Dalla Bolla al Baratro: Come l'America Uscì dalla Grande Depressione

I ruggenti anni Venti del Novecento furono i più opulenti della storia americana: prima della crisi del 1929 il paese aveva conosciuto una crescita economica tanto rapida quanto eccezionalmente intensa. Detroit divenne il centro della produzione automobilistica mondiale, New York il centro dell’attività finanziaria internazionale e Los Angeles la nuova capitale dell’industria cinematografica. In tutte le città americane l'attività edilizia rappresentava una componente dell'espansione economica. Gli operai della grande industria e l'esercito sempre più numeroso dei "colletti bianchi", formavano, insieme alle varie stratificazioni delle classi medie superiori, il fulcro della nuova società dei consumi e del relativo mercato per la produzione di massa. L’inizio del periodo che va dal 1922 al settembre 1929 vide l'indice azionario di Wall Street passare da 63,0 a 381,17, registrando un incremento di circa il 500%, un numero che esprime bene il senso di entusiasmo diffuso dei cosiddetti "anni ruggenti".

Wall Street negli anni '20

L'Età del Jazz e la Società dei Consumi

Agli inizi degli anni Venti, quando ormai la Prima Guerra Mondiale era terminata, il dollaro americano era la nuova moneta forte dell’economia mondiale e per gli statunitensi cominciò un periodo di grande prosperità che prese il nome di Età del Jazz (1918-1929). Durante gli anni Venti si diffuse il fenomeno industriale della produzione in serie, il che favorì notevolmente un aumento della produttività e del reddito nazionale. Grazie a fenomeni come la diffusione della produzione in serie e la possibilità di rateizzazione, nasceva la società dei consumi. A metà degli anni Venti, infatti, tra le strade di New York e Chicago circolavano numerose automobili della Ford, una ogni cinque abitanti (in Europa, invece, solo una su ottantatré) e l’uso degli elettrodomestici come radio, frigoriferi e aspirapolveri si era largamente diffuso nelle famiglie grazie anche alla facilitazione finanziaria della rateizzazione. La linea del Partito Repubblicano negli anni Venti promuoveva l'accumulo della ricchezza privata. Dal punto di vista politico c’era l’egemonia del Partito Repubblicano, che vedeva nei due presidenti che si succedettero in quegli anni (Warren G. Harding e Calvin Coolidge) la celebrazione dell’individualismo e della libera iniziativa.

La produzione in serie, rivoluzionata dalla catena di montaggio, permise di abbattere i costi di produzione. Ad esempio, una Ford modello T, che nel 1908 costava mille dollari, nel 1924 poteva essere acquistata per soli trecento dollari, con il risultato che la cifra totale degli esemplari venduti raggiunse i 15 milioni alla fine del 1926. Questa crescita era comune all'intera economia statunitense, con un tasso di espansione che interessava il settore automobilistico, ma anche quello metallurgico, della gomma, petrolifero, dei trasporti e quello edile.

Linea di montaggio Ford

Le Ombre della Prosperità: Contraddizioni e Speculazione

Tuttavia, questa realtà sociale così articolata e contraddittoria, non intaccava l’ottimismo della borghesia americana e la sua fiducia nella moltiplicazione delle ricchezze. Ma il diffuso clima di incontenibile euforia speculativa, che aveva teatro a Wall Street, sede della Borsa di New York, poggiava su fondamenta assai fragili. La differenza tra l'incontrollata produzione di beni di consumo e la capacità di assorbimento del mercato provocarono un graduale crollo dei prezzi. La grande domanda di beni di consumo aveva fatto sì che l’industria producesse quantità sproporzionate alla possibilità di assorbimento del mercato interno. Si registrò così, in maniera costante dal 1920 in poi, un graduale crollo dei prezzi e successivamente anche della produzione industriale.

La situazione dell'economia americana era decisamente più critica nel settore dell'agricoltura. La fine della guerra (e, quindi, dell’esportazione di derrate alimentari verso l’Europa) provocò un crollo dei prezzi. Sempre più indebitati, molti agricoltori andarono completamente in rovina, innescando quel processo di contrazione della domanda (cioè dei consumi) che sta alla base della cosiddetta grande depressione. Nonostante le prime avvisaglie e qualche giorno prima del crollo di Wall Street, il presidente della National City Bank non si dichiarò preoccupato dall'andamento della Borsa.

Un elemento importante della dinamica di costruzione della "bolla" azionaria è da rintracciare nella tecnica di acquisto delle azioni tramite contratti di "riporto", ossia tramite contratti conclusi dagli investitori privati con gli operatori di borsa. Quest'ultimi fornivano ai propri clienti a prestito la liquidità necessaria agli acquisti di titoli ricevendo a garanzia i titoli medesimi, con l'obbligo di restituzione del prestito stesso a scadenza ravvicinata (tipicamente, un mese). L'esistenza di risparmi cumulati e l’assenza di limiti alle attività speculative crearono le condizioni per un ampio ricorso al credito da parte degli investitori e spinsero questi ultimi, insieme alle banche, alla speculazione in Borsa. I dividendi degli azionisti furono enormi in quegli anni: nel 1929 le 503 persone con il reddito più alto d’America ricevevano una somma equivalente a quella che avevano in salari i 615.000 operai dell’industria automobilistica.

