Il sogno di una tavola imbandita, popolata da un gran numero di narcisisti, ha lasciato un'impronta indelebile. In quel contesto conviviale, per un fugace istante, questi individui sembravano aver deposto le loro armi, accontentandosi di essere come i comuni mortali. Eppure, la loro simulazione della normalità si rivelò goffa e maldestra. Uno raccontava barzellette senza suscitare il minimo riso, la conversazione tra loro languiva, priva di argomenti, e un'insofferenza palpabile serpeggiava nell'aria, con ognuno desideroso di fuggire da quella impacciata rappresentazione.

Non è mia intenzione addentrarmi nelle complesse sfumature del narcisismo patologico; per tale indagine esistono la psicanalisi e la psichiatria, con le loro diverse scuole di pensiero. Ciò che mi preme, invece, è evidenziare quanto possa essere gravosa e faticosa una relazione umana quando, nella polifonia psichica di un individuo, il narcisismo emerge come il suono prevalente, se non addirittura dominante. Il Narciso del sogno si è descritto da solo, con una frase che risuona come un motto: "da solo". Credo che questo sia, in effetti, il credo del narcisista. La sua è una solitudine peculiare, non subita, bensì contraddittoriamente perseguita. Il Narciso esiste in virtù della sua solitudine, pur nutrendo un smodato bisogno di un'audience. Ovunque lo si collochi, il Narciso sembra dichiarare una solitudine autoimposta, e le articolazioni del suo vissuto, ogni singolo passaggio della sua esistenza, sembrano ispirate da questo drammatico (e drammaturgico) sentimento.
Il mio è stato un sogno con precise conseguenze: la tavolata di narcisi è riaffiorata più volte nella mia mente da sveglio, e quei narcisi hanno assunto le sembianze di individui reali che conosco e, ahimè, incontro. Un gruppo, poi un altro, tutti ugualmente narcisi e "soli", persone con cui mi relaziono, ma che con me, né con nessun altro, desiderano veramente stare. Sono individui, o meglio, sono tavolate che mi deprimono l'umore al solo pensiero. Provate a comporre mentalmente la vostra personale tavolata, includendo i narcisi che conoscete, quelle persone costantemente auto-riferite con cui avete a che fare. Sentirete, quasi certamente (a meno che non siate simili a loro), una tremenda ondata di antipatia, un insopportabile astio emanato da questo gruppo di "belle personcine", amplificato dalla loro aggregazione. Una grande sberla di narcisismo.
Grandi e Piccoli Narcisi: Una Differenza Sottile e Ingannatrice
Esistono i Grandi Narcisi e i Piccoli Narcisi, e una distinzione fondamentale risiede nella consapevolezza che accompagna il loro tratto distintivo. Da un lato, vi sono le grandi personalità geniali che, perfettamente coscienti di sé, trasformano il loro narcisismo in un ulteriore alimento per la loro intelligenza, anzi per l'"astuzia della loro intelligenza", come osservava Marcel Detienne. Dall'altro, troviamo le persone comuni, afflitte da un narcisismo che, sebbene meno appariscente, non è meno intenso. Queste ultime, pur essendo innamorate di sé quanto i grandi narcisi, mancano di una piena coscienza della propria natura. Indipendentemente dalla grandezza o dalla piccolezza, il coefficiente narcisistico di ciascuno non è mai sminuito; rimane, per così dire, intatto.

Grandi o piccoli che siano, tutti i narcisi condividono una supponenza, una sprezzante indifferenza che li accomuna. Nemmeno la sfera politica sembra fare eccezione: che sia marxista o reazionario, il Narciso rimane sempre Narciso. Ti osserva, ti percepisce, ma non ti guarda veramente. Sono come coloro che, sostando sul marciapiede a chiacchierare, ti impediscono il passaggio. Se sei un collega, un socio, un amico di un amico, si sentirà costretto a salutarti, ma con riluttanza. Mai, dico mai, ti chiederà un parere; oppure, se non riceve spontanei segnali di approvazione - per un progetto, un'opinione, un acquisto -, anche semplici cenni, il contatto non si stabilisce nemmeno. Lui "è", mentre tu "forse".
