Sempre più diffusa, la sindrome del burnout mette k.o. diversi insegnanti in Italia e nel mondo. Esaurimento, crollo nervoso, surriscaldamento: questo il significato di “Burnout”, termine di origine anglosassone, che sta entrando sempre di più nel lessico famigliare dei lavoratori italiani, vista la sua diffusione. È una condizione di stress psicofisico che si va a delineare a causa degli insuccessi e delle frustrazioni che dipendono dal lavoro. Determina un vissuto di demotivazione, delusione e disinteresse nell’individuo. Oggi questa sindrome si sta facendo strada anche e soprattutto negli insegnanti, caratterizzata da una perdita della capacità di controllo: uno smarrimento emotivo e psicologico, che non consente di attribuire all’esperienza lavorativa la giusta dimensione e il giusto valore. La realizzazione professionale finisce per assumere un’importanza smisurata nel sistema di valori e nella vita relazionale dell’individuo, che finisce per avere un crollo nervoso e talvolta anche reazioni emotive, impulsive e violente.

Le Molteplici Fonti di Stress nel Corpo Docente
La categoria degli insegnanti è sottoposta a numerosi fattori di stress. Questi dipendono soprattutto dal rapporto con gli studenti e con i genitori, dal dover operare in contesti difficili, come classi numerose. Da quando lavoro come Psicologo Prato, ho visto numerosi casi di burnout negli insegnanti. Se sei interessato a intraprendere un percorso di questo tipo, chiedimi pure tutte le informazioni di cui necessiti.
Rapportarsi con un insegnante non è mai facile, anzi alcune volte si tratta di qualcosa che preoccupa non poco gli studenti. Quando non ci si sente a proprio agio con un docente, relazionarsi con lui è fonte di ansia e stress per i ragazzi, a prescindere dal loro rendimento. Eppure i professori sono figure fondamentali per il percorso scolastico. Sono persone che si vedono quasi ogni giorno e con cui è impossibile non entrare in contatto. Interagire con loro senza paura è importante per permettere di vivere la scuola come un ambiente sereno e tranquillo.
Come Nasce l'Ansia degli Studenti nei Confronti degli Insegnanti
I professori sono figure autoritarie che giudicano con severità ogni comportamento e che condizionano la carriera scolastica. Molto spesso gli studenti li percepiscono come antagonisti spaventosi che rendono un inferno gli anni passati a scuola, tanto che spesso sono terrorizzati all’idea di doversi rapportare con loro per verifiche, interrogazioni, compiti e non solo. Ovviamente quest’ansia dipende anche dal modo in cui il docente si pone nei confronti dei ragazzi, ma, in ogni caso, il contatto con loro è inevitabile e soprattutto fondamentale per mantenere un buon rendimento scolastico, mostrandosi attivi in classe e sicuri durante le interrogazioni.
Superare l'Ansia nei Confronti dei Docenti
Ma arriviamo al nocciolo della questione: come si supera l’ansia nei confronti dei professori? La prima cosa da fare è sicuramente cambiare la propria visione su di loro. Smettere di trattarli come individui mostruosi che vogliono solo la propria infelicità e vedersi fallire. I professori sono persone più che normali: possono avere giornate no, simpatie e antipatie, ma il loro compito non è fare di tutto per mettere i bastoni fra le ruote. La loro vita non ruota attorno a te o ai voti che assegnano, perciò stai tranquillo: quando tornano a casa non passano il loro tempo a pensare a come distruggere la carriera da studente.
Non Aver Paura di Sbagliare
Quante volte è capitato che il prof facesse una domanda in classe e che non si alzasse la mano pur sapendo la risposta? Uno dei fattori che contribuisce ad aumentare l’ansia nei confronti dei professori è la paura di sbagliare. Sebbene si tratti di un timore fondato, molto spesso si tende a temere le conseguenze di un errore anche quando non ce n’è bisogno. Alzare la mano e dare la risposta sbagliata non implica nessuna ripercussione negativa. Anzi, molto spesso i professori apprezzano il fatto che ci si sia messi in gioco. Non si aspettano di certo che si sappia già tutto! Di conseguenza, quindi, provare a buttarsi senza aver paura di parlare potrebbe anche aiutare a migliorare il proprio rapporto con i docenti e a rompere il ghiaccio.
