli di tipo politico e culturale, in Italia, importanti opinion leader della scienza sono stabilmente schierati contro ogni tentativo di regolamentazione per legge della materia e, soprattutto, contro ogni progetto di finanziamento per ricerca e servizi alla popolazione in ambito CAM.
La Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI): Un Ponte tra Mente e Corpo
Il fondamentale ostacolo epistemologico è venuto virtualmente meno con l'emergere, dal seno della medicina scientifica, della psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI). Questa nuova disciplina offre un modello sistemico per la visione dell'organismo umano in salute e in malattia, superando la dicotomia mente-corpo.
Viviamo in un'epoca ipertecnologica e iperspecialistica, in cui forme spettacolari di intervento sul vivente convivono con un diffuso analfabetismo sugli aspetti di fondo della regolazione del benessere psicofisico. Le persone cercano un aiuto per affrontare in modo unitario malesseri fisici e psichici. Allo stesso tempo, ampi settori di studiosi e operatori della salute soffrono le difficoltà del modello biomedico dominante, vivendo la contraddizione tra l'aumento delle conoscenze scientifiche e la riduzione del campo di indagine e di intervento terapeutico, sempre più imprigionato in ambiti specialistici. In questo quadro, la persona come unità biopsichica scompare, sostituita da segmenti sovrapposti su cui si applicano diverse competenze e terapie, talvolta con effetti negativi. La frustrazione tra gli operatori deriva dal sentirsi "meccanici del corpo o della mente" piuttosto che promotori della salute.
È sempre più evidente che gran parte dei malanni è radicata nelle cattive relazioni che gli esseri umani instaurano tra loro e con l'ambiente. Il mutamento di questo stato di cose richiede un'innovazione nel modello scientifico di riferimento, superando definitivamente la separazione tra cura del corpo e cura della psiche, tra prevenzione primaria e secondaria.
La PNEI fornisce un quadro di riferimento che evita la riduzione della psiche a modelli biologici o informatici, rintracciandone le radici nel sistema nervoso centrale, ma valorizzandone anche il livello specifico. La psiche, nel modello PNEI, emerge dal livello biologico, ma è capace di retroagire sui circuiti nervosi da cui sorge, modificandoli.
L'antropologo e psichiatra Gregory Bateson affermava: "All’interno di questa scienza [la medicina] c’è una conoscenza straordinariamente scarsa […] del corpo visto come un sistema autocorrettivo organizzato in modo cibernetico e sistemico. […] Cannon ha scritto un libro sulla Saggezza del corpo, ma nessuno ha scritto un libro sulla saggezza della scienza medica, poiché la saggezza è proprio ciò che le fa difetto. Per saggezza intendo la conoscenza del più vasto sistema interattivo". La ricerca PNEI studia esattamente questo "più vasto sistema interattivo", esaminando le reciproche relazioni tra psiche e grandi sistemi biologici (neuroendocrino e immunitario). Essa consente di vedere l'organismo umano come una rete strutturata e interconnessa, in reciproca relazione con l'ambiente fisico e sociale, prospettando così una modulazione del network umano da parte di comportamenti (gestione dello stress, tecniche di rilassamento, etc.).
Il Dott. John, operando in Calabria, si inserisce in questa visione integrata, dove la psichiatria incontra la medicina naturale, offrendo un approccio olistico che mira a ripristinare l'equilibrio psicofisico del paziente, considerando l'individuo nella sua totalità e nella sua complessa interazione con l'ambiente.
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