Archetipi dell'Architettura Cinese: Un Viaggio tra Tradizione e Modernità

La nuova architettura cinese si rivela finalmente al mondo, portando con sé un'eredità millenaria che continua a plasmare il presente. In maniera idealizzata, le case in Cina non sono solo un riparo e una dimora, ma anche strumenti per riconnettersi con la natura. Influenzata dall’ordine cosmico del confucianesimo e della filosofia taoista, l’architettura locale riflette il principio di unità tra l’uomo e il suo ambiente. Questo legame profondo tra spiritualità, natura e costruzione è una costante che attraversa i secoli, distinguendo lo stile cinese da altre tradizioni architettoniche globali.

Wang Shu, il primo architetto cinese a ricevere il Pritzker Prize (2012), ha spesso sottolineato che il suo lavoro non è solo costruire una casa, ma che “tutto è architettura”, perché quando gli architetti costruiscono il mondo materiale, costruiscono anche il mondo spirituale. Questa visione trascende la mera funzionalità, elevando l'atto del costruire a un'esperienza olistica che coinvolge la sfera interiore dell'individuo e la sua relazione con l'universo.

Concetto di architettura come espressione spirituale

Nella Cina tradizionale, la famiglia era il nucleo della società, e questa struttura si rifletteva negli spazi abitativi. “All’interno della famiglia tradizionale ci sono diverse gerarchie: ogni generazione ha il suo posto nella casa intorno al cortile, che domina il nostro spazio architettonico come un universo introverso. Nella Cina moderna le differenze intergenerazionali si sono livellate, ma il desiderio del cortile persiste. Essere più vicini alla terra dà un inspiegabile senso di stabilità”, spiega ad AD Cheng Yanchun, responsabile dello studio CPLUS di Pechino. Il cortile, con la sua funzione di spazio centrale e unificante, incarna un ideale di vita comunitaria e un legame con la terra che, nonostante le trasformazioni sociali, continua a esercitare un forte fascino. Edifici contemporanei fondamentali come il West Village (2015) di Liu Jiakun, con un centro non occupato ad accesso libero e gratuito, valorizzano l’idea classica di casa con cortile e vita comunitaria.

La verità è che durante la pandemia c’è stata una revisione degli standard di vita nel gigante asiatico, provocando una rinnovata importanza della tradizione. Sappiamo molto bene che la cultura, le tradizioni e le credenze si riversano poi anche nell’architettura, nella scelta delle forme, dei colori addirittura dei materiali degli edifici, che sono un po’ la cartolina, il biglietto da visita di una Nazione e della sua storia. Per questo molti si appassionano della cultura orientale cinese dopo aver visto magari in foto i suoi monumenti, che proprio qui in questo articolo vogliamo approfondire.

Il Vitruvio d’Oriente: Li Chieh e i suoi "Precetti di Architettura"

Nel lontano 1103 d.C., durante la dinastia dei Sung Settentrionali (960-1126), Li Chieh pubblicò il primo trattato di architettura cinese, intitolato Ying-tsao Fa-shih (noto anche come Yingzao Fashi o abbreviato in YZFS, tradotto in “Precetti di Architettura”). Questo testo rappresenta il più antico manuale di architettura giunto fino a noi, una vera e propria pietra miliare nella storia dell'edilizia cinese.

Si tratta di un’opera estremamente completa, che copre criteri estetici, regole costruttive, metodi di assemblaggio delle varie parti, disegni, schemi e proporzioni. In sostanza, fornisce un modus operandi dettagliato per architetti, carpentieri e artigiani. La sua importanza storica e la sua completezza lo rendono analogo al De Architettura di Vitruvio, pubblicato a Roma nel I secolo a.C., che fu il punto di riferimento per l’architettura occidentale. Per questo motivo, Li Chieh è spesso definito il Vitruvio d’Oriente o Vitruvio cinese, poiché i suoi Precetti di Architettura hanno rappresentato e continuano a rappresentare per quasi un millennio un manuale utilissimo per chiunque desideri apprendere le tecniche costruttive cinesi.

