L'adolescenza è una fase della vita intrinsecamente complessa, un crocevia di trasformazioni fisiche, cognitive ed emotive che impattano profondamente sia sull'individuo che sul suo sistema familiare. In questo periodo di transizione dall'infanzia all'età adulta, i giovani affrontano il delicato compito dell'emancipazione, un processo che li porta a differenziarsi dalla famiglia d'origine per affermare la propria unicità e autonomia. Tuttavia, questo cammino verso l'indipendenza è spesso costellato di sfide e incertezze, che possono manifestarsi attraverso una varietà di disagi.

Tra i diversi approcci terapeutici disponibili, la psicoterapia ad orientamento sistemico-relazionale dedica un'attenzione specifica all'intero nucleo familiare. Nei casi di disagio adolescenziale, lo psicoterapeuta non si concentra esclusivamente sul ragazzo, sebbene sia spesso lui il "paziente designato" su richiesta dei genitori, ma considera l'intera famiglia come un sistema interconnesso, poiché il disagio stesso può avere origine proprio nelle dinamiche comportamentali che coinvolgono tutti i suoi membri. Il terapeuta sistemico predilige un setting familiare perché tutti i componenti della famiglia si sentono coinvolti e si possono così costruire nuove modalità di approccio all'adolescente.
L'Incontro Terapeutico con l'Adolescente: Un Primo Passo Delicato
Il primo incontro con un adolescente e la sua famiglia, specialmente quando la richiesta di aiuto proviene dai genitori, è un momento intrinsecamente delicato e potenzialmente complesso. Il rischio di un abbandono immediato da parte del ragazzo, o anche dei genitori stessi, è significativamente elevato. L'obiettivo primario, quello di stabilire una relazione terapeutica significativa, richiede un atteggiamento proattivo e, in una certa misura, direttivo da parte del terapeuta.
Gli obiettivi essenziali di un primo colloquio puntano a:
- Instaurare l'autorevolezza del terapeuta: Questo avviene attraverso un processo condiviso, in cui il terapeuta si posiziona come una figura competente e di fiducia.
- Intensificare il coinvolgimento emotivo: Particolare attenzione è rivolta all'adolescente, cercando di stimolare la sua apertura e partecipazione.
- Garantire uno spazio emotivamente sicuro: Tutti i membri della famiglia devono percepire un ambiente protetto, privo di giudizio.
- Costruire un contesto di condivisione: È fondamentale che nessuno si senta escluso o attaccato, promuovendo un senso di appartenenza al processo terapeutico.
È stato osservato che una minoranza significativa di adolescenti precoci può presentare disturbi evidenti della personalità o comportamentali, rilevabili già nel primo colloquio (Stein et al., 1986).
Le Fasi del Primo Colloquio Psicologico con un Adolescente
Il primo colloquio psicologico con un adolescente rappresenta un momento cruciale, in cui si gettano le basi per la relazione terapeutica e si raccolgono informazioni fondamentali. Questo incontro si articola generalmente in diverse fasi, ognuna con obiettivi e modalità specifiche.
- Accoglienza e Creazione di un Clima di Fiducia: Il terapeuta si presenta, spiega il proprio ruolo e cerca di ridurre l'ansia e la diffidenza tipiche di chi si trova per la prima volta in uno studio psicologico. È fondamentale che l'adolescente percepisca uno spazio sicuro e non giudicante.
- Raccolta della Domanda e delle Aspettative: Si esplora il motivo per cui l'adolescente (o la famiglia) ha richiesto il colloquio, chiarendo le aspettative di tutti i presenti, per comprendere se la richiesta parte dal ragazzo, dai genitori o da entrambi.
- Esplorazione del Contesto Familiare e Relazionale: Vengono poste domande sulle dinamiche familiari, scolastiche e sociali, per avere una visione d'insieme della situazione e individuare eventuali fattori di rischio o di protezione.
- Definizione degli Obiettivi Condivisi: Questo avviene insieme all'adolescente e, se presenti, ai genitori, al fine di individuare obiettivi realistici e condivisi per il percorso terapeutico, favorendo la partecipazione attiva di tutti i membri della famiglia.
- Chiusura e Restituzione: Il terapeuta riassume quanto emerso, offre un primo feedback e spiega i possibili passi successivi, lasciando spazio a domande o dubbi.
Queste fasi non sono rigide e possono variare in base alle caratteristiche individuali dell'adolescente e della famiglia, ma rappresentano una traccia utile per orientarsi nel primo incontro.
