La comprensione e l'adesione alle norme morali rappresentano una pietra miliare nello sviluppo umano, un percorso complesso che vede il bambino trasformare la propria percezione di giusto e sbagliato, passando da una visione egocentrica a una più ampia e socialmente consapevole. Questo processo di maturazione è stato indagato da eminenti psicologi come Jean Piaget e Lawrence Kohlberg, che hanno offerto modelli teorici distinti ma complementari per spiegare come evolve il giudizio morale dall'infanzia all'età adulta.
Le Fasi dello Sviluppo Morale Secondo Piaget
Jean Piaget, attraverso il suo celebre metodo clinico, ha condotto approfondite ricerche sullo sviluppo morale nei bambini, focalizzandosi in particolare sul periodo tra i 6 e i 12 anni. Egli ha proposto ai bambini una serie di scenari quotidiani, come il dire bugie, l'assegnare premi e punizioni, o il suddividere oggetti, invitandoli a esprimere un giudizio e a confrontare diverse alternative. Parallelamente, ha osservato il modo in cui bambini tra i 4 e i 12-13 anni approcciavano il gioco delle biglie, un'attività intrinsecamente legata all'applicazione di regole.
Dall'analisi delle risposte e dei comportamenti osservati, Piaget ha delineato un percorso evolutivo della comprensione delle norme morali, identificando diverse fasi.
Il Periodo Premorale e il Realismo Morale
Nei primissimi anni di vita, fino ai 3-4 anni, i bambini si trovano in un periodo premorale, caratterizzato da anomia, ovvero dall'assenza di regole interiorizzate. Successivamente, emergono due forme distinte di moralità: il realismo morale e il relativismo morale.
Tra i 4-5 anni e gli 8-9 anni, prevale il realismo morale. Questa fase, tipica del periodo preoperatorio dello sviluppo cognitivo, è contraddistinta da un punto di vista egocentrico. I giudizi morali tendono infatti a basarsi sul danno reale e oggettivo causato dall'azione, piuttosto che sull'intenzionalità di chi la compie. Un esempio emblematico di questo approccio è il giudizio sul bambino che, involontariamente, rompe diverse tazze, considerato più grave di quello che ne rompe una sola ma con l'intenzione di disobbedire.
In questo stadio, domina una morale eteronoma, in cui la validità delle norme morali è strettamente legata all'autorità di chi le ha stabilite (genitori, insegnanti, figure religiose) e alla forza con cui vengono fatte rispettare tramite punizioni e sanzioni. La bugia, ad esempio, è considerata sbagliata principalmente perché comporta una punizione. La sua gravità non risiede nell'intenzione di chi mente, ma nel grado di discrepanza rispetto alla realtà. Di conseguenza, una bugia "grossa" e irrealistica è giudicata più grave di una menzogna più verosimile. Le conseguenze delle azioni (responsabilità oggettiva) assumono maggiore importanza rispetto alle intenzioni (responsabilità soggettiva).

Il Relativismo Morale e la Morale Autonoma
La fase successiva è quella del relativismo morale o soggettivismo morale. Qui, le regole iniziano ad essere concepite in modo meno rigido, come frutto di accordo e, in quanto tali, passibili di cambiamento. Dopo gli 8 anni, emerge una morale autonoma.
Questa nuova concezione è caratterizzata da una crescente attenzione agli elementi specifici della situazione e alle intenzioni (responsabilità soggettiva). Le interazioni sono dominate da ideali di reciprocità e cooperazione, e dalla convinzione che ogni individuo abbia diritto al rispetto e alla giustizia. La menzogna viene ora intesa come un'azione immorale in sé, poiché mina la fiducia reciproca, danneggia i rapporti interpersonali e compromette la stabilità sociale. Le regole non sono più considerate immutabili, ma determinate dal consenso reciproco e modificabili. Le aspettative e il benessere altrui acquisiscono maggiore importanza rispetto al mero rispetto dell'autorità.
Nel formulare giudizi morali, i bambini diventano più flessibili e critici. Possono prendere in considerazione la situazione specifica, le caratteristiche psicologiche dell'agente (intenzioni, sentimenti, emozioni) e la gravità effettiva del danno inferto.
Piaget ha approfondito anche l'evoluzione del concetto di giustizia e le caratteristiche della pratica e della coscienza della regola. Ha individuato due aspetti principali nello sviluppo morale: la pratica della regola e la coscienza e il significato della regola stessa.
Per quanto riguarda la pratica della regola, Piaget ha identificato quattro stadi: si parte dalle semplici abitudini motorie (fino ai 2 anni) per arrivare, dagli 11 anni in poi, alla codificazione delle regole. Il rapporto tra giudizio e azione si articola attraverso la presa di coscienza di una regola, spesso dopo averla sperimentata e praticata in modo acritico per un periodo.
La maturazione delle concezioni morali procede parallelamente allo sviluppo delle capacità cognitive. Progressivamente, il bambino comprende meglio le nozioni morali, le rielabora e le arricchisce, giungendo a una graduale e significativa integrazione tra pensiero e azione morale.
Concetti di Giustizia e Sanzione Secondo Piaget
Piaget ha analizzato come i concetti di giustizia e punizione si evolvano nel bambino. Attraverso storie proposte ai bambini, ha identificato due nozioni di giustizia:
- Giustizia Retributiva: Legata alla morale eteronoma, si fonda sull'idea di una proporzione tra meriti e vantaggi, e tra trasgressioni e punizioni. Ad esempio, se una figlia è disobbediente, la mamma fa bene a preferire l'altra; se si è sbadati, è giusto restare senza merenda.
- Giustizia Distributiva: Collegata alla morale autonoma, si basa sulla necessità dell'eguaglianza tra individui. La mamma dovrebbe voler bene a tutti i figli allo stesso modo, senza fare preferenze. Anche se il bambino ha commesso un errore, non è giusto che resti senza merenda.
Nei bambini più piccoli, emerge inizialmente un concetto di giustizia che richiede espiazione, regolato dal principio che sia giusto ricevere in conformità a ciò che si è dato (premi e punizioni dipendono dalla condotta buona o cattiva). Successivamente, si sviluppa un concetto più evoluto che considera l'uguaglianza tra gli individui. Tra i più piccoli, la sanzione prevale sull'uguaglianza.
Riguardo alla sanzione, Piaget ha individuato diverse fasi:
- Sanzione Espiatoria (fino ai 6-7 anni): Tipica della fase del realismo morale, è dominata dalla giustizia immanente. Alla trasgressione deve seguire una punizione come conseguenza naturale e intrinsecamente connessa all'atto.
- Sanzione per Reciprocità (dai 7 ai 10 anni): Si sviluppa parallelamente alla consapevolezza del rispetto reciproco e della cooperazione. Supera il carattere espiatorio della punizione, riconoscendo l'importanza della riparazione.
- Equità (dagli 11-12 anni): Permette di giudicare la trasgressione e la sanzione tenendo conto degli elementi contestuali. La pena materiale diventa secondaria rispetto al significato della trasgressione come atto che rompe un legame sociale.

Lo Sviluppo Morale Secondo Kohlberg
Lawrence Kohlberg, negli anni '60, ha ripreso e ampliato il lavoro di Piaget sullo sviluppo morale, con l'obiettivo di riportare lo studio del comportamento sociale sotto il primato della cognizione. Kohlberg si oppose fermamente alla tradizione comportamentista, che vedeva la morale come frutto di abitudine, imitazione e apprendimento, sostenendo invece che il pensiero dirige l'azione. Il suo interesse si concentrò sulle motivazioni e sul ragionamento alla base dei comportamenti, identificando lo sviluppo morale nel passaggio da strutture cognitive più elementari a strutture più mature ed evolute.
Kohlberg accettò e sviluppò l'ipotesi piagetiana di una sequenza parallela di stadi dello sviluppo cognitivo e morale, identificando tre livelli di sviluppo morale, ciascuno articolato in due stadi, che si estendono dall'infanzia all'età adulta.
Per esplorare le trasformazioni del giudizio morale, Kohlberg utilizzò una serie di dilemmi morali presentati sotto forma di storie, in cui il protagonista si trova a dover prendere decisioni difficili. Il dilemma più celebre è quello di Heinz.
Il Dilemma di Heinz
Heinz ha una moglie malata di cancro, e l'unica medicina in grado di salvarla è stata scoperta da un farmacista che la vende a un prezzo esorbitante, dieci volte il costo di produzione. Heinz cerca disperatamente di raccogliere i soldi, ma senza successo. Propone al farmacista di pagare una parte subito e il resto a rate, ma viene rifiutato. Preso dalla disperazione, Heinz si introduce nella farmacia per rubare il farmaco.
Dopo la presentazione del dilemma, Kohlberg poneva domande cruciali: "Heinz ha agito bene?", "Aveva torto o ragione?", "Perché?". Le risposte dei soggetti permettevano di approfondire ulteriormente il loro ragionamento morale. Ad esempio, se la risposta era che Heinz doveva rubare la medicina, si chiedeva se avrebbe dovuto farlo anche se non fosse stato particolarmente affezionato alla moglie o se si fosse trattato di un amico. Se la risposta era che non avrebbe dovuto rubare, si indagava se il soggetto stesso avrebbe rubato la medicina per salvare la vita della propria moglie.
I giudizi espressi dai soggetti su queste domande consentirono a Kohlberg di delineare una sequenza evolutiva del giudizio morale strutturata in tre livelli e sei stadi.
Livelli e Stadi del Giudizio Morale Secondo Kohlberg
I livelli e gli stadi sono definiti da Kohlberg sulla base di criteri che tengono conto dei comportamenti oggetto di giudizio, delle motivazioni che guidano tali giudizi e dello sviluppo sociocognitivo che costituisce la base per la loro formazione.
I tre livelli - preconvenzionale, convenzionale e postconvenzionale - ruotano attorno al concetto di "convenzionale", inteso come conformarsi alle regole, alle aspettative e alle convenzioni della società o dell'autorità, proprio perché sono percepite come tali.
Livello 1: Preconvenzionale
- Stadio 1: Orientamento alla punizione e all'obbedienza. Il bene e il male sono definiti in termini di ricompense e punizioni. Si obbedisce per evitare la punizione.
- Stadio 2: Orientamento strumentale e relativistico. L'azione giusta è quella che soddisfa i propri bisogni e, a volte, quelli degli altri. C'è un interesse per la ricompensa e un senso di equità come scambio reciproco.
Livello 2: Convenzionale
- Stadio 3: Orientamento del "bravo ragazzo/bravissima ragazza". L'azione giusta è quella che piace o aiuta gli altri e che viene approvata da loro. Si dà importanza alle intenzioni e si sviluppa una lealtà verso le persone vicine.
- Stadio 4: Orientamento del "mantenimento dell'ordine sociale". L'azione giusta consiste nel fare il proprio dovere, mostrare rispetto per l'autorità e mantenere l'ordine sociale stabilito per il bene di tutti.
Livello 3: Postconvenzionale
- Stadio 5: Orientamento del contratto sociale e dei diritti individuali. L'azione giusta è definita in termini di diritti generali e valori concordati dalla società. Si riconosce che le leggi possono essere modificate in nome del benessere generale, ma si dà importanza alla democrazia e al contratto sociale.
- Stadio 6: Orientamento dei principi etici universali. L'azione giusta è definita dalla coscienza, basata su principi etici astratti e universali. Questi principi sono scelti volontariamente e includono la giustizia, la reciprocità e la dignità umana.

Il bambino del livello preconvenzionale non comprende ancora appieno le norme sociali, percependole come esterne a sé. L'adulto del livello postconvenzionale, invece, ne coglie pienamente il significato e le accetta, orientandosi però verso principi più generali che possono talvolta includerle, altre volte entrare in conflitto con esse.
Sviluppo della Percezione e Cognizione: Fondamenti per il Giudizio Morale
Per comprendere appieno lo sviluppo morale, è utile considerare anche altri aspetti dello sviluppo infantile, come la percezione e lo sviluppo cognitivo, esplorati da Camaioni e altri.
La Sensibilità Uditiva e Visiva nel Neonato
La percezione uditiva si manifesta precocemente: il neonato orienta la testa verso suoni ritmici e distingue i suoni umani da altri tipi di rumori. Esiste una preferenza per la voce materna, un apprendimento tipico prenatale, poiché la voce materna può essere percepita internamente durante la gravidanza. Il suono materno, essendo ritmico, attrae maggiormente il bambino.
La capacità visiva del neonato non è perfetta come quella dell'adulto. Il neonato tende a ispezionare l'ambiente attraverso movimenti oculari coniugati e di inseguimento. Predilige stimoli più complessi, strutturati e curvilinei. A un mese, il neonato mette a fuoco poche caratteristiche, mentre a due mesi ispeziona l'ambiente con una fissazione più stabile e continua, elaborando le informazioni ambientali. È attratto dalla novità e dalla complessità dello stimolo, manifestando una cosiddetta "attenzione obbligatoria" nei primi mesi.
Schaffer e Farah hanno evidenziato che i neonati preferiscono il volto umano. Fino ai due mesi, sono attratti dai volti per le loro caratteristiche che l'apparato percettivo è predisposto a osservare. Il riconoscimento del volto implica la percezione di un "tutto", a differenza dell'esplorazione degli oggetti, che tende a scomporre in elementi singoli. L'attrazione è probabilmente determinata dai contorni nitidi. In questa fase, sono fondamentali la costanza della forma (identificare la forma di un oggetto indipendentemente dal suo orientamento) e la costanza della dimensione (riconoscere la grandezza di un oggetto indipendentemente dalla sua distanza). Il sincretismo infantile descrive come la percezione della struttura d'insieme ostacoli l'individuazione delle singole parti.

La Teoria Organismica di Piaget e gli Stadi dello Sviluppo Cognitivo
Jean Piaget è il principale sostenitore della teoria organismica, secondo cui lo sviluppo è comprensibile all'interno della storia evolutiva della specie. L'organismo è attivo e si modifica attraverso gli scambi con l'ambiente. Lo sviluppo consiste nella trasformazione di strutture che non sono innate, ma si costruiscono grazie all'attività dell'individuo.
I processi chiave di questo adattamento sono assimilazione e accomodamento. L'assimilazione implica l'acquisizione di nuove esperienze negli schemi esistenti, mentre l'accomodamento comporta la modifica degli schemi per adattarli a nuove esperienze. L'intelligenza è vista come la più alta forma di adattamento, un processo di auto-regolazione che porta il bambino a uno stato di equilibrio.
Piaget ha suddiviso lo sviluppo cognitivo in stadi:
- Stadio Senso-motorio (0-18 mesi): L'intelligenza è costituita da schemi d'azione pratici. Il bambino comprende il mondo in base a ciò che può fare con gli oggetti. Si articola in sei sotto-stadi, dall'esercizio dei riflessi alla scoperta di nuovi mezzi tramite sperimentazione e combinazione mentale.
- Stadio Pre-operatorio (2-6 anni): Il bambino sviluppa una rappresentazione mentale degli oggetti, utilizza l'imitazione differita, il gioco simbolico e schemi verbali. Il pensiero è intuitivo e pre-logico.
- Stadio Operatorio Concreto (7-12 anni): Si sviluppa la capacità logica, la manipolazione mentale e fisica, le operazioni mentali e i compiti di conservazione.
- Stadio Operatorio Formale (dai 12 anni in poi): Il pensiero diventa ipotetico-deduttivo, permettendo operazioni logiche su premesse ipotetiche, deduzioni e induzioni. Il soggetto è in grado di risolvere problemi ricercando le soluzioni possibili.
Nonostante le critiche riguardo la formulazione di alcuni compiti, che potevano rendere difficile la risposta corretta a causa di situazioni poco realistiche, e il dibattito sull'esistenza degli stadi, l'idea di livelli di sviluppo promossa da Piaget rimane fondamentale.
La Prospettiva di Vygotskij e la Zona di Sviluppo Prossimale
Lev Vygotskij pone l'accento sullo sviluppo storico-culturale e sui mediatori simbolici (come il linguaggio) che permettono agli individui di entrare in relazione tra loro all'interno e tra diverse culture. Questo processo di interiorizzazione delle attività ha favorito lo sviluppo della vita sociale e la mediazione tra persone.
Vygotskij e Piaget: lo sviluppo del linguaggio
Vygotskij si concentra su ciò che il bambino sarà capace di fare in seguito a nuove esperienze. La zona di sviluppo prossimale (ZSP) definisce la distanza tra il livello di sviluppo effettivo (ciò che il bambino sa fare da solo) e il livello di sviluppo potenziale (ciò che sa fare con l'aiuto di un adulto). Grazie alla guida di un adulto, il bambino può risolvere compiti che altrimenti non saprebbe affrontare, interiorizzando così nuove abilità.
Vygotskij considera il linguaggio uno strumento fondamentale del pensiero. Il bambino utilizza un linguaggio interiore ed egocentrico, commentando ad alta voce le proprie azioni.
La Teoria della Mente e la Psicologia del Desiderio/Credenza
La teoria della mente, emersa alla fine degli anni '80, studia come gli esseri umani, in quanto distinti da oggetti inanimati, funzionano attribuendo stati mentali (emozioni, percezioni, sensazioni) a sé stessi e agli altri, e prevedendone il comportamento sulla base di tali stati. Le azioni producono risultati che attivano reazioni emotive congruenti.
I bambini di due anni possiedono la psicologia del desiderio, interpretando le azioni sulla base dei desideri e spiegando le reazioni emotive in base alla loro soddisfazione. Verso i tre anni, sviluppano la psicologia della credenza-desiderio, comprendendo che le azioni sono guidate sia dai desideri che dalle credenze. Cruciale è la comprensione della falsa credenza, ovvero la capacità di riconoscere che le azioni possono essere determinate da convinzioni errate.
Questi diversi approcci teorici, sebbene distinti, convergono nel sottolineare la natura complessa e graduale dello sviluppo morale, strettamente interconnesso con la maturazione cognitiva, percettiva e sociale dell'individuo. La transizione da un giudizio basato sull'egocentrismo e sul danno oggettivo a uno fondato sull'intenzionalità, sulla reciprocità e su principi etici universali rappresenta un percorso fondamentale nella crescita umana.
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