Teorie Psicodinamiche di Gruppo: Un Viaggio nell'Inconscio Collettivo

L'approccio psicodinamico, nella sua accezione più ampia, si dedica all'esplorazione delle profonde dinamiche della mente, navigando tra la sfera cosciente e quella inconscia. Questo percorso mira a svelare come le esperienze passate e le forze interiori inespresse modellino il nostro presente, influenzando il nostro benessere psicologico e relazionale. Sebbene la psicoterapia psicodinamica individuale sia ampiamente riconosciuta, l'applicazione di questi principi al contesto di gruppo apre nuove e affascinanti prospettive sulla comprensione dell'individuo e delle sue interazioni sociali.

La psicoterapia psicodinamica, in generale, può essere immaginata come un viaggio di esplorazione nel nostro mondo interiore. Il suo focus è sui "movimenti" che avvengono tra la nostra parte cosciente e quella più profonda, l'inconscio. Quest'ultimo è come un territorio sommerso dove risiedono desideri, paure e memorie che, pur non essendo immediatamente visibili, influenzano potentemente la nostra vita. È una realtà interiore complessa, che a volte emerge attraverso i sogni o in modi di agire che non ci sappiamo spiegare.

Portando alla luce queste parti di noi, possiamo iniziare a dare un nome a ciò che sentiamo. Magari ci accorgiamo di essere in una relazione tossica, o di vivere una condizione che ci fa soffrire. Potremmo renderci conto di sentirci costantemente frustrati, arrabbiati, tristi e non valorizzati o riconosciuti dai nostri affetti. In questi momenti, la psicoterapia psicodinamica offre uno spazio per andare più a fondo, per capire meglio noi stessi e le dinamiche delle nostre relazioni. Intraprendere un percorso psicoterapeutico di questo tipo può essere un passo fondamentale. Significa “prenderci” un momento solo nostro: uno spazio e un tempo protetti per avviare una ricerca personale, esplorando la nostra storia e le nostre dimensioni più intime. Imparare a sentire noi stessi, a riconoscere ciò che proviamo nei diversi momenti e con le diverse persone, può diventare una bussola interiore, una guida per orientarci verso ciò che è davvero importante per noi. Non sempre, infatti, è scontato e immediato renderci conto se siamo arrabbiati, felici oppure euforici, tristi o confusi, in preda all’ansia o angosciati. Teniamo sempre a mente che sentire noi stessi deve essere il punto di partenza di ogni rapporto che costruiamo, essere sempre onesti con noi, prima di tutto, per poi poter esserlo con gli altri.

Il Significato Profondo della Psicodinamica

Per comprendere il significato di psicodinamica, possiamo scomporre la parola: “psiche” (mente) e “dinamica” (forze in movimento). L'idea di base è che la nostra mente non sia statica, ma un campo di forze interiori - pensieri, emozioni, pulsioni - che sono in costante movimento e, a volte, in conflitto tra loro. Proprio come le correnti sottomarine, queste forze modellano il nostro modo di essere e di agire, anche quando non ne siamo consapevoli.

La Treccani definisce la psicodinamica come: «Orientamento (detto anche psicologia dinamica), proprio di autori e correnti della psicologia del profondo, che antepone i processi alle manifestazioni osservabili della vita mentale, ricercandone cause e fini in fattori che si sottraggono al riconoscimento immediato della coscienza». La psicologia psicodinamica è quindi lo studio dei processi mentali da un punto di vista dinamico. Questo approccio considera i nostri stati emotivi non come qualcosa di fisso, ma come il risultato di queste continue interazioni tra forze interne, che possono collaborare o entrare in conflitto.

Illustrazione delle forze interiori in movimento nella mente

Le Radici della Teoria Psicodinamica e l'Evoluzione del Pensiero

Le basi della psicoterapia a orientamento psicodinamico affondano le radici nella psicoanalisi, utilizzando strumenti teorici e tecnici derivati da essa. La teoria psicodinamica si concentra sull'esplorazione di quegli aspetti del nostro funzionamento mentale e relazionale che non sono immediatamente accessibili alla coscienza. Parliamo di processi e dinamiche inconsce che, silenziosamente, influenzano la nostra vita e si manifestano anche all'interno della relazione terapeutica.

Una delle definizioni fondamentali di psicoterapia psicodinamica è stata proposta da Gunderson e Gabbard (1999). Secondo gli autori, la psicodinamica è un approccio che “rivolge una profonda attenzione all’interazione terapeuta-paziente, con interpretazioni del transfert e delle resistenze, condotte in tempi accuratamente definiti e inquadrate in una elaborata valutazione del contributo del terapeuta alla relazione interpersonale”.

All'interno della psicologia dinamica, esistono diversi modelli teorici che hanno arricchito e ampliato il pensiero originale. Tra i più importanti, possiamo menzionare:

  • Il modello strutturale freudiano e i suoi sviluppi: Nato con Sigmund Freud, si è evoluto grazie a psicologi dell’Io come Heinz Hartmann, Anna Freud, Joseph Sandler ed Erik Erikson. Questo modello si concentra sulla struttura della psiche (Es, Io, Super-io) e sui meccanismi di difesa.
  • L’approccio interpersonale: Critico nei confronti dell'approccio freudiano, pone particolare importanza alle influenze esercitate sulla personalità da fattori sociali e culturali e alle interazioni personali, con figure come Erich Fromm, Harry Stack Sullivan e Frieda Fromm Reichmann.
  • La Psicologia del Sé: Teorizza l'esistenza di un Sé concepito con un suo funzionamento indipendente e una sua vitalità, sviluppata da Heinz Kohut.

Edurne Tx - Unsplash

In sintesi, l'approccio psicodinamico include tutte le teorie psicologiche che interpretano il comportamento umano come il risultato dell'interazione tra pulsioni e forze interiori, spesso inconsce, e tra le diverse strutture della personalità. Oltre a quelli già citati, altri contributi fondamentali includono:

  • La teoria delle relazioni oggettuali: Nata con Melanie Klein, si è evoluta con i contributi di Donald Winnicott, W. R. D. Fairbairn e Michael Balint, concentrandosi sulle prime relazioni oggettuali e sul loro impatto sullo sviluppo.
  • La psicologia dell’Io: Rappresenta un’evoluzione della teoria freudiana, con contributi significativi da parte di autori come Heinz Hartmann e Margaret Mahler, che hanno esplorato le funzioni dell’Io e i processi di sviluppo.

Albero genealogico delle principali teorie psicodinamiche

Principi Fondamentali della Psicologia Psicodinamica

Per capire meglio cos'è la psicologia dinamica e cosa la distingue da altri approcci, come la terapia cognitivo-comportamentale, è utile conoscerne gli assunti di base. Questi principi guidano il lavoro del terapeuta e definiscono il focus del percorso:

  • Il focus sulla comprensione e espressione degli affetti: Dare spazio e voce alle emozioni, sia quelle piacevoli che quelle dolorose.
  • L’esplorazione dei tentativi di evitare o negare aspetti specifici dell’esperienza: Comprendere i meccanismi di difesa e le resistenze che impediscono l'accesso a vissuti difficili.
  • L’enfasi sulle esperienze della storia passata: Riconoscere come il passato, inclusi traumi e relazioni precoci, continui a influenzare il presente.
  • L’esplorazione delle relazioni interpersonali e della relazione terapeutica: La relazione con il terapeuta è vista come un campo d'indagine privilegiato per comprendere i propri schemi relazionali.

In tutti questi aspetti, l’inconscio gioca un ruolo centrale. È considerato il motore della nostra identità e, per questo, è la dimensione più esplorata durante una terapia psicodinamica. L'obiettivo finale è aiutare la persona a riconnettersi con le parti più profonde di sé, per ritrovare un senso di autenticità e pienezza.

Gli Strumenti della Psicoterapia Psicodinamica

Come funziona, in pratica, una terapia psicodinamica? Più che di esercizi, si parla di strumenti di esplorazione che terapeuta e paziente usano insieme per navigare nel mondo interiore. Poiché questo approccio ritiene che la nostra personalità sia modellata dalle prime esperienze di vita e dalle relazioni, gli strumenti utilizzati mirano a far luce su queste connessioni profonde.

Tra i principali strumenti del trattamento troviamo:

  • L’interpretazione dei sogni: Visti come una via d'accesso privilegiata all'inconscio, i sogni offrono un linguaggio simbolico che può rivelare desideri, paure e conflitti inespressi.
  • L’analisi del transfert e del controtransfert: Il transfert si riferisce ai sentimenti e ai pattern relazionali che il paziente proietta inconsciamente sul terapeuta, spesso rievocando relazioni significative del passato. Il controtransfert riguarda le reazioni emotive del terapeuta al paziente, che, se comprese, possono offrire preziose informazioni sulle dinamiche in gioco.
  • L’esplorazione delle resistenze: Si tratta di quei meccanismi, spesso inconsapevoli, con cui ci difendiamo da pensieri o sentimenti dolorosi o destabilizzanti. L'identificazione e l'analisi delle resistenze sono cruciali per accedere a materiale psichico altrimenti inaccessibile.

L'Interpretazione dei Sogni nel Percorso Psicodinamico

L'interpretazione dei sogni è uno degli strumenti chiave dell'approccio psicodinamico. Perché è così importante? Perché permette a paziente e psicologo o psicoterapeuta di andare oltre la superficie dei fatti quotidiani per esplorare un linguaggio diverso, fatto di immagini, simboli e sensazioni. I sogni non sono visti come eventi casuali, ma come una forma creativa con cui la nostra mente elabora ciò che viviamo e lo trasforma in memoria emotiva.

Le immagini oniriche possono avere un significato profondo e influenzare il nostro umore e le nostre giornate. All'interno della psicoterapia psicodinamica, queste immagini vengono accolte e approfondite grazie alla guida del professionista, che aiuta a tradurre in parole ricordi e percezioni, svelando i possibili collegamenti con la vita della persona.

Simboli onirici comuni e loro possibili interpretazioni

Come Funziona la Psicoterapia Psicodinamica

Ispirandosi alla psicoanalisi, la terapia psicodinamica si concentra sull'esplorazione dell'inconscio e dei vissuti rimossi. L'orientamento psicodinamico pone un'enfasi particolare sul riconoscimento, la comprensione e il superamento di sentimenti e pensieri contraddittori, del presente e del passato. L'obiettivo è aiutare la persona a migliorare la qualità delle proprie esperienze e delle relazioni interpersonali.

L'obiettivo è aiutare la persona a capire come le esperienze passate, inclusi eventuali traumi, influenzino le sue decisioni, i suoi comportamenti e le sue relazioni attuali. Per questo motivo è definita anche 'psicologia del profondo': non si limita ad alleviare i sintomi, ma invita a scavare nell’interiorità per lavorare sulle radici del malessere e del disagio psicologico.

Un terapeuta con orientamento psicodinamico può essere d'aiuto anche a chi, pur essendo consapevole delle origini delle proprie difficoltà, non riesce a superarle in autonomia. All'interno del percorso, si impara ad analizzare e a dare un senso alle difficoltà presenti, per poi trovare nuovi modi di agire nelle relazioni attraverso un'attenta esplorazione delle esperienze passate.

La Terapia Psicodinamica: Come si Svolge

È importante sottolineare che il terapeuta offre un'esperienza relazionale nuova. Non è un amico che dà consigli, né qualcuno con una soluzione magica, ma un professionista che mette a disposizione la sua competenza e i suoi strumenti per facilitare un percorso di scoperta personale. Alla base di questa alleanza c'è l'empatia. Sebbene sia un termine molto usato, in questo contesto ha un significato preciso: è la capacità del terapeuta di entrare in contatto profondo con il mondo interiore della persona, comprendendone i vissuti in modo non giudicante. È questa sintonizzazione emotiva a creare uno spazio sicuro per l'esplorazione.

Solitamente, gli incontri hanno una cadenza settimanale e durano circa 50 minuti. La frequenza e la durata complessiva del percorso vengono definite insieme al terapeuta durante i primi colloqui. Andare dallo psicologo è un viaggio personale, e non è possibile stabilirne a priori la durata. Esistono però anche forme di psicoterapia psicodinamica breve, pensate per chi desidera lavorare su obiettivi più specifici e in un arco di tempo più definito.

Il ruolo dello psicoterapeuta e la relazione terapeutica

La Terapia Psicodinamica Breve: Un Percorso Mirato

La psicoterapia psicodinamica breve, pur mantenendo l'attenzione alla profondità, si focalizza sul “qui e ora”. L'attenzione si concentra su un'area problematica specifica che la persona porta in terapia e sugli schemi relazionali attuali. Questo permette di affrontare il problema con una modalità più diretta e in tempi più contenuti. A differenza di altri approcci che possono concentrarsi maggiormente sul sintomo, questa terapia mira a individuarne la causa. In genere, un percorso di psicoterapia breve può durare dai 4 ai 6 mesi, con incontri a cadenza settimanale.

Quando Può Essere Utile la Psicoterapia Psicodinamica

L'approccio della psicologia psicodinamica può essere un valido supporto per affrontare un'ampia gamma di difficoltà emotive e relazionali. Tra le problematiche per cui può rivelarsi efficace troviamo:

  • Attacchi di ansia e attacchi di panico: Comprendere le radici profonde dell'ansia e sviluppare strategie per gestirla.
  • Depressione e bassa autostima: Esplorare i vissuti di tristezza, vuoto e autosvalutazione per promuovere un senso di valore personale.
  • Disturbi psicosomatici: Indagare la connessione tra mente e corpo, dove il disagio psicologico si manifesta attraverso sintomi fisici.
  • Problemi relazionali: Analizzare schemi relazionali disfunzionali, difficoltà nelle relazioni intime, familiari o lavorative.
  • Disturbi della personalità: Lavorare su pattern di pensiero, sentimento e comportamento pervasivi e disadattivi che compromettono il funzionamento generale.

Icone che rappresentano le diverse problematiche trattate con la psicoterapia psicodinamica

Psicoterapia Psicodinamica a Confronto con Altri Approcci

Oltre all'orientamento psicodinamico, esistono molti altri approcci terapeutici. Tra i più diffusi ci sono la terapia sistemico-relazionale e la terapia cognitivo-comportamentale. Vediamo brevemente in cosa si differenziano per aiutarti a orientarti nella scelta.

  • La terapia sistemico-relazionale: Osserva la persona non come un individuo isolato, ma come parte di un sistema di relazioni (la famiglia, la coppia, il contesto lavorativo). Il focus è sulle dinamiche e sui modelli di comunicazione all'interno di questi sistemi. L'obiettivo è aiutare i membri del sistema a trovare nuove e più funzionali modalità di interazione, valorizzando le risorse di ciascuno.
  • La terapia cognitivo-comportamentale (CBT): Si concentra sul legame tra pensieri, emozioni e comportamenti. Il principio di base è che il nostro modo di interpretare le situazioni influenza le nostre reazioni emotive e comportamentali. L'obiettivo è aiutare la persona a riconoscere e modificare pensieri e comportamenti disfunzionali che alimentano la sofferenza, apprendendo strategie pratiche per gestire le difficoltà nel presente.

Psicodinamica di Gruppo: Il Microcosmo Sociale come Campo Terapeutico

L'applicazione dei principi psicodinamici al contesto di gruppo trasforma il gruppo stesso in un potente strumento terapeutico. La dimensione gruppale offre un valore aggiunto insostituibile nella comprensione di chi siamo, poiché agisce come un microcosmo sociale, riflettendo e amplificando le dinamiche relazionali individuali. Un percorso terapeutico di gruppo può favorire meccanismi di cambiamento attraverso l'interazione, il confronto e il rispecchiamento tra i partecipanti.

Il Gruppo come Campo Multi-Soggettivo

La psicoterapia psicodinamica integrata, applicata all'intervento con il gruppo, evidenzia la flessibilità della metodologia e l'approccio multifasico. Il gruppo è concepito come un campo multi-soggettivo, dove la molteplicità delle prospettive individuali amplifica le dinamiche relazionali, spesso spontanee, che si sviluppano al suo interno. In questo spazio, il tempo presente diventa una dimensione fondamentale, permettendo l'espressione del singolo, degli "altri" e di un "terzo" attore protagonista: il sistema stesso in cui essi sono inseriti. Questo sistema acquista una centralità, diventando un altro elemento chiave di osservazione e valutazione durante il processo di "lavoro" con e nel gruppo.

La concezione di una mente "squisitamente relazionale" rappresenta la chiave di lettura della qualità delle dinamiche che si attivano nel gruppo. Il gruppo diventa uno spazio espressivo, un luogo bio-psico-sociale dove ripensare il corpo, le proprie modalità relazionali per migliorare schemi affettivo-relazionali-sociali, critici, disfunzionali, anche di natura traumatica.

Schema che illustra il gruppo come campo multi-soggettivo

Valore Aggiunto della Dimensione Gruppale

Può la dimensione gruppale fornire un valore aggiunto nella comprensione di chi siamo? In che modo un percorso terapeutico di gruppo può favorire meccanismi di cambiamento? E, in tal caso, quanto possono rilevarsi importanti, rispetto a fasi specifiche della propria vita? L'esperienza in questo ambito suggerisce che il gruppo, inteso non solo come rete di scambio relazionale tra individui, ma come struttura e organizzazione sociale, come dinamica tra l'individuo e l'ambiente, offre un terreno fertile per l'auto-scoperta e la trasformazione.

L'Approccio Psicodinamico Integrato e Multifasico nel Gruppo

L'approccio psicodinamico integrato e multifasico applicato al gruppo ha come obiettivo l'ampliamento della consapevolezza di sé e del proprio modo di relazionarsi con il mondo circostante, lo sviluppo di risorse personali, il superamento di modalità relazionali disfunzionali, problematiche psicopatologiche e legate a traumi, e il miglioramento di eventuale sintomatologia.

Le caratteristiche del dispositivo gruppale comprendono l'integrazione e il bilanciamento tra osservazione, valutazione e intervento. Si riferisce a fattori individuali, relazionali, interpersonali e alla specificità della dinamica del gruppo, siano essi espliciti o impliciti.

Metodologie Integrative Adottate nei Gruppi

Durante un percorso di gruppo, vengono adottate metodologie integrative di provenienza diversa:

  • Tecniche psicodinamiche e sistemiche-relazionali: Per esplorare le dinamiche individuali e familiari.
  • Psico-socio-dramma: Integra l'attivazione emotiva e sensoriale alla riflessione critica in e di gruppo.
  • Gioco e enactment: Per lavorare sulle capacità del "come se" e sperimentare nuove modalità d'azione.
  • Tecniche narrative e autobiografiche: Per dare voce alla propria storia e costruire significati.
  • Tecniche psico-corporee e mindfulness: Per riconnettersi con il corpo e sviluppare la consapevolezza del momento presente.
  • Pensiero laterale e utilizzo di immagini e fotografie: Per stimolare la creatività e l'esplorazione di prospettive inedite.
  • Tecniche cognitivo-comportamentali: Integrabili per fornire strategie pratiche di gestione.

Questa flessibilità metodologica permette una conduzione e un monitoraggio costante del processo di gruppo, attenzionando la graduale evoluzione del "lavoro" in ogni specifica fase.

Illustrazione delle diverse metodologie integrate nella terapia di gruppo

La "Terapeuticità" del Dispositivo Gruppale

Il gruppo è un potente attivatore di istanze interne, non solo per i membri ma anche per i conduttori. La "terapeuticità" del dispositivo gruppale risiede nella sua capacità di creare un "social microcosm", dove è possibile sperimentare la propria vita di relazione quotidiana, osservarne le caratteristiche, i punti di forza e le criticità.

Nei gruppi si attivano costantemente dinamiche psico-sociali che possiedono una loro ripetitività e stabilità. È possibile attenzionare "certe" strutture di gruppo, all'interno delle quali si svolge la vita stessa del gruppo e le cui regole e norme interne sono più o meno esplicite. Il gruppo non potrebbe esistere se non vi fossero queste regole che lo rendono organizzato, ordinato, prevedibile, controllabile, permettendo la gestione di quel grande flusso di scambi interattivi tra le persone.

Leggere i fenomeni gruppali in chiave psicodinamica integrata permette di comprendere e intervenire in termini di acquisizione di capacità relazionali, costruzione di reti e modalità comunicative funzionali, miglioramento della qualità della vita, regolazione delle emozioni e raggiungimento di obiettivi personali. In ambito psicoterapeutico, il gruppo è spesso un intervento parallelo alla psicoterapia individuale, come consolidamento di un lavoro psicologico personale.

Il Gruppo come Specchio delle Relazioni Umane

Durante un percorso di psicoterapia di gruppo, le persone stabiliscono legami più articolati rispetto al contesto individuale. L'intera organizzazione di personalità viene messa alla prova, ampliando il campo che comprende non più solo l'intersoggettività ma sviluppando una dimensione multi-soggettiva. Il dispositivo permette la creazione di un luogo dove ognuno porta Sé stesso, il proprio background di vita, le esperienze, le rappresentazioni mentali costruite nei gruppi primari e secondari.

Questo processo avviene grazie a un vero e proprio "circolo degli specchi", in cui i fattori di risonanza e rispecchiamento assumono una funzione centrale, stimolando il processo riflessivo su aspetti di sé, riconosciuti o addirittura inediti. Il contesto nuovo in cui si trovano i membri non sarà solo un semplice luogo di incontro interattivo e di conoscenza, sebbene questi siano entrambi fattori presenti in ogni situazione di aggregazione.

Le esperienze emotive correttive si amplificano nel contesto gruppale per via del maggior numero di opportunità, date dalla condizione relazionale del campo multi-soggettivo. I cambiamenti sul comportamento e, più intimamente, nel profondo della persona, sono una conseguenza diretta di questa intensificazione delle dinamiche relazionali.

Illustrazione di un gruppo di persone che si riflettono a vicenda

La Dialettica Individuo/Gruppo

Nel gruppo terapeutico, esiste un "discorso" che attiene all'individuo, un "discorso" che attiene al gruppo in quanto tale e una continua interdipendenza tra i due "discorsi". Il gruppo offre ai suoi partecipanti la possibilità d'intravedere, nel tempo, nuove modalità di "lettura" della realtà e una rinnovata mobilità psicologica, proprio perché il gruppo terapeutico si colloca sul confine tra le diverse appartenenze dell'individuo: famiglie di origine, gruppi e culture di appartenenza, mondo sociale.

La psicoterapia di gruppo è da molto tempo considerata un trattamento d'elezione per diverse problematiche, inclusa la dipendenza. Numerosi lavori scientifici sostengono l'efficacia della terapia di gruppo nel paziente alcolista, sia sotto forma di gruppi di discussione che di gruppi a orientamento psicodinamico, cognitivo-comportamentale o interazionale.

Il Gruppo come Contenitore e Trasformatore

Nelle prime fasi di un gruppo terapeutico, esso assume le caratteristiche di "spazio contenitore e trasformativo" del singolo. Il gruppo, attraverso la coesione e il senso di appartenenza dei suoi membri, si rivela come uno spazio fisico e mentale contenitivo: ognuno, al suo interno, è libero dal giudizio degli altri, può esprimersi liberamente e sentirsi al sicuro. Il gruppo è un contenitore che svolge la funzione di "schermo protettivo", dove sentirsi accolti, ascoltati e stabili.

L'esperienza gruppale può fornire la ripresa di un'area relazionale alternativa alle scene modello distruttive e reattive che costellano il passato di molti pazienti. Il gruppo aiuta il soggetto a creare una "nuova narrazione", un vero e proprio racconto storico che permette uno sguardo diverso nei confronti di un passato doloroso.

Il Ruolo dei Facilitatori nel Gruppo

Il ruolo dei "conduttori" o "facilitatori" di un gruppo non è quello di dirigere, ma di accompagnare e facilitare il processo di comunicazione. Il loro compito è favorire un clima psicologico di sicurezza, pienamente accettante e non giudicante, in cui si realizzino gradualmente la libertà di espressione e la riduzione degli atteggiamenti difensivi.

L'orientamento positivo, in senso evolutivo, del gruppo lo trasforma contemporaneamente in un contenitore degli affetti negativi che vengono così non negati, ma anzi accolti, rielaborati e reintegrati in un sentimento collettivo. La stessa ricaduta, con la messa in atto di un comportamento "vecchio e malsano", verrà rielaborata e riletta sotto forma di scivolata, meno colpevolizzante e giudicante. Questo avviene perché il gruppo stesso assume ben presto, nella mente dei suoi partecipanti, la forma di uno spazio nuovo.

I Gruppi in Psicoanalisi e Gruppoanalisi

Psicoanalisi e gruppoanalisi trovano una sostanziale continuità nel riconoscere primaria importanza ai processi psichici inconsci, processi che intervengono nell’influenzare le nostre percezioni, i nostri ricordi, le nostre rappresentazioni. In termini gruppoanalitici si tratta però di un inconscio gruppale, o meglio transpersonale, come proposto da Foulkes (1973) in riferimento all’interiorizzazione delle relazioni interpersonali e transpersonali.

Freud considerava il gruppo come un certo numero di persone in grado di stare insieme solo fino a quando ci sono all’esterno altri gruppi, altre persone verso cui esprimere sentimenti aggressivi. I sentimenti ambivalenti sono derivati dal proprio ambiente familiare e trasferiti nelle relazioni sociali con forme di identificazione con il leader. La riflessione principale è quella della dipendenza, vale a dire, di una identificazione comune con il leader rappresentante della figura paterna.

I primi psicoanalisti che hanno cercato di applicare al gruppo questi principi, considerano il gruppo come un insieme di persone che si identificano con il leader considerato come capo, modello accettato e condiviso da tutti gli altri. Le radici della psicoterapia di gruppo e in particolare della gruppoanalisi sono, in realtà, molto diverse da quelle della psicoterapia individuale.

Evoluzione Storica della Psicoterapia di Gruppo

È possibile distinguere tre periodi storici nella nascita della psicoterapia di gruppo:

  • Primo periodo (1910-1930): Rappresentato dai pionieri della terapia di gruppo quali Pratt, Lazell, Marsh, e Burrow.
  • Secondo periodo (1930-1940): Rappresentato da Weunder, Schilder, Wolf e Slavson.
  • Terzo periodo (successivo): Il più importante, considera i veri fondatori della gruppoanalisi: Bion, Foulkes, Ancona, De Marè, Carli, Napolitani, Di Maria, Lo Verso e altri ancora. Costoro hanno elaborato modelli di intervento arricchendo notevolmente le ipotesi teoriche di Bion e Foulkes.

Diversi Approcci alla Gruppoanalisi

Gli ambiti di intervento della gruppoanalisi sono differenziati secondo tre modalità principali (Napolitani 1984):

  • Analisi in gruppo (metodo rotatorio): Ogni persona a rotazione assume il ruolo di protagonista.
  • Analisi di gruppo (metodo collettivo): Ogni verbalizzazione è espressione del gruppo.
  • Analisi attraverso o mediante il gruppo (metodo relazionale): L'attenzione è rivolta sull'individuo e sul gruppo, sulle loro dinamiche relazionali inconsce che vengono mobilitate nel gruppo.

L’analisi in gruppo si pone in rapporto di totale continuità teorica con la psicoanalisi di Freud, ne accetta integralmente i principi e la tecnica negando la specificità psicologica al gruppo considerandolo solo un luogo “altro” dove praticare la psicoanalisi di singoli individui.

Per Bion, capostipite riconosciuto dell’approccio definito analisi di gruppo, invece, il gruppo è un insieme di persone che si trovano tutte allo stesso grado di regressione, per effetto delle rinunce che derivano dal contatto di ciascuno con la vita affettiva del gruppo. Bion parla di assunti di base, concetti fondamentali della sua teoria sui gruppi, che rappresentano le manifestazioni della regressione. I tre assunti di base principali sono: dipendenza, attacco e fuga, e accoppiamento.

L’analisi mediante il gruppo ha come rappresentante principale Foulkes, che pose come tecnica di lavoro nel gruppo l’analisi attraverso il gruppo (by the group), per mezzo del processo che si attua dalla matrice di base per evolvere in quella dinamica. Foulkes considera la mente come un fenomeno trans-personale e trans-generazionale, come il sedimentarsi delle modalità relazionali familiari. L’autore propone una lettura del gruppo attraverso quello che accade qui e ora.

Il ruolo dello psicoterapeuta e la relazione terapeutica

L'Inconscio Gruppale e la Doppia Referenza

Foulkes considera la mente come un fenomeno trans-personale e trans-generazionale, come il sedimentarsi delle modalità relazionali familiari. L’autore propone una lettura del gruppo attraverso quello che accade qui e ora. Il gruppoanalista pone attenzione al processo attraverso il quale il gruppo attraversa emozioni, affetti, pensieri autoriferiti o del singolo membro.

Il concetto di doppia referenza, proposto da Fornari (1976), offre una lettura relazionale dell’inconscio. Gli individui nella loro relazione sociale hanno con la realtà una modalità relazionale secondo cui, la realtà può essere intesa utilizzando sia il pensiero scientifico sia permette di classificare e porre in relazione i vari aspetti caratterizzanti il contesto; d’altro lato simbolizzando la realtà mediante categorizzazioni affettive regolate dai principi di generalizzazione e di simmetria propri del modo di essere inconscio della mente.

I Fattori Terapeutici Specifici del Gruppo

Nel gruppo si può creare quel micro-cosmo sociale dove è possibile sperimentare la vita di relazione quotidiana, vederne le caratteristiche, i punti di forza e criticità e le possibili aree di miglioramento. I fattori terapeutici specifici del gruppo sono quei meccanismi intrinseci agli scambi fra i membri di un gruppo che svolgono funzione terapeutica.

I parametri del gruppo rappresentano le lettere per costruire un alfabeto comune fra gli operatori sociali, i clinici e i ricercatori che hanno a che fare coi gruppi: “sono […] un metodo per ampliare il pensiero clinico e scientifico, per implementare il [… pensare sui gruppi, tramite] una descrizione il più possibile approfondita e dettagliata delle variabili che intervengono nella fondazione e nel processo del gruppo” (Lo Verso & Giunta, 2018).

Il gruppo è il perno tra l’individuo anonimo e il sociale indifferenziato, spazio intermedio tra la vita singola e la vita sociale e che consente di ripensare i legami tra individuo e società. Nei gruppi si attivano costantemente queste dinamiche psico-sociali, che possiedono una loro certa ripetitività e stabilità anche se non sono immutabili.

La Psicodinamica di Gruppo nella Clinica Contemporanea

Il lavoro con i gruppi richiede coordinate composite per osservare, rappresentare e narrare i processi. I gruppi hanno una sintassi propria, spesso adottano un pensiero ed un linguaggio per immagini, un discorso riconducibile al mito ed al sogno. La descrizione di esperienze in differenti contesti ne fornisce un'esemplificazione operativa.

Il gruppo come dispositivo elettivo nel lavoro con gli adolescenti, i gruppi di counselling/sostegno alla genitorialità, il gruppo esperienziale nella formazione dello psicologo. In questa nuova edizione, una sezione è dedicata al pensiero sul gruppo in relazione alle emergenze della clinica contemporanea: dal setting interculturale nella clinica delle esperienze di traumatizzazione fino ai gruppi e alle gruppalità nel web.

Giorgia Margherita, professore associato di Psicologia Dinamica presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", membro ordinario dell'I.I.P.G e dell'E.F.P.P, si occupa di gruppi, modelli narrativi, adolescenza. I suoi contributi in una prospettiva psicodinamica prestano particolare attenzione alle nuove emergenze sociali nella clinica, dai modelli di intervento nell'online, all'ambito delle esperienze di traumatizzazioni come la migrazione forzata e la violenza di genere.

Con la Franco Angeli ha pubblicato il volume (a cura di), Anoressie contemporanee. Parte II. Giorgia Margherita, Maria Gloria Gleijeses, Detti e non detti del percorso adottivo. Parte III. Cenni sula psicodinamica del trauma: dalle origini agli sviluppi attuali; Il man-made trauma e l'intervento clinico con i "sopravvissuti"; L'esperienza di migrazione forzata: oltre il "trauma del rifugiato"; L'incontro con l'Alterità: il dispositivo di gruppo nei setting transculturali; Dare asilo al trauma. Parte IV. Appendice.

Copertina di un libro sulla psicodinamica di gruppo

Psicoterapia Psicodinamica: Libri Consigliati

Per chi desidera approfondire, esistono numerosi libri che esplorano la psicologia psicodinamica da diverse prospettive. Ecco una selezione di testi, adatti sia a chi si avvicina per la prima volta alla materia sia a chi cerca approfondimenti specifici:

  • “Introduzione alla psicoterapia psicodinamica”, di Glen O. Gabbard: L’autore presenta i principi fondamentali della psicoterapia psicodinamica, focalizzandosi sul lavoro a lungo termine nella terapia individuale degli adulti.
  • “Psicodinamica della vita familiare”, di Nathan W. Ackerman: Quest’opera intende offrire un contributo alla discussione sulla psicoterapia attraverso una riflessione sulle origini, valorizzando un testo ormai classico e presentando a quanti intraprendono il loro iter formativo un modo di fare terapia caratterizzato dall'attenzione all'essere umano e da una forte carica empatica.
  • “Psicodinamica delle relazioni familiari”, di Marisa Malagoli Togliatti e Anna Cotugno: Il volume propone un percorso di sintesi, rintracciando gli aspetti comuni nella conduzione del processo terapeutico.

Trovare un Supporto su Cui Contare

Se senti che un percorso di psicoterapia psicodinamica, sia individuale che di gruppo, potrebbe fare al caso tuo, o se semplicemente desideri uno spazio di ascolto per esplorare le tue difficoltà, ricorda che non devi affrontare tutto da solo. Esistono professionisti pronti ad aiutarti e sostenerti nel tuo viaggio verso il benessere.

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