Obiettivi e Possibili Esiti del Primo Colloquio
Il primo colloquio psicologico con un adolescente assume molteplici obiettivi fondamentali, che vanno oltre la semplice raccolta di informazioni. Un aspetto centrale è la costruzione di una prima alleanza terapeutica: instaurare un clima di fiducia è cruciale per favorire l'apertura dell'adolescente e promuovere la sua partecipazione attiva al percorso. Tuttavia, è importante considerare che le strategie di gestione delle informazioni adottate dagli adolescenti, pur rappresentando una tappa normale nello sviluppo dell'autonomia, possono talvolta ostacolare la rilevazione tempestiva e il trattamento di condizioni di salute mentale o di comportamenti a rischio (Herrera et al., 2017).
Il terapeuta, quindi, si impegna non solo a valutare la natura del disagio-distinguendo tra manifestazioni fisiologiche legate ai processi di crescita e segnali che suggeriscono una sofferenza psicologica più profonda o un disturbo specifico-ma anche a individuare le risorse e i punti di forza sia dell'adolescente che della sua famiglia, elementi preziosi da valorizzare nel percorso terapeutico.
Al termine del colloquio, il terapeuta può orientare la famiglia e l'adolescente proponendo diverse opzioni: l'avvio di un percorso di sostegno, la necessità di una valutazione più approfondita, oppure semplici indicazioni pratiche per affrontare la situazione. Gli esiti di questo primo incontro possono variare: in alcuni casi l'adolescente si sente immediatamente accolto e motivato a proseguire, mentre in altri può emergere una resistenza che richiede tempo e pazienza per essere superata. In ogni circostanza, il primo colloquio rappresenta un'opportunità preziosa per avviare un percorso di crescita e benessere.

Perché è Utile una Terapia per l'Adolescenza
L'esperienza clinica dimostra che sempre più famiglie richiedono terapie per il sintomo conclamato di un figlio adolescente, ma non sempre i sintomi sono espressione di una condizione clinica grave del ragazzo stesso. Spesso si tratta di adolescenti che sono diventati dirompenti e difficili da gestire a casa e a scuola. In questi casi, la richiesta di aiuto è più immediata, anche se spesso sostenuta dall'aspettativa di delega al terapeuta.
Sin dall'inizio, nei genitori può emergere la percezione di un pericolo imminente, l'idea che possa accadere qualcosa di grave come una rottura psicotica o un suicidio. È importante sottolineare che le avversità legate a un funzionamento familiare disadattivo si sono dimostrate più fortemente associate all'esordio di disturbi psichiatrici rispetto ad altre forme di avversità (McLaughlin et al., 2012). Inoltre, i segnali di disagio nei figli e le paure dei genitori si intrecciano in un processo circolare: il sintomo assume un significato relazionale, poiché i figli spesso intercettano e fanno proprie le paure e le fobie dei genitori.
È come se i genitori per primi non fossero preparati ad accogliere la discontinuità, l'ambivalenza e l'incongruità del linguaggio adolescenziale dei figli, da cui si aspettano un essere "normali" e uno sviluppo continuo e regolare.
Le Problematiche dell'Adolescenza: Tra Svincolo e Appartenenza
L'adolescenza in psicologia non è soltanto l'età dello svincolo; il bisogno di separazione dell'adolescente è tanto forte quanto l'esigenza di appartenenza. Ogni volta che un adolescente esprime con forza la sua indipendenza e assume atteggiamenti sprezzanti verso la famiglia, affermando che il meglio è altrove, in realtà sta comunicando anche la sua paura di crescere e il bisogno di poter sentire che può ricucire la sua appartenenza.

In terapia si osserva che, quando si riesce a ricostruire un senso di famiglia, ogni tipo di dipendenza tende a ridimensionarsi. Per questo motivo, la società ha sviluppato servizi come: corsi di sostegno alla genitorialità, parent training e scuole per i genitori.
In letteratura c'è una concordanza su quali siano le forme attuali di disagio adolescenziale, ma una certa eterogeneità sugli approcci terapeutici: alcuni propongono un approccio individuale all'adolescente, altri laboratori di gruppo, altri ancora la terapia di gruppo.
