Alcol e Farmaci: Un Legame Pericoloso da Non Sottovalutare

L'ansia è un disturbo molto diffuso, spesso trattato con benzodiazepine, una classe di farmaci ansiolitici. Allo stesso tempo, molte persone consumano alcol anche occasionalmente. Le benzodiazepine sono comunemente prescritte per trattare ansia, insonnia e disturbi correlati. Agiscono sul sistema nervoso centrale, rallentandone l’attività e producendo un effetto calmante. Sebbene i meccanismi di interazione siano diversi da quelli delle benzodiazepine, anche in questo caso si possono verificare effetti indesiderati importanti. Per chi assume benzodiazepine, è consigliabile evitare del tutto il consumo di alcol, salvo indicazioni specifiche del medico.

La Confessione e l'Innesco di un'Indagine

Qualche mese fa, un’amica mi confidava di alcuni suoi problemi di salute e di alcuni farmaci che le erano stati prescritti ma che, a suo parere, le stavano creando problemi e non le risolvevano la sintomatologia di base legata a un’infezione genitourinaria. Vomito, crampi, mal di testa intenso si erano manifestati, secondo la sua impressione, dopo l’avvio della terapia, peggiorando una sintomatologia già poco piacevole e continuavano nonostante avesse interrotto da un paio di giorni la terapia. Gli anni incalzano, i problemi sono sempre più frequenti e comuni nelle donne (e non solo) per cui ci si sarebbe potuti sottrarre a qualunque congettura o ragionamento e suggerire cure alternative ma… a cena, due bicchieri di vino preceduti da un prosecchino e il limoncello finale mi hanno sollecitato un “approfondimento d’indagine” compiacendo una mai sopita deformazione professionale che mi ha spinto a chiedere: “Scusa, ma non ti hanno detto di non bere alcolici?”.

Persona che parla con un amico a cena

Mi ha guardato un po’ seccata, un po’ stupita della domanda come gran parte dei tanti pazienti che, quando da giovane medico di Guardia Medica mi capitava di visitare, mi guardava come un marziano quando mi premuravo di segnalare che dovevano interrompere il consumo di alcol durante una delle tante terapie farmacologiche connesse con l’uso di antiinfiammatori, antibiotici, antidolorifici, antidiabetici, antistaminici, antipertensivi, anticoagulanti, ansiolitici, sedativi, ipnotici, antidepressivi, miorilassanti, antiulcera e molti altri ancora.

Il Metronidazolo e l'Interazione con l'Alcol

La mia amica aveva assunto per giorni il metronidazolo, un antimicrobico molto usato in ginecologia e in gastroenterologia, che si presta molto bene per affrontare il discorso poco noto dell’interazione tra farmaci e consumo di alcol. Durante il trattamento con metronidazolo è indispensabile evitare l'assunzione di alcol per scongiurare la manifestazione certa delle sgradevoli conseguenze consistenti in mal di testa, nausea, vomito, crampi addominali e sudorazione. Per evitare questi possibili effetti indesiderati si deve consigliare all’atto della prescrizione di non assumere alcolici né durante il trattamento, né nei tre giorni successivi alla fine della cura con metronidazolo.

La mia amica ha ripreso la terapia interrompendo il consumo di alcol, ha risolto il problema e ha imparato la lezione: consultare il medico e leggere sempre il “bugiardino” all’interno dei farmaci prescritti per sapere come comportarsi.

Il Fegato: Un Laboratorio Unico e Sovraccarico

Molti pensano che gli effetti della combinazione alcol e farmaci riguardi solo alcune categorie di prodotti, alcune selezionate molecole, ignorando che, invece, l’alcol interferisce con numerosi farmaci d’uso quotidiano, comune e che occorrerebbe evitare di bere alcol se c’è la necessità di eseguire una terapia, breve o prolungata che sia. Intendiamoci bene: il fegato è uno e le cellule epatiche, sede delle trasformazioni che l’organismo richiede per numerose molecole, possono impegnarsi a metabolizzare solo una sostanza alla volta, non certo vagonate di molecole differenti che, indipendentemente dalla provenienza e dall’utilità, se risultano estranee all’organismo richiedono un intervento affinché possano essere espulse il prima possibile, magari rendendo la molecola più solubile per accelerarne l’eliminazione con l’urina attraverso i reni.

Di solito ciò avviene grazie all’ossigenazione della molecola attraverso un trattamento effettuato da alcuni enzimi cellulari di natura proteica chiamati citocromi, presenti nei mitocondri, di cui la famiglia più nota è quella denominata dalla sigla P450. Molti farmaci possono avere un effetto induttivo, di sollecitazione, o inibitore dell’attività dei citocromi e questi fenomeni sono alla base degli effetti compromettenti l’azione terapeutica e di tossicità derivanti dall’assunzione contemporanea di differenti sostanze estranee all’organismo (xenobiotici vengono chiamate) tra cui anche l’alcol.

Illustrazione del fegato umano con evidenziati i processi metabolici

Quando la quantità di alcol consumato eccede la capacità del fegato di metabolizzare, grazie all’azione dell’enzima specifico alcoldeidrogenasi (ADH) una quantità pari a 6-8 grammi di alcol all’ora, in pratica 10 ml di alcol puro, poco più di ½ bicchiere di vino ad esempio, l’alcol in eccesso attiva il sistema ossidativo enzimatico dei citocromi nel tentativo di potenziare l’organismo nel fronteggiare l’intossicazione da alcol attraverso la biotrasformazione, inattivazione in sostanza “ossigenata” più solubile e la successiva espulsione diretta tramite le urine. L’attivazione del potenziamento del sistema di smaltimento è la ragione per la quale chi beve spesso alcol riesce a eliminarlo, entro certi limiti, con maggiore efficienza tendendo a ubriacarsi con più difficoltà ma non per questo evitando i danni causati dall’alcol.

Ciò avviene in pratica anche per alcuni farmaci e poiché alcol e farmaci sono “lavorati” dallo stesso sistema di citocromi, capita spesso che si creino delle preoccupanti interferenze con effetti che sono sempre negativi per la salute. Tale circostanza è di così grande importanza da richiedere l’obbligo di legge di segnalare nei fogliettini illustrativi dei farmaci, i “bugiardini”, la necessità di non bere o di limitare fortemente l’uso di alcolici al fine di evitare di compromettere la salute con effetti tossici o comunque negativi che variano secondo la molecola in questione.

Meccanismi di Interazione Alcol-Farmaci

L’alcol e i farmaci possono interagire e influenzarsi a vicenda in modi differenti:

a) I farmaci possono interferire ritardando l’eliminazione dell’alcol da parte dell’organismo. Gli effetti avversi come vampate di calore, cefalea, nausea, palpitazioni e ipotensione sono causati dai metaboliti tossici prodotti dall’alcol che rimangono più a lungo nell’organismo.

b) L’alcol può aumentare o ritardare sia gli effetti diretti che quelli collaterali di alcuni farmaci che, a seconda della molecola e dei casi, o permangono attivi in maniera più prolungata nell’organismo determinando una vera e propria overdose da farmaco oppure, al contrario, possono essere metabolizzati tanto velocemente da non raggiungere livelli di concentrazione adeguati del principio attivo.

Una delle azioni più pericolose tra alcol e farmaci è quella che si riferisce all’effetto di depressione del sistema nervoso centrale. I sedativi, gli ansiolitici, molti antidepressivi, gli antipsicotici, gli antiepilettici, gli oppioidi, tra cui molti farmaci per la tosse e i “sonniferi”; anche gli antistaminici presentano un’interazione con l’alcol che ne rafforza l’effetto sedativo. Il consumo di alcol comporta effetti particolarmente gravi che possono indurre una depressione respiratoria oltre che uno stato di scarsa vigilanza.

