Disegno Infantile: Uno Specchio dell'Anima e uno Strumento di Crescita Psicomotoria

"Ciò che un bambino disegna è una finestra aperta sul suo mondo interiore, dove colori e linee parlano la lingua silenziosa delle emozioni." Questa citazione ben riassume l'essenza profonda dell'attività grafica infantile. Il disegno, lungi dall'essere un mero passatempo, si rivela uno strumento potentissimo per lo sviluppo, un vero e proprio linguaggio attraverso cui i bambini esplorano, comprendono e comunicano la loro realtà interiore ed esteriore. In particolare, l'integrazione del disegno all'interno di un percorso di psicomotricità apre scenari di crescita e comprensione a più livelli, offrendo una prospettiva unica sul benessere e sul progresso del bambino.

bambino che disegna

L'Utilità Multifaccettata del Disegno nell'Infanzia

Il disegno è uno strumento importantissimo per una moltitudine di ragioni che attraversano diverse sfere dello sviluppo infantile. Innanzitutto, attraverso di esso i bambini imparano le abilità motorie necessarie per praticarlo, migliorando significativamente i micromovimenti fini e la coordinazione, con un focus particolare sulla coordinazione oculo-manuale. Questa abilità, affinata con ogni tratto di matita o pennarello, pone le basi per molte altre competenze, sia grafiche che non.

Ma l'importanza del disegno va ben oltre il mero aspetto motorio. Attraverso l’attività di disegno, inoltre, i bambini imparano a rappresentare simbolicamente oggetti, animali, persone ed eventi. Questa capacità di astrazione e simbolizzazione è un passo fondamentale nello sviluppo cognitivo. Le rappresentazioni grafiche successivamente vengono spesso inserite in uno storytelling o in racconti, sviluppando in modo organico e ludico anche le loro capacità narrative. Il bambino impara a costruire una sequenza, a dare un senso agli eventi, a dar voce alle proprie esperienze attraverso immagini che poi possono essere verbalizzate.

L'ambiente gioca un ruolo altrettanto significativo: il disegno può essere infatti influenzato dagli eventi e dal contesto che il bambino vive. Un evento particolare, una gioia, una preoccupazione, possono trovare espressione sulla carta. Inoltre, l’incoraggiamento da parte dell’adulto, sia esso un genitore, un educatore o uno psicomotricista, lo può portare a svolgere questa attività con maggiore impegno e piacere, rinforzando la sua autostima e la sua predisposizione all'esplorazione creativa.

Infine, e forse aspetto di maggiore rilievo in un'ottica psicomotoria, il disegno diventa un importante veicolo di emozioni. Attraverso questa attività è infatti possibile esprimere i vissuti e le emozioni che il bambino non riesce a raccontare in altri modi, specialmente quando il vocabolario emotivo è ancora in fase di sviluppo o quando certe emozioni risultano difficili da nominare. Il disegno offre uno spazio sicuro e non giudicante per dare forma a ciò che altrimenti rimarrebbe inespresso.

Disegno e Psicomotricità: Un Legame Indissolubile

Per via di tutte le utilità sopra descritte, il disegno può essere e viene efficacemente utilizzato all’interno di un percorso di psicomotricità. Questa non è l’unica modalità che si può utilizzare per la valutazione dell’intervento e del processo psicomotorio, ma è una risorsa preziosissima, soprattutto con i bambini più piccoli che sono in età prescolare o da poco entrati in età scolare. Con questi bambini, altre modalità espressive come il racconto verbale strutturato o la scrittura non risultano ancora pienamente funzionali o accessibili a questo scopo.

Il bambino racconta la sua esperienza attraverso il disegno ed esprime in esso i suoi pensieri e le sue emozioni. Questo strumento diventa un potente alleato per la decentrazione delle emozioni, ovvero per aiutare il bambino a imparare a riconoscere, accogliere e saper esprimere e regolare le emozioni provate (come evidenziato da Lusetti & Reghitto nel 2022). Attraverso l'osservazione dei disegni prodotti nel tempo, è possibile vedere e avere una “prova confrontabile” dei miglioramenti del bambino lungo tutto il percorso psicomotorio, notando come evolve la sua capacità di rappresentazione, di gestione dello spazio, di espressione emotiva e di integrazione delle proprie esperienze.