La Terapia Sistemico-Relazionale: Un Approccio Integrato
Per il terapeuta sistemico, è importante vedere l'adolescente con la sua famiglia, pur accogliendo inizialmente i genitori da soli o l'adolescente da solo. Spesso è proprio l'adolescente a chiedere una terapia individuale, perché ritiene che i genitori non siano in grado di aiutarlo. La resistenza iniziale dell'adolescente alla psicoterapia può essere un atteggiamento normale e funzionale allo sviluppo dell'autonomia; lo stare in terapia rappresenta un attacco alla sua autostima e la collaborazione della famiglia è funzionale alla riparazione di tale ferita "narcisistica".
Gli adolescenti "collaboranti" in generale sono ambivalenti rispetto alla relazione terapeutica:
- L'adolescente non è quasi mai il richiedente della terapia per sé.
- Se chiede aiuto è perché è spaventato.
Spesso, sono proprio i genitori che desiderano delegare al terapeuta la gestione del figlio adolescente, a causa della loro ambivalenza, sensi di colpa o difficoltà a mettersi in gioco. Per questo è importante fare un buon colloquio iniziale per aprire il lavoro psicoterapeutico.
Il posto dei genitori e della famiglia nella cura di pazienti con DCA- Giuliana Grando
Strategie per Coinvolgere la Famiglia e Gestire le Resistenze nel Primo Colloquio
Il coinvolgimento della famiglia nel primo colloquio psicologico con l'adolescente può essere fondamentale, ma può incontrare alcune resistenze, sia da parte dei genitori che del ragazzo.
- Riconoscere e Normalizzare le Resistenze: È normale che l'adolescente si mostri diffidente o poco collaborativo, così come che i genitori provino ansia o senso di colpa. Il terapeuta può aiutare a dare un senso a queste emozioni, senza giudizio.
- Favorire la Partecipazione Attiva: Invitare tutti i membri della famiglia a esprimere il proprio punto di vista permette di costruire un clima di ascolto reciproco e di responsabilità condivisa.
- Utilizzare Domande Aperte e Inclusive: Il terapeuta pone domande che coinvolgono sia l'adolescente che i genitori, valorizzando le risorse di ciascuno e promuovendo il dialogo.
- Stabilire Regole di Rispetto e Ascolto: Durante il colloquio, si definiscono insieme alcune regole di base (ad esempio, non interrompere chi parla), per garantire uno spazio sicuro e rispettoso per tutti.
- Rassicurare sulla Riservatezza: Spiegare chiaramente i limiti e le modalità della riservatezza può aiutare l'adolescente a sentirsi più libero di esprimersi, sapendo che ciò che dirà sarà trattato con rispetto e discrezione.
Queste strategie, se applicate con sensibilità e competenza, possono facilitare l'avvio di un percorso terapeutico efficace e partecipato da tutta la famiglia.
Come Prepararsi al Primo Colloquio Psicologico: Consigli per Adolescenti e Genitori
Affrontare il primo colloquio psicologico può generare ansia sia nell'adolescente che nei genitori. Prepararsi insieme può aiutare a vivere questo momento con maggiore serenità e apertura.
- Parlare Apertamente delle Aspettative: È utile che genitori e figli si confrontino su cosa si aspettano dal colloquio, esprimendo dubbi, paure e speranze. Questo favorisce un clima di collaborazione.
- Raccogliere Informazioni Utili: Portare con sé eventuali documenti, relazioni scolastiche o appunti su episodi significativi può aiutare il terapeuta a comprendere meglio la situazione.
- Essere Sinceri e Autentici: Il primo colloquio non è un esame, ma un'occasione per raccontarsi senza timore di essere giudicati. Sincerità e trasparenza facilitano la costruzione di una relazione di fiducia.
- Dare Tempo all'Adolescente: Non sempre i ragazzi sono pronti a parlare subito. È importante rispettare i loro tempi e non forzarli a condividere ciò che non si sentono di dire.
- Chiedere Chiarimenti: Se qualcosa non è chiaro durante il colloquio, è bene chiedere spiegazioni. Comprendere il percorso aiuta a sentirsi più coinvolti e meno spaesati.
Questi semplici accorgimenti possono rendere il primo incontro più efficace e meno stressante, ponendo le basi per un percorso di crescita condiviso.
Disagio Fisiologico e Patologico in Adolescenza: Come Distinguerli
Durante l'adolescenza può essere normale attraversare momenti di crisi, oscillazioni emotive e conflitti con la famiglia. Tuttavia, non sempre questi segnali indicano la presenza di un disturbo psicologico.
- Disagio Fisiologico: Comprende le difficoltà legate ai cambiamenti tipici di questa fase, come sbalzi d'umore, ricerca di autonomia, conflitti con i genitori e sperimentazione di nuovi ruoli. Questi comportamenti, seppur talvolta intensi, possono rientrare nella norma e tendono a risolversi spontaneamente con il tempo.
