La vita è un perpetuo divenire, un susseguirsi di eventi che mettono alla prova la nostra capacità di adattamento e resilienza. In questo flusso continuo, la crisi emozionale emerge come un momento cruciale, un punto di svolta che, se affrontato con consapevolezza, può condurre a una profonda trasformazione psicologica. La psicoterapia, in particolare quella focalizzata sulla crisi, offre strumenti preziosi per navigare queste acque turbolente, trasformando il pericolo in un'opportunità di crescita.
La Natura della Crisi Emozionale
La crisi emozionale si manifesta come una rottura acuta dell'equilibrio psichico, innescata dall'impatto di eventi stressanti recenti. Questi eventi possono variare ampiamente, includendo cambiamenti professionali, lutti, incidenti, separazioni, o persino incontri inaspettati che mettono in discussione la nostra immagine di noi stessi o degli altri. Come sottolinea la letteratura clinica in continua espansione, la Psicoterapia della Crisi Emozionale sta guadagnando un interesse crescente nel mondo psicoterapeutico, psichiatrico e psicologico.

La crisi sancisce il confine tra il vecchio e il nuovo, definendosi come un punto di passaggio dove ogni cosa subisce un cambiamento dal quale l'individuo esce trasformato. La capacità di reagire alle difficoltà della vita dipende intrinsecamente dalla struttura della personalità e dal sistema difensivo di un individuo. Il modo in cui "emanciparsi" verso uno psichismo sano è dettato dal tipo di elaborazione che avviene nel tempo, in base alla personalità. Ciò che non viene elaborato rimane nell'inconscio, pronto a riaffiorare in seguito a un evento traumatico, portando con sé fantasmi del passato e conflitti irrisolti.
L'adolescenza, in particolare, è un periodo in cui si ha la possibilità di rielaborare aspetti lasciati in sospeso nell'infanzia e trasformare le esperienze passate. Le dinamiche narcisistiche e la definizione dell'identità permettono di mettere tutto in discussione; ciò che rimane irrisolto persisterà nell'immaginario, dando luogo a ripetizioni e reiterazioni. Durante il periodo di crisi, il mondo fantasmatico personale fatica a reagire ai cambiamenti presentati dalla vita, esponendo gli individui a forti angosce e tensioni. Questo stato di malessere diventa insopportabile, caratterizzando una nuova fase dettata dalla ricerca di una diversa risoluzione della sofferenza.
La persona si sente fortemente scompensata di fronte a eventi che mettono in discussione l'immagine che ha di sé o dell'altro. Il significato profondo che un evento assume nell'economia mentale dell'individuo gioca un ruolo cruciale nel decorso dei sintomi, i quali hanno un senso preciso che il terapeuta deve decifrare. Spesso, il malessere perdura da tempo, nutrendosi dell'impossibilità o dell'incapacità di manifestare i propri bisogni, o del non riuscire più a sopportare conflitti interni e la ripetizione di vecchi pattern comportamentali.
La Sofferenza come Catalizzatore del Cambiamento
Fin dalla notte dei tempi, l'umanità si interroga sul senso della sofferenza, trovando spesso risposte nei miti e nei dogmi religiosi. Nella cultura occidentale moderna, la sofferenza è spesso vissuta come una tragedia o un ostacolo da evitare a tutti i costi, portatrice di una fatale sventura. Questa visione è limitante, poiché focalizzandosi su un singolo fotogramma del "film" della vita, si perde la complessità e la dinamicità del processo evolutivo.
Il mito greco del vaso di Pandora, leggendario contenitore di tutti i mali, esemplifica questo processo di transizione. L'apertura del vaso liberò tutte le sofferenze del mondo, lasciando solo la Speranza sul fondo. Prima di questo evento, l'umanità viveva illusoriamente felice, quasi immortale. Con l'apertura del vaso, si palesò un orizzonte più completo, arricchito di aspetti dolorosi ma reali.
Anche nella tradizione ebraico-cristiana, la cacciata dall'Eden ritorna il concetto della sofferenza che può condurre a uno svelamento della realtà. Il confronto con i propri limiti apre all'uomo la possibilità di vivere in un mondo vero, non illusorio. Eva, assaggiando il frutto della verità, apre un orizzonte nuovo, incerto e spaventoso, che necessita di fatica per essere conosciuto.
