L'alimentazione rappresenta una delle sfere più intricate e delicate nella vita delle persone con disturbo dello spettro autistico (ASD). Sebbene la tendenza generale sia quella di concentrarsi sulle difficoltà alimentari dei bambini con autismo, è fondamentale riconoscere che queste sfide persistono e si manifestano anche in adolescenza e nell’età adulta, spesso venendo sottostimate o erroneamente attribuite ad altre condizioni. Le problematiche alimentari sono presenti nelle persone con autismo in misura di cinque volte maggiore rispetto alle persone neurotipiche, un dato che sottolinea l’impossibilità di trascurare tali fenomeni nell’ottica di un miglioramento della qualità di vita.
La Selettività Alimentare: Oltre il Semplice "Essere Schizzinosi"
Una delle principali difficoltà nell’alimentazione per le persone con autismo sembra essere la selettività, per cui si accetta di mangiare solo determinati cibi, a volte presentati in modi specifici ed esclusivi. Questo comportamento, lungi dall’essere una mera capricciosità, è profondamente radicato nelle caratteristiche sensoriali e cognitive che contraddistinguono molte persone autistiche. La selettività alimentare si manifesta con una forte rigidità nelle scelte alimentari, che porta all’assunzione di un numero limitato di alimenti, spesso meno di cinque, accompagnata da una scarsa accettazione di cibi nuovi. Studi indicano che circa il 60-70% dei bambini con ASD manifesta problemi di selettività alimentare, con un repertorio alimentare più ristretto rispetto ai loro coetanei con sviluppo tipico.

Questa rigidità può essere parzialmente attribuita alla mancanza di una definizione standardizzata in letteratura, ma è innegabile che circa il 70% dei bambini con autismo manifesti difficoltà legate all’alimentazione, tra cui la selettività alimentare, la sensibilità verso specifiche consistenze, odori o suoni associati al cibo, il colore dello stesso cibo e difficoltà a gestire i pasti in situazioni/contesti sociali. La selettività alimentare in questi casi comporta una forte rigidità nella scelta del cibo, con la conseguente assunzione di un numero limitato di alimenti, accompagnata da un rifiuto per i nuovi cibi. Quando il genitore cerca di allargare il range di cibi assunti dal proprio bambino, questo reagisce, nella maggior parte dei casi, con disgusto e rabbia.
Le Radici della Selettività: Ipersensibilità e Differenze Percettive
La causa principale della selettività alimentare risiede spesso nell'iper o iposensibilità sensoriale, una caratteristica frequente negli individui autistici. In queste situazioni, alcuni cibi possono rappresentare una stimolazione sensoriale eccessivamente intensa, o al contrario estremamente piacevole. Si consumano allora esclusivamente alimenti croccanti, o non si tollerano cibi caldi, o ancora si mangia solo ciò che è di colore rosso, eccetera. La consistenza, il gusto, l'olfatto, la temperatura, l'aspetto e la presentazione del cibo (come è posto nel piatto), e persino la marca del cibo, possono diventare fattori determinanti nel rifiuto o nell'accettazione di un alimento.
L'ipersensibilità sensoriale, molto frequente nei bambini e nei ragazzi con autismo, può comportare il rifiuto e l’evitamento del cibo o di determinati alimenti. Spesso l’esposizione a cibi di consistenze particolari (es. viscido o croccante) o temperature diverse dallo standard può provocare un’iperattivazione ed evocare risposte di evitamento di determinati stimoli, che non vengono esperiti e riproposti e che finiscono per diventare stimoli avversivi.
Oltre la Sensorialità: Abitudini, Routine e Aspetti Emotivi
Possono anche essere presenti abitudini peculiari per quanto riguarda la modalità di conduzione dei pasti, ad esempio mangiare sempre con le stesse stoviglie, o assumere i cibi sempre nello stesso ordine, o ancora consumare esclusivamente un tipo di alimento (ad esempio, la stessa tipologia di pasta). Gli individui con autismo tendono a manifestare comportamenti ripetitivi e preferiscono spesso seguire routine precise, mostrando resistenza ai cambiamenti. Questo vale anche per le abitudini alimentari, come gli orari dei pasti, i luoghi e le tipologie di cibo, che possono risultare particolarmente rigide e poco flessibili.
