Il Complesso di Edipo in Amleto: Un’Analisi Psicoanalitica della Tragedia Shakespeariana

L’anniversario per i 400 anni della morte di William Shakespeare, che si sta celebrando in tutto il mondo con una molteplicità di iniziative a lui dedicate nel corso del 2016, ce lo mostra ancora incredibilmente vivo e presente nella cultura e nell’immaginario contemporaneo. Sigmund Freud nutrì sempre un profondo interesse ed ammirazione per gli artisti e le loro creazioni, ritenendoli in grado di esprimere in forma intuitiva ciò che la nuova disciplina da lui creata, la psicoanalisi, si riprometteva di esplorare in modo scientifico. Avido lettore fin dall’infanzia, con la tendenza ad identificarsi in figure celebri per grandi imprese - la giovane madre aveva alimentato nel piccolo Sigmund, il figlio prediletto, una notevole autostima! - Freud a otto anni cominciò a leggere Shakespeare e vi ritornò ripetutamente nel corso della sua vita, considerandolo uno dei suoi autori prediletti. Nello studio della casa londinese di Freud, le opere di Shakespeare e di Goethe occupano il posto d’onore in biblioteca, collocate come sono nella sezione centrale, proprio dietro la sedia della sua scrivania. Christian Smith, studioso dell’Università di Warwick, ha indagato l’influenza formativa di Shakespeare su Freud: a suo avviso giocò un ruolo non solo nello sviluppo personale di Freud, ma si espresse in tutta la sua opera, nell’utilizzo di riferimenti shakespeariani sia come mezzo per spiegare certi concetti psicoanalitici, sia proprio per svilupparli. Tra lettere e scritti teorici, si contano 107 citazioni o rimandi di cui 16 nella sola Interpretazione dei sogni (1900), testo in qualche modo fondativo della psicoanalisi, approdo di anni di inquietudine e ricerca e di una sofferta autoanalisi. In alcune pagine del libro, per illustrare le dinamiche edipiche, Freud introduce la tragedia dell’Edipo Re sul mito classico di Edipo, e poi espone un’interpretazione dell’Amleto come moderno Edipo. In un articolo di Joshua Rothman, apparso qualche anno fa sul New Yorker a commento di un libro su Amleto, si afferma che è sbagliato pensare che Freud abbia utilizzato il Complesso di Edipo per capire Amleto, ma piuttosto sarebbe stato l’Amleto ad aiutare Freud a capire - e forse persino ad inventare - la psicoanalisi. Un’affermazione paradossale, naturalmente, altrettanto quanto quella di Carmelo Bene che ho riportato all’inizio. Eppure, Freud riconobbe a Shakespeare di aver individuato una sintomatologia nevrotica rappresentandola mirabilmente in Amleto.

Ritratto di William Shakespeare

Le Radici Psicoanalitiche: Freud e l'Ammirazione per Shakespeare

La profonda connessione tra Sigmund Freud e William Shakespeare è un tema affascinante che svela le intersezioni tra arte e scienza della psiche. Freud, fondatore della psicoanalisi, nutriva una stima immensa per gli artisti, considerandoli intuitivi esploratori delle profondità umane che la sua disciplina cercava di analizzare scientificamente. La sua passione per Shakespeare era radicata fin dall'infanzia, alimentata da un senso di autostima promosso dalla madre, che lo vedeva come un figlio prediletto. A soli otto anni, Freud iniziò a leggere Shakespeare, un autore che avrebbe continuato a frequentare per tutta la vita, considerandolo tra i suoi preferiti. Le opere di Shakespeare e Goethe occupavano un posto d'onore nella biblioteca dello studio londinese di Freud, posizionate al centro, proprio dietro la sua scrivania.

Christian Smith, uno studioso dell'Università di Warwick, ha evidenziato come l'influenza di Shakespeare non si sia limitata allo sviluppo personale di Freud, ma si sia estesa a tutta la sua opera. Freud utilizzava riferimenti shakespeariani sia per spiegare concetti psicoanalitici, sia per sviluppare nuove idee. Le sue opere e le sue lettere contengono ben 107 citazioni o rimandi a Shakespeare, di cui ben 16 si trovano ne "L'interpretazione dei sogni" (1900), un testo fondamentale per la psicoanalisi, frutto di anni di ricerca e autoanalisi.