- Disagio Patologico: Si manifesta quando i sintomi sono persistenti, intensi e compromettono il funzionamento quotidiano dell'adolescente (ad esempio, isolamento sociale, calo del rendimento scolastico, comportamenti autolesivi o abuso di sostanze). In questi casi, è importante rivolgersi a uno specialista per una valutazione approfondita.
Secondo il concetto di "breakdown evolutivo" descritto dallo psichiatra David Laufer, alcune crisi adolescenziali possono rappresentare un punto di rottura che, se non riconosciuto e affrontato, può evolvere in una vera e propria patologia. Per questo motivo, il primo colloquio psicologico può essere uno strumento prezioso per distinguere tra una difficoltà transitoria e una condizione che richiede un intervento mirato.
Genitori si Diventa, Anche con l'Aiuto della Terapia
È essenziale adottare un approccio centrato sulla prevenzione dei disturbi in età evolutiva per promuovere il benessere psicologico dei bambini e degli adolescenti. In particolare, la gestione inadeguata dei conflitti familiari tra i genitori può rappresentare un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di disturbi psicologici nei figli. È stato infatti dimostrato che le avversità infantili sono comuni, spesso si presentano contemporaneamente e sono fortemente associate all'esordio di disturbi psichiatrici durante l'adolescenza (McLaughlin et al., 2012).
Può verificarsi anche la cosiddetta "middlescence", termine psicologico riferito a un periodo di transizione e crisi emotiva dei genitori, che può influenzare la relazione con l'adolescente: se tale rapporto è problematico, infatti, l'adolescente tende a proteggere i genitori nell'affrontare i problemi di coppia, attirando l'attenzione su di sé.
I cambiamenti dell'adolescenza hanno sempre reso questa fase complicata, ma oggi lo è forse ancora di più: i nostri adolescenti sperimentano una libertà individuale mai vissuta prima ma, a questa, non corrisponde purtroppo una promessa sull’avvenire. "Affermerò che esiste una sola cura per l’adolescenza: il trascorrere del tempo e il passaggio dell’adolescente allo stato adulto." D.W. Winnicott.
Avviare un percorso di terapia può aiutare a rafforzare gli adulti nella loro funzione genitoriale e incrementare il benessere di tutto il sistema familiare. Oggi, anche grazie alla modalità da remoto, è possibile supportare l'intero nucleo familiare nel rafforzare il proprio patto di solidarietà.
La costituzione del setting con l'adolescente, quindi, non può che subire l'influenza della soggettività del terapeuta, della sua posizione personale, della sua formazione, con la sua propria costellazione di difese ed angosce, con una sua "insatura sensibilità/curiosità" (Maltese, 2005). La natura dinamica del concetto di setting, specie con adolescenti, modulato sulle richieste e sulle possibilità del ragazzo ma anche della sua famiglia, si fonda sulla capacità del terapeuta di avere dentro ben saldo il proprio setting, per cui ben oltre i vincoli di spazio, tempo e presenza di terapeuta-paziente, oltre i confini della stanza di terapia, ilsetting diviene "l’area generativa del discorso d’aiuto" (Baldini, 2005). In tal senso è, esso stesso, sede di processi trasformativi, area di scambio, di transito in cui co-determinare un campo comune (Baranger, 1990), dove si incontrano gli attori della terapia con i loro affetti passati e presenti.
Al contrario se si intende il paziente come una persona nel suo "essere-in-relazione", la cui identità è anche il frutto dello scambio tra generi, generazioni e stirpi, è necessario ammettere che esiste un’ “anteriorità ontologica dei legami di appartenenza familiare e culturale rispetto al mondo rappresentazionale” (Cigoli, 2006). Così anche il setting diviene, in questa nuova luce, un dispositivo che "deve essere mobile ed aperto a rapide variazioni a seconda dell’emergere della necessità di coinvolgere persone significative del mondo relazionale del paziente […]" perché "[…] il significante mentale
Punti Chiave nella Psicoterapia Adolescenziale
- Necessità di uno Psicologo in Adolescenza: L'adolescenza è una fase di crescita e scoperta di sé, durante la quale i ragazzi affrontano sfide emotive. Quando questi problemi diventano persistenti, come ansia o depressione, è importante cercare l'aiuto di uno psicologo per supportarli nel loro percorso verso l'età adulta.