La Preparazione come Antidoto all'Ansia
Essere consapevoli della propria preparazione permetterà di ridurre parecchio l’ansia che deriva dal rapporto con i professori. Per questo motivo è fondamentale studiare con il giusto metodo ed essere sempre pronti. In questo caso, quindi, tutto dipende da sé stessi, dal proprio impegno, dalla propria determinazione e dalla propria capacità di organizzare lo studio volta per volta in modo responsabile.
Lavorare sull'Autostima
Cercare di superare timidezza e riservatezza ed uscire dalla propria comfort zone. Ricordarsi sempre che si è al pari di tutti i propri compagni, che si è intelligenti e che si hanno tutte le carte in regola per potersi rapportare con i professori nel modo giusto e in totale serenità. Provare a fare un lavoro introspettivo, concentrandosi sulla propria personalità.
L'Ansia: Una Risposta Naturale e i Suoi Disturbi
L’ansia è una risposta naturale del corpo e della mente di fronte a una situazione stressante o minacciosa. È un’emozione normale che tutti sperimentano occasionalmente. L’ansia diventa un problema quando diventa eccessiva, persistente e interferisce con la vita quotidiana. Le persone con disturbi d’ansia provano spesso preoccupazione e paura intense senza un motivo apparente o sproporzionato rispetto alla situazione reale. Ci sono diversi tipi di disturbi d’ansia, tra cui il disturbo d’ansia generalizzato (DAG), il disturbo di panico, la fobia specifica, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Le cause dell’ansia possono essere complesse e possono includere fattori genetici, esperienze traumatiche, squilibri chimici nel cervello e stress ambientali. È importante ricordare che l’ansia è un disturbo trattabile e molte persone con ansia riescono a gestire efficacemente i loro sintomi con l’aiuto di un supporto adeguato. Se si sospetta di avere un disturbo d’ansia, è consigliabile cercare l’aiuto di un professionista qualificato.

Gli Insegnanti e l'Ansia: Una Realtà Complessa
Sì, gli insegnanti possono soffrire di stati d’ansia. Le ragioni sono molteplici:
- Responsabilità e pressione: gli insegnanti sono responsabili dell’educazione e del benessere degli studenti. Questa responsabilità può creare una pressione significativa, specialmente quando devono garantire il successo accademico e il benessere emotivo di un gran numero di studenti.
- Ambiente di lavoro stressante: l’ambiente scolastico può essere complesso e stressante. Gli insegnanti devono affrontare carichi di lavoro elevati, organizzare le lezioni, valutare gli studenti, gestire situazioni di conflitto e collaborare con colleghi e genitori.
- Interazioni sociali: gli insegnanti interagiscono quotidianamente con gli studenti, i colleghi, i genitori e l’amministrazione scolastica. Queste interazioni possono essere sfidanti e richiedere abilità di comunicazione efficaci. L’ansia sociale, che si manifesta in situazioni di interazione sociale, può quindi essere un fattore rilevante per gli insegnanti.
- Cambiamenti nel sistema educativo: il sistema educativo può subire cambiamenti frequenti, come nuove politiche, programmi di studio o metodi di insegnamento.
- Autocritica e perfezionismo: gli insegnanti spesso si pongono standard elevati e possono essere autocritici riguardo alle loro prestazioni.
È importante che gli insegnanti riconoscano i segni e i sintomi dell’ansia e cerchino il supporto necessario.
Strategie di Gestione dell'Ansia per gli Insegnanti
- Consapevolezza emotiva: sviluppare consapevolezza emotiva significa riconoscere e accettare le proprie emozioni, compresa l’ansia.
- Pratiche di rilassamento: integrare pratiche di rilassamento nella routine quotidiana può aiutare a ridurre l’ansia.
- Gestione dello stress: gli insegnanti possono adottare strategie di gestione dello stress per ridurre l’impatto dell’ansia.