Inoltre, la selettività alimentare può dipendere da problemi gastrointestinali, sebbene gli studi in merito abbiano riportato risultati contrastanti e scarsamente replicabili. L'ipotesi che problemi gastrointestinali possano essere una ragione del rifiuto del cibo è ampiamente discussa, ma al momento non è ipotizzabile sostenere che disturbi gastrointestinali o intolleranze, quali la celiachia, siano la causa primaria dei problemi legati all'autismo.
La componente esperienziale gioca un ruolo fondamentale nella costruzione di un "comfort food". Molti alimenti diventano tali non solo per come sono fatti, ma per quello che rappresentano, per le associazioni emotive e cognitive che evocano. È il cibo che veniva preparato a casa in modo sempre uguale, quello che si consumava ogni sera dopo la scuola, quello che veniva offerto nei momenti difficili, quello che semplicemente "ha sempre funzionato". Questa selezione di un comfort food non è casuale, ma nasce quasi sempre da una combinazione precisa di caratteristiche sensoriali che fanno sì che quell’alimento venga vissuto come profondamente sicuro, riconoscibile e calmante, fungendo da ancoraggio, rifugio e codice sicuro attraverso cui relazionarsi con il mondo esterno.

Difficoltà Alimentari: Una Panoramica Completa
I problemi relativi all’alimentazione sono molto comuni in bambini e adolescenti, con una prevalenza del 25-45%, e sono causati da una serie di fattori, sia individuali sia ambientali. Nei neonati sono state osservate delle anomalie relative all’allattamento al seno, come un limitato utilizzo della pratica, una durata inferiore, e un inizio tardivo dell’allattamento, ma i risultati delle ricerche in merito sono ancora in fase di studio. Non sono invece emerse differenze significative tra bambini con autismo e neurotipici per quanto riguarda lo svezzamento e l’introduzione dei cibi solidi.
L'incidenza dei problemi alimentari nei bambini con autismo risulta significativamente più elevata rispetto ai pari neurotipici, ai fratelli e a bambini con altri disturbi del neurosviluppo, come ADHD, disabilità intellettiva e ritardo del linguaggio. Altri problemi comuni riguardano il mangiare troppo o troppo poco, la difficoltà a rimanere seduti a tavola per tutta la durata del pasto, la mancanza di flessibilità rispetto alle routine dei pasti, la richiesta di assumere il cibo in modo peculiare, conati, la presenza di comportamenti aggressivi o dirompenti durante i pasti, Pica (ovvero, l’ingestione di elementi non commestibili), e la tendenza a mantenere il cibo in bocca senza deglutire.
Alcune di queste difficoltà tendono a migliorare nel tempo, mentre altre si mantengono fino all’età adulta, indipendentemente dalla presenza di una disabilità intellettiva e di altre condizioni in comorbilità. Nonostante spesso i problemi legati all’alimentazione migliorino col tempo, in particolare quelli relativi alla selettività e alla rigidità comportamentale, alcune difficoltà si possono riscontrare anche in età adulta: per esempio, alcuni cibi possono essere ricordati come parte di un’esperienza sgradevole o dolorosa, e dunque essere ancora rifiutati, e possono essere presenti rituali legati ai pasti.
L'Intersezione con Disturbi Alimentari e Condizioni Correlate
Il collegamento tra anoressia nervosa e autismo è stato osservato per la prima volta nei primi anni ’80. Le persone con ASD, in particolare le donne, sono significativamente più inclini a sviluppare anoressia nervosa rispetto alla popolazione generale. Studi indicano che tra il 20% e il 35% delle donne con anoressia nervosa potrebbe rientrare nei criteri diagnostici del disturbo dello spettro autistico. In questi casi, gli individui con autismo utilizzano le restrizioni alimentari come strategia di coping, piuttosto che per preoccupazioni legate all’aspetto corporeo.