- Come Cambia l'Adolescente in Psicoterapia: La psicoterapia aiuta l'adolescente a gestire resistenze e difficoltà emotive, sviluppando la consapevolezza e gli strumenti per affrontare il futuro. L'obiettivo è migliorare la sua autostima e prepararlo a vivere in modo sicuro e autonomo.
- Ruolo dei Genitori nella Psicoterapia: I genitori devono essere comprensivi e supportare il figlio, senza forzarlo.
Quando è Necessario uno Psicologo in Adolescenza?
L'adolescenza è una fase cruciale per lo sviluppo dell'identità. I ragazzi non sono più bambini, ma non sono ancora adulti e, in questo periodo, si trovano nel mezzo di un processo di crescita che li porta a scoprire se stessi. Questo cammino, però, può presentare delle difficoltà. A volte si tratta di criticità temporanee come ad esempio: conflitti, scelte impulsive o momenti difficili che si risolvono senza particolari conseguenze. Altre volte, però, queste difficoltà possono diventare più persistenti e influire negativamente sulla capacità del giovane di affrontare la vita quotidiana, come lo studio, le relazioni sociali e gli interessi personali.
Alcuni segnali d'allarme che possono indicare la necessità di uno psicologo per un ragazzo sono:
- Isolamento Sociale: Il ragazzo si ritira dalle attività sociali, si isola da amici e famiglia.
- Cambiamenti Drastici nelle Abitudini: Modifiche improvvise nel comportamento, come un calo delle prestazioni scolastiche o cambiamenti nelle abitudini alimentari.
- Comportamenti Autolesionisti o Rischio di Suicidio: Pensieri suicidi o autolesionismo sono segnali di allarme gravi che richiedono un intervento immediato.
- Comportamenti Aggressivi o Violenti: Un aumento di rabbia, aggressività e comportamenti violenti verso gli altri.
- Ansia e Preoccupazione Eccessiva: Un'ansia che impedisce di svolgere attività quotidiane o una preoccupazione costante.
Psicoterapia Durante l'Adolescenza: Obiettivi e Sfide
L'obiettivo della psicoterapia in adolescenza è aiutare il ragazzo a sviluppare strumenti concreti per affrontare le difficoltà emotive, relazionali e comportamentali che possono emergere durante questa sua fase di crescita. Più nel dettaglio, la psicoterapia mira a:
- Rendere Consapevoli delle Proprie Emozioni: L'adolescente impara a riconoscere ciò che sente e a dare un nome alle emozioni.
- Gestire Situazioni Difficili: Acquisisce strategie per affrontare ansia, rabbia, tristezza o conflitti.
- Migliorare l'Autostima: Costruisce una visione più chiara e positiva di sé.
- Favorire l'Autonomia: Impara a prendere decisioni e a capire le conseguenze delle proprie azioni.
- Rafforzare le Relazioni: Migliora il rapporto con la famiglia, i coetanei e gli adulti di riferimento.
L'adolescente che inizia un percorso psicoterapico affronta spesso una forte sensibilità al giudizio, che può ostacolare l'adesione al trattamento. Le resistenze, la rabbia e il senso di incomprensione sono comuni, ma è importante far capire al ragazzo l'importanza di prendersi cura di sé e del proprio benessere.
Il Ruolo dei Genitori nella Psicoterapia in Adolescenza
Quando si parla di psicoterapia in adolescenza, automaticamente si parla di famiglia: anche se le difficoltà del paziente (adolescente o giovane adulto) possono essere al di fuori di questo contesto, il ruolo dei genitori è fondamentale per la buona riuscita dell’intervento. Affinché il ragazzo o la ragazza accetti il percorso, questo deve essere configurato come un cammino che fa parte della crescita, che possa sostenere il passaggio verso l’età adulta in modo che sia meno doloroso e più semplice possibile. Per questo motivo è essenziale lavorare sullo sviluppo dell’autonomia, in modo che lui o lei riesca a prendere fiducia in sé e nelle sue capacità.
Il rapporto tra genitori e figli durante l'adolescenza può essere estremamente complesso, ma è proprio in questo periodo che il sostegno dei genitori risulta fondamentale. Le regole di Rogers, un concetto sviluppato dallo psicologo Carl Rogers che si basa sulla fiducia, l'accettazione e l'empatia, intervengono in questo contesto migliorando il rapporto durante questa fase cruciale dello sviluppo. È necessario che i genitori debbano indietreggiare di un passo, in modo da lasciare spazio al figlio per sviluppare al meglio le sue risorse e il suo senso di autoefficacia. Chiaramente questo non significa lasciarlo a se stesso, ma dargli modo di sperimentare le sue risorse per metterle alla prova e rafforzarle.