Quali sono gli effetti dell'Alcol sul Cervello?

Casi Emblematici e Farmaci Comuni

Benzodiazepine e il Tragico Esempio di Whitney Houston

Withney Houston è morta per un cocktail di alcol e farmaci: una combinazione fatale di alcolici, Valium e Xanax si è portata via una delle voci più amate di tutti i tempi. Withney aveva l’abitudine di prendere lo Xanax, uno dei nomi commerciali dell’alprazolam, ansiolitico della famiglia delle benzodiazepine come anche il diazepam, il Valium, per calmarsi prima dei concerti, per aiutarsi ad alleviare gli attacchi di panico e ansia di cui era vittima. Una risposta a una debolezza, quindi, ma anche un’evidente impotenza rispetto a una vulnerabilità che richiedeva un uso all’inizio episodico ed in seguito sempre più ricorrente. Nulla di male, molti usano benzodiazepine quotidianamente ma il messaggio da portare a casa in questo caso è: chi usa queste categorie di farmaci non deve consumare alcolici. Anche una piccola quantità di alcolico consumata in corso di terapia anche occasionale di questi farmaci può avere come effetti immediati la sonnolenza e la perdita di lucidità e di riflessi negativi; contemporaneamente si può causare anche la perdita di efficacia del farmaco, come nel caso del lorazepam. Due bicchieri sono addirittura sufficienti a far emergere un’inattesa aggressività, come nel caso dell’alprazolam, che può durare sino a 12 ore dopo l’interazione.

Antinfiammatori, Antibiotici e Antidolorifici

Antinfiammatori, molti antibiotici, antidolorifici, antidiabetici, antistaminici, antipertensivi, anticoagulanti esigono di interrompere l’assunzione di qualunque quantità di alcol o, in selezionati casi, di ridurla drasticamente. Tutte le modalità di assunzione di un farmaco rispetto al bere vanno sempre verificate con il medico che le prescrive che sa quali sono le circostanze individuali che possono determinare un danno anche grave alla persona che non è consapevole della propria maggiore vulnerabilità a causa del consumo di alcol.

Paracetamolo: Un Rischio Epatotossico Sottovalutato

Un esempio gioverà a comprendere il perché. Prendiamo ad esempio il paracetamolo, la arcinota Tachipirina. L’ossigenazione da parte del citocromo P450 trasforma il paracetamolo per favorirne l’escrezione renale. Il prodotto elaborato nel fegato è però più epatotossico rispetto alla molecola. Nel fegato di un consumatore abituale di quantità non moderate di alcol in cui il citocromo P450 è ipersviluppato, il paracetamolo è più facilmente “ingaggiato” e trasformato nel suo prodotto tossico causando danni che possono essere anche particolarmente gravi. L’alcol assunto, infatti, è di norma scomposto dal fegato in acetaldeide, una molecola tossica che è eliminata grazie all’azione di alcuni enzimi. Molti antibiotici, tra cui ad esempio le cefalosporine, inibiscono l’azione di questi enzimi favorendo l’accumulo di acetaldeide. Gli effetti collaterali più frequenti sono l’arrossamento della pelle, nausea, vomito, palpitazioni, abbassamento della pressione. Chi assume antibiotici deve sempre verificare con il medico o leggere il foglietto illustrativo prima di consumare alcolici. Nella maggior parte dei casi è consigliato di astenersi dal bere alcolici fino a tre giorni dopo l’interruzione della cura.

Anticoagulanti: Un Rischio di Sanguinamento

I farmaci anticoagulanti come la warfarina, che impediscono la formazione di trombi nel sangue, possono essere inefficaci con grave rischio di sanguinamento se l’assunzione di alcol non è sospesa.

