Alfabetizzazione Emotiva e Cognitivo-Comportamentale: Un Ponte Verso il Benessere

L’alfabetizzazione emotiva è un concetto fondamentale che si riferisce alla capacità di riconoscere, comprendere e gestire in modo adeguato le emozioni proprie e altrui. Nei bambini e negli adolescenti, sviluppare una buona competenza emotiva è essenziale per un sano sviluppo psicosociale. Questa capacità va ben oltre il semplice riconoscimento delle emozioni: include la comprensione delle cause delle proprie reazioni emotive, la capacità di regolare tali emozioni in modo funzionale e il riconoscimento dell’impatto delle emozioni sul comportamento.

bambini che imparano le emozioni

La Base dei Disturbi Comportamentali: Deficit nell'Alfabetizzazione Emotiva

Nei bambini con disturbi del comportamento, come il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) o il Disturbo della Condotta (DC), il deficit nell’alfabetizzazione emotiva è spesso alla base dei problemi comportamentali. Molti disturbi del comportamento si manifestano attraverso difficoltà nel regolare le emozioni e nel gestire i conflitti. I bambini con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) o Disturbo della Condotta (DC) spesso mostrano una tendenza a reagire in modo esplosivo o aggressivo di fronte a situazioni che richiedono una maggiore regolazione emotiva. Studi hanno dimostrato che un miglioramento delle competenze emotive può ridurre significativamente l’intensità e la frequenza dei comportamenti oppositivi e aggressivi. Secondo Saarni (1999), la capacità di identificare e regolare le emozioni è uno dei principali fattori di protezione contro lo sviluppo di disturbi comportamentali.

Le Componenti Chiave dell'Alfabetizzazione Emotiva

L’alfabetizzazione emotiva si suddivide in diverse componenti, ciascuna delle quali è essenziale per lo sviluppo emotivo sano del bambino:

  • Riconoscimento delle emozioni: La capacità di identificare le proprie emozioni e quelle degli altri è fondamentale per la regolazione emotiva.
  • Comprensione delle emozioni: La capacità di comprendere perché proviamo determinate emozioni e come queste influenzano il nostro comportamento è una competenza basilare per prevenire reazioni emotive impulsive.
  • Espressione adeguata delle emozioni: L’alfabetizzazione emotiva insegna ai bambini come esprimere in modo appropriato le proprie emozioni. In molti disturbi del comportamento, i bambini esprimono emozioni attraverso comportamenti distruttivi o aggressivi.
  • Regolazione emotiva: Uno degli aspetti più difficili per i bambini con disturbi comportamentali è imparare a regolare le proprie emozioni in situazioni stressanti.

L’importanza di insegnare l’alfabetizzazione emotiva ai bambini con disturbi del comportamento risiede nella sua capacità di migliorare non solo le competenze emotive, ma anche le relazioni sociali e le prestazioni scolastiche. Numerosi studi hanno dimostrato che i bambini che sviluppano queste competenze riescono a gestire meglio le frustrazioni quotidiane e a ridurre i comportamenti problematici (Greenberg et al., 2003).

Interventi Efficaci per lo Sviluppo Emotivo

Interventi specifici possono essere applicati per sviluppare l’alfabetizzazione emotiva nei bambini con disturbi del comportamento. La Mindfulness è un’altra strategia efficace. Attraverso esercizi di consapevolezza, i bambini imparano a riconoscere e accettare le proprie emozioni senza reagire impulsivamente. Anche i genitori e gli insegnanti svolgono un ruolo cruciale nel promuovere l’alfabetizzazione emotiva. Essi possono incoraggiare i bambini a parlare delle proprie emozioni, modellare una comunicazione emotiva efficace e fornire supporto nei momenti di frustrazione.

bambino che pratica mindfulness

L'Ampliamento del Vocabolario Emotivo

Uno degli aspetti centrali nell’alfabetizzazione emotiva è l’ampliamento del vocabolario emotivo del bambino o adolescente. I minori con disturbi del comportamento spesso hanno difficoltà a verbalizzare ciò che provano, limitandosi a riconoscere solo emozioni di base come rabbia o tristezza, senza riuscire a differenziare stati emotivi più complessi come frustrazione, delusione, ansia, ecc. Un intervento psicoterapeutico mirato, condotto da uno psicoterapeuta adeguatamente formato nei disturbi del comportamento, può aiutare i bambini e gli adolescenti a espandere il loro lessico emotivo, insegnando loro a identificare e nominare correttamente le proprie emozioni. Questo processo è fondamentale per migliorare la consapevolezza emotiva e la regolazione dei comportamenti problematici.