Suggerimenti per i Genitori con Adolescenti che Vanno dallo Psicologo
- Siate Comprensivi: Spesso gli adolescenti non prendono l'iniziativa di iniziare una psicoterapia. Possono sentirsi sotto pressione e cercare di evitare l’appuntamento. È importante che i genitori non reagiscano con rabbia, ma con comprensione, spiegando che la terapia è una necessità per il loro benessere.
- Fornite Supporto senza Forzare: È utile spiegare che andare dallo psicologo è un passo importante per crescere, assumersi delle responsabilità e prendersi cura della propria salute mentale. Non è un esame, ma una parte del processo di crescita.
- Comunicazione Chiara e Onesta: Parlate apertamente con il vostro figlio o figlia, senza usare menzogne o sotterfugi. La trasparenza aiuterà a prevenire sentimenti di esclusione e ribellione. Mantenete sempre un dialogo diretto, mostrando che siete lì per supportarlo.
- Coinvolgetevi senza Invadere: Il terapeuta potrebbe chiedere di parlare anche con i genitori, ma sempre con il consenso dell’adolescente. Gli incontri dovrebbero essere trasparenti, e il ragazzo deve sapere che ciò che discute con lo psicologo rimane confidenziale, così come i genitori non devono insistere nel voler sapere i dettagli delle sedute.
- Rispettate il Suo Spazio: Se l’adolescente non vuole parlare di tutto, rispettate la sua privacy. Sapere che il terapeuta è un luogo sicuro e riservato lo aiuterà a sentirsi più a suo agio nel percorso terapeutico.
L'adolescenza è una fase di grande cambiamento a livello corporeo, cognitivo ed emotivo. Si sperimenta il primo approccio alla dimensione sentimentale e sessuale, a livello di fantasie (desideri) e/o comportamenti. Si approccia il mondo esterno con maggior autonomia dalla famiglia. L’accoglienza e il sostegno dello psicologo psicoterapeuta è importante in presenza di autolesionismo, bullismo, difficoltà relazionali dentro e fuori la famiglia, isolamento sociale, calo del rendimento scolastico, rifiuto di andare a scuola, comportamenti devianti o antisociali, utilizzo di sostanze (alcol, droghe, farmaci), dipendenza da videogiochi o internet, disturbi alimentari. La costituzione del setting con l’adolescente, quindi, non può che subire l’influenza della soggettività del terapeuta, della sua posizione personale, della sua formazione, con la sua propria costellazione di difese ed angosce, con una sua “insatura sensibilità/curiosità” (Maltese, 2005, p. 45). Quella della mobilità e della flessibilità del setting nella psicoterapia con gli adolescenti è una questione quanto mai attuale ed urgente su cui confrontarsi. Per soggettivazione si intende, nell’accezione fornita da Cahn (2000), il processo continuo ed interrotto di appropriazione soggettiva della propria realtà psichica. Allora entrano in gioco variabili nuove ed anche gli ingredienti, che, di norma, definiscono la relazione con l’adolescente, devono fare i conti con la necessità che il setting non sia rigido. La natura dinamica del concetto di setting, specie con adolescenti, modulato sulle richieste e sulle possibilità del ragazzo ma anche della sua famiglia, si fonda sulla capacità del terapeuta di avere dentro ben saldo il proprio setting, per cui ben oltre i vincoli di spazio, tempo e presenza di terapeuta-paziente, oltre i confini della stanza di terapia, il setting diviene “l’area generativa del discorso d’aiuto” (Baldini, 2005, p. 52). In tal senso è, esso stesso, sede di processi trasformativi, area di scambio, di transito in cui co-determinare un campo comune (Baranger, 1990), dove si incontrano gli attori della terapia con i loro affetti passati e presenti. Al contrario se si intende il paziente come una persona nel suo “essere-in-relazione”, la cui identità è anche il frutto dello scambio tra generi, generazioni e stirpi, è necessario ammettere che esiste un’ “anteriorità ontologica dei legami di appartenenza familiare e culturale rispetto al mondo rappresentazionale” (Cigoli, 2006, p. 35). Così anche il setting diviene, in questa nuova luce, un dispositivo che “deve essere mobile ed aperto a rapide variazioni a seconda dell’emergere della necessità di coinvolgere persone significative del mondo relazionale del paziente […]” perché “[…] il significante mentale
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