La comprensione e il trattamento dei disturbi dello spettro autistico (ASD) rappresentano una delle sfide più significative nella medicina moderna. Nonostante i progressi compiuti, la complessità di queste condizioni neuroevolutive continua a stimolare la ricerca scientifica alla ricerca di risposte più precise e terapie più efficaci. Un'iniziativa di spicco in questo campo è la prima ricerca italiana promossa dalla Neurologia dell'ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, che mira a identificare nuovi approcci terapeutici attraverso lo studio della neuro-infiammazione nei soggetti con disturbo dello spettro autistico. Questo progetto di ricerca, che coinvolge un'ampia rete di istituzioni e associazioni, si propone di gettare luce sui meccanismi biologici sottostanti all'autismo, offrendo potenzialmente nuove cure nel giro di un anno.
L'Ipotesi della Neuro-Infiammazione nell'Autismo
Il fulcro di questa ricerca risiede nell'osservazione, supportata dalla letteratura scientifica internazionale, della presenza cronica di stati infiammatori cerebrali in persone con ASD. Il professor Maurizio Brighenti, figura autorevole nel campo della neuropsichiatria infantile e presidente del Gruppo Italiano Studi Autismo (GISA), spiega che tali infiammazioni potrebbero derivare da una "disregolazione" della risposta immunitaria, agendo come concausa del disturbo autistico.
Nello specifico, il professor Brighenti ipotizza che la neuro-infiammazione sia mediata da proteine chiamate citochine. Queste molecole, spesso prodotte in risposta a infiammazioni o infezioni gastro-intestinali manifestatesi nella primissima infanzia (da zero a due-tre anni) - una condizione riscontrata nel 70% dei bambini autistici - possono raggiungere il tessuto cerebrale. Una volta nel cervello, le citochine possono alterare la normale organizzazione delle vie nervose. È importante sottolineare che, secondo questa prospettiva, le citochine non sono la causa primaria dell'autismo, ma piuttosto contribuiscono a strutturare e manifestare i comportamenti caratteristici del disturbo, in particolare quelli legati all'interazione sociale.

Il Progetto di Ricerca: Obiettivi e Metodologia
La ricerca, che ha preso il via, è stata ideata dal professor Maurizio Brighenti, già primario di neuropsichiatria infantile dell'Usl Scaligera e fondatore a Verona del primo centro italiano di autismo. Egli ha voluto collaborare strettamente con il dottor Giampietro Zanette, direttore di Neurologia della clinica Pederzoli, per dare vita a questo studio pionieristico.
Il progetto coinvolge un team multidisciplinare che include il Laboratorio Analisi della clinica gardesana, il GISA (Gruppo Italiano Studi Autismo), l'Università di Ferrara, e le associazioni di genitori di giovani con disturbo dello spettro autistico Abal della Lessinia e Luna di Brescia. Il finanziamento dell'iniziativa è stato reso possibile grazie al contributo dei Rotary di Peschiera del Garda e di altre realtà veronesi, nonché della Fondazione Bassi-Tessari, evidenziando un forte spirito di collaborazione e solidarietà.
Lo studio si concentra su un campione di circa 200-250 soggetti, comprendente 66 bambini affetti da autismo, i loro genitori e fratelli. La metodologia prevede una fase iniziale di prelievo del sangue da tutti i partecipanti. Successivamente, a distanza di circa 20 giorni, verrà effettuato un secondo prelievo esclusivamente sui ragazzi con autismo. Le provette verranno inviate al laboratorio dell'Università di Ferrara, un centro all'avanguardia per questo tipo di analisi. Qui, verranno ricercate circa venti citochine, selezionate tra le centinaia prodotte dall'organismo umano, in base alla loro significatività per la comprensione dell'autismo.
Il completamento della fase di prelievo è previsto entro circa sei mesi dall'inizio dello studio. Seguiranno poi le analisi di laboratorio e l'elaborazione statistica dei dati raccolti. L'obiettivo primario è individuare specifiche tipologie di citochine pro-infiammatorie che, originando dall'intestino, raggiungono il tessuto cerebrale. L'analisi di queste molecole aiuterà a comprendere meglio la loro incidenza nelle neuro-infiammazioni e il loro ruolo nella manifestazione dei sintomi specifici dell'autismo. Questo permetterà, in ultima analisi, di esplorare la possibilità di sviluppare nuove strategie terapeutiche.
Ruolo delle citochine infiammatorie - prof. Di Fede, direttore dell'Istituto di Medicina Biologica
L'Espansione dei Disturbi dello Spettro Autistico e la Necessità di Risposte
Il professor Brighenti sottolinea con preoccupazione la "grandissima espansione" dei disturbi dello spettro autistico negli ultimi vent'anni. Dati provenienti dal CDC di Atlanta (Centro di Prevenzione e Controllo delle Malattie) indicano che uno su 59 bambini negli Stati Uniti presenta un disturbo autistico. Anche in Italia, la prevalenza è in aumento, con circa 1 o 2 nuovi nati su 100 che manifestano tali disturbi. Questa crescita esponenziale rende ancora più urgente la necessità di approfondire la ricerca e trovare soluzioni efficaci.