È importante rivolgersi a uno psicoterapeuta specializzato nei disturbi del comportamento quando il bambino o l’adolescente manifesta difficoltà persistenti nel gestire le proprie emozioni, con comportamenti oppositivi o aggressivi che compromettono le relazioni familiari, scolastiche e sociali. Spesso, i genitori possono sentirsi impotenti di fronte a comportamenti problematici che non migliorano con l’uso di normali strategie educative. Il trattamento psicoterapeutico non solo aiuta a sviluppare un vocabolario emotivo più ricco, ma fornisce anche strumenti pratici per la gestione delle emozioni, migliorando la qualità di vita del bambino e del suo contesto familiare.

Il Modello ABC: Comprendere la Dinamica Mente-Emozione-Comportamento

Un efficace strumento per studiare le “lenti” (ovvero i pensieri) attraverso cui interpretiamo la realtà è il cosiddetto modello ABC della terapia cognitivo-comportamentale. L’attività mentale è uno dei fenomeni più complessi che il genere umano si sia cimentato a studiare. Il modello ABC aiuta a comprendere l’origine di sensazioni, emozioni e comportamenti e, più in generale, a comprendere il meccanismo di funzionamento della mente umana.

  • Eventi Attivanti (A): ovvero le situazioni in cui la sofferenza tende a manifestarsi.
  • Credenze (B): i pensieri, le interpretazioni e le convinzioni che la persona ha riguardo all’evento attivante. In questa colonna si identificano i pensieri disfunzionali (o distorsioni cognitive) che si utilizzano più spesso. Accade spesso nella clinica che nonostante i B appaiano disfunzionali e/o “fuori luogo” nelle situazioni presenti, quando si ripercorre la storia del paziente i medesimi pensieri risultano essere stati consoni e addirittura funzionali in alcune situazioni passate. È proprio in quelle situazioni che tali modi di pensare si sono strutturati diventando abitudini. Ad esempio, un bambino che ha vissuto in un ambiente poco protettivo potrebbe aver imparato a considerarsi non importante e a vedere gli altri come disinteressati a lui. Oppure, una bimba cresciuta in un ambiente violento potrebbe aver imparato a percepirsi vulnerabile e a vedere gli altri pericolosi. Tali convinzioni, benché siano riferite al passato, possono persistere nel presente se non adeguatamente “corrette” dalle esperienze e potrebbero alterare la visione delle relazioni presenti. In questo senso i pensieri non sono intrinsecamente irrazionali o disfunzionali, ma l’irrazionalità e la disfunzionalità degli stessi va sempre verificata in relazione alle situazioni presenti. Imparando a valutare l’utilità e l’appropriatezza dei nostri pensieri rispetto alla situazione presente tramite gli ABC, saremo in grado di identificare le radici della nostra sofferenza e/o dei nostri “comportamenti-problema”.
  • Conseguenze (C): le reazioni emotive, fisiche e comportamentali che derivano dalle credenze (B) in relazione all’evento attivante (A).

ABC nelle terapia Cognitivo Comportamentali

La Natura Complessa delle Emozioni

Molti scienziati ancora dibattono su cosa siano le emozioni. Possiamo considerare diverse prospettive:

  • Caso 1 - Pensare allo stimolo: Invece di vedere l'orso, a volte la nostra paura è elicitata dal semplice immaginare un orso o dall'aver sentito dire che è stato avvistato.
  • Caso 2 - Valutare lo stimolo: Gli stessi stimoli possono suscitare emozioni diverse in base a come li valutiamo.
  • Caso 3 - Non essere consapevoli degli stimoli: Alcuni stimoli possono suscitare in noi emozioni senza che ce ne rendiamo conto. Questo significa che possiamo provare ansia senza riconoscere quali stimoli l'hanno suscitata. Questo può essere dovuto a tanti motivi, tra i quali l'aver appreso (attraverso il condizionamento classico od operante) certi schemi automatici di risposta o di comportamento. Ad esempio potremmo aver imparato che ogni volta che le cose sembravano andar bene, è successa una tragedia poco dopo.

