Il Corpo Che Parla: Comprendere e Gestire i Disturbi da Somatizzazione

In un'epoca in cui la medicina tende a separare nettamente ciò che accade nella nostra mente da ciò che avviene nel nostro corpo, l'esperienza clinica quotidiana ci racconta una storia diversa. Molti pazienti arrivano esausti, dopo aver consultato decine di specialisti - dal gastroenterologo al dermatologo, dal cardiologo al neurologo - senza aver ricevuto una diagnosi chiara. Gli esami clinici sono negativi, le risonanze magnetiche pulite, eppure il dolore c'è, è invalidante e compromette la qualità della vita. Spesso, questi pazienti si sentono dire la frase più frustrante possibile: "Lei non ha nulla, è solo stress". In realtà, non è solo stress. Siamo di fronte ai disturbi psicosomatici, una condizione complessa dove la sofferenza psichica trova una via di scarico attraverso il corpo. Non si tratta di dolori immaginari. Il dolore provato da chi soffre di somatizzazione è autentico quanto quello provocato da una lesione fisica. Capire questo meccanismo è il primo passo fondamentale per smettere di curare solo il sintomo e iniziare a curare la persona nella sua interezza.

Somatizzare: Quando le Emozioni Prendono Forma Fisica

Molto spesso capita di vivere emozioni o processi psichici che possono tradursi anche in sintomi fisici. Somatizzare vuol dire mettere in atto un meccanismo tale per cui i processi psichici e le emozioni vengono trasformati in sintomi fisici, coinvolgendo il sistema nervoso, endocrino e immunitario. In passato, questa condizione veniva definita come “disturbo di conversione”. Le emozioni possono essere infatti espresse tramite il corpo.

Il disturbo di somatizzazione, da un punto di vista psicologico, è un modo di difendersi dall’ansia. La persona vive un conflitto a livello emotivo che genera una grande ansia, che si ripercuote anche a livello fisico. Storicamente si chiamava Sindrome di Briquet e la sua incidenza è di un 2%, ovvero ne soffre una buona percentuale della popolazione. Due persone su cento! In genere inizia durante l’adolescenza e normalmente le persone che ne soffrono descrivono i sintomi in modo più drammatico del solito, con molta ansia, e si lamentano che i medici non riescano a capire cosa hanno. In proporzione, sono le donne ad esserne maggiormente colpite rispetto agli uomini, generalmente.

Devi considerare che non si tratta di un processo di cui si è consapevoli, non si prende la decisione di soffrire di un malessere psicosomatico o di avere la nausea, bensì, senza rendersene conto, l’organismo di quella persona reagisce in questo modo. Deve essere chiaro che non è finzione, la persona sta davvero soffrendo. Normalmente quando una persona va dal medico per dei malesseri continui, ma per cui non si riescono a individuare delle cause fisiche, il medico considera la possibilità che sia un inizio di somatizzazione.

Il cervello che comunica con il corpo

I Disturbi da Somatizzazione: Un Ponte tra Mente e Corpo

I disturbi da somatizzazione includono tutte quelle forme patologiche che si situano tra il piano psicologico e quello corporeo. Il disturbo di somatizzazione deve insorgere prima dei 30 anni, persistere per almeno alcuni anni e non essere riconducibile del tutto con una condizione medica o con gli effetti di una sostanza. Di solito le persone che somatizzano tendono anche a presentare i loro problemi in modo enfatico o indefinito, o come parte di una lunga e intricata storia clinica.

La realtà è che le persone possono avere sintomi del tutto fisici, ad esempio, un mal di testa cronico, come conseguenza di un problema o una difficoltà emotiva. Questa condizione o disturbo si definisce comunemente somatizzazione.

