Anoressia e Ginnastica Artistica: Un Legame Pericoloso tra Performance e Salute

L'apparenza, almeno dai primi anni Ottanta, ci intrappola in una prigione di stereotipi dove le nostre capacità passano in secondo piano rispetto all'apparire e all'avere. Chi per insicurezza personale, chi per l’incapacità di opporsi alle attuali convenzioni, rimane incastrato nelle maglie dei modelli irraggiungibili che osannano bellezza, giovane e perfetta. Oggi, avere un corpo perfetto è simbolo di controllo, che a sua volta è simbolo di duro lavoro e ambizione. Questa aspirazione porta con sé due assunti principali: avere un corpo perfetto rende la vita più facile (anche se, in realtà, varie ricerche evidenziano che essere fisicamente attraenti porta vantaggi in alcune situazioni e svantaggi in altre) e il corpo è malleabile, dunque con la giusta combinazione di alimentazione ed esercizio, tutti possono diventare fisicamente perfetti. Sebbene sia assodato che variabili biologiche e genetiche possano influenzare la regolazione del peso e delle forme corporee, imponendo limiti naturali, c’è forte fiducia nella possibilità che grazie ad alcuni mezzi si possa arrivare, o avvicinarsi, al modello di bellezza che la società considera ideale. Lo sforzo verso il miglioramento del corpo coinvolge entrambi i sessi e comporta l’assunzione di vari comportamenti e attività, tra cui l’esercizio fisico. È indubbio che una regolare attività fisica porti ad effetti benefici, sia psicologici e sia fisiologici come la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, la prevenzione dell’osteoporosi e la riduzione del rischio di ipertensione. Tuttavia, concepire lo sport in modi estremi può essere controproducente e portare a rischi per la salute psicofisica dell’individuo.

atleta che si allena intensamente

La Moda della Forma Fisica e il Culto del Corpo

A partire dagli anni Ottanta, si sono moltiplicati in tutti i paesi industrializzati centri e club salutisti, con attrezzi ginnici e una nuova generazione di allenatori professionisti che hanno via via costruito un mercato in costante crescita, frutto più del culto del corpo in una società spinta al consumismo che al vero e proprio desiderio di dimagrire. Con lo sviluppo di numerose attività fisiche di massa e la nascita di nuove pratiche motorie che promettono il raggiungimento di ideali di forma e muscolosità, alcuni studiosi si sono interessati ad analizzare le motivazioni che portavano le persone ad aderire o meno all’attività fisica. È così emerso che, in una consistente percentuale di soggetti, l’esercizio fisico rappresenta una modalità per modellare e controllare la propria immagine corporea. Modalità che Schilder individuava come mezzo per modificare il proprio corpo per come lo stesso veniva percepito e di ricerca di un corpo ideale.

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Il corpo ideale, è proprio questo il leitmotiv, sia nel sesso maschile e sia nel sesso femminile, fra l’esercizio fisico e l’apparenza: la pratica sportiva, viene praticata maggiormente per quest’ultima che non per i suoi benefici legati al benessere. Ne deriva una crescente tendenza al sovra-esercizio fisico, al fanatismo per lo sport, tanto da coniare termini nuovi quali "negative addiction", "compulsive exercise" o "exercise dependence", per descrivere un tipo di attività fisica estrema sia in frequenza che in durata, accompagnata da una irrefrenabile pulsione alla prestazione e da possibili crisi di astinenza.

Il Concetto di Sovra-Esercizio Fisico

Il concetto di sovra-esercizio è molto complesso da classificare, misurare e individuare; tuttavia, la ricerca ha fatto molti passi in avanti per isolare la fenomenologia raccogliendo una sufficiente quantità di dati tali da consentirci di affermare che in date circostanze esso sia legato fortemente a insoddisfazione corporea e allo sviluppo di disturbi di tipo alimentare. Il confine è sottile: da una parte, vi è un tipo di esercizio fisico sano ed equilibrato, che mira semplicemente ad una cura di sé, al mantenimento di un aspetto desiderabile, ad un miglioramento della propria immagine e al potenziamento della propria vitalità; dall’altra un modo di vivere lo sport patologico, dove le pratiche legate all’allenamento diventano totalizzanti, tanto da interferire con tutti gli altri aspetti della vita, come il lavoro, lo studio, i rapporti sociali e le relazioni sentimentali, dove l’investimento sull’immagine è assoluto e totalitario, annullando ogni consapevolezza di sé che non sia basata sull’esteriorità. Un allenamento, portato all’eccesso, può dunque rivelarsi controproducente.

