L'Era dell'Analfabetismo Emotivo: Giovani, Psicopatia e la Crisi della Società Contemporanea

La società odierna si trova ad affrontare un fenomeno preoccupante: una crescente difficoltà, soprattutto tra i giovani, nel gestire le emozioni, nel comprendere la differenza tra bene e male e nell'integrare le norme sociali. Questo stato di cose, analizzato a fondo dal filosofo Umberto Galimberti, sembra essere il risultato di una convergenza di fattori sociali, educativi e familiari, che portano a quella che viene definita una "psicopatia diffusa" o, più precisamente, un "analfabetismo emotivo".

La Debolezza Emotiva dei Giovani: Un Sintomo di un Malessere Sociale

Le cronache riportano episodi inquietanti che evidenziano una disconnessione dalla realtà e una mancanza di empatia tra i giovani. Un esempio emblematico è quello di una banda di ragazzi che, dopo aver rapinato un portiere d'albergo, ha giustificato il proprio gesto con la "noia di una vita senza emozioni". Questa dichiarazione, seppur estrema, riflette una tendenza più ampia: un'incapacità di trovare stimoli significativi nella vita quotidiana, un'insofferenza verso le sfide e una propensione alla lamentela anziché all'azione.

Galimberti distingue questi giovani da veri e propri psicopatici, definendoli piuttosto come "sociopatici" perché incapaci di interiorizzare le norme socialmente convenute. La radice di questo problema, secondo il filosofo, risiede in una genitorialità eccessivamente protettiva, che non ha permesso ai figli di incontrare le necessarie "asprezze" e frustrazioni della vita. Questa mancanza di "attrito" con la realtà li rende meno idonei alla vita, facilmente insofferenti di fronte alle prime difficoltà e, in alcuni casi, indolenti, annoiati e privi di desideri.

immagine di giovani annoiati o disconnessi

Il riferimento ai "tempi passati" non aiuta, anzi, irrita i giovani di oggi, abituati a una società opulenta e bombardati da una pubblicità che dipinge un'esistenza priva di privazioni. Non avendo conosciuto la povertà, che un tempo fungeva da motore per il desiderio e l'azione volta al raggiungimento di obiettivi, questi ragazzi faticano a trovare motivazioni profonde. Le sfide del loro tempo, come la DAD, la distanza sociale imposta dalla pandemia, la clausura domestica, non vengono percepite come proprie, ma come imposizioni esterne.

L'Assenza di "Risonanza Emotiva": Il Cuore del Problema

Galimberti pone un'enfasi particolare sul concetto di "risonanza emotiva". La capacità di sentire, prima ancora di ragionare, ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è grave e ciò che non lo è, nasce dall'empatia e si sviluppa fin dalla nascita. Tuttavia, quando madri e padri non incoraggiano questa risonanza, privilegiando valori di "forza" anziché di "sensibilità", l'empatia si perde. Questo porta a un abbassamento culturale ed emotivo, dove la distinzione tra azioni moralmente diverse, come insultare un insegnante o prenderlo a calci, o corteggiare una ragazza e stuprarla, diventa sfumata.

Empatia nei bambini

La "psicopatia", termine spesso usato impropriamente, viene qui inquadrata non come una psicosi o una nevrosi, ma come un modo di vivere caratterizzato dall'egoismo e dall'incapacità di sentire il dolore altrui. Questa tendenza è ben descritta nel romanzo "Blue Belle" di Andrew Vachss, dove il protagonista "segue solo i propri pensieri, procede per la sua strada, avverte solo il proprio dolore".

La Scuola Sotto Accusa: Tra Medicalizzazione e Formazione Incompleta

Le recenti dichiarazioni di Umberto Galimberti sulla scuola elementare, definita una "clinica psichiatrica" per via del proliferare di certificazioni per Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), hanno sollevato un acceso dibattito. Galimberti critica l'eccessiva medicalizzazione delle difficoltà scolastiche, sostenendo che molte insufficienze vengano "patologizzate" per facilitare il percorso degli studenti, a discapito della loro reale formazione e con l'unico interesse dei genitori a vederli promossi.

I dati Istat confermano un aumento significativo delle certificazioni di disabilità scolastica, raddoppiate in un decennio. Tuttavia, pedagogisti come Daniele Novara e Simone Migliorati mettono in guardia contro gli "eccessi diagnostici". Sebbene le diagnosi siano importanti per comprendere i bisogni del bambino, non devono diventare l'unica lente attraverso cui si guarda. C'è il rischio di "patologizzare" ogni deviazione dalla norma, ignorando i tempi naturali di sviluppo del bambino e quasi "togliendosi le responsabilità" attraverso una certificazione.

infografica sull'aumento delle certificazioni DSA

Si sottolinea come, in passato, le problematiche esistessero ma venissero semplicemente ignorate, con conseguenze negative sul benessere dei bambini. Oggi, invece, si tende a dare un nome a ogni difficoltà, talvolta anche precocemente, come nel caso di diagnosi su bambini di 2-3 anni. Questa tendenza, secondo gli esperti, rischia di creare un effetto boomerang: si pretendono meno cose da questi bambini, li si lascia privi di stimoli e si favorisce l'isolamento, con la proliferazione di "Aule H" dove l'insegnante di sostegno assume un ruolo quasi di "guardiano".

La Crisi del Futuro: Dalla "Promessa" alla "Minaccia"

Il filosofo e psicoanalista Miguel Benasayag e il professore di psichiatria Gérard Schmit, nel loro libro "L'epoca delle passioni tristi", analizzano come molte sofferenze psicologiche contemporanee non abbiano un'origine strettamente psicopatologica, ma riflettano una tristezza diffusa e un sentimento di insicurezza e precarietà. Questa crisi è legata a un cambiamento epocale: il passaggio da un "futuro-promessa" a un "futuro-minaccia".

La "morte di Dio", intesa come fine dell'ottimismo teologico e delle sue declinazioni laiche (scienza, utopia, rivoluzione), ha lasciato un vuoto. Se un tempo il futuro era visto come salvezza e progresso, oggi è percepito come incertezza, precarietà e insicurezza. Questo crollo della visione ottimistica ha portato a una perdita di senso, a un arresto del desiderio nell'assoluto presente. "Meglio star bene e gratificarsi oggi se il domani è senza prospettiva."

grafico che illustra il passaggio da futuro-promessa a futuro-minaccia

Questo scenario ha conseguenze dirette sugli adolescenti. La mancata transizione dalla libido narcisistica a quella oggettuale porta a un indebolimento dei legami emotivi, sentimentali e sociali. L'educazione si trasforma in un approccio utilitaristico volto alla sopravvivenza individuale, dove "ci si salva da soli".

L'Autorità Scomparsa e la Violenza come Espressione di Disagio

In questo contesto, l'autorità dei genitori e degli insegnanti viene meno. Il rapporto tra adulti e giovani diventa "contrattualistico", con gli adulti costretti a giustificare ogni scelta e i giovani a accettare o rifiutare in un rapporto paritario. Questo non permette di contenere l'adolescente, lasciandolo solo di fronte alle proprie pulsioni e all'ansia che ne deriva.

La mancanza di riti di passaggio adeguati, come l'uccisione simbolica dell'autorità paterna, porta i giovani a "fare il loro Edipo con la polizia", sfogando la violenza contenuta in famiglia nel contesto sociale. Le manifestazioni psico(pato)logiche del disagio giovanile, come l'indolenza, la demotivazione, l'escalation della violenza, sono quindi riconducibili a questa crisi più profonda, dove l'integrazione sociale, l'apprendimento e l'investimento nei progetti non sono più connessi a un desiderio profondo di "desiderare la vita".

È fondamentale riconoscere che le "passioni tristi" non sono la realtà stessa, ma un modo di interpretarla. Sebbene l'epoca attuale smascheri l'illusione della modernità di poter cambiare tutto, l'insicurezza non deve condurre a un discorso paranoico di mera sopravvivenza. La società deve trovare nuove risorse per affrontare questa crisi dei fondamenti, riscoprendo il valore delle relazioni, dell'educazione emotiva e di un futuro che torni ad essere una promessa, e non una minaccia.

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