La somatizzazione e i disturbi correlati sono disturbi di salute mentale caratterizzati da un’eccessiva e intensa concentrazione sui sintomi fisici (somatici) che causa un malessere significativo e/o interferisce con il funzionamento quotidiano. La maggior parte dei disturbi di salute mentale è caratterizzata da sintomi mentali. Ciò significa che i soggetti hanno pensieri, stati d’animo e/o comportamenti insoliti o disturbati. Invece nei disturbi somatoformi i fattori psicologici sono espressi come sintomi fisici, un processo chiamato somatizzazione, e la preoccupazione principale del soggetto sono sintomi fisici come il dolore, l’affaticamento, la nausea o altre sensazioni corporee. Il soggetto può presentare o meno una patologia fisica che provoca o contribuisce ai sintomi. Tuttavia, anche quando è presente una patologia fisica, un soggetto con somatizzazione o un disturbo correlato vi risponde in modo sproporzionato. Non è insolito avere una reazione emotiva ai sintomi fisici, ma i soggetti affetti da un disturbo somatoforme manifestano pensieri, sensazioni e comportamenti eccezionalmente intensi in risposta ai propri sintomi. Per distinguere un disturbo da una normale reazione alla malattia, le risposte devono essere sufficientemente intense da provocare un malessere significativo al soggetto (e talvolta ad altri) e/o da rendere difficile lo svolgimento delle normali attività della vita quotidiana.

Il disturbo da sintomi somatici sostituisce in parte la precedente diagnosi di ipocondria. Con l’utilizzo del nuovo manuale diagnostico (DSM-5), infatti, l’ipocondria è ora classificata come disturbo da sintomi somatici e, in una minoranza di casi, come disturbo da ansia di malattia. In particolare è sostituita da:

  • Diagnosi di Disturbo da sintomi somatici, se sono presenti sintomi fisici concreti e ben individuabili.
  • Diagnosi di Disturbo d’ansia da malattia, se i sintomi sono minimi o assenti.

Sensazioni Tipiche della Somatizzazione: Quando il Corpo Comunica Ansia

Quello che per la maggior parte delle persone sono sintomi d’ansia che vengono diagnosticati come tali, per le persone che vivono l’ansia in questo modo, queste sensazioni hanno un’interpretazione diversa. Si può capire meglio attraverso un esempio. Durante la giornata e in modo normale e fisiologico, si percepiscono disturbi fisici d’ogni tipo, come:

  • Movimenti intestinali
  • Tinniti o ronzii
  • Variazioni della frequenza cardiaca
  • Difficoltà a respirare sotto sforzo fisico
  • Avere la pelle eccessivamente umida o secca

Normalmente, questi eventi non hanno un particolare significato per le persone e in genere li si lascia passare. Tuttavia, chi tende a somatizzare si fissa su queste sensazioni, cercando di dar loro una spiegazione. A questo modo di vivere le sensazioni del corpo si dà il nome di ossessione somatica.

Se è qualcosa che si verifica in situazioni gravi, come la morte di una persona cara, una situazione molto stressante come la perdita del lavoro o simili, non si tratta di un disturbo di somatizzazione come tale, bensì di qualcosa di transitorio.

Ma se al contrario questi sintomi diventano la normale risposta di fronte a qualsiasi problema, o diventano cronici a partire da un dato momento, possono effettivamente avere rilevanza clinica. Si tratta di un tema importante, perché sarà capitato a ognuno di noi di somatizzare almeno una volta. Di fatto nei processi di elaborazione del lutto è frequente. Non possiamo fare una diagnosi di questo tipo se non è un disturbo cronico, abituale, persistente e che influenza la vita sociale e personale in modo importante. Le depressioni sono generalmente i processi in cui i pazienti somatizzano con più frequenza. Si stima che tra il 63% e il 94% delle persone che soffrono di depressione abbia avuto simili sintomi ad un certo punto.

Schema del sistema nervoso autonomo: simpatico e parasimpatico

Sintomi Frequenti dei Disturbi da Somatizzazione

Alcuni dei sintomi più comuni associati alla somatizzazione includono:

  • Dolori molto frequenti: alla testa, al petto, alla schiena, addominali, articolari… Può anche comparire un dolore intenso per via delle mestruazioni, durante le relazioni sessuali o quando si urina.
  • Problemi gastrointestinali: nausea, gonfiore addominale o vomito ne sono esempi. È anche frequente la diarrea o la difficoltà nel digerire alcuni alimenti.
  • Sintomi sessuali: mancanza di interesse o desiderio sessuale, disfunzione erettile e dell’eiaculazione negli uomini, sanguinamento eccessivo o alterazioni delle mestruazioni nelle donne.
  • Occasionalmente: la comparsa di sintomi neurologici, come la difficoltà a ingerire, avvertire un nodo alla gola, afonia, sordità, cecità, amnesia, ritenzione urinaria o perdita di sensibilità cutanea.

Quando si eseguono analisi e prove, non possiamo dire che si tratti di una data malattia fisica o situazione medica. Non si può neanche spiegare perché una persona faccia consumo di droga, alcool o qualche genere di farmaco.

I disturbi da sintomi somatici presentano contemporaneamente molteplici sintomi somatici (fisici), che provocano disagio nella vita quotidiana (Criterio A) e portano a livelli molto elevati di preoccupazione riguardo alla malattia (Criterio B). Chi ne soffre presenta almeno uno dei seguenti criteri (da almeno 6 mesi):

  • Pensieri sproporzionati e persistenti circa la gravità dei propri sintomi.
  • Livello costantemente elevato di ansia per la salute o per i sintomi.
  • Tempo ed energie eccessivi dedicati a questi sintomi o a preoccupazioni riguardanti la salute.

Le Cause Profonde: Perché Ci Ammaliamo di Emozioni?

Perché alcune persone somatizzano e altre no? La risposta risiede in una combinazione di fattori genetici, ambientali e, soprattutto, nella capacità individuale di gestire le emozioni.

Alessitimia e Analfabetismo Emotivo: Uno dei concetti chiave per comprendere la psicosomatica è l’alessitimia, ovvero la difficoltà o l’incapacità di riconoscere, nominare e descrivere le proprie emozioni. Le persone alessitimiche sentono le sensazioni fisiche associate all’emozione (es. il cuore che batte forte per la paura), ma non riescono a collegarle allo stato emotivo corrispondente. Mancando la verbalizzazione (“ho paura”, “sono arrabbiato”), l’emozione rimane incapsulata nel corpo e si trasforma in sintomo. Questo “analfabetismo emotivo” spesso ha radici nell’infanzia, in contesti familiari dove l’espressione dei sentimenti era scoraggiata o ignorata.

Il Peso dei Traumi e dello Stress Prolungato: Non sempre la causa è un’emozione puntuale. Spesso i disturbi psicosomatici sono l’esito di lunghi periodi di sovraccarico (burnout lavorativo, assistenza a familiari malati, conflitti coniugali protratti) o di traumi passati non elaborati. Il corpo conserva la memoria del trauma molto più a lungo della mente razionale. Situazioni di lutto non elaborato, abusi o shock emotivi possono rimanere silenti per anni per poi esplodere attraverso un sintomo fisico quando le difese psicologiche si abbassano.

La Connessione Mente-Corpo e il Ruolo del Sistema Nervoso: Per comprendere la natura di questi disturbi, dobbiamo guardare al nostro sistema nervoso autonomo, in particolare all’equilibrio tra il sistema simpatico (quello dell’allerta) e il parasimpatico (quello del riposo). In condizioni di stress cronico o ansia generalizzata, il corpo rimane in uno stato di allerta costante, inondato da ormoni come il cortisolo e l’adrenalina. Se questa attivazione non trova una valvola di sfogo, l’energia si dirige verso gli organi bersaglio. Non è un caso che i disturbi colpiscano spesso gli apparati più innervati e sensibili alle emozioni, come l’apparato gastrointestinale (spesso definito il nostro “secondo cervello”) o la pelle, che rappresenta il confine tra noi e il mondo esterno.

Lo STRESS danneggia il Cervello?

Diagnosi e Cura: Percorsi per Ritrovare l'Equilibrio

La diagnosi e il trattamento dei disturbi psicosomatici possono essere complessi, data la natura sfuggente delle loro cause e dei loro sintomi. L’essere umano è molto complesso. Tuttavia, storicamente sono esistiti approcci psicologici che hanno proposto una separazione tra corpo e mente che non si adatta alla realtà.

Il primo passo, quando si sospetta un disturbo di somatizzazione, è sicuramente accertarlo, richiedendo un consulto medico. A questo proposito, può essere d’aiuto intraprendere un percorso di terapia psicologica, con l’obiettivo di esplorare le origini profonde del disagio e apprendere strategie per modificare gli schemi cognitivi, emotivi e comportamentali che alimentano il disturbo.

Quando a una persona si diagnostica questo disturbo, si possono combinare dei farmaci, per alleviare i sintomi fisici, con il trattamento psicologico che normalmente è la terapia cognitivo-comportamentale. Una terapia che migliori la comprensione del paziente riguardo a ciò che gli sta succedendo può rivelarsi di grande aiuto. In questa maniera, la persona poco per volta si rende conto di quali sono le difficoltà nella sua vita, sia nel lavoro o negli studi che sul piano personale, cosa gli è difficile affrontare o cosa genera un conflitto.

Il problema è che molto spesso, dato che i sintomi fisici sono molto concreti, la persona rifiuta il trattamento psicologico. Se la persona non accetta che nel suo caso i sintomi siano di origine psicologica, è fondamentale iniziare col spiegargli che sta somatizzando. Cosa si può fare? L’ideale è che il medico di base di questa persona la aiuti a comprendere, poco per volta, cosa gli sta succedendo. Se ci si dovrà rivolgere allo psicologo o allo psichiatra, è importante spiegare che, se si tratta di somatizzazione, non significa affatto che la persona si stia inventando le cose. Parliamo infatti di sintomi reali, che però si possono imparare a gestire in modo che non gli impediscano di vivere meglio.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) si mostra particolarmente efficace nel trattamento del disturbo da sintomi somatici. Questo tipo di terapia può aiutare a cambiare i pensieri e i comportamenti associati ai sintomi fisici, attraverso l’apprendimento di nuove strategie per gestire il dolore, lo stress e per migliorare il proprio funzionamento. In particolare, l'intervento in chiave CBT si propone di utilizzare tecniche di provata efficacia il cui obiettivo è favorire:

  • L’alfabetizzazione emotiva (riconoscere e dare un nome alle emozioni che si sperimentano).
  • La sostituzione dei pensieri disfunzionali con pensieri più funzionali.
  • Una diminuzione dell’attenzione focalizzata in maniera rigida e mono-tematica sul sintomo.
  • La gestione più adattiva di eventi stressanti.
  • L’elaborazione di memorie traumatiche.
  • Un accesso più consapevole ai propri bisogni.
  • Una comunicazione maggiormente assertiva.
  • Una interazione con l’altro maggiormente funzionale.

In seguito a un’accurata valutazione sarà possibile stabilire dei percorsi terapeutici personalizzati che possano permettere a ciascuna persona di lavorare sulle proprie aree di sofferenza e di mobilitare nel contempo le proprie risorse.

Consigli per Affrontare la Somatizzazione

Se ritieni di avere questi sintomi, è molto importante imparare a gestire l’ansia e adottare strategie efficaci:

  1. Identifica che sta succedendo qualcosa: È molto importante rendersi conto che c’è un problema emotivo. Quando ci affligge un malessere fisico per cui non esiste una causa organica che lo giustifichi, pensa se c’è qualche problema di altro genere da considerare.
  2. Non evitare il problema: Devi verbalizzare ciò che ti accade e chiamare ogni cosa col suo nome, senza evitare di affrontarlo per davvero. Ad esempio, se non riesci a svolgere un lavoro che ti richiede uno sforzo psicologico extra, è importante esprimerlo e dirlo a te stesso e alle persone attorno a te.
  3. Chiedi aiuto: Se fosse necessario rivolgersi a uno psicologo, il fatto di riconoscere ciò che ci succede, ci permette di sentirci meglio e di scaricare emotivamente parte del problema. La terapia con un professionista è ciò che ti fornirà le strategie necessarie per sentirti meglio e che ti insegnerà a gestire i conflitti emotivi in modo efficace.
  4. Cambia il modo di pensare: È essenziale imparare a pensare in modo sano. A volte è proprio questo il motivo principale per cui si segue una terapia. Non è per curarsi da una malattia, ma per imparare a pensare in modo diverso. Ad esempio, vivere con paura, rancore, tristezza o essere in ansia possono essere fattori che causano malattie psicosomatiche. Non perdere l’opportunità di imparare a pensare in una maniera più positiva. Uno dei punti chiave è che sei tu a controllare le emozioni e non il contrario. Se è necessario, evita quelle situazioni che ti generano malessere emotivo. Sappiamo che non è facile lasciare il lavoro o terminare una relazione personale, tuttavia a volte bisogna prendere una di queste decisioni per poter migliorare. Lo stress cronico è peggio per il tuo organismo.
  5. Prenditi cura della tua routine e apriti agli altri: Rivedi il tuo stile di vita e cambia abitudini. Cerca un appoggio sano nelle amicizie oppure inizia a svolgere attività che contemplino portare aiuto ad altre persone. Sentire che gli altri ci appoggiano è estremamente importante. Inoltre devi avere pazienza con te stesso e darti il permesso di sfogarti. Piangere, condividere i tuoi timori e le tue emozioni è necessario e molto raccomandabile.
  6. Atteggiamento positivo: Il cambio di mentalità è di estrema importanza. Anche se fosse a causa di una malattia fisica a tutti gli effetti, un atteggiamento positivo fa sì che quella stessa malattia cambi totalmente. È stato dimostrato che un atteggiamento positivo migliora il ritmo cardiaco, le difese dell’organismo e aiuta a produrre più endorfine, le quali migliorano il nostro benessere fisico nonché l’autostima.

Cambiando il tuo modo di affrontare i problemi puoi migliorare i tuoi sintomi fisici. E soprattutto devi capire che la somatizzazione non è un difetto del carattere. Succede a tutti in alcune circostanze della vita, ma è qualcosa che si può affrontare. Segui questi consigli, ricorri a una terapia psicologica, migliora le tue abitudini, individua le cose, le persone o le situazioni che non ti fanno stare bene e cerca di cambiare quello che ti fa sentire così. La somatizzazione è il segnale di come il corpo, attraverso la sofferenza fisica, riesca a comunicare uno stato di malessere interiore, sofferenza mentale o di disagio psichico. Se da una parte è evidente la natura fisica attraverso la quale il disturbo si esprime, d’altra parte fattori psicologici come ansia, stress, depressione, rabbia possono essere causa, concausa o contribuire al mantenimento della sintomatologia stessa. La natura primariamente fisica del disturbo fa sì che le persone si rivolgano principalmente a strutture mediche. Gli aspetti psicologici della somatizzazione possono essere molteplici per questo è fondamentale svolgere un’accurata valutazione psicologica che miri non solo ad approfondire la natura del sintomi lamentati ma anche a comprendere come il paziente li descrive e l’interpretazione che egli ne dà. I pazienti che tendono a somatizzare sono soliti descrivere i loro problemi in modo drammatico ed esagerato, presentando la loro vita fortemente focalizzata sui sintomi e influenzata dalle limitazioni conseguenti. Spesso giungono all’osservazione dello psicologico con una lunga storia clinica caratterizzata da numerose visite mediche ed esami diagnostici, raccontando una storia di malattia “a cui nessuno trova una cura”. Lo stress sembra essere ad oggi la componente con maggior effetto negativo sullo stato di benessere fisico e mentale delle persone. Un numero sempre crescente di studi è impegnato nel misurare, in Europa e negli Stati Uniti, l’incidenza negativa dello stress e dei disturbi a esso correlati in termini di patologie letali, giornate di lavoro perse, elevata spesa farmacologica e sanitaria. Il paziente con “sintomi fisici non giustificati” rappresenta una quota importante della popolazione che si rivolge agli studi di medicina generale, per questo il Medico di base rappresenta la figura centrale che può contribuire a identificare e trattare tale tipologia di pazienti, assistendone l’evoluzione e favorendone l’analisi interiore attraverso l’ascolto, l’attenzione e la fiducia, creando quell’alleanza terapeutica necessaria alla guarigione. La ​psicoterapia cognitiva e comportamentale risulta essere un trattamento molto efficace per i disturbi caratterizzati da somatizzazione, prevedendo: una prima fase di valutazione accurata della tipologia, della gravità e del grado di compromissione della vita del paziente; solo successivamente è possibile elaborare un trattamento personalizzato che aiuti il paziente ad apprendere tecniche utili per la gestione dei sintomi, rivedere i pensieri e le credenze che sono alla base del disturbo, imparare a esprimere e gestire le emozioni, acquisire o potenziare le strategie di risoluzione dei propri problemi. All’inizio e durante il corso della terapia è raccomandato, anche per favorire l’aderenza al trattamento ed aumentarne l’efficacia, dedicare tempo e spazio alla psicoeducazione per rendere il paziente stesso consapevole delle cause e del meccanismo del suo malessere. Se questo non è possibile, come nei casi in cui è presente una malattia fisica cronica (ad esempio la fibromialgia, il colon irritabile, l’emicrania) lo scopo del percorso psicologico sarà comunque alleviare la sofferenza e far in modo che la persona torni a vivere, nonostante i sintomi.

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