Il Binge Eating Disorder (BED), noto anche come Disturbo da Alimentazione Incontrollata, è una complessa patologia alimentare che si distingue per episodi ricorrenti di abbuffate eccessive e incontrollate. A differenza di altri disturbi alimentari come la bulimia nervosa, nel BED le abbuffate non sono seguite da comportamenti compensatori regolari, come il vomito autoindotto, l'uso eccessivo di lassativi, il digiuno o l'esercizio fisico intenso. Questa mancanza di condotte eliminative pone il BED in una categoria a sé stante, pur condividendo con la bulimia la caratteristica centrale dell'abbuffata.
Definire l'Abbuffata nel Contesto del BED
Non è sufficiente mangiare grandi quantità di cibo per soddisfare i criteri diagnostici del Binge Eating Disorder. La caratteristica fondamentale che definisce un'abbuffata nel BED è la presenza di episodi in cui si consumano, in un breve lasso di tempo, quantità di cibo significativamente superiori a quelle che la maggior parte delle persone mangerebbe in circostanze simili, accompagnati da una sensazione di perdita di controllo. Questa perdita di controllo è l'elemento cardine. Le persone con BED riferiscono di sentirsi incapaci di fermarsi o di controllare l'assunzione di cibo durante questi episodi, spesso proseguendo fino a raggiungere uno stato di disagio fisico e psicologico significativo.

Le scelte alimentari durante questi episodi non sono casuali. Spesso si orientano verso alimenti altamente gratificanti, generalmente ricchi di grassi, zuccheri e carboidrati raffinati. Si tratta frequentemente di dolciumi, snack confezionati, prodotti da forno, cibi salati, gelati o combinazioni insolite e compulsive di alimenti che non verrebbero consumati in condizioni normali. Un racconto tipico di chi soffre di BED descrive l'esperienza come "farsi di cibo", con episodi che possono includere il consumo di quantità enormi di gelato, riso, o persino cibo per animali e surgelato, con una spesa considerevole in un breve lasso di tempo.
Il contesto in cui si verificano le abbuffate è altrettanto significativo. Generalmente, esse non avvengono durante i pasti regolari, ma piuttosto in momenti di solitudine, fuori orario, spesso di notte o in situazioni nascoste alla vista degli altri. È frequente che la persona cerchi deliberatamente l'isolamento, chiudendosi nella propria stanza o approfittando di momenti in cui è sola in casa, per potersi abbuffare senza il timore del giudizio esterno.
La Dinamica Emotiva dell'Abbuffata
Le abbuffate non sono mai eventi neutri o occasionali, ma si inseriscono in un ciclo emotivo ben definito. Prima dell'episodio, la persona tende a sperimentare una gamma di emozioni spiacevoli che vanno dall'ansia al senso di vuoto, dall'agitazione alla rabbia, dalla frustrazione alla solitudine. La tensione emotiva cresce progressivamente fino a esplodere nell'abbuffata, che viene percepita come un modo per placare, anestetizzare o sfuggire a quel carico emotivo insostenibile. I resoconti tratti dalle sedute di psicoterapia evidenziano come al termine di un’abbuffata la persona provi un sollievo immediato dall'emozione.
Tuttavia, dopo l'abbuffata, le emozioni negative non scompaiono, ma anzi spesso si intensificano. Le persone con BED riferiscono sentimenti di colpa, vergogna, auto-disprezzo e rimorso. A differenza della bulimia, non mettono in atto comportamenti compensatori, rimanendo bloccate in quella sofferenza emotiva che rinforza ulteriormente il ciclo del disturbo. Questa dinamica di tensione-abbuffata-vergogna rende evidente che il BED non riguarda solo il cibo, ma è una vera e propria strategia disfunzionale per affrontare emozioni intense, vissuti dolorosi o stati interni di profondo disagio. L'abbuffata diventa una modalità, seppur disfunzionale, per modulare il versante emotivo tramite l'incapacità di autoregolarsi sul versante comportamentale. Il problema risiede nel fatto che gli eventi che il soggetto cerca di controllare mantengono inalterato il loro potere.
Fattori Scatenanti e Psicodinamica
Gli episodi di abbuffata nel BED possono essere innescati da una varietà di stati emotivi, tra cui umore depresso o ansioso, tensione, noia o solitudine. La restrizione dietetica, sebbene non sia una caratteristica diagnostica del BED come nella bulimia nervosa, può giocare un ruolo. Studi di laboratorio hanno dimostrato che la tendenza ad abbuffarsi è una conseguenza abituale di periodi di restrizione dietetica prolungata. Le fasi di dieta potrebbero rappresentare il tentativo di recuperare il controllo sull'alimentazione e sul peso, il quale di norma è completamente perduto durante i periodi di abbuffate.