Per quanto riguarda le risposte che seguono l’attivazione di una emozione, esse hanno una componente universale, ma, di nuovo, ne hanno anche una soggettiva. Questo significa che alcuni individui sperimentano un’attivazione fisiologica o una risposta complessivamente più intensa rispetto ad altri. O che alcuni rispondono in modo impulsivo ed esplosivo, altri si chiudono e si congelano. Anche descrivere le risposte emotive è complesso. Alcune emozioni, infatti, hanno risposte che si assomigliano tra loro, ad esempio rabbia, paura e felicità sono tutte emozioni attivanti (accelerano il battito cardiaco e la frequenza respiratoria, il sangue fluisce in modo diverso, …), mentre tenerezza e tristezza sono emozioni che abbassano il nostro livello di attivazione (ci sentiamo stanchi o con poca voglia di muoverci, …).

Esercizi per Esplorare le Emozioni

Ora vediamo un esercizio di intelligenza emotiva per iniziare a descrivere cosa succede dentro di te quando si attivano determinate emozioni. Prova per ogni emozione a identificare almeno un evento scatenante, a definire se è un evento reale e oggettivo (la maggior parte delle persone risponderebbe così), o se è un evento interno o soggettivo. Poi prova a descrivere accuratamente cosa succede al tuo corpo in risposta a questa emozione.

Anche su quali sono le emozioni principali esiste un lungo dibattito in letteratura. Quello che a noi interessa è individuare delle macro famiglie di emozioni e imparare a descriverle attraverso l’uso del linguaggio. Le categorie di emozioni da cui possiamo partire sono alcune delle emozioni di base secondo Ekman, in particolare rabbia, paura, tristezza, felicità. Ognuna di queste emozioni può avere intensità diverse o può mescolarsi con altre emozioni. Per iniziare a familiarizzare con i termini usati per le emozioni, ti propongo un esercizio basato sull’ascolto della musica. Prova ad ascoltare alcuni brani di musica classica e, alla fine dell’ascolto di ciascun brano, completa la seguente tabella, inserendo un numero da 1 a 10 (dove 1 significa per niente, e 10 significa tantissimo) per indicare l'intensità con cui ogni termine descrive l'emozione provata. Se non hai familiarità con la musica classica, prova comunque a concederti l’ascolto e a curiosare su cosa succede.

Termine EmotivoIntensità (1-10)
Felicità
Tristezza
Rabbia
Paura
Sorpresa
Disgusto
Calma
Ansia
Entusiasmo
Malinconia

Forse nell’esercizio precedente hai notato un fenomeno molto comune e automatico in ognuno di noi: resistere alle emozioni. Alcune emozioni che si presentano dentro di noi non ci piacciono o le giudichiamo come sbagliate. Ad esempio, potremmo aver imparato nella nostra storia che provare tristezza è da deboli, o potremmo aver imparato che se ci arrabbiamo, le persone si allontaneranno da noi. Queste forme di apprendimento comportamentali comportano che, al presentarsi dentro di noi di determinate emozioni, reagiamo cercando di eliminarle. Ogni forma di resistenza complica la nostra vita perché ci impedisce di ascoltare l’emozione e di comprendere ciò che ci sta dicendo. Il primo passaggio per uscire da questo meccanismo è l’accettazione. Accettare non vuol dire subire passivamente, ma vuol dire fare spazio in modo attivo, vuol dire impegnarsi e fare un’azione volontaria per riuscire a dire di sì all’emozione presente dentro di noi.

La Fusione Mentale e la Resistenza Emotiva

Abbiamo visto che a volte sono proprio i pensieri a complicarci la vita quando si tratta di emozioni. Il primo è la fusione mentale con i nostri pensieri, vale a dire credere che tutto ciò che la nostra mente dice e obbedire ciecamente ai suoi comandi. Mentre ci vestiamo, facciamo colazione, guidiamo, passeggiamo, la nostra mente è come un fastidioso accompagnatore che ci segue e commenta: “Queste scarpe forse dovresti cambiarle. Troppi zuccheri a colazione, da domani solo cereali integrali. C’è sempre traffico a quest’ora, perché non esci mai prima? Stai con la schiena dritta, cosa penseranno di te?”. Ogni tanto poi i nostri pensieri divagano su ricordi o scenari futuri. La nostra mente non smette mai di parlare, come una radio accesa. Inoltre, la nostra mente crea problemi opponendo resistenza allo sperimentare le emozioni sulla base di alcune regole apprese in modo implicito o esplicito. Questo significa che alcune regole riguardo alle emozioni sono state apprese perché qualcuno ce le ha dette apertamente. Ad esempio “Non urlare quando ti arrabbi o prendi un ceffone”, “Non essere triste!”. Altre regole, invece, sono state apprese semplicemente imitando il comportamento di figure di riferimento per noi importanti. È probabile che se siamo cresciuti in una famiglia esplosiva, saremo anche noi esplosivi, mentre se siamo cresciuti in una famiglia fredda e chiusa, faremo più fatica ad esprimere le nostre emozioni.

Per lo scopo di questo articolo, rifletti su queste nuove regole (e più utili) riguardo alle emozioni:

  • Ogni emozione è ok; è il comportamento che ne consegue che può essere sbagliato.
  • Le emozioni, quando condivise con le persone importanti, rinforzano la relazione.
  • Le emozioni sono sempre un segnale che c’è qualcosa di importante laddove si sono accese.

Un altro meccanismo mentale che fa sì che le emozioni diventino un problema è confondere la valutazione con la descrizione della realtà.

schema mente-emozioni-comportamenti

La Percezione della Realtà e la Deformazione Mentale

Prendi in mano la tua penna e prova ad esplorarla con i cinque sensi: annusala, senti se è liscia o ruvida, guarda tutti i riflessi della luce su di essa e i colori nei dettagli, prova a sentire che suono fa quando la batti su qualche superficie. Ora posa la penna, chiudi gli occhi e ripensa all’esperienza che hai appena fatto. Prova a ripensare a come è stato annusare, toccare, guardare e ascoltare il suono della tua penna. Prova anche a ricordare esattamente ognuna di queste sensazioni. In particolare, ad occhi chiusi, prova a ripensare esattamente a come è fatta la tua penna, come se tu dovessi dipingere davanti ai tuoi occhi un quadro realista. È un’esperienza comune trovare delle discrepanze tra come pensiamo alla realtà e tra come la percepiamo. In altre parole, dobbiamo ricordarci che la nostra mente, nel tentativo di descrivere e rappresentare la realtà, la deforma inevitabilmente. Più la realtà viene deformata dagli occhi della nostra mente, più diventa complesso interagire con il mondo che ci circonda, emozioni comprese.

Ascoltare e Comprendere le Emozioni

Ascoltarle. Per fare questo il primo passaggio è validare le nostre emozioni. Non siamo colpevoli del fatto che un’emozione si sia accesa dentro di noi, quindi possiamo fermarci e ascoltarla, dandole un nome, descrivendo come si esprime nel nostro corpo. Comprendere il messaggio nascosto che ci stanno inviando. È importante capire cosa ci sta dicendo di importante ogni emozione:

  • Paura: stai per fare qualcosa di importante per te?
  • Vergogna: hai paura di rimanere solo o di essere emarginato per una tua caratteristica?
  • Rabbia: cosa vorresti e non riesci ad ottenere? In cosa ti senti minacciato?
  • Tristezza: dove non puoi andare, cosa hai perso?

Esprimere le Emozioni in Modo Corretto

Dai valore all’esprimere ciò che sei. Le nostre emozioni sono l’unico modo che abbiamo per mostrare agli altri chi siamo e per connetterci con loro. Nei nostri antenati, quando la parola ancora non c’era, questa vicinanza avveniva attraverso il contatto fisico, il tono di voce, la comunicazione non verbale. Le parole non sono lo strumento più efficace per comunicare ciò che proviamo, nonostante ciò, come ci hanno insegnato i poeti o gli scrittori, possiamo imparare a farlo.

Il Percorso dello Sviluppo Emotivo e Cognitivo

Le emozioni possono essere definite come il risultato dell’attivazione di specifici circuiti neuronali, provocata da particolari stimoli interni od esterni al soggetto. Le principali strutture anatomiche coinvolte nelle risposte emotive sono alcune regioni sottocorticali, tra cui l’amigdala, il nucleo striato ventrale e grigio periacqueduttale ed alcune aree corticali, quali la corteccia insulare anteriore e la corteccia cingolata anterodorsale (Damasio, 2011). Le emozioni sono quindi fenomeni complessi in cui intervengono la valutazione cognitiva dello stimolo, l’attivazione fisiologica del sistema nervoso e dell’intero organismo a cui segue la comparsa di una risposta comportamentale (Etkin et al., 2015). L’attivazione, conseguente allo stimolo che genera un’emozione, si manifesta attraverso alcuni fenomeni fisiologici quali la variazione della frequenza cardiaca, il rossore od il pallore, la comparsa di sudorazione, la variazione della pressione arteriosa e la comparsa di particolari espressioni facciali o verbali.

Secondo Gross (2007) si può definire la regolazione emotiva come “la capacità di monitorare, valutare e modulare le proprie reazioni emotive, siano esse positive o negative”. I dati presenti in letteratura indicano che problemi di regolazione emotiva sono presenti in vari quadri clinici. Diversi studi hanno evidenziato la presenza di disregolazione emotiva nel disturbo borderline di personalità, nel disturbo bipolare, nei disturbi psicosomatici e nelle demenze (Flasbeck et al., 2017; Sifneos, 1973; Katz, 2000). Nel deficit cognitivo, una delle abilità compromesse è quella di giudizio; questa compromissione può rendere fallace la comprensione e la consapevolezza delle emozioni. Inoltre, in tale deficit risulta spesso inadeguata la capacità di servirsi di strategie di regolazione emotiva e tutto ciò genera la comparsa di comportamenti disfunzionali (Hatton, 2000).

L’alfabetizzazione emotiva può essere considerata un valido intervento psicoeducativo per affrontare comportamenti disfunzionali, aggressività e conflitti nelle relazioni interpersonali, spesso determinati dall’assente o carente capacità di regolazione emotiva. Il servizio residenziale estensivo denominato Villa Albani, rivolto a persone con deficit cognitivo e disturbi del comportamento, è una struttura pubblica appartenente Asl Roma 6, gestita dalla cooperativa sociale onlus Alteya. Le attività previste dal progetto sono organizzate e condotte da una equipe multidisciplinare (educatori, psicologo clinico, operatori assistenziali) e vengono proposte tre volte alla settimana a gruppi di pazienti omogenei per situazione clinica e livello di deficit cognitivo. Ciascuna attività è finalizzata a raggiungere uno o più obiettivi del progetto. Il monitoraggio dell’efficacia dell’intervento è effettuato attraverso la registrazione degli eventi conflittuali/aggressivi e delle circostanze in cui si manifestano.

Intelligenza Emotiva: Un Concetto Multiforme

Il Corso intende approfondire un costrutto che, soprattutto negli ultimi anni, ha assunto un ruolo fondamentale nel panorama scientifico e accademico, destando ampio interesse in molti campi del sapere: l’Intelligenza Emotiva. Definita, in via generale, come “la capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui in modo da poter organizzare di conseguenza la propria vita e le proprie relazioni, regolando adeguatamente le proprie espressioni emotive” (Davey, 2005), l’Intelligenza Emotiva nasce e si sviluppa in virtù dei limiti insiti nel tradizionale modo di concepire la natura della cognizione umana, dell’intelligenza e della sua misurazione come unico fattore predittivo del successo nei più disparati campi della vita: scuola, lavoro, rapporti interpersonali. Pertanto, l’interesse su questo tipo specifico di Intelligenza e dei settori di ricerca a essa concernenti, è quanto mai duplice: dalla portata teorica e dalla rivoluzione innescata nel vecchio approccio allo studio della mente, della cognizione, dell’emozione e del comportamento umano, alle innumerevoli ripercussioni a livello pratico-applicativo nei settori del lavoro, dell’educazione, degli interventi clinici e psicoterapeutici. Data l’importanza che l’Intelligenza Emotiva ricopre per gli individui in termini di benessere psicofisico, di adattamento sociale, gestione funzionale dei pensieri, del comportamento e delle dinamiche socio-affettive, il focus del Corso verte sulla necessità di approfondire le conoscenze teoriche e acquisire competenze pratiche sul costrutto. Partendo dalla natura multicomponenziale dell’intelligenza e delle emozioni, e dall’intima relazione che intercorre tra queste due funzioni cognitive, si giungerà - attraverso un preliminare excursus storico sulle principali teorie e i più influenti modelli cognitivi- ad un inquadramento, quanto più possibile esaustivo, dell’Intelligenza Emotiva. Una parte importante del Corso sarà dedicata alla valutazione e all’intervento clinico, attraverso una disamina dei principali strumenti di valutazione dell’Intelligenza e della Competenza Emotiva. L’ultima sezione, invece, approfondirà gli ambiti di applicazione: la sfera clinica e della salute, i contesti educativo-scolastici, le relazioni interpersonali, la leadership, il benessere individuale e sociale dell’individuo.

Modulo I: Fondamenti dell'Intelligenza e delle Emozioni

  • Lezione 1 - Intelligenza o Intelligenze? L’intelligenza è uno tra i costrutti maggiormente studiati in psicologia ed è quello che ha subito, sin dai primi lavori sperimentali, notevoli cambiamenti nel mondo di essere concepita e definita. La moltitudine di sfaccettature e di abilità ad essa inerenti la rendono una funzione difficilmente classificabile e descrivibile in modo chiaro ed univoco. Per comprendere appieno la complessità del costrutto, è fondamentale avere una panoramica chiara delle principali teorie sull’intelligenza. Al centro del dibattito dei ricercatori sembra esservi ancora l’annosa questione riguardante la dinamica dell’intelligenza: è una funzione stabile o passibile di modifica nel tempo? E’ determinata dalla genetica o dalla cultura? È associata a una specifica regione cerebrale o richiede l’intervento di più aree?
  • Lezione 2 - Emozioni: Funzione e Correlati Neurobiologici. Le emozioni rappresentano una tra le più potenti risposte adattive del nostro corpo. È di primaria importanza chiarire in che modo esse esercitano un così potente influsso sul nostro agire e sul nostro pensare, indirizzando in vario modo il comportamento. La lezione approfondirà il collegamento che sussiste tra attivazione fisiologica associata alle emozioni e i correlati cerebrali e corporei dell’esperienza emotiva.

Modulo II - Dalle Emozioni all’Intelligenza Emotiva

  • Lezione 1 - I precursori dell’Intelligenza Emotiva. Prima di delineare le teorie e i modelli sull’Intelligenza Emotiva è necessario porre uno sguardo alle origini storiche del termine e chiarire il ruolo di alcuni meccanismi considerati precursori del costrutto. La regolazione emozionale, ad esempio, ne rappresenta il capostipite: è il processo di base per un’adeguata comprensione, riconoscimento e gestione delle emozioni.
  • Lezione 2 - Teorie e modelli dell’Intelligenza Emotiva. La complessità alla base della definizione e dell’inquadramento teorico dell’Intelligenza Emotiva si riflette nella mancanza di una visione univoca e precisa del costrutto. Approcci e metodologie di studio differenti hanno determinato prospettive contraddittorie nell’interpretazione dell’intelligenza emotiva dando luogo allo sviluppo di modelli e metodi interpretativi differenti.
  • Lezione 3 - Quali fattori influenzano l’Intelligenza Emotiva? La variabilità interindividuale gioca un ruolo importantissimo a livello cognitivo, comportamentale ed emotivo-affettivo. Non è possibile inquadrare adeguatamente l’Intelligenza Emotiva senza prendere in considerazione il ruolo della metacognizione, definito come quel processo atto a designare la consapevolezza ed il controllo che l’individuo ha dei propri processi cognitivi ed emotivi.

Modulo III - Strumenti di Indagine e di Valutazione

  • Lezione 1 - Cosa e come misurare? Le difficoltà insite nella definizione teorico-concettuale dell’Intelligenza Emotiva e la presenza di differenti modelli teorici si riflettono, altresì, nelle diverse metodologie impiegate per l’operazionalizzazione e misurazione del costrutto. I diversi strumenti impiegati nella valutazione e misurazione dell’Intelligenza Emotiva serbano in sé notevoli differenze, soprattutto a livello delle caratteristiche psicometriche. Porre una corretta e più raffinata valutazione del costrutto, soprattutto in ambito clinico e applicativo, richiede una conoscenza più approfondita circa le caratteristiche psicometriche dei test e si configura come l’obiettivo di questa lezione. Si procederà a una classificazione puntuale degli strumenti di misurazione impiegati nella valutazione dell’Intelligenza e del Quoziente Emotivo.
  • Lezione 3 - Test di performance e misure self-report: quale strumento misura davvero il Quoziente Emotivo? Dopo aver passato in rassegna gli strumenti di misura e di valutazione dell’Intelligenza Emotiva, è necessario chiedersi quali, tra quelli elencati, offra realmente una misurazione del Quoziente Emotivo. Nella presente lezione approfondiremo il concetto di “autopercezione”, di notevole importanza per gli psicologi, giacché il modo attraverso il quale un individuo percepisce se stesso ne influenza le scelte e i comportamenti.

Modulo IV - Contesti e Ambiti Applicativi

  • Lezione 2 - Educare all’Intelligenza Emotiva. In questa lezione il focus verterà sull’importanza di implementare una serie interventi volti ad educare alle emozioni e capaci di promuovere efficacemente lo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva nei contesti educativi e scolastici. Un’adeguata competenza ed intelligenza emotiva sortiscono effetti benefici anche a livello professionale, in termini di soddisfazione lavorativa. I contesti organizzativi, i ruoli professionali e gli ambiti lavorativi non sono esenti da emozioni e da relazioni interpersonali; infatti, la mancanza di un’adeguata capacità nella gestione delle emozioni incide negativamente sulle performance lavorative, aumentando il rischio di burnout. In questa lezione saranno presentate tutte le più importanti innovazioni nel campo dei programmi di apprendimento socio-emotivo.

Il Corso è rivolto agli insegnanti, agli educatori, agli studenti di psicologia, agli psicologi professionisti, agli psicoterapeuti e alle figure professionali che operano nel settore del benessere psicologico, della salute mentale e dei servizi psicosociali. Il corso online è fruibile sulla nostra piattaforma attraverso tutti i dispositivi: smartphone, tablet e pc collegati ad internet. Sul sito è possibile iscriversi a molteplici corsi, alcuni sono accessibili a diverse categorie, professionali e non, altri sono riservati a specifiche categorie professionali. Alcuni dei corsi disponibili sono riservati a determinate categorie professionali, come psicologi o medici; il limite è dovuto alla legge, ma anche alla serietà dell’azienda che offre seriamente e in trasparenza la giusta formazione a chi può giovarne. Al momento dell’iscrizione potrai conoscere il costo del corso e se questo è comprensivo di IVA oppure ne è esente. L’IVA è una tassa scaricabile in relazione alla propria posizione fiscale, quindi dovrai rivolgerti ad un tuo consulente per capire se puoi recuperare questa spesa. L’ufficio amministrativo di IGEA emette le fatture e le ricevute fiscali entro il mese solare in cui hai effettuato il pagamento.

L'Alfabetizzazione Emotiva fin dalla Prima Infanzia

L’alfabetizzazione emotiva consiste nell’insegnare al bambino che cosa sono le emozioni, quali e quante sono, a cosa servono. Serve per far comprendere loro come si possono esprimere e manifestare le emozioni ma, soprattutto, come poterle gestire in modo consapevole. L’alfabetizzazione emotiva o, se vogliamo, educazione emotiva, dovrebbe avere inizio dai primi 14 mesi di vita del bambino e durare per tutto l’arco della sua vita. Con maggiore attenzione nell’infanzia e nell’adolescenza, fase estremamente delicata nel processo di sviluppo dell’intero sistema affettivo di ciascuno di noi. È compito e cura degli adulti di riferimento modulare e adattare gli stimoli emozionali offerti ai ragazzi, coerentemente con la loro specifica età.

In qualità di genitore e psicologa, credo che costruire un sistema educativo basato principalmente sulle abilità cognitive del bambino sia riduttivo. Non dare importanza alla cura e alla maturazione delle competenze emotive, infatti, significa non offrire a quel bambino la possibilità di apprendere e di conoscere tutti i mezzi e i modi necessari per raggiungere una completa e consapevole costruzione e conoscenza di sé. Inoltre, lo sviluppo emotivo è strettamente collegato allo sviluppo cognitivo e sociale. Promuovere un’alfabetizzazione emotiva permette, quindi, a bambini e ragazzi di comprendere le proprie emozioni, di sapersi immedesimare negli altri, di sviluppare empatia e di esprimersi in sicurezza, senza paura del giudizio.

Strumenti Ludici per l'Educazione Emotiva

Per insegnare ad un bambino cos’è un’emozione e come gestirla, i migliori strumenti che utilizzo sono albi illustrati e giochi. Ci si può davvero sbizzarrire, ricordandoci sempre quali sono le caratteristiche del bambino e quali sono i nostri obiettivi di terapia. È un vero e proprio viaggio alla scoperta delle nostre emozioni.

  • Chi è?
  • Cosa sta facendo?
  • Che emozione sta provando?
  • Tu che emozione proveresti?
  • Raccontami una volta in cui hai provato questa emozione, cosa è successo prima?
  • Come hai gestito quell’emozione?
  • Cosa hai fatto?

Insomma, creiamo insieme una ricostruzione dell’episodio e capiamo quali sono state le emozioni sperimentate e soprattutto come sono state gestite così da poter trovare, eventualmente, dei comportamenti alternativi.

In questo esercizio, ho utilizzato il gioco con un bambino di 6 anni nello Spettro Autistico. L’attività consiste nel mostrare varie immagini che ritraggono diverse espressioni e il bambino deve collocarle nella casella giusta, riconoscendo ed etichettando l’emozione. Questo gioco può essere utilizzato in una fase iniziale di insegnamento delle emozioni.

bambino con carte di espressioni facciali

In questo esercizio, propongo le carte giganti del gioco “Espressioni del viso nel linguaggio” come memory. In alternativa, come sto facendo nella foto, si può giocare a riconoscere chi tra i vari soggetti sta sperimentando la stessa emozione. Se il bambino ha difficoltà nella gestione della rabbia, si potrebbe presentare la maxi carta emozione che ritrae il personaggio arrabbiato e cercare di capire quali sono le situazioni in cui prova l’emozione della rabbia. Si può fare un elenco di quelli che potrebbero essere gli “antidoti” alla rabbia: quando sei arrabbiato cosa ti calma? Di cosa/di chi hai bisogno per stare meglio? Cosa si può fare quando si è arrabbiati? Cosa non si può fare?

Questo gioco è ideale anche per attività di un piccolo gruppo, spronando la condivisione. Nella condivisione, i bambini imparano a conoscere gli altri e sé stessi, imparano che non sono soli, che spesso li accomunano gli stessi motivi di essere arrabbiati, impauriti, felici. Imparano, inoltre, modalità diverse per affrontare le emozioni. È importante che i piccoli imparino che non ci sono emozioni negative, poiché tutte le emozioni sono utili e che è giusto provare ogni sfumatura di emozione. L’importante è saperla gestire, essere consapevoli di quale effetto ha un’emozione su sé stessi e che impatto può avere su chi ci sta vicino. È condizione imprescindibile per vivere in serenità e senza violenza con noi stessi e con gli altri.

Mi occupo di abilitazione e riabilitazione dei disturbi del neurosviluppo. Lavoro come tutor DSA e ADHD e come tecnico in Analisi del comportamento applicata (ABA), oltre a essere tutor APC per la plusdotazione cognitiva.

tags: #training #alfabetizzazione #emozionale #cognitivo #comportamentale

Post popolari: