L'esistenza umana è intrinsecamente legata al tempo, una variabile inesorabile che scandisce ogni istante della nostra vita. Tuttavia, quando ci troviamo di fronte all'ineluttabilità della morte, la percezione del tempo subisce una profonda alterazione, assurgendo a una dimensione quasi assoluta. È in questo contesto estremo, quello della relazione analitica con i malati terminali, che emerge la necessità di un approccio innovativo, capace di "frantumare" il tempo per dilatarlo, permettendo a ogni momento di racchiudere in sé la totalità del tempo vivibile. Questo approccio, metaforicamente ispirato al lavoro meticoloso dei restauratori che ricompongono un affresco di Giotto da minuscoli frammenti recuperati dopo un catastrofico terremoto, propone un protocollo volto a consentire all'analizzando, la cui vita è stata "polverizzata" dalla consapevolezza della fine imminente, di vivere appieno il tempo residuo.

Il modello concettuale sviluppato da Armando B. Ferrari, in particolare nell'opera "Il Pulviscolo di Giotto", si innesta su un percorso teorico e clinico di lunga data, iniziato circa trent'anni prima della sua pubblicazione. Le sue ipotesi, sebbene avanzate in un ambiente analitico spesso ancorato a modelli consolidati, hanno trovato accoglienza in specifici gruppi di colleghi e in determinate aree geografiche, testimoniando la loro potenziale rilevanza.
Dalla Corporeità al Pensiero: L'Intreccio Indissolubile
Il filo conduttore che attraversa l'opera di Ferrari, dai suoi primi scritti come "L'eclissi del corpo" e "Adolescenza. La seconda sfida", fino a "L'alba del pensiero" e "Il Pulviscolo di Giotto", è il continuo intreccio tra la corporeità e il funzionamento psichico. Questo legame inscindibile costituisce il vertice privilegiato da cui Ferrari osserva e comprende le vicissitudini dell'essere umano. La scelta di considerare il tempo non solo come una scansione cronologica, ma come una variabile irreversibile, relativa e soggettiva, ha permesso a Ferrari di avvicinare esperienze cliniche particolari, come quelle con i malati terminali o i pazienti anziani, offrendo spunti di riflessione su molteplici aspetti del lavoro clinico. "Il Pulviscolo di Giotto" è, in questo senso, un libro sulla vita e sul tempo che la scandisce, con la corporeità che emerge come un indicatore inequivocabile del suo scorrere.
Il Tempo Soggettivo e la Corporeità: Indicatori del Vivere
La concezione del tempo in Ferrari va oltre la sua misurazione oggettiva. Egli sottolinea l'importanza del tempo relativo e soggettivo, quello percepito e vissuto dall'individuo, in cui la corporeità gioca un ruolo fondamentale. Le sensazioni fisiche, i cambiamenti corporei, la percezione del proprio corpo nel suo evolversi sono tutti elementi che riflettono e influenzano la nostra esperienza temporale. In questo senso, il corpo non è un mero contenitore, ma un vero e proprio strumento di misurazione e di espressione del tempo vissuto.
Oltre il Dualismo Mente-Corpo: L'Ipotesi dell'Oggetto Originario Concreto
Una delle innovazioni più significative del pensiero di Ferrari risiede nella sua radicale riformulazione della relazione mente-corpo. Distanziandosi da una psicoanalisi prevalentemente centrata sul mentale, Ferrari riscopre e valorizza le intuizioni freudiane sulle "necessità di lavoro" che legano indissolubilmente corpo e mente. La sua ipotesi centrale è quella dell'Oggetto Originario Concreto (OOC), un insieme di funzioni sensoriali, metaboliche e psichiche interconnesse, che nasce dal corpo stesso e costituisce il primo e unico oggetto della mente del neonato.

Questa prospettiva rivoluzionaria sposta l'attenzione dalla madre come oggetto primario alla fame del neonato, al suo stesso corpo. La mente, secondo Ferrari, nasce dal corpo perché ne ha bisogno per gestire la sua natura turbolenta e marasmatica. La mente agisce con una funzione distanziante, contenitiva e organizzante, proiettando un'ombra benefica sulle sensazioni corporee e rendendo possibile un funzionamento efficace per la sopravvivenza. Questo processo, definito "eclissi del corpo", non si limita ai primi anni di vita, ma si ripropone costantemente.
Le emozioni, in questa ottica, sono viste come elementi di collegamento nella costruzione del pensiero e espressioni dell'integrazione tra mente e corpo. Il corpo, dunque, non è un mero dato biologico, ma la matrice fondamentale da cui emerge la psiche.
Il Contributo di Bion e Garroni: Un Dialogo Fecondo
Il pensiero di Ferrari è profondamente influenzato dal suo rapporto con figure intellettuali di spicco. W.R. Bion è considerato il suo maestro, e Ferrari ha sviluppato ipotesi che affondano le radici nel suo insegnamento, riformulando concetti come le aree psicotiche e non psicotiche nei termini di aree entropiche e neghentropiche. In particolare, Ferrari attribuisce alla forza disorganizzante delle sensazioni originarie un ruolo centrale nella tendenza alla disorganizzazione, piuttosto che a elementi primariamente distruttivi.
Altrettanto fondamentale è stata la collaborazione con il filosofo Emilio Garroni. Da Garroni, Ferrari ha ripreso la concezione di "UNO" (la relazione mente-corpo) e "BINO" (la rappresentazione e la simbolizzazione), utilizzandoli per descrivere l'unità diadica del rapporto corpo-mente. Questo dialogo intellettuale ha permesso a Ferrari di elaborare una nuova sistematizzazione delle sue conoscenze e della sua esperienza analitica e teorica, affrontando implicazioni paradigmatiche, epistemologiche e logiche della psicoanalisi.
"La grazia e l’atto: il dialogo tra Sant’Agostino e la psicoanalisi" - Prof. Massimo Recalcati
La Relazione Analitica: Un Sistema "Autointerpretante"
La concezione della relazione analitica in Ferrari è quella di una "costante dinamica", caratterizzata da un duplice movimento: l'analizzando che "va verso se stesso" e l'analista che, sollecitato dal dire dell'analizzando, "torna verso se stesso". Questo crea un sistema "autointerpretante", dove l'analista non è un archeologo che scava nel passato, ma si concentra sui modi della comunicazione. Il transfert, in quest'ottica, è un fenomeno reciproco, non unidirezionale, che genera un controtransfert. Le ipotesi dell'analista non sono interpretazioni definitive, ma proposizioni analitiche che l'analizzando è invitato a verificare per migliorare il suo dialogo con se stesso.
L'Adolescenza: La Seconda Sfida
Ferrari dedica particolare attenzione all'adolescenza, concepita come la "seconda sfida" dell'essere umano, successiva alla "nascita psicologica". In questa fase cruciale, il corpo si impone con prepotenza alla mente, portando con sé i cambiamenti biologici e le nuove connotazioni adulte. L'adolescente può sentirsi estraneo al proprio corpo, temendo l'impatto delle sue trasformazioni. Ferrari sottolinea l'importanza di un approccio pedagogico e della possibilità per l'adolescente di "fare per conoscere".
Le sue riflessioni sulla sessualità e sull'identità di genere sono altrettanto avanzate. La sessualità è vista come un tentativo di comunicazione con l'esterno, un desiderio dell'altro che può essere definito come omologo o opposto. Il concetto di "complesso edipico" viene riformulato come "costellazione edipica", un insieme complesso e dinamico che dura tutta la vita e non è legato all'identità di genere fissa, ma a una continua oscillazione dipendente dalle circostanze.
Malattia Mentale e Guaritore Interno
Ferrari avanza anche un'interessante ipotesi sull'origine della malattia mentale. In un gruppo familiare, chi si ammala non è necessariamente il più debole, ma spesso il più sensibile, il più problematico, il più curioso, quello che possiede ipotesi più forti sulla vita. Inoltre, Ferrari ipotizza l'esistenza di un "guaritore interno", un aspetto funzionante che coesiste, seppur in forma dissociata, con gli aspetti malati del paziente.
L'Eredità di Ferrari nel Panorama Psicoanalitico
Il contributo di Armando B. Ferrari, sebbene a volte considerato "disturbante" per la sua tendenza a marginalizzare interpretazioni di transfert e a ridimensionare il ruolo dell'introiezione dell'analista, merita un approfondimento. Il suo pensiero, radicato in una profonda esperienza clinica e intellettuale, offre una prospettiva unica sulla relazione mente-corpo, sul tempo, sull'adolescenza e sulla natura stessa della relazione analitica. La sua opera, raccolta in edizioni uniche e studiata da studiosi che ne hanno seguito gli sviluppi, continua a stimolare la ricerca e a offrire spunti preziosi per il trattamento di casi complessi, invitando gli analisti a pensare da vertici differenti e ad accogliere la ricchezza e la complessità dell'esperienza umana nella sua interezza. La sua visione radicale sulla centralità del corpo come primo oggetto della mente anticipa di decenni le scoperte delle neuroscienze e le riflessioni sulla fisicità in psicoterapia, confermando la sua lungimiranza e l'importanza duratura del suo lascito intellettuale.
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