Il disturbo inizia, in particolare, dopo eventi stressanti che minacciano l'autostima, come fallimenti scolastici, problemi sentimentali o sessuali, commenti negativi sull'aspetto fisico o difficoltà interpersonali. Le abbuffate, soprattutto nei primi momenti, possono essere percepite come piacevoli, in quanto sono in grado di allentare momentaneamente la tensione derivante dal dover seguire rigorosamente una dieta ferrea. Tuttavia, la dieta in questi soggetti risulta spesso totalmente inefficace, poiché sono le variazioni emotive a dare il via alla crisi alimentare.
La persona vorrebbe essere aiutata a cambiare, ma nutre una paura terribile del cambiamento. Questi individui tendono a sottovalutare gli effetti negativi a lungo termine dei loro comportamenti, convinti dell'inevitabilità del proprio stato e incapaci di immaginare altre gioie se non quelle legate al cibo. Inoltre, gli abbuffatori soffrono di standard elevati e aspettative alte, mostrando una sensibilità maggiore rispetto alle richieste degli altri. Quando falliscono nel soddisfare alcuni di questi standard, sviluppano un elevato pattern avversivo di autoconsapevolezza, caratterizzato da una visione negativa di sé e preoccupazione per come sono percepiti dagli altri.
Se il controllo è il tema dominante nell'anoressia e nella bulimia, nei bingers prevale invece il senso di inadeguatezza: si percepiscono deboli, in balia della volontà altrui. Il sé è profondamente "eterodefinito": il soggetto si specchia nello sguardo degli altri per confermare il proprio valore, e la disapprovazione genera un profondo disorientamento. Il bisogno di approvazione si scontra col timore di essere invaso. Il corpo è percepito in modo diverso: nell'anoressia è un nemico da combattere, nella bulimia uno strumento di seduzione, mentre nel Binge Eating Disorder è vissuto come una sgradevole appendice al proprio Sé. Dal corpo provengono soltanto sensazioni negative e impellenti richieste di cibo.

Comorbilità: Un Quadro Clinico Complesso
Circa il 79% delle persone con Disturbo da Binge Eating presenta un disturbo psichiatrico concomitante; il 49% delle persone ha una storia di vita che presenta due o più disturbi in comorbidità. Secondo il DSM-5, le possibili comorbilità includono: disturbo bipolare, disturbo depressivo, disturbi d’ansia, disturbo da uso di sostanze, disturbi di personalità (con particolare prevalenza del disturbo borderline di personalità), Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) e disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, disturbo da gioco d’azzardo patologico.
I disturbi d’ansia sono tra le comorbilità più frequentemente osservate. L’ansia può precedere le abbuffate, rappresentando uno dei principali fattori scatenanti, oppure può presentarsi in forma cronica come stato emotivo di base. Le persone con BED spesso sperimentano un’elevata iperattivazione fisiologica, ruminazioni continue, preoccupazioni eccessive e difficoltà a gestire l’incertezza, tutti aspetti che aumentano la vulnerabilità a episodi di alimentazione compulsiva come risposta disfunzionale al disagio.
La depressione è un’altra comorbilità estremamente comune nel BED, e può manifestarsi sia come episodio depressivo maggiore sia come distimia. I sintomi depressivi, come l’umore basso, l’anedonia, la stanchezza costante, la riduzione della motivazione e i pensieri negativi ricorrenti, contribuiscono a creare un contesto psicologico altamente favorevole all’insorgenza delle abbuffate. In molti casi, le persone con BED usano il cibo come una forma di automedicazione per alleviare temporaneamente il dolore emotivo o la sensazione di vuoto.
La presenza di disturbi di personalità, in particolare il disturbo borderline, è significativa. Entrambe le condizioni condividono la tendenza a ricorrere a comportamenti impulsivi per gestire o evitare emozioni troppo intense. Le abbuffate, in questo contesto, diventano un modo per anestetizzare la sofferenza psichica, calmare l’agitazione interiore o colmare un senso profondo di vuoto.
L'ADHD, con le sue caratteristiche di impulsività, disorganizzazione e difficoltà di pianificazione, si sovrappone in modo significativo a molti dei comportamenti osservati nel BED. La difficoltà a seguire una routine alimentare regolare, la tendenza a cercare gratificazioni immediate e la difficoltà a gestire l'impulso del momento sono elementi condivisi.
I disturbi legati al trauma, in particolare il PTSD, sono comorbilità rilevanti e spesso trascurate. Un numero crescente di evidenze cliniche e scientifiche suggerisce che molte persone con BED hanno vissuto eventi traumatici significativi nel corso della vita. Nel caso del BED, il cibo può assumere una funzione di autoconsolazione o anestesia emotiva, un mezzo per spegnere o attenuare l’attivazione emotiva associata ai ricordi traumatici o agli stati dissociativi.
Altri disturbi legati all'impulsività, come il gioco d’azzardo patologico e l'abuso di sostanze, condividono con il BED la difficoltà nel regolare gli impulsi e nel tollerare la frustrazione. Entrambi i comportamenti, l'abbuffata alimentare e la condotta di gioco compulsivo, si caratterizzano per l’insorgenza improvvisa, una marcata perdita di controllo, e la ricerca immediata di gratificazione o sollievo, seguiti da sensi di colpa, vergogna e frustrazione.
Che cos’è il BINGE EATING? Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata spiegato da uno psichiatra...
Diagnosi e Trattamento
La diagnosi di Binge Eating Disorder si effettua generalmente a partire da un colloquio clinico approfondito, durante il quale il professionista raccoglie un’anamnesi dettagliata della persona, esplorando la storia personale, familiare e alimentare. Come spesso accade nei disturbi del comportamento alimentare, anche nel BED si osserva talvolta una mancanza di consapevolezza o insight rispetto alla gravità della propria condizione. Tuttavia, rispetto ad altri disturbi alimentari, le persone con BED sono in alcuni casi più consapevoli del disagio legato alle abbuffate, pur avendo difficoltà a chiedere aiuto tempestivamente. Il colloquio clinico può essere supportato da strumenti diagnostici specifici, come test psicologici, questionari e scale di valutazione.
Il trattamento per il binge eating richiede un approccio integrato e multidisciplinare che includa una combinazione di interventi medici, nutrizionali e psicologici. Nella fase iniziale è fondamentale coinvolgere professionisti provenienti da diverse discipline, come terapisti individuali e di gruppo, nutrizionisti e, se necessario, anche psichiatri. La terapia individuale è un punto centrale del trattamento, in cui viene stabilita una diagnosi iniziale e vengono raccolte informazioni dettagliate sulla vita del paziente e sulla sintomatologia. Col passare del tempo, vengono affrontati i processi emotivi che influenzano i comportamenti disfunzionali, come le emozioni che conducono ai comportamenti di abbuffata.
Negli ultimi anni sono state sviluppate e testate varie terapie per i disturbi dell’alimentazione la cui efficacia è stata dimostrata da rigorosi studi randomizzati e controllati. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT-E), una versione "migliorata" della CBT originariamente sviluppata per la bulimia, sembra essere particolarmente efficace anche per il BED. La psicoterapia interpersonale (IPT), un trattamento originariamente progettato per la cura della depressione, è un’altra alternativa valida, sebbene possa essere più lenta nel raggiungere i suoi effetti. Alcuni casi di BED rispondono a una forma di auto-aiuto con manuali derivati dalla CBT purché sia accompagnato da un sostegno (auto-aiuto guidato).
In alcuni casi, lo psichiatra può suggerire l’integrazione della psicoterapia con una terapia farmacologica, che può prevedere la somministrazione di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Le linee guida prevedono che l’intervento farmacologico nei pazienti BED debba essere attuato ogni qualvolta il disturbo si riveli così severo da compromettere la vita del paziente o a seguito del fallimento di un trattamento psicoterapeutico.

Prevenzione e Recupero
La prevenzione del Binge Eating Disorder inizia dalla consapevolezza. Costruire una relazione equilibrata con l’alimentazione è possibile attraverso scelte quotidiane consapevoli. A differenza del normale stimolo della fame, il binge eating non è una risposta a una necessità fisica, ma piuttosto un comportamento compulsivo spesso legato a stress emotivo o psicologico. Questo disturbo, chiamato anche disturbo da alimentazione incontrollata, è meno noto di altre problematiche alimentari, come l’anoressia. Questo può rendere ancora più difficile per chi ne soffre trovare le risorse necessarie per affrontare il problema.
Intervenire tempestivamente è cruciale per aumentare le probabilità di una guarigione completa e la psicoterapia può essere di fondamentale aiuto. Con un percorso di psicoterapia si interverrà infatti, per esempio, sulla gestione dello stress e delle emozioni, così da individuare le cause che possono scatenare gli episodi di abbuffata, come ansia, tristezza o frustrazione. L’obiettivo finale è quello di aiutare le persone affette da BED a guarire le loro relazioni con il cibo e i loro corpi. I pazienti si rivolgono alle cure con vergogna e disprezzo per sé stessi, ma un percorso terapeutico mirato può aiutarli a superare questi sentimenti e a sviluppare strategie di coping più sane ed efficaci.
Il Binge Eating Disorder è un disturbo complesso che richiede una comprensione approfondita della sua psicodinamica e delle sue molteplici sfaccettature. Attraverso un approccio terapeutico integrato e personalizzato, è possibile affrontare efficacemente questo disturbo e promuovere un recupero duraturo.
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