Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è una condizione psicopatologica che ha attirato negli ultimi anni una considerevole attenzione da parte della ricerca biologica e, in particolare, neuroscientifica. Per lungo tempo, i clinici si sono interrogati sulle caratteristiche intrinseche della sofferenza legata al DOC, focalizzandosi sulla natura delle ossessioni e sull'ansia che spinge il paziente a mettere in atto compulsioni per ridurla, nonché sulla pervasività di questi aspetti nella vita dell'individuo ossessivo. Questa osservazione, apparentemente semplice, solleva interrogativi fondamentali che permettono di comprendere e ampliare l'orizzonte di senso del DOC: perché una persona sana tollera l'incertezza che invece distrugge un ossessivo? Perché la prima può accettare il dubbio che logora il secondo?

Per rispondere a queste domande, è utile considerare le differenze esistenti sul tema del disturbo ossessivo tra i modelli del cognitivismo tradizionale, del post-razionalismo e della psicoterapia cognitiva neuropsicologica.
Il Cognitivismo Tradizionale: Pensieri, Significati e Responsabilità Esagerata
Il cognitivismo tradizionale sostiene che i sintomi ossessivi siano attribuibili a una serie di pensieri e considerazioni che il paziente avrebbe sia nei confronti di sé stesso sia verso la realtà esterna. In altri termini, il DOC sarebbe un indicatore utile per il clinico per comprendere come e quale significato viene attribuito dalle persone agli eventi, e attraverso quali obiettivi e rappresentazioni il paziente si muove nel mondo. La mente, secondo questa prospettiva, sarebbe un apparato che regola di volta in volta il comportamento in base ai propri obiettivi e che mira a ridurre la discrepanza tra le nostre rappresentazioni e i fatti così come sono nella "realtà".
In un individuo con DOC, questa discrepanza diventa così marcata da condurre alle ossessioni, ovvero a valutazioni errate rispetto alla "veridicità" dei fatti. Di conseguenza, le compulsioni e i rituali servirebbero a ridurre le emozioni negative che derivano da questo disfunzionale errore di valutazione. Diverse ricerche neuroscientifiche supportano queste ipotesi cognitiviste, aiutando a delineare due concetti fondamentali che, secondo questa prospettiva, rappresenterebbero le cause del DOC: il sentirsi in colpa e la cosiddetta "inflated responsibility" (responsabilità gonfiata). La possibilità di essere colpevoli di qualcosa rappresenta, per il paziente ossessivo, non solo qualcosa di svilente e negativo (come per le persone sane), bensì una vera e propria catastrofe imperdonabile che non si può superare.
Secondo il cognitivismo, l'incertezza e il dubbio sarebbero mal tollerati dall'ossessivo poiché l'eccessivo senso di responsabilità e di colpa lo imprigionerebbero in un circolo vizioso di pensieri (ossessioni), impedendogli di accettare semplicemente una situazione così com'è. Dunque, si tratterebbe di credenze false, esagerate e sbagliate.

Ora, è davvero possibile cercare di comprendere una patologia come se fosse qualcosa che "accade" solo nella nostra mente? Certo, se consideriamo l'uomo alla stregua di una macchina pensante, allora la prospettiva cognitivista ha assolutamente ragione. Tuttavia, tale prospettiva, pur effettuando un'analisi meticolosa e sistematica delle caratteristiche del pensiero ossessivo, limita le sue osservazioni al funzionamento della mente dell'individuo, trascurando una serie di significati fondamentali per comprendere l'orizzonte di senso in cui l'ossessivo è intrappolato.
Il Post-Razionalismo e la Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica: L'Uomo nel Mondo e la Perdita dell'Evidenza Naturale
Citando Erwin Walter Maximilian Straus, uno psichiatra tedesco che, attraverso la sua metodologia definita "analisi strutturale", introduce una nuova visione dell'uomo vicina al sentire fenomenologico, l'essere umano non è più inteso come soggetto isolato, ma come abitante del mondo umano. In questo modo, le diverse esperienze sono comprensibili innanzitutto alla luce della sua quotidianità. La patologia, secondo Straus, è da considerare come un'interruzione della normale relazione soggetto-mondo, poiché l'esistenza prende forma nel rapporto io-altro.
Dunque, qualcosa si spezza nella relazione del paziente ossessivo con il suo mondo, e ciò che viene meno, precisamente, è il senso di continuità e forma che dovrebbe caratterizzare gli oggetti mondani. L'esistenza dell'ossessivo diviene un insieme informe di oggetti, attimi e sensazioni, come se venisse a mancare il senso di interezza, di unione, di organizzazione e, con essi, la loro gradevolezza. Per questo, secondo Straus, il disgusto è il carattere centrale e fondamentale della patologia espressiva; è, direbbe la Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica (PCN), il significato che si coglie all'apertura del mondo.
Come vincere contro il disturbo ossessivo compulsivo
Il paradosso del DOC risiede proprio in queste sue caratteristiche: da un lato, l'ossessivo non può portare a termine un'azione perché finirla vorrebbe dire che essa non è più revocabile e dunque perfezionabile; dall'altro, l'indecisione e l'incertezza di compiere azioni perfette paralizzano la persona e le impediscono di fatto di agire.
L'approccio cognitivo neuropsicologico riprende da Blankenburg un concetto fondamentale per comprendere la patologia ossessiva, riferito nello studio alle psicosi paucisintomatiche: l'evidenza naturale. Questa caratteristica preriflessiva è alterata nelle situazioni psicopatologiche al punto da creare una sensazione di distacco e non familiarità. Nel DOC, il soggetto esperisce un'accordatura emotiva insufficiente con il mondo. Pertanto, il rapporto deve essere gestito e regolato in modo rigoroso e sistematico, facendo riferimento a un set di regole esterno e astratto (sempre in continuo perfezionamento) che consenta loro di mantenere un adeguato senso di stabilità personale. La scrupolosità, l'insicurezza e l'indecisione sono tutti modi di essere che consentono la riconfigurazione dell'esperienza alla luce dello specifico sistema di significati impersonale; ogni volta che si verifica un'incoerenza, ossia quando l'esperienza non può più essere riconfigurata alla luce del set di regole, la sensazione soggettiva è quella della disgregazione, poiché insieme vacilla il senso di stabilità personale.
Confronto tra le Prospettive: Un Quadro Complesso
Queste tre prospettive a confronto mostrano differenti modi di intendere il DOC. Tutte forniscono un quadro descrittivo della patologia, ma solo le ultime due, integrate in maniera fruttuosa dal sentire fenomenologico, si concentrano sul particolare rapporto che il paziente ossessivo vive con il suo mondo, caratterizzato da un'iper-riflessività a scapito di quella che abbiamo definito evidenza naturale. Il mondo dell'ossessivo è perlopiù caratterizzato da sofferenza; è faticoso da vivere e, nei casi più gravi, non è più abitabile.
È fondamentale sottolineare che la ricerca neuroscientifica si interroga persino sulla possibilità che il DOC possa essere annoverato tra le patologie "non storiche" o quelle dell'"ipseità", indicando la profonda alterazione del senso di sé e della continuità esperienziale che caratterizza questa condizione.

La Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica, in particolare, prende le mosse dalla prospettiva post-razionalista e nasce con l'intento di far dialogare la ricerca neuroscientifica con quella psicologica, assumendo una posizione ermeneutico-fenomenologica che permette un dialogo costruttivo e non riduttivista tra le varie scienze che studiano l'uomo. Questo approccio riconosce la complessità del disturbo, andando oltre la mera analisi dei pensieri disfunzionali per esplorare le modalità esperienziali e relazionali che lo sottendono.
In sintesi, mentre il cognitivismo tradizionale offre preziosi spunti sulla natura dei pensieri ossessivi e sui meccanismi di mantenimento del disturbo, le prospettive post-razionalista e neuropsicologica aprono nuove strade interpretative, sottolineando l'importanza del vissuto soggettivo, della relazione con il mondo e delle alterazioni nella percezione della realtà. La comprensione del DOC richiede un'integrazione di queste diverse lenti, poiché la sofferenza ossessiva si manifesta su molteplici livelli, dall'elaborazione cognitiva alla percezione corporea ed emotiva, fino all'interazione con l'ambiente circostante.
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