Le Conseguenze Psicologiche dell'Attività Fisica Estrema

Un tipo di esercizio incessante, praticato senza rispetto delle comuni norme di buon senso, compromette risorse energetiche e mentali. Lo sport è una risorsa eccezionale quando viene praticato correttamente, ma alla condizione che il suo scopo sia l’ottenimento di una buona forma fisica, non di un corpo perfetto. Se l’obiettivo diviene la perfezione corporea, lo sport di conseguenza sarà un agente stressante a livello psicologico: l’attività fisica verrà dunque associata solo ad un qualcosa di utile al fine di bruciare calorie in poco tempo, a dimagrire o aumentare la massa muscolare. Tutte attività che portano a pensieri intrusivi e in grado di portare la tensione psichica a livelli molto alti.

Per le persone affette da Disturbi Alimentari e della Nutrizione (DAN), l’attività fisica assume un valore simbolico: viene mitizzata e considerata una veloce scorciatoia per il raggiungimento della perdita di peso o del controllo delle forme corporee. In questi casi viene meno il piacere di allenarsi. Non vi è soddisfazione alcuna nell’osservare gli eventuali miglioramenti che si ottengono grazie al costante allenamento, esiste solo la volontà di annullarsi completamente nell’esercizio fisico fino allo stremo delle forze. La sindrome iperattiva, in questi soggetti, continua anche dopo continui svenimenti senza che questi riescano a fermarsi e anzi, intensificano gli allenamenti finché essi distesi diventano un incubo persecutore unitamente al digiuno. In queste condizioni, tuttavia, il cervello innesca un meccanismo di protezione tale per cui rifiuta di accettare tale metodica e ha una vera e propria “crisi di rigetto”: aumentano nervosismo, sentimenti di collera alternati a brevi momenti di euforia che aprono la strada ad ansia, angoscia e attacchi di panico. La sensibilità emotiva è alterata e compromessa; la dimensione delle reazioni, come ridere o piangere, viene amplificata e difficile da tenere sotto controllo. L’attività sportiva viene spinta allo stremo fintanto da risultare molto nociva: ogni sessione di allenamento esaurisce sempre più le riserve energetiche fisiche e mentali e contribuisce a peggiorare lo stato di salute psicofisica del soggetto, che continua imperterrito mentendo anche a se stesso sulla gravità della situazione che sta vivendo, e che porta a sperimentare stanchezza cronica, demotivazione, senso di inadeguatezza, crollo dei livelli di autostima e depressione cronica.

Il Rischio di Disturbi Alimentari negli Sport "Estetici"

Sembra quasi un paradosso, ma fare lo sportivo/a di professione significa adottare uno stile di vita che, al di là del rischio infortuni, li rende vulnerabili e soggetti a rischio per lo sviluppo di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), un rischio maggiore rispetto alla media complessiva della popolazione. Il corpo, per un atleta, è molto più di un corpo: diviene un mezzo, uno strumento di fondamentale importanza, attraverso il quale esprime il proprio sé e le proprie potenzialità. Ed è intorno al corpo che in molte discipline sportive, ad alti livelli soprattutto, si focalizza lo stile di vita dello/a sportivo/a. Danza, ginnastica, corsa, wrestling, nuoto, body building: sono gli sport dove prettamente magrezza e tonicità sono fattori fondamentali per sviluppare certe abilità tecniche, e determinare un costante miglioramento della performance. Più c’è controllo sul peso, sulla forma del corpo, migliore sarà la prestazione. Si innescano così paura di ingrassare e un’ostinata iperattività giornaliera associata a veri e propri sintomi di astinenza nel caso di impossibilità a svolgere i propri allenamenti.

Da forme d’espressione artistica o discipline finalizzate al benessere fisico, alcuni sport come danza e ginnastica a partire dalla metà del XX secolo sono diventati competizioni dove l’agonismo si spinge nella massima espressione in tutte le sue forme: la magrezza è ricercata al pari di flessibilità e scioltezza dei movimenti, e in altri, come pugilato, judo, body building, gareggiando in specifiche categorie di peso è chiaro che il controllo su di esso assuma una componente rilevante, più che in altri sport dove il peso non è così fondamentale. A partire dagli anni '80 sono iniziate le ricerche sulle relazioni esistenti tra insoddisfazione corporea ed esercizio fisico (con attenzione anche ai disturbi del comportamento alimentare), innanzitutto con lo studio di alcune caratteristiche di personalità associate sia ai disordini nell’alimentazione sia alla partecipazione ad uno sport: la competitività, l'ansia da prestazione ed il perfezionismo. Molteplici studi hanno confermato una relazione positiva tra questi fattori: la valutazione positiva del proprio corpo è stata collegata ad un'alimentazione sana ed adeguata e ci saranno meno probabilità di mangiare in maniera disordinata o intraprendere una dieta restrittiva o vomito autoindotto, se il soggetto sarà soddisfatto di come appare. Per un atleta è importante sì il raggiungimento del risultato sportivo o di un certo tipo di prestazione, ma anche di come si appare, di avere, cioè, un peso e una forma ottimali: si può pensare al desiderio di magrezza delle ballerine, ma anche al desiderio opposto, quello di un body builder, che non si percepisce mai abbastanza grosso e tende verso una massa muscolare sempre maggiore.