Il Narciso si sveglia dal suo torpore solo se non viene approvato, se non viene condiviso. Anzi, se osi contraddirlo, si infiamma, alza i toni, può insultare, andarsene, persino arrivare alle mani. Eppure, non lo fa perché, in fondo, ha bisogno della tua approvazione, che cercherà in ogni modo di riconquistare. Tu non devi disapprovarlo; dalla tua "bassa umanità" non puoi permetterti di non condividere la sua presunta "altezza". Scrivendo queste righe, mi vengono in mente nomi e cognomi di persone reali che conosco: poeti noti, critici pericolosi, psicologi coraggiosi, giornalisti (quanti giornalisti!), ciarlatani o semplici sprovveduti, scrittori dall'"Io gonfiato", artisti grandi e meno grandi, onesti falegnami e idraulici che, tuttavia, si chiedono: "al confronto, Leonardo chi è?". Padri e madri di famiglia (pensate che padri, che madri!), mariti, mogli, tutti affamati di approvazione, solo di approvazione. Creature sfrontatamente autosufficienti quanto disperatamente bisognose di consenso.
Confesso di aver voluto regalarmi, almeno un paio di volte, la gioia di contraddire dei gran narcisi davanti a un pubblico gremito e prestigioso. Non rivelerò mai nomi, luoghi o tempi, per puro buongusto, ma coloro che erano presenti ricordano ancora l'accaduto. Ciò che mi colpì profondamente, in entrambe le occasioni, furono i complimenti ricevuti da molti presenti per l'"opportunità dell'intervento", con commenti del tipo: "così si fa con questa gente supponente". Al contrario delle persone non autoriferite, il Narciso rimarrà probabilmente impresso nella memoria di una vita per la sua sgradevolezza. Ricordiamo compagni d'infanzia, compagni di scuola mai più rivisti, che hanno esercitato un positivo ruolo mnestico di mansuetudine, serenità e freschezza umana. Non importa cosa siano diventati in seguito; ciò che ci resta impresso è la loro bontà, perché è grazie a quella bontà che siamo riusciti a tirare avanti nell'esistenza.
L'Impatto Relazionale del Narcisismo: Effetti Collaterali e Dinamiche Distorte
Questo è il punto di vista di chi vive accanto al Narciso, delle altre persone che condividono lo stesso "bus", non meno ferme e silenziose. È ciò che gli altri percepiscono di lui, gli effetti collaterali del suo modo di stare al mondo: la sua indifferenza, la sua mancanza di condivisione, di affetto tout-court (o, all'inverso, il suo speculare bisogno di affetto e attenzione, esibito e strumentale). Tutto ciò trasforma il rapporto sociale in una menomazione.
Freud sosteneva che la nostra "pulsione di autoconservazione" necessita di un certo egoismo; per affrontare la vita, abbiamo bisogno di uno speciale affetto verso noi stessi, dobbiamo amarci. Quando questa "libido egoistica" si espande, magari perché l'Io si sente più esposto, l'amore per sé si dilata, fino a sfociare nella patologia (il cosiddetto "Narcisismo secondario"). Questo si esprime in precise modulazioni, più o meno intense, nella vita di relazione. È indubbio che il Narciso fondi la sua natura sulla sua psiche, come tutti noi del resto. Tuttavia, ciò che mi preme sottolineare qui è l'enfasi che certi atteggiamenti assumono, il fatto che questi comportamenti, di natura "interna", sembrano coniugarsi alla perfezione con la sensibilità del tempo in cui viviamo.

Se il narcisismo è una camuffata condizione di sofferenza per cui forse non vi è riscatto (la parola "narciso" deriva dal greco narkè, sopore, e gli psicoanalisti spesso narrano delle difficoltà, o addirittura dell'impossibilità, che questi soggetti incontrano nell'attivare il transfert), non vi sono dubbi sul fatto che sia una sofferenza che molto deve alla nostra epoca. Il mio non è un punto di vista scientifico, ma ciò che percepisco è, appunto, il dilagare di questa modalità esistenziale che, anziché aiutare, infragilisce le persone. La dinamica desiderio/piacere sembra sostituire sempre più, nell'immaginario collettivo, quella di privazione/desiderio. Vi è una sorta di inversione, e se la macchina della seduzione è quella che sembra funzionare meglio, cosa vi è di più pertinente della vita come oggetto di seduzione per il Narciso? È un dato di fatto che il tipo Narciso sia fortemente seduttivo, abilissimo nell'adescare la compiacenza altrui, in un paradossale gioco di attrazione che rapidamente si tramuta nella sgradevole repulsione di cui sopra. Il Narciso "vende" molto, sia nella versione di leader fascinoso, sia in quella di femmina fragile e impaurita, salvo poi svelarsi, più o meno dietro le quinte, nella sua incapacità empatica.
