Gli attacchi di panico sono episodi improvvisi e intensi di disagio, ansia o paura accompagnati da sintomi fisici e psicologici, che si presentano in assenza di un pericolo reale. Sebbene non siano di per sé pericolosi per la salute, rappresentano la principale manifestazione del disturbo da panico, un tipo di disturbo d’ansia caratterizzato appunto dalla ripetuta comparsa di attacchi di panico. Questi attacchi, definiti come l’improvvisa comparsa di paura o disagio intensi che raggiungono un picco nell’arco di pochi minuti, possono manifestarsi anche nell’ambito di varie altre patologie psichiatriche, tra cui i disturbi d’ansia e dell’umore (come la depressione), il disturbo da uso di sostanze e le fobie. Gli attacchi di panico sono piuttosto comuni, arrivando a colpire fino all'11% della popolazione in un solo anno. La maggior parte dei soggetti guarisce senza terapia; alcuni sviluppano un disturbo da panico, che interessa dal 2 al 3% della popolazione in un periodo di 12 mesi.

La Natura degli Attacchi di Panico e del Disturbo da Panico
Un attacco di panico è un'esperienza terrificante, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta. Si tratta di episodi di ansia acuta che insorgono per lo più inaspettatamente e provocano intensa paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire. I sintomi dell’attacco di panico coinvolgono sia la sfera fisica che quella psicologica. Non tutti i sintomi devono essere presenti contemporaneamente: la manifestazione può variare da persona a persona e da un attacco all’altro. La differenza principale tra ansia e attacco di panico risiede nella modalità di insorgenza: l’ansia si sviluppa gradualmente in risposta a una preoccupazione identificabile, mentre l’attacco di panico esplode improvvisamente, spesso senza un motivo apparente, anche durante il sonno o in momenti di rilassamento.
Un attacco di panico dura in genere tra i 5 e i 20 minuti, con un picco di intensità che si raggiunge entro i primi 10 minuti. In casi rari può protrarsi fino a un’ora. L’attacco va in remissione spontaneamente. I sintomi scompaiono lasciando il soggetto in uno stato di profondo sfinimento e allarme. Il singolo episodio, quindi, sfocia facilmente in un vero e proprio disturbo di panico, più per “paura della paura” che altro. La persona si trova rapidamente invischiata in un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta "agorafobia". L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente e il paziente diviene schiavo del panico, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque. La caratteristica essenziale del disturbo da attacchi di panico è la presenza di attacchi ricorrenti e inaspettati. La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi d’ansia e cambia il proprio comportamento in conseguenza degli attacchi.
Il primo attacco di panico è generalmente inaspettato, cioè si manifesta “a ciel sereno”, per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso, ricorre al pronto soccorso. Gli individui con Disturbo di Panico mostrano caratteristiche preoccupazioni o interpretazioni sulle implicazioni o le conseguenze degli attacchi di panico. La preoccupazione per il prossimo attacco o per le sue implicazioni sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di evitamento. Di solito gli attacchi sono più frequenti in periodi stressanti. Alcuni eventi di vita possono infatti fungere da fattori precipitanti, anche se non indicono necessariamente un attacco di panico. Gli eventi stressanti, le situazioni agorafobiche, il caldo e le condizioni climatiche umide, le droghe psicoattive possono infatti far insorgere sensazioni corporee anomale.

Sintomatologia degli Attacchi di Panico
Gli attacchi di panico sono definiti come l’improvvisa comparsa di paura o disagio intensi che raggiungono un picco nell’arco di pochi minuti. Alla paura si possono accompagnare altri sintomi psicologici, come la sensazione di soffocamento, quella di irrealtà o depersonalizzazione (cioè il sentirsi staccati da sé stessi), il timore di morire e quello di perdere il controllo. Non tutti i sintomi sono necessari perché si tratti di un attacco di panico. Vi sono molti attacchi caratterizzati solo o in particolare da alcuni di questi sintomi. Ad esempio, alcuni individui presentano attacchi moderatamente frequenti (per es., una volta a settimana), che si manifestano regolarmente per mesi. Altri riferiscono brevi serie di attacchi più frequenti, magari con sintomi meno intensi (per es., quotidianamente per una settimana). Vi sono anche i cosiddetti attacchi paucisintomatici, molto comuni negli individui con Disturbo di Panico, che sono degli attacchi in cui si manifestano soltanto una parte dei sintomi del panico, senza esplodere in un vero attacco.
Secondo il DSM-5-TR, tra i sintomi più comuni che possono comparire durante un attacco di panico rientrano:
- Palpitazioni o tachicardia: il cuore accelera bruscamente.
- Sudorazione intensa: una risposta fisiologica di attivazione.
- Tremori o scosse: soprattutto a carico delle mani e delle gambe.
- Sensazione di mancanza d’aria o soffocamento.
- Dolore o fastidio toracico: spesso interpretato come segnale cardiaco.
- Nausea o disturbi addominali.
- Vertigini, instabilità o sensazione di svenimento.
- Brividi o vampate di calore.
- Parestesie: formicolii o intorpidimento a mani, piedi o viso.
- Derealizzazione o depersonalizzazione: sensazione di irrealtà o distacco dal sé.
- Paura intensa di perdere il controllo, di impazzire o di morire.
Questi sintomi sono estremamente invalidanti nell’immediato, ma non determinano danni fisici: il corpo attiva una risposta d’emergenza come se fosse presente una minaccia reale, pur non essendoci. È bene ricordare che, nella popolazione femminile in post-menopausa, gli attacchi di panico risultano relativamente comuni e possono costituire un fattore di rischio indipendente per eventi cardiovascolari.
Sensazioni di Irrealtà e Distacco dal Corpo
Durante un attacco di panico, la realtà può improvvisamente sembrare distante e opaca. Alcune persone descrivono la sensazione di essere “fuori dal proprio corpo”, come se osservassero la scena dall’esterno. Si tratta di fenomeni chiamati derealizzazione e depersonalizzazione. Sono segnali che il sistema nervoso sta cercando di proteggerti da un sovraccarico emotivo, proprio come fa un interruttore automatico che si attiva quando la corrente è troppo forte. Questa sensazione di irrealtà può essere spaventosa, perché fa sentire ancora più soli e disorientati. Tuttavia, si tratta di un fenomeno comune e transitorio, che non indica una malattia grave. Se ti è capitato, ricorda che non stai “impazzendo” e che puoi ritrovare il tuo centro con il giusto supporto.
Derealizzazione e Depersonalizzazione: cosa fare
Cause degli Attacchi di Panico e Fattori di Vulnerabilità
La causa esatta degli attacchi di panico e del disturbo da panico non è completamente chiara. I disturbi psichiatrici sono spesso dovuti a un insieme di fattori genetici e ambientali, e per ciascuno di essi sono stati riconosciuti alcuni specifici fattori di rischio.
Fattori Psicologici e Ambientali
Alcune circostanze e l’ambiente familiare in cui siamo cresciuti possono averci insegnato che il mondo è un posto pericoloso, che non siamo adeguati ad affrontarlo, ecc. Ad esempio, traumi come la malattia o la morte di un genitore o di un familiare possono creare questo tipo di vulnerabilità all’ansia. Lo stress che possiamo incontrare in una determinata fase di vita e che non riusciamo a gestire può aumentare il normale livello d’ansia con cui tutti noi nasciamo, facendolo esplodere in episodi di panico, più o meno intensi, a seguito di un evento stressante.
Meccanismi Biologici e Neurochimici
La ricerca scientifica ha chiarito importanti aspetti sui meccanismi alla base degli attacchi di panico. Quando si verifica un attacco di panico, alcune aree del cervello si attivano in modo anomalo. Una delle principali responsabili è l’amigdala, una piccola struttura cerebrale coinvolta nella gestione della paura e dell’ansia. Nei soggetti con disturbo di panico, questa regione risulta iperattiva, portando a reazioni di paura eccessive e incontrollate.
Oltre alle alterazioni cerebrali, anche la genetica e la chimica del cervello giocano un ruolo fondamentale. Studi recenti hanno dimostrato che livelli ridotti del brain-derived neurotrophic factor (BDNF), una proteina che aiuta la crescita e il funzionamento dei neuroni, possono contribuire allo sviluppo del disturbo di panico. Anche i neurotrasmettitori, ossia le sostanze chimiche che trasmettono segnali nel cervello, influenzano il disturbo di panico. Una ridotta disponibilità di serotonina, un neurotrasmettitore noto per il suo effetto calmante, può contribuire all’insorgenza di attacchi di panico.
Un altro elemento chiave nella comprensione degli attacchi di panico è il sistema dello stress. Il nostro corpo risponde alle situazioni di pericolo attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), che regola il rilascio di cortisolo, noto come “ormone dello stress”. Molti pazienti con disturbo di panico riferiscono di avvertire sensazioni fisiche intense, come respiro affannoso o senso di soffocamento, che possono scatenare un attacco. Studi hanno dimostrato che alcune persone hanno una maggiore sensibilità all’anidride carbonica (CO2), il che può portare il cervello a interpretare erroneamente un lieve aumento della CO2 come un segnale di pericolo, scatenando così il panico.

Comorbilità e Condizioni Associate
Gli attacchi di panico possono manifestarsi in qualsiasi disturbo psichiatrico, di solito in situazioni correlate alle caratteristiche centrali del disturbo (p. es., una persona con la fobia dei serpenti può sviluppare panico alla vista di un serpente). Tali attacchi di panico sono definiti attesi. Gli attacchi di panico inaspettati sono quelli che si verificano spontaneamente, senza alcun innesco apparente.
Il disturbo di panico è spesso accompagnato da almeno un’altra comorbilità. Altri disturbi d’ansia, depressione maggiore, disturbo bipolare e disturbo da uso di alcol lieve sono le comorbilità psichiatriche più comuni. Le comuni comorbilità mediche comprendono le aritmie cardiache, l’ipertiroidismo, l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Ipocondria e Depressione
Attacchi di panico, ipocondria e depressione sono disturbi complessi che spesso si intrecciano, dando origine a un circolo difficile da interrompere. Gli attacchi di panico, caratterizzati da un’intensità emotiva travolgente, possono alimentare la paura di avere una malattia grave anche in assenza di riscontri medici, una convinzione tipica dell’ipocondria che, a sua volta, può aumentare l’ansia e la frequenza degli attacchi stessi. La sofferenza prolungata può portare allo sviluppo di sentimenti di impotenza, tristezza e perdita di interesse per le attività quotidiane, sfociando in uno stato depressivo. La depressione, a sua volta, può ridurre ulteriormente le risorse necessarie per affrontare l’ansia, chiudendo il cerchio.
Gestione e Rimedi per gli Attacchi di Panico
Sapere cosa fare durante un attacco di panico può fare la differenza tra un episodio che si esaurisce rapidamente e uno che si prolunga e spaventa.
Strategie Immediate e Tecniche di Rilassamento
Quando si affronta un attacco di panico, avere a disposizione un rimedio immediato può fare la differenza. Le tecniche di respirazione rappresentano uno strumento fondamentale: tra queste, la respirazione diaframmatica controllata (inspirare lentamente dal naso contando fino a 4, trattenere per 2 secondi, espirare dalla bocca contando fino a 6) o la sequenza 7-11 (inspirare lentamente contando fino a 7 ed espirare contando fino a 11) si sono dimostrate particolarmente efficaci per regolare il ritmo respiratorio e contrastare la sensazione di soffocamento tipica del panico. È importante non iperventilare: respirare troppo velocemente riduce la CO2 nel sangue e peggiora i sintomi di vertigine e formicolio.
Oltre alla respirazione, ancorarsi al presente attraverso esercizi di grounding, come la tecnica del grounding 5-4-3-2-1 (identificare 5 cose che si vedono, 4 che si possono toccare, 3 che si sentono, 2 che si annusano, 1 che si può assaggiare), può aiutare a distogliere la mente dalle sensazioni interne e riportare a una percezione più equilibrata della realtà. Osservare attentamente cinque oggetti intorno a te, ascoltare tre suoni diversi, percepire tre sensazioni fisiche, annusare due odori e concentrarsi su un sapore è un esercizio particolarmente adatto a chi convive con questa situazione, poiché distoglie dai pensieri negativi e aiuta a riportare l’attenzione su stimoli reali e concreti.
Le tecniche di distrazione sensoriale sono anch’esse utili per interrompere il circolo vizioso dell’ansia: ad esempio, mangiare un alimento dal sapore forte, stringere in mano un cubetto di ghiaccio, ascoltare una canzone che ti piace, annusare un profumo intenso o praticare un esercizio fisico breve e intenso come saltare sul posto. Questi stimoli sensoriali possono “resettare” temporaneamente il sistema di allerta, facilitando l’uscita dal loop dell’attacco.
Ristrutturazione Cognitiva e Accettazione
Durante un attacco di panico, pensieri catastrofici automatici e incontrollati riempiono la mente della persona. Questa ha quindi difficoltà a pensare chiaramente e teme che tali sintomi siano veramente pericolosi. Alcuni temono che gli attacchi indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es., cardiopatia, epilessia).
Rimanere nella situazione: fuggire dalla situazione rinforza la paura. Ristrutturazione cognitiva: ricordare a sé stessi che l’attacco è temporaneo, non pericoloso e passerà da solo. Ripetere frasi rassicuranti, sia a voce alta che mentalmente, come "sono al sicuro e questo è solo un momento passeggero", può aiutare a neutralizzare i pensieri negativi che possono amplificare il panico e a ridurre l’intensità della risposta emotiva.
È inoltre necessario abbandonare gradualmente i cosiddetti “comportamenti protettivi”, che danno illusoria sicurezza. Infine possono essere utili tecniche di rilassamento e, sopratutto, strategie che aumentino la capacità del soggetto di accettare le emozioni negative.

Trattamento del Disturbo da Panico
Il disturbo da panico è una condizione curabile. Il trattamento può prevedere psicoterapia, farmacoterapia, o una combinazione delle due.
Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT)
La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) rappresenta il trattamento di prima scelta per il disturbo di panico. Studi condotti in diversi paesi dimostrano che più dell’80% delle persone si libera degli attacchi di panico dopo un breve periodo di trattamento. La CBT lavora su due fronti: da un lato aiuta il paziente a riconoscere e modificare i pensieri catastrofici che alimentano il panico (“sto avendo un infarto”, “sto impazzendo”), dall’altro utilizza l’esposizione graduale alle sensazioni temute e alle situazioni evitate.
Nella terapia si utilizzano strategie verbali volte a modificare i pensieri catastrofici automatici (es., mi verrà un infarto, sverrò, ecc.). Questo fa sì che col tempo la persona impari a non aver paura delle sensazioni fisiche di ansia. Alle strategie verbali si associano tecniche volte a modificare i comportamenti problematici che mantengono il disturbo. In primis occorre contrastare gradualmente la tendenza ad evitare le situazioni temute (cioè quelle da cui non c’è immediata via di fuga). Serve inoltre aiutare il soggetto ad esporsi alle sensazioni fisiche che lo allarmano (es. tachicardia) attraverso esercizi in seduta e la ripresa di attività che vengono evitate. Ad esempio, si accompagna il paziente in un percorso in cui prendere un caffè, salire le scale di corsa, praticare sport, ecc., devono tornare a far parte della sua vita.
Terapia Farmacologica
Attualmente, molti farmaci possono aiutare i pazienti a ridurre i fastidiosi sintomi associati al panico.
- SSRI (Inibitori della ricaptazione della serotonina) e SNRI (Inibitori della ricaptazione della serotonina e norepinefrina): sono considerati farmaci di prima linea grazie alla loro efficacia e al profilo di sicurezza. Di solito si rivelano sicuri con un basso rischio di effetti collaterali seri. Entrambi appartenenti alla categoria degli antidepressivi sono di solito raccomandati come farmaci di prima scelta per trattare gli attacchi di panico.
- Benzodiazepine: questi ansiolitici agiscono più rapidamente degli antidepressivi ma possiedono una maggiore probabilità di indurre dipendenza fisica e alcuni effetti avversi, come la sonnolenza, l’atassia e i problemi di memoria. Possono aiutare a ridurre la paura e i sintomi fisici degli attacchi di panico, e sono particolarmente utili all’inizio del trattamento, in attesa che gli antidepressivi (che agiscono più lentamente) facciano effetto.
Antidepressivi più benzodiazepine: questi farmaci talvolta nella fase iniziale sono usati in combinazione; l’effetto della benzodiazepina va lentamente a ridursi dopo che l’antidepressivo diventa efficace (anche se alcuni pazienti rispondono solo al trattamento in combinazione). Gli attacchi di panico spesso si ripresentano quando i farmaci vengono sospesi.
Derealizzazione e Depersonalizzazione: cosa fare
Prevenzione e Stile di Vita
Non esiste una strategia per prevenire del tutto gli attacchi di panico. Per chi ha avuto una diagnosi di disturbo da panico o altri disturbi che possono causarli, comunque, seguire il corretto trattamento può ridurre il rischio che si presentino e imparare a identificare e gestire gli stimoli che possono scatenarli.
In linea di massima, inoltre, caffeina, alcol e tabacco possono peggiorare gli attacchi di panico, quindi evitarli è consigliabile non solo per la salute fisica ma anche per quella psicologica. L’esercizio fisico regolare può contribuire a ridurre l’ansia e migliorare il benessere generale.
Quando Rivolgersi a un Professionista
È importante consultare un medico o uno psicologo quando gli attacchi di panico si ripetono, quando generano una preoccupazione costante di avere nuovi episodi, o quando iniziano a limitare la vita quotidiana - ad esempio evitando di uscire di casa, di guidare o di trovarsi in situazioni sociali. Rivolgersi a uno psicologo per iniziare una psicoterapia per gli attacchi di panico è un passo importante per riconquistare serenità e autonomia, specialmente se gli attacchi di panico condizionano la tua vita quotidiana. Le terapie più efficaci, secondo le evidenze scientifiche, sono la terapia cognitivo-comportamentale e l’EMDR. Entrambe le terapie sono supportate da solide evidenze scientifiche e possono aiutarti a ritrovare il controllo sulla tua vita.
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