Contemporaneamente, ci fu un’ondata discriminatoria nei confronti della popolazione di colore, con la setta del Ku Klux Klan espressione del razzismo più isterico. Inoltre, alcune strade delle principali città americane vedevano quasi ogni giorno pericolosi regolamenti di conti tra bande rivali di gangster (Al Capone, Meyer Lansky e John Dillinger).

Il Crollo di Wall Street e l'Inizio della Grande Depressione

Il disastro cominciò a manifestarsi in tutta la sua ampiezza nell'ottobre del 1929. Inizialmente, i segnali di un possibile crollo del mercato borsistico furono avvertiti dalla Riserva Federale nel marzo del 1929, che pur decise di non agire. Nel settembre dello stesso anno, l'indice di borsa iniziò a muoversi in modo irregolare con una tendenza al ribasso. Il 24 ottobre 1929 si registrò la precipitazione del valore dei titoli; il 29 ottobre ci fu il crollo definitivo della Borsa di Wall Street. Il giorno successivo crollarono i prezzi fino a giovedì 24 ottobre, il “giovedì nero”, quando cominciò la corsa alle vendite che causò la definitiva precipitazione di valore dei titoli. Quel giorno, allo Stock Exchange, 12.894.650 azioni cambiarono mano a prezzi più che dimezzati, e in qualche ora intere fortune personali furono spazzate via. Martedì 29, altri 16 milioni di azioni cambiarono proprietario.

Le file per il pane durante la Grande Depressione

Il crollo del mercato, oltre a colpire dapprincipio i ceti ricchi, ebbe conseguenze disastrose soprattutto per i ceti meno abbienti e poi si diffuse in tutto il paese e su tutto il sistema economico mondiale, che ormai dipendeva da quello statunitense. La liquidazione delle azioni rispondeva anche alla necessità degli speculatori di rientrare dai finanziamenti concessi per l'acquisto dei titoli. La forte esposizione delle banche sul mercato azionario - per effetto dei crediti concessi agli operatori di borsa - indusse i risparmiatori, intimoriti dalle ripercussioni sui propri depositi, a richiederne il ritiro, dando luogo ad una vera e propria "corsa agli sportelli" (bank run). Cosa assai grave, la crisi si era estesa alla borsa merci: i prezzi di prodotti agricoli, del cotone e delle materie prime non agricole crollarono.

La crisi economica fu uno degli eventi più disastrosi di quel periodo, secondo solo alla Grande Guerra. L’immagine più consueta all’epoca era quella delle mense dei poveri, delle marce per il pane dei disoccupati. Una ferita profonda che lacerò l’intero corpo politico del tempo. Solo negli Stati Uniti persero il lavoro 14 milioni di persone; in Europa 15 milioni, causati anche dalla crisi del sistema bancario inglese, austriaco e tedesco. La disoccupazione crebbe vistosamente e toccò cifre drammaticamente alte: nel 1933, più del 25% dell'intera popolazione attiva statunitense era ancora senza lavoro.

Il CROLLO della Borsa di WALL STREET nel 1929- Cause e conseguenze

Le Origini della Crisi nell'Economia Reale

Spieghiamo il perché questa crisi ha origini nell'economia reale e che il crollo di Wall Street operò in realtà come detonatore di una situazione economica generale assai fragile e scompensata. La contrazione dell’economia statunitense a partire dagli inizi del 1929 ha origini nella seconda parte degli anni Venti quando si registra una diffusa, ancorché moderata, riduzione dei prezzi dei beni agricoli e, in parte, dei manufatti, dovuto al notevole incremento della produzione connessa all'uso intensivo delle moderne tecniche e dell'energia a basso costo.

La risposta governativa negli Stati Uniti alla riduzione di domanda e prezzi dei beni agricoli fu primariamente tesa a "difendere" il settore agricolo con una politica protezionistica di dazi. La chiusura delle economie nazionali e coloniali tramite misure protezionistiche con forte freno al libero commercio fu una causa principale che portò il crollo finanziario a diventare una depressione economica di enormi dimensioni. Così come nella Grande depressione del 1873-1895 furono infatti i dazi doganali a deprimere l'economia: alcuni stati producevano beni in surplus che però altri stati non acquistavano poiché venivano resi troppo costosi dai dazi all'importazione imposti per favorire i produttori interni.

Tuttavia, la tesi che il protezionismo sia stata la causa principale della Grande Depressione è stata contestata da diversi economisti. Paul Krugman sostiene che il protezionismo non porta a recessioni, poiché la diminuzione delle importazioni ha un effetto espansivo. Milton Friedman e Douglas A. Irwin, tra gli altri, hanno osservato che la tariffa Smoot-Hawley del 1930 non ha causato la Grande Depressione, ma che il declino del commercio tra il 1929 e il 1933 fu una conseguenza della Depressione stessa, non una causa. Jacques Sapir sottolinea che la produzione nazionale nei principali paesi industrializzati stava diminuendo più velocemente di quanto si contraesse il commercio internazionale, e che la maggior parte della contrazione del commercio ha avuto luogo prima dell'introduzione di misure protezionistiche. La contrazione del credito e la liquidità internazionale, crollate nel 1930 e 1931, sono indicate come cause più probabili della contrazione del commercio.

La Risposta Governativa: Il New Deal di Roosevelt

L'impreparazione politica ad un cataclisma di quella portata emerse chiaramente. Il presidente Herbert Hoover, repubblicano, non seppe trovare alcun rimedio alla crisi. Fiducioso nella capacità del mercato di auto-regolarsi, e convinto che ogni intervento dello Stato nella sfera dell'economia equivalesse ad un opprimente socialismo nemico dell'individuo e della sua libertà di iniziativa, Hoover non si curò neppure di venire incontro alle necessità più elementari dei disoccupati. Lasciato a se stesso, il paese, venne assumendo un aspetto spettrale, mentre la vita di milioni di americani passava brutalmente dalla prosperità degli anni Venti alla drammatica miseria dei primi anni Trenta.

Per intravedere qualche miglioramento ci vollero altri quattro lunghissimi anni e l’avvento del presidente Franklin Delano Roosevelt che, soprattutto dopo il 1933, avviò il rilancio produttivo e industriale attraverso il celebre New Deal. Roosevelt, nel programmare le sue riforme per trovare una soluzione alla crisi, cercò ispirazione nelle teorie economiche dell’economista John Maynard Keynes. Quest’ultimo ribaltava una legge fondamentale del mercato capitalistico, ovvero la regola per cui, in caso di crisi, il mercato deve essere lasciato libero perché è in grado di autoregolarsi autonomamente, senza l’intervento dello Stato. Keynes credeva al contrario che lo Stato avesse l’obbligo di intervenire in caso di crisi, attraverso varie manovre come: sostegno ai redditi bassi, lotta alla disoccupazione, credito alle imprese. Inoltre suggeriva come il risparmio, per un’economia in recessione, fosse assolutamente nocivo, in quanto solo la spesa pubblica poteva risollevare le sorti segnate dalla crisi finanziaria.

Franklin D. Roosevelt con il New Deal

Il New Deal fu un vasto programma di interventi economici e sociali che mirava a stimolare la spesa pubblica, occupare forza lavoro disoccupata, spingere la domanda di beni di consumo e riavviare il processo produttivo. Il governo potenziò anche l'iniziativa statale, offrendo nuovi sbocchi agli investimenti industriali e creando così nuovi posti di lavoro. Le misure adottate includevano la creazione di programmi di lavori pubblici su larga scala (come la Works Progress Administration - WPA), il sostegno all'agricoltura attraverso sussidi e la regolamentazione dei prezzi, e l'introduzione di riforme nel sistema bancario e finanziario per prevenire future crisi.

Tra il 1929 e il 1933, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti si dimezzò, e la disoccupazione raggiunse livelli mai visti. Le file per un pezzo di pane diventarono una scena quotidiana, simbolo della più grande crisi economica del Novecento. Con l'arrivo alla Casa Bianca di Franklin D. Roosevelt nel 1933, e l'implementazione del New Deal, iniziò la lenta risalita. Il piano di riforme economiche e sociali ridiede speranza e lavoro a milioni di cittadini. La forza lavoro si andava organizzando nelle Unions, le formazioni sindacali che in regime di prosperità non avevano suscitato particolari consensi ma che ora i lavoratori percepivano come l’estrema difesa dall’indigenza.

La crisi del 1929 inaugurò il periodo della cosiddetta Grande Depressione e innescò una serie di eventi che portarono alla Seconda Guerra Mondiale. Quella che avrebbe preso il nome di Grande Depressione, fece sentire i suoi effetti sia sulla politica che sulla cultura del tempo influenzando così lo sviluppo storico delle società occidentali. Un'altra conseguenza della crisi del '29 è stata quella di considerare il sistema sovietico come un'alternativa concreta al modello capitalista. È altresì molto improbabile che il sistema sovietico sarebbe stato considerato come una seria alternativa economica al capitalismo mondiale, se la crisi non avesse messo in ginocchio centinaia di migliaia di americani, con il fallimento di numerose aziende, l'incremento vertiginoso della disoccupazione (oltre il 25% della popolazione attiva) e una severa contrazione del reddito.

La Grande Depressione fu un periodo caratterizzato dall'aumento della criminalità, sia organizzata che non. Dopo il proibizionismo, gli Stati Uniti affrontarono una nuova ondata di criminali, a seguito dei cambiamenti di Cosa nostra statunitense e della creazione di bande criminali. Principalmente questi criminali rapinavano banche, ma vi furono anche sequestri di banchieri e milionari.

Nonostante le profonde ferite lasciate dalla Grande Depressione, l'intervento statale e le riforme attuate con il New Deal permisero agli Stati Uniti di superare la crisi e di gettare le basi per la ripresa economica, che si consolidò ulteriormente con l'entrata in guerra degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, che stimolò massicciamente la produzione industriale e l'occupazione.

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