Dinamiche Comportamentali in Classe: Strategie Efficaci per un Ambiente di Apprendimento Positivo

Gli insegnanti sono la pietra angolare del sistema educativo. Insegnanti efficaci e motivati garantiscono il raggiungimento degli obiettivi educativi con successo. Tuttavia, la realtà quotidiana in molte aule presenta sfide significative, specialmente di fronte a studenti che manifestano alti livelli di comportamenti aggressivi, iperattività e problemi di condotta. Questi comportamenti creano un importante problema di gestione nel contesto scolastico ed interferiscono con lo sviluppo dell’apprendimento loro e dei compagni. Il sogno di ogni docente è lavorare con alunni volenterosi, interessati, rispettosi delle regole. In molti casi, invece, la realtà è ben diversa e ci si trova a che fare con ragazzi rumorosi, annoiati, poco partecipi.

Insegnante che gestisce una classe vivace

È vero: all’insegnante è richiesto di destreggiarsi, a mo’ di equilibrista, tra competenze disciplinari, psicopedagogiche, relazionali e didattiche. A volte, la reazione istintiva di fronte a una classe difficile è desiderare solo di tapparsi le orecchie e scappar via. E magari ci si sente inadeguati. Oppure si urla e si usa il pugno di ferro, forse utile per mantenere la disciplina, ma alla lunga controproducente, dato che si finisce per generare malumori e disaffezione per la scuola. Si dovrebbe invece coinvolgere gli allievi, in modo che siano motivati al successo scolastico, e creare un produttivo ambiente di apprendimento e lavoro.

La Trasformazione delle Dinamiche di Classe: Dalla Percezione alla Realtà

Che gli alunni siano diventati sempre più difficili non è solo una percezione. Secondo una ricerca del CeDisMa (Centro Studi e Ricerche sulla Disabilità e Marginalità) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il docente impiega all’inizio dell’anno quasi due mesi e mezzo per creare un adeguato clima in classe, mentre vent’anni fa bastavano poco più di due settimane. Possono essere vari i motivi per i quali si genera il caos in classe. «Una volta andavano a scuola e facevano fatica a esprimerli, mentre ora la scuola diventa una porta aperta alle loro insoddisfazioni: le problematiche familiari sono molto complesse e difficili e i ragazzi non hanno più freni né limiti».

A monte deve esserci un’alleanza tra adulti, sia tra docenti, per definire metodologie didattiche ed educative comuni, sia tra scuola e famiglia. «Le scuole dovrebbero presentare alle famiglie a inizio anno un piano educativo oltre al piano didattico, in modo da poter intervenire senza che i genitori protestino» spiega Anna Oliverio Ferraris, già ordinario di psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma. «Incontrare le famiglie e farle partecipi di questo piano è fondamentale, anche perché alcuni genitori non pensano che gli insegnanti abbiano il diritto di chiedere ordine e rispetto di regole».

Famiglia che parla con un insegnante

Strategie di Conduzione della Classe: Oltre l'Istinto

Una volta in aula, il docente deve mettere in atto una serie di strategie di conduzione delle dinamiche di classe, che vanno dall’utilizzo della voce alla comunicazione non verbale, alla padronanza della situazione. «Non si deve presupporre che, solo perché sono in una classe, tutti i bambini siano capaci di stare in gruppo. Chi disturba spesso è un incompetente sociale. In tanti vengono messi al riparo da un contesto di gruppo, hanno un genitore tutto per sé e quindi sono portati a tiranneggiare l’adulto».

Secondo Ragusa, infatti, sbaglia l’insegnante che mette vicino a sé un bambino che disturba: «Raccoglie la sua domanda di esclusività e non gli permette di imparare a stare con gli altri». Meglio invece farlo lavorare prima in coppia con un compagno e poi inserirlo in un gruppo più grande: «Bisogna costruire progressivamente la competenza sociale».

L'Importanza della Relazione e della Comunicazione

È impossibile parlare di conduzione della classe senza parlare di relazione: nella vita di ogni giorno tutto passa attraverso una relazione. Tutti i vari ambiti della nostra vita quotidiana sono segnati da relazioni. Nel contesto scolastico, ogni forma di insegnamento-apprendimento, ogni modalità di comunicazione, di collaborazione e anche di conflitto passa attraverso una relazione. Essa rappresenta il cuore pulsante del percorso di crescita personale di ogni studente. Possiamo affermare di esistere come esseri umani solo se ci relazioniamo con altre persone; senza relazioni significative con chi sta attorno a noi non esistiamo, siamo solo contenitori vuoti.

Per condurre efficacemente una classe, un docente deve sapersi relazionare in modo positivo e costruttivo con i propri alunni. Un docente deve innanzitutto comunicare in modo chiaro e palese le sue aspettative rispetto ai comportamenti e agli apprendimenti. Gli studenti devono essere coinvolti in modo attivo nel loro percorso d’apprendimento attraverso discussioni di gruppo e decisioni assunte in modo democratico. I ragazzi, infatti, faticano molto ad accettare, e di conseguenza ad adeguarsi, a regole imposte dall’alto non concordate.

Un’altra mossa importante che il docente può fare per costruire relazioni solide e positive è incentivare il più possibile gli scambi interpersonali con i singoli allievi. Non è facile avere un dialogo individuale con ogni studente perché sappiamo bene quanto a scuola i ritmi siano incalzanti e il tempo sia sempre ridotto. Approfittiamo, quindi, di ogni ritaglio di tempo (la fine di una lezione, l’intervallo, il momento dell’uscita da scuola) per parlare singolarmente con i ragazzi. È possibile accrescere il rapporto interpersonale anche partendo da occasioni che ci vengono fornite direttamente dai nostri studenti: quando, ad esempio, si avvicinano a noi per raccontarci della loro gara di sci oppure dell’ultimo film del loro attore preferito, oppure ancora del litigio che hanno avuto in giardino col compagno. Infine, un docente competente cerca di costruire un percorso d’apprendimento non solo finalizzato al contesto scolastico, ma nella più ampia prospettiva della formazione della persona e del futuro cittadino.

Analisi del Comportamento NON Verbale... Tutta la Verità!

Le Relazioni tra Pari e la Collaborazione Docente-Famiglia

A scuola non assistiamo solamente alla costruzione della relazione tra l’insegnante e i propri studenti, ma anche alle relazioni degli studenti tra loro. Se un alunno instaura dei buoni rapporti con i coetanei e in classe respira un clima di apprezzamento e stima è più motivato ad apprendere e di certo darà il meglio di sé. Se, al contrario, l’allievo è preso di mira dai compagni, è emarginato, escluso dai giochi e mai scelto nei lavori di gruppo, sperimenterà un profondo senso di inadeguatezza e scarsa fiducia nelle proprie capacità. La qualità della relazione tra pari influenza profondamente il comportamento del singolo alunno. Per sollecitare l’instaurarsi di relazioni positive dobbiamo educare l’affettività a scuola: essa è importante tanto quanto l’italiano e la matematica.

Il singolo docente non è l’unico responsabile del percorso d’apprendimento degli studenti: egli, infatti, deve condividere con i colleghi della classe stessa tutte le decisioni che riguardano quel particolare gruppo di alunni. Gli insegnanti devono curare con molta attenzione le relazioni con i colleghi: devono nutrire rispetto e fiducia reciproci ed essere consapevoli che solo il gioco di squadra massimizza i risultati. Se un insegnante ha la presunzione di decidere da solo senza coinvolgere i colleghi, ecco che la conduzione della classe non sarà affatto efficace, ma superficiale. Questo potrebbe essere motivo d’insorgenza di comportamenti problematici difficili da arginare data la mancanza di comunicazione e collaborazione tra gli insegnanti.

Famiglia e scuola sono i due capisaldi fondamentali per la crescita cognitiva, emotiva, relazionale e sociale dei ragazzi. La complessità della società moderna, e le difficoltà insorte con la DaD, impongono una grande attenzione da parte degli insegnanti nel costruire e mantenere nel tempo relazioni proficue con le famiglie. Nella società odierna il rapporto tra docenti e genitori non è sempre facile - inutile negarlo - e questo perché mentre in passato le famiglie erano alleate della scuola, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un cambio di rotta. Il clima generale non pone di certo le basi per l’instaurarsi di rapporti sereni: mi capita spesso, infatti, nella pratica educativa, di incontrare e parlare con genitori che hanno perso fiducia verso la scuola o che sono molto preoccupati rispetto al percorso educativo dei figli, soprattutto dopo i mesi della didattica a distanza. Non mancano poi quelli ipercritici rispetto alle modalità di ripresa della didattica in presenza. Penso sempre che un genitore che critica o apertamente attacca la scuola sia in fondo un genitore in ansia, spaventato, che ha la necessità di esternare il suo malessere. Dal canto loro, i docenti devono coinvolgere il più possibile i genitori nell’esperienza didattica, perché ciò produce un miglioramento nelle relazioni con i figli e una maggiore coscienza delle loro difficoltà. Ciò non significa certo permettere che essi si intromettano nel lavoro scolastico e didattico, prerogativa indiscutibile dei docenti. A volte, superato il primo scoglio di chiusura, possiamo scoprire famiglie ostili solo perché spaventate o in ansia per il percorso del figlio, o perché non si sentono capaci di seguirlo come vorrebbero.

Insegnante e genitore che collaborano

La Didattica nell'Era Digitale e la Sfida della DaD

Nell’era in cui tutti siamo immersi nelle nuove tecnologie, è impensabile affidarsi esclusivamente alla didattica tradizionale fatta di lezioni frontali, interrogazioni e studio a casa. A volte, come sostiene Oliverio Ferraris, «una situazione di caos in classe dipende anche da una didattica inadeguata». Il docente, quindi, deve essere pronto a mettere in discussione il modo in cui insegna. Se gli studenti sono molto cambiati, forse la scuola non lo è ancora abbastanza. Questo non significa il via libera a un’istruzione totalmente digitale: «Ben venga il nuovo, ma ogni mezzo va regolamentato» sostiene Ragusa. «L’apprendimento non è un fatto trasmissivo, è frutto di una relazione, sia con il docente sia con il gruppo classe. No allo smartphone tout court, ma no anche a una didattica di soli gesso e lavagna».

L'Innovazione Didattica: Dalla Flipped Classroom alla Differenziazione

Si indica spesso quella di stampo montessoriano: «Strategie uguali per tutti non esistono, ma è necessario far nascere in bambini e ragazzi un interesse, una domanda e poi saranno loro a chiedere un approfondimento» spiega Oliverio Ferraris. «Occorre poi partire dalle cose concrete per arrivare alle astratte: in matematica, ad esempio, si può fare emergere dall’allievo il teorema attraverso una serie di passaggi, in storia si può introdurre un argomento dalla vita quotidiana di un personaggio, per le scienze si può usare il laboratorio o andare al parco». Utile anche una gestione intelligente delle materie. «Se i ragazzi iniziano la giornata con l’ora di educazione fisica o con quella di musica per poi passare all’italiano o alla matematica sono molto più efficienti» sostiene Oliverio Ferraris.

Più in generale, per far fronte alla complessità di classi con alunni sempre più difficili, fragili, a volte tormentati, si fa strada, soprattutto nel mondo anglosassone, la didattica differenziata: in sostanza, la risposta dell’insegnante ai bisogni dello studente. «Occorre motivare i ragazzi con una didattica attraente, non stantia, e se in classe si hanno problematiche, bisogni e abilità differenti, oltre che modi di apprendimento differenti, non si può pretendere che tutti facciano la stessa cosa nello stesso momento. Tenendo conto dei principi generali su cui si basa la differenziazione didattica, cioè il rispetto delle esigenze di ogni allievo, il docente può differenziare i contenuti (ciò che l’allievo deve apprendere), il processo (ciò che mette in atto per far sì che l’allievo possa costruire i suoi saperi) e i prodotti da realizzare (problemi complessi e aperti utili a dimostrare la padronanza in un dato ambito di competenza), sempre però mantenendo alte le aspettative (ogni studente, stimolato e valorizzato, potrà dare il suo massimo)».

Quali strategie funzionano nella didattica differenziata? Diverse. Che sia proprio la didattica differenziata la risposta migliore alla complessità delle classi odierne? «L’abbiamo sperimentata con successo in diverse scuole e continuiamo a farlo» sostiene D’Alonzo, sicuro di quanto sia oggi più che mai necessario che gli insegnanti si aprano al nuovo, facendo anche un po’ di autocritica: se in classe non si sta bene probabilmente è anche colpa di una didattica ormai superata.

La conduzione della classe a distanza, soprattutto in seguito alla pandemia, presenta sfide uniche. I nostri studenti appartengono alla generazione dei cosiddetti “nativi digitali”, nati e cresciuti con le tecnologie, organizzando le loro conoscenze non attraverso schemi linguistico-simbolici, ma sensomotori. Contrapposta a questa generazione, ci sono i cosiddetti “immigrati digitali”: tutte le generazioni pre-tecnologiche che sono approdate al digitale solo più tardi. Per condurre efficacemente una classe a distanza dobbiamo quindi considerare questo divario. Fare lezione davanti allo schermo del PC senza avere di fronte i propri studenti non è come entrare in aula e guardarli negli occhi. Per condurre in modo positivo una classe a distanza le lezioni non dovrebbero superare i 25-30 minuti e non dovrebbero richiedere la memorizzazione dei contenuti trasmessi. Le lezioni a distanza dovrebbero, invece, proporre una sfida di ragionamento, affidata a gruppi di lavoro. L’aspetto sociale e relazionale deve essere garantito anche a distanza.

Schermata di una lezione online

La DaD va a braccetto con la flipped classroom, ovvero la classe capovolta. Un nuovo modo di concepire la trasmissione e la scoperta di contenuti. I docenti assegnano a casa agli studenti un nuovo argomento senza fornire loro spiegazioni e loro stessi, attraverso libri di testo e strumenti informatici, si adoperano per sviscerare i contenuti dell’argomento proposto. Un’altra questione che i docenti devono porsi è quella relativa alla valutazione, che è un diritto dello studente. Cosa e come valutare? Può risultare difficile valutare una versione di latino assegnata come verifica, se svolta a casa. Ecco allora una possibile alternativa: il docente fornisce quattro/cinque versioni di un brano e chiede allo studente di parlare delle differenze che nota, scrivendo delle riflessioni personali.

Strategie Pratiche per la Gestione della Classe

Per gestire bene una classe non esiste la bacchetta magica. Tuttavia, una serie di strategie consolidate può fare la differenza:

  1. Essere addentro alle problematiche della classe: I ragazzi devono sapere che all’insegnante non sfugge nulla, perché questo previene i comportamenti problematici.
  2. Controllo prossimale: Avvicinarsi fisicamente all’alunno che sta disturbando. Questo è uno strumento molto efficace, ma occorre ricordare che il docente non deve biasimare l’alunno, ma il suo comportamento.
  3. Effetto onda: Va bene biasimare ad alta voce un comportamento scorretto, ma con moderazione e focalizzandosi sull'azione.
  4. Dominare la situazione: Mantenere il controllo del contesto, mostrando autorevolezza ma anche apertura.
  5. Modulare il tono di voce: Bisogna conoscerlo e utilizzarlo in base all’importanza dell’argomento, in base alla sottolineatura che si vuole dare alle cose. Parlare con toni pacati ma sicuri, fermi ma non urlati.
  6. Comunicazione non verbale: L’espressione facciale, la postura, il contatto visivo sono strumenti potenti per comunicare messaggi e gestire le emozioni.
  7. Slancio e scorrevolezza: Occorre catturare l’attenzione degli allievi con un impeto iniziale e consolidarla con la scorrevolezza dell’attività proposta.
  8. Lavorare molto sulle regole e sulle procedure: Gli allievi hanno bisogno di capire come agire in classe, come entrare, come uscire, come alzarsi dal banco, come richiedere spiegazioni, come intervenire senza procurare confusione. Le regole, se scelte e condivise dalla classe, sono più facilmente rispettate.
  9. Impegno continuo: La gestione della classe richiede attenzione e costanza.
  10. Disposizione dell’aula: Non ne esiste una ottimale. Dipende dall’attività che si intende fare. Ciò che risulta indispensabile è avere un ambiente flessibile che si adatti ai diversi momenti della proposta formativa giornaliera: se si fa un lavoro di gruppo, si formano le isole; se si fa un lavoro comunitario, ci si dispone ad anfiteatro; se si fanno lavori individuali, occorrono banchi singoli.
  11. Motivare al successo scolastico: Occorre far capire all’allievo che ce la può fare, facendo collegamenti continui con quello che già sa, assicurandogli la propria disponibilità a ulteriori spiegazioni, mostrandogli una strada sicura.

Disposizione flessibile dei banchi in aula

L'Analisi Funzionale del Comportamento

I comportamenti problematici vanno rilevati, attraverso un lavoro che deve essere totalmente condiviso con tutto il Consiglio di Classe. Ogni docente infatti vedrà lo studente in momenti diversi: per questo la condivisione e il confronto tra gli insegnanti sono il primo passo per comprendere per quanti quella condotta è considerata problematica e quanti concordano nel darne lo stesso significato. Fondamentale è agire su un solo comportamento problematico per volta. Provare a intervenire su più condotte potrebbe infatti vanificare le azioni adottate.

Osservare e definire in modo operazionale un comportamento è ciò che ci permette di descrivere le azioni in termini oggettivi e non generici, diminuendo la probabilità di interpretazioni diverse da parte dei vari soggetti. Ad esempio non è corretto dire “il ragazzo è nervoso”, ma va descritto quello che vediamo: “urla”, “batte i pugni”, “dice parolacce”. Due strumenti molto utili sono le schede sulla frequenza del comportamento e la scheda ABC, che permette di mettere in relazione gli eventi antecedenti, il comportamento in atto e le sue conseguenze: si tratta dell’analisi funzionale, che ha l’obiettivo di farci comprendere la struttura e la funzione del comportamento problema e pone le basi per programmare gli interventi utili a modificarlo, ridurlo o sostituirlo con comportamenti funzionali.

Ciò che noi docenti dobbiamo costantemente chiederci è: “Perché viene messo in atto questo comportamento?”. Partendo dall’analisi funzionale del comportamento, il Consiglio di Classe, in accordo con la famiglia, definisce dunque metodologie, strumenti, strategie da attivare per tentare di ridurre le crisi.

Interventi Comportamentali Specifici

  • Rinforzi positivi: Utilizzare conseguenze positive, utilizzate strategicamente, in modo immediato, frequente e vario per evitare che diventino un’abitudine, consente di raggiungere un risultato notevole. Individuare le conseguenze che sono davvero rinforzanti è il primo passo per programmare un intervento di questo tipo. Rinforzare positivamente i comportamenti adeguati ha un forte valore per lo studente, che si sentirà visto dal docente non solo per gli atteggiamenti non idonei al contesto.
  • Rinforzi negativi: Non da confondere con le punizioni. Hanno come effetto la riduzione o la rimozione di un comportamento negativo, ma premiano e rendono più frequente quello positivo.
  • Ignorare pianificato: Ignorare sistematicamente il comportamento indesiderato, se di lieve entità.
  • Costo della risposta o Token Economy: Richiede che vengano messi a disposizione del bambino un certo numero di punti, bollini o gettoni. L’insegnante e il bambino decideranno insieme quali ricompense otterrà in base ai punti conservati o guadagnati grazie ai comportamenti corretti. Al contrario, se si verificheranno comportamenti inadeguati, l’intervento prevederà una penalità o perdita di bollini.
  • Time-out: Dovrebbe essere inteso come un momento di pausa, per riportare la calma e la concentrazione. Consiste nel collocare il bambino in un luogo neutro e tranquillo per allontanarlo dalla situazione in cui si verifica il comportamento indesiderato. Affinché la tecnica dia i risultati sperati, il comportamento negativo deve essere individuato immediatamente e il time-out applicato subito.

Bambino che riceve un rinforzo positivo

La Gestione delle Crisi Comportamentali

Durante una crisi comportamentale di tipo esplosivo si possono verificare situazioni di pericolo per l’alunno stesso, per gli altri alunni e per gli insegnanti. L’adulto deve cercare di rimanere calmo, evitando di perdere la pazienza e qualsiasi forma di reattività, così che il bambino non percepisca stati di tensione. L’insegnante può scegliere se far uscire dall’aula i compagni, o portare fuori l’alunno così da preservare la loro sicurezza e garantire un ambiente più disteso e la privacy necessaria per non ledere la dignità del bambino.

Durante la crisi occorre mantenere il contatto verbale con il ragazzo, rassicurandolo. Nel caso di alunni non verbali, il linguaggio corporeo diventa fondamentale. Il contenimento fisico, cioè fermare l’alunno, è l’ultima strategia da mettere in atto, solo quando si presentano rischi per la sicurezza e l’incolumità degli altri.

Analisi del Comportamento NON Verbale... Tutta la Verità!

Inclusione e Bisogni Educativi Speciali

La scuola di oggi per essere definita “scuola inclusiva” è chiamata a rispondere ai differenti bisogni degli alunni. Accanto alle disabilità conclamate, cresce sempre più il numero di alunni che presenta dei Bisogni Educativi Speciali in assenza di una certificazione specifica. È importante che l’insegnante sia in possesso degli strumenti utili per individuare tempestivamente le varie difficoltà e far ricorso alle risorse disponibili e progettare interventi funzionali, volti a sviluppare le competenze fondamentali.

Insegnare in una classe multiculturale significa innanzitutto riconoscere l’altro come uguale a noi, anche se diverso. Dobbiamo assolutamente evitare atteggiamenti di chiusura o pregiudizio e favorire il graduale inserimento dell’alunno straniero e della sua famiglia. Il docente deve lavorare insieme al mediatore linguistico, alla famiglia dell’alunno straniero e a tutta la classe per creare un clima di accoglienza positiva.

La scuola italiana ha saputo integrare in classe tanti allievi con disabilità. Molti di loro non solo hanno frequentato le scuole dell’obbligo, ma anche le superiori e l’università. Le preoccupazioni possono essere affrontate e superate solo con una conoscenza approfondita della disabilità dell’alunno. Per conoscere la sindrome occorre innanzitutto fare riferimento al DSM 5 (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders).

Quali sono le problematiche fondamentali dell’allievo autistico che il docente deve conoscere molto bene per poter intervenire in modo competente? Ci sono alcuni criteri guida che permettono al docente di gestire la classe con un allievo autistico in modo positivo ed efficace. Innanzitutto, occorre conoscere molto bene lo studente e le sue problematiche: utilissimo un colloquio preliminare con gli esperti che hanno in carico lo studente (neuropsichiatra infantile e psicologo) per raccogliere le informazioni di base, e poi un colloquio con la famiglia per approfondire il quadro generale.

Formazione e Autoefficacia Docente

Alcune ricerche, in ambito educativo, hanno tentato di approfondire lo studio della relazione tra intelligenza emotiva e autoefficacia. I primi studi si focalizzarono sugli allievi e sul ruolo che le competenze emotive potevano avere sul successo scolastico, sulla performance, sull’apprendimento e sullo sviluppo delle abilità sociali (Parker et al., 2004).

Alla luce di queste premesse teoriche, tra il mese di febbraio e il mese di aprile 2019 gli insegnanti hanno partecipato al corso di formazione proposto dai Professionisti di “Prospettiva Evolutiva” interno all’Associazione Cognitivismo Clinico di San Benedetto del Tronto, strutturato come percorso di prevenzione primaria, volto a fornire utili informazioni derivate dalla terapia cognitivo - comportamentale. Questo percorso ha permesso di migliorare la comprensione degli insegnanti su comportamenti problematici messi in atto dagli alunni.

In attesa delle analisi dei dati definitive relative agli strumenti somministrati, è possibile riflettere su quanto emerso nel percorso. La formazione ha permesso agli insegnanti di imparare a spostare l’attenzione sul riconoscimento precoce delle problematiche e le modalità per affrontarle, sulla gestione proattiva della classe, l’insegnamento interattivo, l’apprendimento cooperativo, l’uso del problem solving e la comunicazione efficace.

Insegnanti che partecipano a un corso di formazione

Non esiste una strategia universale per gestire tutte le problematiche comportamentali in classe. Tuttavia, un approccio integrato che combini strategie didattiche innovative, una solida relazione docente-studente, una efficace collaborazione con le famiglie e una formazione continua per i docenti, può creare un ambiente di apprendimento più positivo, inclusivo ed efficace per tutti. L’obiettivo è trasformare le sfide comportamentali in opportunità di crescita, promuovendo non solo l'apprendimento accademico, ma anche lo sviluppo socio-emotivo e la cittadinanza attiva degli studenti.

tags: #mettere #in #atto #dinamiche #comportamentali #inmclasse

Post popolari: