Il vasto e complesso panorama della psiche umana è stato oggetto di studio e profonda indagine da parte di numerosi pensatori, tra cui spicca la figura di Carl Gustav Jung. I suoi scritti, in particolare quelli dedicati alla schizofrenia, offrono una prospettiva unica e illuminante sulla natura di questa malattia mentale, mettendo in luce un legame sorprendente e spesso trascurato con il mondo dei sogni. Questa decima puntata della rubrica “Significato dei sogni” si propone di esplorare proprio questo intreccio, presentando un estratto significativo tratto dal libro “La schizofrenia” di Jung, specificamente dal capitolo “Psicogenesi della schizofrenia”.
Il libro in questione raccoglie alcune delle conferenze tenute da Jung sul tema della schizofrenia, una condizione definita come un deterioramento intellettivo ed affettivo, caratterizzato da allucinazioni, deliri e blocchi emotivi. La nostra rubrica, nel corso delle sue puntate, ha sempre voluto porre l’accento sulla necessità di una costante riflessione su una parte della nostra vita paritaria alla veglia: il mondo onirico. Nelle puntate precedenti, in particolare nella prima, abbiamo già presentato un estratto tratto dal primo capitolo “La letteratura scientifica sui problemi del sogno” del libro “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud; nella seconda, un estratto dal primo paragrafo intitolato “Il rapporto tra sogno e veglia” dello stesso capitolo; nella terza puntata, un estratto dal secondo paragrafo intitolato “Il materiale onirico”. Ora, ci addentriamo nel pensiero junghiano per cogliere le sfumature che collegano la psiche schizofrenica alla dimensione del sogno.

La Sovrapposizione Fenomenologica tra Sogno e Schizofrenia
Jung evidenzia una somiglianza sorprendente tra la fenomenologia del sogno e quella della schizofrenia. Egli afferma: “Ho detto che il sintomo primario sembra non avere alcuna somiglianza con un qualunque disturbo funzionale; ma non ho ancora menzionato il fenomeno del sogno. I sogni possono produrre immagini analoghe di grandi catastrofi. La fenomenologia del sogno e quella della schizofrenia sono quasi identiche, naturalmente con una certa differenza; perché l’una si verifica solitamente durante il sonno, l’altra invece sconvolge lo stato vigile o cosciente.”
Questa osservazione fondamentale suggerisce che, nonostante la differenza nel contesto temporale (sonno vs. veglia), le manifestazioni profonde dell'inconscio possano assomigliare in modo inquietante. Il sonno stesso viene descritto da Jung come un "abaissement du niveau mental", una diminuzione del livello mentale, che porta a una più o meno completa dimenticanza dell’Io. Tuttavia, Jung precisa che non è il sonno in sé a essere prodotto, ma piuttosto ciò che lo disturba: il sogno.
Il sonno può essere disturbato quando una parte eccessiva della coscienza rimane attiva o quando contenuti inconsci emergono con un’energia tale da superare la soglia della consapevolezza, creando uno stato di relativa coscienza. Jung distingue due tipi principali di sogni: quelli di carattere personale, in linea con le leggi della psicologia personalistica, e quelli di carattere collettivo, contenenti immagini mitologiche, leggendarie o generalmente arcaiche.
Il Segreto Della Sincronicità Di Carl Jung: "Le Coincidenze NON Esistono"
La Prevalenza del Materiale Collettivo nella Schizofrenia
È proprio nella schizofrenia che questa dicotomia tra materiale personale e collettivo si riflette in modo particolarmente intenso. La sintomatologia schizofrenica presenta, proprio come i sogni, una mescolanza di entrambi i tipi di materiale. Tuttavia, a differenza dei sogni normali, nella schizofrenia il materiale collettivo sembra predominare. Questa prevalenza diviene particolarmente evidente negli stati oniroidi, negli episodi deliranti e nella paranoia.
Quando il materiale collettivo prevale in condizioni normali, esso produce quelli che Jung definisce “grandi sogni”, attribuiti un tempo a un valore per l'intera tribù, come avveniva presso i Greci e i Romani, i cui sogni venivano riferiti all'Areopago o al Senato. Questi sogni emergono in momenti psicologicamente significativi. Mentre le preoccupazioni personali spiegano i sogni personali, i sogni collettivi, con le loro immagini arcaiche e inquietanti, ci conducono su un terreno meno sicuro, evidenziando una preparazione psicologica dello psichiatra spesso insufficiente.
Jung sottolinea l'importanza cruciale di una profonda conoscenza dei simboli storici ed etnici per poter valutare correttamente l'importanza della psicologia comparativa nella teoria dei deliri. Già nella clinica psichiatrica di Zurigo, durante l'analisi qualitativa della schizofrenia, Jung si rese conto della necessità di un'informazione complementare. Inizialmente, si basava su una psicologia medica totalmente personalistica, in particolare quella freudiana. Tuttavia, presto scoprì che la psiche umana, nella sua struttura fondamentale, è tanto poco personalistica quanto il corpo.
Oltre la Psicologia Personalistica: Le Categorie a Priori della Psiche
La logica dell'intelletto, la "raison du coeur", le emozioni, gli istinti, le immagini e le forme fondamentali dell'immaginazione presentano una maggiore somiglianza con le categorie a priori kantiane o con le eide platoniche, piuttosto che con le peculiarità del nostro spirito personale. La schizofrenia, in particolare, manifesta un'enorme quantità di simboli collettivi, mentre le nevrosi ne presentano meno, essendo prevalentemente personalistiche.
Da questa prospettiva, lo stato mentale schizofrenico, nella sua componente arcaica, presenta tutte le caratteristiche di un "grande sogno". È un evento di grande importanza, dotato delle stesse qualità "numinose" che le culture primitive attribuivano ai rituali magici. Storicamente, il malato di mente godeva della prerogativa di essere considerato posseduto dagli spiriti o perseguitato dai demoni. Jung considera questa interpretazione come una corretta lettura della condizione psichica, poiché l'individuo viene sopraffatto da figure e forme di pensiero autonome.
La valutazione primitiva della malattia mentale attribuisce all'inconscio personalità, iniziativa e intenzionalità, interpretando correttamente fatti evidenti. Dal punto di vista primitivo, è l'inconscio che prende possesso dell'Io per impulso proprio, rafforzato dalla presenza di un "demone". Il primitivo non ricerca la causa di un disturbo mentale in una debolezza della coscienza, ma piuttosto in una forza disordinata dell'inconscio.

La Natura del Complesso Schizofrenico a Confronto con Quello Nevrotico
Jung si interroga sulla natura dei complessi psichici e sul loro manifestarsi nella schizofrenia. Mentre i processi nevrotici si svolgono con elementi psichici ordinati e senza disintegrazione delle rappresentazioni, il complesso schizofrenico è caratterizzato da una peculiare degenerazione e disgregazione delle sue rappresentazioni. In questo caso, l'attenzione generale è poco compromessa, ma il complesso sembra annientarsi da sé, stravolgendo i propri contenuti e la capacità di comunicazione.
Si potrebbe ipotizzare che l'intensità emotiva del complesso porti a un inatteso sprofondamento dei suoi fondamenti o a un disturbo della normale sintesi delle rappresentazioni. La psicopatologia delle nevrosi non offre indicazioni in tal senso. Il contrasto tra il comportamento del complesso schizofrenico e quello del complesso nevrotico o normale è chiaramente evidente.
Ipotesi Tossica e la Duplice Natura della Schizofrenia
In assenza di processi psicologici specifici che spieghino la dissociazione schizofrenica, Jung giunge alla conclusione che potrebbe esistere una causa tossica. Questa potrebbe derivare da una disintegrazione organica e locale, un'alterazione fisiologica scatenata dalla pressione dell'intensità emotiva che supera la capacità delle cellule cerebrali. Esperienze con mescalina e droghe affini sembrano supportare l'ipotesi di un'origine tossica.
Tuttavia, Jung è fermo nel sottolineare che, oltre al problema della tossina specifica, vi è un compito di estrema importanza per lo psicopatologo e lo psicologo del futuro: l'esame dei contenuti della schizofrenia e del loro significato. Questi problemi hanno un interesse teorico fondamentale e la loro soluzione costituirà un indispensabile fondamento per la terapia. La schizofrenia presenta infatti due aspetti di grande importanza: quello biochimico e quello psicologico.
La Psicoterapia e il Significato dei Contenuti Psicotici
È un fatto noto che, anche se in misura limitata, la malattia può essere curata con la psicoterapia. Non appena si intraprende il trattamento psicologico, emerge il problema dei contenuti psicotici e del loro significato. Jung riconosce che in molti casi si tratta di materiale psicologico paragonabile a quello delle nevrosi o dei sogni, comprensibile da un punto di vista personalistico.
Tuttavia, a differenza dei contenuti nevrotici, che possono essere spiegati attraverso dati biografici, i contenuti psicotici presentano particolarità che sfuggono a una riduzione a circostanze biografiche individuali. Questo accade anche con alcuni sogni il cui simbolismo non può essere spiegato sulla base di dati personali. I contenuti nevrotici possono essere confrontati con i contenuti dei complessi normali, mentre i contenuti psicotici, specialmente nei casi paranoidi, presentano una stretta analogia con quel tipo di sogno che il primitivo definisce appropriatamente "grande sogno".
Archetipi: Matrice dei Simboli Universali
Questi "grandi sogni", a differenza di quelli abituali, sono profondamente impressionanti, numinosi, e le loro immagini si servono spesso di motivi analoghi o identici a quelli dei miti. Jung denomina queste strutture "archetipi", poiché funzionano in modo simile ai modi di comportamento istintivi. Essi si incontrano universalmente e in ogni tempo: nel folklore delle popolazioni primitive, nei miti greci, egizi e dell'antico Messico, così come nei sogni, nelle visioni e nelle rappresentazioni deliranti degli uomini contemporanei, anche di coloro che nulla sanno di queste tradizioni.
In questi casi, la causalità personalistica si rivela insufficiente per spiegare la loro strana forma arcaica e il loro significato. Gli archetipi sono considerati da Jung come la matrice di tutte le costruzioni mitologiche. Non sono rappresentazioni ereditarie, ma piuttosto condizioni per la formazione di rappresentazioni, analogamente a come gli istinti sono i presupposti dinamici dei più diversi modi di comportamento.

La Schizofrenia Latente e il Ruolo dello Psicologo
Jung osserva che il numero delle psicosi latenti e potenziali è sorprendentemente grande, stimando un rapporto di dieci a uno rispetto ai casi manifesti. Molte nevrosi classiche, come l'isteria e le nevrosi ossessive, si rivelano sotto trattamento come psicosi latenti, che talvolta possono evolvere in psicosi manifeste. Questo è un aspetto che uno psicoterapeuta dovrebbe sempre tenere presente.
Ciò che era nuovo per Jung, entrando nella pratica privata, fu il numero relativamente elevato di casi di schizofrenia latente che evitano il manicomio, spesso in modo inconscio ma sistematico, per rivolgersi invece allo psicologo. Sono circa cinquant'anni da quando, attraverso l'esperienza pratica, si è convinto della curabilità e guaribilità dei disturbi schizofrenici. Il paziente schizofrenico, ha scoperto, si comporta in modo non dissimile dal nevrotico in rapporto al trattamento.
Gestire le Complicazioni Emotive e l'Immaginazione Attiva
Nei pazienti schizofrenici in trattamento, possono verificarsi complicazioni emotive che conducono a recidive psicotiche o a psicosi iniziali acute, se i sintomi indicatori di pericolo, specialmente i sogni distruttivi, non vengono riconosciuti in tempo. Il trattamento di tali complicazioni non richiede sempre interventi drastici. È possibile portare la coscienza del paziente a una "distanza di sicurezza" dall'inconscio anche attraverso provvedimenti terapeutici ordinari.
Un esempio di tale approccio è invitare il paziente a disegnare o dipingere un quadro della sua situazione psichica. Questo rende visibile la caotica situazione complessiva, apparentemente incomprensibile e non formulabile, oggettivandola. In questo modo, essa può essere osservata, analizzata e interpretata dalla coscienza, a distanza. L'effetto di questo metodo sembra consistere nel sostituire l'impressione originariamente caotica e spaventosa con un'immagine, quasi come se l'immaginazione attiva si mettesse al suo posto.
La Necessità di un Approfondimento Scientifico
Jung conclude ribadendo che lo studio della schizofrenia è uno dei compiti più importanti della psichiatria del futuro, poiché la malattia presenta un duplice aspetto: fisiologico e psicologico. Non permette una spiegazione unilaterale. La sua sintomatologia rimanda a un processo distruttivo basilare, probabilmente tossico, ma anche, nella misura in cui un'eziologia psicogena non può essere esclusa e un trattamento psicologico si rivela efficace, a un fattore psichico di pari importanza.
Il suo mentore, Eugen Bleuler, gli propose di studiare sperimentalmente la disgregazione delle rappresentazioni nella schizofrenia. L'approfondimento e l'allargamento della conoscenza delle complesse strutture psichiche che lo psicoterapeuta deve affrontare rappresentano, a parere di Jung, il più imperioso bisogno in psicologia e psicopatologia. La nostra conoscenza di questa malattia mentale, la più frequente, si trova ancora a uno stadio veramente insoddisfacente, e dopo i tentativi di Jung cinquant'anni prima, non sono stati compiuti progressi capitali.
Nonostante le osservazioni cliniche e i trattamenti effettuati, Jung non è stato in grado di condurre studi sistematici a causa della mancanza di un solido fondamento scientifico. Già nel 1907, aveva notato che il confronto con la mentalità nevrotica è valido solo fino a un certo punto, ovvero finché si applica il punto di vista personalistico. Nella psicologia degli schizofrenici, esistono elementi manifesti che non si inseriscono in un sistema di riferimento puramente personalistico. Sebbene la psicologia personalistica porti a risultati soddisfacenti fino a un certo punto, il suo valore diventa dubbio se applicata ai prodotti mentali tipici della schizofrenia paranoide o alla specifica dissociazione che la caratterizza, differenziandola dalla dissociazione "sistematica" della personalità tipica della nevrosi.
Mentre i fenomeni nevrotici corrispondono maggiormente ai processi normali, i sintomi della schizofrenia assomigliano piuttosto ai fenomeni osservabili nel sogno o negli stati d'intossicazione. L'analogia tra i sogni e la disintegrazione schizofrenica rimanda a un comune denominatore: l'"abaissement du niveau mental" (Pierre Janet). Questo abbassamento, indipendentemente dalla causa, inizia con un rilassamento della concentrazione e dell'attenzione. Le associazioni perdono valore, diventano superficiali, e al loro posto compaiono associazioni verbo-motorie e fonetiche, nonché perseverazioni. Infine, non solo il significato delle frasi, ma anche le parole possono dissolversi. Questo fenomeno si osserva sia nello stato del sogno che nella schizofrenia, con la differenza sostanziale che in quest'ultima la coscienza non è diminuita come nel sogno, e la memoria e l'orientamento generale funzionano normalmente, sebbene siano presenti sintomi di abaissement. Questo dimostra che i fenomeni schizofrenici non dipendono da una generale diminuzione dell'attenzione e della coscienza, ma da un altro fattore di disturbo, collegato a particolari elementi psichici.
È un promemoria utile, per chiunque sia interessato a esplorare il proprio mondo interiore, quello di munirsi di un quaderno (cartaceo) con penna (o matita) da tenere sul comodino per annotare i sogni al risveglio, corredandoli di data e orario. Questo semplice gesto può aprire le porte a una profonda comprensione di sé e del complesso intreccio tra la veglia e il misterioso regno del sogno.
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