Nella vita quotidiana, l'uomo è chiamato ad affrontare l'idea che tutto possa rivelarsi diverso da come lo pensava. Speranze e ambizioni vengono frustrate dai limiti della realtà. I legami si interrompono o mutano, le frustrazioni si accumulano. L'uomo sofferente sente di aver smarrito i punti di riferimento interni ed esterni; le vecchie modalità di pensiero e comportamento non sono più efficaci. La perdita di sponde sicure spaventa, con il timore di rimanere intrappolati in un limbo senza soluzione. Questo momento di vita è caratterizzato da dolore e disperazione, autocritica, senso di impotenza e indebolimento della volontà, dovuti alla credenza di non poter trovare soluzione alla sofferenza.
La Crisi: Un Bivio Evolutivo
Di fronte alla sofferenza apparentemente senza soluzione, causata dall'inefficacia delle vecchie strategie, l'individuo si trova a un bivio: accedere o meno alla Crisi. Il termine "crisi" deriva dal greco "krisis", che significa scelta e decisione, ma anche separazione, e da "krino", inteso come capacità di distinguere e discernere.
L'uomo, in quanto essere dinamico, vive in un continuo alternarsi tra modalità di mantenimento dello status quo e perdita di stabilità, che portano alla ricerca di nuovi equilibri. Quando gli equilibri diventano troppo statici, il sistema entra naturalmente in crisi per rigenerarsi, chiedendo alla persona di rimettersi in gioco alla ricerca di nuove comprensioni di sé e della realtà. La crisi appare quindi come un processo verso il cambiamento, che contiene in sé aspetti e esiti incerti e ambivalenti.
La persona cerca di arginare la caduta delle sue convinzioni e certezze, irrigidendosi su vecchie modalità ideative, comportamentali e relazionali, nella convinzione di ripristinare il vecchio modello di esistenza. Questo può condurre a una vera e propria "paura di impazzire", un tentativo disperato di ritrovare gli equilibri "identici a prima di quella crisi", soffocando vanamente l'inquietudine. L'emotività e il timore di non reggere questo momento di crisi sono forti. Perdendo i punti di riferimento conosciuti, l'uomo si sente destrutturato.
La sofferenza legata a questo passaggio implica che la modalità rappresentativa finora adottata non è più sufficiente o ha esaurito la sua funzione. La crisi diventa così il segnale della necessità di abbandonare modalità stabili e familiari, ma che creano sofferenza perché troppo irrigidite e non funzionali. Come per Pandora ed Eva, la realtà si è svelata e nulla sarà più come prima. L'uomo in crisi, oltre al tentativo di irrigidirsi su vecchie modalità, sente crescere dentro di sé l'esigenza di trovare nuovi lidi e nuove sponde, alla ricerca di significati più complessi che diano senso alla perdita avvertita.
Gli esiti della crisi sono incerti e variabili, dipendendo dalla fase della vita, dal bagaglio di risorse mentali, emotive, cognitive e relazionali disponibili. In questa ottica, la sofferenza e il dolore non sono più concepiti come momenti disastrosi, ma come parte di un passaggio vitale che richiede alla persona di creare un nuovo significato e senso della realtà, dei propri vissuti e ricordi per evolvere verso una consapevolezza più piena.
Il Passaggio al Cambiamento: Nuovi Significati e Strategie
Nell'immersione totale nel dolore e nella paura di abbandonare la vecchia pelle, l'essere umano può sentire l'esigenza di chiedere aiuto, intraprendendo percorsi di psicoterapia che ne facilitano la crescita personale. La presa di coscienza del mutamento, spesso accompagnata da smarrimento e sofferenza intensa, sembra essere un requisito necessario per aprirsi alla scelta di un cambiamento.
La capacità di facilitare il passaggio dalla crisi al cambiamento risiede nella consapevolezza che si tratta di un processo temporaneo, necessario e vitale. La psicoterapia, unitamente ad altri percorsi introspettivi, può facilitare questa presa di coscienza, traghettando verso un cambiamento che non è vincolato a scelte comportamentali concrete, ma riguarda una modificazione dei significati interni. Una persona può continuare a condurre la vita finora vissuta, ma attribuendole significati "altri", più consapevoli e pieni. In questo contesto, non è il dato esterno a dare il senso, ma è la persona che sceglie quale senso attribuire all'esperienza esterna.
