Da anni, con cadenza quasi ciclica, la stampa occidentale torna a speculare sulle presunte condizioni di salute di Vladimir Putin. Non importa che le voci siano state smentite ripetutamente dal Cremlino o che nessuna prova concreta sia mai emersa: il mito di “Putin malato” resta una delle narrazioni più amate dai media mainstream. Negli ultimi giorni, testate come il Corriere della Sera, Il Messaggero e Tgcom24 hanno rilanciato per l’ennesima volta teorie che oscillano dal cancro al Parkinson, passando per tremori sospetti, problemi di vista e gonfiori del volto, basandosi su immagini decontestualizzate o su presunte testimonianze. I “nuovi” dubbi sono emersi alla parata militare del 3 settembre a Pechino, dove Massimo D’Alema, presente all’evento, ha raccontato al Corriere della Sera di aver visto Putin «molto affaticato», sorretto da due persone durante la camminata. Il racconto di D’Alema ha spianato la strada alle nuove speculazioni sulle condizioni fisiche di Putin che, per i media citati, «restano avvolte nel mistero».
L'Evoluzione delle Speculazioni: Da Scomparsa a Sindrome di Asperger
Non si tratta di una novità. Tutto ha avuto inizio dieci anni fa, quando proprio nel 2015, il leader russo non apparve in pubblico per qualche giorno e molti giornali ipotizzarono che fosse stato ucciso. Poco dopo, i media occidentali si sbizzarrirono a diagnosticare a Putin dei disturbi mentali, in un caso la sindrome di Asperger, in altri casi la paranoia, riportando con enfasi la diceria secondo cui Angela Merkel lo avrebbe definito “psicopatico”. Già nel 2021 il tabloid britannico The Sun titolava che Putin stesse per lasciare il potere a causa del Parkinson, citando come unica fonte l’analista russo Valery Solovei, noto oppositore del Cremlino. La notizia, priva di conferme, fece il giro del mondo e venne prontamente bollata come “totale assurdità” dal portavoce Dmitrij Peskov.

Diagnosi a Distanza: Oncologi, Otorinolaringoiatri e "Brain Fog"
Nel 2022, il media indipendente Proekt, riportò che i documenti di viaggio degli aerei di Putin rilevavano a bordo quasi sempre un oncologo e due otorinolaringoiatri. Nello stesso anno, un’inchiesta di Newsweek parlò di un’operazione per rimuovere un tumore già in stadio avanzato, avvenuta proprio ad aprile 2022. Da allora, la stessa dinamica si ripete senza sosta: giornali che riprendono illazioni, dichiarazioni di presunti esperti che diagnosticano a distanza, immagini usate come indizi di malattie inesistenti. La giornalista scientifica e Premio Pulitzer Laurie Garrett sostiene che Putin potrebbe essere «incapace di ragionare, forse per gli effetti del Long Covid». Secondo Garrett, il presidente russo mostrerebbe i sintomi della sindrome d’onnipotenza tipicamente associati alla perdita di contatto con la realtà e all’incapacità di soppesare i rischi e, per spiegare questo stato di follia, la giornalista ha tirato in ballo il cosiddetto “brain fog” - una sorta di annebbiamento cerebrale associata agli effetti del Long Covid - che potrebbe aver compromesso le sue funzioni cognitive. Il Council on Foreign Relations (CFR) ha parlato di un leader “spento” e “sfasato”, mentre altri analisti hanno scomodato la “teoria del pazzo” nelle relazioni internazionali per spiegare la sua strategia.
La Logica della Demonizzazione: "Character Assassination" Geopolitica
L’obiettivo non è informare, ma alimentare un “frame”: il leader russo non sarebbe lucido, non avrebbe il pieno controllo delle sue decisioni e, quindi, la sua politica andrebbe ridimensionata come frutto di follia o patologia. È la logica della demonizzazione, la “character assassination”, che sostituisce l’analisi geopolitica con la psicopatologia spicciola. Con l’inizio del conflitto russo-ucraino, il meccanismo si è intensificato. Non solo cancro e Parkinson: Putin è stato definito “paranoico”, affetto da “narcisismo maligno”, persino vittima del Long Covid.
Assenza di Prove Concrete e Strategie di Delegittimazione
Queste diagnosi a distanza non hanno alcun valore scientifico: si tratta di indiscrezioni e pettegolezzi che vengono ripresi senza alcun fondamento. Nessuno dei commentatori che si sono lanciati in simili affermazioni ha mai avuto accesso diretto a cartelle cliniche o a visite mediche ufficiali. È lo stesso schema con cui, negli anni, si sono attribuite malattie inesistenti ad altri leader “scomodi” per l’Occidente: da Fidel Castro a Hugo Chávez, fino a Yasser Arafat. Il filo rosso è evidente: non discutere la politica estera russa o le ragioni storiche del conflitto russo-ucraino, ma ridurre tutto a una questione personale, di un uomo isolato e malato che trama di conquistare l’Europa “fino al Portogallo”. Una strategia che sposta il discorso dal piano politico a quello clinico.
Perché la Narrazione Continua? Motivi Commerciali e Politici
Perché questa narrazione continua a essere rilanciata, nonostante le smentite e l’assenza di prove? Per due motivi principali. Da un lato, il “Putin malato” è una storia che vende: cattura l’attenzione del lettore, semplifica la complessità della geopolitica in un racconto quasi romanzesco. Dall’altro, rafforza la costruzione di un nemico delegittimato, instabile e, quindi, meno credibile agli occhi dell’opinione pubblica occidentale. Nel 2002, un articolo per Il Corriere della Sera si domandava se la guerra scatenata contro l’Ucraina fosse «una mossa coerente di un leader razionale o l’azzardo di uno zar impazzito, offuscato dalla paranoia o dai farmaci necessari alla cura delle sue patologie?». In realtà, non possiamo conoscere con certezza le condizioni di salute del presidente russo, così come non possiamo sapere oggi quali saranno i suoi prossimi passi politici, ma ciò che è certo è che le speculazioni mediatiche hanno poco a che vedere con l’informazione e molto, semmai, con la propaganda.
La Difficoltà di Comprendere la Psiche Altrui e le Ipotesi di Squilibrio
Capire con esattezza cosa passi per la testa di un’altra persona è un compito arduo, se non impossibile. La stessa Casa Bianca pare aver incaricato agenti e analisti di intelligence per cercare di carpire segnali di squilibrio mentale del presidente russo. Alcune fonti parlano di un uomo “altamente preoccupante e imprevedibile”, anche se tra i ranghi dell’FBI c’è chi solleva il sospetto che possa trattarsi di notizie artificiosamente manipolate per delegittimare ulteriormente le ragioni che hanno portato al conflitto. Sulla base dei comportamenti e delle azioni di cui ci facciamo spettatori passivi potremmo, tuttavia, formulare delle ipotesi. Lo ripetiamo ancora, parliamo per ipotesi e supposizioni difficilmente verificabili e, auspichiamo, infondate.

Un Catalogo di Malattie Attribuite: Dal Parkinson alla Sindrome di Cushing
Sono state tantissime le malattie attribuite a Vladimir Putin. Il presidente russo, che ha scatenato l’invasione dell’Ucraina e la conseguente guerra, è stato molte volte dato per gravemente malato o addirittura nelle fasi finali di vita. Complice qualche foto e comportamenti considerati sopra le righe le condizioni dell’ex numero del KGB sono passate sotto la lente da medici, esperti politici e i servizi segreti di mezzo mondo. L’ultima patologia di cui sarebbe affetto è la sindrome di Cushing. “Il quadro clinico che interessa Vladimir Putin è molto probabilmente riconducibile ad una sindrome di Cushing, una malattia che produce anche problemi neuropsicologici, tra cui insonnia, depressione e perdita di memoria, labilità emotiva. I sintomi della malattia psichiatrica si verificano in oltre la metà dei pazienti con sindrome di Cushing di qualsiasi eziologia perché causati da un eccesso di cortisolo” l’ipotesi del medico. A questa ipotesi con diagnosi a distanza Federico è giunto guardando le foto del presidente: “Sintomi tipici comprendono un viso arrotondato, facies lunare, a forma di luna piena, un aumento di tessuto adiposo a livello addominale e sintomi neuro psicologici. Sono tutti d’accordo sul fatto che Putin sia ammalato di cancro ed è sotto gli occhi di tutti che abbia un volto a forma di luna. Però, a differenza delle notizie che appaiono sempre più spesso sugli organi di informazione, è molto più verosimile che la faccia a forma di luna e l’euforia, e non la megalomania, siano una conseguenza della malattia e non un effetto collaterale delle terapie”.
L'Invidia come Motore delle Dinamiche Internazionali e Personali
Una definizione generica di invidia, che può trovare la maggior parte degli studiosi d’accordo, è che si tratti di un sentimento ostile che culmina nella cattiveria e nella malizia che origina dalla percezione della superiorità o di qualche vantaggio posseduto da un altro. Eppure questa invidia, generatrice di molti mali, non compare nel primo elenco dei vizi capitali. È stato papa Gregorio Magno che le conferì un posto di rilievo nella sua classificazione collocandola al secondo posto, subito dopo la superbia. Nella società statunitense, secondo Stearns e Stearns (1986), la collera è un nemico che è stato domato e allontanato, mentre l’invidia quale emozione prodromica dell’aggressività è invece probabilmente aumentata. Non è sempre facile altresì riconoscere che la competizione sia un aspetto utile perché un sistema sociale lasciato in balia di se stesso fa accrescere l’invidia che, nascendo dall’ammirazione e dall’identificazione, circola nei rapporti di prossimità ed emerge quando si scopre di essere stati superati da qualcuno di pari livello che non si riesce a emulare. Cosa accade a questo punto? Si accetta il successo altrui o si comincia a desiderare la sua rovina?
Il Profilo Psicologico di Putin: Tra Enigma e Strategia
Il primo, nel gennaio del 2017, scriveva su The Cipher Brief l’articolo “The ManyFaces of Vladimir Putin: A Political Psychology Profile”[1], dove raccontava che nel 2000 il presidente russo Vladimir Putin, allora poco conosciuto fuori dalla Russia, visitò il Giappone. Durante il viaggio a Tokio, in occasione del G8, fece una visita al Kodokan, la storica scuola di Judo fondata da Jigoro Kano, e partecipò a una dimostrazione sportiva, mettendo in mostra le sue abilità nelle arti marziali con un esperto atleta giapponese, che però lo atterrò con una classica mossa di judo. Lo psichiatra scrive che Putin rimaneva - anche dopo 16 anni che era al potere - un leader enigmatico e poco compreso. Probabilmente, a causa di tale incomprensione, le tensioni tra la Russia e Occidente (in particolare gli Stati Uniti) sono aumentate accrescendo il rischio di ulteriori conflitti. Secondo Dekleva molti profili psicologici di Putin hanno mancato l’obiettivo etichettandolo come un “teppista” o descrivendolo come un semplice strumento di strutture o gruppi di potere più grandi e intricati, come i siloviki, le strutture militari, le forze dell’ordine e l’intelligence russa. Tali analisi del comportamento politico di Putin hanno a volte portato alla mancanza di capacità predittive riguardo le azioni della Russia o a intensificate previsioni emotive relative al timore di una nuova Guerra Fredda o a un conflitto militare tra Russia e Occidente.
Successi Politici e Popolarità: Il Contesto Russo
In qualità di leader, Putin ha ottenuto enormi successi nel portare la Russia fuori dalla palude politica ed economica degli anni ‘90, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, che lui stesso ha definito “una delle più grandi tragedie del 20° secolo”. Questo spiega gli altissimi e pervasivi indici di popolarità politica ottenuti da Putin - superiori al 70-80 % per la maggior parte del suo mandato - che nessun altro politico russo ha mai eguagliato. Nel 2003, quando un giornalista aveva chiesto a Putin quale paese straniero stimasse di più, aveva risposto: “Israele, perché hanno costruito un paese dal nulla, dal deserto, e hanno resuscitato una lingua morta!”.
KGB, Arti Marziali e Diplomazia: Le Molteplici Facce di Putin
Nonostante Putin sia stato spesso visto dai media occidentali come un politico eccessivamente rigido e privo di emozioni, in certi casi ha dimostrato il contrario. Il passato di Putin, come ufficiale dell’intelligence del KGB, ha connotato la sua intera vita professionale. Il KGB ha plasmato la sua etica e il suo senso di identità diventando l’incarnazione di un sogno infantile. Vedere tali aspetti come dicotomici, piuttosto che come due facce della stessa medaglia, fa perdere di vista l’adattabilità di Putin alle sfide di politica estera, come Ucraina, Georgia, Siria, Cina, India, Stati Uniti e l’Europa. Un’altra preoccupazione riguarda la stretta cerchia di consulenti di Putin, che conosce o con i quali lavora da decenni: di chi si fida e chi ascolta? Secondo lo psichiatra americano, le arti marziali e lo studio del judo hanno probabilmente plasmato la personalità di Putin. E, infine, le amicizie di una vita di Putin, non solo quella di tantissimi anni con il suo Sensei (il suo insegnante di arti marziali scomparso alcuni anni fa) ma anche con i suoi compagni di judo, hanno avuto un impatto sulla sua vita politica, personale e lavorativa.
La Padronanza delle Lingue e la Strategia Diplomatica
Studente di tedesco - la lingua del nemico - fin dall’infanzia, possiede una notevole scioltezza di linguaggio e ne sa cogliere la potenza, l’emozione e la bellezza, come è emerso nel discorso al Bundestag nel 2001, in cui ha parlato del suo desiderio di affrontare il pubblico nella “lingua di Goethe, Schiller e Kant”. Ha anche studiato inglese e lo ha utilizzato per far colpo durante la sua presentazione al CIO (Comitato Olimpico Internazionale), in merito alla proposta olimpica russa di Sochi. La Russia - continuava Dekleva - nonostante tutte le sue debolezze economiche, politiche e demografiche, ha troppa importanza strategica perché l’America possa ignorarla. Durante una visita ufficiale a Mosca nel 2011, il vicepresidente Joseph Biden aveva affermato in modo eloquente che una Russia forte e prospera è nell’interesse nazionale americano. Kennet Dekleva concludeva il suo articolo rivolgendosi a chi studia lo stile della leadership di Putin suggerendo di iniziare guardando il film documentario di Hubert Seipel del 2012, “Ich, Putin” e di vedere Putin attraverso il prisma della storia e della cultura russa.
Ich, Putin - Ein Porträt – Dokumentation über Wladimir W. Putin von Hubert Seipel (2012) 73min
Putin come Figura Chiave e la Sua Capacità di Adattamento
Nel suo testo scriveva che Vladimir Putin gioca un ruolo enorme nel destino della Federazione Russa e che senza di lui non si può fare nulla. Piani statali, decisioni, eventi significativi sono impossibili senza la sua presenza e la sua approvazione. “Putin - continua Zakharov - è diventato leader politico sfruttando al massimo le potenzialità fornitegli da madre natura. Per essere all’altezza della propria immagine di presidente forte ha migliorato drasticamente le sue capacità di gestione e leadership, ma non ha potuto evitare la perdita di vite umane - civili e militari.”
L'Ibridazione del Leader: Tra Regole, Legge e Potere
L’ingegnere-psicologo definisce Putin un curioso ibrido tra una persona che agisce in base a proprie regole e accordi e colui che deve rispettare la legge, tra essere il leader di una banda di ragazzi di strada e il supremo funzionario del governo. Ha le sembianze del funzionario sofisticato, che sviluppa e firma accordi e trattati internazionali ambivalenti (ad esempio, l’accordo di Minsk) e un bandito che deruba alcuni ricchi russi per ripristinare la giustizia sociale (come la intende lui) e poter diventare una figura più potente. Quando Putin non è soddisfatto di qualche accordo, di una legge o anche della Costituzione, semplicemente li ignora (ad esempio, il Trattato di Budapest sull’Ucraina, firmato nel 1994, dalla Russia, dagli USA, dalla Gran Bretagna e dalla stessa Ucraina) o lo cambia. Ha cambiato, ad esempio, la Costituzione in base alle sue esigenze: ha aumentato il mandato presidenziale da quattro a sei anni. Dire che questo cambiamento della Costituzione è stato avviato dal presidente Medvedev e poi votato dalla Duma di Stato e dal Consiglio della Federazione è - afferma Zakharov - una evidente bugia.
La Propaganda e la Polarizzazione delle Immagini Mediatiche
Per il cittadino russo, mette in evidenza Zakharov, è molto difficile filtrare le immagini di Putin mostrate dalla tv e dai media statali, perché la stampa russa crea le sue immagini, mentre la stampa occidentale ne crea altre, solitamente all’opposto delle prime. Le prime lo vedono sotto una luce positiva, le seconde in una prospettiva negativa.
L'Eco dell'Assedio di Leningrado e i Traumi Transgenerazionali
Il primo riguarda la sua passione per il judo che, pur essendo uno sport di combattimento, parte però da un metodo di difesa personale. Putin, in occasione del suo 56° compleanno, ha scritto un libro che è diventato anche un DVD. Al suo interno si vede il presidente russo che prima parla della storia e della filosofia dell’arte marziale e poi, nelle numerose fotografie, lo si vede scaraventare a terra gli avversari uno dopo l’altro. Putin bambino ha respirato l’eco dell’assedio di Leningrado, avvenuto durante la seconda guerra mondiale, una delle più cocenti sconfitte nella guerra lampo di Adolf Hitler contro l’Unione Sovietica. È probabile che le immagini che osserviamo oggi sull’Ucraina siano quelle che Putin bambino immaginava fossero state vissute dal suo popolo quando ascoltava i racconti dei genitori. Chi vive in prima persona la tragedia riesce anche a perdonare, come raccontava la mamma del presidente russo “i tedeschi erano gente comune e furono uccisi anche loro”, mentre i traumi transgenerazionali, come sappiamo oggi - grazie agli studi di epigenetica - possono essere legati ad alterazioni dell’espressione dei geni tramandati nelle generazioni.
L'Invidia come Fattore Scatenante di Conflitti
L’invidia si manifesta in questo caso verso la potenza che l’altro possiede. È come se l’altro possedesse un’infinità di frecce al proprio arco e l’invidioso nemmeno una. Si invidia l’essere e non l’avere; essere che fa riferimento alla capacità di provare esperienze. Plutarco, nell’Arte di ascoltare, sostiene che l’invidia, pertugio verso l’avversione a chi ci sta di fronte, «spinge l’invidioso a controllare le reazioni degli ascoltatori, e se li vede assentire, compiaciuti e ammirati, s’indispettisce e si arrabbia […].» Parkin (1979) elabora il concetto di chiusura sociale e individua, come elementi fondanti di quest’ultima, proprio quelle caratteristiche che tendono a produrre quote sempre più alte di invidia: la proprietà, la qualifica professionale, i titoli di studio e, anche se non fa un riferimento esplicito, gli stili di vita. Riesman (1950) sosteneva che gli stili di vita si possono considerare come lo strumento utilizzato dagli individui eterodiretti per raggiungere una finalità specifica: piacere agli altri nell’omologazione.
Le Mosse Geopolitiche e la Ricomposizione dell'Impero Sovietico
Il leader russo, dopo aver accusato gli USA di voler alimentare i conflitti globali attraverso l’uso unilaterale della forza, autorizzò l’anno dopo l’invasione della Georgia e nel 2014 l’annessione della Crimea. L’idea di un’ingiustizia subita, come causa di invidia, sembrerebbe avere un’importanza inferiore a quanto si sarebbe portati a ritenere: l’invidia scatterebbe, invece, per lo più nei confronti di superiorità immaginarie, di differenze minime o di compensi del tutto meritati. Dopo aver elencato altre situazioni che avrebbero visto la Russia in difficoltà, Cassisi afferma che “A questo punto l’Orso si risveglia dal letargo”, anche se a leggere con attenzione le vicende storiche non sembrerebbe essersi trattato di un vero e proprio “letargo”, e ingloba senza colpo ferire la Crimea (ceduta nel 1954 da Kruscev all’Ucraina benché abitata in maggioranza da russi). - Giuseppe Cassisi sottolinea come Putin miri “a raccogliere le spoglie dell’impero sovietico, per ricreare sotto il suo usbergo una sorta di unione delle comunità storicamente legate alla Russia. - ” Anzi, Kiev - continua l’ex-diplomatico - è la culla medievale del popolo dei Rus’; da lì si diffuse il cristianesimo verso nord grazie alla conversione del principe di Kiev, san Vladimiro (di cui portano il nome sia Putin che Zelenski).[…] Dostoevskij definiva l’ucraino Gogol il padre della letteratura russa.
La Sociopatia e la Triade Oscura nella Leadership
L’invidia, quale manifestazione della distruttività primaria, è presente fin dalla nascita in ogni essere umano. L’invidia compare prima della gelosia, è sempre esperita nei confronti di un oggetto parziale e non è conseguente a una relazione triangolare. Putin è mosso quindi da sentimenti di rancore e odio che caratterizzano l’invidia per l’Occidente che rappresenta un “oggetto parziale”. Il presidente della Russia non è neppure vittima dell’avidità, che ha alla sua base il meccanismo dell’introiezione e che mira al possesso di tutto ciò che è percepito di valore nell’oggetto al di là delle proprie necessità. Si tratta di un meccanismo di difesa psichico che fa riferimento a operazioni mentali inconsce con cui si fantastica di introdurre la propria persona o parti di sé all’interno del corpo materno per possederlo, controllarlo o danneggiarlo.

Le Ipotesi sulla Malattia e le Sue Conseguenze Mentali
Nelle ultime ore riecheggia con insistenza l’ipotesi di una malattia di Vladimir Putin, una malattia fisica la cui cura potrebbe aver causato degli scompensi mentali i quali, a loro volta, sarebbero la causa della decisione criminale di intervenire militarmente in Ucraina scatenando una guerra che solo la manipolazione di chi pensa di poter designare le cose con il nome che lui stesso decide può dirsi “operazione militare speciale”. Sia il volto, sia le mani (apparentemente gonfi) di Putin, sia il fatto che si è posizionato sempre molto distante dai suoi interlocutori in occasione degli ultimi incontri e riunioni, tendono ad avvalorare questa ipotesi. Ipotesi riportata da diverse fonti e variamente legata a possibili gravi malattie, come il cancro, oppure al morbo di Parkinson, se non più “semplicemente” a una forma di demenza senile. Certamente l’immagine estetica del novello zar offre libero sfogo alle ipotesi che, tutte, tendono a dare un senso, a trovare una ragione minimamente “razionale” (…) al decision making aggressivo-distruttivo i cui esiti sono sotto gli occhi di tutti. Una mossa altri potrebbero definire sinteticamente “stupida” per il fatto che un’azione stupida è quella che causa danni e problemi sia a chi ne è oggetto, sia a chi la compie. Ma, naturalmente, siamo in presenza di qualcosa che va ben al di là della semplice stupidità, anche se il fattore della “obnubilazione della coscienza e della consapevolezza” può certamente giocare un ruolo rilevante.
La Triade Oscura e il Pericolo della Leadership Patologica
Tra le molte chiavi di lettura attraverso le quali si può leggere la psicopatologia della leadership di Vladimir Putin si può estrarre la Trilogia Nera, la Dark Triad, costituita da machiavellismo, narcisismo e psicopatia. Nella versione tecnica, la Triade Oscura contempla la dimensione della psicopatia nella versione sub-clinica (che, cioè, non emerge eclatantemente), ma nel caso di Putin - e di molti altri dittatori folli - l’aggettivo subclinico si può anche omettere. I soggetti che presentano questo inquietante quadro sono spesso persone affascinanti che raggiungono posizioni di potere nelle organizzazioni e nelle istituzioni, definiti psicopatici di successo che pongono il problema (a tutti gli altri) di come sopravvivergli, cercando di apprendere molto rapidamente le Lessons from Swimming with Sharks - intendendo l’organizzazione in cui si opera come un acquario e gli squali come i leader tossici.
La Necessità di Valutare la Sanità Psicologica dei Leader
Il problema della psicopatologia dei leader che hanno potere e che sono seduti su arsenali di armi in giro per il mondo è diventato da tempo un problema scottante - come affermo in questo video dal titolo "Leader malati, un pericolo per il mondo". Dato che si può dare per scontato che soggetti mentalmente malati possano arrivare a governare intere nazioni, e che tali soggetti possano pure avere un seguito consistente, credo che si debba andare verso almeno una duplice strada. Assicurarsi della sanità psicologica delle persone che sono indirizzate verso ruoli di comando - quindi valutare questa dimensione più volte e, comunque, molto prima che queste persone giungano in quelle posizioni! - e fare in modo che una sola persona non abbia nelle sue mani (senza alcun controllo esterno) il potere di scatenare disastri, mettendo in atto la propria aggressività distruttiva, fino a giungere a scatenare guerre.
Il Modello di Millon e il Profilo di Personalità di Putin
Concentrandoci però sull’aspetto personologico di Vladimir Putin, una ricerca del 2018 ha provato a delineare il profilo di personalità del presidente della Federazione Russa: il metodo utilizzato nel seguente lavoro è stato ideato dal ricercatore Aubrey Immelman ed è plasmato sul modello di personalità di Theodore Millon, uno degli artefici del formato multiassiale del DSM, nonché fondatore del Journal of Personality Disorders. Egli definisce la personalità come l’insieme di tratti intrinseci e pervasivi che emergono da una complicata matrice di disposizioni biologiche e di apprendimenti esperienziali che, in definitiva, comprendono il valore distintivo dell’individuo di percepire, sentire, pensare, adattarsi e comportarsi (Millon, 1996, p. 29). In sintesi, il modello di Millon offre un continuum tra normalità e psicopatologia: i disordini di personalità sono semplicemente delle distorsioni patologiche dei normali prototipi o stili di personalità. Sembrerebbe emergere, dunque, una personalità dominante a cui piace esercitare il potere ed intimidire gli altri, evocando obbedienza e rispetto; un carattere competitivo, tenace e non sentimentale. Personalità ambiziosa, audace, competitiva e sicura di sé. La sua tendenza ad assumere facilmente ruoli di leadership è dovuta al possedimento di forti doti persuasive e al suo saper agire con fermezza e decisione. Personalità coscienziosa, può essere descritto come una persona operosa, organizzata, affidabile, prudente e rispettosa delle tradizioni e dell’autorità.
Caratteristiche Secondarie e Stili di Comportamento
L’interpretazione del profilo di Putin deve anche tenere conto di altre caratteristiche secondarie: personalità riservata, fredda e distaccata, fatica a sviluppare forti legami con altre persone e raramente esprime agli altri i suoi sentimenti/pensieri. Persona calma e rilassata, metodico nel lavoro, non si fa distrarre facilmente da ciò che accade intorno a lui. Personalità audace e avventurosa, individualista, regolato dal proprio codice interno, agisce nel modo che egli ritiene più opportuno senza preoccuparsi degli effetti delle sue azioni. È disposto ad assumersi le responsabilità delle conseguenze ma, per farlo, può oscurare la verità o violare la legge e le convenzioni sociali stabilite.
La Difficoltà di Gestire Politicamente le Patologie dei Leader
A ogni apparizione pubblica di Vladimir Putin un esercito di consiglieri, diplomatici, agenti segreti, giornalisti e medici in Occidente prova a leggere nel suo fenotipo i segni di qualche condizione clinica specifica, relativamente a una o più malattie. Non è chiaro che cosa ci si potrebbe fare eventualmente, sapendo che è malato e di cosa, perché la politica e la diplomazia occidentali sono poco attrezzate a gestire attivamente le patologie dei potenti. In un’intervista a Repubblica il finanziere Bill Browder, che lo ha conosciuto molto da vicino e ne è uscito vivo, ha ribadito che a suo parere “Putin è uno psicopatico, che non prova alcuna empatia o rispetto per nulla se non per il suo proprio interesse”.
Narcisismo e Cinofobia: Interpretazioni dei Comportamenti
Del profilo di disturbo mentale del leader russo si parla sin dalle sue prime apparizioni, all’ombra di Eltsin, e via via che la sua biografia emergeva in qualche dettaglio. Alcuni psichiatri trovarono significativo colpiti dall’episodio del 2007 in cui si recò al primo incontro con la cancelliera Angela Merkel portando il suo grosso labrador, Konni: malgrado egli abbia negato, qualcuno pensò che sapesse, avendo lavorato come agente del KGB in Germania, della particolare cinofobia della statista tedesca dovuta al fatto di essere stata assalita da adolescente. Sin dalle prime valutazioni del suo profilo da parte di consulenti dell’intelligence statunitense, fu classificato affetto da un disturbo narcisistico/antisociale della personalità. È una condizione largamente descritta dalla clinica psichiatrica da quasi un secolo e dalla quale non si guarisce - nel suo caso può solo aggravarsi e nella posizione in cui si trova, non può sospettare che mentire o fare del male siano sintomi di una malattia o nessuno si azzarda a dirgli che i suoi comportamenti sono disfunzionali.
La Mancanza di Logica nelle Azioni e l'Imprevedibilità
Che Putin non sia in controllo di quello che fa, è un fatto. Qualcuno dirà che tutti i leader devono essere sociopatici, ma in primo luogo questo non è vero (tornerò sul problema), la questione non è essere sociopatico, ma gli sbocchi di una particolare forma di sociopatia e comunque negoziare con uno sociopatico grave non è la stessa cosa che trattare con persone hanno solo lievi forme di sociopatia. Se, come è probabile, Putin soffre di un disturbo antisociale della personalità in forma grave, tutte le analisi che si fanno circa il perché abbia invaso l’Ucraina, se gli convenga o meno fare quello che sta facendo, quali siano i suoi piani, se la sua posizione sia indebolita, cosa vorrebbe ottenere, etc. lasciano anche un po’ il tempo che trovano. Putin ha deciso e decide in modi impulsivi e cambia i piani anche improvvisando - ora sembra non voglia più negoziare - e provare a immaginare gli effetti delle sanzioni economiche a carico della Russia è un esercizio accademico, perché non c’è una logica in quello che sta accadendo.
Ignorare il Problema o Adattare le Strategie Diplomatiche
Non sembra che la diplomazia e la politica estera delle democrazie occidentali tengano nel dovuto conto, o siano state istruite per capire e adeguarsi quando i comportamenti dei leader sono condizionati da qualche disfunzione clinica o trattamento farmacologico. Malgrado le vicende del passato anche recente e una letteratura sterminata su negoziati, decisioni o comportamenti di leader condizionati da stati mentali disfunzionali, si continua a sottovalutare il problema. Si può dire con buona approssimazione che i responsabili dello scatenamento delle guerre (mondiali, regionali o civili) sono di regola persone mentalmente disturbate, cioè affette da più o meno gravi disturbi antisociali del comportamento. Nel Novecento in particolare. Di questi leader che squartano i loro paesi con sanguinose guerre civili, che praticano genocidi o che incantano intere nazioni trascinandole in apocalittiche campagne belliche regionali o mondiali, se ne possono citare decine, oltre ai ben noti Hitler, Stalin, Mussolini, Mao, Pol Pot, etc.
La Gestione dei Sociopatici: Dalla Neutralizzazione al Mandato di Arresto
Si può anche decidere, come si sta facendo, di ignorare il problema del profilo mentale di Putin. Ma se una persona comune manifesta un simile comportamento in un contesto familiare o lavorativo, dopo avere provato a parlarle qualche volta, senza alcun esito, quando ci accorgiamo che il suo comportamento ci sta causando danni, sempre che non ne siamo nel frattempo diventati succubi, proviamo a neutralizzarla con l’aiuto solitamente di uno psicologo o psichiatra, che ci consigli come evitare ritorsioni quando il nostro sociopatico verrà a sapere che stiamo agendo per sottrarci al suo controllo manipolatorio. Ammesso che non arrivi a minacce, abusi e violenza, nel qual caso speriamo di ottenere che le forze dell’ordine o un giudice un mandato per tenerlo a distanza, o il suo arresto. Ma chi sono i sociopatici: esempi classici nella storia della letteratura sono Iago nell’Otello di Shakespeare, Cathy Ames nella Valle dell’Eden di Steinbeck o Tom Ripley in Il talento di Mr. Ripley.
L'Adattabilità della Sociopatia nei Contesti di Potere
Le democrazie occidentali, coi loro leader e diplomatici apparentemente sotto controllo non sembrano attrezzate per gestire dei narcisisti gravi e pericolosi, ovvero ci discutono come si discute con persone normali, nella convinzione di essere presi sul serio e prendendo in parola quello che dicono. Esistono casi recenti di negoziati con leader sociopatici nei quali quando ai negoziatori è stato spiegato da specialisti con chi avevano a che fare, e che non sarebbe servito usare la logica, la razionalità, la sincerità, etc., perché quelli sono bugiardi patologici e riportano tutto a loro stessi, sono stati cambiati i modi di negoziare e usati criteri clinici per misurare l’avanzamento del dialogo. E così sono stati portati a casa dei risultati. Per esempio, nel 1992 in Somalia, quando il generale Mohammed Farrah Aidid si faceva beffe dei diplomatici statunitensi, facendo accordi che stracciava poche ore dopo. Persino Saddam Hussein nel 1991 fu manipolato giocando sul suo narcisismo e portato a consentire ai curdi di rientrare nelle loro abitazioni dopo che li aveva massacrati per sedare una ribellione. La combinazione di tratti di personalità (c’è chi la definisce Triade Oscura: Narcisismo, Machiavellismo e Psicopatia) che produce la sociopatia è adattativa in contesti gerarchici, ovvero dà dei vantaggi nel raggiungere posizioni di leadership, in forme che sono rilevabili da test psicologici. Hanno fatto scalpore gli studi che rilevavano circa l’8-10% di sociopatici tra i Ceo delle imprese di Silicon Valley. È comprensibile che in un contesto d’imprese fondate sull’innovazione continua, figure con piani grandiosi, non avverse al rischio, che cercano l’approvazione degli altri, manipolatorie, prive di rimorsi, etc. siano avvantaggiate. Sono sociopatici circa il 15% dei carcerati negli Stati Uniti, mentre l’incidenza è tra lo 0,4 e il 3% nella popolazione generale, e la disfunzione colpisce soprattutto i maschi. È vero che esistono diversi criteri per definire clinicamente le persone affette da disturbo antisociale della personalità, a seconda della nosologia a cui ci si riferisce. Ma non è questo il punto, né la questione è se parlando di malattia mentale per un leader politico si rischia di stigmatizzare le persone comuni. Le nostre società aperte e complesse devono costantemente difendersi da leader internazionali o interni che investono le loro paranoie e la loro aggressività contro i valori liberali. Il liberalismo è quanto di più pericoloso e inaccettabile per comunità sociali fondate sul familismo amorale, dove facilmente figure senza scrupoli e grazie a una condizione di sociopatia diventano leader.
L'Esito Imprevedibile del Gioco Sadico di Putin
È improbabile che il conflitto sarà ricomposto sulla base di accordi o negoziati. Più probabile che si risolva con un esito imprevedibile del sadico gioco autoreferenziale condotto da Putin, che a un certo punto deciderà di aver vinto indipendentemente dalla definizione di obiettivi predefiniti. Egli si sente finalmente nel ruolo di burattinaio su scala mondiale, che il suo narcisismo patologico gli faceva da tempo fantasticare. Dopo avere superato indenne Cecenia, Crimea e Siria finalmente, starà sragionando e gongolando, ho avuto l’attenzione che mi era dovuta.
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