L'Interpretazione di Amleto come un "Edipo Moderno"

Ne "L'interpretazione dei sogni", Freud introduce la tragedia greca di "Edipo Re" per illustrare le dinamiche edipiche, per poi proporre una lettura di "Amleto" come una sorta di "Edipo moderno". Questa interpretazione suggerisce che, mentre in Edipo la fantasia infantile di desiderio viene portata alla luce e realizzata, in Amleto essa rimane rimossa. La sua presenza si manifesta attraverso gli effetti inibitori che ne derivano, in modo simile a quanto accade in una nevrosi.

Questa prospettiva è stata ripresa e dibattuta. Alcuni studiosi, come Joshua Rothman nel "New Yorker", hanno suggerito un'interpretazione quasi paradossale: non sarebbe stato Freud a usare il Complesso di Edipo per capire Amleto, ma piuttosto Amleto ad aver aiutato Freud a comprendere e forse persino a inventare la psicoanalisi. Indipendentemente da questa interessante prospettiva, è innegabile che Freud riconoscesse in Shakespeare una straordinaria capacità di rappresentare la sintomatologia nevrotica, come magistralmente dimostrato nel personaggio di Amleto.

Copertina dell'edizione italiana de

Il Contesto Storico-Biografico: Shakespeare, Freud e la Perdita Paterna

James Shapiro, docente di Letteratura Comparata alla Columbia University, ha ulteriormente arricchito il dibattito con una suggestiva argomentazione basata sull'"evento reale" ipotizzato da Freud. Shapiro, nel suo libro "Contested Will: who wrote Shakespeare?" (2010), affronta la questione dell'identità di Shakespeare, smontando le teorie pseudoscientifiche che mettono in dubbio la paternità delle sue opere. Shapiro suggerisce che Freud, basandosi sulle informazioni tratte dalla biografia di Brandes, fosse giunto alla convinzione che la creazione del personaggio di Amleto fosse legata all'elaborazione di sentimenti ambivalenti e conflittuali da parte di un uomo - Shakespeare - che aveva recentemente perso il padre. Questi sentimenti, inconsciamente, avrebbero intessuto la trama drammaturgica.

Questa ipotesi trova un parallelo nella vita di Freud stesso. Come emerge dalle sue lettere a Fließ, Freud attraversò una profonda crisi dopo la morte del padre, avvenuta nell'ottobre 1896. Negli anni immediatamente successivi, parallelamente alla sua sofferta autoanalisi, sviluppò idee cardine per la nascente psicoanalisi, tra cui quella delle dinamiche edipiche della sessualità infantile. La soddisfazione di Freud dovette essere notevole quando scoprì nella biografia dell'Earl of Oxford un dato che sembrava confermare la sua teoria: anche lui aveva perso il padre in giovane età, rafforzando l'idea che potesse essere il vero autore di Amleto e delle opere attribuite a Shakespeare.

Edipo Re e Amleto: Due Tragedie a Confronto

Per comprendere appieno l'interpretazione freudiana di Amleto, è utile confrontarla con la tragedia classica di "Edipo Re". Sofocle narra la storia di Edipo, figlio di Laio e Giocasta, re di Tebe. Edipo, ignaro della sua vera identità, uccide il padre e sposa la madre, Giocasta. Solo quando la verità emerge, Giocasta si impicca e Edipo si acceca, vagando come un reietto. "Edipo Re" mette in scena la realizzazione di desideri infantili inconsci, con Edipo che agisce all'insaputa della verità, guidato dal fato.

Umberto Galimberti ,Edipo re di Sofocle

L'interpretazione freudiana di "Amleto" evidenzia una differenza fondamentale. Se in "Edipo Re" la fantasia infantile di desiderio viene portata alla luce e compiuta, in "Amleto" essa rimane rimossa. La tragedia shakespeariana non porta alla luce la soddisfazione diretta di tali desideri, ma piuttosto ne mostra gli effetti inibitori. Amleto è consapevole della verità - la morte del padre e l'usurpazione dello zio - ma la sua esitazione nel compiere la vendetta, che lo rende un "Edipo mancato", è ciò che Freud analizza come sintomo nevrotico. L'opera non spiega chiaramente il motivo di questa esitazione, nonostante i vari tentativi di interpretazione.

La Prospettiva Lacaniana: Il Fallo e la Scelta Materna

Jacques Lacan, influente psicoanalista post-freudiano, rielabora il confronto tra "Edipo Re" e "Amleto", vedendo in essi "fibre omologhe" disposte in modo differente. Per Lacan, Amleto "sa" la verità che sfugge a Edipo: sa che il Padre è morto e che la sua morte è definitiva. Tuttavia, Amleto non passa all'azione. Lacan sottolinea come il desiderio della madre in Amleto si presenti come un desiderio irrisolto, incapace di scegliere tra l'oggetto idealizzato (il padre) e l'oggetto deprezzato (Claudio, lo zio criminale e adultero).

