L'Antico Teatro Sacco di via Quarda a Savona, nel mese di marzo, ospita la rassegna "Il Sacco si tinge di rosa", dedicando tutti i suoi spettacoli a tematiche e performance al femminile. Tra questi, spicca "Borderline", un one-woman show che si preannuncia comico, travolgente e imprevedibile, capace di condurre lo spettatore in un'ora di risate liberatorie, pensieri fulminanti e inaspettati pugni emotivi allo stomaco. Questo monologo serrato, mai statico, intreccia sketch esilaranti con momenti di pura poesia teatrale, popolandosi di tormentoni, gag memorabili e personaggi che si imprimono indelebilmente nella memoria.

Al centro di "Borderline" si cela un'indagine tanto ironica quanto vertiginosa sulla nostra esistenza: come abitiamo il mondo, quale sia la nostra collocazione in esso, e cosa significhi vivere in un'epoca in cui la fisica moderna sembra negare l'esistenza stessa del tempo. Come possiamo, dunque, conciliare questa visione teorica con una vita frenetica, scandita da corse contro il tempo, scadenze incombenti e un flusso incessante di ricordi? La pièce esplora l'idea di "attimi sospesi", momenti in cui il tempo sembra perdere la sua consueta presa sul reale, offrendo una via di fuga dalla tirannia della cronologia.
La protagonista, con ritmo incalzante e un corpo in continuo movimento, attraversa le fragilità universali che accomunano l'esperienza umana. Le disavventure sentimentali, i dolci e amari ricordi d'infanzia, le nevrosi familiari, con la figura materna in primis, diventano terreno fertile per la sua esplorazione. Sotto una superficie apparentemente brillante e disinvolta, il refrain quasi ossessivo "tutto apposto" rivela, con un'ironia agrodolce, la sua profonda falsità: in realtà, nulla è veramente "a posto". È in questa dissonanza che il titolo dello spettacolo acquista un significato più profondo: "Borderline" non si configura come una diagnosi psichiatrica, bensì come una condizione esistenziale. Rappresenta il vivere costantemente sul filo del rasoio, in un precario equilibrio tra paure e desideri, tra sorrisi e lacrime, tra amore e morte.
Il pubblico, trascinato in un vortice di parentesi narrative aperte e chiuse con maestria dall'interprete, giunge al colpo di scena finale quasi senza accorgersi dello scorrere del tempo, un'ora che sembra volatilizzarsi. All'uscita, porta con sé non solo le risate e i tormentoni, ma anche la sensazione tangibile che, forse, il tempo, nella sua accezione lineare e inesorabile, possa davvero non esistere.
la Fisica Quantistica e gli Insegnamenti del Buddha - Pier Giorgio Caselli
La struttura narrativa dello spettacolo, pur divergendo inaspettatamente, mantiene una coerenza sottile. La protagonista, infatti, non si limita a esplorare le pieghe dell'animo umano e le sue fragilità. Con sorprendente agilità, "vira" verso territori inattesi: la natura sfuggente del tempo che scorre (o non scorre), concetti di fisica spiegati per i non addetti ai lavori, teorie del complotto, persino il terrapiattismo. Questi spunti, apparentemente eterogenei, convergono nel creare un affresco caleidoscopico della condizione umana contemporanea. Si assiste a un esilarante duetto impossibile tra Socrate e Platone, e a un Galileo Galilei reimmaginato come un hipster ante litteram, figure storiche che vengono reinterpretate attraverso una lente anacronistica e umoristica, per sottolineare l'eterno interrogarsi dell'uomo sul mondo e sulla sua posizione in esso.
Un elemento narrativo particolarmente suggestivo, mutuato da una fonte letteraria non esplicitata ma chiaramente evocata, introduce la figura di Lafcadio, o Dio Lafca Moriconi. Questo personaggio, protagonista di un romanzo, sperimenta uno scatto di consapevolezza che lo porta a uscire dal suo stato di "resilienza" per morire, con tanto di riconoscimento del cadavere e deposizione delle ceneri in salotto. Tuttavia, in un'uscita altrettanto clamorosa dallo stato di resilienza mortale, egli "torna", risorgendo metaforicamente come una figura angelica, quasi un richiamo a una rinascita spirituale. Questo continuo andare e tornare, questo oscillare tra vita e morte, tra presenza e assenza, viene esplorato attraverso tentativi di spiegazioni pseudo-razionali.
La domanda che emerge, carica di un'urgenza quasi ancestrale, è: "Che cosa vuole questo nemico invisibile?". Lafcadio, nel suo sogno, si rivolge al padre morto chiedendo: "Che si dice dalle tue parti di questo catastrofico Contagio?". Sembra quasi che il padre, figura archetipica di saggezza e conoscenza, possa possedere le risposte. Tuttavia, nonostante il colloquio si riveli articolato e amichevole, non emergono le certezze e le rassicurazioni tanto agognate. Ciò che persiste è una tensione latente verso una dimensione diversa, forse quella angelica, percepita appena, inafferrabile. Questa tensione è amplificata dalla consapevolezza che, nella condizione attuale dell'umanità, il poeta non può far altro che piangere il "segreto crepuscolo degli angeli", un presagio di perdita e oblio di una dimensione trascendente che sembra sempre più lontana.

La forza di "Borderline" risiede nella sua capacità di navigare con agilità tra registri comici e profondamente riflessivi. L'attrice, autrice e formatrice teatrale, che ha intrapreso il suo percorso sul palcoscenico a soli quindici anni a Livorno, proseguendo poi la sua formazione con figure di spicco della scena nazionale come Donatella Diamanti, Gabriele Di Luca, la Compagnia Dimitri/Canessa, Oscar De Summa, Leonardo Capuano, Beatrice Schiros, Francesco Niccolini, Katia Beni e Anna Meacci, dimostra una padronanza rara nel gestire questa dualità. La sua performance è un flusso continuo di energia, un invito a riflettere sulla complessità dell'esistenza attraverso la lente dell'umorismo e della poesia teatrale più autentica.
La pièce, quindi, non è solo uno spettacolo comico, ma un vero e proprio viaggio nell'abisso dell'umano, un'esplorazione delle nostre contraddizioni e delle nostre aspirazioni più profonde. È un invito a interrogarci sul nostro posto nel cosmo, sulla natura sfuggente del tempo e sul significato della nostra esistenza, il tutto condito da un'ironia tagliente e da momenti di pura commozione. Il pubblico esce dallo spettacolo con una nuova prospettiva, arricchito dalle risate e dalla consapevolezza che, forse, vivere "borderline" è l'unica condizione autentica per un essere umano in perenne ricerca di senso. La sua capacità di trattare temi complessi come la fisica teorica, le teorie del complotto e le questioni esistenziali più profonde, il tutto intrecciato con le dinamiche familiari e sentimentali, rende "Borderline" un'opera teatrale di grande spessore e attualità, capace di parlare a un pubblico vasto e diversificato, dagli spettatori più giovani e alla ricerca di intrattenimento, fino a quelli più maturi e desiderosi di spunti di riflessione profonda. La struttura dello spettacolo, che parte da situazioni quotidiane e apparentemente banali per poi elevarsi verso interrogativi universali, rispecchia un percorso di crescita e consapevolezza che coinvolge attivamente chi osserva.
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