Copertina o illustrazione del trattato Ying-tsao Fa-shih

Proprio come Vitruvio forniva indicazioni sulla costruzione degli ordini architettonici attraverso il celebre sistema del modulo, Li Chieh discuteva di modularità, misure ed estetica, includendo anche l'uso di diversi materiali. Le differenze tra i due approcci sono significative e trovano la loro spiegazione nella filosofia cinese. L'architettura cinese, infatti, pone l'accento sull'armonia con gli elementi naturali, considerando il legno come uno dei cinque elementi fondamentali dell'Universo, accanto a metallo, fuoco, acqua e terra.

A differenza della tendenza occidentale a costruire monumenti permanenti come testimonianza duratura nel tempo, i costruttori cinesi miravano a creare strutture in armonia con la natura, il paesaggio e le persone. Questo principio non è dissimile da quello dei Greci e dei Romani, che realizzavano oracoli e templi in luoghi isolati, immersi nella natura e seguendone le forme.

I Principi Fondamentali dell'Architettura Cinese

Approfondendo i fondamenti su cui si basa l'architettura orientale, il primo aspetto da considerare è l'orientamento. Il trattato di Li Chieh prevede infatti di individuare l'asse Nord-Sud sul terreno e di rispettarne rigorosamente l'orientamento. Per la cultura cinese, il Sud è il punto cardinale più importante: ogni edificio pubblico governativo è orientato a Sud, e la corte imperiale fuggiva sempre verso Sud durante le invasioni. Il Sud è associato al calore, alla luce e, secondo il Feng Shui, rappresenta il lato positivo (yang).

Un altro elemento cruciale sono le fondamenta. Per garantire solidità, la cultura cinese prevede la costruzione di basamenti costituiti da mattoni sbriciolati mescolati a sabbia. Questo mix veniva ripetuto a strati successivi, con attenzione a compattare la terra con rulli e mortai di legno. Su questi basamenti venivano poi posti i plinti di pietra, che fungevano da base per le colonne. La dimensione del plinto era direttamente proporzionale a quella della colonna: se una colonna misurava due piedi, il plinto era sempre il doppio, ovvero quattro piedi.

Il Legno: Materiale Chiave e Sistema Modulare

Il legno è senza dubbio il materiale per eccellenza dell'architettura cinese tradizionale. Nel suo Ying-tsao Fa-shih, Li Chieh definisce in modo chiaro e completo il sistema di regole che governa le dimensioni di ogni componente ligneo della struttura. Particolarmente importante e affascinante è la proporzione delle travi, con un rapporto di 3:2 (altezza:base), una regola ancora oggi utilizzata per le travi in legno massiccio.

Le unità di misura impiegate da Li Chieh nel suo manuale seguono quelle della dinastia Ch'ing:

  • 1 ts’un (un pollice) equivale a 10 fen (circa 3,2 cm).
  • 1 ch’ih (un piede) equivale a 10 pollici (circa 32 cm).
  • 1 Chang (una pertica) equivale a 10 piedi (circa 3,2 m).

Il manuale identifica inoltre otto grandezze e otto classi di edifici, in base alle loro dimensioni e importanza. I principali tipi di legno utilizzati erano il bambù, il pino, l'abete e il cedro bianco.

Le colonne, anch'esse in legno, seguono un rapporto di 1:8 (altezza:diametro). Si appoggiano ai plinti in pietra e sono tenute in posizione da un giunto a forma di croce. Le colonne interne sono leggermente più corte di quelle angolari, seguendo un andamento progressivo. La differenza massima consentita in edifici con undici colonne è di 32 cm (un piede).

Illustrazione di un sistema dou-gong

Una delle caratteristiche più distintive e innovative dell'architettura cinese sono i complessi mensolari, noti come dou-gong. Questi sistemi strutturali erano fondamentali per risolvere quattro problemi tipici degli edifici più grandi: le mensole riducono la luce delle travi, sostengono ampie falde del tetto, rinforzano il telaio e le sezioni delle pareti sopra le colonne.

E, naturalmente, un'altra icona dell'architettura cinese è il caratteristico tetto, con la sua forma inconfondibile e universalmente riconosciuta. Il tetto è composto da travetti, travi, puntoni, monaci e arcarecci. Il numero e la dimensione dei tetti variano in base alla grandezza e al tipo di costruzione. Le travi presentano una forma squadrata con un rapporto di 3:2 (altezza:larghezza), mentre travetti e arcarecci hanno una sezione circolare.