Antistaminici: Amplificazione della Sedazione

Tutti sanno che alcuni antistaminici, molto utilizzati nelle allergie, possono causare sonnolenza che è un effetto della depressione del sistema nervoso centrale; anche l’alcol ha gli stessi effetti già a dosi moderate. L’alcol interagisce accentuando gli effetti esercitati dagli antistaminici con noto effetto sedativo determinando sonnolenza e diminuita attenzione e concentrazione con un’intensità che varia in funzione delle quantità consumate di alcolici.

Antidiabetici: Rischio di Crisi Ipoglicemiche

Alcuni antidiabetici vengono potenziati dall’assunzione contemporanea di alcol per cui è possibile e non infrequente una crisi ipoglicemica con alterazione dell’orientamento e della lucidità mentale. L’uso combinato di alcol e farmaci antidiabetici contenenti metformina influisce negativamente sul metabolismo individuale aumentando anche il rischio di acidosi lattica oltre che d’ipoglicemia. E basta un bicchiere di qualunque alcolico a scatenare l’ipoglicemia acuta che è frequente in particolare per gli insulino dipendenti nei quali l'alcol aumenta l'azione dell'insulina assunta. Chi soffre di diabete mellito deve quindi evitare l' alcol o farne un uso moderato premurandosi di chiedere sempre al proprio medico curante indicazioni di merito.

Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): Danni Gastrointestinali

Lo stomaco, ma in genere l’intero apparato digerente, risente dell’interazione alcol-antiinfiammatori che possono manifestarsi in acuto con lesioni della mucosa gastrica e sanguinamento che giungono d’urgenza nei pronti soccorsi. Tanto l’alcol quanto l’acido salicilico, la semplice aspirina, che gli antinfiammatori non steroidei possono provocare lesioni della mucosa gastrica. Con ogni probabilità, l’effetto d’interazione tra le molecole è di tipo è additivo e pertanto da evitare. Le cause sono da ricondurre a un effetto d’azione diretta dell’alcol sulla mucosa insieme al ben noto effetto di azione degli antinfiammatori sulla mucosa. Alcol e antinfiammatori non steroidei (FANS) assunti per tre o più giorni possono essere lesivi per la mucosa dello stomaco e causano una compromissione della circolazione nei capillari che diventano più vulnerabili incrementando il rischio di sanguinamento. Nelle persone sane l'effetto dell'interazione è di solito modesto ma dopo assunzione contemporanea di alcol e farmaci assunti per tre o quattro giorni l’interazione è certa. Anche altri antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’ibuprofene o il celecoxib, il diclofenac o il naprossene assunti come antidolorifici e per attenuare le infiammazioni se assunti per tre o più giorni ledono la mucosa dello stomaco e rendono vulnerabili i capillari. E’ pertanto intuitivo che l'alcol aumenta il già possibile rischio di sanguinamento gastrointestinale. Quindi è buon senso limitare o, ancora meglio, non bere alcolici in corso di terapia.

Illustrazione dello stomaco umano con evidenziate le lesioni della mucosa

Farmaci per la Motilità Gastrica e Antiulcera

C’è da ricordare che l’assunzione di farmaci che accelerano la motilità gastrica e il suo svuotamento può favorire contemporaneamente l’innalzamento più rapido dell’alcolemia e lo stesso può accedere con i farmaci che normalmente sono usati come antiulcera (ranitidina, cimetidina, ad esempio); ciò è da tenere a mente se ci si pone alla guida in funzione della esigenza di tutelare se stessi e i terzi da alterazioni dello stato di idoneità fisico e psichico richiesto dalle norme.

Ipertensione e Farmaci Antipertensivi: Un Effetto Contrario

Chi soffre d’ipertensione e assume diuretici, Ace-inibitori, beta bloccanti deve fare attenzione all’alcol specie se consumato abitualmente. L'assunzione continuata di alcol tende a far aumentare la pressione e a ridurre l'effetto dei farmaci antipertensivi.