Lacan spiega questa esitazione come legata al "fallo", inteso non solo come organo genitale, ma come simbolo di potere e desiderio. Edipo, pur colpevole, è inconsapevole e agisce all'insaputa del suo crimine, venendo infine "castrato" dalla punizione. Amleto, al contrario, agisce in modo deliberato ma esitante. Egli è sorpreso nel sonno del padre, ma la sua azione è interrotta da un'irruzione del "reale". La sua esitazione, secondo Lacan, deriva dal legame narcisistico con la madre e dall'incertezza su cosa colpire. L'episodio in cui Amleto uccide Polonio dietro la tenda, senza guardare, è interpretato non come un errore, ma come un agire mosso dalla presenza del fallo.

Scena del fantasma che appare ad Amleto

Lacan evidenzia come, nella madre di Amleto, vi sia una forte connessione con Claudio. Questo legame rende l'azione di Amleto esitante. Egli trema di fronte a qualcosa di inatteso: il fallo è in una posizione "ectopica" rispetto alla consueta analisi edipica. La titubanza di Amleto di fronte all'oggetto, l'incertezza su cosa colpire, è la ragione per cui il suo braccio viene deviato. Questo legame narcisistico, di cui parla Freud nel suo testo sul declino dell'Edipo, è ciò che ostacola la vendetta di Amleto fino a quando non sarà lui stesso ferito a morte.

La Questione della Pazzia di Amleto e le Interpretazioni Alternative

La pazzia di Amleto è un elemento centrale della tragedia, ma la sua interpretazione è complessa e si intreccia con il Complesso di Edipo. Alcuni studiosi suggeriscono che la pazzia sia una finzione, una maschera che Amleto indossa per condurre la sua indagine e pianificare la vendetta. Tuttavia, questa ipotesi è messa in discussione dal fatto che, proprio a causa della sua presunta follia, Claudio non gli toglie gli occhi di dosso.

Un'altra interpretazione vede la pazzia come un tentativo deliberato di smascherare lo zio, spingendolo a tradirsi. Le sue manifestazioni più evidenti, come giochi di parole e freddure, potrebbero essere pose teatrali. Tuttavia, nei momenti di solitudine, Amleto rivela una profonda tristezza, pensieri morbosi e un'incapacità di affrontare la situazione. Questo suggerisce uno stato patologico indotto dallo stress e dal dubbio che il fantasma possa essere il Diavolo.

La fonte della pazzia di Amleto si ritrova anche nelle fonti di ispirazione shakespeariane, come la "Vita Amlethi" e la "Tragedia Spagnola" di Thomas Kyd.

Oltre Edipo: Altre Chiavi di Lettura

Sebbene il Complesso di Edipo offra una lente interpretativa potente, esistono altre prospettive per comprendere Amleto. La questione della paternità delle opere di Shakespeare, sollevata da James Shapiro, suggerisce che Freud stesso avesse inizialmente aderito alle teorie negazioniste, forse influenzato dalla sua personale elaborazione del lutto paterno.

Alcuni studiosi propongono che la scelta del nome "Amleto" da parte di Shakespeare possa essere stata influenzata dalla perdita del proprio figlio, Hamnet, suggerendo un legame biografico più diretto e meno legato a schemi psicoanalitici universali.

Le diverse interpretazioni registiche di Amleto, come quelle di Olivier, Zeffirelli e Branagh, riflettono la continua evoluzione della comprensione della complessità del personaggio e della sua tragica vicenda. L'idea che Amleto sia un "Edipo danese" creato da Shakespeare, da un certo punto di vista, confermerebbe la teoria freudiana.

Tuttavia, il desiderio di possesso dell'eredità da parte di Claudio, che si dichiara padrone di tutti i possedimenti della vedova Gertrude, potrebbe essere interpretato come un riflesso del Complesso di Edipo. Ma è davvero l'unica chiave di lettura?

La tragedia di "Amleto" continua a sfidare le interpretazioni, invitando a riflettere sulla natura umana, sul conflitto interiore, sulla vendetta, sulla follia e sul peso ineluttabile del destino, temi che rendono l'opera shakespeariana eternamente attuale.

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