Il trattato di Li Chieh descrive due metodi principali per l'intelaiatura del tetto:

  • Ch’uan-tou: il metodo più antico, basato su travi sovrapposte che attraversano i pilastri.
  • Tai-liang: la costruzione a pilastro e trave, lo stile più diffuso in Cina. In questo sistema, due pilastri sono posizionati direttamente sulla trave trasversale, mentre il centro rimane privo di colonne. Possono esserci due o più ordini di travi sovrapposte a catena, disposte tra le colonne perimetrali esterne.

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Tegole, Mattoni e Muri: Materiali e Estetica

Sebbene il legno sia il materiale predominante, l'architettura tradizionale cinese fa largo uso anche di mattoni. Esistono due tipi principali: gli adobe, essiccati al sole, e i mattoni cotti. Per entrambi, la terra viene pressata in stampi di legno, che vengono rimossi una volta che i mattoni sono pronti. Se il mattone deve essere cotto, si attende una settimana dall'essicazione.

Le tegole sono un altro elemento distintivo. Possono essere convesse verso l'esterno (simili al coppo italiano), piatte e rovesciate, o concave verso l'esterno (simili all'embrice). Le tegole di colmo, in particolare, sono spesso sormontate da figure decorative come cavalli alati, draghi e ippocampi, oppure sono tegole di testa. Questi elementi sono fondamentali per l'architettura cinese, in quanto costituiscono un dettaglio estetico di grande impatto, creando suggestivi effetti cromatici che hanno da sempre affascinato i viaggiatori, incluso Marco Polo, che ne descrisse la bellezza nel suo Il Milione.

I muri sono realizzati in terra battuta o in mattoni, utilizzando entrambe le tipologie sopra menzionate.

Dettaglio di tegole decorate su un tetto cinese tradizionale

L'Evoluzione e le Caratteristiche Distintive dell'Architettura Cinese

Con architettura cinese ci si riferisce a uno stile architettonico che ha preso forma in Asia orientale nel corso dei secoli. I principi strutturali dell'architettura cinese sono rimasti tendenzialmente invariati, mentre si sono evoluti i dettagli decorativi. Questa trattazione si concentra sull'architettura tradizionale cinese, antecedente all'occidentalizzazione delle costruzioni iniziata nel XX secolo.

Durante il XX secolo, alcuni architetti cinesi, educati in Occidente, hanno tentato di combinare i caratteri tradizionali cinesi in edifici moderni, con risultati non sempre ottimali. Il pressante sviluppo urbano contemporaneo richiede velocità di costruzione e un'elevata densità abitativa, caratteristiche che mal si accordano con le costruzioni tradizionali, che non superano i tre piani. Queste sono state quindi abbandonate in favore di edifici moderni. Ciononostante, le tecniche tradizionali sono ancora ampiamente utilizzate nella costruzione di architetture vernacolari nelle aree rurali.

Nelle costruzioni civili tradizionali cinesi, una caratteristica è la torre che si eleva su diversi piani formati da terrazzi, che sostengono un tetto sensibilmente incurvato all'insù, al quale vengono appesi campanelli. Le pareti esterne sono solitamente ricoperte di formelle in porcellana variopinta. I templi, o pagode, sono usualmente di piccole dimensioni e coperti da tetti acuminati, decorati da figure intagliate di draghi, tigri e altri animali.

La caratteristica architettonica cinese tradizionale più importante è certamente l'enfasi sull'asse orizzontale. Questo si manifesta nella costruzione edilizia che parte da una piattaforma pesante, con un grande tetto che sembra "galleggiare" su di essa, mentre le pareti verticali sono poco evidenziate. Questo contrasta nettamente con l'architettura occidentale, che tende a svilupparsi in altezza e profondità. L'architettura orizzontale pone l'accento sull'impatto visivo dato dalla larghezza degli edifici. I padiglioni e palazzi nella Città Proibita, ad esempio, hanno coperture piuttosto basse se confrontate con edifici con funzioni equivalenti in Occidente, ma le loro ampie superfici esterne suggeriscono la natura onnicomprensiva della Cina imperiale.

Le costruzioni cinesi tradizionali sviluppatesi verso l'alto trovano spazio nelle note pagode, specie di torri principalmente costruite a scopi religiosi (Buddhismo), rappresentando uno sviluppo naturale degli antichi stupa indiani dedicati alla conservazione di reliquie. Le prime pagode esistenti furono costruite interamente in legno e risalgono al II secolo, concentrate soprattutto nelle Cina centro-occidentale. Di queste in legno non rimangono resti concreti (la pagoda interamente in legno più antica pervenutaci è dell'XI secolo, nel Tempio Fogong nella zona Ying dello Shanxi), ma solo raffigurazioni e sculture presenti in alcuni siti archeologici, come le Grotte di Yungang o le Grotte di Longmen, con figure di pagode a forma di torri quadrate, al massimo di cinque piani, sormontate da uno stupa o da guglie circolari.

I resti delle pagode più antiche, realizzate in un misto di legno e mattoni, risalgono invece al VI secolo, concentrate nella regione dell'Henan. Queste presentano una pianta ottagonale, sono parzialmente in mattoni e raggiungono altezze anche di 40 metri. Nel VII secolo, con la dinastia Tang, si diffusero nuovamente le pagode a pianta quadrata, ancora più alte, come la Pagoda della Grande Oca Selvatica a Xi'an, alta 60 metri. Dal X secolo circa, si tornò a forme ottagonali, specialmente sotto le dinastie Shang, Yuan e Ming. Un classico esempio di questo periodo è la pagoda delle Sei Armonie di Hangzhou, costruita però non a scopi religiosi, ma come faro portuale.

Simmetria e Spazio Aperto

Un'altra caratteristica importante dell'architettura cinese tradizionale è l'enfasi posta sull'articolazione simmetrica degli edifici, che simboleggia l'equilibrio spirituale. La simmetria bilaterale si ritrova ovunque nell'architettura cinese, dai palazzi articolati alle più umili fattorie. Anche i piani di ristrutturazione e ampliamento di una casa cercavano, quando possibile, di mantenere questa simmetria. In contrasto con gli edifici, i giardini cinesi rappresentano la più notevole eccezione alla regola simmetrica.

La pratica architettonica contemporanea occidentale comporta, a differenza di quanto ha sempre fatto in passato, di circondare gli edifici con uno spazio aperto, facente parte della proprietà. Al contrario, l'architettura tradizionale cinese è caratterizzata da edifici o complessi di edifici che occupano l'intera proprietà, racchiudendo gli spazi aperti al loro interno. L'uso di cortili interni è una caratteristica comune a molti tipi di architetture cinesi. Sebbene i grandi cortili aperti siano meno comuni nelle architetture cinesi meridionali, il concetto di "spazio aperto" circondato da edifici si ritrova al sud sotto forma di "pozzi di luce".

Gerarchia Spaziale e Significato dei Colori

La struttura gerarchica, l'importanza e l'utilizzo degli edifici nell'architettura tradizionale cinese dipendono sempre strettamente dal posizionamento degli edifici stessi sui lotti o all'interno dei complessi. Gli edifici nella parte posteriore e più privata della proprietà sono tenuti in maggiore stima e riservati ai membri più anziani della famiglia, rispetto agli edifici vicini al fronte, tipicamente usati per la servitù.

L'uso di determinati colori, numeri e direzioni cardinali riflette la credenza cinese in una sorta di immanenza, nella quale la natura di una cosa può essere interamente contenuta nella sua forma, senza riferimento ad alcun essere evanescente (l'"anima" occidentale). Sebbene la tradizione occidentale abbia gradualmente messo a punto un discreto corpus letterario al riguardo, poco è stato scritto sul tema in Cina. Il testo più antico, il Kaogongji, non è mai stato contestato. Tuttavia, le idee sull'armonia cosmica e l'ordine della città sono state di solito interpretate al livello più basilare, tanto che una riproduzione della "città ideale" non è mai stata realizzata.

Elementi Architettonici Specifici e Simbolismo

Nell'architettura cinese è tipico l'utilizzo della facciata continua, che delimita gli ambienti lasciando il compito strutturale ai supporti lignei, i quali sorreggono anche i tetti. I tetti piani sono piuttosto inusuali, al contrario di quelli inclinati, quasi onnipresenti. A differenza di altri materiali, le antiche strutture in legno spesso non sono sopravvissute a causa della loro maggiore vulnerabilità agli agenti atmosferici e agli incendi, e per la naturale decomposizione nel tempo. Agli inizi del XX secolo non era sopravvissuto alcun edificio interamente in legno risalente alla dinastia Tang; il più antico ritrovato era il padiglione Guanyin presso il monastero Dule, datato 984, durante la dinastia Song. Successivamente, alcuni storici cinesi (Liang Sicheng, Lin Huiyin, Mo Zongjiang, Ji Yutang) hanno scoperto che la sala orientale del tempio Foguang, sul monte Wutai nello Shanxi, era databile all'857.

Modellino in ceramica funebre (mingqi) ritraente un'abitazione dell'epoca Han Occidentale

Le case della gente comune - burocrati, commercianti o agricoltori - tendono a seguire un modello stabilito: al centro della costruzione si trova un santuario per la divinità e gli antenati, utilizzato durante le feste. Talvolta, le famiglie allargate diventavano così numerose da richiedere la costruzione di una o due coppie di "ali" extra. Ciò conferiva all'edificio una forma a U, con un cortile anteriore utilizzato per i lavori agricoli; mercanti e burocrati, tuttavia, preferivano di norma chiudere il fronte con un imponente cancello.

Elementi Esclusivi dell'Architettura Imperiale

Esistono alcuni elementi architettonici riservati esclusivamente agli edifici costruiti per l'imperatore della Cina. Un esempio sono le tegole di colore giallo; il giallo era il colore imperiale, e le tegole gialle adornano ancora la maggior parte degli edifici all'interno della Città Proibita. Il Tempio del Cielo, tuttavia, utilizza tegole blu, a simboleggiare il cielo. I tetti sono quasi sempre sostenuti da mensole (dougong), una caratteristica condivisa solo con i maggiori edifici religiosi. Le colonne di legno degli edifici, così come la superficie dei muri, sono tendenzialmente di colore rosso.

Il drago cinese, emblema riservato all'imperatore, era molto utilizzato nell'architettura regale, ad esempio su tetti, travi, pilastri e porte. Solo gli edifici utilizzati dalla famiglia imperiale potevano avere nove Jian (间, intercolunni); e solo le porte usate dall'imperatore potevano avere cinque archi, con quello centrale riservato all'imperatore stesso.

Pechino divenne la capitale della Cina dopo l'invasione mongola del XIII secolo, completando la migrazione verso est della capitale cinese iniziata durante la dinastia Jin. L'ascesa dei Ming nel 1368 riaffermò l'autorità cinese e fissò a Pechino la sede del potere imperiale per i successivi cinque secoli. L'imperatore e l'imperatrice vivevano nei palazzi sull'asse centrale della Città Proibita, il principe ereditario sul lato orientale, e le concubine nella parte posteriore. La numerologia ha fortemente influenzato l'architettura imperiale, e si ritrova ad esempio nell'uso del nove in molte costruzioni (il nove è ritenuto essere il numero più propizio), ed è questa la ragione per cui la Città Proibita di Pechino è detta avere 9999,9 camere - appena al di sotto delle mitiche 10000 camere in cielo. Le tombe e i mausolei dei membri della famiglia imperiale, come ad esempio le tombe della dinastia Tang dell'VIII secolo, presso il Mausoleo Qianling, possono anche essere considerati come parte della tradizione architettonica imperiale.

Architettura Buddista e Taoista

In linea generale, l'architettura buddista segue lo stile imperiale. I grandi monasteri buddisti, di norma, hanno una sala d'ingresso dove si trova la statua di un Bodhisattva, seguita da un grande salone, ospitante le statue del Buddha. Gli alloggi per i monaci e le monache si trovano ai lati. Alcuni dei più grandi esempi di questo stile provengono dai templi di Puning e Putuo Zongcheng, del XVIII secolo.

L'architettura taoista, d'altro canto, segue di solito lo stile popolare. L'ingresso principale è situato a lato, per timore dei demoni che potrebbero cercare di entrare nell'edificio.

La più alta costruzione (non moderna) in Cina è stata edificata sia a fini religiosi che marziali.

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