Il Disturbo Evitante/Restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID) sembra essere la diagnosi più appropriata per alcune persone autistiche che sono sottopeso o hanno problemi a mangiare. L’ARFID è più comunemente osservato nei bambini e negli adolescenti, ma può verificarsi anche negli adulti. È caratterizzato da modelli alimentari problematici che non derivano dalla volontà di controllare il peso corporeo. La malnutrizione dovuta all’anoressia nervosa o all’ARFID può aumentare le difficoltà basate sui sensi delle persone autistiche, influenzando la reattività emotiva e l’umore.
Altre condizioni che complicano il quadro sono l'alessitimia, ovvero la difficoltà a identificare e comunicare le proprie emozioni, e le alterazioni nell'enterocezione, il processo di percezione delle sensazioni interne del corpo come fame, sete e sazietà. Queste difficoltà possono rendere complicato seguire un’alimentazione intuitiva e aumentare la vulnerabilità allo sviluppo di comportamenti alimentari problematici utilizzati come meccanismi di coping.

Strategie di Intervento e Supporto
Affrontare i disturbi alimentari nelle persone autistiche richiede un approccio multifattoriale e personalizzato. I trattamenti standard per i disturbi alimentari tendono a non adattarsi alle specifiche esigenze delle persone autistiche, che possono avere difficoltà a visitare gli studi medici a causa delle proprie sensibilità. Identificare la presenza di autismo può rendere il trattamento e il recupero dal disturbo alimentare più efficaci.
Esistono diverse tipologie di trattamento per la selettività alimentare, tra cui:
- Intervento comportamentale: Tecniche come il Behavioral Skills Training (BST), che insegna competenze specifiche attraverso istruzioni e pratica diretta, e il rinforzo positivo possono aiutare ad ampliare la varietà alimentare accettata dal bambino. Procedure come lo "shaping" (rinforzare approssimazioni successive al consumo) e la "presentazione simultanea" (miscelare cibi preferiti e non preferiti) hanno dimostrato efficacia nell'aumentare l'accettazione del cibo. Tecniche di "escape extinction", che non permettono al bambino di allontanarsi dalla consegna del cibo, come il "Nonremoval of the spoon" (mantenere il cibo sulle labbra fino all'accettazione), sono state dimostrate efficaci, sebbene possano essere difficili da accettare per i genitori.
- Supporto nutrizionale: La collaborazione con un dietista specializzato è fondamentale per garantire un apporto nutrizionale adeguato e per monitorare eventuali carenze. È importante valutare se i deficit nutrizionali sono causati o associati a problematiche mediche specifiche, operando una diagnosi differenziale con la selettività alimentare che ha, invece, un’origine multifattoriale.
- Coinvolgimento familiare e Parent Training: Fornire ai genitori le conoscenze e gli strumenti necessari per gestire i comportamenti alimentari dei loro figli è essenziale. Programmi di Parent Training o Coaching Genitoriale forniscono strategie per comprendere e gestire in modo funzionale i comportamenti dei propri figli.
- Creazione di un ambiente alimentare positivo: Creare un ambiente calmo e privo di stress durante i pasti può aiutare a ridurre l'ansia legata all'alimentazione. Rendere il pasto un momento piacevole, tranquillo e divertente, assicurando la partecipazione di tutta la famiglia, può fare la differenza.
- Attività pratiche: Cucinare insieme può rivelarsi un'attività utile perché permette di prendere maggiore confidenza e familiarità con gli alimenti. Quando possibile, provare a personalizzare il nuovo alimento.
Selettività alimentare e come trattarla con successo
Comprendere l’autismo e altre condizioni neurodiverse non come un deficit, ma piuttosto come una differenza funzionale nel cervello, è cruciale. Man mano che la nostra comprensione dell’autismo e dei disturbi alimentari cresce, c’è l’opportunità per una maggiore prevenzione e un intervento precoce. Affrontare tempestivamente i disturbi alimentari nelle persone autistiche e sviluppare strategie di supporto personalizzate, come approcci terapeutici attenti alla neurodiversità, è essenziale. Inoltre, risulta cruciale fornire formazione e psicoeducazione ai caregiver e ai professionisti che lavorano a contatto con persone autistiche, inclusi i team scolastici dedicati al benessere degli studenti. Questo permetterà di prevenire efficacemente l’insorgere di disturbi alimentari nella popolazione autistica.
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