Accedere al significato di transitorietà e mutamento della sofferenza permette di vedere nella crisi la necessità e l'opportunità di effettuare un passaggio, stimolando la ricerca di ipotesi e spiegazioni alternative. Questo consente di non soccombere alla sofferenza, ma di rileggerla come una possibilità per accedere a una comprensione di sé e degli altri più complessa e articolata. Questo processo di ri-significazione della sofferenza permette alla persona di scoprire le dinamiche inconsapevoli attuate con sé e gli altri, e il senso conferito alla propria vita e ai ruoli impersonati in modo ripetitivo.
Consente di riappropriarsi degli aspetti personali non riconosciuti, attribuiti esclusivamente al comportamento altrui, di cui ci si sentiva vittima. Il lavoro di riconoscimento dei propri agiti e vissuti emotivi inconsapevoli offre alla persona la possibilità di riconoscersi in un ruolo più autentico, come parte attiva e responsabile della propria vita. La sofferenza nella crisi rappresenta quindi la possibilità di accedere a un processo faticoso, al termine del quale attende la speranza di aprirsi a uno "spazio di un futuro da compiere" nel cambiamento evolutivo.
Affrontare i Cambiamenti: Dalla Resistenza all'Integrazione
I cambiamenti possono riguardare cambi di lavoro o di città, separazioni, lutti, la rinuncia subita o desiderata di una parte di sé. Costruire un adattamento a nuovi contesti relazionali e ottenere un delicato equilibrio tra sicurezza e bisogno di novità è un passaggio obbligato. La separazione, ad esempio, comporta il "dover lasciar andare" una parte della propria identità legata alla relazione, potendo produrre un vissuto di fallimento, soprattutto quando le famiglie d'origine hanno rappresentato un modello di unione indissolubile. L'eredità familiare, legata al tipo di legami "per sempre", potrebbe avere un peso sulla scelta di porre fine a una relazione.
La casa, i beni acquistati in comune, la gestione del tempo dedicato ai figli o agli animali domestici sono esempi concreti delle sfide che una separazione comporta. Separarsi è sempre una sofferenza, anche se la scelta non accorda entrambi i partner allo stesso modo. I figli sono ciò che resta. Come un terremoto, la separazione può gravare sugli "edifici" costruiti con fatica.
La difficoltà e la resistenza al cambiamento possono dare vita alle separazioni cosiddette impossibili, dove stare in conflitto è pur sempre meglio che separarsi emotivamente dall'altro. Il conflitto nelle separazioni giudiziali, ossia quelle che richiedono l'intervento dell'autorità giudiziaria, grava fortemente sullo stato psicologico dei membri coinvolti. La guerra tra gli ex per la regolamentazione degli incontri con i figli, la definizione degli orari e dei luoghi, le decisioni sulla scuola o sullo sport, talvolta diventa l'inconscio modo di restare legati.
Pigrizia o abitudine sono spesso le blande motivazioni addotte alla difficoltà di cambiare, anche quando la situazione attuale non è più confortevole. Il cambiamento porta con sé una quota di ignoto e di non controllabile. Il bisogno di sicurezza è un bisogno ancestrale e innato. Molte persone riportano di sentirsi insoddisfatte della propria vita, di vivere sentimenti di sconforto e tristezza, ritrovandosi a piangere senza un evidente perché. Lo status quo sembra insoddisfacente: permanere in una città che non piace, restare in una relazione "stabile" ma non in movimento, mantenere un lavoro che non stimola.
Un elemento rilevante è la perdita di controllo. Le persone tendono a opporsi a ciò che non possono prevedere o gestire completamente; qualsiasi trasformazione implica imprevedibilità, generando ansia e disagio. La paura del fallimento rappresenta un freno inconscio. Quando si affronta una crisi legata al cambiamento, si può sperimentare inizialmente una fase di negazione. Successivamente, possono emergere emozioni intense come rabbia e frustrazione, che potrebbero portare al tentativo di ripristino della situazione precedente o a vissuti depressivi importanti. Dopo aver toccato "il fondo", è possibile risalire mediante l'accettazione e l'integrazione dell'esperienza come parte del Sé. Il nuovo equilibrio personale o relazionale prevede una nuova struttura, un nuovo "edificio" legato alla costruzione di sé.