- Supporto sociale: condividere le proprie preoccupazioni e ansie con i colleghi o cercare sostegno da parte di amici, familiari o gruppi di supporto può aiutare gli insegnanti a sentirsi meno isolati.
- Auto-cura: prendersi cura di sé stessi è fondamentale per gestire l’ansia. Ciò può includere la promozione di uno stile di vita sano, con una dieta equilibrata, esercizio fisico regolare e un adeguato riposo. Gli insegnanti dovrebbero anche impegnarsi in attività piacevoli e gratificanti al di fuori del lavoro per favorire il benessere generale.
- Apprendimento di tecniche di gestione dello stress: gli insegnanti possono beneficiare di tecniche specifiche di gestione dello stress, come la resilienza, la risoluzione dei problemi, l’assertività e la comunicazione efficace.
- Ricerca di supporto professionale: quando l’ansia diventa sopraffacente e interferisce significativamente con la vita quotidiana e il lavoro, può essere utile cercare il supporto di un professionista della salute mentale.
È importante ricordare che ogni persona può trovare strategie di gestione dell’ansia diverse ed efficaci. Gli insegnanti dovrebbero esplorare e sperimentare con diverse strategie per scoprire quali funzionano meglio per loro.
L'Ansia Scolastica: Un Fenomeno Complesso nei Giovani
Mancano ormai poche settimane al termine dell’anno scolastico. Se maggio è per molti il periodo in cui si raccolgono i risultati degli sforzi compiuti nei mesi scorsi, per altri è il momento in cui si cerca di sanare qualche lacuna, in una sorta di rush finale. E allora c’è chi è alle prese con la matematica o chi per la prima volta si trova a studiare Kant, con l’obiettivo del tanto agognato sei. L’insegnante scorre il registro, la tensione si fa palpabile. Alla fine lo studente prescelto va alla lavagna, sotto lo sguardo vigile dei compagni che tirano un sospiro di sollievo. Se tutto questo fa parte della normale routine scolastica cui alunni e alunne sono abituati, talvolta il compito può risultare particolarmente gravoso, difficile il rapporto con gli insegnanti e faticose le relazioni con gli altri studenti, al punto da generare un’intensa sensazione di malessere.
“L’ansia scolastica non ha una sua categoria nosologica nel manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-5) - spiega Maria Cristina Matteucci -, ciò significa che non esiste una diagnosi di ansia scolastica. Può essere associata, tuttavia, ad alcuni disturbi psicologici importanti come l’ansia da separazione, l’ansia sociale o il disturbo di panico. Con il termine si intende sostanzialmente la manifestazione di un disagio caratterizzato da paura e angoscia che compromettono la regolare frequenza delle lezioni da parte del bambino o dell’adolescente e il suo rendimento, fino al totale rifiuto di recarsi a scuola. Proprio per questo si parla spesso di rifiuto della scuola, più che di ansia scolastica. Si tratta di una condizione che riguarda una percentuale compresa fra l'1% e il 5% di bambini e ragazzi in età scolare, con la stessa prevalenza fra maschi e femmine e una lieve prevalenza in bambini fra i 5 e 10 anni”.
ANSIA SCOLASTICA
Matteucci spiega che i diversi disturbi d'ansia hanno ognuno peculiarità specifiche, ma anche tratti comuni, tra cui un’eccessiva, immotivata paura e comportamenti di evitamento rispetto a una minaccia percepita che può essere esterna (un discorso davanti ai compagni, per esempio), o interna (la sensazione che si prova nel disturbo di panico). A volte può trattarsi anche di una minaccia non ben identificabile.
Si deve ricordare che un adeguato livello di ansia, quando non è paralizzante, bloccante, è un fenomeno normale. “È naturale provare un certo livello di tensione di fronte alle sfide che quotidianamente la vita e la scuola presentano”. Matteucci spiega però che se la reazione d’ansia del bambino o della bambina è molto intensa, se compare frequentemente e dura a lungo, nasconde forse qualcosa di diverso da un normale stato emotivo che si può avvertire in determinate circostanze.
Come nell'adulto, anche nel bambino o nel ragazzo l’ansia si associa a manifestazioni psicosomatiche: tra le più diffuse il mal di testa, il mal di pancia, la nausea, il vomito, la diarrea, le palpitazioni, la febbre. I bambini in particolare possono avere sintomi comportamentali come pianto, ira, collera, crisi di panico all'ingresso della scuola, difficoltà ad addormentarsi, fino al punto di rifiutarsi di andare a lezione. “Questa condizione ha anche dei riflessi psicologici importanti. Lo studente percepisce un senso di inadeguatezza e disistima, si ritira in sé stesso. La motivazione e l’impegno nell'affrontare le richieste della scuola calano e ciò porta a un drastico peggioramento dei risultati”.
Maria Cristina Matteucci sottolinea che l’ansia scolastica è un disturbo che può essere affrontato e risolto. La condizione emotiva della ragazza o del ragazzo dovrà essere valutata da uno specialista, psicologo o neuropsichiatra, che a seconda dei casi definirà il percorso da seguire. In caso di conclamato disturbo d’ansia è fondamentale intervenire precocemente. La docente sottolinea anche l’importanza di fare prevenzione, dunque di agire sulle cause che potrebbero contribuire a scatenare in un alunno il rifiuto della scuola. “I fattori protettivi possono essere di tipo individuale, familiare e ambientale o di contesto, cioè relativi all'ambiente scolastico”. Per alcuni ragazzi la percezione della propria efficacia e del proprio valore personale coincide con gli esiti della loro prestazione scolastica e questa spesso risponde alle aspettative dei genitori, talora molto elevate. Rapporti distesi con la famiglia e con gli insegnanti invece, da cui il ragazzo può ricevere sostegno, costituiscono fattori protettivi. “Vorrei sottolineare quanto sia importante la presenza di uno psicologo a scuola - conclude Matteucci -, che possa in qualche modo intercettare un eventuale malessere nello studente e contribuire a creare quel clima positivo in cui i bambini si sentono accolti e sicuri”.
Il Burnout tra gli Insegnanti: Un Fenomeno Globale
Il termine burnout è di derivazione anglofona, ma oramai viene ampiamente utilizzato anche nella lingua italiana senza la sua traduzione che è: esaurimento. Tale condizione di stress prolungata nel tempo prosciuga ed esaurisce tutte le energie della persona colpita portandola, così a perdere pian piano interesse nell’ambito lavorativo con conseguente inefficacia lavorativa e, spesso, una diminuzione di forze da investire nei contesti extra-professionali che, invece, dovrebbero sorreggere l’individuo. Questo esaurimento o logorio, è causato dallo stress che agisce sull’individuo in uno o più ambiti della vita di una persona, le componenti determinanti sono tre: i fattori professionali (il lavoro, l’ambiente lavorativo, i colleghi); i fattori extra-professionali (le relazioni, la famiglia) ed, infine, i fattori ereditari-familiari (le condizioni di salute personale o di qualche familiare, patologie presenti etc).
Tutti gli insegnanti, appartenenti a qualsiasi ordine di scuola ed indipendentemente dall’anzianità di servizio o dalla tipologia di contratto (insegnanti di ruolo, insegnanti precari, Messe a Disposizione etc), possono arrivare al burnout; anche se a livello epidemiologico l’età anagrafica avanzata, un’età di servizio consistente e l’essere donna nel periodo perimenopausale (il quale aumenta di molto la possibilità di sviluppare una depressione) porta ad una maggiore predisposizione a sviluppare burnout. Tutti gli insegnanti possono essere colpiti da burnout poiché facenti parte delle cosiddette “professioni d’aiuto”, ovvero tutte quelle professioni che prendono o hanno in cura una o più persone (medici, infermieri, educatori, psicologi e, per l’appunto, insegnanti!) con grande possibilità di usura psicofisica.
Manifestazioni del Burnout Docente
Spesso il burnout risulta silente e si manifesta senza preavviso: attacchi di panico, manifestazioni di ansia, tristezza, sentimenti di vuoto, affaticabilità e annesso senso di colpa per non essere più performanti rispetto agli anni precedenti, insofferenza verso gli alunni, i colleghi, sentimenti di disperazione, somatizzazioni, insonnia, inappetenza, manie di persecuzione, aggressività, abuso di farmaci (antidepressivi, tranquillanti e ipnoinducenti), violenza auto o etero-diretta, senso di fallimento e di frustrazione, dissimulazione. Tutte queste manifestazioni portano l’insegnante a provare un senso di vergogna per la situazione che sta vivendo e producono isolamento e solitudine qualora non si riesca a condividere (e viene fatto molto poco) il proprio malessere con i colleghi e con la dirigenza.
Passi per Affrontare il Burnout Docente
Quali possono essere, allora, i passi da compiere per fronteggiare un male così eterogeneo?
- Riconoscere la professione a rischio: Innanzitutto è di fondamentale importanza riconoscere la professione del docente tra le categorie a maggior rischio di sviluppare burnout proprio perché facente parte delle “professioni d’aiuto” che per loro natura hanno un alto impatto stressogeno.
- Formazione e consapevolezza: La formazione dei docenti: essere a conoscenza e consapevoli delle malattie professionali e dei rischi che si corrono e degli strumenti a disposizione degli insegnanti e della dirigenza per tutelare la salute dei lavoratori (Collegio Medico di Verifica, Accertamento Medico d’Ufficio).
- Condivisione del malessere: Il terzo passo consiste nel non dissimulare il proprio malessere fisico e/o psichico e condividere con i colleghi il proprio status poiché è così facendo che si combatte contro un nemico silente ed invisibile agli occhi dei colleghi; infine consentono all’insegnante di evitare di rimanere intrappolati nelle 4s: stress, stigma, stereotipo e solitudine.
- Ricerca di supporto professionale: Il quarto, ed ultimo, step è quello di evitare il fai da te: appare banale e scontato ma spesso non lo è. Quando ci si rende conto di stare male è di fondamentale importanza rivolgersi ad uno specialista per affrontare in modo più attrezzato un periodo di vita costellato da sofferenze, in questo caso un supporto terapeutico risulta di fondamentale importanza, assieme ai passi precedentemente citati, per risolvere la situazione di malessere che colpisce l’insegnante.

La Crisi degli Insegnanti Australiani: Un Modello per Altri Paesi
Gli insegnanti australiani sono in crisi, ed è urgente porre in essere interventi che mitighino il loro burn out, cioè l’esaurimento psicofisico di cui le vittime principali sono proprio gli insegnanti e il personale sanitario. Lo certifica uno dei più grandi studi mai effettuati nel paese, che individua elementi presenti nella classe docente di molti altri paesi, alle prese con difficoltà analoghe. Nell’indagine, condotta dai ricercatori dell’università di Sidney e pubblicata su Social Psychology of Education, sono stati intervistati 5.000 docenti delle scuole medie e superiori tra il 2022 e il 2024, e ciò che ne è emerso è un quadro allarmante. Il 90% dei partecipanti ha infatti affermato di soffrire di uno stress molto grave, e due terzi di avere i sintomi di una depressione o di una sindrome ansiosa da moderate a gravi: un tasso che è circa doppio rispetto alla media nazionale.
Le cause non evidenti: il 68,8% denuncia di sentirsi sopraffatto dal carico di lavoro, esacerbato anche dalla cronica carenza di personale, che comprende troppi compiti non legati alla didattica, amministrativi, burocratici e di raccolta dati, che sottraggono tempo alla programmazione delle lezioni e al rapporto con gli studenti. Il tutto, poi, peggiora via via che ci si addentra nelle zone rurali e meno popolose. Come intervenire? Secondo gli autori su più fronti: per esempio, alleggerendo il carico di compiti non didattici, migliorando i trattamenti economici, predisponendo servizi (anche digitali) di supporto psicologico, e monitorando il benessere psicofisico degli insegnanti.
Il Corpo Umano come Sistema di Difesa: Una Metafora per Comprendere lo Stress
Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione… Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”.
Consigli per un Nuovo Docente alle Prime Armi
Buonasera, da poco sono stata assunta come docente in una scuola media; purtroppo mi trovo malissimo con i ragazzi, non riesco a gestirli e a coinvolgerli nella lezione. Mi sento sempre in ansia, ho paura di non fare bene il mio lavoro e di essere per loro più un danno che altro.