Psicofarmaci e Alcol: Una Combinazione Esplosiva

Con questo termine intendiamo un gruppo eterogeneo di medicinali, in grado di curare o di alleviare disturbi psichici di diversa natura attraverso una complessa azione su specifiche sostanze chimiche presenti nel nostro cervello. Gli psicofarmaci possono essere prescritti solo dal medico. Nelle cosiddette cure primarie, gli ansiolitici e gli ipnotici (i medicinali indicati per favorire il sonno) sono gli psicofarmaci più prescritti. In generale, i dati nazionali riferiti al 2017 sui consumi di farmaci ci dicono che i farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRIs) continuano a rappresentare la categoria a maggior consumo (circa 28 dosi giornaliere consumate per ogni 1000 abitanti), anche se con una lieve riduzione rispetto all’anno precedente. In linea generale, non esistono particolari precauzioni dietetiche da seguire durante una terapia con psicofarmaci, se non quella di evitare l’assunzione di alcolici: è assolutamente controindicato accompagnare l’assunzione di psicofarmaci col vino o con superalcolici. “L’assunzione di alcolici con le benzodiazepine [farmaci indicati per il trattamento dei disturbi d’ansia, NdR] può determinare infatti profonda sedazione e fenomeni ipotensivi anche gravi. Certamente, perché è un problema importante, in quanto ansia e depressione sono condizioni che predispongono al consumo di alcol, dal momento che l’etanolo può essere utilizzato come “soluzione” per sedare la sofferenza (Testino, 2013). Gli effetti di questa interazione possono manifestarsi anche se l’alcol è assunto a distanza di alcune ore dalla somministrazione di benzodiazepine. Per certi aspetti, sì. “La malattia psichiatrica può indurre al consumo di alcol - spiega Gianni Testino, coordinatore del Centro alcologico della Regione Liguria - ma è anche vero che il consumo di alcol può far apparire erroneamente ‘malato di mente’ il paziente.” I disturbi psichici che si verificano in persone dedite all’alcol rappresentano una sfida diagnostica di non facile soluzione. “La diagnosi psichiatrica in soggetti che consumano alcol è sempre complessa e necessita di una osservazione temporale ampia e non puntiforme. È necessario quindi un periodo di astensione da alcol sufficientemente prolungato. Assumere contemporaneamente alcol e psicofarmaci talvolta può dare la sensazione di “stare meglio”, ma è un’illusione.

Sertralina e Alcol: Un Cocktail di Rischi

La sertralina è un antidepressivo che rientra nella classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI). Essa viene impiegata per trattare vari disturbi, come la depressione, il disturbo da ansia sociale, la sindrome da stress post-traumatico e il disturbo da attacchi di panico. Come per altri psicofarmaci, la sertralina, se combinata all’alcol, può portare a spiacevoli effetti collaterali. In particolare, l’alcol potrebbe aumentare i livelli di principio attivo nell’organismo e il rischio di effetti collaterali. Tra questi, vi sono: sedazione, vertigini, nausea, vomito, mal di testa, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, alterazione del giudizio e aumento del rischio di incidenti. In alcuni casi, la sertralina combinata con gli alcolici può avere gravi conseguenze, come insufficienza respiratoria, arresto cardiaco e coma.

Antiepilettici e Antidolorifici: Un Pericolo Amplificato

No, l’assunzione di alcol è vivamente sconsigliata per qualsiasi categoria di farmaci. Infatti, non interferisce solo con gli psicofarmaci, come antidepressivi, ansiolitici o antipsicotici, ma anche con altri tipi di medicinali. Per esempio:

  • Antistaminici: nel caso in cui si assumano in concomitanza con bevande alcoliche, l’alcol potrebbe aumentare gli effetti sedativi degli antistaminici. Il soggetto, quindi, potrebbe incorrere in un incremento della sonnolenza e in un’alterazione della coordinazione motoria, cosa che potrebbe avere serie ripercussioni, anche pericolose per l’incolumità dell’individuo se deve, per esempio, svolgere attività in cui è richiesta molta attenzione.
  • Antiepilettici: la combinazione di alcol e antiepilettici potrebbe compromettere l’efficacia di questi ultimi (esponendo il soggetto al rischio di una nuova crisi epilettica) e accentuare gli effetti collaterali, come sonnolenza e difficoltà di coordinazione.
  • Antidolorifici: il consumo di alcol in concomitanza con farmaci antidolorifici può risultare pericoloso principalmente per due motivi. Da una parte, sia l’alcol che gli antidolorifici irritano e danneggiano la mucosa gastrica, cosa che potrebbe causare sanguinamenti.