Andare verso il cambiamento o accettarlo è un'esperienza che persone, coppie o famiglie talvolta non riescono a fare da sole. Non perché manchino le risorse interne, ma perché un supporto esterno può fornire nuovi strumenti di lettura delle dinamiche interne e relazionali che cementificano lo status quo di malessere. La psicoterapia, basata su modelli teorici saldi e adattandosi alla singola situazione, personalizza l'intervento per ciascuna circostanza.

La Psicoterapia della Crisi: Un Percorso Guidato verso il Cambiamento
I momenti di crisi psicologica sono, per definizione, la risposta temporanea a un cambiamento nella vita, una rottura di un equilibrio precedente. La vita ci propone continuamente sfide da affrontare. Durante una crisi, si possono provare ansia, tristezza, paralisi, rabbia e frustrazione. Per far scattare questi sintomi, spesso è necessario un evento "scatenante" o "fattore precipitante".
La risposta e l'impatto della crisi psicologica non sono uguali per tutti. Spesso i momenti di crisi si risolvono spontaneamente. La crisi è di sviluppo quando si sviluppa in maniera graduale o cumulativa nel tempo. Se la crisi psicologica non si risolve spontaneamente in un ragionevole arco di tempo, o se si avverte di non avere le risorse necessarie per affrontarla, contattare uno psicoterapeuta è l'azione più indicata.
Lo psicoterapeuta può iniziare un percorso volto a scoprire le cause della crisi, un processo complesso da portare a termine da soli. Grazie alla sua professionalità, ha gli strumenti per accompagnare il paziente attraverso le diverse fasi, fino a giungere a una risoluzione. Conoscersi in modo più approfondito, nei propri punti deboli e nelle proprie risorse, aiuta a trovarsi preparati e a prevenire futuri momenti di crisi.
La resistenza al cambiamento in psicoterapia è naturale e i pazienti si dimostrano spesso ambivalenti rispetto al loro desiderio di cambiare. Abbandonare vecchi schemi e buttarsi in un abisso sconosciuto richiede coraggio. La resistenza al cambiamento è attribuibile a molteplici fattori, tra cui il contributo del paziente, la personalità del terapeuta, l'alleanza terapeutica e altri fattori contestuali.
Alcuni pazienti, pur motivati al cambiamento, sembrano auto-boicottarsi, non riconoscendosi il diritto di cambiare. Altri percepiscono il cambiamento come troppo difficile per le proprie risorse, non avendo conoscenze o strumenti adeguati, o essendo spaventati dal cambiamento stesso. L'essenza della patologia risiede nel blocco del processo di cambiamento, spesso causato da credenze che impediscono la modifica delle strategie o la rinuncia allo scopo.
Le teorie psicologiche naive contribuiscono a mantenere circoli viziosi che generano sofferenza. Schemi disadattivi, frutto di strategie di coping messe in atto per aggirare la sofferenza, come l'evitamento e la compensazione, possono essere fonte di resistenza. L'abbandono di credenze apprese in un contesto in cui erano adattive e funzionali, e il volgersi verso un mondo imprevedibile senza una credenza migliore, possono far desistere molti.
I terapeuti dovrebbero focalizzare meno sull'analizzare le resistenze del paziente e più sulle proprie. Consapevoli di una resistenza del paziente, dovrebbero cercare la controresistenza prima di interpretare quella del paziente. Quando il terapeuta ha superato la controresistenza, la resistenza del paziente diventa più facile da risolvere.
Il terapeuta deve essere in grado di sintonizzarsi emotivamente con il paziente, esprimere empatia, cogliere e accogliere le rotture e rendere la propria personalità compatibile con quella del paziente. È fondamentale porre attenzione al controtransfert, i sentimenti innescati nel terapeuta di fronte al paziente. Errori come proporsi eccessivamente accudenti, non riconoscere i propri limiti, o colludere con il tema del paziente, ostacolano il processo terapeutico.
Per alleanza terapeutica si intende la serie di scambi tra paziente e terapeuta organizzati dal sistema motivazionale cooperativo, caratterizzato dall'esperienza della pariteticità nell'impegno verso un obiettivo condiviso. Le possibili rotture dell'alleanza terapeutica costituiscono fattori di resistenza al cambiamento. Le fratture dell'alleanza rappresentano disaccordi circa gli obiettivi, i compiti o problematiche relative al legame terapeuta-paziente. Le rotture, quando attivano un sistema relazionale mal adattivo, offrono un'opportunità per la comprensione delle credenze e aspettative del paziente.
L'ambivalenza dà indicazioni sui desideri del paziente e sui relativi timori di fallire o assumersi nuove responsabilità. Essere ascoltati in modo comprensivo e acritico può essere un'esperienza significativa. Non tutti sono ugualmente disposti ad accogliere il cambiamento, ad abbandonare vecchi schemi e a buttarsi in un abisso sconosciuto. Frasi come "Non posso cambiare", "Non voglio cambiare", "Sono gli altri che devono cambiare", "Vorrei cambiare, ma per me è impossibile", "Cambiare mi spaventa" sono ricorrenti.
La Crisi Adolescenziale e la Salute Mentale
Il disagio psicologico degli adolescenti è un tema di primaria importanza, specialmente dopo la pandemia da SARS-CoV-2. L'adolescenza è una fase evolutiva delicata e complessa, teatro di trasformazioni fisiche e psicologiche che causano disagio e smarrimento emotivo. Dai primi anni dell'adolescenza, i ragazzi faticano a riconoscere e contenere le proprie emozioni, reagendo impulsivamente a sbalzi d'umore, conflitti con i genitori, senso d'inadeguatezza, bisogno di conformarsi ai pari, e questioni legate alla sessualità.
Dai 16 ai 19 anni, il pensiero evolve, si raggiunge una maggiore indipendenza, si affrontano i coetanei con più maturità e nuove sfide relazionali, tra cui la coppia e la sessualità. La fluidità di genere, la sua espressione e l'orientamento sessuale pongono nuove sfide. Percepirsi diversi e non essere accettati sono causa di grande sofferenza psicologica, che in casi estremi può tradursi in rischio suicidario, disforia di genere, rifiuto e isolamento sociale.
La famiglia attraversa numerose turbolenze in adolescenza: la richiesta di libertà si scontra con il bisogno di sicurezza. La tensione tra bisogno d'appartenenza e spinta verso la differenziazione crea inevitabilmente contraddizioni e conflitti. Sempre più famiglie si trovano in crisi con il proprio ruolo, con genitori che defilano dai conflitti necessari alla crescita.
Ricerche e studi di settore hanno evidenziato un aumento del malessere psicologico nei più giovani in fase post Covid. In 30 anni, i disturbi mentali degli adolescenti europei sono cresciuti del 32%. Il gruppo dei pari rappresenta il contesto in cui si sperimentano nuove modalità relazionali, associate a esperienze come il timore del giudizio e il desiderio di piacere.
La pandemia ha inevitabilmente alterato questo processo. È necessario conoscere i nuovi strumenti tecnologici e i loro linguaggi per avvicinarsi ai ragazzi, usando modalità comunicative a loro più fruibili. Le sedute online, in aggiunta a quelle in presenza, sono un valido strumento in situazioni complesse.
Si assiste a una crescente domanda di psicoterapia da parte di adolescenti e giovani adulti, che esprimono il bisogno di adulti stabili e flessibili, in grado di intercettare il loro vissuto e stimolarli. Le famiglie vanno coinvolte e indirizzate verso uno spazio adeguato dove farsi sostenere. Il segreto professionale è fondamentale, anche nel lavoro con i minori. La psicoterapia dovrebbe sentire sempre più la sua vocazione sociale, in un dialogo costante col territorio e le sue risorse, per garantire altri luoghi e strumenti di aiuto.
