L'alba del Novecento è stata segnata da un profondo sconvolgimento del pensiero umano, un vero e proprio "crollo delle certezze" che ha investito ogni campo del sapere, dalla fisica alla psicologia, dall'arte alla filosofia. Negli ultimi anni dell’Ottocento e nelle prime decadi del Novecento, nulla sembrava più giusto o certo. Filosofi e scienziati demolirono il vecchio "universo" di certezze consolidate, aprendo la strada a nuove idee sull'uomo, la natura e la scienza che si diffusero rapidamente nella società.
La Rivoluzione Scientifica: Newton, Einstein e la Relatività
Gli studi sull'elettromagnetismo, in particolare le equazioni di Maxwell, misero a dura prova le teorie sulla dinamica e sulla relatività del moto di Newton e Galilei. Mentre Galileo riteneva tutte le grandezze, incluse le velocità e quindi anche quella della luce, relative al sistema di riferimento in cui venivano misurate, Maxwell, a fine Ottocento, considerò la luce come un invariante nelle sue equazioni, sintesi e apice dell'elettromagnetismo. Studi successivi confermarono la tesi di Maxwell, portando Albert Einstein a postulare che spazio e tempo non sono assoluti bensì relativi al sistema di riferimento in cui vengono misurati. Questa scoperta innescò un radicale sconvolgimento della fisica e del pensiero in generale, paragonabile a una seconda rivoluzione copernicana.

La Scoperta dell'Inconscio: Sigmund Freud e la Mente Frammentata
Parallelamente, il medico viennese Sigmund Freud rivoluzionò la comprensione della mente umana, distruggendo il concetto della sua unità. Partendo dagli studi sull'isteria, sull'ipnosi e sull'interpretazione dei sogni, Freud nel 1904, nella sua opera "L'interpretazione dei sogni", enunciò per la prima volta in termini medici la suddivisione della mente umana in Es, Io e Super-Io. L'Es rappresenta la parte istintiva, il Super-Io l'insieme dei condizionamenti e degli insegnamenti ricevuti sin dall'infanzia, mentre l'Io media tra le due istanze. Indagando l'inconscio, Freud aprì una sorta di vaso di Pandora da cui emersero dubbi, lacerazioni, angosce, costrizioni, malattie psichiche, fobie e traumi. Scoprì che sono spesso le forze profonde e inconsce a guidare l'individuo nelle sue scelte, come rispondendo a un oscuro richiamo. Freud, insieme a Marx e Nietzsche, viene etichettato da Paul Ricoeur come uno dei "maestri del sospetto", pensatori che hanno minato le fondamenta della tradizione, rivelando la menzogna della coscienza e proponendo una nuova arte di interpretare il mondo.

Il Decadentismo e la Crisi dell'Uomo
Il Positivismo, movimento filosofico-culturale che aveva elevato la scienza a religione, basandosi esclusivamente sui dati concreti ricavabili dalla realtà fisica, iniziò a mostrare i suoi limiti. L'atteggiamento di attaccamento a una sensibilità proveniente dal passato divenne la base poetica del Decadentismo, che inglobava correnti come il Simbolismo e l'Estetismo, aprendo di fatto il "secolo breve", l'età della crisi. Friedrich Nietzsche comprese prima di molti altri le tragedie che si sarebbero abbattute sull'umanità, affrontando con coraggio ogni aspetto della vita, del costume dei suoi contemporanei, della natura umana e del patrimonio di idee della tradizione occidentale per svelarne la fallacia. In questo senso va interpretato il suo concetto di "superuomo", un individuo capace di superare condizionamenti morali e culturali per realizzare cose mai viste.
La realtà, percepita come deformata, divenne un tema centrale per molti artisti del Novecento. Quadri di artisti come Otto Dix, Giorgio De Chirico, Frida Kahlo, Salvador Dalí e Pablo Picasso spesso presentano una realtà deforme, a tratti brutta, riflettendo la crisi esistenziale del periodo. L'intreccio narrativo si fece più debole, il tempo del racconto si offrì al lettore deformato, in un misto di memorie e pensieri, seguendo il ritmo interiore del personaggio, come accade in Marcel Proust.

La Terra Mobile: Dalla Deriva dei Continenti alle Geometrie Non Euclidee
Anche la scienza della Terra subì una profonda trasformazione. All'inizio del XX secolo dominò gli ambienti scientifici la teoria della "deriva dei continenti", proposta da Alfred Wegener. Egli ipotizzò che i continenti non fossero fissi, ma si fossero mossi come se andassero alla deriva su un mantello più viscoso. Le prove geomorfologiche (la possibilità di incastrare i continenti come pezzi di un puzzle), paleontologiche (la sorprendente somiglianza di fossili in aree geografiche oggi separate) e paleoclimatiche (l'evidenza di climi passati diversi da quelli attuali in determinate regioni) sostenevano questa teoria. Tuttavia, l'idea della deriva continentale fu accolta con ostilità e scetticismo dagli scienziati dell'epoca.
Contemporaneamente, la matematica assisteva a una rivoluzione con lo sviluppo delle geometrie non euclidee. Il quinto postulato di Euclide, relativo alle rette parallele, fu messo in discussione da matematici come Janos Bolyai, Nicolaj Lobacevski e Georg Riemann. Nacquero così la geometria iperbolica e la geometria ellittica, che offrivano modelli coerenti e privi di contraddizioni, ma divergenti da quello euclideo. Questa scissione dalla geometria euclidea rappresentò un ulteriore smantellamento di certezze consolidate.

Il Tempo Interiore e la Crisi dell'Identità
La concezione del tempo stesso venne radicalmente alterata. Non più una durata pura, un tempo assoluto e misurabile, ma un tempo interiore, non misurabile e destinato a essere pertinenza del soggetto. Le idee bergsoniane sul tempo e sulla conoscenza influenzarono autori come Proust, Joyce, Svevo e Pirandello, massimi esponenti dell'inquietudine novecentesca. Pirandello, in particolare, esplorò la crisi dell'identità, la molteplicità dei ruoli sociali e l'impossibilità di conoscere veramente se stessi e gli altri. La sua opera "Uno, nessuno e centomila" è emblematica di questa frammentazione dell'io, dove il protagonista scopre che la sua identità è un costrutto sociale, inafferrabile nella sua essenza.
Pillole di Maturità: il concetto di tempo in Bergson, Proust, Svevo, Dali e Ratatouille
La Morte di Dio e l'Avvento del Nichilismo
La filosofia di Nietzsche, con il suo annuncio della "morte di Dio", segnò un punto di svolta epocale. "Dio è morto!" gridò Nietzsche, non intendendo una tesi metafisica sull'inesistenza divina, ma la constatazione che la fede in Dio, come fondamento assoluto della morale e della verità, era venuta meno. Questo evento apriva le porte al nichilismo, la consapevolezza e accettazione che, senza Dio, resta solo il nulla. La verità, per Nietzsche, non è più una descrizione oggettiva e assoluta delle cose, ma un concetto limite, una continua tensione, uno sforzo incessante che rincorre il fluire costante della vita. La verità diventa soggettiva, relativa a chi la espone.
La crisi della ragione, un tempo celebrata dall'Illuminismo con il motto "Sapere aude!", divenne un tema centrale. L'Enciclopedismo di Diderot e D'Alambert, l'analisi cartesiana, l'estensione della meccanica alle operazioni mentali per opera di Condillac, che miravano a conoscere il mondo per dominarlo attraverso la scienza, si rivelarono insufficienti di fronte alla complessità e all'irrazionalità della realtà umana.
Il Teatro dell'Assurdo e l'Angoscia Esistenziale
La crisi delle certezze trovò una delle sue più potenti espressioni nel Teatro dell'Assurdo. Drammaturghi come Samuel Beckett, Eugene Ionesco, Harold Pinter e Tom Stoppard esplorarono l'angoscia esistenziale, la mancanza di senso della vita, la fragilità dell'identità umana e l'incomunicabilità. Le loro opere, caratterizzate da dialoghi frammentati, personaggi alienati, situazioni illogiche e un senso di attesa perpetua, riflettono la disintegrazione delle certezze tradizionali.
In opere come "Aspettando Godot" di Beckett, i personaggi attendono un evento o una persona che non arriverà mai, riempiendo il vuoto della loro esistenza con gesti inutili e dialoghi apparentemente insensati. Il linguaggio stesso diventa uno strumento di mascheramento e di evasione, un modo per colmare i silenzi carichi di angoscia. La realtà rappresentata è spesso un incubo, un riflesso delle paure più profonde dell'individuo.

La Crisi Italiana e la Necessità di una Nuova Prospettiva
La crisi delle certezze non fu un fenomeno confinato a specifici ambiti o nazioni. In Italia, il critico letterario Renato Serra, nel suo scritto pubblicato sulla «Voce» il 30 aprile 1915, ricalcò la situazione di dubbio e crisi in cui l'Italia si trovava all'imminenza della Prima Guerra Mondiale. La guerra stessa, definita "sanguinosa e rovinosa", "crudele e spietata", contribuì ad acuire il senso di smarrimento e la perdita di valori.
In questo contesto di profonda trasformazione, i "maestri del sospetto" Marx, Nietzsche e Freud, pur operando in campi diversi, svolsero un ruolo cruciale nel minare le fondamenta della tradizione e nel promuovere un processo di decentralizzazione e smantellamento delle gerarchie. La loro opera, pur distruttrice in apparenza, aprì la strada a nuove possibilità interpretative e a una nuova comprensione dell'essere umano e del mondo, invitando a una scelta, a una decisione, a un cambio prospettico di fronte all'inadeguatezza di sistemi ideologici superati. La crisi, intesa come separazione e cernita, divenne il preludio a un nuovo modo di pensare e di vivere, in cui l'uomo è chiamato a confrontarsi con la propria interiorità, con le forze inconsce che lo guidano e con l'imprevedibilità del reale.
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