La testimonianza del padre di un adolescente autistico, residente nel Veronese, ha offerto una prospettiva preziosa durante la presentazione della ricerca. Ha condiviso come, da quando suo figlio segue una dieta specifica e consuma alimenti biologici, si siano osservati miglioramenti significativi: minore agitazione, miglioramento del sonno e delle relazioni interpersonali. Questa esperienza personale, sebbene non sostituisca la rigorosa validazione scientifica, evidenzia il potenziale impatto dei fattori ambientali e dietetici sulla gestione dei sintomi autistici.
Il padre ha inoltre evidenziato una criticità diffusa: "Molti genitori non ammettono che c’è un problema nel loro figlio, e non trovano nei pediatri un supporto adeguato alla conoscenza dei disturbi di questa malattia. E, spesso, non sanno quali sono i segnali dell’autismo". Questa carenza di informazione e supporto può portare a ritardi nella diagnosi e nell'intervento, con conseguenze significative per i bambini e le loro famiglie. La ricerca presentata a Peschiera del Garda si propone anche di contribuire a colmare questo vuoto informativo.
Dall'Intestino al Cervello: Un Ponte Biologico da Esplorare
L'indagine scientifica in corso si inserisce nel crescente campo di ricerca che esplora la connessione tra la salute intestinale e la funzione cerebrale nei disturbi dello spettro autistico. È ormai ampiamente riconosciuto che il benessere del sistema gastrointestinale può influenzare significativamente la salute neurologica. Se l'intestino è sano, libero da squilibri, batteri patogeni o infiammazioni croniche, è più probabile che il cervello riceva segnali adeguati per una corretta regolazione dei comportamenti e delle interazioni sociali.
Per quanto riguarda le cause dei disturbi dello spettro autistico, la ricerca indica che solo nel 15% dei casi l'origine è prevalentemente genetica. Nel restante 85%, le cause sono riconducibili a una complessa interazione di molteplici fattori, tra cui quelli ambientali (come l'inquinamento), infezioni contratte in tenera età e disfunzioni intestinali croniche. L'approccio della ricerca attuale, focalizzato sulla neuro-infiammazione mediata dalle citochine, si allinea perfettamente con questa visione multifattoriale.
Maurizio Brighenti, con la sua vasta esperienza come neuropsichiatra infantile e fondatore del Centro per l'autismo di Verona, ribadisce che, sebbene l'autismo non sia una condizione da cui si "guarisce" nel senso tradizionale, esistono percorsi concreti per migliorare la qualità della vita. Egli afferma: "Si possono seguire terapie e mettere in atto comportamenti, magari in modo precoce, in grado di abbassare le manifestazioni cliniche dell’autismo e garantire una migliore qualità della vita anche alle famiglie di chi soffre di questo disturbo".
Un Progetto Ambizioso con un Forte Impatto Sociale
La ricerca presentata alla clinica Pederzoli rappresenta un progetto ambizioso, con un costo di circa 55.000 euro. Il direttore sanitario della clinica, Gianluca Gianfilippi, ha sottolineato l'entusiasmo con cui la struttura ha aderito all'iniziativa, riconoscendone il potenziale impatto positivo. Questo studio è la prima ricerca di questo tipo condotta in Italia, segnando un passo avanti significativo nella comprensione e nel trattamento dell'autismo nel contesto nazionale.
La collaborazione tra il reparto di Neurologia della Pederzoli, il Laboratorio Analisi dell'ospedale, il GISA, le associazioni Abal e Luna, e l'Università di Ferrara, guidata dai professori Donato Gemmati e Veronica Tisato, dimostra la forza di un approccio integrato alla ricerca. Unendo competenze mediche, scientifiche e il prezioso supporto delle associazioni di genitori, il progetto mira a fornire risposte concrete e speranza a migliaia di famiglie.
Il Dott. Brighenti ha ricoperto ruoli di primaria importanza nella neuropsichiatria infantile, dirigendo il Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile e Psicologia dell'età evolutiva dell'AusI 20 di Verona e il Centro Diagnosi Cura e Ricerca per l'Autismo della stessa Azienda. La sua collaborazione con istituzioni italiane ed internazionali su progetti di ricerca legati all'autismo è vasta. Ha inoltre ricevuto l'incarico dalla Comunità Europea di proporre, nel prossimo triennio, una stesura delle Linee Guida Europee per la Diagnosi Precoce nell'Autismo, in collaborazione con università italiane e gruppi europei. La sua vasta esperienza e le sue pubblicazioni, unitamente all'organizzazione di numerosi congressi internazionali sul tema, lo rendono una figura centrale in questo campo.
La ricerca in corso, con i suoi specifici obiettivi di identificare marcatori di neuro-infiammazione e potenziali nuove cure, offre una prospettiva incoraggiante. La stretta correlazione tra infiammazione gastrointestinale e manifestazioni autistiche, se confermata dai dati, potrebbe aprire la strada a terapie innovative mirate a modulare la risposta immunitaria e ridurre l'impatto della neuro-infiammazione, migliorando significativamente la vita delle persone con autismo e delle loro famiglie.

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