L'accessibilità alle cure psicoterapiche precoci è indispensabile per intercettare la domanda d'aiuto dei più giovani. Nel settore pubblico, l'enorme domanda di cure psicologiche resta inevasa per mancanza di risorse economiche. Accanto a questa realtà del privato sociale, esistono servizi dedicati ad adolescenti e giovani adulti, come il PIPSM (Prevenzione Interventi Precoci in Salute Mentale) presso la ASL Roma1, che lavora in stretta collaborazione con scuole, Serd, DCA, Consultori e altre strutture sanitarie.
Le équipe multidisciplinari, composte da psichiatra, psicologo, assistente sociale e infermiere, offrono un alto contenimento nelle situazioni più gravi e attività riabilitative in laboratori di gruppo. Le attività proposte variano da quelle espressive e comunicative (canto, teatro, disegno) a quelle riabilitative (psicoterapia di gruppo, gruppi di parola, DBT, Social Skills Training). I ragazzi possono anche partecipare ad attività sportive, gite e passeggiate culturali.
In conclusione, si assiste a un incremento della richiesta di psicoterapia da parte di adolescenti e giovani adulti. È necessario lasciare che la crisi adolescenziale ci mandi in crisi, mettendo in discussione i nostri valori, il nostro modo di comunicare e di concepire il setting.
La Psicologia della Crisi: Dalla Patologia alle Risorse
La psicoterapia porta al cambiamento, ma cosa significa veramente cambiare? Non si tratta di eliminare pensieri ed emozioni "negativi" o di diventare qualcun altro. In genere, si inizia un percorso psicologico spinti da malessere, sintomi, ansie, depressione, spesso frutto di una crisi evolutiva. Le crisi hanno un senso: sono momenti di passaggio che spingono verso un equilibrio più avanzato.
Quando la paura di cambiare impedisce di affrontare la crisi, si rimane impantanati tra il vecchio e il nuovo. Il lavoro psicologico aiuta a liberare risorse rimaste "impastoiate" nelle esperienze passate: bisogni, capacità, gioie che, nell'infanzia, erano considerate "pericolose". Non è facile liberarle, poiché queste paure sono profonde e inconsce. Se liberate senza precauzioni, possono fare danni, poiché non sono abituate alla nuova realtà adulta.
Il primo cambiamento deve essere "dentro". Il termine tecnico che descrive questo dialogo interno è "psicodinamica". Cambiare non significa eliminare parti di sé che producono vissuti scomodi, ma favorire una convivenza più armoniosa con esse. Significa imparare a "governare" noi stessi, come un capitano la sua nave. Uno stimolo esterno o un proprio bisogno attivano un "dialogo interno" tra pensieri ed emozioni "storici" (credenze maturate nell'infanzia) e pensieri ed emozioni "attuali".
Questi diversi punti di vista entrano in conflitto. Un percorso mira a esercitare i pensieri e le emozioni attuali, a raggiungere un'autocoscienza di questo aspetto di noi, a esercitare un "distacco" che consenta di osservare e accogliere senza giudizio gli aspetti "storici", e farsene carico. Allo stesso modo, ci si fa carico delle esigenze sane che è bene "liberare", imparando a prendere una posizione "super partes".
Invece di entrare in conflitto con gli antichi impedimenti, si impara a comprenderli, rassicurarli, sostenerli, permettendo gradualmente esperienze di "liberazione". In questo processo, cresce il senso di accettazione di sé, di inclusione, di fiducia. I pensieri e le emozioni storiche si rilassano, abbassano i toni e contribuiscono.
Il concetto di crisi fa riferimento a un "termine di origine greca presente nella medicina ippocratica per indicare un punto decisivo di cambiamento che si presenta durante una malattia". In ambito psicologico, si riferisce a un momento della vita caratterizzato dalla rottura dell'equilibrio precedente e dalla necessità di trasformare schemi comportamentali non più adeguati. Sifneos (1982) definisce la crisi come "uno stato di sofferenza così intensa da costituire un punto di svolta decisivo verso un miglioramento o un peggioramento".
Paul Claude Racamier (1985) descrive la crisi come un processo che si pone tra il registro della normalità e della patologia. Per lui, è necessaria la rottura di un equilibrio psichico già raggiunto, causata da fattori molteplici. I meccanismi di difesa diventano inadeguati, portando a un'intensa riattivazione dei conflitti e all'angoscia. Il soggetto in crisi può tentare di affrontare la sopraggiunta inefficienza con un irrigidimento difensivo, finendo per confrontarsi con una profonda trasformazione o una paralisi operativa. Racamier evidenzia come la crisi coinvolga anche l'ambito familiare, la coppia, il gruppo o la società, e come sia legata al concetto di lutto e alla sua elaborazione.
L'ideogramma cinese per "crisi" è composto da "pericolo" e "punto cruciale", indicando un passaggio delicato e fondamentale nel processo evolutivo. L'emergere di una crisi indica un momento cruciale in cui, partendo da un "pericolo" o una sofferenza, si riconosce l'opportunità di un cambiamento. La crisi si profila laddove una precedente forma (modalità di pensiero, gestione emotiva, relazionale) inizia a smuovere la sua cristallizzazione, non è più pienamente soddisfacente o ha esaurito la sua funzione.
Roberto Assagioli (1998) descrive l'uomo ordinario come colui che "più che vivere, si lasci vivere", prendendo la vita come viene, senza porsi il problema del suo significato. Questo uomo ordinario può essere sorpreso da un improvviso mutamento interiore, da profonde delusioni, dolori o un'inquietudine vaga. La vita ordinaria inizia a perdere il senso. Una prima reazione possibile è un attaccamento ancora più accanito ai vecchi modelli. A volte subentra una vera e propria "paura di impazzire".
Le crisi non sono dunque occasioni fortuite, ma opportunità offerte per conoscere noi stessi più in profondità. Ciò che comunemente può essere considerato un ostacolo, viene inteso come una prova preziosa per sviluppare risorse utili a superare gli ostacoli e a sviluppare una visione diversa del senso della propria vita. La crisi diviene una condizione dell'esistenza auspicabile, perché consente il superamento dei consueti limiti della personalità.
In un'ottica evolutiva, una "crisi" si inserisce naturalmente nel processo di crescita e di cambiamento costante. L'attivazione consapevole della crisi è simile alla stimolazione continua di un punto cristallizzato che contiene energia inutilizzata. Avviare il processo di crisi vuol dire muoversi, riconoscendo intuitivamente quell'energia non utilizzata affinché possa sprigionarsi, dando luogo a un'apertura e a un'espansione. L'impatto che de-cristallizza può non essere piacevole, ma ogni piccola o grande crisi riconosciuta, vissuta e superata è simile a una nuova nascita.
Una crisi importante si verifica quando si coglie una sensazione di vuoto esistenziale, corrispondente a insoddisfazione o mancanza di significato. Questo solitamente accade quando, nella crescita della personalità, sono già soddisfatte esigenze psicologiche fondamentali e si passa a soddisfare esigenze come la stima, l'amore e la realizzazione personale. La percezione del vuoto esistenziale, che coesiste con una salute fisica e mentale apparentemente perfetta, indica la necessità di sviluppare un maggior livello di consapevolezza e di entrare in contatto con il vero Sé.
Jung scrive: "Per chi ha un talento assai superiore al normale… la restrizione della normalità è un letto di Procuste, una noia insopportabile, è sterilità e disperazione infernali". Assagioli descrive due modi differenti di affrontare l'ansia e il disagio esistenziale: la via della regressione (tentativo di sfuggire all'ansia tornando a uno stato primitivo) e la via trascendente (levarsi al di sopra della coscienza ordinaria). Il primo modo, pur dando un temporaneo senso di liberazione, non porta a una soddisfazione permanente e non costituisce una soluzione duratura. Dobbiamo esaminare deliberatamente e coraggiosamente i requisiti per trascendere i limiti della coscienza personale, senza perdere il centro della coscienza individuale.
Il concetto di crisi come preziosa opportunità di crescita evidenzia l'importanza di sostituire una visione classica della psicologia, in cui la persona è definita "paziente". La Psicologia della Salute, inserita nel paradigma "Biopsicosociale", si orienta verso la salute globale della persona nel suo ambiente, con un'enfasi sulla promozione della salute e del benessere soggettivo, intesi come realizzazione di sé e esplorazione del nuovo, più che sulla prevenzione della malattia. Il punto focale è rappresentato dalle "risorse" più o meno nascoste, anziché dalle "patologie" più o meno manifeste.
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