Insegnare la gestione delle emozioni ai bambini: consigli utili

Come Avviene l'Utilizzo del Disegno in Psicomotricità

L'approccio metodologico è fondamentale per massimizzare i benefici del disegno in questo contesto. Occorre chiedere al bambino di disegnare senza imporre niente, senza suggerimenti predeterminati o modelli da imitare. Sarà lui stesso, imparando a riconoscere i vissuti, anche emotivi, a raccontarli attraverso il disegno. Al termine dell’attività, è cruciale evitare di dare una valutazione diretta del disegno in termini di "bello" o "brutto", di "giusto" o "sbagliato". Di vitale importanza è invece chiedere al bambino di spiegarlo e raccontarlo con le sue parole. Questo momento di verbalizzazione è un'opportunità preziosa per comprendere il suo mondo interiore e per facilitare ulteriormente l'espressione.

Esistono numerosi elementi che si possono osservare nella valutazione del disegno in un'ottica psicomotoria, e ciascuno offre indizi preziosi sullo sviluppo del bambino.

Elementi Chiave nell'Osservazione del Disegno Infantile

  • Rappresentazione del Corpo: Poiché è con lo sviluppo che il bambino impara a riconoscersi come entità separata e a integrare la propria immagine corporea, lo sviluppo dei disegni può passare da un'assenza totale di un corpo, a una rappresentazione schematica, fino alla comparsa graduale di parti di esso. La figura umana, in particolare, è un indicatore sensibile dello sviluppo del sé.
  • Valutazione delle Parti del Corpo Mancanti: Come detto sopra, il corpo compare gradualmente nella rappresentazione grafica e, per questo motivo, anche le parti del corpo rappresentate arrivano in tempi diversi. Ad esempio, all'inizio può essere visibile un busto o una semplice linea che rappresenta il corpo, successivamente una testa, poi una figura umana senza braccia o gambe (la cosiddetta "figura ad annata"), e successivamente comparire elementi caratteristici quali capelli, mani, dita, ciglia, orecchie, ecc. La presenza e la completezza di queste parti sono indicative del livello di integrazione corporea raggiunto.
  • Proporzioni del Corpo: Anche le proporzioni variano con lo sviluppo. Inizialmente, le parti del corpo possono essere disproporzionate o non avere una relazione logica tra loro. Con il progredire dell'intervento psicomotorio e dello sviluppo cognitivo, le proporzioni tendono a diventare sempre più realistiche e armoniose, mano a mano che si prosegue con l'attività.
  • Azioni: Solo dopo la comparsa del corpo nella sua interezza o quasi, il bambino può dedicarsi alla rappresentazione anche di azioni e di emozioni vissute. Questo si manifesta attraverso la postura, la gestualità o elementi simbolici come le lacrime per indicare il pianto e quindi la tristezza, o un grande sorriso per la felicità. La rappresentazione di azioni e interazioni è un segno di maggiore complessità cognitiva e sociale.
  • Spazio del Foglio e altri Elementi: Questi elementi sono esterni alla rappresentazione del corpo ma ugualmente importanti per comprendere la maturità grafica e cognitiva del bambino. Il bambino, infatti, con l’avanzare dello sviluppo inizia a utilizzare sempre più colori e a gestire le varie parti del disegno in modo funzionale. Ad esempio, all’inizio può colorare tutto il foglio di un unico colore, magari senza rispettare i contorni, proseguendo può decidere di rappresentare il cielo e il prato, distinguendo le aree. In concomitanza con questo e con i miglioramenti sopra descritti riguardanti il corpo, compaiono anche altri elementi che possono rappresentare oggetti di contesto (una casa, un albero, un sole) o altre persone, utili per comprendere meglio l’evento rappresentato o le relazioni sociali del bambino.

La valutazione del disegno, tuttavia, non può e non deve essere scollegata da un’attenta osservazione esperta del contesto in cui il bambino opera, e del suo linguaggio, sia esso verbale che non verbale (come sottolineato ancora da Lusetti & Reghitto, 2022). L'osservazione del comportamento durante l'attività, le reazioni emotive, le interazioni con i pari e con l'adulto, forniscono un quadro interpretativo ancora più ricco e completo.

disegno infantile con elementi del corpo

Dallo Scarabocchio alla Rappresentazione: Il Percorso Grafico del Bambino

Attraverso l’attività grafica il bambino può esprimere in modo immediato non solo le proprie esigenze affettive, ma anche le proprie modalità di rapporto con il mondo circostante. Un ritardo o un’anomalia nello sviluppo delle abilità grafiche, così come una scorretta prensione dello strumento grafico, possono essere indici di una difficoltà nella programmazione del gesto motorio o in altre aree dello sviluppo. Già a partire dall’età prescolare, è importante impostare una corretta prensione dello strumento grafico (matita, pastello, pennarello), per evitare che si strutturi una presa scorretta, poi difficile da correggere in futuro e che può ostacolare la fluidità e la precisione del gesto.

"Non so fare": La Paura del Foglio Bianco

Una delle principali espressioni ludiche dell’infanzia è sicuramente l’azione grafica che fin dalla più tenera età si manifesta nello scarabocchio. Lo scarabocchio è la forma primitiva del grafismo infantile che anticipa la comunicazione sociale. Attraverso lo scarabocchio i bambini mettono in atto la loro spontaneità, vivono momenti di piacere, esprimono la propria energia attraverso segni. Può capitare che colori e matite escano dai confini del foglio e i loro tracciati continuino anche fuori dal foglio, questo perché in quel momento il bambino sta sperimentando nuove realtà, prova sensazioni piacevoli e soprattutto scopre il suo corpo attraverso esperienze di motricità vissute come flessione ed estensione dell’avambraccio con movimenti ripetitivi che producono linee, movimenti circolari e così via, permettendo così di accrescere il senso di autoefficacia.

Quando il bambino inizia ad acquisire il senso della realtà e il suo “io” comincia a prendere forma, differenziandosi dal mondo esterno, la strada dello scarabocchio e quella del disegno iniziano a prendere direzioni diverse. Pur non cessando nel bambino la possibilità di formare scarabocchi, le sue capacità mentali si raffinano al punto da essere sollecitato sempre più a rappresentare realtà oggettuali con modalità estetiche comprensibili anche da un adulto. Questo avviene perché già nei primi anni, nel contesto familiare, si innescano dei meccanismi di “prestazione/competizione” per i quali il giudizio “sei stato bravo” o “non sei stato bravo” del genitore o dell’adulto di riferimento diventa l’unità di misura con cui il piccolo si mette alla prova. Di conseguenza, molti bambini man mano che crescono perdono questa spontaneità, viene a mancare sempre più la voglia e il piacere di disegnare, poiché si sentono soggetti a giudizio e non manifestano più la traccia naturale e libera.

Proprio da questo momento inizia ad emergere la “paura del foglio bianco”, ovvero una sensazione molto soggettiva, che tende ad essere più evidente intorno ai 5-6 anni, manifestandosi attraverso la classica espressione “NON SO FARE”. I bambini piccoli hanno una naturale propensione a creare giochi e a dare spazio alla loro fantasia, ma venendo facilitati dall’intervento dell’adulto con disegni stereotipati proposti in vece dello scarabocchio, vissuto in talune realtà sociali come “non disegno”, già dalla più tenera età il loro modo di rapportarsi con il mondo fantastico viene a mancare. Inoltre, le tante distrazioni a livello multisensoriale bersagliano i bambini con troppe informazioni e stimoli che riempiono tutti gli spazi che dovrebbero essere lasciati alla fantasia. Pertanto, può capitare che affrontare un foglio bianco non sia più un’esperienza liberatoria, ma diventi un lavoro, un compito gravoso e ansiogeno.