- Risposta: Buonasera, si informi se la sua scuola ha uno psicologo, potrebbe rivolgersi al/alla collega. Dott.Masucci A.
- Risposta alternativa: Cara Marty, ti trovi in una situazione nuova, è come se dovessi trovare gli strumenti giusti per adattarvisi. Questi strumenti li hai dentro di te, devi solo diventarne consapevole. Dr.ssa Amanda D'Ambra. Questa esperienza ti servirà per farti le ossa.
Fattori di Stress e di Protezione per la Resilienza nel Contesto Scolastico
Parlare della resilienza degli insegnanti non significa pensare alla scuola come a un «lavoro di trincea». Dai racconti che abbiamo raccolto incontrando gli insegnanti, emergono anche altri aspetti. Ad esempio, la sensazione di dover fare tutto e tutto insieme, non solo un insieme di progetti che alcuni ritengono tolgano spazio alla didattica, ma anche dover essere «psicologi, assistenti sociali, medici e giudici senza averne le competenze». Oppure le incombenze burocratiche, ma anche la fatica di ricoprire un ruolo che non vedono più riconosciuto, soprattutto da alcuni genitori, in un contesto sociale in cui l’autorevolezza dei ruoli non è più intrinseca ma va conquistata e costruita giorno dopo giorno, attraverso la creazione di legami di fiducia e collaborazione e le capacità e le competenze vanno dimostrate.
Analizzando i fattori di protezione, ci sono alcuni fattori che nella nostra esperienza tornano costantemente e sembrano più significativi di altri. In primo luogo, avere un forte senso valoriale e motivazionale, ovvero il credere continuamente nell’importanza del proprio lavoro e di poter realmente fare la differenza nella vita dei propri alunni e delle loro famiglie. Ciò si correla al senso di soddisfazione, di realizzazione ma anche alla percezione di autoefficacia e al senso di padronanza come la capacità di risolvere i problemi, prendere decisioni, raggiungere obiettivi e aiutare i propri alunni. Sicuramente l’aggiornamento, la formazione continua rispetto alla didattica e alle metodologie di insegnamento, sono fondamentali, sia perché contribuiscono a un senso di rinnovamento motivazionale sia perché permettono di percepirsi maggiormente competenti e spesso sono occasione per nuovi incontri e relazioni professionali. Ma ciò che fa la differenza è sicuramente il poter parlare delle difficoltà. Riflessione e condivisione delle proprie esperienze con i colleghi sono poi una fonte di supporto emotivo, utili per uscire dalla sensazione di isolamento per la scoperta di non essere i soli ad affrontare quel tipo di difficoltà, inoltre favoriscono l’apertura a nuove prospettive, attraverso processi di co-costruzione e negoziazione condivisa. Riflessione e condivisione devono però essere caratterizzate da un approccio positivo. Troppo spesso la narrazione diventa un cortocircuitare o, peggio, un autoalimentarsi di lamentele ed emozioni negative.
Sappiamo che sembrerà banale e forse anche bizzarro, ma crediamo che trovare divertimento nel proprio lavoro sia qualcosa che fa la differenza, capace di trasmettersi agli alunni e alle famiglie, diventa piacere e desiderio di stare insieme. In tutto questo aiuta l’umorismo: non solo alcuni autori come Steven e Sybil Wolin lo individuano come un fattore di resilienza, ma dalle varie interviste effettuate con gli insegnanti emerge come esso consenta di distanziarsi dalle situazioni rendendole più sopportabili e traducendole in nuove forme esplicative. Un altro importante strumento di resilienza è la metodologia, considerata spesso come un peso meramente burocratico. Infine, ma non da ultimo, un importante fattore di resilienza è rappresentato dall’istituto di appartenenza. Sentirsi supportati, riconosciuti, avere un sistema chiaro e condiviso di gestione delle problematiche fanno realmente la differenza nella sicurezza e nella stabilità degli insegnanti.
tags: #ansie #causate #da #asilo #insegnanti #troppo