Si pensi, ad esempio, agli scritti di Gilles Lipovetsky, come "La società della seduzione" (Raffaello Cortina 2019), o a quelli di Vanni Codeluppi, come "La seduzione è in crisi". Oppure a Fabio Merlini, "L'estetica triste" (Bollati Boringhieri 2019). Il Narciso è un uomo-mondo non perché rappresenti o contenga il mondo, ma nel senso che è un mondo a sé stante. E questo lo avvicina immediatamente a una certa sensibilità tipicamente italiana. Lungi da me ogni riflessione che abbia un riferimento, anche lontano, al nazionalismo d'accatto che oggi piace tanto a tanti italiani (e mi dispiace infinitamente), mi riferisco piuttosto a quel certo tratto "indisciplinato" che storicamente viene attribuito agli abitanti della penisola, in tutte le sue sfumature e declinazioni regionali. Questo tratto continua a manifestarsi, sia nella forma superficiale sia in quella più profonda, nelle occasioni di relazionalità (sistemi politici, economici, sociali, giuridici, formativi), dove l'idea che qualcosa di nuovo si possa ancora imparare dagli altri non viene naturale.
La domanda a cui si fatica a rispondere rimane: "Fino a che punto Narciso è psiche e quanto è cultura?". Se esiste un narcisismo esogeno, che proviene dall'esterno, dalle dialettiche di usi, costumi e comportamenti, da cui in qualche misura ci si può tenere lontani, questo può rappresentare un terreno su cui lavorare per smorzare l'effetto della "malattia narcisistica". Ovviamente, non stiamo parlando delle genetiche individuali; le persone singole sono come sono e i loro nodi li devono sciogliere innanzitutto con le proprie mani. Ma se dietro l'individuo c'è una collettività che preme in direzione narcisista, verso l'appagamento dei desideri come fonte di equilibrio interiore, allora forse lo scudo della cultura può aiutare persino a guarire.
Il mito di Narciso ed Eco, bellezza vanita' e amore non corrisposto
Con opportuni cocktail a base di spirito critico, fatti di buone prassi, di comportamenti sostanziali e non mutuati dalla finzione del marketing neoliberista (si veda "Happycracy. Socrate scontento o maiale soddisfatto"), si può arginare il fenomeno. Per me, la strada non può essere che quella della re-intermediazione dei contenuti del sapere. Come per la difesa della nostra biodiversità abbiamo inventato la banca che conserva sotto i ghiacciai artici i semi di base delle coltivazioni fondamentali (la Svalbard Global Seed Vault), così per la difesa del nostro assetto culturale dobbiamo ricominciare a piantare quei semi che, pur sepolti qua e là, ci sono, e affidarne la crescita a terreni garantiti, a presidi culturali che non siano messi in vendita. È un tema che mi pare ancora poco affrontato in termini positivi, sul piano del concreto "che fare", ma è così, forse, che il narcisismo, almeno quello di origine culturale, si può arginare. Per difendere i nostri ragazzi dalla "stupidera cosmica", non per altro.
Chi gli ha fatto credere che quel mirabile movimento della volta celeste, la luce eterna di quelle fiaccole ruotanti così arditamente sul suo capo, i movimenti spaventosi di quel mare infinito siano stati determinati e perdurino per tanti secoli per la sua utilità e per il suo servizio? Per me, sarebbe un utile promemoria, un realistico incentivo all'armonia tra di noi, da appendere sui vetri del bus.
Oltre l'Egoismo: Riconoscere e Contrastare il Narcisismo Relazionale
Ti sembra di ritrovarti costantemente invischiato in relazioni con un narcisista? Persone che sembrano inizialmente perfette, ma che poi rivelano un egoismo corrosivo e una mancanza di empatia sconcertante? Non sei solo. Molti si interrogano sul perché sembrano attrarre sempre lo stesso tipo di persona tossica. In questo articolo, esploreremo le dinamiche complesse che sottendono a questo fenomeno, separando il disturbo narcisistico di personalità conclamato dal semplice egoismo e offrendo spunti per spezzare questo ciclo doloroso.
Viviamo in un’epoca che celebra l’individualismo e l’auto-promozione. La nostra società incoraggia la creazione di un’immagine di sé idealizzata, alimentando un bisogno costante di validazione esterna. Questo non significa che tutti siano narcisisti, ma crea un terreno fertile per lo sviluppo e la manifestazione di tratti narcisistici. In un mondo dove l’apparenza conta più della sostanza, dove l’amore e le relazioni sono visti come beni di consumo, è più facile che persone con tendenze narcisistiche prosperino e trovino “partner” disposti a convalidare la loro grandiosità. Come Narciso, ci innamoriamo della nostra immagine riflessa sui social media, creando una facciata che ci illude di essere completi e realizzati. Questa immagine virtuale, però, ci allontana dalla vera conoscenza di noi stessi e dalla capacità di vedere gli altri per quello che sono realmente. Proiettiamo sull’altro i nostri desideri e le nostre aspettative, trasformandolo in un oggetto da possedere per rafforzare la nostra fragile autostima. Questa ricerca ossessiva di validazione esterna nasconde una profonda solitudine e una disistima mascherata da grandiosità, una profonda ferita narcisistica.
Oltre l'egoismo: la distinzione cruciale
È fondamentale distinguere tra una persona semplicemente egoista e una affetta da disturbo narcisistico di personalità (DNP). Il narcisismo è una vera e propria psicopatologia caratterizzata da deficit specifici, in particolare una profonda mancanza di empatia. Un narcisista può capire intellettualmente cosa prova l’altro, ma non lo sente a livello emotivo. La persona con disturbo narcisistico è totalmente centrata su di sé, con un bisogno ossessivo di attenzione e ammirazione. Dedicarsi all’altro, parlare dell’altro, o anche solo pensare all’altro, diventa un peso, a meno che non ci sia un tornaconto personale. Questa grandiosità è una fuga dalla vera conoscenza di sé. Il narcisista è incapace di affrontare la propria vulnerabilità e si rifugia in un’immagine idealizzata di se stesso. All’inizio di una relazione, proietta questa immagine perfetta sull’altro, idealizzandolo. Tuttavia, di fronte alle prime difficoltà, alle inevitabili imperfezioni della relazione, l’immagine dell’altro si frantuma.
L'altalena emotiva: love bombing, svalutazione e hoovering
La relazione con un narcisista è un’altalena emotiva estenuante. Inizia con una fase di “love bombing”, dove il narcisista ti riempie di attenzioni, complimenti e promesse, facendoti sentire speciale e amato come mai prima. Poi, inevitabilmente, arriva la fase di svalutazione. Il narcisista inizia a criticarti, a sminuirti, a farti sentire inadeguato. Ti manipola, ti colpevolizza, ti fa dubitare di te stesso e della tua sanità mentale. Isola l’altro dai suoi amici e dalla sua famiglia, rendendolo dipendente da lui. Il narcisista si alimenta delle tue reazioni, del tuo bisogno di approvazione, del tuo desiderio di riconquistare il suo affetto. Infine, può arrivare la fase del “hoovering”, dove il narcisista cerca di risucchiarti di nuovo nella relazione, promettendo cambiamenti che non arriveranno mai. Ti lusinga, ti manipola, ti fa sentire in colpa.
Chi attraggono i narcisisti? L'empatia come trappola
Perché alcune persone sembrano attrarre i narcisisti più di altre? Spesso, le vittime di narcisisti sono persone con alta empatia, sensibilità e un profondo bisogno di amore e accettazione. Una persona con bassa autostima, che non si sente degna di amore e rispetto, può essere facilmente sedotta dalle lusinghe e dalle attenzioni iniziali del narcisista. L’empatia, una qualità preziosa, può diventare una trappola nella relazione con un narcisista. La persona empatica tende a giustificare il comportamento del narcisista, a minimizzare i suoi difetti, a sperare di poterlo cambiare con il proprio amore e la propria comprensione.
È fondamentale imparare a riconoscere i segnali di allarme fin dall’inizio di una relazione.
- Love bombing: Un’eccessiva dimostrazione di affetto e ammirazione nelle prime fasi della relazione.
- Bisogno di controllo: Il narcisista cerca di controllare ogni aspetto della tua vita, dalle tue amicizie al tuo lavoro, ai tuoi hobby.
- Mancanza di empatia: Il narcisista non si preoccupa dei tuoi sentimenti, non ti ascolta, non ti sostiene.
- Manipolazione: Il narcisista usa la manipolazione emotiva per ottenere ciò che vuole.
- Bisogno di ammirazione: Il narcisista ha bisogno di essere costantemente ammirato e lodato.
- Invidia: Il narcisista invidia gli altri per i loro successi e le loro qualità.
- Mancanza di responsabilità: Il narcisista non si assume la responsabilità dei suoi errori e dei suoi comportamenti.
Il Narcisista Covert: La Maschera della Vittima
Esiste poi una forma più subdola e difficile da riconoscere di narcisismo: il narcisista covert, o “narcisista nascosto”. A differenza del narcisista grandioso, che ostenta la sua superiorità e ricerca l’ammirazione in modo esplicito, il narcisista covert si presenta come una vittima, un martire, una persona fragile e insicura. La sua manipolazione è più sottile e insidiosa, basata sulla colpevolizzazione, il vittimismo e il passivo-aggressivo. Il narcisista covert cerca l’ammirazione e l’attenzione attraverso la compassione e la simpatia, presentandosi come bisognoso di aiuto e di supporto. Critica gli altri in modo indiretto, svalutandoli con commenti apparentemente innocui o con il silenzio. È spesso invidioso e risentito, ma lo nasconde dietro un’apparente modestia.
Spezzare il Ciclo: Percorsi di Guarigione e Crescita Personale
Uscire da una relazione con un narcisista può essere estremamente difficile e doloroso. È importante darsi il tempo di elaborare il trauma e di ricostruire la propria autostima.
- Riconoscere l’abuso: Ammettere di essere stato vittima di abuso narcisistico è il primo, cruciale passo per la guarigione. Non minimizzare mai le sofferenze che hai provato, né giustificare il comportamento tossico del narcisista.
- Tagliare i ponti: Il “contatto zero” è una strategia essenziale per spezzare il ciclo dell’abuso e proteggere la tua salute mentale. Elimina completamente il narcisista dalla tua vita: blocca il suo numero di telefono, i suoi profili sui social media, ed evita qualsiasi occasione di incontro.
- Cercare supporto: Condividere la tua esperienza con persone di fiducia è fondamentale per elaborare il trauma e ricevere il sostegno emotivo necessario. Parla apertamente con amici, familiari o, ancora meglio, con un terapeuta specializzato in abusi narcisistici.
- Ricostruire l’autostima: Dopo l’abuso, è essenziale rivolgere l’attenzione verso te stesso e i tuoi bisogni. Concentrati sui tuoi obiettivi, anche quelli piccoli, e fai attività che ti piacciono e che ti facciano sentire bene, che ti diano un senso di realizzazione e di valore personale.
- Imparare a riconoscere i segnali di allarme: Informati sul narcisismo e sulle tattiche di manipolazione che i narcisisti utilizzano. Studia i segnali di allarme nelle relazioni, impara a riconoscere i comportamenti tossici e a proteggerti da futuri abusi.
- Lavorare sulle proprie ferite: L’abuso narcisistico spesso riattiva ferite infantili e traumi pregressi. Esplora le tue insicurezze, le tue paure e i tuoi bisogni insoddisfatti. Comprendi perché sei stato attratto da un narcisista e cosa puoi fare per spezzare questo schema disfunzionale.
- Imparare ad amare te stesso: Coltiva l’amor proprio, l’autocompassione e l’autostima. Impara a prenderti cura di te stesso, a rispettare i tuoi bisogni, a mettere dei limiti sani e a dire “no” quando necessario.
La psicoterapia può essere uno strumento prezioso per guarire dopo una relazione con un narcisista. L’idea di trarre insegnamenti da una persona con tratti narcisistici può sembrare, a prima vista, un paradosso. Il narcisista, pur nella sua distorsione della realtà, possiede spesso una spiccata capacità di auto-promozione. Sa presentarsi al meglio, esaltare le proprie qualità e mettere in luce i propri successi. Questa abilità, se non sfocia nell’ostentazione e nella menzogna, può essere utile per raggiungere i propri obiettivi professionali e personali. Inoltre, il narcisista manifesta, almeno esteriormente, una grande fiducia in se stesso. Questa sicurezza, sebbene spesso basata su una falsa immagine di sé, gli permette di affrontare sfide e superare ostacoli che altri eviterebbero. L’importante è, tuttavia, non emulare i lati oscuri del narcisismo. Impara ad amarti e a valorizzarti come fa il narcisista, ma senza calpestare gli altri, senza manipolare, senza sfruttare, senza mentire, senza negare la tua vulnerabilità. L’obiettivo non è diventare un narcisista, ma piuttosto integrare alcune delle sue qualità positive, depurandole dalle distorsioni e dagli eccessi che le rendono dannose.
Attrarre sempre persone con tratti narcisisti non è una condanna. Comprendendo le dinamiche che sottendono a questo fenomeno, lavorando su te stesso e sulle tue ferite, puoi spezzare il ciclo e creare relazioni sane, basate sull’amore, il rispetto e la reciprocità.
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