bambino con foglio bianco

Come Aiutare il Bambino a Superare il "Blocco Emotivo" Grafico

Per poter aiutare il bambino a superare questo “blocco emotivo” che si presenta nell’attività grafica libera, bisogna prendere in considerazione prima di tutto il suo processo di sviluppo, sia dal punto di vista biologico che delle modalità d’interazione con l’ambiente circostante. Questo consente di stabilire le relazioni con i differenti sistemi di sviluppo (sensoriale, nervoso, motorio, cognitivo, emotivo) attraverso stimoli che vanno a sollecitare la sua volontà grazie alla funzione energetico-affettiva. L’azione motoria, in questo caso grafica, per arrivare a meta ha bisogno delle informazioni sensoriali: è possibile affermare infatti che la funzione sensoriale e la funzione motoria si alimentano a vicenda per rendere armonico lo sviluppo.

La Psicomotricità Funzionale come Chiave

L’immaginazione ludico-creativa sembra pertanto esprimersi attraverso un uso maggiore delle facoltà legate alle proprietà tattili-motorie rispetto a quelle visive. Infatti, proprio attraverso l’esperienza pratica, la Psicomotricità Funzionale permette al bambino di esprimere tramite il proprio corpo, il suo linguaggio interiore e le proprie emozioni che quotidianamente vive.

Come attraverso la Psicomotricità Funzionale il bambino può superare la paura del foglio bianco? Per poter superare questo momento di difficoltà davanti a un foglio bianco durante una delle nostre esperienze psicomotorie, si lascia il bambino libero di agire. Si può iniziare dall’osservazione di materiale destrutturato che, se in un primo momento può essere fonte di inerzia o noia, in un secondo momento può sollecitarne la fantasia. Oppure, si parte da un’esperienza concreta vissuta dal bambino e che gli ha permesso di provare emozioni positive, aumentandone così il senso di autoefficacia e autostima. Quindi, il movimento e la sua relativa spontaneità costituiscono il supporto dell’espressione, della creatività e della messa in gioco della funzione di aggiustamento.

Il bambino piccolo si dimostra maggiormente interessato a esprimere se stesso attraverso il movimento, sia grafico che corporeo, preferendo quindi agire ludicamente più che riflettere. Infatti, se il piccolo viene lasciato libero di agire e creare, gli si fornisce la possibilità, attraverso il gioco, di affrontare il suo momento di difficoltà in maniera diversa, ovvero positiva, e di sviluppare la fantasia. Il movimento corporeo libero, un ambiente ricco di stimoli, poche regole e la possibilità di verbalizzazione di ciò che avviene, permettono al bambino di vivere l’esperienza in maniera positiva e di avere fiducia in se stesso. Per cui sarà più semplice per lui riportare graficamente le proprie emozioni, attraverso il disegno.

Interpretare il Disegno Infantile: Oltre la Superficie

Il disegno infantile ha un valore espressivo, proiettivo, artistico, affettivo ecc., ma essenzialmente è una espressione ludica. Un bambino che disegna è un bambino che sta giocando. In questa forma di gioco esperisce e comunica emozioni, sensazioni, conflitti, problemi. Ovviamente, a seconda dell’età, il modo di disegnare è diverso, come diversa è l’intenzionalità.

I primi tentativi grafici in genere si collocano intorno ai 18 mesi. Il bambino inizia a fare alcuni segni su una superficie. Questi segni sono una gradevole forma di attività motoria e un modo per scaricare l’energia psicocinetica. Assumono però ben presto una funzione ludica, inserita sempre in un contesto di piacere essenzialmente motorio. Gradualmente, però, al piacere motorio il bambino associa il fatto che riesce a lasciare traccia, a imprimere quel segno e a dirsi “l’ho fatto io”.

Con l’emergere della funzione simbolica, è possibile individuare l’intento rappresentativo. A livello formale non sembra cambiare nulla negli scarabocchi, però il bambino inizia a non vedere più solo le linee prodotte dal suo movimento e scorge in quello che fa delle figure cui attribuisce un nome, grazie al linguaggio che si va sempre più sviluppando e arricchendo.

Subentra successivamente la volontà del bambino di rappresentare il suo mondo, secondo una rappresentazione “esatta”. Tra i tre e i cinque anni, la volontà di rappresentazione della realtà non corrisponde sempre a un esito positivo; si tratta di un realismo “mancato”. Tra i cinque e gli otto anni, superati gli ostacoli cognitivi e psicomotori, i disegni diventano assomiglianti a ciò che vede, compiutamente realistici, sebbene non siano mai una copia identica del modello. La somiglianza per un bambino è definita, diversamente da quello che fa un adulto, dal fatto che si possano riconoscere nel disegno tutti gli elementi essenziali per identificare l’oggetto. Per un adulto, invece, la somiglianza è data dall’aderenza “fotografica” all’oggetto che si vuol rappresentare. Con l’interiorizzazione del linguaggio egocentrico e con lo sviluppo della teoria della mente, il bambino diventa capace di disegnare a partire dal suo punto di vista.

In tutto questo percorso di sviluppo, i genitori spesso offrono al bambino fogli per disegnare ciò che vuole, spesso con l’intento di impegnarlo in un’attività tranquilla ed autonoma. È bene ricordarsi ogni tanto, però, che disegnare è giocare e che si può giocare insieme, costruendo disegni e collaborando alla rappresentazione.

Disegnare Insieme: Un'Opportunità di Crescita

Il bambino non riesce a disegnare ed io sì: come si fa a disegnare insieme? Le diverse abilità dell’adulto e del bambino non devono spaventare e possono essere un’occasione di crescita per il piccolo, a patto che l’adulto non venga prevaricato o sostituito nell’esecuzione delle forme e degli oggetti. L’adulto può offrire supporto, suggerire idee, ma è fondamentale lasciare che sia il bambino il protagonista del suo processo creativo.

Colorare Disegni Pronti o Fare un Disegno Libero?

Sono due modalità di gioco differenti. La prima ha il pregio di permettere al bambino di giocare solo con il colore e di impegnarsi a rendere bello e personale qualcosa che ancora non lo è del tutto. Il disegno libero, invece, è ciò che consente di esprimersi in totale libertà, esprimendo sé stessi e il proprio mondo. Entrambe le attività hanno una loro valenza, ma il disegno libero è decisamente quello che più favorisce l'espressione del sé.

Il Bambino Va Fuori dai Bordi: È Grave?

Innanzitutto, è necessario mettere in relazione le abilità con l’età e lo sviluppo cognitivo. Non si può pretendere che un bambino molto piccolo sappia rispettare i bordi e abbia un controllo motorio così efficace e raffinato. L'uscire dai bordi, specialmente nelle prime fasi, è una manifestazione di libertà espressiva e di esplorazione motoria, non necessariamente un segno di problematicità.

Il Bambino Non Disegna in Modo Esatto la Realtà: Ha un Ritardo?

Purtroppo, succede anche nella scuola dell’infanzia che qualche insegnante rifaccia fare più e più volte un disegno perché il bambino ha fatto il tetto della casa blu. Prima considerazione a proposito: siamo sicuri che quel bambino non abbia in mente qualche casa che ha nel tetto degli elementi di blu? Seconda considerazione: siamo sicuri che sia per lui importante raffigurare il tetto secondo la convenzione? La rappresentazione della realtà nel bambino è soggettiva e legata alla sua percezione e al suo vissuto, non a un'aderenza fotografica o a convenzioni adulte.

Cari genitori, cari nonni, giocate con i vostri bambini, disegnate con loro. Lasciate che i bambini disegnino, che creino, che parlino attraverso questo bellissimo mezzo. Non mettetevi lì a interpretare e filosofeggiare o a scovare ritardi nello sviluppo cognitivo e psicomotorio o traumi e situazioni problematiche. L'osservazione attenta e l'ascolto empatico sono strumenti più preziosi di qualsiasi interpretazione precostituita. Ora dovreste essere in grado di scegliere consapevolmente se avete bisogno di un professionista per approfondire aspetti specifici dello sviluppo del vostro bambino.

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