atleta di ginnastica artistica in posa

La "Triade dell'Atleta Femmina"

In questo contesto, è fondamentale definire la "triade dell'atleta femmina", un insieme di tre condizioni interconnesse che colpiscono le atlete: disturbi alimentari, amenorrea (assenza del ciclo mestruale) e osteoporosi (perdita di densità ossea). La ginnastica artistica, con la sua enfasi sulla leggerezza, la linea e il controllo del peso, è uno degli sport in cui questa sindrome si manifesta con maggiore frequenza. La pressione per mantenere un corpo esile e aggraziato può portare a restrizioni caloriche estreme, che a loro volta innescano uno squilibrio ormonale e la perdita di massa ossea.

Tipologie di Sport e Alimentazione: Un Approccio Differenziato

A seconda dell'attività svolta esistono notevoli differenze nell'alimentazione da seguire. Non tutti gli atleti provano sentimenti di adeguatezza del proprio corpo rispetto alle caratteristiche specifiche dello sport praticato, sentendosi spesso sotto pressione in vista del raggiungimento del "tipo ideale" di corpo. Gli atleti sono spesso sotto pressione in quanto il loro corpo deve garantire una performance ottimale in base alle caratteristiche dello sport. Così, coloro che praticano sport come la danza, l'atletica, la ginnastica artistica, il pattinaggio, sono portati a desiderare una corporatura più esile e slanciata che dia un'immagine di leggerezza e armonia mentre, coloro che praticano sport come il body-building, il football, il pugilato, desiderano una corporatura più massiccia e muscolosa. Ad ogni tipo di sport corrisponde, dunque, un'ideale corporeo: di conseguenza a seconda dello sport praticato, gli atleti desidereranno un certo tipo di corporatura e cercheranno di raggiungerla essenzialmente attraverso un particolare allenamento e specifiche abitudini alimentari. Tutto questo, può, in alcuni casi, portare l'atleta a mettere in atto comportamenti dannosi, in particolare rispetto all'allenamento e alle condotte alimentari (sovra-esercizio).

Le conseguenze di diete particolari, adottate per tenere sotto controllo il peso corporeo, possono essere gravi, come: un calo improvviso e drastico di peso corporeo che influenza negativamente la performance, le funzioni cognitive e la salute fisica in generale; la perdita di peso, anche in assenza di un disturbo vero e proprio della condotta alimentare, ha complicanze mediche che includono il sistema cardiovascolare, endocrino, riproduttivo, gastrointestinale, renale ed il sistema nervoso centrale.

  • Sport di resistenza: grande quantità di carboidrati che garantisca un notevole apporto di glicogeno sufficiente a fornire energia durante gli sforzi prolungati.
  • Sport di forza: è importante l'apporto proteico che favorisce lo sviluppo della massa muscolare; non trascurare allo stesso tempo i carboidrati, i quali garantiscono il necessario apporto di energia senza il quale l'organismo sarebbe costretto ad intaccare le riserve di proteine.
  • Sport di velocità e scatto: un giusto apporto di carboidrati, l'unico nutrimento che garantisce energia immediata con il minor dispendio di ossigeno.

Disturbi Alimentari e Distorsione dell'Immagine Corporea nello Sport

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), secondo il DSM-V, interessano primariamente il genere femminile e sono considerati un problema sanitario importante. Essi sono caratterizzati da un grave disordine alimentare e una preoccupazione eccessiva riguardante il peso e la forma del proprio corpo. Si manifesta frequentemente una bassa autostima, un'immagine corporea distorta che fa percepire il proprio corpo con un eccesso di peso, inefficienza, perfezionismo e un senso di perdita di controllo seguiti da meccanismi compensatori quali manipolazione alimentare e utilizzo di metodi inadeguati al controllo del peso. A ciò si associa spesso irregolarità mestruale e osteoporosi.

I DNA sono caratterizzati da "un persistente disturbo dell'alimentazione oppure da comportamenti inerenti l'alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale". Secondo la nuova classificazione del DSM V, i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione includono: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Binge Eating Disorder, Disturbo Evitante/Restrittivo dell’assunzione di cibo (incluso l'ortoressia), Disturbo della ruminazione, Pica o picacismo, Altri disturbi specifici della nutrizione e dell’alimentazione e Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non altrimenti specificati.

Un ampio sottogruppo di persone con disturbi dell’alimentazione pratica un esercizio fisico eccessivo per controllare il peso e la forma del corpo e, a volte, anche per modulare le emozioni negative. È associato al senso soggettivo di essere obbligati o spinti a esercitarsi, ha la priorità rispetto alle altre attività della giornata (per es. Nelle attività giornaliere di routine, nelle attività sportive, in modo anomalo). Questa è la funzione più comune dell’esercizio riportata dalle persone con disturbi dell’alimentazione: controllare il peso e la forma del corpo. L’uso dell’esercizio può essere “di compenso” se usato dopo episodi di abbuffata oggettivi o soggettivi. Alcune persone però adottano un esercizio di compenso preventivo per “bruciare” calorie prima di ingerirle (il cosiddetto “debito”). Altre pensano di poter mangiare solo se si sono allenate in anticipo. L’esercizio può essere anche “non di compenso” se eseguito di routine senza alcun legame con l’assunzione di cibo.

L’esercizio fisico può anche avere la funzione di neutralizzare o ridurre la consapevolezza dello stato emotivo avverso comportando però danni emotivi, interpersonali e fisici. Questa modalità ha una funzione simile ad altri comportamenti disfunzionali di modulazione delle emozioni, come l’autolesionismo, l’uso improprio di sostanze psicoattive e gli episodi di abbuffata. Fa perdere del tempo che può essere usato in modo più utile e positivo (per es.

L’esercizio eccessivo nelle persone con disturbi alimentari è associato a diverse caratteristiche distinte, tra cui una maggiore psicopatologia del disturbo alimentare e moderazione alimentare, una psicopatologia generale più elevata (in particolare ansia e sintomi ossessivo-compulsivi), caratteristiche specifiche della personalità (vale a dire, livelli più elevati di persistenza e tolleranza del perfezionismo di frustrazione), basso indice di massa corporea (BMI) e giovane età.

grafico che illustra la correlazione tra esercizio fisico e disturbi alimentari

Anoressia Nervosa e Anoressia Atletica

L'anoressia nervosa è un disturbo comportamentale, caratterizzato da un’alterata percezione dell’immagine corporea. Viene corretto dallo stesso soggetto con una alterazione nutrizionale e con incremento dell’attività fisica. Il soggetto anoressico tende a praticare attività motoria nascondendosi da occhi indiscreti e trasforma l’allenamento in iper-attività. Il pensiero dell’anoressico, volto alla preoccupazione di un possibile sovraccarico ponderale, corre verso l’allenamento intenso.

L'anoressia atletica è un disturbo del comportamento alimentare che colpisce principalmente gli atleti che competono in sport che richiedono una corporatura esile o una riduzione della massa corporea. L’anoressia atletica non è una diagnosi clinica ufficiale, ma un termine usato per descrivere una condizione simile all’anoressia nervosa, ma con alcune differenze specifiche. Spesso gli atleti affetti da questo disturbo seguono regimi alimentari restrittivi, si sottopongono ad allenamenti intensi e prolungati, usano integratori o farmaci per perdere peso o massa grassa, si pesano frequentemente e si confrontano con altri atleti. Ciò che permette di tracciare le peculiarità dell’anoressia atletica rispetto all’anoressia nervosa è il fatto che la magrezza viene ricercata al fine di migliorare le prestazioni sportive. Le discipline in cui mantenere un peso basso è richiesto come requisito per accedere all’agonismo o in cui la perdita di peso viene correlata alla performance espongono gli atleti a un maggiore rischio di sviluppare dell’anoressia sportiva.

Dismorfismo Corporeo e Vigorexia

Il dismorfismo corporeo, o dismorfia muscolare (vigorexia o bigoressia), è un altro disturbo che colpisce gli sportivi, in particolare in discipline dove la massa muscolare è enfatizzata. In questo caso, l'atleta ha una percezione distorta del proprio corpo, ritenendosi insufficientemente muscoloso e sviluppando un'ossessione per l'allenamento con i pesi e l'assunzione di integratori. L'obiettivo essenziale è l'incremento della massa muscolare attraverso il potenziamento e la tonificazione muscolare. La vigoressia (o bigoressia) è un disturbo che spinge la persona a svolgere esercizio fisico intenso con l’obiettivo di aumentare la propria massa muscolare.

Prevenzione e Intervento: Un Approccio Multidisciplinare

Affrontare questa problematica richiede un cambiamento culturale nell’ambiente sportivo. È fondamentale che allenatori, preparatori e dirigenti comprendano l’importanza di promuovere una cultura della salute piuttosto che del solo risultato. Anche il supporto psicologico gioca un ruolo essenziale. Molti atleti non parlano apertamente delle loro difficoltà per paura di essere giudicati o di vedere compromessa la loro carriera.

Per prevenire i disturbi alimentari nello sport è necessario promuovere un’idea di atleta che non sia solo sinonimo di prestazione e controllo del peso, ma anche di equilibrio e benessere psicofisico. Riconoscere i segnali di un rapporto malsano con il cibo, incoraggiare il dialogo e adottare un approccio più consapevole all’alimentazione sono passi fondamentali per garantire agli atleti una carriera lunga, sana e sostenibile.

La terapia cognitivo-comportamentale migliorata (CBT-E) dei disturbi dell’alimentazione è un trattamento psicologico raccomandato dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE) per la cura dei disturbi dell’alimentazione negli adulti e adolescenti. Il primo passo è valutare se l’esercizio che si fa è eccessivo. Fare un esercizio fisico che interferisce con attività importanti (per es. Il terzo passo è decidere di interrompere l’esercizio fisico eccessivo. Poiché spesso chi ha un disturbo dell’alimentazione di solito tende a non vedere l’esercizio fisico eseguito come un problema, ma piuttosto come un modo positivo di controllare il peso e la forma del corpo o di modulare le emozioni, questo è spesso un compito difficile. Inoltre, la maggior parte delle persone con disturbi dell’alimentazione è molto preoccupata per le conseguenze negative percepite dell’interruzione o della riduzione dell’esercizio sul peso e sulla forma del corpo.

team multidisciplinare di professionisti sanitari

Il trattamento dell’anoressia atletica richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga diversi professionisti, come medici, psicologi, nutrizionisti, allenatori e familiari. A seconda della gravità del caso, il trattamento può essere ambulatoriale, residenziale o ospedaliero. In alcuni casi, può essere necessario sospendere temporaneamente l’attività sportiva per consentire una migliore guarigione. In ogni caso, è fondamentale che l’atleta sia motivato a cambiare e a collaborare con il suo team terapeutico.

È consigliabile riportare in tempo reale in una Scheda di Monitoraggio gli stimoli, i pensieri e le emozioni che precedono l’inizio dell’esercizio fisico. Se si è in condizioni mediche stabili (stabilite da un medico), può essere consigliabile sostituire l’esercizio eccessivo con un esercizio salutare. Cercare di essere “in forma” fisicamente e psicologicamente è, infatti, una strategia fondamentale per interrompere l’esercizio fisico eccessivo. La chiave è imparare ad esercitarsi con gli altri (mai da soli), in modo salutare e non eccessivo. Questo tipo di esercizio fisico può aiutare a socializzare, a esporre il corpo, a gestire l’impulso a muoversi in modo eccessivo e ad accettare il recupero del peso, con la modificazione della forma del corpo conseguente. È consigliabile perciò pianificare un esercizio fisico salutare e trovare le opportunità per eseguirlo socialmente (per es. fare delle lezioni di tennis o di danza di gruppo).

In questi casi può essere utile praticare attività alternative (es. Se si pratica sport agonistico e si una un indice di massa corporea minore di 19 bisogna essere valutate da un medico esperto di disturbi dell’alimentazione per decidere se si è idonee a continuare l’attività sportiva. In caso di mancata idoneità, come spesso accade in questa condizione la sospensione degli allenamenti e delle competizioni è transitoria e cesserà non appena sarà raggiunta la soglia del peso salutare. Il razionale di questa decisione è che il continuare a fare un esercizio fisico intenso, in una condizione di malnutrizione, è pericoloso per la salute.

Se si esegue l’esercizio fisico eccessivo per gestire alcuni eventi negativi ed emozioni associate si può consigliare di usare la procedura di Risoluzione dei Problemi Proattiva descritta nel manuale Terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione.

Promuovere un ambiente sportivo positivo richiede un impegno collettivo da parte di allenatori, dirigenti, atleti e personale di supporto. Solo attraverso una cultura che valorizzi la salute e il benessere, piuttosto che standard di bellezza irrealistici, possiamo sperare di ridurre l’incidenza di disturbi alimentari nel mondo dello sport.

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