Considerazioni Finali e Raccomandazioni

Icona di un medico che parla con un paziente

È fondamentale comprendere che l’alcol esercita un impatto significativo sul nostro organismo e che le interazioni dell’alcol con molti farmaci possono comprometterne l’efficacia terapeutica e aumentare il rischio di effetti collaterali gravi. Il consumo di alcol in concomitanza con benzodiazepine, farmaci comunemente utilizzati per il trattamento dei disturbi d’ansia, può provocare una marcata sedazione e gravi episodi di ipotensione. La severità di tali effetti dipende dalla dose di benzodiazepine assunta e dalla quantità di alcol ingerita. È importante considerare che l’assunzione di alcol, anche in quantità moderate come due bicchieri di vino, può interagire con farmaci psicotropi come il Gabapentin, il Tavor (Lorazepam) e la Sertralina, aumentando gli effetti sedativi e il rischio di effetti collaterali, come vertigini, sonnolenza e difficoltà respiratorie.

Pertanto, l’assunzione di psicofarmaci e alcol contemporaneamente è assolutamente controindicata. La combinazione di psicofarmaci e alcol è spesso sottovalutata. Molte volte, le persone che assumono tali sostanze in contemporanea non sono consapevoli dei reali rischi per la propria salute. Infatti, l’alcol può influenzare l’assorbimento e lo smaltimento dei medicinali, riducendone l’efficacia terapeutica e aumentandone gli effetti collaterali. D’altro canto, tale combinazione può portare anche a una rapida intossicazione da alcol, oltre che a una serie di problemi di salute, come danno epatico, malattie cardiovascolari, deterioramento delle funzioni cognitive e peggioramento dei sintomi psichiatrici.

Per questi motivi, l’assunzione di psicofarmaci e alcol contemporaneamente è assolutamente controindicata. È necessario che lei senta il parere del medico/dello psichiatra che le ha prescritto i farmaci. I medici raccomandano di non abbinare l’uso di alcol ai farmaci. Questo va ad intaccare il nostro stile di vita ed il senso di "normalità" a cui siamo legati, ma bisogna considerare un aspetto della nostra persona, che l'identità non è legata solo ad abitudini, ma ai valori che ci stilizziamo addosso. Pertanto, capisco che siamo in un periodo di festa, ma se ci vedessimo non come una identità castrata delle sue abitudini, ma con il valore aggiunto della coerenza, per un po' questo ci aiuta a tollerare questo cambiamento di abitudini e vedere noi stessi più forti in concomitanza con quanto non è utile assumere se per un po' dobbiamo utilizzare farmaci.

Le sensazioni che descrivi, come il giramento di testa dopo aver bevuto vino in concomitanza con i farmaci che assumi, meritano attenzione, perché potrebbero indicare un'interazione tra le sostanze o una reazione del tuo organismo che va compresa a fondo. Dietro a queste esperienze, oltre agli effetti farmacologici, potrebbe esserci anche un significato legato al tuo rapporto con il corpo, con il controllo, o con il bisogno di trovare sollievo.

È fondamentale consultare sempre il proprio medico curante o uno specialista per ottenere indicazioni personalizzate riguardo al consumo di alcol durante una terapia farmacologica. Il medico saprà valutare le circostanze individuali e i potenziali rischi, fornendo consigli mirati per tutelare la propria salute.

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